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5 ottobre 2009 1 05 /10 /ottobre /2009 07:55










L'UNIVERSO ALLO SCRUTINIO


















































[Traduzione di Massimo Cardellini]

LINK alla prima edizione dell'opera:
Un Autre Monde





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3 ottobre 2009 6 03 /10 /ottobre /2009 09:38

QUINTO SCHERZO




Francobollo commemorativo emesso dalle poste tedesche per il 125° anniversario dell'edizione di Max und Mortiz
e concernente l'episodio odierno.




Il premio Max und Moritz per la manifestazione che si tiene ad Erlangen, una medaglia, è tratta proprio dal secondo disegno della seconda tavola del quinto scherzo.


Come è noto, i veri guadagni nel campo dell'editoria e non solo, oggi dovremmo includere anche la televisione ed il cinema, provengono dal cosiddetto merchandising, cioè dalle infinite applicazioni di un prodotto di successo ad altri prodotti di modo che quest'ultimi ricevano un implemento di valore in quanto veicoli del primo. Tradotto in termini elementari quaderni, cartelle,  astucci, indumenti, gelati, bibite, e così via all'infinito che contengano il marchio e/o le immagini del prodotto di successo.

Max und Moritz, se pur non proprio il primo prodotto in grando di veicolare un vasto merchandising, furono senz'altro tra i primi a renderlo possibile come molte delle immagini dei precedenti post hanno evidenziato. Persino le poste tedesche si sono occupate in varie occasioni sia del loro autore sia dei personaggi da lui disegnati, soprattutto Max e Moritz. Ed in Germania a loro nome è stato creato addirittura un premio relativo all'arte grafica in generale concerneti sia i fumetti sia opere saggistiche che trattino di essi, il Max und Moritz Preis, che si tiene ogni due anni nella cittadina tedesca di Erlangen nella bassa Baviera sin dal 1984.

Oltre all'aspetto commerciale legato a delle imprese, però, i due simpatici, malgrado i loro schersi a volte feroci, teppistelli, sono protagonisti anche di omaggi da parte di vari municipi che hanno loro dedicato addirittura dei monumenti di una singolarità unica, riproducenti molto spesso i due monelli ma anche personaggi dei loro tiri mancini oppure altri personaggi disegnati da Wilhelm Busch e riprodotti platicamente nel bronzo, come il branco di maiali in questa fontana tedesca.


Va debitamente tenuto conto anche della creatività popolare spontanea che fa sì che spontaneamente i due ragazi terribili vengano riprodotti nei materiali più vari dall'abilità dell'artista ed a seconda di quanto rappresentato collocati nei posti più impensabili: tetti di abitazioni, insegne di attività commerciali, facciate di palazzi, giardini, ecc.

Insegna di una taverna a Berlino



Riproduzione sulla facciata di un negozio di prodotti gastronomici di Coblenza
della famosa scena del secondo scherzo ai danni della vedova Bolte


Sempre dal secondo scherzo Max e Moritz mentre "pescano" le tre galline ed il gallo
cucinati dalla povera vedova Bolte, sul tetto di un'abitazione tedesca.

Fontana omaggio a Max e Moritz a Neuehrenfeld (Colonia)

Per quanto concerne il quinto scherzo di Max e Moritz, questa volta esso non è cruento, non ci sono feriti gravi o incidenti dalle spiacevoli conseguenze, forse perché i due lo comminano ad un parente, lo zio Fritz, e con i parenti un  po' di rispetto va preso sempre in debita considerazione. Eppure si tratta di uno scherzo pesante che avrà per il malcapitato una notte passata quasi del tutto in bianco e dopo essersi preso inizialmente un bello spavento.































































































[A cura di Massimo Cardellini]




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29 settembre 2009 2 29 /09 /settembre /2009 07:09

QUARTO SCHERZO


Tavola domenicale, e quindi a colori, di una storia dei Katzjammers Kid, discendenti grafici di Max und Moritz

Anche se Wilhelm Busch creò altri personaggi che gli diedero anch'essi un certo successo e pubblicò molte storie comiche, Max und Mortiz, furono quelli che lo consacrarono alla posterità e ciò si spiega facilmente. I due teppistelli sono praticamente un archetipo universale e come tali validi in ogni tempo e luogo. Essi, in un certo senso, rappresentano il massimo della non integrazione nella società civile, degli autentici selvaggi da piegare alla civiltà, magari attraverso il ricorso a metodi duri se non violenti. Per giusta causa naturalmente, per estirpare da quei primiti la loro propensione a tirare pesantissimi tiri mancini a gente onesta e che vive tranquillamente ben integrata nel sistema e per di più mentre sta lavorando è il massimo di quello che la logica societaria può sopportare.

