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5 aprile 2009 7 05 /04 /aprile /2009 06:21

Un cinema sotto influenza

 

In 3 minutes et demie (3 minuti e mezzo), Joshua Glenn, giornalista del Boston Globe, dimostra l'inquietante influenza dei fumetti di Winsor McCay su film quali  L’Age d’Or, King Kong, Dumbo, Mary Poppins, o ancora Charlie et la chocolaterie. Precisiamo tuttavia che Joshua Glenn riprende le sue informazioni dal grosso volume edito da Ulrich Merkl The Complete ‘Dream of the Rarebit Fiend’, che riprende la totalità delle tavole della serie dell'amatore di fonduta pubblicata nel New York Herald tra il 1904 e il 1913.
 


Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]

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2 aprile 2009 4 02 /04 /aprile /2009 06:07

La pulce, il cane e la macchina da presa

 

Alfred Le Petit, «La Pulce. Schizzo cinematografico», Le Journal pour tous, n°53, 30 dicembre 1896.



Antoine Sausverd

 

Fedeli lettori, lo avrete notato, questa tavola firmata dal pittore e caricaturista Alfred Le Petit (1841-1909) ne ricorda un'altra vista precedentemente, si tratta in effetti di una copia della storia che Caran d’Ache disegnò con lo stesso titolo per la rivista Le Rire, esattamente un anno prima. Lo scenario è esattamente lo stesso: l'azione si concentra sui pruriti di un cane infastidito da una pulce. L'uomo che dorme al suo fianco eredita alla fine l'insetto ed il cane può riaddormentarsi.

Le Petit riprende da Caran d'Ache il principio della scena epurata, dall'inquadratura fissa ma, soprattutto, moltiplica per tre il numero di vignette. La prodezza del disegnatore consiste nell'aver trovato ad ogni inquadratura una nuova posizione per il cane che si batte con il suo assalitore invisibile. Altra originalità di Le Petit, il trattamento accordato al dormiente: si muove sulla sua sedia, oscillando e piegandosi sino a ritrovarsi la testa tra le gambe. Alla fine, scivola, ma è la pulce che finirà con lo svegliarlo.

Malgrado ciò, Le Petit non offre una semplice contraffazione [1]. Perché, nel frattempo, il 28 dicembre 1895 ad essere precisi, ebbe luogo un evento che scosse l'arte di raccontare delle storia ad immagini: la prima proiezione pubblica (e pagante) a Parigi del Cinematografo dei fratelli Lumière.

Nella sua tavola, Alfred Le Petit prende atto di questa rivoluzione e adatta la storia di Caran d'Ache al gusto del momento. Questa pagina indica d'altronde che si tratta di "schizzi cinematografici": la squadratura della tavola, le caselle regolari, numerose e attaccate le une alle altre, tutto è fatto per avvicinarsi allo svolgimento della bobina del film... e ancor più al documento seguente!

Questa tavola composta di 121 fotogrammi è tratta dal film di Georges Méliès (1861-1938), Une nuit terrible (Una notte terribile), del 1896, ossia lo stesso anno della storia di Alfred Le Petit [2]. Fu ritrovata negli archivi del realizzatore, il suo uso ci è sconosciuto (professionale, pubblicitario, commerciale?).

Gli "schizzi cinematografici" di Alfred Le Petit sembrano essere un esercizio di stile isolato, un lavoro di adattamento in forma di colpo d'occhio a questa nuova invenzione che è il cinema. Evidenzieremo allora l'ombra del dormiente suil muro di fondo: il disegnatore gioca con questa sagoma nera che ricorda l'illuminazione cruda dei primi film e delle loro proiezioni.

 


Una notte terribile  

Ma, ritorniamo a Una notte terribile, il film di Georges Mélies citato poco fa. È evidente in effetti che questo corto metraggio, uno dei più vecchi ritrovati a nome del regista, si avvicina alle nostre storie di pulci: vi si vede Méliès stesso, nel suo letto, in camicia e berretto da notte, che si batte contro un esercito di cimici [3].

 

https://www.youtube.com/watch?v=fLJDDTjTSjY

Une nuit terrible (Una notte terribile), di Georges Méliès, 1896.

 

In questo film, il futuro regista di Voyage dans la lune [Viaggio sulla luna], non utilizza ancora gli effetti speciali che faranno in seguito il suo successo. Tutta la comicità del film è data dal trambusto del cacciatore di insetti.

Una notte terribile non appartiene al realismo documentario dei primi film Lumière (Sortie des usine Lumières, L'Arrivée d'un train en gare de la Ciotat, ecc.), filone in cui Méliès si dedicgerà ai suoi esordi. Si tratta di uno sketch scritto, appartenente al genere della narrativa come L’arroseur arrosé (L'annaffiatore  annaffiato).

Questo celebre film Lumière, tra i primi film proiettati nel 1895, è conosciuto per aver riprodotto sullo schermo una scenetta che conobbe dei precedenti su carta. In effetti, ben prima dei Fratelli Lumière, molti disegnatori, tra cui Herman Vogel nel 1887 per L'imagerie Quantin hanno raccontato in iommagini questo scherzo [4].

Per Una notte terribile, Méliès si è ispirato ad una delle nostre storiae di pulci e dormienti? Si aquel che sia, è Wilhelm Busch, con  « Die gestörte und wiedergefundene Nachtruhe, oder : Der Floh », apparsa nel 1865, che più vi si avvicina. In effetti, essa mette in scena un dormiente, senza cane ai piedi del suo letto, infastidito da un parassita che egli finirà per eliminare.


