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31 agosto 2009 1 31 /08 /agosto /2009 09:38

Sir John Tenniel (1820-1914), fu un celebre pittore e disegnatore inglese che collaborò molto a lungo per la famosissima rivista londinese di satira politica e di costume Punch, anche se oggi è soprattutto ricordato per le sue splendide illustrazioni dei due capolavori letterari scritti dal reverendo Lewis Carroll e cioè Alice nel paese delle meraviglie ed il suo seguito Dietro lo speccchio.

Grazie al sostegno di un altro famoso disegnatore di Punch, Charles Keene, iniziò ad avere un certo riconoscimento nel disegno satirico ed umoristico. L'illustrazione delle favole di Esopo ebbero un buon successo. Nel 1850 infine diventò disegnatore associato per Punch insieme a John Leech, un altro grande dell'illustrazione dell'epoca. Un importante riconoscimento gli giunse nel 1874 quando egli fu eletto come membro
ad honorem del Royal Institute of Painters in Water Colours e nel 1893, su iniziativa di Gladstone gli fu offerta la carica di Cavaliere.

Le storie presentate sono interessanti perché oltre al loro valore artistico intrinseco, esse sono basate su di un personaggio ricorrente soddisfacendo così un criterio, quello della serialità che diventerà fondamentale, ed anche sin troppo, nel successivo vero e proprio fumetto. Questo Mister piper apparentemente sfortunato ad ogni episodio, poi per motivi quasi providenziali riesce sempre a fare un'ottima figura, segno indubbiamente che la missione civilizzatrice dell'uomo bianco è ben vista nell'alto dei cieli...
 
 



How Mr. Peter Piper...

Near Burhampoor, Bengal

1853






1



How Mr. Peter Piper Enjoyed a Day's 'Pig-sticking'
Near Burhampoor, Bengal
Mr. Peter Piper rides to cover, and comes to the conclusion, that a camels back bears little or no resemblance to an arm-chair.



Having arrived at the 'Hunting Ground', Mr. Peter Piper tries to take a 'first spear' and fails.



Mr. Peter Piper begins to think 'pig-sticking' a sport only fit for maniacs. He anathematizes all foreign countries -



- and Bengal in particular, and fervently wishes himself in the bosom of his family.



After a tremendous run for his life, Mr. Peter Piper meets a trusty syce, who, to the intense delight of Mr. Piper has brought his horse.



On his way through the jungle, Mr. Peter Piper encounters a 'sounder' and dispatches three 'hogs' in gallant style.



He persues his way in a triumphant manner -



- and ultimately rejoins his friends at 'tiffin', where he affirms that a day's 'pig-sticking' is the height of all human enjoyment and Bengal rather a jolly place than otherwise.





2




 


Mr. Peter Piper is morally certain that he can't possibly fire without upsetting the canoe.



Moment of intense anxiety - Mr. Peter Piper fires and his prediction is fulfilled.



The shot, however, takes effect - the buffolo becomes a corpse, but Mr. Peter Piper thinks it hardly worthwhile securing the body.



Mr. Peter Piper has no faith whatever in 'those gimcrack canoes' and begins to think buffalo-shooting 'very poor fun' as compared with 'pig-sticking'. He takes a little refreshment.



Terrific descent of a heard of buffalos. Mr. Peter Piper is seized with a panic -



- and with considerable difficulty climbs into a tree for safety. Peculiarly perplexing position of Mr. Peter Piper.



But a well-directed second barrel settles the matter satisfactorily, and Mr. Peter Piper 'knocks over' the 'monster' in gallant style.



Having secured the skin and horns as trophies of his prowess, Mr. Peter Piper returns to Burhampoor in a triumphant manner.









3




How Mr. Peter Piper Was Induced to Join in a Bear-hunt
Near Burhampoor, Bengal
Mr. Peter Piper takes up what he considers to be a 'first-rate' position'. The firework is about to be thrown into the den of the bear - moment of intense exitement.



Sudden and unexpected appearance of a bear in the wrong direction. Mr. Peter Piper begins to think his position rather inferior than otherwise.



But - nothing daunted - he grapples manfully with his ferocious antagonist, and a terrific struggle ensues.



In due course of time Mr. Peter Piper and the ferocious antagonist arrive at the bottom of the ravine, in a very dilapidated and exhausted condition.



Having collected his scattered senses, Mr. Peter Piper is determined to subdue the monster or 'perish in the attempt'. He prepares to renew the conflict.



A desperate struggle ensues and Mr. Peter Piper is on the point of 'perishing in the attempt', when a timely shot from his trusty syce alters the position of affairs.




Mr. Peter Piper returns to Burhampoor in a triumphant manner, and begins to look upon himself in the light of a hero.







4




How Mr. Peter Piper Accepted an Invitation
From the Rajah of Rhubburddubdub to Hunt a 'Royal Bengal Tiger'
Elated by his recent triumphs, Mr. Peter Piper is determined to perform prodigies of valour, but is somewhat disconcerted on trying to mout his elephant in an active manner.



On entering the jungle an appaling growl is distinctly audible; the elephant is seized with a panic and gets rid of Mr. Peter Piper by a summary process.



Bewildered condition of Mr. Peter Piper on reaching the ground. (Another growl). Wherever he turns his frenzied gaze he 'makes sure' he sees the tiger. He begins to feel no longer valiant -



- and is on the point of 'lifting up his voice' for help, when the Mahout reappears with the elephant, which performs a timely service by lifting up his body. Mr. Peter Piper is rescued from the horrors of his position.



Once more securely seated on the back of the elephant, Mr. Peter Piper persues the chase with renewed energy. Terrific appearance of the 'Royal Bengal Tiger'.



Ungovernable rage of the infuriated elephant. The 'Royal Bengal Tiger ' falls to rise no more. In the intensity of the excitement Mr. Peter Piper looses his equilibrium.



On regaining his perpendicular Mr. Peter Piper perceives the dangerous condition of the 'feline monster' , and determines to 'polish him off at once' . He does so in gallant style.



Mr. Peter Piper receives the congratulations of his friends for the 'indomitable courage' and 'reckless daring' he has manifested throughout the perils of the day's adventure.








[A cura di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:
Early Comics Archive


LINK interni pertinenti:

Richard Rowlandson, Tre viaggi alla ricerca del pittoresco, di consolazione e di una moglie, 1812, 01 di 03
John Tenniel, How Mr. Peter Piper... Near Burhampoor, Bengal, 1853
La storia sorprendente ed interessante di John Giller l'ammazzagiganti, 1830
Richard Doyle, Brown, Jones and Robinson, 1850
John Leech, Mr. Noddy's, 1855
Charles H. Ross & Marie Duval, 'Ally Sloper', 1867, 01
William Heath. White Bait, 1830
Charles Keene, 'The Adventures of Miss Lavinia Brounjones' (1866)
Anonimo, The Flying Machine, 1865
Gilbert Abbott à Beckett, The Comic History of Rome. Xilografie di John Leech, 1850



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30 agosto 2009 7 30 /08 /agosto /2009 10:53


Da uno dei più grande autori ottocenteschi di storie illustrate destinate alle riviste ed aventi come pubblico mirato l'infanzia, presentiamo un'altra storia tratta dal giornale che le ospitò per molti anni il Münchener Bilderbogen. Il suo autore, Wilhelm Busch, è famoso soprattutto per la creazione die due personaggi Max und Mortitz che presenteremo quanto prima possibile trattandosi di uno dei più grandi classici del protofumetto e che nella sua patria natia gode di una fama imperitura al pari del nostro Pinocchio  o di Alice nel paese delle meraviglie.