Essi quindi rappresentano il caos dei legami sociali più forti e per di più il loro agire a danni di innocenti ed ignari cittadini è legata allo scatenamento di una pura e potente libido: Max e Moritz si divertono al massimo a nel realizzare i loro scherzi, godono del male che fanno e spesso ne traggono anche dei vantaggi materiali (i polli della povera vedova Bolte morti per causa  di un loro atroce scherzo verranno infatti divorati dai due vandali ed a passare per colpevole sarà l'innocente cagnolino della vedova stessa).

Per la società borghese, in senso ampio, basata sulla produttività, l'etica del lavoro, la ricerca incessante del profitto, Max e Moritz rappresentano anche, se non soprattutto la personificazione del parassitismo sociale, incarnato in quel momento storico, più che dai senza lavoro e vagabondi di cui ogni società dispone in gran numero, dalla nobiltà ancora potente ed influente nel mondo di lingua tedesca chiamato genericamente Germania, una pura espressione geografica sino all'unificazione del 1866 ad iniziativa della Prussia di Guglielmo II a danno dell'Austria.

Rappresentano anche un'altra forma di parassitismo sociale classico e cioè quello dei briganti da strada che appunto come essi fanno spesso e volentieri, si acquattano a spiare le loro vittime finché il momento più propizio ad agire non li spinge a saccheggiarle procurando loro oltre al danno spesso anche la beffa.

Un tale archetipo narrativo, e nel nostro caso anche grafico, se non poteva non avere degli antecedenti, anche se mai come i due vandali teutonici, non poteva nemmeno non avere dei dicendenti, i più illustri dei quali saranno i più che famosissimi Katzenjammer kids creati da Rudolph Dirks (1877-1968), disegnatore non a caso di origine tedesca.  I due monelli in questione si chiamavano non a caso Hans & Fritz, due nomi tipicamente tedeschi anglicizzati attraverso quell'& tipicamente anglo-sassone al posto del molto tedesco und. Il fumetto venne pubblicato per la prima volta nel mese di dicembre del 1897 sull'American Humorist, supplemento  del quotidiano "Morning Journal" del magnate Randolph Hearst.

Francobollo commemorativo per il 125° anniversario di Max Und Moritz emesso dalle poste tedesche, attinente con il 4° scherzo.

Ritornando a Max und Moritz, Il quarto scherzo dell'albo storico, vede come vittima sacrificale questa volta un personaggio che i due vandali devono aver visto molto poco in vita loro e cioè il vecchio maestro Lämpel, il cui amore per il fumo deve essere notorio localmente tanto da aver indotto i due delinquenti in erba a far riferimento alla pipa del vecchio insegnante per compiere il loro ennesimo scherzo, approfittando del momento in cui il vegliardo, che è anche un uomo pio, si reca in chiesa a suonare l'organo, ce n'è di tempo allora... Memorabile la scena dell'esplosione della pipa dotata di una dinamicità e violenza mai viste in un disegno sino ad allora, un vero e proprio big bang!



 







[A cura di Massimo Cardellini]






 

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21 settembre 2009 1 21 /09 /settembre /2009 11:53












APOTEOSI DEL DOTTOR PUFF










































LINK alla prima edizione dell'opera:
Un Autre Monde
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19 settembre 2009 6 19 /09 /settembre /2009 07:25






TERZO SCHERZO





Statua rappresentante Wilhelm Busch a Seesen.


Non dico che esista un vero e proprio culto nei paesi di lingua tedesca nei confronti dell'autore di Max e Moritz, però ci siamo molto vicini, e se i due protagonisti dell'opera maggiore del disegnatore tedesco non sono certo l'unica forma di vitale merchandising veicolato da un opera letteraria, ne sono per lo meno una delle primissime.

Un po' quindi come per Pinocchio in Italia, Il mago di Oz negli Stati Uniti, Peter Pan  in Inghilterra (ma anche Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie), o Il piccolo principe  per la Francia, o il Don Chisciotte per la Spagna, ecc., il passare del tempo sembra assolutamente non intaccare la vitalità di queste opere e delle loro appendici commerciale fatte di oggetti foggiati nei materiali e nelle dimensioni più disparate.

Sembra quasi di avere a che fare con un processo ritualistico transgenerazionali di trasmissione. Opere e quindi loro protagonisti, unitamente ai personaggi minori ed ambienti in cui si trovano ad agire, omaggiati in tutti i modi possibili ed immaginabili. Istituzioni, aziende industriali, commerciali, artisti, sembrano gareggiare nel rendere immortale e il loro creatore e le sue creature, e dobbiamo anche sinceramente riconoscere che per fortuna ci riescono anche bene!






Francobollo emesso dalle poste tedesche nel 1990 attinente con il terzo scherzo giocato da Max e Moritz al povero sarto Böck.

