Martedì 10 novembre 2009


La Signorina Maria Senza cura














IV

LA TOILETTE DI MARIA SENZA-CURA


Maria Senza-Cura deve andare a far vista, con il suo papa e la sua mamma, a delle graziose ragazzine sue amcie. Per queste le viene fatta indossare una bella gonna bianca con dei magnifici ricami. Le si raccomanda di avere molta cura. Lei promette tutto quel che le viene richiesto per quanto sia felice di essere così bella.

Durante la colazione, Maria Senza-Cura non pensa più alla sua promessa. Dimentica di indossare il tovagliolo e non si prende il disturbo di prendere un piatto per riporvi il suo uovo e il suo portauovo.









Maria Senza-Cura si distrae sempre per un nonnulla. Una mosca che vola, il gatto che si lecca la zampa, guarda ogni cosa tranne ciò che andrebbe guardato. E così, ecco l'uovo rovesciato, il bianco ed il giallo, che macchiano orribilmente la graziosa gonna bianca.

Povera Maria Senza-Cura!

Il portauovo è rotto, la colazione è sul pavimento, la gonna è diventata gialla! Cosa Fare?

Maria Senza-Cura vuole lavare la sua gonna. Ma sempre senza cura, invece della caraffa, prende la bottiglia del vino.

Ah! mio Dio, che cosa spaventosa!









Che orribile piccola sudiciotta è questa Maria Senza-Cura!

Papa e mamma, indignati, lasciano la figliolina a casa.

Il buon padrino è desolato nel vedere Maria Senza-Cura in un così pessimo stato, e questo per colpa sua. Lui che svuota sempre, prima di partire, le sue tasche straccolme di caramelle e di gioiellini, questa volta, se ne va, con le tasche piene come quando era entrato.








Ed ha un aspetto molto afflitto, perché si chiede cosa ne sarà in futuro di una bambina così senza cura.










Maria Senza-Cura, dispiaciuta si reca in cortile e si sporca ancora di più accarrezzando un grosso animale che non è molto più pulito né molto più curato di lei.

Quando vede la sua tata, fugge via così maldestramente, che il vento che ha richiuso la porta sulla sua gonna e  gliela strappa. Non andrà a passeggiare. È giusto!


La Signorina Maria Senza Cura, 02 e 03




[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK all'opera originale:
M.elle Marie Sans-Cure


LINK interni concernenti lo stesso autore:
Georges le distrait, 1889, [Giorgino il distratto]



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Venerdì 6 novembre 2009

Prima ancora di giungere a concepire e realizzare il suo capolavoro nel campo dell'arte grafico-narrativa del protofumetto, e cioè le sette storie della serie Max und Moritz,  Wilhelm Busch si era già cimentato a narrare storie di bambini dispettosi anche se di livello enormemente inferiore al comico teppismo dei due monellacci teutonici nell'omonimo albo edito nel 1865.

Le scorribande per le campagne di due ragazzi ricolmi di energia vitale e di voglia di divertirsi e scoprire il mondo e la vita, non erano in fondo che un elemento biografico caro all'autore, quando, durante il periodo del suo lungo soggiorno presso uno zio sacerdote che gli impartì i primi rudimenti di una formazione scolastica,
Busch, insieme a suo cugino Erich, compagno anche di studi, doveva anche lui combinarne delle belle.

Questa storia del 1859 presenta però la caratteristica dell'amore di Busch per le esagerazioni sul piano delle punizioni nei confronti dei "devianti" minorenni esagerando come al solito le conseguenze di un incidente, in questo caso le punture delle api che producono sui due incauti discolacci degli effetti che chiameremmo più che grotteschi, piuttosto surreali. Dalla versione reperita in rete di questa storia mancano sicuramente lle didascalie a rima baciata o alternata, che accompagnava le storie ad immagini di Busch e che egli pubbliche in massima parte sul celeberrimo giornale Münchener Bilderbogen.




Die kleinen hoingdiebe



























































[A cura di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:
Die kleinen hoingdiebe


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Sabato 31 ottobre 2009

Proseguiamo nella presentazione di altre opere di John Leech (1817-1864),  create nel 1850 e nel 1851, tratte dal grande settimanale londinese PUNCH, The London Charivari, come recitava il suo sottotitolo.  Due storie di genere protofumettistico o narrazione ad immagini se si preferisce. Anche se raramente Leech fu uno degli autori di satira dei costumi sociali ad usare il filatterio, quello che noi chiamiamo fumetto, quell'espediente tecnico narrativo in cui vengono poste le parole proferite dai personaggi delle storie stesse, ne abbiamo un raro esempio nella quinta vignetta qui sotto.