Di fatti, in questa comparazione tra le due versioni (schermo/carta), è l'insetto che fa la differenza. Perché non bisogna confondere la cimice da letto (Cimex lectularius) di Méliés e la pulce di cane (Ctenocephalides canis) dei disegnatori. Ed a ragione, si capisce facilmente che agli esordi del cinema, era piuttosto difficile tenere di fronte ad una macchina da presa un cane e le sue pulci.

Un'altra sequenza di Wilhelm Busch si avvicina al film di Méliès: In Il quinto scherzo di Max und Moritz (1865), i due mascalzoni pongono dei maggiolini sul letto di loro zio Fritz che, una volta addormentatosi, è risvegliato dall'invasione di questi ospiti indesiderati. Ne segue una battaglia accanita contro l'ondata di questi insetti nocivi che egli schiaccia infine a colpi di ramazza. Da notare anche presso i due artisti la rappresentazione sproporzionata degli insetti...

 


Antoine Sausverd

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]



NOTE

[1] In materia di storia ad immagini,  Alfred Le Petit  non è al suo primo tentativo poiché ne aveva disegnate già venticinque anni prima, soprattutto in L'Eclipse nel 1869-1870.
[2] Une nuit terrible, 1896, tavola di 121 fotogrammi. Stampa su carta argentata. Riprodotto in Jacques Malthête e Laurent Mannoni, L’œuvre de Georges Méliès, Ed. La Martinière / Cinémathèque de Paris, 2008, p. 89.
[3] Un testo di presentazione attribuibile a Méliés riassume Una notte terribile così: "una vista comica piena d'azione. Vediamo un giovane aggredito da cimici da letto, dopo essere tornato a casa la sera sul tardi. Lotta contro di loro e ne lascia quattro o cinque sul pavimento in un batter d'occhio. Pieno di animazione". Catalogo della Warwick del 1901, citato in L’œuvre de Georges Méliès, op. cit. Vedere anche: http://filmjournal.net/melies/2008/05/09/a-terrible-night/.

[4] A questo proposito vedere il recente articolo di Lance Rickman che fa il punto sulle relazioni tra questi storie ad immagini ed il film dei Fratelli Lumières: Bande dessinee and the Cinematograph: Visual narrative in 1895 [Fumetti e Cinematografo: La narrativa visuale nel 1895], in: European Comic Art, Volume 1, Issue: 1, 2008:  http://eurocomicart.lupjournals.org.

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27 marzo 2009 5 27 /03 /marzo /2009 06:35

La pulce, il cane ed i(l) padroni(e).


 

di Antoine Sausverd
 

 









Wilhelm Busch (1832-1908), Die gestörte und wiedergefundene Nachtruhe, oder: Der Floh, Münchener Bilderbogen n°390, 1865. © Universitätsbibliothek Braunschweig.



Una pulce, è l'ospite indesiderabile di questo letto, il pretesto per Wilhelm Busch (1832-1908) che ci dà qui una bella serie di contorsioni mute di un dormiente infastidito in pieno sonno.

Negli anni sessanta dell'Ottocento, i tedeschi, come l'autore di Max e Moritz o anche Adolf Oberländer  (1845-1923), sono diventati maestri nell'arte di raccontare delle storie ad immagini senza legenda. Il genere fece numerosi proseliti in tutta europa. Così, Caran d'Ache, che lo importò in Francia, non ha mai rinnegato l'influenza che hanno avuto su di lui questi maestri d'oltre Reno.

Interrogato a questo proposito da Émile Bayard, il disegnatore di origine russa risponde: "Dite che mi sono molto ispirato a Busch e a Oberländer, certo, non è che ignori l'opera di questi artisti molto distinti; ma lasciatemi dire che questi nomi incantarono soltanto la mia prima giovinezza, e che, prevedendo l'ascendente o almeno l'influenza che essi ebbero più tardi sulla mia personalità, mi privai completamente in seguitodalla contemplazione della loro opera. Esiste piuttosto, tra questi artisti e me una similitudine di natura artistica, degli incontri di idee, dei rilievi parralleli" [1]



Caran d’Ache (1958-1909), La Pulce, da: Le Rire, n°58, 14 dicembre 1895.



Qui la pulce ha trovato rifugio presso il cane, sdraiato ai piedi del letto del suo padrone, che che si gratta in tutti i sensi per sbarazzarsene. Il suo spettacolo in ombra cinese contrasta in tutto con quello di un dormitore immobile disegnato a tratto. Nell'ultima vignetta, l'animale è liberato a spese dell'uomo che ha ereditato l'insetto. La scenetta è buffa e risucita, è un classico di Caran d'Ache [2]. Ma, piuttosto che un incontro di idea, il disegnatore, rende qui omaggio alla pulce di Wilhelm Busch. Si ispira al tedesco dandone la sua versione. L'ultima posizione del dormiente ne è una testimonianza: 

 

 
Notate che a destra della firma di Caran d'Ache non è una macchia di inchiostro a far mostra di sé, bensì una pulce. Il disegnatore vuol dire con ciò che è il complice dell'insetto, entrambi animatori invisibili di questa storia.

Più di una trentina di anni dopo la pubblicazione sul Rire, Alain Saint-Ogan (1895-1974) darà egualmente la sua risposta al "problema degli indesiderabili":


 

La pulce, il cane ed il dormiente… o Il problema degli indesiderabilition des indésirables, Dimanche Illustré, dicembre 1938. © CNBDI [3].

 
Non ci si aspettava di meno da parte dell'autore di Zig e la Pulce! Ma nel caso specifico, Saint-Ogan non fa che riprendere, per non dire copiare, la storia di Caran d’Ache. A ciascuno i suoi padroni.




Antoine Sausverd

[Traduzione di Massimo Cardellini]

NOTE

[1] Émile Bayard, La Caricature et les caricaturistes,  [La caricatura e i caricaturisti], éd. Delagrave, Paris, 1900. 