LA PULCE

o

Disturbo e ristabilimento della pace notturna

























































































[A cura di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:
Der Floch

LINK interni:
Wilhelm Busch, Der hohle Zahn, 1865.
Antoine Sausverd, La pulce, il cane e la macchina da presa, interessantissimo saggio di Antoine Sausverd sui rapporti tra il protofumetto di varie nazioni ed il cinema nascente


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28 agosto 2009 5 28 /08 /agosto /2009 11:52

UN ALTRO MONDO






Il grande caricaturista ed illustratore Jean Ignace Isidore Gérard (1803/1847), più noto come Grandville è nel suo paese natio una celebrità a tutt'oggi e come al solito totalmente sconosciuto nel nostro.

Nato a Nancy, si trasferì all'età di 21 anni a Parigi dove pubblicò
Les Tribulations de la petite propriété [Le tribolazioni della piccola proprietà], una raccolta di litografie, Les Plaisirs de toutdge [I piaceri di toutdge] e La Sibylle des salons [La Sibilla dei salotti]. La notorietà gli giunse con Les Métamorphoses du jour [Le Metamorfosi del giorno] del 1829.

L'alta qualità dei suoi disegni troverà un gran numero di imitatori e testimoniano soprattutto la sua grande influenza sull'illustrazione del fantastico.


La sua collaborazione con i più importanti giornali illustrati dell'epoca come La Silhouette, L'Artiste, La Caricature, Le Charivari,
testimoniano anch'essi del suo grande apprezzamento. presso gli editori. Le sue tavole furono sempre caratterizzate da una forte satira dei costumi ed ebbe anche a bersaglio la monarchia di luglio, da qui i provvedimenti addotti dal ministro Adolphe Thiers miranti a far avere un'autorizzazione preventiva per poter pubblicare disegni e caricature, cioè la censura.

Da allora Grandville si è dedicato prevelentemente all'illustrazione di opere classiche (Don Chisciotte della Mancia, Le favole di La Fontaine, I viaggi di Gulliver, Robinson Crusoe) e moderne  (Balzac) di letteratura riscuotendo un successo sempre più grande.

Le sue opere più note ed apprezzate sono quelle trattanti storie del tutto fantastiche a cui egli seppe dare un'interpretazione sul piano grafico assolutamente originale e visionaria tanto da essere apprezzato nel XX secolo dagli stessi surrealisti. Les Métamorphose du jour (1929), Un autre monde (1844), Scènes de la vie privée et publique des animaux, Les Fleurs animées e Le Diable a Paris (1845/46), rappresentano senz'altro in tal senso il suo vertice come artista, soprattutto Un autre monde di cui Grandville oltre che disegnatore fu anche autore dei testi.

Presentiamo alcuni capitoli assolutamente inediti di Un autre monde, un'opera visionaria e che sullo sfondo mantiene uno spirito di satira dei costumi e della mentalità dell'epoca dell'autore molto velato ma che a tratti emerge in qualche battuta. La prima edizione di Un altro mondo, si componeva di fascicoli mensili che uscirono per un arco di tre anni, da qui i 36 capitoli dell'opera.



































Illustrazione precedente il frontespizio di Un Autre Monde















Traduzione del frontespizio di Un Autre Monde



















LA CHIAVE DEI CAMPI
















































































Apoteosi del Dottor Puff, 01 di 36.


NOTE


Il titolo del capitolo La Clé des Champs e cioè la chiave dei campi, è un'espressione celebre in Francia e sta ad indicare una via di fuga in generale, può essere usata anche come fa appunto la Matita protagonista di questo capitolo introduttivo, come esigenza di evadere dalla noia quotidiana magari attraverso un viaggio.


Old Nick, è lo pseudonimo dello scrittore francese Paul-Émile Daurand-Forgues (1813-1883), contemporaneo di Grandville e per cui il grande disegnatore illustrò molte opere soprattutto la più celebre Petites misères de la vie humaine, di cui prossimamente, nel quadro di divulgazione che ci siamo riproposti nei confronti di Garndville, tradurremo i primi capitoli.






[Traduzione di Massimo Cardellini]





LINK alla prima edizione dell'opera:
Un Autre Monde

 

 


 

 

 


 

 

Ogni esemplare non recante l’immagine del nostro sigillo e firmato con le nostre grinfie sarà considerato imperfetto, difettoso, in una parola contraffatto.

 


 

 

 


 

 

 


 

UN

 

ALTRO    MONDO

Trasformazioni, visioni, incarnazioni

Ascensioni, locomozioni, esplorazioni, peregrinazioni

Escursioni, stazioni

Cosmogonie, Fantasmagorie, Fantasticherie, Capricci

Facezie, Vaneggiamenti

Metamorfosi, Zoomorfosi

Litomorfosi, Metempsicosi, Apoteosi

E altre cose

 

 

DI GRANDVILLE


 

 

LA CHIAVE DEI CAMPI

Viaggiare è vivere

(Old Nick)

Disinvoltamente distesi nel doppio fondo di un grande scrittoio, una Penna, Una Matita ed un Temperino, questi tre nemici che non possono vivere separati, stavano riposando delle loro passate fatiche. Il becco logoro della Piuma, le sue barbe bianche, testimoniavano una grande esperienza; il corpo sfiancato della matita, la sua testa sottile ed affilata, annunciavano, se dobbiamo credere alla frenologia, una propensione determinata per i viaggi di esplorazione ed i viaggi in terre lontane. In quanto al temperino, non possiamo affermare


 

con precisione quale fosse il suo carattere, visto che nascondeva la sua testa tra le sue gambe, è così che la Provvidenza, nei decreti della sua eterna saggezza, ha voluto che i Temperini si consegnassero al sonno.

 

Bisogna credere che le Matite in generale non hanno gusto per i piaceri di Morfeo perché, appena i primi raggi del giorno scivolano via dalle incrostazioni dello scrittoio, la Matita di cui parliamo si mette a sedere. Le Penne, come tutti sanno, non dormono che con un orecchio, la nostra si risvegliò di soprassalto e in una situazione di spirito tanto più spiacevole in quanto sognò di un celebre scrittore che le metteva le dita a cavalcioni sulla sua schiena per scrivere la puntata del romanzo d’appendice.

 

-Eh cosa! Disse lei (o disse lui, perché il sesso delle Penne è ancora da scoprire) a suo vicino con una sottile voce secca e stridula, siete dunque talmente smaniosa di scorazzare sulla carta da non poter aspettare il sorgere del sole? Il Temperino dorme ancora e non ha affatto l’aria di pensare a farvi la vostra toeletta mattutina. In quanto a me, non ho idee di così buon ora e inoltre pensate a restituirmi quelle che vi ho dato ieri, vi ho dato un bel po’ di soddisfazioni.