Con queste due storie aventi a protagonista un certo Mr. Briggs, ad essere presi di mira sono i "piaceri dell'allevamento dei cavalli", attività a cui un gentlemen dell'epoca, e probabilmente anche dei nostri tempi, non poteva proprio sottrarsi. Anche la moda ha i suoi diktat...

John Leech - 'Mr. Briggs'

Pleasures of Horsekeeping

1850




Pleasures of Horsekeeping


By the time Mr. Briggs's horse (which suits him exactly) has recovered from his cold, a long frost sets in.

Groom. 'That's just what I say, sir; it is aggeravatin' to see a nice oss like that, sir, a doin' nothin' but eatin' his ed off!'



 
 


 



The Frost goes and Mr. Briggs's horse is disagreeably fresh after his long rest. He sets up his back and squeaks, and plunges at everything he meets.


 
 
 


 



Mr. Briggs, not being good at his 'fences', goes through the performance of opening a gate.


 
 
 
 


 



Mr. Briggs has another day with the hounds.

Mr. Briggs can't bear flying leaps, so he makes for a gap - which is immediately filled by a franctic protectionist, who is vowing that he will pitchfork Mr. Briggs if he comes 'galloperravering' over his fences - danged if he doant !



 
 
 
 
 


 



Mr. Briggs has gone to the exhibition. - A Boy holds his horse in the meantime.

(in speechbaloons) ' Come, you get off you've had your turn' -
'Go along Irish. I shan't ! Why, I aint galloped im yet'



 
 
 
 


 

Mr. Briggs starts on his fishing excursion.


 



 
  Mr. B. won't have a man with him, as he thinks he can manage a punt by himself; and the consequence is, he is obliged to go to bed while his things are dried, having upset himself, as a matter of course.

 
 
 
Mr. Briggs tries (for many hours) a likely place for a perch; but , upon this occasion, the wind is not in a favourable quarter.

 
 










Minnow caught by Mr. Briggs, August 23rd 1850. - Exact size of life.








Mr. Briggs thinks of running down the day after to-morrow to his friend Haycock for a day's shooting, and has borrowed a dog to go with him. For the ninth time during the night he has been disturbed by the howling of the animal.




Mr. Briggs no sooner returns to his bed, than Mrs. Briggs says, 'My dear! There's that nasty tiresome dog again!!'













Mr. Briggs has another day's fishing.

He is so fortunate as to catch a large eel.








Triumphant success of Mr. Biggs.


Somehow or other (assisted by his little boy Walter), he catches a Jack, which, to use Mr. B.'s own words, flies at him, and barks like a dog !











Mr. Briggs has another glorious day with the hounds, and gets the brush (for which he pays half-a-sovereign - only don't tell anybody).

 
 



 
 


 
1851





Mr. Briggs has backed himself to ride a steeple chase against his friend Muffins, of the St-k Exch-nge. He is going round the course just to look at the jumps.

Spectator (to Mr. B) 'Oh no, sir! - This ain't the Big One. The Big One is after you get out of the lane and afore you come to the brook.






Mr. Briggs Rides his Match




Mr. Briggs is weighed, of course.






His friends recommend him a little jumping powder.







Here he takes a preliminary canter, and puts his horse at a flight of hurdles.






and gets over very cleverly.




Some time after the start, Mr. Briggs goes on the wrong side of the flag, and is obliged to go back, which, as the ground is rather heavy, 'takes it out of old Blunderbuss considerably'.







who, in consequence, makes a mistake at the next fence.






However, Mr. Briggs is not hurt; and after some exertion, remounts.










Mr. Briggs as he appeared, coming to the brook. In the distance may be observed his opponent, who has a nasty fall, but fortunately tumbles on his head.







Mr. Briggs, as he appeared in the brook.





As he appeared when he came out of the brook.









Portrait of Mr. Briggs Winning the race. - N.B. The dense crowd is cheering him.





Mr. Briggs (We suppress the Gentlemman's name for obvious reasons) thinks he will go to Hampton Races.




On his return from the races, he assures his man that he's a most 'ekshellent servant' - that the mare never carried him better. He also tells him to make the mare quite 'comf-able', and to be 'very caref-l of hish candle' because there's so much straw about!








Mr. Briggs, anxious to become a 'complete angler', studies the 'gentle art' of fly-fishing.








Mr. Briggs goes out. His chief difficulty is, that every time he throws his line - the hooks (of which there are five) will stick behind in his jacket and tr-ws-rs.











Mr. Briggs goes grouse shooting.



