Wednesday 30 may 2012 3 30 /05 /Mag /2012 07:00

 

rosamondpraegar.jpgSophia Rosamond Praeger, scultrice e scrittore nacque a Holywood nella contea di Down, in Irlanda nel 1867, sorella minore del celebre naturalista Robert Lloyd Praeger. Studiò alla Sullivan Upper School, frequentò anche la Belfast School of Art e la Slade School of Art a Londra. a Londra.

book.jpgStudiò arte anche a Parigi e illustrò molti libri per bambini. Fu apprezzata ai suoi tempi per le sue sculture. Fu presidente dell'Accademia Ulster e ricevette una laurea honoris causa dalla Queen's University nel 1927 e nel 1939 fu insignita dell'MBE (Ordine dell'Impero Britannico). Morì nel 1954.

 

 

  

 

 

 

 

 

LE AVVENTURE DI TRE CORAGGIOSI BAMBINI

 

 

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Questi sono i Tre Bambini Coraggiosi che se ne vanno incerca di fortuna.

I  nomi di questi Tre Bambini Coraggiosi erano Hector, Honoria e Alisander.

 

 

 

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Questo è il Drago che i Tre Bambini Coraggiosi hanno trovato mentre faceva il pisolino pomeridiano.

 

 

 

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Questi sono i Tre Bambini Coraggiosi quando videro il Drago.

 

 

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Questo è il Drago quando udì i Tre Bambini Coraggiosi; notate come la sua povera coda tremi di paura.

 

 

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Questi sono i Tre Bambini Coraggiosi che consolano il Drago. "Mangi le persone?" gli chiedono. " Non quelle buone" risponde il Drago; ma questo non era esattamente vero, e si intuisce che si stava prendendo gioco dei Tre Bambini Coraggiosi e voleva che pensassero bene di lui, oltre al fatto che proprio in quel momento stava risparmiandosi lappetito per un motivo speciale che adesso sentirete.

 

 

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00017-copia-1.jpg Questo è il Drago che aiuta i Tre Bambini Coraggiosi a percorrere la loro strada.

 

 

 

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Questi sono i Tre Bambini Coraggiosi che vengono sfidati da un Vecchio Cavaliere Cattivo.

Dovete andare in prigione” disse il Vecchio Cavaliere Cattivo.

Ma prima combatteremo rispondono i Tre Bambini Coraggiosi.

 

 

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00021-copia-1.jpg Questa è la carica vittoriosa dei Tre Bambini Coraggiosi.

 

 

 

 

 

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00023-copia-1.jpg Questa è la sottomissione del Vecchio Cavaliere Cattivo.

 

 

 

 

 

 

 

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Questi sono i Tre Bambini Coraggiosi nel Castello del Vecchio Cavaliere Cattivo, mentre vengono presentati

alla sua Astuta Moglie. Questo Castello è vostro disse lei, ma non aveva lintenzione di cederglielo.

 

 

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Questo è il Drago che ascolta di nascosto il loro tradimento.

 

 

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Questa è la fuga dei Tre Bambini Coraggiosi.

 

 

 

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Questa è la separazione dei Tre Bambini Coraggiosi dal Drago, che deve sbrigare

un importante impegno daffari.

 

 

 

 

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00033.jpg Questa è il cancello del Primo Reame visitato dai Tre Bambini Coraggiosi.

 

 

 

 

 

 

 

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00035 Questo è il sovrano di quel Regno. Ma il Re era un tiranno malvagio e aveva promulgato una legge

che ordinava a chiunque di avere un naso della stessa grandezza e della stessa forma del suo.

 

 

 

 

 

 

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Questi sono i Funzionari del Re che misurano i Nasi della Povera Gente. Così alcuni tiravano molto forte il proprio naso per farselo allungare, mentre altri ne tagliavano maldestramente un pezzettino; ma la maggior parte portava dei nasi finti, e pretendeva che fossero veri.

 

 

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Questo è il Re che ordina ai Tre Bambini Coraggiosi di modificare la forma dei propri nasi. Giammai! esclamarono i Tre Bambini Coraggiosi. Molto bene disse il Re, ho assunto un mostro per fargli divorare tutti coloro che non mi ubbidiscono, oh oh!

 

 

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Questi sono i Tre Bambini Coraggiosi che vengono portati alla Morte.

