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10 febbraio 2009 2 10 /02 /febbraio /2009 10:27

Approfondendo il discorso su Rodolphe Töpffer, ritenuto ormai quasi unanimemente  padre della letteratura grafica ai suoi esordi (protofumetto), riteniamo prezioso questo breve documento offertoci da Antoine Sausverd, che con le sue ricerche ci fornisce importanti materiali di transizione tra il fumetto degli esordi, prevalente muto o fornito di didascalie, e quello compiutamente moderno che nascerà sui quotidiani soprattutto statunitensi, dotato di tutto un apparato tecnico espressivo che lo differenzia già sin dagli inizi notevolmente dalle sue prime forme embrionali ottocentesche.

La letteratura ad immagini di Rodolphe Töpffer


"Fare della letteratura ad immagini, non è costituirsi operaio di un dato per trarne, spesso sino alla feccia, tutto ciò che essa comporta. Non è mettere al servizio di una fantasia unicamente grottesca una matita naturalmente buffa. Non è nemmeno mettere in scena un proverbio o in rappresentazione un gioco di parole; è inventare realmente un dramma qualsiasi di cui le parti coordinate ad un disegno sfociano nel formare un tutto, è, bene o male, grave o leggero, pazzo o serio, aver fatto un libro e non soltanto tracciato una buon parola o messo un ritornello in distici".

 

Rodolphe Töpffer, Essai de physiognomonie,1848.

 




Elenco degli albi di letteratura ad immagini pubblicati da Töpffer : 

- Histoire de M. Jabot, 1833. [Storia del Signor Jabot].

- Monsieur Crépin, 1837.  [Il Signor Crépin]


- Les amours de M. Vieux Bois, 1837 (Deuxième version en 1839). [Gli amori del Signor Vieux Bois]


- M. Trictrac, 1837.  [Il Signor Trictrac]


- L’histoire de Mr. Boisec. [La storia del Signor Boisec]


- Histoire de Jules. [Storia del Signor Jules].


- Monsieur Pencil, 1840. [Il Signor Pencil].


- Dr. Festus, 1833. [Il Dottor Festus]


- Histoire d’Albert, 1845.  [Storia di Albert]


- M. Cryptogame, gravée par Cham pour L’Illustration, 1845. (Via Coconino Classics / www.coconino-world.com) [Il  Signor Crittogramma].



La "collezione degli Jabot"


"Avete creato il genere e non avete ancora visto l'ultimo dei vostri imitatori!
                                    Lettera di Jacques-Julien Dubochet a Rodolphe Töpffer, 1° luglio 1845.


La letteratura ad immagini di Töpffer non sarà un'esperimento senza futuro. La casa editrice parigina Aubert, fondata da Charles Philipon, pubblica senza la sua autorizzazione gli albi del Ginevrino nel 1839. Philipon li fa ridisegnare da un disegnatore anonimo, li vende a metà prezzo dell'edizione svizzera originale e li lancia con grande chiasso pubblicitario. Queste opere sono un vero successo, le storie di Jabot, Crépin e Vieux Bois sono così piratate lo stesso anno. In seguito, è il giovane caricaturista Cham (pseudonimo di Amédée de Noé) che si prova al genere: tra il 1839 e il 1842, darà sette albi che completeranno la "collezione dei Jabot". Nel 1847, il dodicesimo ed ultimo titolo è opera di un disegnatore di 15 anni ancora sconosciuto: Gustave Doré [1].


I 12 titoli della "collezione dei Jabot":