Il terzo scherzo vede come vittima questa volta il
sarto Böck, che del tutto tranquillo se ne sta in casa (ubicata ahimè, vicino ad un fiumiciattolo) a lavorare. Dopo aver segato l'asse attraverso cui i clienti si recano dal sarto, Max e Moritz provocano il malcapitato, che deciso a bastonarli precipita però nel fiume per via del cedimento dell'asse. Trascinato a riva da due oche a cui egli si aggrappa, il sarto di nuovo a casa sua verrà colto da atroci dolori allo stomaco a cui provvederà la moglie stirandolo con un grande ferro caldo.

La scena finale del terzo scherzo però rappresentata al contrario in un balletto
 rappresentato a Vienna nel 2008 in omaggio ai due celebri teppistelli teutonici.














TERZO SCHERZO





















































[A cura di Massimo Cardellini]



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16 settembre 2009 3 16 /09 /settembre /2009 16:00


SECONDO SCHERZO




Wilhelm Busch, ritratto negli anni 60 del XIX secolo.




Casa natale di Busch a Mechtshausen
Come accennato nel primo post dedicato al capolavoro di Wilhelm Busch, Max und Moritz, la seconda storia, anzi, il secondo scherzo, non è altro che la prosecuzione del primo. La povera vedova Bolte, oltre al danno, cioè l'uccisione dei suoi quattro pennuti, subisce ora ad opera dei due delinquenti in miniatura, anche la beffa e a rimetterci è il solito innocente, in questo caso il cagnolino della stessa vedova Bolte.

Vorremmo soprattutto sottolineare di questa storia la grande vignetta di pagina 12, ipraticamente una tavola vera e propria, in cui l'autore ha saputo genialmente amplificare gli effetti comici della vicenda rappresentando con la tecnica dello spaccato applicato all'abitazione della vedova Bolte, tre scene che accadono simultaneamente in tre piani diversi della stessa abitazione: 1) il furto dei polli attraverso la cappa del cammino da parte dei due monelli teutonici attraverso un uso improprio di una canna da pesca, che avviene ovviamente sul tetto della casa; 2) l'allarme lanciato dal cagnolino consapevole che stia accadendo qualcosa di insolito, ambientato all'interno della cucina della casa, e quindi nella parte centrale della tavola e infine 3) la vedova Bolte, che si è assentata per andare a prendere qualcosa in cantina da un contenitore cilindrico di legno, assolutamente ignara di quanto stia invece accadendo. Si tratta di una lezione a dir poco magistrale, la storia sarebbe stata godibile lo stesso attarverso tre rappresentazioni diverse ma l'unificazione di fatto di tre vignette in una tavola che conserva ed anzi esalta la vis comica della storia va tutta a lode del loro autore.

Oggetto in bronzo ritraente la vedova Bolte di questo secondo scherzo.
In Germania non soltanto i due protagonisti sono estremamente popolari
ma anche i personaggi, anzi le vittime stesse dei loro tiri mancini.










SECONDO SCHERZO
























































[A cura di Massimo Cardellini]




 


 

 

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14 settembre 2009 1 14 /09 /settembre /2009 07:09




Wilhelm Busch, Max e Moritz. Una storia per bambini in sette scherzi








Colonia, Monumento dedicato ai due monelli Max e Moritz.




Quasi impossibile essere brevi e soprattutto esaustivi quando si deve trattare di questo grande classico della letteratura per l'infanzia, Max und Moritz, la cui popolarità, nel paese che gli diede i natali, è a dir poco immensa tanto da interessare tutti i campi dell'arte o dei mezzi di comunicazione di massa, quando si tratta di celebrarne una qualche ricorrenza.

Il suo autore Wilhelm Busch (1832-1908), nacque a Wiedensahl, nella Bassa Sassonia, maggiore di sette fratelli, per motivi economici e di di spazio abitativo fu affidato all'età di nove anni ad uno zio, sacerdote presso Gottinga, che gli impartì lezioni private insieme al figlio del mugnaio del paese.




È da questo periodo fgelice dell'infanzia fatto oltre che di studi anche di giochi, scherzi e scorribande che probabilmente Busch trasse ispirazione per i suo personaggi principali Max e Moritz. Dopo studi di ingegneria, presto smssis, Busch si dedicò alla pittura iscrivendosi all'accademia di belle arti di Düsseldorf.

Se la celebrità gli fu data da questi due personaggi, Busch non disegnò soltanto queste storie, come in questo blog abbiamo già avuto modo di mostrare, e come vedremo in futuro, ma anche molte altre tutte caratterizzate dal suo stile molto lineare e caratteristico, molto fumettistico. Tutte caratetrizzate da un umorismo nero a volte macabro ed a tratti surreali per come vanno a concludersi.