 

 

 

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00043.jpg Questo è il Re, uscito per veder divorare i Tre Bambini Coraggiosi.

 

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Questi sono i Tre Bambini Coraggiosi che riconoscono il loro vecchio amico Drago, il quale infranse subito con un morso le loro catene.

 

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00047.jpg Questa è la fuga del Re malvagio.

 

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Questo è il modo in cui egli cadde sul suo bel lungo nasone, e lo spezzò.

 

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Questi sono i Tre Bambini Coraggiosi che rimproverano il Drago per le sue cattive maniere, finché lui si pentì e promise di diventare Vegetariano.

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Questo è il Drago che pianta dei Cavoli e li annaffia con le proprie lacrime.

 

 

 

 

 

 

 

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[Traduzione di Paolo Casciola]

 

 

[A cura di Massimo Cardellini]

 

 

LINK all'opera originale:

The adventures of three bold Babes, 1897

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Thursday 26 april 2012 4 26 /04 /Apr /2012 07:00

UN RANOCCHIO SEDUTTORE

 

 

 

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Video musicale You Tube dell'opera di Caldecott

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un Ranocchio vuole andarsene a sedurre una Topolina,


E vai!” esclama Rowley.


Che la Madre lo voglia o no.


Con un salame del re, del prosciutto e degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Perciò esce di casa col suo cilindro,


E vai!” esclama Rowley.


E cammin facendo incontra un Topo.


Con un salame del re, del prosciutto e degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per favore, signor Topo, mi accompagni,


E vai!” esclama Rowley.


Sta andando a trovare la signorina Topolina?


Con un salame del re, del prosciutto e degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Eccoli ora giunti a casa della signorina Topolina,


E vai!” esclama Rowley.


Bussano forte, e la chiamano ad alta voce.


Con un salame del re, del prosciutto e degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Di grazia, signorina Topolina, è in casa?”


E vai!” esclama Rowley.


Oh sì, gentili signori, son seduta allarcolaio”.


 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Con un salame del re, del prosciutto e degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per favore, signorina Topolina, ci offrirebbe una birra?”


E vai!” esclama Rowley.


A me e al Ranocchietto piace moltostare allegri”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Con un salame del re, del prosciutto e degli spinaci,


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

00015.jpg E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per favore, signor Ranocchio, ci canterebbe una canzone?”


E vai!” esclama Anthony Rowley.


Ma che non sia qualcosa di troppo lungo.


Con un salame del re, del prosciutto e degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Lo vorrei davvero, signorina Topolina rispose il signor Ranocchio,


E vai!” esclama Rowley.


Ma il raffreddore mi ha reso rauco come un Maiale.


Con un salame del re, del prosciutto e degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Visto che lei si è beccato un raffreddore disse la signorina Topolina,


E vai!” esclama Rowley.


Vi canterò io una canzone che ho appena scritto.


Con un salame del re, del prosciutto e degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

00020.jpg Ma mentre ballavano e si divertivano,


E vai!” esclama Rowley.


Una Gatta e i suoi Gattini entrarono all’improvviso.


Con un salamedel re, del prosciuttoe degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Gatta afferrò il Topo per la testa;


E vai!” esclama Rowley.


E i Gattini buttarono a terra la piccola Topolina.


Con un salame del re, del prosciutto e degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tutto ciò mise al signor Ranocchio una paura terribile;


E vai!” esclama Rowley.


Afferrò il suo cappello e augurò a tutti la buonanotte.


Con un salame del re, del prosciutto e degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ma mentre il Ranocchietto attraversava un argenteo ruscello,


E vai!” esclama Anthony Rowley.


Arrivò un’anatra bianca come un giglio e se lo ingoiò.


Con un salamedel re, del prosciuttoe degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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00026.jpg Così morirono tutti e tre,


E vai!” esclama Rowley.


Il Topo, la Topolina e il piccolo Ranocchiettooo!


Con un salame del re, del prosciutto e degli spinaci,


E vai!” esclama Anthony Rowley.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Traduzione di Paolo Casciola e di (last but not least) David Broder]

 

 

 

 

[A cura di Massimo Cardellini]

 

 

 

LINK all'opera originale:

A Frog he would a-wooing go

 

 

 

LINK ad altre opere di Rudolf Caldecott:

Randolph Caldecott, La Lattaia, da: "Children Library", 1882

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Saturday 21 april 2012 6 21 /04 /Apr /2012 16:18

Il Ventesimo Secolo - La vita elettrica

 

 robida, vie electrique

 

 

Illustrato con 54 disegni dell'autore.