 

La Penna stiracchiò le sue barbe, schiuse il suo becco per sbadigliare e si raggomitolò come per continuare il suo sonno, ma, senza dargliene il tempo, la Matita si avvicinò verso la sua compagna e le fece pressappoco questo discorso:


 

-Dormite pure quanto più vi piaccia, mia cara amica, non sarò certo io a svegliarvi. Custodite le vostre idee e soddisfate i bisogni di qualcun altro. Le vostre ispirazioni non mi bastano, la vostra tirannia mi ha stancato, sono stata troppo modesta sinora, è ora che l’universo cominci a conoscermi. Da oggi prendo LA CHIAVE DEI CAMPI, voglio andare dove mi porterà la mia fantasia, voglio servirmi da guida da me stessa: Viva la libertà!

 

Allo stesso tempo la matita fece un gesto indicante che lanciava il suo berretto al di sopra delle abitazioni. Il Temperino continuava a dormire.

 

Oh, cielo! Gridò la Penna, le Matite creano stile ed eloquenza, in che tempi viviamo! Poi aggiunse in un tono più dolce: -Parli di libertà, sai che cos’è, giovane scriteriata! Pochi anni ti separano dall’adolescenza e tu già rinneghi tua madre! Chi ha sostenuto i tuoi passi incerti durante la tua carriera? Chi ha dipanato i grovigli dei tuoi passi? Chi ti ha mostrato ciò che andava lasciato in ombra e ciò che andava posto in luce? Chi ti ha accompagnato nel mondo? Chi ti ha introdotto nel santuario degli piriti belli? Chi ti ha protetto dai morsi della critica? Io! Sempre io! Ed è così che tu mi ricompensi! Parti dunque, giovane ingrata e che la gomma da cancellare ti sia leggera!

 

La Penna terminò il suo discorso emettendo dei singhiozzi come  una giovane  prima attrice  di tragedia.  Le Matite  hanno

 


 

la punta dura, e quel che vogliono, lo vogliono risolutamente, inoltre quest’ultimo conosceva molto bene lo stile della sua compagna per lasciarsi coinvolgere dal patetico del suo linguaggio.

 

-Chiudi il becco, le rispose.

 

E avrebbe continuato su questo tono, quando il Temperino, svegliato dai pianti della Penna, gridò mostrando il lato affilato del suo volto in collera:

 

 

 

-Chi fa giochi di parole senza il mio permesso? Pace! O vi taglio la testa!


 

La Penna riprese con aria umile e remissiva:

 

-È la Matita che si crede che tutto sia permesso oggi, dalla metafora sino al parlare a vanvera. Vuole partire senza di me per un pellegrinaggio di non so quanti fascicoli, come se potesse liberarsi della mia assistenza, come se il passato non fosse lì ad avvertirla dell’impotenza del suo tentativo.

 

Il Temperino inarcò leggermente il sopracciglio, ma la Matita replicò senza lasciarsi intimidire:

 

-Il passato?... Mi sembra che certi albi esistano per ritorcere l’argomento a mio favore. Sono stato io per primo a richiedere il tuo aiuto, sono troppo sincero per non ammetterlo e per provarti che non ho affatto dimenticato i tuoi antichi servigi, ti offro una nuova associazione, ma a certe condizioni…

 

-Quali?

 

-Lascerai le mie ali muoversi liberamente nello spazio, non contrasterai in nulla il mio esordio verso le nuove sfere che voglio esplorare. Oltre l’infinito c’è un mondo che attende il suo Cristoforo Colombo, prendendo possesso di questo continente fantastico a prezzo di mille pericoli, non voglio che un altro mi privi della gloria di allegarvi il mio nome.

 


 

-Ti capisco… Ed io, mentre tu percorrerai le vaste regioni dell’ignoto, resterò con il becco nell’inchiostro?

 

-Aspetterai il mio ritorno per scrivere sotto la mia dettatura le grandi cose che non avremo visto insieme. Redigerai le impressioni di un viaggio che non avrai compiuto, è una procedura, si dice, molto alla moda nell’alta letteratura. Coordinerai i materiali che avrò raccolto nelle mie escursioni; sbroglierai il caos su cui il mio spirito passeggerà; formulerai giorno per giorno, fascicolo per fascicolo, la Genesi dell’universo che avrò inventato, e la tua gloria sarà abbastanza bella se ti esenti dall’abbandonarti ai tuoi eccessi ordinari di erudizione, senza citare ad ogni proposito e soprattutto a sproposito, né Omero, né il Vangelo, né Shakespeare, né Swedenborg, né sant’Agostino, né la Mitologia dell’India, né il Talmud, né il Corano; se vuoi non ostentare il fatto che tu conosca il greco, il latino, il copto, il siriaco, il san scritto e se ti accontenti di parlare un discreto francese.

 

-Basta bei discorsi. Vuoi dunque che io ti serva puramente e semplicemente da segretaria?

 

-Precisamente.

 

-Ebbene!  Acconsento,  non fosse altro  che per vedere come

 

 


 

La Matita si comporterà per dirigere la Penna.

 

-Sono felice di vedervi infine d’accordo, disse allora il Temperino; questa discussione mi stava affaticando, abbracciatevi e che si vada ad incominciare.

 

 

 

-È fatta, riprese la Penna, ho già redatto la nostra conversazione.

 

-Io, la illustrerò, e prenderò la CHIAVE DEI CAMPI che mi  aprirà  la  strada  all’indipendenza.  Che  il  cielo e  la  critica

 

 

 


 

proteggano un’innocente Matita che viaggia sola per la prima volta e la preservino da ogni cattivo incontro!

 

                                     Approvata la scrittura qui sopra.

 

Buonaventura Puntacuta.

                       Anastasia Beccofine

 

 

Per evitare ogni accusa di plagio, la presente conversazione redatta in doppia copia è stata depositata tra le minute dell’Editore che si incarica di pubblicarle affinché nessuno le ignori.

 


 

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25 agosto 2009 2 25 /08 /agosto /2009 11:24



Sempre del grande illustratore Bertall (1820-1882), e di cui abbiamo pubblicato già alcuni lavori e saggi sulla sua opera, oggi proponiamo una sua splendida opera del 1867, nella sua ristampa in volume edito nel 1901 ed a colori. Bertall, fu anche scrittore e fotografo. Collaborò per moltissime riviste illustrate come Le Magasin pittoresque, Le Musée des familles, La Semaine des enfants, Le Journal pour tous, La Bibliothèque des chemins de fer. Illustrò anche numerosi volumi della celebre Bibliothèque Rose dedicata all'infanzia. Illustra opere di celebri scrittori come Dumas, Balzac, Hoffman, Perrault.





La Signorina Maria Senza cura


































MARIA SENZA-CURA

I- Il risveglio e la tolletta di Maria Senza-Cura

     Quando la Signorina Maria Senza-Cura si alza, poiché è andata a dormire senza cura nel suo lettino, poiché si è distesa per lungo, per largo, di lato, di traverso, il suo letto è nello stato più pietoso ed i suoi capelli sono in un tale disordine, che non riesce nemmeno più a vedere.

     Bisogna dunque pettinarsi un po'. Maria Senza-Cura tuffa la sua mano nella sua scatola, il cui coperchio non regge più che grazie ad una cerniera e che si trova piantata su una sedia invece di essere al suo posto in un cassetto.








     Che increscioso incidente! Il pettine non ha più che un dente e questo dente non ha la forza di resistere.
     Così Maria Senza-Cura si pettina con un chiodo!
     Quando Maria Senza-Cura si veste, trova molto spesso una calza; ma la seconda non si sa dove sia.
     Maria Senza-Cura è una vigorosa bambina..
     Ma guardate come tira Senza-Cura il piccolo cassetto del suo comodino quando ha qualche cosa da prendere. Lo stesso catino ne è indignato e la sedia  si rovescia per l'orrore.