9 A.M. His arrival on the moor. - Mr. Briggs says that the fine bracing air makes him so vigorous that he shall never be beat. he also facetiously remarks that he is on 'his native heath', and that his 'name is Macgregor!'

The result of the day's sport will be comunicated by Electric Telegraph.




Mr. Briggs grouse shooting.

11 a.m. Mr. Briggs begins to show symtoms of distress. He finds his 'native heath' a very different thing to his native Flag Stones.






12 a.m. Total prostration of Mr. Briggs.




Mr. Briggs is off again shooting.





[A cura di Massimo Cardellini]




LINK al post originale:
John Leech, Mr. Briggs, 1850

LINK pertinenti all'autore trattato:
Gilbert Abbott à Beckett, The Comic History of Rome, xilografie di John Leech,1850
John Leech, Mr. Noddy's, da PUNCH, 1855

LINK all'archivio on line delle opere di Leech disegnate per il celebre Punch:
John Leech Sketch archives from Punch



LINK interni pertinenti al protofumetto di lingua inglese:

John Tenniel, How Mr. Peter Piper... Near Burhampoor, Bengal, 1853.
Richard Doyle, Brown, Jones and Robinson, 1850
John Leech, Mr. Noddy's, 1855
Charles H. Ross & Marie Duval, 'Ally Sloper', 1867, 1
William Heath. White Bait, 1830
Charles Keene, 'The Adventures of Miss Lavinia Brounjones' (1866)
Anonimo, The Flying Machine, 1865
Gilbert Abbott à Beckett, The Comic History of Rome. Xilografie di John Leech, 1850


Di MAX - Pubblicato in : Protofumetto. - Community : arte grafico-narrativa
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Giovedì 22 ottobre 2009




Cham (1818-1879), che è stato uno dei più famosi disegnatori, caricaturisti ed autori di protofumetti del XIX secolo, era lo pseudonimo di Amédée de Noé, figlio del conte Louis de Noé. Dopo studi al Politecnico e di matematica si dedicò al disegno e la pittura.

È celebre anche per aver creato sulla scia di Toppfer un celebre protofumetto
Monsieur Lajaunisse. Collaborò per il famosissimo giornale di satira politica e sociale Charivari per il quale collaborò per ben 36 anni e per cui assunse lo pseudonimo Cham, cioè Cam, un riferimento ai suoi due nomi Charles e Amédée ma anche un comico riferimento  al fatto che egli fosse figlio del conte de Noé, cioè in italiano Noè, l'uomo a cui Dio ordino di salvare la sua famiglia e gli animali dal diluvio che presto avrebbe inviato sul mondo.

Collaborò anche per altre riviste come L'Illustration e si dedicò a scrivere
anche opere teatrali oltre che racconti di viaggio ed albi di caricature.

In questo post presentiamo un suo lavoro uscitò sul celebre giornale di satira sociale e politica Charivari, Souvenirs Charivariques de Spa, in cui Cham prende alla berlina, non senza compiacimento e indulgenza, la ricca fauna che si reca nei posti di villeggiatura per i più disparati motivi, non ultimo il gioco d'azzardo.

















Escursione al Castello di Montjardin


Avviso alla Società protettrice degli animali








Cascata di Coo


Le persone avide di emozioni possono procurarsene di molto intense

compiendo questa gita in barca








La Casa dei Giochi

-Il croupier: A chi queste tessere?
-Tutti: "A me! a me! a me!






Varietà dei bevitori d'acqua

Il bevitore serio ed il bevitore esperto

 

 

 

 

 

 

 

 

Al ballo


-Signore, siate galante! Fate ballare questa signorina di fronte a me
-Qui Signora, non faccio saltare che la banca












Il Risveglio

-Hai per caso sognato un numero?








Il Sogno

-Diavolo! È imbarazzante! Quale sarà quello buono?

 

 

 

 

 

 

 

 


Ah mio Dio! Mia moglie si è sbagliata di fontana! Ha bevuto alla fonte cristalizzante!

Eccola ora completamente congelata! Però, dopo tutto era una bella seccatura!

Decisamente le acque di Spa hanno del buono.


 

 

 

 

 

Rosso perde !!!


-Cribbio! Il denaro che mi restava per pagare l'albergo!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Sentiero degli Artisti


-Al diavole le crinoline!! Fate dunque attenzione, Signora,

la vostra gonna sfrega la mia tela e cancella il mio albero


 

 

 

 

 

 

Le Scatole di Spa


-Ecco dunque la graziosa Scatola amico mio! Non costa che 60 franchi!

Ne prendo una per me e poi una per darla a zia Sophie, una alla cugina Hortense,

poi a mia nipote Caroline ed a sua sorella Marguerite e poi altre due per i nostri amici Blanchet.