Riproduzione del testo e delle illustrazioni apparse sulla rivista  La Science Illustrée


 

robida-01.jpgI. L'incidente del grande serbatoio di elettricità N.- Il disgelo artificiale.- Il grande Philox Lorris espone a suo figlio il suo mezzo per combattere in lui un fastidioso atavismo.- Ammonizioni telefonoscopiche interrotte.

 

 

 

Nel pomeriggio del 12 dicembre 1955, in seguito ad un piccolo incidente la cui causa è rimasta ignota, una violenta tempesta elettrica, un uragano, secondo il termine consacrato, si scatenò su tutto l'ovest dell'Europa e arrecò, in mezzo alle perturbazioni della vita generale, molte cose inattese per alcune persone che presenteremo più in là.

 

Delle nevicate erano cadute in grandi quantità da due settimane, ricoprendo tutta la Francia, tranne una piccola zona del Mezzogiorno, di uno spesso tappeto bianco, magnifico ma molto fastidioso. Secondo l'usanza, il Ministero delle vie e comunicazioni aeree e terricole, ordinò un disgelo artificiale e la postazione del grande serbatoio di elettricità N (dell'Ardèche) incaricato dell'operazione, riuscì in meno di cinque ore a sgombrare tutto il nord-ovest del continente di questa neve, il lutto bianco che la natura un tempo potava per settimane e mesi, gli orizzonti già tanto rattristati dalle livide brume dell'inverno.

 

La scienza moderna ha posto di recente nelle mani dell'uomo dei potenti mezzi d'azione per aiutarlo nella sua lotta contro gli elementi, contro la stagione rigida, contro quell'inverno di cui un tempo bisognava subire con rassegnazione tutti i rigori, chiudendosi e blindandosi nelle proprie abitazioni, accanto al fuoco. Oggi gli Osservatori non si accontentano più di registrare passivamente le variazioni atmosferiche, attrezzati per la lotta contro le variazioni intempestive, essi agiscono e correggono per quanto possibile i disordini della natura.

 

Quando i venti feroci ci soffiano il freddo delle banchise polari, i nostri elettrici dirigono contro le correnti aeree del Nord delle contro correnti più forti che li inglobano in un nucleo di ciclone fittizi e li conducono a riscaldarsi al di sopra dei  diversi sahara d'Africa, d'Asia e di Oceania, così sono state riconquistate le sabbie di Nubia e le infuocate Arabie. Allo stesso modo quando il sole estivo riscalda le nostre pianure e fa bollire dolorosamente i cittadini, delle correnti fittizie stabiliscono tra noi ed i mari glaciali, una circolazione atmosferica rinfrescante.

 

Per sfortuna nell'operazione di disgelo condotta rapidamente dalla postazione centrale elettrica 17, proprio nel momento in cui tutto era felicemente terminato si produsse una fuga al grande Serbatoio con una tale rapidità che il personale nulla poté salvare se non due dei sedici settori e che una perdita enorme, una formidabile deflagrazione ne seguì. Era un uragano che iniziava, una di quelle tempeste elettriche come se ne scatenano alcune ogni anno nei centri elettrici, aggirando ogni sicurezza e precauzione.

 

Dobbiamo abituarcisi così come ai mille incidenti gravi o minori ai quali siamo esposti evolvendoci attraverso le estreme complicazioni della nostra civiltà ultrascientifica. L'uragano generandosi dalla postazione 17 seguì dapprima una linea capricciosa lungo la quale un certo numero di persone che telefonavano furono folgorate o paralizzate, poi la corrente  impazzita attirando a sé con una forza irresistibile delle elettricità latenti, assunse un rapido movimento rotatorio alla maniera dei cicloni naturali, provocando ancora numerosi incidenti nelle regioni da essa attraversata e gettando nella vita generale una pertubazione disastrosa, che sarebbe terminata presto da qualche piccolo violento cataclisma regionale se, sin dal primo minuto, gli apparati di captazione delle regioni minacciate non fossero state poste in opera. Ma gli elettricisti vigilavano e come d'abitudine, dopo alcuni disastri più o meno gravi, l'uragano doveva abortire ed la "corrente impazzita" captata e canalizzata prima dell'esplosione finale.