     Tutto cade. Il vaso dell'acqua, il catino, lo specchio si frantumano in mille pezzi.
     L'acqua rovesciata ricopre il parquet. "Cosa diranno mamma e papà?"
     Maria Senza-Cura è molto preoccupata.











     Maria Senza-Cura si veste. Ha già indossato una calza, ma dov'è l'altra? Dopo un'ora di ricerche, finalmente lo ritrova" in fondo, sotto il letto. Durante questo tempo, poiché non ha avuto cura di chiudere la porta, Tutu allunga curiosamente la testa per vedere quel che succede nella camera di Maria Senza-Cura.
     Tutu ha sempre avuto la passione di mordicchiare e masticare le scarpe. Visto che ce n'è ancora una che sta senza cura sull'impiantito, egli se ne impadronisce e la porta via correndo via. Il cattivo Tutu! Vi chiedo cosa possa mai farci.









     Per fortuna Maria Senza-Cura se ne accorge e si mette ad inseguire il ladro. Lo minaccia ed è con il suo bel cappello di velluto  nero che vorrebbe colpirlo. Ha preso quel che aveva a portata di mano per correggere il cattivo Tutu.
     In quanto a lui, si salva scuotendo e lacerando la scarpina. Finisce con il farla cadere nella pozzanghera.
     L'anatra, spaventata, vola via facendo quà, quà. Tutu rientra felice in cucina e Maria Senza-Cura, un piede calzato e l'altro nudo, risale in camera sua.
     Maria Senza-Cura, che ha un buon cuore, vuole molto bene al suo buon vecchio padrino. Quando egli arriva, si affretta nel prendergli il suo bastone da passeggio ed il suo cappello... Ma guardate un po' cosa vuol dire non aver cura!








     Poiché lei non presta mai attenzione a quanto sta facendo, ecco che pone il cappello proprio nel piatto della crema.
     Quando vuole andare via, il buon padrino è dispiaciuto: perché il suo cappello ha assorbito tutta la crema... Uscirà con un simile cappello sulla testa o si rassegnerà a prendersi un raffreddore?
     Non c'è che Tutu a non lamentarsi... Almeno questo ha procurato piacere a qualcuno.






[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK all'opera originale:
M.elle Marie Sans-Cure



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18 agosto 2009 2 18 /08 /agosto /2009 09:15


Heinrich Hoffmann

  Pierino Porcospino




Heinrich Hoffmann (1809/1894), l'autore della celebre opera che presentiamo oggi fu uno psichiatra tedesco che deve però la sua fama più che alla sua opera professionale, fu direttore dell'ospedale psichiatrico di Francoforte ed autore di testi psichiatrici, ad una sua originale quanto simpatica opera illustrata per l'infanzia.

 

Si tratta di Der Struwwelpeter (1844), nota nel nostro paese come Pierino Porcospino, una raccolta di filastrocche illustrate dalla dubbia validità pedagogia, però tenendo conto di altri simili lavori, pensiamo soprattutto al suo connazionale Wilhelm Busch, non dobbiamo volergliene troppo. Impressionare i bambini con storie esagerate venate di un fine umorismo macabro non è mai andato veramente fuori moda...

 

 

 

Lo scopo delle storielline, infatti era quello di illustrare in modo esagerato, le conseguenze di comportamente sbagliati nei bambini, come igiene personale, distrazione congenita, giocare con oggetti pericolosi, essere disobbedienti, crudeltà verso gli animali, ecc. Il libro ebbe un grande successo in tutto il mondo tanto che nel 1876 aveva già raggiunto la 100a edizione.

 

In Italia venne edito dalla casa editrice Hoepli nel 1882 e tradotta da Gaetano Negri, mentre in inglese dal celebre scrittore per l'infanzia ed umorista Mark Twain.

 

L'edizione presentata è quella inglese del 1848, il testo italiano è stato reperito in rete in wikisource.














PIERINO PORCOSPINO




Del Dottor Heinrich Hoffmann













Storielle allegre
e divertenti immagini

Nella notte di Natale/ Vien dal cielo un angioletto/ A posar presso il guanciale/ Del sopito fanciulletto.

E se, a tavola,  è obbediente/ Se giocar sa senza chiasso,/ Se tranquillo, fra la gente,/ Suol seguir la mamma a spasso,/ Risvegliandosi il fanciullo,/ Troverà, sul suo lettino,/ La sorpresa ed il trastullo/ D'un dipinto libriccino.












1. Pierino Porcospino




Oh, che schifo quel bambino!/ È Pierino il Porcospino./ Egli ha l'unghie smisurate/ Che non furon mai tagliate;/ I capelli sulla testa/ Gli han formata una foresta/ Densa, sporca, puzzolente./ Dice a lui tutta la gente:/ "Oh, che schifo quel bambino!/ È Pierino il Porcospino".













2. La storia del cattivo Federico



Vo' narrarvi un gran castigo/ Ch'è toccato a Federigo./ Delle bestie il patimento/ Era a lui divertimento./ Alle mosche quel monello/ Appressavasi bel bello,/ Se posar vedeale chete/ Sulla candida parete./ Zaf! la mano egli serrava,/ E le incaute imprigionava./ Poi le alucce dell'insetto/ Via strappava per diletto.

Con in man lo sgabellino/ Un dì uccise il canarino./ Inseguiva come un matto/ La gallina, il cane, il gatto,/ Ed un giorno quel feroce,/ Spenta in lui del cor la voce/ Quasi crederlo non lice,/ Bastonò la sua nutrice!








Stava un cane a una sorgente/ E beveva avidamente./  Lì s'appressa il birichino,/ E, col piede e col frustino,/ Lo percote. Il can guaisce,/ Egli i colpi ribadisce,/ Finché il cane a lui s'avventa/ Ed il piè ch'è alzato addenta./ Federigo piange ed urla,/ Ed il can gli fa una burla./ Lascia libero il nemico,/ Spicca un salto, e, in men che dico,/ Il frustin ch'è al suol cascato/ Piglia in bocca, e difilato/ Via sen corre vincitore/ Del crudel persecutore.

Giunto a casa, il morsicato/ Tosto a letto fu mandato,/ Ché la gamba gli doleva/ Sì che, notte e dì, gemeva./ Il dottor con grave piglio/ Stava al piè del suo giaciglio.

E un'amara medicina/ Gli versava ogni mattina./ Sul sedil del birichino/ Siede a tavola il mastino,/ Ed al posto del ferito,/ Mangia il pranzo già allestito,/ Il frustin con sé ha portato,/ Sul sedile l'ha posato,/ E lo tiene con gran cura/ Ricordando l'avventura!









3. La tristissima storia degli zolfanelli




Di sala in sala, Paolinetta/ Gira e rigira, sola soletta./ Di casa uscendo la sua mammina/ Disse: "Ricordati di star bonina",/ Ma, se non teme d'esser sgridata,/ Grida, fa il chiasso quella sventata.

Ecco essa vede sul tavolino/ De' zolfanelli lo scatolino./ "Oh, che grazioso bel giocherello!/ Io voglio accendere lo zolfanello./ La mamma accenderlo veduto ho spesso,/ Io vo' ripetere quel gioco istesso."