Non possiamo tornare da Spa a mani vuote.

 


 

 

 

Un Cattivo Perdente


-Croupier della malora! Prendi questo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Via andiamo! Ecco i cavalli di mia moglie e del suo cugino che se ne vanno ed il mio non vuole saperne di andare!

È sempre così ogni volta che il cugino di mia moglie sceglie i cavalli ho sempre io un broccolo che mi lascia indietro.

 

 

 

 

 

 

La Colonna

 

-Guarda cara, ecco il sito della Colonna del marito, vedi com'è boscoso,
-Il marito?
-Ma no! Il sito.

 

 

 

 

 

 

Signora! Perché piangete?

 

-Signore, ho calpestato inavvertitamente la lastra di san Remacle.

-Rallegratevi, Signora, è contro la sterilità, avrete un bambino.

-Ah, mio Dio! Sono una donna perduta! Mio marito è morto da tre anni!






[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:
Souvenirs charivariques de Spa

LINK ad un sito dedicato a Cham:
Amédée De Noé





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Martedì 13 ottobre 2009




La Signorina Maria Senza cura















II

Maria Senza-Cura non mette mai a posto né i suoi arazzi né la sua lana né i suoi aghi né le sue forbici.

Poiché non presta mai attenzione a nulla, si siede maldestramente sulle forbici e sugli aghi.

Povera Maria Senza-Cura! Si salva lanciando grida terribili, perché gli aghi e le forbici non vogliono abbandonarla.

Non sapendo cosa stia accadendo, Tutu accompagna la sua padroncina con aria triste.







Per strappare le forbici e gli aghi, occorsero delle forti tenaglie ed il più abile chirurgo del luogo. Marie Sans-Cure gridava
quanto più poteva e Tutu, per solidarietà, gridava anche lui... Che pena per la mamma avere una figlia senza cura!










III

MARIA SENZA-CURA ED I SUOI UCCELLINI

Quale felicità per la piccola Maria! Suo zio, il tenente di vascello le ha riportato un giorno una bella gabbia con graziosi uccellini rossi e blu. Fa salti di gioia e promette di averne cura e di essere per essi come una piccola mamma.

All'inizio non fa altro che badare ai suoi graziosi uccellini che fanno cui, cui, cui e saltyano di asticella in asticella per tutta la gabbia.

Maria dimentica presto la sua bambola Franchette, che, per il dispiacere, perde il suono del suo povero corpo.





Uscendo però, Maria Senza-Cura, invece di riagganciare la gabbia, la lascia sul tavolo, ed il cattivo e malvagio Micio si rizza sulle zampe per vedere per osservare gli uccellini.

Con i suoi artigli il malvagio Micio si impadronisce del più bello degli uccellini. Marie Senza-Cura rientra giusto in tempo, corre dietro il gatto con quanto fiato può; ma lo scellerato si rifugia sul tetto e mangia il povero piccolo. Ah! potesse strangolarsi con le piume! Maria Senza-Cura ha un bel piangere, vede divorare il suo caro piccolo uccellino.

Non ci sono più che due piccoli uccellini; e Maria Senza-Cura vuole agganciare la sua gabbia in modo che l'orribile Mico non possa raggiungerli.







Solo che non ha avuto cura di controllare se il chiodo è ben agganciato al muro. Ed ecco gli sfortunati uccellini precipitare con la loro gabbia dall'alto della finestra nel cortile.

Uno dei cari piccolini è rimasto ucciso nella caduta. Maria si lamenta e si strappa i capelli; ma le lacrime non restituiranno la vita al povero piccolo. È troppo tardi.

La gabbia viene riaggiustata e si cura bene l'ultimo dei tre graziosi uccellini. Sfortunatamente per lui, è Maria Senza-Cura che si incarica di dargli i semini nella sua mangiatoia e dell'acqua nella tazzina di cristallo.

Naturalmente Maria Senza-Cura se lo dimentica. E, un bel mattino, ritrova il suo ultimo uccellino morto di fame e di sete nella sua gabbia.







Maria è disperata. Ma questo non riporterà in vita  il povero uccellino...

E la mamma è molto triste pensando al futuro della sua figliolina... Ecco cosa vuol dire essere Maria Senza-Cura!






[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK all'opera originale:
M.elle Marie Sans-Cure





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  • : 16/05/1958
  • : Italia
  • : Curioso critico eclettico lettore accanito
  • : Mi interesso prevalentemente di storia, filosofia, arte e scienze umane prediligendo soprattutto le figure ritenute marginali e le teorie e concezioni eterodosse perché la Verità è sinonimo di morte.

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