 

robida-Vie02.jpgA Parigi, in una sontuosa dimora del XLII dipartimento, sulle alture di Sannois, un padre era intento a rimproverare con veemenza suo figlio quando scoppiò l'uragano. Questo padre non era altri che il famoso Philoxène Lorris,il grande inventore, l'illustre ed universale uomo di scienza, il più grande la più grande testa dtra tutte le più grandi teste delle industrie scientifiche.

 

Siamo con Philoxène Lorris ben lungi da quel buono e timido uomo di scienza con vecchi occhiali di un tempo. Grande, grosso, rubicondo, barbuto, Philoxène Lorris era un uomo dal fare deciso, dal gesto pronto e netto, dalla voce rude. Figlio di piccoli borghesi vivacchianto o meglio vegetanti in pace con le loro 40.000 libbre di rendita, egli si era fatto da sé. Risultato primo alla Scuola politecnica dapprima ed in seguito dall'International scientific industrie Institut, egli si rifiutò di accettare le offerte di un gruppo di finanzieri che gli proponevano di impegnarsi seguendo la forma consacrato e si mise decisamente in proprio per dieci anni con quattromila azioni da 5.000 franchi l'una, le quali, sulla sua reputazione furono tutte rilevate il giorno stesso dell'emissione.

 

Con i svariati milioni della Società, Philoxène Lorris fondò presto una grande fabbrica per lo sfruttamento di un importante affare studiato e ristudiato da lui a puntino con amore ed i cui benefici furono così considerevoli, che sulla grande parte che si era riservato con l'atto di fondazione, fu in grado di riacquistare le azioni della commandita prima della fine del quarto anno. I suoi affari assunsero sin da allora un esito prodigioso, creò un laboratorio di studi ammirevolmente organizzato, si circondò di collaboratori di prim'ordine e lanciò uno dopo l'altro una dozzina di affari enormi basati sulle sue invenzioni e scoperte.

 

Onori, glorie, denaro, tutto giungeva insieme al felice Philoxène Lorris. Di denaro, ne occorreva per le sue immense imprese, per le sue numerose agenzie, per le sue fabbriche, i suoi laboratori, i suoi osservatori, i suoi stabilimenti di prova. Le imprese operative fornivano i fondi necessari per le imprese di ricerca. In quanto agli onori, Philoxène Lorris era lungi dal disdegnarli; fu ben presto membro di tutte le Accademie, di tutti gli istituti, dignitario di tutti gli ordini, sia della vecchia Europa, della molto matura America quanto della giovane Oceania.

 

La grande impresa dei Tubi in carta metallizzata (Tubic-Pneumatic-Way) di Parigi-Pechino valse a Philoxène Lorris il titolo di mandarino con bottone di smeraldo in Cina  quello di duca di Tiflis in Transcaucasia. Era già conte Lorris nella nobiltà creata negli Stati Uniti d'America, barone in Danubio e ancora altre cose altrove, e benché fosse soprattutto fiero di essere Philoxène Lorris, non dimenticava mai di alignare, all'occasione, l'interminabile serie dei suoi titoli perché la cosa appariva ammirevole sui manifesti.

 

Benché immerso sino al collo nei suoi studi e affari, Philoxène Lorris, a forza di attività, trovava il tempo di godere della vita e di dare alla sua esuberante natura tutte le vere soddisfazioni che l'esistenza può offrire all'uomo retto e saggiamente equilibrato. Essendosi sposato tra due scoperte o invenzioni, aveva un figlio, Georges Lorris, quello che, il giorno dell'uragano, troviamo a fare la ramanzina.

 

Georges Lorris è un bel ragazzo di ventisette o vent'otto anni, alto e robusto come suo padre, dall'aspetto deciso, e che ha come segno distintivo dei forti mustacchi biondi. Percorre la camera in lungo e in largo e risponde a volte con una voce gradevole e divertita ai rimproveri di suo padre.