E Minz e Maunz, i due gattini,/ Alzano al cielo i lor zampini./ Gridano: "Il babbo questo non vuole,/ Più non rammenti le sue parole?/ Miao, miao, miao.Suvvia, finiscila con questo gioco,/ Che c'è pericolo di prender foco."

Ai due gattini Paolinetta,/ Intenta al gioco, non può dar retta./ Ecco la fiamma s'accende e brilla,/ Crepita il legno, scoppia, scintilla./ Tutta contenta la pazzerella/ Agita il foco, ride, saltella.

Minz e Maunz, i due gattini,/ Alzano al cielo i lor zampini./ Gridan: "La mamma questo non vuole./ Più non rammenti le sue parole?/ Miao, miao, miao!/ Suvvia, finiscila con questo gioco,/
Che c'è pericolo di prender foco."





Ahimè! la fiamma la bimba investe,/ Ardon le trecce, arde la veste./ Corre la misera di loco in loco,/ Non c'è più scampo, è tutta in foco./ E Minz e Maunz inorriditi/ Mandano acuti urli infiniti./ Miao, miao, miao!/ Qui, qui venite, venite in fretta/ Muore bruciata Paolinetta ".

Brucia in un soffio, sfuma in un punto/ Veste e persona, tutto è consunto./ Un po' di cenere e due scarpini,/ Cara memoria de' suoi piedini,/ È quel che resta! Non c'è più nulla/ Di quell'indocile, vispa fanciulla!

E Minz e Maunz, i due gattini/ Tergon le lagrime coi lor zampini,/ Miao, miao, miao! Ahi, babbo e mamma, ahi, dove siete?/ Ahi, vostra figlia più non vedrete!"/ Come un ruscello che irriga i prati/ Scorron le lagrime dei desolati.









4. La storia del Moretto


Più nero della pece e del carbone/ Passeggia un bel moretto sul bastione,/ E si ripara, con l'ombrello rosso,/ Dal sole ardente che l'avea percosso.

Ed ecco correr verso lui con fretta/ Gigino che ha in sua man la bandieretta,/ E Gaspare lo segue assai dappresso/ Spingendo il cerchio e saltellando anch'esso./ Poi vien Guglielmo dalla gamba snella/ Brandendo nella mano una ciambella./ E gridan tutti e tre: "Ma questo è un mostro/ Che è tinto col carbone o con l'inchiostro".









Ma il maestro Nicolò/ Vide il caso e s'indignò./ Preso il grande calamaio,/ Uscì e disse: "A questo guaio/ Io porrò rimedio e tosto./ O fanciulli, al vostro posto!/ Non seccate quel moretto./ Ma che colpa ha il poveretto,/ Se la pelle scura, scura/ Ei sortì dalla natura?"

Ma nessun si dà pensiero/ Del rimprovero severo,/ E persiste quel terzetto/ A deridere il moretto,/ E al maestro Nicolò,/ Che stupito li guardò,/ E terribile divenne/ Essi gridano: "Vattenne!"








Allor disse Nicolò:/ "Ben pentire io vi farò!"/ E distese i suoi braccioni/ E raggiunse i tre burloni,/ Gasparino con Gigino/ E Guglielmo il birichino./ Dei due primi egli fa un paio/ Da tuffar nel calamaio./ E a Guglielmo spaventato,/ Che, sentendosi acchiappato,/ Grida: "Aiuto, al foco, al foco!"/ "Ti diverte questo gioco?"/ Chiede il grande Nicolò,/ E con gli altri lo tuffò!/ Quando poi li trasse fuore/ Tutti e tre metteano orrore.





Oh, come neri diventar costoro,/ Assai più neri del leggiadro moro!/ Il moro se ne va con l'ombrellino/ E i tre monelli il seguon da vicino./ Se non fossero stati sì sventati/ Il gran maestro non li avria tuffati/ Del calamaio nell'immondo bagno./ Hanno fatto davvero un bel guadagno!











5. La storia del fiero cacciatore




Era il mattino, e il fiero cacciatore/ Col suo nuovo giubbetto che ha il colore/ Dell'erba fresca in un bel dì d'aprile,/ Col corno, col carniere e col fucile,/ Sen va pei campi e per le dense selve/ A far gran preda di tremende belve.

Gli occhiali ha collocato sovra il naso/ E d'affrontar la lepre è persuaso./ La lepre intanto, che fra l'erba siede,/ Ride del cacciator che non la vede.// Ma sotto il sol, che lo rendeva ansante,/ A lui pare il fucil troppo pesante./ Sotto una pianta a riposar si giace,/ E la lepre lo guarda e sen compiace./ Quando il sente russar beatamente,/ La lepre s'avvicina all'imprudente;/ Gli porta via lo schioppo e poi gli occhiali./ E via sen corre, quasi avesse l'ali./



La lepre sul nasino ha collocato/ Gli occhiali ed il fucile ecco ha spianato./ Prende di mira il fiero cacciatore,/ A cui per il terror traballa il core./ Ei fugge strepitando: "Aita, aita,/ Gente, gente, salvatemi la vita!"

Davanti a un pozzo il cacciatore è giunto/ Vederlo e saltar dentro è solo un punto./ A lui preme salvar la vita cara./ La lepre in quel momento il colpo spara!






Del cacciator la moglie al finestrino,/ Il caffè si sorbiva in un piattino./ La lepre, col suo colpo, le spezzò/ Il piattin nelle mani, ed ella: "Ohibò!"/ Indignata proruppe.

Il leprottino/ Della lepre gentile figliolino,/ Accanto al pozzo, sull'ameno prato/ Sen giaceva tranquillo, accoccolato,/ Quando una goccia di caffè bollente/ Ecco gli casca sul nasin; repente/ Si scote e grida: "Chi mi brucia il naso?"/ E vede il cucchiaino al suol rimaso./ Lo prende e lambe col sottil linguino/ Lo sgocciolante umore zuccherino.






6. La storia del bambino che si succhia i pollici.


Dice la mamma: "Mio buon Corrado,/ Per pochi istanti io me ne vado,/ Vo' che tu sia studioso e buono,/ Non far disordine, non far frastuono./ E guai se il pollice succhiar vorrai!/ In modo orribile ten pentirai./ Tu non l'aspetti, ma, di soppiatto,/ Entrerà il sarto tutto ad un tratto,/ Taglierà il pollice col forbicione,/ Come se panno fosse o cartone ".

La mamma appena la soglia ha tocca,/ Ed ecco il pollice è nella bocca!










S'apre la porta ed il sartore/ Entra a gran salti pien di furore./ Col forbicione, zig zag, recide/ Al bimbo i pollici; il bimbo stride,/ Invan, ché il sarto se n'è già andato/ Col forbicione insanguinato!

La mamma attonita e sbigottita/ Vede Corrado senza due dita,/ E quei due pollici, così tagliati,/ Mai più a Corrado son rispuntati.





7. La storia della minestra di Gasparino











Gasparino era un bamboccio/ Assai florido e grassoccio./ Egli avea fresca la guancia,/ E ben tonda avea la pancia./ Si mangiava ogni mattina/ Con piacer la minestrina./ Ma un bel giorno, cominciò/ A gridar: "Io non la vo'! No, no, no,/ La minestra, io non la vo'!"

Dopo un giorno Gasparino/ S'era fatto magrolino./ Ma a gridar ricominciò:/ La minestra, non la vo'!/ No, no, no./ La minestra, io non la vo'!"