Max e Moritz, fu edito nell'aprile del 1865 ed ha per sottotitolo "Una storia per bambini in sette scherzi". L'albo è da molti  critici considerato come una forma antesignana di fumetto, noi siamo d'accordo e più semplicemente ed appropriatamente la definiamo una delel migliori forme di protofumetto. L'albo è suddiviso in sette storie oltre ad un prologo edd un epilogo, anche se in realtà le prime due avendo di fatto gli stessi protagonisti e lo stesso ambiente e continuità tematica, possono essere considerati una sola.

Le storie sono narrate in rigorosissima rima baciata, come è abbastanza tipico nei protofumetti e nelle prime forme di fumetti storici che hanno conosciuto, per vari motivi per un certo periodo, un dualismo espressivo, in questo senso, accanto ai veri e propri fumetti dotati sia del canonico filatterio sia delle onomatopee ed altri espedienti grafici relativi alla natura dei dialoghi proferiti dai personaggi (dialoghi gridati, sussurrati, pensati, ecc), ma questa, come diceva un celebre scrittore del XIX secolo, è un'altra storia.

 

Oggi presentiamo il primo scherzo includendovi anche le due pagine del prologo. A far le spese dei tiri mancini dei due teppistelli è la vedova Bolte, proprietaria di tre galline e di un gallo. Max e Moritz, dopo avere preparato una trappola a dir poco ingegnosa,  che contribuisce alla morte dei quattro animali, i cui schiamazzi attirano la poverina che ignara di chi sia stato a rovinarla in tal modo, non può che deporre gli animali e portarli piangente nella propria abitazione.








La vedova Bolte, vittima del primo scherzo di Max e Mortitz, in un francolobollo emesso dalle poste tedesche nel 1990.








Max e Moritz

Una storia per bambini in sette scherzi


di

Wilhelm Busch







PROLOGO













PRIMO SCHERZO























































 

Primo scherzo

Vittima del primo scherzo è la vedova Bolte, la cui unica gioia e orgoglio sono tre galline e un gallo. Max e Moritz tendono la trappola, annodando due fili incrociati e legando alle quattro estremità un pezzettino di pane. La trappola viene stesa nel cortile della vedova Bolte e immediatamente adocchiata dalle inconsapevoli vittime, che inghiottono i bocconi con ingordigia ritrovandosi legati tra di loro. Presi dal panico, i volatili iniziano a dimenarsi e a battere le ali fino a rimanere impigliati fra i rami di un albero di mele; fanno giusto in tempo a deporre un ultimo uovo e poi muoiono soffocati. Destata dagli schiamazzi, la vedova accorre nel cortile, dove si trova impotente di fronte alla tragica scena. La donna piange lacrime di disperazione, ma non le resta che staccare pietosamente i cadaveri dall'albero e rientrare mestamente in casa con i polli sottobraccio.

 

  




















[A cura di Massimo Cardellini]


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7 settembre 2009 1 07 /09 /settembre /2009 17:52

Abbiamo già presentato Wilhelm Busch, nel caso in fondo al presente post abbiamo collocato i link interni che riguardano il grande artista tedesco già editi. La presente storia ad immagini è godibilissima per un pubblico italiano in quanto il linguaggio musicale esprimentisi ancora internazionalmente in tale lingua nel XIX secolo, l'utilizzazione delle indicazioni ai brani musicali non diventano altro che il titolo di ogni vignetta. Da questa ambivalenza discende la forte vena umoristica sino alle scene finali in un crescendo di comicità sino ad esiti grotteschi e surreali. Un secolo e mezzo e non li dimostra.



 
Wilhelm Busch

Der Virtuos


The Virtuoso

Il Virtuoso


Silentium





Introduzione





Scherzo





Adagio





Adagio con sentimento





Piano





Smorzando





Maestoso





Capriccioso





Passagio chromatico




Fuga del diavolo




Forte vivace




Fortissimo vivacissimo




Finale furioso




Bravo Bravissimo










[A cura di Massimo Cardellini]


Link all'opera:


LINK interni:
Wilhelm Busch, La Pulce o Disturbo e ristabilimento della pace notturna, 1865
Wilhelm Busch, Der hohle Zahn, 1865



LINK pertinenti:

SAGGIO. Protofumetto. Antoine Sausverd, La pulce, il cane e la macchina da presa
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5 settembre 2009 6 05 /09 /settembre /2009 13:50

 

 

Thomas Rowlandson

Tre viaggi alla ricerca del pittoresco, di consolazione e di una moglie.

 

 


Il negozio di stampe di Rudolph Ackermann, 1809 di anonimo.

Nel 1809, Thomas Rowlandson propose ad Ackermann, libraio ed editore notissimo, dei disegni che rappresentavano un vecchio maestro di scuola, che preso da passione per le belle arti, si lancia in una ricerca sfrenata del pittoresco in mezzo agli spettacolari paesaggi del nord dell'Inghilterra.