 

Quest'ultimo non è lì, è molto lontano, a 300 leghe, nella casa dell'ingegnere capo delle sue miniere di vanadio delle montagne della Catalogna, ma compare sullo schermo di cristallo del telefonoscopio, questa ammirabile invenzione, fondamentale miglioria del semplice telefonografo, apportata di recente al suo massimo livello di perfezione da Philoxène Lorris stesso. Quest'invenzione permette non soltanto di conversare a lunghe distanze, con ogni persona collegata elettricamente alla rete di fili che percorrono il mondo, ma anche di vedere quest'interlocutore nel suo ambiente particolare, nella sua distante abitazione. Felice soppressione dell'assenza, che è la felicità delle famiglie spesso disperse per il mondo, nella nostra epoca indaffarata e tuttavia sempre riunita la sera al centro comune, se esse vogliono, mentre cenano insieme a tavoli diversi, molto distanti tuttavia formando quasi una tavola familiare.

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Sullo schermo del tele, abbreviazione comune del nome dello strumento, Philoxène Lorris compare, mentre sta percorrendo la sua camera, un sigaro tra i denti e le mani dietro la schiena. Parla.

 

"Ma insomma, mio caro," dice, "Ho avuto un bel da fare nello scaldare e surriscaldare il tuo cervello per far di te cio che io, Philoxène Lorris, ero in diritto di pretendere e reclamare, e cioè un prodotto di alta cultura, un Lorris raffinato, perfezionato, ed ecco quel che tu mi offri come figlio: un Georges Lorris, bravo ragazzo, ne convengo, intelligente, non sostengo certo il contrario, ma ecco tutto... semplice tenente dell'artiglieria chimica a... qual è la tua età?

 

-Ventisette anni, ahimè, rispose Georges con un sorriso girandosi verso lo schermo del telefonoscopio.

 

— Non sto scherzando, cerca un po' di essere serio, disse con vivacità Philoxène Lorris aspirando con forza qualche tirata dal suo sigaro. Il tuo sigaro è spento, disse il figlio, non ti posso offrire un fiammifero, sei troppo distante...

 

 

 

 

 

 


 

— Insomma, ricomincio il padre, alla tua età, avevo

 

 

 

 

 

Enfin, reprit le père, à ton âge, j'avais déjà lancé mes premières grandes affaires, j'étais déjà le fameux Philox-Lorris, et toi, tu te contentes d'être un fils à papa, tu te laisses tranquillement couler au fil de la vie... Qu'es-tu par toi-même? Lauréat de rien du tout, sorti des grandes écoles dans les numéros modestes et, pour le quart d'heure, simple lieutenant dans l'artillerie chimique...

 

— Hélas, voilà tout l fit le jeune homme, pendant que son père, dans la plaque du téléphonoscope, tournait rageusement le dos et s'en allait au bout de sa chambre ; mais est-ce ma faute si tu as tout découvert ou inventé, je suis venu trop tard dans un monde trop bien machiné, tu ne nous as rien laissé à trouver, à nous autres!

 

— Allons donc! Nous n'en sommes qu'aux premiers balbutiements de la science, le siècle prochain se moquera de nous..., mais ne nous égarons pas... Georges, mon garçon, j'en suis désolé, mais tel que te voilà, tu ne me parais guère préparé à reprendre, maintenant que tes années de service obligatoire sont faites, la suite de mes travaux, c'est-à-dire à diriger mon grand laboratoire, le laboratoire Philox-Lorris, à la réputation universelle et les deux cents usines ou entreprises qui exploitent mes découvertes...

 

— Veux-tu donc te retirer des affaires?

 

— Jamais ! s'écria le père avec énergie, mais j'entendais t'associer sérieusement à mes travaux, marcher avec toi à la découverte, chercher avec toi, creuser, trouver... Qu'est-ce que j'ai fait auprès de ce que je voudrais faire si j'avais deux moi pour penser et agir... Mais, mon bon ami, tu ne peux pas être ce second moi... C'est déplorable!... Hélas! Je ne me suis pas préoccupé jadis des influences ataviques, je ne me suis pas suffisamment renseigné jadis... 0 jeunesse! Moi, n°1 d'International-scientific-industrie-Institut, j'ai été léger ! Car, mon pauvre garçon, je suis obligé d'avouer que ce n'est pas tout à fait ta faute si tu n'as point la cervelle suffisamment scientifique, c'est parbleu bien la faute de ta mère... ou plutôt d'un ancêtre de ta mère... j'ai fait mon enquête un peu tard, j'en conviens et c'est là que je suis coupable. J'ai fait mon enquête et j'ai découvert dans la famille de ta mère...