[2] Questa pagina sarà ripresa nell'albo C’est à prendre ou à laisser, [Prendere o lasciare], édito da Plon en 1898.
[3] Questa storia è raccolta nel volume 40 dei cahiers manuscrits du dessinateur numérisés par le CNBDI



LINK al post originale
La puce, le Chien et le(s) maitre(s)

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21 marzo 2009 6 21 /03 /marzo /2009 10:34

 



Théophile-Alexandre Steinlen nacque a Losanna nel 1859 in una modesta famiglia, il padre era impiegato delle Poste. Dopo aver studiato teologia per due anni all'Università di Losanna,  nel 1879 si dedico allo studio del disegno industriale per trasferirsi infine a Parigi nel 1881. Dal 1883 alloggiò a Montmartre il che gli permise di far conoscenza con il mondo artistico parigino della bohème. Ebbe come amico soprattutto Willette con cui frequentava assiduamente il cabaret Le Chat Noir per cui egli dipinse un poster diventato famoso. Steinlen espose al Salon des Indépendents dal 1893 e poi al Salon des Humoristes.

 

Le sue opere sono caratterizzate dalla descrizione delle sofferenze e delle ingiustizie da parte delle classi diseredate che egli poteva constatare nella stessa Montmartre dove viveva. I scenari delle sue opere sono la strada, le fabbriche, le miniere che gli offrono il pretesto di ritrarre la miseria nei volti degli operai, dei mendicanti, delle prostitute, dei bambini, un mondo di vinti, di perdenti definitivi che non pensano nemmeno più a rivoltarsi o far valere qualche diritto ad una esistenza dignitosa, minimamente umana.

Da qui il suo profondo disprezzo per le istituzioni ed i strati privilegiati della società, che ne fanno un libertario spontaneo, benché Steinlein frequentasse molti esponenti politici e culturali degli ambienti anarchici (vedi a proprosito, nel presente blog i disegni da lui eseguiti per gli scritti di Zo d'Axa).  Coloro che Steinlen riteneva i maggiori responsabili di tale stato di cose, erano da lui ritratti in genere in modo grottesco se non orribile, secondo una certa tradizione iconografica taratologica ben consolidata nel Ottocento francese.

Concetti astratti come la Religione, lo Stato, la  Giustizia, ecc., tutti rigorosamente con la maiuscola iniziale, erano rappresentati nei suoi disegni con i tratti più mostruosi, entificati attraverso un sapiente processo di mostrificazione della realtà nei suoi aspetti demistificati dall'ideologia, della vera essenza di ciò che siano veramente la democrazia, il capitalismo, il cristianesimo, il militarismo, la burocrazia, in breve lo Stato.

 

Steinlein è anche apprezzato oltre che per la sua opera di artista militante, anche per le sue centinaia di disegni concernenti i gatti, figure che egli in qualche modo cercava sempre di inserire nelle sue opere, di tutte le razze e mantelli possibili, in tutte le pose più singolari ed immaginabili che gli fecero meritare l'appellativo di "Rembrandt dei gatti". Morì, come molti artisti militanti e contestatori del sistema, in assoluta povertà.

 

  

 

    

  

 

LA VISIONE DI HUGO







 

 

  L'umanità vista da Steinlen, cioè la visione del mondo che Victor Hugo avrebbe avuto del mondo del 1900, i grandi ideali della libertà, dell'eguaglianza, della fraternità e della giustizia sono resi vani nel bagno di sangue provocato dal colonialismo.











 

Sguazzante in una pozza di sangue, l'umanità alza le braccia al cielo come ad invocare una potenza superiore che ponga fine ai mali in cui è immersa.








 

Le potenze coloniali inventano i campi di concentramento nel Sudafrica. Un'anticipazione di quanto l'Europa stessa conoscerà decenni dopo grazie ai nazisti suoi legittimi figli, (non fare agli altri...).














 

 

  Le potenze coloniali massacrano le popolazioni del Medio-Oriente. Oggi il lavoro sembra essere facilitato grazie alla "nascita" dello Stato di Israele la cui classe dirigente sembra avere motivazioni metastoriche più valide e  profonde ad operare in tal senso, al contrario degli sfruttatori e materialisti europei cacciati via nel secondo dopoguerra da questi territori (Dieux il vault!)

 







Le potenze coloniali massacrano le popolazioni asiatiche








 

   Le potenze coloniali massacrano le popolazioni africane.






 

 

 

 

 

  L'Umanità rassegnata, dominata dalla paura: a destra la Morte seduta alla ghigliottina, in fondo i giudici sovrastati da un crocifisso, a sinistra lame di sciabole simboleggianti  la forza.

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

  La Chiesa, simboleggiata da un ragno che tesse una vastissima tela, estende il suo dominio sul mondo grazie all apotenza del denaro.





 

 

 



 

Le monarchie europee rappresentate sotto forma di bestie sanguinarie sono sovrastate dal papato e del vitello d'oro del capitalismo.

 

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

Link all'opera tradotta:
La vision de Hugo



Link alla categoria L'Assiette au Beurre del presente blog:
L'Assiette Au Beurre

 

 

LINK ad un video You Tube del presente post con sottofondo musicale:

 

 


 

 




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20 marzo 2009 5 20 /03 /marzo /2009 13:42




Presentiamo un pezzo classico di bravura in fatto di satira politica scritta. Autore del testo, un brillante giornalista e polemista libertario della Belle Epoque francese, Zo d'Axa, che per le storiche elezioni del 1898 in pieno caso Dreyfus e a pochi anni di distanza dalle minacce dittatoriali delle destre che si erano espresse nel movimento boulangista capeggiato dal generale Boulanger e in mezzo agli scandali infiniti di una finanza predatrice tipica del regime della Terza Repubblica, pensò bene di vivaccizzare la propaganda del movimento antiparlamentare di sinistra proponendo all'occasione un candidato degno del consesso parlamentare, un asino bianco chiamato Nul: l'âne Nul, foneticamente equivalente a l'annulle e cioè l'annullamento delle schede.