Gasparino, il dì seguente,/ Diventato è trasparente./ Ma ostinato ancor gridò:/ "La minestra più non vo'!/ No, no, no,/ La minestra più non vo'!"

Ecco il quarto dì venuto!/ Gasparino è sì sparuto,/ Che in piè reggersi non sa,/ E davvero fa pietà./ Pesa men d'un moscerino/ L'infelice Gasparino!/ Quattro giorni ha digiunato,/ Ed al quinto è già spacciato!

Qual pietra sepolcrale ha una zuppiera,/ Eppur sì vispo e sì leggiadro egli era!!





8. La storia di Filippo che si dondola










"Ma vuoi proprio ch'io perda la speranza/ Di vederti tranquillo or che si pranza?"/ Dice a Filippo il padre corrucciato,/ A Filippo nel mal sempre ostinato./ La mamma intanto gira l'occhialetto/ A guardar le vivande sul deschetto./ Ma quel fanciullo non si dà pensiero/ Del rimbrotto severo,/ E scalpita e tempesta,/ Grida, saltella, pesta/ I pugni sulla tavola, si dondola/ Sovra il sedile e ciondola/ Prendendo la tovaglia. "Oh, che stordito,/ Gli dice il babbo, a lui puntando il dito,/ Non dubitare che sarai punito!"














Ma al babbo non dà ascolto,/ E la tovaglia tira,/ E ad oscillar s'ostina,/ Imprevidente e stolto./ Ecco cade la sedia e capovolto/ Sen va Filippo. Oh, che spavento, oh, mira/ Che orribile rovina!/ Filippo, nel cader, con sè trascina/ La tovaglia coi piatti, le stoviglie,/ Le salse, le vivande, le bottiglie.











Egli giace piangendo/ Sotto la mole del disastro orrendo,/ Che contempla, girando l'occhialetto,/ La mamma cui il cor si schianta in petto!/ Ohimè, che al suol caduto,/ Tutto il pranzo è perduto!/ Ahi, son spezzati i piatti,/ E alla mensa dei gatti/ I bocconcin squisiti/ Or saranno imbanditi.

Si guardano l'un l'altro i genitori,/ In quel fiero frangente,/ Ma non dicono niente:/ Troppo cruccia i lor cuori/ Il pensiero del figlio sciagurato/  Che li condanna a un digiunar forzato.


9. La storia di Giannino Guard'in aria








Mentre va Giannino a scuola/ Ei contempla con diletto/ Or la rondine che vola,/ Or la nube, il ciel, l'insetto/ O il pulviscolo leggiero/ Quasi al par del suo pensiero,/ Sì distratto che non vede/ Dove mette il picciol piede./ Guard'in aria e non Giannino/ È chiamato quel bambino.

Ecco un can che ver lui viene;/ Guard'in aria non lo scorge,/ Perché fisso il guardo ei tiene/ Alla nuvola che sorge./ Nessun grida: "Olà Giannino,/ Guarda il can che t'è vicino!"/ E si danno un forte urtone/ Guard'in aria ed il barbone./ Patapum! ecco cascato/ Col barbone è lo sventato!


























Sono accorsi i barcajoli/ Che, con raffi e con pioli,/ Guard'in aria han salvato/ Da quel bagno inaspettato./ Egli ha livida la faccia,/ Sovra il corpo e sulle braccia/ La camicia s'è incollata/ E qual spugna s'è inzuppata./ Dai capelli giù a torrenti/ Cade l'acqua, ei batte i denti,/ E pel freddo trema tutto,/ Come piange, come è brutto!/ La cartella ei cerca invano,/ Già galleggia assai lontano.

I vezzosi pesciolini,/ Agitando i corpicini,/ In su tornano ridendo/
E fra loro van dicendo:/ "Ha creduto quel bambino/ D'esser forse un pesciolino?/ La paura avrà servito/ A corregger lo stordito."




10. Storia di Roberto che vola






Quando infuria la tempesta/ Quando piove a catinelle/ Fuor non mettono la testa/ Bambinelli e bambinelle./ Ma con stupido ardimento,/ Sfida l'acqua, sfida il vento/ Quello sciocco di Roberto
Con in man l'ombrello aperto.


Su nel cielo più lontano/ È Roberto ormai perduto./ Lo cercar dovunque invano,/ E nessun l'ha più veduto.

 

 

1










[A cura di Massimo Cardellini]



Link al post originale:
Struwwelpeter

LINK all'edizione Francese del 1872:
Pierre l'ébouriffé

LINK al testo in italiano:
Pierino Porcospino


















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14 agosto 2009 5 14 /08 /agosto /2009 15:48
STORIA DI MARTIN LANDOR O LA MUSICA DEI BAMBINI


Testo di Kroknotski disegni di Baric














L'editore di questo splendido e coloratissimo libro era Hachette, la tipografia era di Strasburgo.












C'era una volta, tra le montagne, un piccolo villaggio con un grande campanile; in questo villaggio, c'era una graziosa casa rosa circondata d'alberi verdi; in questa casa c'era una camera con una finestra; in questa camera c'era un letto con molte lenzuola bianche; in questo letto dormiva tutte le notti, un ragazzino che si chiamava; MARTIN LANDOR.








Martin era la gioia dei suoi genitori, il Signore e la Signora Landor, che gli garantivano ogni tipo di insegnanti. Martin imparava tutto quel che voleva, ma







non riusciva ad imparare la musica. Così, il suo insegnante di musica, il Signor Bobino, era molto arrabbiato ed i suoi genitori molto dispiaciuti. A volte Martin metteva dell'acqua nel clarinetto del suo professore; a volte attaccava il suo violino alla coda del gatto e quando il Signor Bobino era girato, si nascondeva dentro il piano.








I suoi genitori lo misero a pane secco e lo lo mandarono a dormire senza cena e senza candela, nella sua camera tanto buia! Martin, che non capiva veramente nulla di musica, si addormentò piangendo.








Di colpo la finestra si schirì, una bella signora entrò nella sua camera. Invitò Martin, che non aveva potuto mangiare il pane secco a cenare nel suo castello. Martin, contentissimo, seguì di fretta la bella signora.







Presto si accorse di un bellissimo castello, era il castello della Signora Musica. Davanto alle porte si trovavano tre personaggi che reggevano enormi chiavi. Il primo cantò a Martin con voce argentina: Io sono la chiave di Sol; faccio entrare nel castello di Signora Musica le belle signore ed i graziosi signori che hanno la voce flautata: Trallallà! Leri, lella!

Il secondo tossì come una locomotiva e cantò con voce grossa:  Brum! Brum! Sono la chiave di Fa; sono io ad aprire ai cantori di chiesa, ai signori dai grandi ventri, ai bassi, ai contrabbassi, Brum, Brum!
La terza che era una vecchia portinaia, parlò a sua volta con voce tremante: Sono la chiave in Ut; sono stata molto occupata un tempo!

-Ah! Signora,
disse Martin, quant'è arruginita la vostra chiave!
- È perché nessuno la usa più!
Martin pregò la chiave di Sol di aprirgli.










SALA DEI SUONI

Allora Martin entrò nella grande sala dei suoni. Là vide sette persone chiamate note, in piedi sui sette gradini di una scala di cristallo chiamata gamma, e che lanciavano ognuno un grido diverso, che altro non era che il proprio nome. In seguito un signore, che gli sembrò di aver già visto da qualche parte, introdusse Martin nella sala dei Tempi.