 

— Quoi donc? dit Georges Lorris intrigué.

 

— A trois générations seulement, en arrière... une mauvaise note, un vice, une tare...

 

— Une tare?

 

— Oui, son arrière-grand-père, c'est-à-dire ton trisaïeul à toi, fut, il y a 115 ans, vers 1840, un...

 

— Un quoi? Que vas-tu m'apprendre? Tu me fais peur!

 

— Un artiste! » fit piteusement Philox-Lorris en tombant dans un fauteuil.

 

Georges Lorris ne put s'empêcher de rire avec irrévérence et devant ce rire son père bondit furieusement dans le téléphonoscope.

 

« Oui! un artiste ! s'écria-t-il, et encore un artiste idéaliste, nébuleux, romantique, comme ils disaient alors, un rêveur, un futiliste, un éplucheur de fadaises !... Tu penses bien que je me suis renseigné... Pour connaître toute l'étendue de mon malheur, j'ai consulté nos grands artistes actuels, les photo-peintres de l'Institut... Je sais ce qu'il était, ton trisaïeul! N'aie pas peur, il n'aurait pas inventé la trigonométrie, ton trisaïeul !,.. Il n'eut à sa disposition qu'une cervelle légère et vaporeuse évidemment, comme la tienne, car c'est de lui que tu tiens cette inaptitude aux sciences positives que je te reproche. 0 atavisme! voilà de tes coups! Comment annihiler l'influence de ce trisaïeul qui revit en toi? Comment le tuer, ce scélérat? Car tu penses bien que je vais lutter et le tuer...

 

— Comment, tuer un trisaïeul mort depuis plus de cent ans? fit Georges Lorris en souriant, tu sais que je vais défendre mon ancêtre, pour lequel je ne professe pas le même superbe dédain que toi...

 

— Je veux le détruire, moralement bien entendu, puisque le scélérat qui vient ruiner mes plans est hors de ma portée, mais je veux combattre son influence malheureuse et la dominer... Tu penses bien, mon garçon, que je ne vais pas t'abandonner, abandonner ma race !... Certes non ! Je ne puis pas te refaire, hélas, je ne peux pas te remettre, comme j'y avais songé, pour cinq ou six ans, à Intensive-Scientific-Institut...

 

— Merci, fit Georges avec effroi, j'aime mieux autre chose...

 

— J'ai autre chose, et mieux, car tu ne sortirais pas beaucoup plus fort... Voyons ce meilleur plan?

 

— Voici! Je te marie ! Je nous sauve par le mariage !

 

— Le mariage! s'écria Georges stupéfait.

 

robida-04.jpg— Attends ! un mariage étudié, raisonné, où j'aurai mis toutes les chances de notre côté! Il me faut quatre petits-enfants, de sexe quelconque - garçons si possible, j'aimerais mieux - enfin, quatre rejetons de l'arbre Philox-Lorris : un chimiste, un naturaliste, un médecin, un mécanicien qui se compléteront l'un par l'autre et perpétueront la dynastie scientifique Philox-Lorris... Je considère la génération intermédiaire comme ratée...

 

— Merci !

 

— Absolument ratée! C'est une non-valeur, un resté pour compte. Je laisse donc de côté cette génération intermédiaire, et je m'arrange pour durer jusqu'au moment de passer la main à mes petits-enfants. Voilà mon plan! Je vais donc te marier...

 

— Peut-on savoir avec qui? Ça ne te regarde pas. Je ne sais pas encore moi-même. Il me faut une vraie cervelle scientifique, assez mûre , autant que possible, pour avoir la tête débarrassée de toute idée futile !... »

 

Georges se disposait à répondre lorsque se produisit la première secousse électrique due à l'accident du réservoir 17. Georges tomba dans son fauteuil et leva vivement les jambes pour éviter le contact du plancher qui transmettait de nouvelles secousses. Son père n'avait pas bronché.