Ackermann, stava per pubblicare una rivista di versi romantici, genere molto alla moda all'epoca e per cui ricercava delle immagini attraenti. Gli venne l'idea che quelle che gli aveva proposto Rowlandson erano molto adatte al suo Poetical Magazine, se avesse potuto trovare un testo per "illustrarle".


 

 

King's Bench Prison, luogo di detenzione per debitori.

William Combe, l'autore dei testi di Dr. Syntax,

trascorse quarant'anni della sua vita in questo perimetro.

Per scrivere questo testo, Ackermann ricorse a William Combe (1841-1823), uno scrittore molto vecchio, condannato per debiti, che viveva da più di trenta anni in semi libertà, in un appartamento situato vicino alla prigione del Re, da cui non aveva il diritto di allontanarsi per più di alcune centinaia di metri.

 

Combe accettò la proposta di buon cuore ed un accomodamento fu trovato secondo il quale l'artista doveva far giungere un disegno ogni mese a Combe che avrebbe composto un testo versificato a partire da esso.

 

Stando allo stesso Combe, sembra che il disegno sia stato fornito senza altra spiegazione, lo scrittore aveva l'incarico di illustrare in versi un'immagine di cui ignorava in realtà, l'intenzione originaria. Combe chiama "illustrazione metrica" questa curiosa procedura di scrittura che testimonia di un’epoca in cui gli illustratori stavano assumendo sempre di importanza nell’editoria (si sta entrando nell’età dell’illustrazione romantica).

 

 

Questa modalità di collaborazione molto strana e stramba sembrava tuttavia essere conveniente ai due autori che non si sono mai incontrati di persona. Dopo la sua pubblicazione a puntate nel "Poetical Magazine", il primo viaggio del dottor Syntax fu pubblicato sotto forma di libro nel 1812 da Ackermann. Questa prima edizione rapidamente esaurita, conmobbe nei dodici successivi mesi ben cinque ristampe di grande formato.

 

Nel secondo decennio del Ottocento, la serie del Dr. Syntax conobbe un successo formidabile. Il suo esempio dimostrò agli artisti ed agli editori a qual punto un personaggio grafico poteva diventare popolare presso il pubblico, anticipando le operazioni di merchandising oggi associate ai personaggi del fumetto. Gli inglesi acquistavano dei cappelli, degli indumenti Dr. Syntax, dei boccali, delle bambole, ecc. Si videro anche le ampie parrucche dei tempi andati tornare di moda.

 


 

Syntax fu anche copiato senza vergogna in Inghilterra ed all'estero. Si vide comparire un "Viaggio del Dottor Syntax a Londra"; "Il Dottor Syntax a Parigi alla ricerca del Grottesco"; "La vita di Napoleone secondo il Dottor Syntax" e "Dottor Prosodia"; mentre in Germania, un certo Fred Hempel scriveva sotto lo pseudonimo di Peregrinus Syntax.

 

Il viaggio del Dr. Syntax alla ricerca del Pittoresco fu tradotto con il titolo di "Die Reise des Doktor Syntax, ins Deutsche über-tragen", (Berlino 1822). Esiste anche un adattamento in francese con delle molto belle interpretazioni alla matita litografica delle immagini di Rowlandson: "Il Don Chisciotte Romantico o viaggio del Dottor Syntassi alla ricerca del Pittoresco e del Romantico", poema in XX canti, liberamente tradotto dall'inglese e decorato con 26 incisioni dal signor Gandais, Parigi, presso l'autore, presso Pelicier, 1821.

 

In seguito a questo successo roboante, Rowlandson, Ackermann e Combe si sbrigarono evidentemente di proseguire questa collaborazione editoriale, una delle più fruttuose dell'epoca.

 

Le vendite del primo Dr. Syntax diminuendo progressivamente verso la fine del secondo decennio del XX secolo, dopo una spettacolare serie di ristampe, Ackermann propose a Rowlandson e Combe di preparare una seconda serie, con il titolo "Il dottor Syntax cerca una consolazione". Il romanzo a puntate terminò nel 1820 e benché il suo successo fu minore di quello del primo "viaggio", fu riedito diverse volte.

 

 

Il successo fu tale che Ackermann richiese immediatamente all'artista ed all'autore un terzo "viaggio", questa volta alla ricerca di una moglie. Come il precedente, lo si editò dapprima sotto forma di una storia a puntate mensili e l'opera ebbe di nuovo successo presso il pubblico.

 

Ci limitiamo, ovviamente a riprodurre le illustrazioni tratte dal sito citato al link in fondo al post. Chi volesse invece leggere l'opera, per intero, cioè i versi scritti appositamente da William Combe, può farlo cliccando qui, verrete reindirizzati al potentissimo sito in continua espansione di Internet Archive e precisamente ad un'edizione dell'opera del 1903.