Là Martin vide delle maschere chiamate valori, che le note sono obbligate a noleggiare per cantare. Le maschere più care danno diritto a cantare più a lungo. Le note semibrevi, cantano per tutto il tempo che si impiega a battere 4 colpi di bacchetta: ogni colpo di bacchetta si chiama un tempo. Le Minime che cantano per 2 colpi soltanto o 2 tempi.

Le semiminime ricominciano la loro piccola canzone ad ogni tempo. Il grido delle crome dura la metà di meno: in quanto alle Semicrome, è stupefacente quanto siano veloci! 4 Semicrome si succedono ad ogni tempo. Il che fa sì che una semibreve valga 2 minime o 4 Semiminime o 8 Biscrome  o 16 Semicrome.

Martin vide anche un grande Punto nero che si metteva sulle maschere. Questi ornamenti aumentavano di metà i prezzi dell'affitto perché aumentavano della metà il tempo durante il quale queste note potevano cantare: così una Minima puntata cantava per tre tempi.









Quando le note ebbero cantato per quanto glielo potessero permettere le loro maschere, chiudono la bocca e spariscono; ma affinché non vi sia del vuoto nelle loro fila, le note assenti sono sostituite subito da delle figure chiamati silenzi. Un muto si affrettò a mostrare questi silenzi a Martin. Se non dicevano nulla, erano buffi da vedersi e stavano lo stesso al loro posto.

Era la Pausa che conserva il silenzio tanto a lungo quanto una Semibreve avrebbe cantato; La Semi-Pausa che sostituisce la Minima allo stesso modo; il Sospiro che sostituisce la Semiminima; il Mezzo-Sospiro che sostituisce la Croma, il Quarto di sospiro che sostituisce la Semicroma.






Tutti questi personaggi erano comandati da generali che li dirigevano di volta in volta, scandendo a colpi di bacchetta, un certo numero di tempi. Questo numero di tempi, sempre lo stesso per lo stesso generale, ma diverso quando il generale cambiava, si chiamavano misure. Tra questi generali, alcuni andavano a piedi; li si chiamava a secondo delle misure che battevano (misura a 2 tempi; misura a  3 tempi; misura a 4 tempi).

Gli altri erano portati da grupppi di Crome (o ottave di semibreve); si chiamavano: Misura a sei ottave; misura a nove ottave; misura a dodici ottave.










I generali-misure a due tempi, a quattro tempi, a  sei ottave e a dodici ottave fanno marciare le loro truppe al passo, come dei soldati. I generali misure a tre tempi e a nove ottave li facevano ballare il valzer come dei Tedeschi .







SALA DEI CONCERTI

Martin entrò nella sala dei concerti dove la Signora Musica gli aveva fatto preparare una magnifica cena. Mentre mangiava, la chiave di sol tese, da un capo all'altro della sala, 5 corde chiamate insieme una portata. Su questa portata le note Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Semibrevi, Minime, semiminime e Crome vennero a danzare, cantando, in un modo meraviglioso.





Il che produceva una musica così gradevole che Martin Landor









Si risvegliò e si ritrovò nella sua camera dove era pieno giorno. Aveva sognato tutte quelle belle cose. A partire da quel momento, Martin prese gusto alla musica. Diede molte soddisfazioni al suo maestro, il Signor Bobino. Fece contenti i suoi genitori,









deliziò la società, ottenne il primo premio di armonia all'istituzione Zuppa al Lardo, e, infine ebbe l'insigne onore di succedere al suo maestro, il Signor Bobino, come maestro d'orchestra del grande teatro della donna colosso.






[Traduzione di Massimo Cardellini]



LINK:
Histoire de Martin Landor ou la musique des enfants


LINK pertinenti:
Bertall, La Signoria Maria Senza-Cura, 1867
Heinrich Hoffmann, Pierino Porcospino, 1845
Christophe, Les Malices de Plick et Plock, 1893-1904
Epinal, L'Uccello Azzurro, XIX secolo
Charles Leroy, Il colonnello Ramollot, Era lui, 1890
Bertall, Georges le distrait, 1889
Briffault-Bertall, Parigi in acqua, 1844

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13 agosto 2009 4 13 /08 /agosto /2009 11:41



Una delle fonti più immediate di protofumetti, è senz'altro il libro illustrato di racconti. Molte di queste storie furono ovviamente attinte dai vari autori ed editori, dalle storie orali tramandate popolarmente dalla notte dei tempi. La raccolta di queste storie ha avuto nell'Europa dell'età romantica il suo culmine approdando alla loro documentazione in raccolte più o meno vaste a cui si dedicarono eminenti letterati di ogni nazione.



Abbiamo così le Fiabe (1812) e Saghe germaniche (1816) dei fratelli Jacob e Wilhelm Grimm per la Germania; Le fiabe russe (1855-1863) di Aleksandr Nikolaevič Afanas'ev, per la Russia; Le fiabe norvegesi  (1842-44) di Asbjørnsen e Moe, per non citare che pochi grandi esempi di raccolte di narrazioni orali operate in età romantica in cui fervettero le ricerche folcloristiche, manifestazione nazional popolare del senso e del concetto di nazione nell'età del trionfo del capitalismo e del nascente nazionalismo aggressivo e sciovinistico.


Il culto per le fiabe, intese però come prive di un approccio storico-culturale era già iniziato secoli prima con la grande opera di raccolta di storie popolare del campano Giambattista basile (1566-1632), che in napoletano scrisse il suo celebre Lu Cunto de li cunti overo lu trattenemiento de' peccerille, noto anche con il titolo globale di Pentamerone per via del fatto che contiene 50 racconti, rivalutato secoli dopo e tradotto in italiano da Benedetto Croce.

La raccolta di narrazioni popolari conobbe un successo strepitoso tanto da essere tradotta nelle principali lingue europee ed influenzò la successiva produzione di narrazioni fiabesche nei suoi più importanti autori tra cui Carlo Gozzi (1720-1806), Charles Perrault (1828-1703), Christoph Wieland (1833-1816), i quali ripresero molti dei suoi racconti, contribuendo così a fare della fiaba un vero e proprio genere genere letterario d'autore, che continua a tutt'oggi a manifestarsi in opere letterarie e molto spesso grafiche di altissimo livello e contenuto avendo conosciuto negli ultimi due secoli vertici come Storia straordinaria di Peter Schlemihl (1814), Un canto di Natale (1843), Alice nel paese delle meraviglie (1865), Pinocchio (1881), Il mago di Oz (1900), Peter Pan (1904), Winnie-the-Pooh (1926), Mary Poppins (1934), Il piccolo principe (1943), sino a giungere ad Harry Potter insomma, per non citare che i più noti su scala mondiale.

Parallelamente a questa produzione letteraria, che non ha mancato a ripercuotersi su altri generi artistici come il teatro, il fumetto, il cinema ed oggi anche i più moderni giochi elettronici, la ricerca storico-culturale non ha mancato anch'essa di produrre lavori estremamente vasti e documentati soprattutto sul piano interpretativo come Riti di passaggio di Arnold van Gennep o Le radici storiche dei racconti di magia di Vladimir Propp e molti altri ancora senza dimenticarsi delle opere pionieristiche di grandi menti come Charles François Dupuis, James Frazer, Robert Graves, e più di recente Giorgio de Santillana, Marija Gimbutas, Riane Eisler, e naturalmente Robert Bauval, Graham Hancock e tanti altri nomi di studiosi critici ed indipendenti che contrapponendosi all'ortodossia accademica hanno contribuito immensamente a diradare le ancora fitte tenebre che gravano sulla storia remota del genere umano a livello di eventi come a quello di interpretazione, il più arduo, dato le resistenze da parte dell'establishment "scientifico".