 

« Écervelé! lui cria-t-il, tu n'as pas tes semelles isolatrices et tu évolues comme cela dans une maison où l'électricité court partout dans un réseau de fils entrecroisés et circule comme le sang dans les veines d'un homme!... Mets-les donc et fais attention. C'est une fuite qui vient de se produire quelque part et l'on ne sait pas jusqu'où peuvent aller les accidents... Allons, je n'ai pas le temps, je te laisse, d'ailleurs voilà nos communications embrouillées... »

 

En effet, l'image très nette dans la plaque du télé s'affaiblissait soudain, ses contours se perdaient dans le vague, et bientôt ce ne fut plus qu'une série de taches tremblotantes et confuses.

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

 

LINK al post originale:

La vie électrique

 

 

LINK all'edizione del 1916 presente in Internet Archive:

La vie électrique

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Sunday 8 april 2012 7 08 /04 /Apr /2012 07:00

 

 

PASQUA NEL VICOLO HOGAN

 

 

 

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Monday 26 march 2012 1 26 /03 /Mar /2012 07:00

Carl Maria Seyppel

 



Re, regina, principe: racconto umoristico egiziano dipinto e scritto secondo natura

l'anno 1302 prima della nascita di G. C.

 

 

 

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II Parte


 

Vagabondaggio notturno di Ruppsippos

 

 

 

 

 

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La sera di quel giorno, una brillante orchestra suonava una melodia nuova davanti alla sua finestra. Ruppsippos sembrava intenerito, affascinato. E per provar loro la sua regale ebbrezza, l'oro è a piene mani seminato. E sparisce in fretta. Ruppsippos infine comosso si ritira nel suo alloggio ma non senza dir loro di continuare l'allegro baccanale. Risoluto inoltre a chiudere l'orecchio si dice: "In fede sono gioviale, sono incantato, perché ho fatto meraviglie.

 

 

 

 

 

 

 

 

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È pur permesso di ridere un po' quando la nemica è con le spalle al muro. La follia oggi mi attira. Corriamo dunque qualche rischio una volta tanto.

 

Un tempo un'austera esistenza era la mia perché allora per lottare contro la miseria per lavorare usavo il mio corpo.

 

La lotta, l'amore, il furto e il resto fecero che la sorte mi favorisse. O fortuna, un giorno, il re manifesta il proposito di vedermi sposare Rasa.

 

L'ebbi dunque virginale e bella. Meno bella tuttavia della sua dote e della speranza nuova di avere un giorno il trono come bottino.

 

Ma il trono ha le sue esigenze. Non per nulla si è maestà. Bisogna salvare le apparenze. Rinunciare alla libertà. Appartengo ancora al popolo servile. E anche il popolo sembra chiamarmi di fatto, re domani.


Non è facile dal popolo rumoroso andare a mischiarmi.

 

 

 

 


 

 

 

 

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Si cambia presto di abbigliamento. Si rade con cura, si trucca il volto, poi fatto ciò prende uno strumento e si unisce all'orchestra di passaggio.

 

Gli accordi sono dolci, potenti, melodiosi. La musica spesso ammalia giovani e anziani. Essa trasforma sempre l'artista infelice.

 

I nostri vanno dunque presso la locanda all'angolo. Ma suonano passando davanti ad una anarchica che doveva sposare il loro capo molto fantasioso ed alcuni poliziotti di questo fatto sono testimoni.


 

 

 


 

 

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"Mostratemi i vostri documenti altrimenti siete in arresto...".

 

"Vuoi vedere i miei documenti? Tieni, spia, eccoli...".

 

E le gambe allora ebbero molto da fare perché ognuno si salvò più velocemente che poté. Il capo orchestra colpito da un dolore articolare non poteva correndo sperare la salvezza. Ma, valoroso ai suoi tempi, la sua bella fidanzata scese la scala e gli tese la mano. Ruppsippos preso allora da un pensiero folle andò a gettarsi verso loro e il traditore inumano con un abile calcio gettò sulla polvere il capo reumatizzante, poi si lasciò portare dalla graziosa fanciulla, ahimè che senza luce non aveva avuto il tempo di esaminarlo accuratamente.

 


 

 

 

 

 

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Ricevette anche con delizia i dolci baci della novizia. 

 

Quando di una lampada il lucore venne a turbare la sua felicità.

 

Della giovane ragazza è la madre, sono gli zii è il padre.

 

Ed ognuno colpisce con ardore la schiena del seduttore.