 

 

 

 




























































































































































































































































































































































































[A cura di Massimo Cardellini]


Link al post originale:
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1 settembre 2009 2 01 /09 /settembre /2009 08:24

I "DIFETTI DEI BAMBINI" DI BERTALL

 

 

 

di Antoine Sausverd







Bertall, Défauts des enfants– Le petit poltron, [Difetti dei bambini- il piccolo pigro], La Semaine des enfants del 29 maggio 1858.

 

 

Curando i testi quanto le immagini, La Semaine des enfants contrassegnò il Secondo Impero e fece scuola nel campo delle pubblicazioni per la gioventù. Questo settimanale sottotitolato "Rivista di immagini e di letture divertenti ed istruttive", fu lanciato nel 1857 dall'editore Louis Hachette in collaborazione con il tipografo Charles Lahure. Proponeva dei racconti illustrati dai disegnatori molto famosi: Gustave Doré, Bertall, Émile Bayard, Georges Fath o ancora Horace Castelli.Questi testi apparivano in seguito in volumi nella "Biblioteca rosa" creata lo stesso anno. I più famosi romanzi così prepubblicati furono quelli della Contessa di Ségur.


Rivolgendosi "ai padri ed alle madri di famiglia", l'editore confida le sue intenzioni nel suo primo numero: "La Semaine des Enfants, destinata a divertire i suoi giovani lettori istruendoli, ecciterà vivamente la loro curiosità con dei racconti  interessanti e con delle belle illustrazioni e farà così volgere il loro ardore per il piacere a profitto di un insegnamento, molto semplice indubbiamente, ma utile per il presente e fecondo per l'avvenire [1].

 

I " Difetti" di Bertall


 

 Albert, visconte Arnoux, conte di Limoges-Saint-Saëns, più noto con lo pseudonimo di Bertall (1820-1882) è colui che firma in La Semaine des enfants i contributi che ci interessano di più. Bertall è uno degli illustratori e caricaturisti più prolifici del suo tempo. A questo proposito, Henri Béraldi scrive: "artista molto originale e spirituale senza cattiveria; uno di quegli uomini preziosi che hanno il raro privilegio di distrarre e di divertire i loro contemporanei, cosa di cui bisogna essergli molto riconoscente; ce ne sono così tanti che li annoiano!" [2]. Bertall, che fu anche scrittore e fotografo, estese le sue attività alla letteratura ed all'illustrazione infantile a partire dalla fine degli anni 50 del XIX secolo.

Dal 1857 al 1862, parteciperà anche ad una ventina di numeri di
La Semaine des enfants. Si tratta, ad ogni numero, di aneddoti o di racconti edificanti aventi a soggetto un difetto attribuito al mondo dell'infanzia: così, un po' alla volta dispettosi, impiccioni, sfaticati, disobbedienti, indipendenti, vanitosi, gli eroi giovanili di Bertall sono puniti nel finale dalle loro differrenti debolezze.


In sé, queste storielline moralizzanti rispettano li spirito che l'editore voleva immettere nella sua pubblicazione: "Nei nostri racconti, tutto sarà semplice, tutto sarà breve e tutto sarà anche divertente; ma, allo stesso tempo, tutto sarà istruttivo e soprattutto morale e tenderà a far penetrare impercettibilmente nei giovani cuori l'amore della religione e della virtù [3]".


 

I contributi di Bertall raggruppati per la maggior parte sotto il titolo "Défauts des enfants", assumono varie forme. Innanzitutto, precisiamo che la sequenzialità di queste storie ad immagini è a volte del tutto relativa. Alcune pagine somiglio molto ad un assemblaggio tematico di scene nelle quali il bambino fa prova in diverse circostanze della sua mancanza morale! («Le petit paresseux [Il piccolo pigro]», 1857). Inoltre, la lunghezza di questi difetti raccontati in immagini è più o meno sviluppata. Possono anche ridursi a due sole immagini, («Le Taquin [Il dispettoso]» o «Le petit Taquin [Il piccolo dispettoso]», 1857) o durare, per alcune settimane, sino alle sei pagine come Toto l'indépendant [Toto l'indipendente] (1858) o Georges le distrait [Giorgino il distratto], 1862 [4]. In quest'ultima storia, la distrazione di un bambino comporta una serie di incidenti che finiscono con il costare caro a suo padre. Tre volte di seguito, quest'ultimo- "dispiaciuto di avere un figlio così distratto"- deve riparare i danni della sua progenitura. Ogni volta, questa scena presenta il padre nella medesima postura mentre prende il portafogli. Bertall si ispira qui ad un processo comico di ripetizione  che ricorda molto quello utilizzato da Rodolphe Töpffer nelle sue storie ad immagini. Per via della loro lunghezza e del loro sviluppo, queste storie più lunghe sono le più interessanti e si stagliano rispetto alla produzione di allora. Senza contare che si tratta molto probabilmente delle prime storie ad immagini realizzate in Francia destinate ai bambini.