La campagna conobbe un successo enorme tanto da diventare celebre a distanza di decenni. Gli opuscoli contenenti gli articoli di Zo d'Axa concernenti l'astensionismo furono continuamente ristampari ed oggi sono facilmente reperibili in rete presso vari siti. Noi abbiamo attinto al materiale reso disponibile dall'Istituto Internazione di Storia Sociale di Amsterdam per i testi e per le illustrazioni dal blog Caricatures & caricature. Le note sono nostre e dovrebbero aiutare ad afferrare un po' meglio il contesto storico. I disegni sono di Léandre. Il pezzo uscì sul giornale di Zo d'Axa che si chiamava La Feuille in data 8 aprile 1898.

 


 



 

Il Candidato di “la feuille”


 



 

  

ALLE URNE!

 

Il periodo elettorale è aperto: corse campestri e concerti, frasi e fraseggiatori- il periodo!- periodo roboante in cui scorrono tutti i motivetti ben noti.

Le note gravi dei contrabbassi opportunisti, la voce dei pifferi socialisti, il cappello cinese dei radicali che si suona con piedi e mani, dirigono l’accattivante frastuono che fa rinnovare i mandati.

È il preludio alla grande orchestra- canto e ricatti, frottole… Si suona il Triangolo e la Croce.

Tutte le promesse suonano in campo ed il tamburo batte per la città. La pelle d’asino antisemita riunisce i figli della patria: figli di truppa e figli da coro.

Nei collegi elettorali, carillon, conservatori, l’accordo è più sconcertante: quando Marcel Sembat dà il La, André Vervoort lancia il Do.

Benché turbati, gli elettori si apprestano a riprendere il ritornello. Sotto la bacchetta dei direttori d’orchestra tutti i votaioli si metteranno a cantare. Pazienza se non cantano bene, Candidati! Ai vostri tromboni. Popolo sovrano! Attenzione… Rinnoveremo il parlamento. Uno, due! Uno, due! Popolo! Alle urne!... Sinistra, destra! È per la Repubblica! Uno, due! Sinistra, destra! A misura…

E voi, gli astensionisti! Quelli che non marciano al passo, al dito, con gli sguardacci e con il bastone- fate attenzione! La misura non vale nulla…

 

Semplici Riserve

 

Avevo sempre creduto che l’astensione era il linguaggio muto che conveniva servirsi per indicare il proprio disprezzo per le leggi e i loro creatori.

Votare, mi dicevo, è rendersi complici. Ci si assume la propria parte per le decisioni prese. Le si ratifica anticipatamente. Si fa parte della banda e della truppa.

Come rifiutarsi di inchinarsi davanti alla Cosa legiferata se si accetta il principio della legge brutale del numero?

Non votando, al contrario, sembra perfettamente logico non sottomettersi mai, resistere, vivere in rivolta.

Non si è firmato il contratto.

Non votando, si resta se stessi. Si vive come un uomo che nessun Pinco Pallino deve vantarsi di rappresentare.

Si disdegna Tortallacrema.

Soltanto così si è sovrani, perché non si è cancellato il proprio diritto, perché non si è delegato nessuno. Si è padroni del proprio pensiero, coscienti di un’azione diretta.

Si possono disdegnare le chiacchiere.

Si evita l’idiozia di far affermare il parlamentarismo e di eleggere, allo stesso tempo, i membri del parlamento.

Evito di insistere. Si perde fede nel popolo stesso: gli ultimi elettori sghignazzano.

Il contadino rinuncia a implorare. L’operaio sogna ad altri mezzi…

Nulla di buono è uscito dall’Urna.

Mai, a causa della miseria, vi sono stati così tanti suicidi. Cosa si è fatto contro la disoccupazione? Cosa non si è fatto contro il pensiero? Leggi eccezionali, leggi scellerate…

Presto, più del suffragio, sarà lo schifo ad essere universale.

Considero prudente decretare presto il famoso voto obbligatorio. Senza ciò, nel ventesimo secolo, presumo che i funzionari sarebbero i soli a risultare come elettori.

Voterebbe, in ordine, lo stato maggiore.

Voterebbero anche i magistrati, gli assistenti e gli agenti di polizia.

L’Urna, da cui nulla di buono esce, diverrebbe il vaso di Pandora- il gendarme.

 

Candidature e Candidature

 

Queste osservazioni correnti e qualche altra ancora erano bastate, sinora, ad allontanarmi dal piattino dell’elemosina in cui gli eletti trovano venticinque franchi. Non avevo fatto ad alcun candidato l’elemosina richiesta di una scheda elettorale.

Avevo torto.

Ecco che si parla, molto a proposito, delle candidature dette di protesta.

Non si tratta più di nominare dei politici; i filosofi entrano in lizza [1]. L’orizzonte si apre verso il pane gratuito. Si manifesta per l’amnistia. Ci si pronuncia contro gli ebrei, si plebiscita per Dreyfus.

Eccole, le idee generali!

È finito il tempo dei programmi. Millerand mostra delle piattaforme. Non è più questione di trespoli…

La verità è in marcia. Se è stanca, prima del traguardo è bene offrirle una sedia.

Sembra che si stia per eleggere un deputato; ma è l’Idea che sta per sedersi.

 

Il Dovere dei Buoni Francesi

 

Arriva un momento in cui si capisce l’opera che potrebbe compiere un parlamento veramente democratico.