 

In quanto al vero innamorato di cui Mimpitz è il sonoro nome, sotto il balcone sta ancora esalando in orribili ingiurie la collera che lo divora.

 

Ma, oh felicità, egli si avvede della sua bella gente alla finestra che gli lanciano dalla finestra il traditore che nel suo grembiule egli accoglie il nostro petulante direttore d'orchestra.

 

 

 

 


 

 

 

 

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Nel suo grembiule egli lo porta, correndo sino alla porta di un mercante di vino perché bisogna pur riposarsi.

 

Là Ruppsipos osa proporgli di bere un boccale di birra. E sia, sono generoso, riappacifichiamoci.

 

Perché i miei amici sono là, tu morirai dopo. Ruppipos una volta bevuto cerca di ritirarsi. Lo si afferra per un piede per impedirgli la fuga. Poi vedendo un grande barile, lo si richiude dentro con forza

 

e Mimpitz dice, con voce ferma, ti getteremo nel Nilo. Andiamo amici, facciamoci ancora allegramente una bevuta.

 

Alla salute del compagno che tra poco morirà, Ruppsippos, o scherzo del destino, è il più sfortunato del mondo. E vedendo il buco del tappo implora Mimpitz con la mano.

 

 


 

 

 

 

026

 

Vorrei brindare con voi. Bere alcune squisite bottiglie, in una parola regalare a tutti dei liquori dei più vecchi, vi aggiungerei cibarie tra le più fini. Pagherei tutto generosamente, e prima ancora dei vini e delle cibarie vogliate accettare la mia ricchezza che vi affido con piacere. Con voi sarei molto gentile, ma tiratemi fuori dal barile. Mimpitz protesta con rabbia. I suoi amici non vi fanno alcun caso. Bevono il liquore, il madera e si dividono i ducati.

 

Il direttore d'orchestra si dimena, si è avari nei suoi confronti. I suoi amici sono veramente egoisti se egli non ha la parte più forte!! Poi approfittano della discordia che le sue grida fanno nascere rotolò senza misericordia lo sfortunato barile fuori.

 


 

 


 

 

 

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Nel fango si rovescia e rotola il povero Ruppsippos tramortito

 

Quando i briganti si precipitano in massa.

 

Nel vederlo essi lanciano un grido, sperando in qualche ricco bottino.

Mimpitz l'abbandona con riluttanza e si pone in salvo con aria dispiaciuta.

 

Davanti all'antro dei malviventi

In mille pezzi la botte vola.

 

 


 

 

 

 

 

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Ruppsippos esce dal barile stordito per il gran rotolare.

 

Ma senza aver nulla di rotto malgrado le cadute.

 

Un traditore, una spia, uno sbirro grida in una sol voce la banda

Davvero un bel bottino. Tagliamo la sua carne e gettiamola nel fiume.

 

"Fermi, miei buoni compagni," subito esclama Ruppsippos. "Di essere arruolato nella vostra banda sono rapito da un rapido desiderio. L'assassinio, i furti, ecco il mio destino, era scritto".


 

 

 

 

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A questa risposta simpatica il capo dei banditi dice gravemente a Ruppsippos che si inchina "Mi hai l'aria di una vera canaglia allevato per la ghigliottina

 

 

 


 

 

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E malgrado i ratti


 

 

 

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Che spavento terribile è il mio


 

 

 

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Ah! chiudete dunque i rubinetti


 

 

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Per un re lo scandalo è grave


 

 

 

 

 

 

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Ai primi bagliori del giorno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo cardellini]

 

 

 

LINK al documento originale tradotto in francese:

 Roi, reine, prince: récit humoristique égyptien peint et écrit d'apres nature, l'an 1302 avant la naissance de J. C.

 

LINK al documento originale in tedesco:

Er, Sie, Es

 

LINK alla prima parte:

Re, Regina, Principe, 01 di 03

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Sunday 11 march 2012 7 11 /03 /Mar /2012 07:00

 

FRANS MASEREEL


LA CITTÀ

1925

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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[A cura di Massimo Cardellini]


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Die Stadt


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Frans Masereel

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Friday 9 march 2012 5 09 /03 /Mar /2012 07:00

FRANS MASEREEL


LA CITTÀ

1925

 

 

 

 

 

 

 

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[ cura di Massimo Cardellini]


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