 


Da Struwwelpeter al Piccolo poltrone


Alla stessa epoca, in Francia, le storie ad immagini si trovavano piuttosto sulla stampa satirica riservata agli adulti e più specificatamente sulle pagine delle riviste pubblicate dalla casa editrice Aubert, come Le Journal pour Rire, a cui Bertall partecipa e dà all'occasione delle storie ad immagini.


Ma prima di questi "Difetti dei bambini", è oltre Reno che bisogna andare a cercare degli esempi di storie ad immagini per bambini. Nei Münchener Bilderbogen che Wilhelm Busch consegna tra il 1859 ed il 1871, l'autore di Max und Moritz aviluppa questo stesso modo singolare di raccontare corte sequanze umoristiche: testo ed immagine, direttamente giustapposti e dipendenti, formano delle unità di eguale valore che si ordinano su una stessa pagine.


Se, per la forma delle sue storielline infantili, Bertall a potuto ricordarsi di questi Bilderbogen, per lo sfondo, è dall'opera di un altro tedesco che si è a colpo sicuro ispirato: Heinrich Hoffman (1809-1894), l'autore del celebre Struwwelpeter pubblicato nel 1845. In questo libro, primo del genere, Hofmann rovescia le pubblicazioni infantili dell'epoca: "delle emozioni primitive e violente penetrano come un uragano devastante nel bell'ordine debole delle cose infantili [5]". Struwwelpeter raccoglie dieci piccoli racconti in versi ed illustrati sia altrettanti difetti infantili. Ogni volta, la caduta di queste storielle è abbastanza violenta cioè funesta, ma è attenuata da un certo non senso. Così, troviamo Struwwelpeter, il personaggio che dà il titolo al libro (illustrazione qui a fianco), che non si cura della propria igiene, si ritrova con dei capelli in disordine e delle unghie lunghissime; Paulinchen (Paolinetta nella traduzione italiana), una ragazzina che finisce bruciata viva per aver giocato con dei fiammiferi; Konrad (Corrado), che succhia isi succhia i pollici, si fa tagliare le dita dal sarto dalle grandi forbici o ancora Suppen-Kaspar (Gasparino) che muore di fame per aver rifiutato di mangiare la sua zuppa.

 

Il libro di Heinrich Hoffman non conobbe una traduzione francese che nel 1860 da parte di Trim presso l'editrice Hachette sotti il titolo Pierre l’Ébouriffé [6]. Il suo successo lanciò una moda di albi sul tema del bambino terribile [7]. E Bertall ne fu l'artefice per le edizioni Hachette. È anche l'autore di Les enfants terribles (s.d.), Les infortunes de Touche-à-tout (1861), Mademoiselle Marie Sans Soins (1867) [8], Monsieur Hurluberlu et ses déplorables aventures (1869), Mademoiselle Jacasse (1869), etc.

 

I "Difetti dei bambini" di Bertall pubblicati sin dal 1857 prefigurano dunque questa moda. Ma le conclusioni di queste storie edificanti rimangono molto sagge in rapporto agli eccessi di Hoffman: così, lo sfrontato viene bagnato con una secchiata d'acqua(« Le petit volontaire »), i begli indumenti della elegantona prendono fuoco (« La petite coquette »), il dispettoso si fa strappare il fondo dei pantaloni da un cane (« Le petit taquin »), l'analfabeta non ritrova la sua strada nel parco(« Le petit paresseux »), Il ladro di ciliege rimane intrappolato in una gabbia per lupi (« Le petit désobéissant »), etc.


Gli avvertimenti di Bertall restano piuttosto realistici, con un eccezione quasi: la caduta del "Piccolo Poltrone" del 1858, la storia presentata iall'inizio di quest'articolo, ricorda la sorte riservata a Pierino Porcospino. In questa storia, un giovane recalcitrante soffre di un mal di denti ma rifiuta di farsi curare da un celebre dentista di allora, Georges Fattet, "Dentista delle persone di mondo" [9]. Con fracasso fugge dal gabinetto dentistico. Le due ultime vignette di questa tavola testimoniano di un irrealismo umoristico ed anche ironico: la prima si attarda sul dentista ed il suo assistente "colti da un violento dispiacere pensando al futuro dello sfortunato bambino". L'ultima rivela la sorte del giovane pigro che, non curando i suoi denti, finisce afflitto da una mascella mostruosa. Una sorte degna di Struwwelpeterche rifiuta che gli si tagli capelli ed unghie.