Un’ora risuonante- in genere quella in cui si pone la propria candidatura- un’ora risuonante, argentina, in cui si avverte l’urgenza della politica alla camera dei deputati. Vi sono sicuramente molte cosa da fare in seno alla camera- quel seno che non si sapeva vedere.

Dall’alto della tribuna parlamentare, le parole acquisiscono in portata. Si ripercuotono sin nei più piccoli borghi del paese.

Si commentano all’estero.

Gli stranieri spiano. Non dimentichiamolo. I buoni Francesi hanno un dovere:

Eleggere un parlamento degno di essi.

 

Degli Uomini

 

Allora si agita il problema di una rappresentanza veramente nazionale. Ma quali uomini vi sono qualificati? Quali cittadini bisogna scegliere?

Cerco tra i più grandi.

Millevoye, Dérouléde esitano… E Rochefort, meno avena selvatica, si dedica alla vita di famiglia.

C’è malgrado tutto Edouard Drumond, inflessibile come ai giovani tempi; ma il Maestro ci è sottratto da dei Cabili che non votano. Cosa è rimasto a Marsiglia in cui cantavano per lui i poeti:


I tuoi discepoli formati alla scuola del Maestro,

Non ignorano la devozione;

Su di essi nessun neo potrà mai nascere:

L’hanno promesso in un giuramento.

 

Ah! Questa promessa… ah! Questi nei… Drumond è partito lo stesso verso inquietanti Casbah.

Già l’Africa acclama il Maestro di cui tutte le donne baciano la mano. Ma sarà deputato di Algeri? È in arabo che si acclama, in spagnolo, in maltese. Vi sono dei brindisi italiani. Ve ne sono altri in maccheronico. Non si sa ancora esattamente cosa pensano gli elettori.

Tuttavia si può sperare. Il tempo è bello. La fisionomia del Maestro, la sua figura caratteristica, impressiona favorevolmente gli antisemiti chiaroveggenti. Sin dal suo primo apparire si solleva un clamore: Morte agli Ebrei!...

L’eco risponde: Viva Drumond!

Non sono che rose e fiori, banchetti in onore del Maestro. I marabutti, familiarmente, lo chiamano Sidi Cuscus.

 

Il più degno

 

La conquista di alcuni feudi elettorali da questi o quei capi di partito sarebbe d’altronde insufficiente per modificare la situazione. Si sogna piuttosto una specie di boulangismo che permetterebbe alle persone oneste di manifestare nel contempo, e senza la minima ambiguità, su tutta la superficie del paese. Si vorrebbe che un grido popolare riassumesse le aspirazioni, le rabbie, o, almeno, il disprezzo di una nazione di cui ci si è troppo beffati…

È impregnato di questo pensiero che siamo andati, nel suo rifugio, a far visita ad un Maestro a cui nessuno avrebbe mai pensato, un modesto a cui nessuno negherà il suo esatto significato.

Oggi, ho l’onore di presentare questo maestro al popolo.

Lo si chiama Mastro Aliboron [2]. Tutto ciò sia preso in considerazione. L’asino per cui sollecito il suffragio dei miei concittadini è un compare dei più graditi, un asino leale e ben ferrato. Pelo curato e fine garretto, bella voce.

Un asino, vi dico- quattro zampe e due grandi orecchie. Un asino che raglia e deve pensare, vedendo brulicare i bipedi,

 

    … i giudici, gli ufficiali giudiziari,

I clericali, i procuratori, i sergenti, i cancellieri:

Parola mia, non più di noi, l’uomo non è che una bestia!

 

Un asino non troppo intelligente, un saggio che non beve che acqua e indietreggerebbe di fronte ad un calice di vino.

A parte questo, il tipo compiuto di un deputato maggioritario.

 

Votate per lui!

 

Non mi piace adulare il popolo. Ecco il candidato che si merita. A Roma, ai tempi della decadenza, la plebe acclamava un cavallo come console.

L’asinello deve trionfare nella repubblica opportunista.

Non ho parlato di boulangismo? In bene! Sì, un boulangismo, ma senza generale con il pennacchio, senza cavallo nero decorativo:


È un asino, un asino, un asino,

È un asino che ci occorre.

 

E l’asino è pronto. Sta per correre alle riunioni. Lo si vedrà per le strade di Parigi. I suoi amici spiegheranno il suo programma e gli astensionisti stessi, per una volta, andranno a votare.

È un asino bianco.

Si chiama Nullo.

Le schede bianche, le schede annullate, conteranno infine- e saranno contate…

Da subito grandi manifesti illustreranno sui muri il manifesto del candidato.

Un comitato si costituisce: degli scrittori, degli artisti, qualche oratore dei club. Preziose collaborazioni sono state acquisite. Che i Filistei diffidino: l’Asino trotta verso palazzo Borbone.

 

Votate per Lui!!

 

Un regime si sotterra con allegria.

Sarebbe ingannarsi, in parte, credere ad uno scherzo, a qualche burla di Montmartre.

Reazionari, conservatori, socialisti disingannati, tutti gli scoraggiati di questa repubblica costituiscono una maggioranza che può, sorridendo, esprimersi.

Bisogna votare per l’asino Nullo [3].

Non facciamoci illusioni: si tenterà di impedire al nostro eletto di raggiungere la scuderia del quai d’Orsay [4]. Lo si perseguiterà forse. Il deposito comunale lo aspetta sicuramente.

Ma vedremo l’autorità di cui gode di cui godrà la nuova Camera, quando, all’oratore in preda all’effetto da tribuna, qualcuno dalle gallerie griderà:

-Basta! Chiedo la parola per il vostro collega l’Asino bianco.








Note:

[1] In Francese la parola lice, oltre al significato di lizza può significare anche cagna da caccia, (sarà un caso?).