Iniziamo quindi da uno dei libri più "antichi" illustrato e destinati ad un pubblico popolare ed infantile derivanti da narrazioni popolari, noto anche qui da noi grazie a film e cartoni animati ma più celebre nel nord Europa e conservato meglio  ancora nelle aree culturali celtiche. Si tratta della storia di Jack l'ammazzagiganti di cui l'intero XIX secolo si è ampiamente occupato a livello editoriale affidando i testi letterari ed i diesgni ad autori sempre più noti con il crescere della popolarità di questa famosa leggenda, come documenteremo in altri post.

Le tavole sono delle xilografie, tecnica a quell'epoca oramai abbandonata dagli editori ed artisti più aggiornati per altre più innovative come le incisioni su rame e successivamente su acciaio. Lo stile delle illustrazioni è squisitamente primitivo tanto da somigliare a quelli dei fogli volanti o dei lunari del Rinascimento, denotano la mano di un artista veramente popolare, la colorizzazione delle tavole sono a mano, i testi elementari ed a rima alternata ABAB, un piccolo passo in avanti rispetto alla rima baciata, il luogo di stampa è Londra, la data è ritenuta essere al massimo il 1830.



The surpresing and Intersting

History of John Giller

The Giant Killer











































































  


















































































              








































































































































































































































































[A cura di Massimo Cardellini]

 

LINK all'opera originale:
The surprising and interesting history of John Giller (1830).

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9 agosto 2009 7 09 /08 /agosto /2009 13:02

Richard Doyle (1824-1883), l'autore del protofumetto che presentiamo oggi, fu un illustratore prolifico, collaborò come molti altri disegnatori del XIX secolo per la celebre rivista Punch. Come altri artisti della rivista, illustrò anch'egli libri di scrittori vittoriani, come Charles Dickens.

 

Successivamente Richard Doyle, come numerosissimi altri artisti suoi contemporanei, si interessò maggiormente alla illustrazione di libri per l'infanzia dedicandovisi a tempo pieno disegnando libri con scene fiabesche brulicanti di gnomi, elfi, fate, draghi, giganti, ecc.


Il protofumetto presentato, e che ha come tre protagonisti un trio di amici che si chiamano Brown, Jones e Robinson, tratta una tematica molto tipica del XIX secolo, quella del viaggio di piacere che si trasforma in esilaranti disavventure comiche ed analisi delle diversità di usi e costumi dei paesi che si vanno a visitare filtrate attraverso la lente della mentalità tutt'altro che aperta del viaggiatore e che può dar luogo a considerazioni grottesche se non surreali.



 

 



Richard Doyle
Brown, Jones and Robinson
































































The last two pages from Punch are the start of a longer narrative, a travelogue comic through Germany and Switzerland. - Very unfortunately for Punch magazine and especially English comics as a whole, the anti-catholic stance (nasty cartoons etc) forced the catholic Doyle to leave the magazine.














He did continue with his narrative, but less experimental, more illustrative, and published the work as a large book in 1854. The sequences here are pure 'comics', but most of the book is not, although it is sequential, and despite Kunzle's reservations, one could regard it as the first graphic novel in English. (Not counting translations of Töpffer).
Long narrative comics sequences in English only really started with Winsor McCay's 'Little Nemo' in 1906, half a century later (L.N. started in 1905, but at first it was just separate episodes). The type of long story that Töpffer and Busch came up with, both funny and thoughful at the same time, still is very rare today, in any language.
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8 agosto 2009 6 08 /08 /agosto /2009 19:16



John Leech (1817-1864), fu famoso ai suoi tempi come illustratore sia per la sua attività sulla più famosa rivista inglese di satira dei costumi e di politica sia come illustratratore di libri umoristici. Portato per il disegno sin da bambino Leech studiò medicina segnalandosi per i suoi eleganti e precisi disegni di anatomia.

Abbandonati gli studi di medicina, Leech si dedicò completamente alla cariera di disegnatore. Illustrò Il Circolo Pockwick di Dickens.

Collaborò con molte riviste e si legò d'amicizia con George Cruikshank di cui il suo stile risentì molto. Le sue opere migliori furono le sue illustrazioni per A Christmas Carol di Dickens, 1843; per Comic History of England, 1847-48 per Comic History of Rome, 1852.

Le sue migliori scenette di costume apparvero sulla rivista Punch a partire dal 1841











Mr. Noddy's
John Leech
1855




































































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6 agosto 2009 4 06 /08 /agosto /2009 19:13




Continuiamo la nostra carrellata di protofumetti ottocenteschi, di cui quasi ogni nazione europea ha avuto degli ottimi esempi. L'esempio di oggi è estremamente interessante anche se non incontreremo né onomatopee né filatteri nelle storie grafiche di Charles Ross e Marie Duval, esse presentano tuttavia un altro importantissimo parametro che ritroveremo decenni dopo quando il cosiddetto fumetto nascerà, e cioè la serialità.

Proprio così, con Ally Sloper, siamo di fronte ad un personaggio vero e proprio, un personaggio che ritorna settimana dopo settimana sulle pagine della rivista Judy, una rivista popolare nata sulla scia della più prestigiosa e longeva Punch su cui scrivevano i migliori illustratori e giornalisti di satira ed umorismo inglesi, fondata dai fratelli Dalziel e dallo scrittore Charles H. Ross che ne era anche il direttore.

Se Punch, nel proprio sottotitolo, si vantava di essere The Charivari of London, intendendo con ciò emulare il suo antecedente parigino, il sottotitolo di Judy fu il più sobrio e descrittivo: The London Serio-Comic Journal.

Charles Ross, nel dare vita al personaggio seriale Ally Sloper, recuperò quello che era stato il protagonista di un suo romanzo intitolato In Search of a Wife e che si chiamava Arry Sloper, un ubriacone a cui ne capitano  veramente di tutti i colori. Ross, fu molto aiutato nella sua impresa dalla moglie, Emilie De Tessier, che per l'occasione assunse lo pseudonimo di Marie DuVal, la coppia inglese così creò un vero e proprio personaggio da fumetti, o meglio da protofumetto.

Ally Sloper è presentato nelle storie con un carattere indolente e facilmente portato all'irascibilità, il sui nome poi non è altro che un vero e proprio nomignolo in quanto starebbe a descrivere niente meno che colui che si dilegua (slopes) in cortile (alley) al momento di dover pagare l'affitto.

Nel nostro paese, Ally Sloper è di fatto sconosciuto, si deve al prolifico sceneggiatore di fumetti Alfredo Castelli, una splendida edizione in un volume di 48 pagine di alcune sue storie, albo edito dalla Comicon di Napoli, volume che si è aggiudicato nel medesimo anno il Premio Franco Fossati

 

 


Charles H. Ross & Marie Duval

'Ally Sloper' - 1867








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[A cura di Massimo Cardellini]


LINK all'opera originale:
Ally Sloper: The First Comics Superstar?, Un eccellente saggio in lingua inglese sul personaggio.







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