In Bertall come in Hoffman, la mostruosità fisica, manifestazione di un difetto morale, assume una diversa ampiezza grazie all'immagine.


 


Les «Défauts des enfants» [I difetti dei bambini] di Bertall in La Semaine des enfants [La Settimana dei bambini], (1857-1876).

Quest'inventario può essere incompleto perché attualmente sono soltanto consultabili su Gallica, i seguenti volumi: dal 1 al 16 ; dal 20 al 22 ed il 25.


     - 7 février 1857 : «Le petit volontaire [Il piccolo volontario]»
     - 21 février 1857 : «Le taquin [Il dispettoso]»
     - 4 avril 1857 : «La petite coquette [La piccola elegantona]»
     - 18 avril 1857 : «Le petit taquin [Il piccolo dispettoso]»
     - 30 mai 1857 : «Le touche-à-tout [L'impiccione]»
     - 20 juin 1857 : «Le petit paresseux [Il piccolo pigro]»
     - 12 septembre 1857 : «Le petit désobéissant [Il piccolo dissubidiente]»
     - 29 mai 1858 : «Le petit poltron [Il piccolo ozioso]»
   

-Du 11 septembre au 16 octobre 1858 : «Toto l’indépendant»


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- 17 décembre 1859 : «Le petit vaniteux [Il piccolo vanitoso]»


- 11 au 29 octobre 1862 : «Georges le distrait»


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NOTE


[1] «Aux pères et aux mères de famille [Ai padri e alle madri di famiglia]», La Semaine des Enfants, n° 1, 3 gennaio 1857, p.2.


[2] Henri Béraldi, Les Graveurs du XIXe siècle. Guide de l’amateur d’estampes modernes. Tome II. Paris, Librairie L. Conquet, 1885, p.45 : notice sur Bertall [Nota su Bertall]



[3] "Ai padri ed alle madri di famiglia", op. cit.


[4] "Georges le distrait" è inoltre stato ripubblicato sotto forma di un libricino e con lo stesso titolo, da Eugène Ardant, editore di Limoges, en 1889 [Vedi link interno in fondo al presente post per una sua traduzione italiana]. Questa storia è stata rimontata secondo il principio di una vignetta per pagina. Vedere l'esemplare digitalizzato su Gallica.


[5] Nelly Feuerhahn, "De Pierre l’ébouriffé à Crasse-Tignasse. La réception française du Struwwelpeter (H. Hoffmann, 1845). Contributo ad una storia degli scambi culturali comici in Europa", In: Autour de Crasse-Tignasse, Bruxelles, Théâtre du Tilleul, 1996, p. 26.


[6] Una delle prime traduzioni di questo libro in francese è scaricabile sul sito della biblioteca digitalizzata di Braunschweig: Pierre l’Ébouriffé, joyeuses histoires et images drôlatiques pour les enfants de 3 à 6 ans. Traduit de l’allemand du docteur Hoffmann sur la 360e édition par Trim, Paris, Sandoz et Fischbacher, 1872, [Per una sua presentazione nel presente blog in lingua italiana vedi: Protofumetto. Letteratura per l'infanzia. Germania. Heinrich Hoffmann, Pierino Porcospino, [Struwwelpeter], 1845. (Edizione inglese del 1848)]


[7] A questo proposito, leggere: Nelly Feuerhahn, "De Pierre l’ébouriffé à Crasse-Tignasse. La réception française du Struwwelpeter (H. Hoffmann, 1845). op. cit.


[8] Mademoiselle Marie Sans Soins [La Signorina Maria Senza-Cura] è egualmente scaricabile dal sito della biblioteca digitale di Braunschweig.


[9] All'epoca Georges Fattet è il dentista della ricca clientela borghese. Non esita a condurre numerose operazioni pubblicitarie roboanti, come ad esempio una discesa ai Champs-Elysées su un carro  munito di una dentiera gigante, Si dichiara professore di protesi dentaria ed inventore degli "osanores", (denti artificiali di avorio di ippopotamo senza fare uso di oro). Fu una delle vittime della matita di Cham che pubblicò delle caricature in Le Charivari tra il 1845 ed il 1850.Vedre a questo soggetto l'articolo seguente sul sito della Société française d’Histoire de l’Art dentaire: http://www.bium.univ-paris5.fr/sfhad/cab/texte02.htm.Da notare che facendo intervenire Georges Fattet, Bertall si rivolge sia ai bambini quanto agli adulti.
Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:
Les "Défauts des enfants" par Bertall


LINK interni relativi ad opere tradotte di Bertall:
Bertall, Georges le distrait, 1889, [Giorgino il distratto]

Briffault, Paris dans l'eau, 1844. Illustrazioni di Bertall.
berquinades

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