[2] Aliboron è il nome che la tradizione letteraria francese associa all'asino ed è stato reso celebre dalle favole di Jean de la Fontaine

[3] L'âne nul, omofoneticamente suona allo stesso modo di annulle, cioè annullamento. L'asino bianco, quindi, era un invito ad andare a votare ed annullare le schede, visto che, giustamente, come ogni persona onesta sa, dopo ogni elezione le cose rimangono tali e quali se non peggio in quanto esse mostrano la docilità del gregge elettorale a farsi prenderer in giro ed obedire compatto.

[4] Si tratta ovviamente della celebre "stalla del Parlamento" parigina.





[Traduzione di Massimo Cardellini]



Link al sito dell'Istituto Internazionale di Storia Sociale:
http://www.iisg.nl/collections/zodaxa/feuilles109.php

Link al sito di Le Grenier des Insoumis contenente l'immagine utilizzata:
http://pagesperso-orange.fr/Tresors.Oublies/LaFeuille/DAxa-Candidat.htm

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19 marzo 2009 4 19 /03 /marzo /2009 08:40

Dalla simpatica rubrica del sito Caricatures & caricature, riprendiamo questo post dedicato alla prima guerra mondiale.

Prima guerra mondiale (1914-1918)

 


image hébergée par photomaniak.com

Disegno di Paul Iribe, La danse macabre (La danza macabra) La Baïonnette n° 41, 13 aprile 1916.









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Disegno di Charles Huard, Machines de guerre (Macchine da guerra), La Baïonnette n° 45, 11 maggio 1916.






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Disegno di Albert René, Le serpent et la lime (Il serpente e la lima), da La Baïonnette n° 10, 27 marzo 1915
















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Disegno di Henry Morin, senza titolo, Mon Journal n° 4, 23 gennaio1915










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Disegno di Nob, La seule Internationale - Aux pèlerins de Kienthal, (La sola Internazionale- Ai pellegrini di Kienthal), Le Rire rouge n° 97, 23 settembre 1916.












image hébergée par photomaniak.comDisegno di Sem, Quelques croquis de guerre, (Alcuni schizzi di guerra), 1916.









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Disegno non identificato, La lettre du Pape Benoît XV à Guillaume, (La lettera di Papa Benedetto XV a Guglielmo), Cartolina postale, 1914 (Obliterato il 12/1/1915). La didascalia riporta uno stralcio della lettera e mostra quale fosse anche la preoccupazione maggiore del papa: "Distruggendo i templi di Dio, provocate la collera divina, di fronte alla quale gli eserciti più potenti conservano il loro potere".







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Disegno di Sem, Quelques croquis de guerre, [Alcuni schizzi di guerra), 1916.











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Disegno di G. Dutriac, Nos poilus, (I nostri uomini), 1920.












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Anonimo, La Marseillaise, (La Marsigliese), Les Trois couleurs, 16 settembre 1915.










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Disegno di Albert Guillaume, Le Rire rouge n° 4, 12 dicembre 1914.













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Disegno di F. Fabiano, "Flirt 1914", Le Rire rouge n° 1, 21 novembre 1914.












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Disegno di Hermann-Paul, Conseils (Consigli).













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Disegno di Albert Guillaume, Le Rire rouge, 9 gennaio 1915.














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Disegno di Abel Faivre, Le Rire rouge, 1915.












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Disegno di Henri Lanos, Les dernières armes de la "Kultur" (Le ultime armi della "Kultur"), Le Rire rouge n° 28, 29 maggio 1915.












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Disegno di Henri Lanos, La façade (La facciata), Le Rire rouge, 20/11/1915.













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Disegno di Charly-Michel, senza titolo, Le Flambeau, 12 giugno 1915.












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Disegno di Armand Rapeno, senza titolo, Le Flambeau, 2 ottobre 1915.
















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Anonimo, soldato.














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La Baïonnette, 22 dicembre 1915.













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Disegno di Louis Raemaekers, L'aigle saisi à la gorge (L'aquila afferrata al collo)
La Baïonnette, 10 febbraio 1916.












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Disegno di Callo, senza titolo, A coups de Baïonnette (A colpi di baionetta), 1916.













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Disegno di Willette, senza titolo, La Baïonnette n° 73, 27 novembre 1916.










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Disegno di Lucien Métivet, La Baïonnette, 15 febbraio 1917.










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Disegno di Lucien Métivet, Confisqués !... (Confiscati!...), La Baïonnette n° 146, 18 aprile 1918.













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Disegno di Raymond Pallier, Les goths (I Goti), L’Œuvre, 14 marzo 1918.
Didascalia: -Vacci, è un ospedale.

 










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"O mi aiuti O sputi i denti! Cartolina postale.









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Disegno di Georges de Champs, L’Œuvre, 12 novembre 1918.
Didascalia: -Ehi, vecchio mio, ce l'abbiamo fatta!






[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link:
La Première guerre mondiale



LINK a raccolte di materiale tematico relativo alla caricatura:

Caricature dell'Asiatico e stereotipi del pericolo giallo
Animalizzazioni nella caricatura


 




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18 marzo 2009 3 18 /03 /marzo /2009 07:59
LE MALIZIE DI PLICK E PLOCK
























































[Traduzione di Massimo Cardellini]

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16 marzo 2009 1 16 /03 /marzo /2009 15:01

Un Progetto temerario

 

Rip--Un-projet-temeraire.jpg

Rip, Un projet téméraire [Un progetto temerario], Imagerie artistique Quantin, serie 5, tavola n° 13, 1888.


 

di Antoine Sausverd

 

 

Dopo Un sogno agitato di Job, questa nuova tavola di "Immagini Artistiche" Quantin ci offre nuovi punti di raffronto con le prime pagine del Little Nemo di Winsor McCay.

 

Un progetto temerario, tredicesimo numero della serie 5, fu pubblicato nel 1888 [1]. Questa tavola è firmata da Rip, pseudonimo che resta oggi misterioso. Il Dico Solo indica che questo disegnatore fu attivo tra gli anno 1886-1900, soprattutto in giornali come L'Eclipse, La Silhouette o La Jeunesse Amusante. Come Job, Rip diede delle storie ad immagini al giornale La Caricature prima di essere assunto dalla casa di produzione di immagini artistiche parigina Quantin.

Si tratta di una coincidenza? Il giovane eroe di questa storia porta lo stesso nome che in quella di Job: entrambi si chiamano Lucien. In più, si può vedere nel primo riquadro disegnato da Rip che il ragazzo trascina un cavallo di legno, giocattolo che si trasforma in una cavalcatura fantastica due anni prima in Un sogno agitato [2].

Contrariamente a quel che si potrebbe credere a prima vista, il nostro occhio essendo oggi inevitabilmente segnato dall'opera di McCay, la storia di Rip non racconta un sogno ad immagini. Se, nel finale, il ragazzo si ritrova nel suo letto, è a causa di un incidente. In effetti, il  progetto temerario in questione è quello del giovane Lucien che chiede a suo padre la luna che quella notte splende in cielo. L'adulto, indaffarato gli dice: "Se la vuoi, prendila". Lucien prende suo padre alla lettera. Nel giardino di famiglia, costruisce una catasta di cianfrusaglie "che deve farlo giungere alla portata dell'astro splendente". Per aiutarlo, mette all'opera Paul, il figlio del giardiniere. Ma, avendo raggiunto una certa altezza, la torre crolla e trascina con sé Lucien che precipita. Ritroviamo il ragazzo a letto con alcune fasciature, che se na sta a riposo, "la qual cosa gli permetterà di pensare che non bisogna chiedere l'impossibile".

Una scala verso la luna

Quel che colpisce subito in questa tavola, è la sua disposizione originale, accentuata dal grande formato delle immagini Quantin (38 per 28 cm). La disposizione e la forma delle vignette ricordano una scala. La loro altezza si estende poi restringe con la progressione della storia, seguendo l'elevazione poi il crollo della catasta. E' la storia di Lucien che impose tali dimensioni dei riquadri o è questa impaginazione plateale che generò il racconto? Questa tavola sembra aver subito questa dialettica: racconto e impaginazione, sfondo e forma si stimolano reciprocamente.

L'impaginazione di Rip è, a nostra conoscenza, un caso unico per la sua epoca. Delle più originali ed audaci, è un esempio del rinnovamento ai quali parteciparono i disegnatori di storie ad immagini della fine del XIX secolo che si emanciparono dallo "stampino", modello rigido delle immagini di Épinal. Essa testimonia anche della libertà che Quantin offriva ai suoi artisti. Rip non sembra aver insistito nelle sue singolari costruzioni. Nelle poche tavole che egli realizzò per Quantin, due altre si distinguono per degli inquadramenti di vignette decorative, ma queste non apportano nulla alla storia [3].

Nemo sulle orme di Lucien

Si tratta di un nuovo caso di influenza di una tavola della stamperia Quantin su Winsor McCay? La stessa composizione sarà utilizzata diciasette anni dopo in due pagine di Little Nemo in Slumberland. Gli episodi secondo e terzo precisamente.

 

02

Winsor McCay, Little Nemo in Slumberland, New York Herald del 22 octobre 1905.


 

In questa tavola del 22 ottobre 1905, Nemo deve attraversare una foresta di funghi giganti prima di poter ragginugere Slumberland, dove l'attendono il re e sua figlia. L'altezza dei funghi si rivela a mano a mano che il ragazzo si inoltra nella foresta. Poi le vignette si restringono nello stesso tempo in cui cadono i pezzi. Dopo due strisce orizzontali, l'impaginazione di McCay riprende la costruzione a scala (con un gradino in più) fatte di vignette strette incastrantesi progressivamente le une alle altre. La settimana successiva, il disegnatore americano riutilizza l'espediente.

 

03

Winsor McCay, Little Nemo in Slumberland, New York Herald del 29 ottobre 1905.


 

Si tratta della stessa composizione, con un gradino in più rispetto alla settimana precedente.  Il lettore scopre l'altezza dei vertiginosi trampoli di Nemo con la progressione delel vignette. Poi, quando il ragazzo cade sino ad avvicinarsi pericolosamente ai cactus, le vignette rimpiccoliscono accompagnando Nemo nella sua caduta e il suo risveglio. Dopo la prima prova del 22 ottobre, questa seconda tavola è più riuscita: in effetti, la caduta di Nemo assume tutta la sua ampienza nella composizione a scala.

Con questa due tavole, McCay sembra scomporre la disavventura dei due protagonisti dell'immagine Quantin, Lucien e il suo compagno di giochi Paul. In effetti, Nemo si sdoppia in Paul e poi in Lucien: quando fugge i pezzi di funghi cadenti, è Paul che fugge la catasta che sta crollnado; e quando cade dai suoi trampoli, è Lucien che precipita dalla sua cavalcatura di fortuna.

 


Sul piano dell'impaginazione, le composizioni di McCay sono meno riuscite di quella della tavola di Rip. Nelle due tavole di Nemo, la prima serie di vignette a scala, quelle che ingrandiscono verso il basso, rileva l'effetto sorpresa dispiegato dal disegnatore. Queste vignette non si allungano che per svelare gradualmente la realtà vertiginosa degli elementi (funghi e trampoli). Non c'è, come nell'immagine Quantin, il rapporto di simbiosi tra il racconto e la costruzione dell evignette. Per riprendere Benoît Peeters, "L'aneddoto si è piegato alle dimensioni della tavola" [4].

Tuttavia, sul piano estetico, le tavole di Little Nemo sono molto superiori alla tavola di Rip per il loro senso dell'inquadratura, la ricchezza decorativa, l'uso del colore, la dinamica delle ellissi. Nella misura in cui McCay si sarebbe ispirato da questa immagine Quantin, ha saputo estrarne l'originalità arricchendola con il sup proprio talento.


Delle possibili influenze


Infine, concentriamoci sulla luna, elemento cruciale di alcuni episodi di Little Nemo. Nella tavola di Rip, l'astro lunare resta sempre trincerata nella parte più alta ed a destra di ogni vignetta. Sovrastando la scena, sembra osservare senza preoccuparsi mai del progetto dei due bambini. Bisogna tener conto l'effetto di questa luna sulle vignette di questa tavola che si allungano e si contraggono come il mare durante un'alta marea...?

Il 26 luglio 1908, la pagina di Little Nemo subisce un'influenza lunare simile a quella di questa immagine Quantin: in questa tavola del New York Herald, l'astro, onnipresente sullo sfondo delle vignette in esterno, sembra giocare con il letto-cavallo le cui gambe, come l'altezza delle vignette, si allungano nel corso della storia.

 

nemo_26luglio1908.jpeg

Winsor McCay, Little Nemo in Slumberland, New York Herald del 26 luglio 1908.


 

Nel confronto delle corrispondenze rilevate tra queste prime pagine di Little Nemo e le tavole della imagerie Quantin di Job e Rip, gli indici si accumulano... Winsor McCay si è ispirato a queste immagini per lanciare la serie? È molto probabile.


Questa influenza non intacca affatto o poco il genio del disegnatore americano. Al contrario delle storie ad immagini francesi che restarono senza domani, McCay sperimentò settimana dopo settimana le possibilità del medium e consegnò nel corso della sua carriera delle tavole magistrali che contrassegnano ancora oggi la storia del fumetto.

 

Antoine Sausverd

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 


NOTE

 

[1] Il deposito legale di questo foglio è iscritto in: La Bibliographie de la France, n° 29 du 21 juillet 1888 con il n° 1419. Sfortunatamente, come per la storia ad immagini di Job, Un sogno agitato, pubblicato precedentemente, la qualità della tavola riprodotta qui non è delle migliori. Si tratta in effetti di una ristampa più tardiva, molto probabilmente posteriore al 1900-1910.

[2] Si noterà anche che il letto-battello è sempre dello stesso stile di quello di Job, Rip o McCay...

[3] Si tratta delle tavole n° 12 della serie 4, La boule de neige, 1887,  [La palla di neve], e n° 16 della serie 9, Un chapeau neuf, [un cappello nuovo], 1890.

[4] Benoît Peeters, Un inventeur du dimanche, Little Nemo au pays de McCay, [Un inventore della domenica, Little Nemo nel paese di McCay], CNBDI, Editions Milan, 1990, p. 29.





Link al saggio tradotto:
Un projet téméraire

Link al precedente episodio sul sito Topfferiana:
Un reve agité


Link interno al saggio precedente tradotto nel presente blog:
Un sogno agitato

Link interno di presentazione delle Imagerie Quantin:
http://letteraturagrafica.over-blog.com/article-27203972.html

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11 marzo 2009 3 11 /03 /marzo /2009 08:14

   

 

Louis (in realtà il suo vero nome era Jules) Malteste, nato il 14 settembre 1862 a Chartres e morto il 25 gennaio1928 a Parigi, fu un prolifico autore distinguendosi nella produzione di litografie e di illustrazioni. Disegnò soprattutto cartoline postali, per giornali di moda e manifesti pubblicitari di prodotti di marca ma anche per giornali umoristici soprattutto Le Rire, Le Chat Noir, Lectures pour tous e alcuni numeri di L'Assiette au Beurre. Louis Malteste ha utilizzato lo pseudonimo di Jacques d'Icy per la redazione di testi erotici, illustrò anche molti libri.

 

 

  

 

 

 

 
























































































































































































 

 

 



[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link all'opera tradotta:
Les Classe dirigeantes

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10 marzo 2009 2 10 /03 /marzo /2009 07:47

Cento anni fa moriva Caran d'Ache


Ritratto di Caran d’Ache di Cappiello, da: 70 dessins de Cappiello, [70 disegni di Cappiello], Floury éd., 1905.




di Antoine Sausverd

 

 

 

Proprio 100 anni or sono, il 26 febbraio 1909, Caran d'Ache si spegneva a Parigi all'età di 50 anni. Da alcuni anni, la neurastenia, complicata da un'affezione al cuore, aveva annichilito il disegnatore.
Caran d'Ache aveva abbandonato il disegno da molti anni ma aveva rinnovato il suo successo alla fine della sua vita grazie alla fabbricazione di giocattoli in legno originali.

Arséne Alexandre, critico d'arte, specialista della caricatura e direttore artistico della rivista Le Rire, scrive nel Figaro del 27 febbraio 1909: "Caran d'Ache fu soprattutto un talento francese. Il suo vero nome era Poiré. Nel 1858 era nato da genitori francesi, in Russia, dove aveva trascorso la sua infanzia, e lo pseudonimo che si scelse riassumeva la sua vocazione, il suo talento e il suo procedimento. Questa parola sognifica matita, in russo, e Caran è stato veramente una matita, uno dei maestri più originali e più importanti del nostro tempo".



 


Da qualche mese, il corpo, del disegnatore è sepolto nel cimitero di Clairefontaine nelle Yvelines. Lì, un monumento offerto dalle sottoscrizioni dei suoi amici e ammiratori è stato eretto sulla sua tomba.



Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link al saggio tradotto:
Il y a 100 ans, la mort de Caran d'Ache

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