1. Anonimo (da Töpffer), M. Jabot. Aventures d'un fat (1839). [Il Signor Jabot. Avventure di uno spocchioso].
2. Anonimo (da Töpffer), M. Crépin. Différents systèmes d'éducation (1839). [Il Signor Crépin. Diversi sistemi di educazione].
3. Anonimo (da Töpffer), M. Vieux-Bois. Tribulations amoureuses d'un vieux fat (1839). [Il Signor Bosco-Vecchio. Tribolazioni amorose di un vecchio spocchioso].
4. Anonimo (Cham), M. Lajaunisse. Malheurs d'un beau garçon, (1839). [Il Signor Lajaunisse. Sventure di un bel ragazzo].
5. Anonimo (Cham), M. Lamélasse. Histoire d'un épicier, (1839). [Il Signor Lamelassa. Storia di un droghiere].
6. Anonimo (Edmond Forest), Histoire de Mr. de Vertpré et de sa ménagère aussi, (1840). [Storia del Signor de Verdeprato e anche della sua massaia].
7. Cham, M. Jobart. Mésaventures d'un homme naïf, (1840). [Il Signor Jobart. Sventure di un uomo ingenuo].
8. Cham, Dieux Vieilles filles a marier. Tribulation de sa famille, (1841). [Due vecchie ragazze da maritare. Tribolazioni di famiglia].
 9. Cham, M. Barnabé Gogo. Persécusions artistiques, (1841). [Il Signor Barnabé Gogo. Persecuzioni artitische].
10. Cham, Histoire di prince Colibri et la fée Caperdulaboula, conte de fée, (1842). [Storia del principe Colibri e la fata Caperdulabula, fiaba].
11. Cham e il fu signor de Fénélon, Avventure de Télémaque, fils d'Ulysse, (1842). [Avventure di Telemaco, figlio di Ulisse].
12. Gustave Doré, Les Travaux d’Hercule, (1847). [Le fatiche di Ercole], (Via Coconino Classics /  www.coconino-world.com)



Estratti della sezione «Albums comiques», [Albi comici], del catalogo degli editori Aubert e compagnia, 29, place de la bourse a Parigi, verso il 1851:



 

[1] Leggere: Leonardo de Sá, "Aubert, il 'pirata' che ha inventato gli albi a fumetti", Le Collectionneur de bandes dessinées, [Il collezionista di fumetti], n° 108, Autunno 2006, p.32-33.

Antoine Sausverd



[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:
La littérature en estampes di Rodolphe Töpffer


LINK interno ad un'opera del 1827 di Töpffer:
M. Vieux-Bois

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8 febbraio 2009 7 08 /02 /febbraio /2009 20:01

冨嶽三十六景




 Trentasei vedute del Monte Fuji.



Le Trentasei vedute del Monte Fuji, malgrado il titolo, sono in realtà una serie di quarantasei stampe realizzate dal grandissimo artista Katsushika Hokusai [1769-1849], ed edite in Giappone tra il 1831 e il 1833 dall'editore Nishimuraya Yoachi. Esse consistono in rappresentazioni del Monte Fuji visto da province diverse ed in stagioni differenti. Le prime tre stampe sono quelle più famose e conobbero immediatamente un grande successo. La prima stampa rappresenta il monte Fuji visto dal mare mentre una gigantesca onda comparsa all'improvviso rischia di travolgere delle imbarcazioni di pescatori.





                  1. La grande onda di Kanagawa.


La xilografia, intitolata La grande onda di Kanagawa, in cui il blu di Prussia domina quasi incontrastato, è la prima delle incisioni di questa celebre serie di Hokusai che contribuì enormemente a dare una meritata fama mondiale al maestro giapponese dell'incisione su legno, verso la fine della sua vita. La xilografia, è una tecnica artistica nota in giappone con il nome di nishiki-e. Oggi di proprietà del Metropolitan Museum of Art di New York. Il monte Fuji, a cui questa serie è dedicata, quasi si confonde con le grandi onde del mare in tempesta sullo sfondo di un cielo scuro che contribuisce un po' a porlo in evidenza. La bellezza di questa celeberrima stampa sta anche tutta nel drammatico contrasto, naturale ed umano, tra il dinamismo della gigantesca onda, praticamente uno tsunami, e la staticità maestosa del lontano monte Fuji, che come una divinità olimpica sembra quasi assistere impassibile all'intera scena.




 

2. Il Fuji durante il tempo sereno (Il  Fuji rosso).



Nella seconda stampa, il monte Fuji, dipinto di un rosso bruno molto suggestivo che verso la cima diventa un marrone scuro, presenta ancora delle lunghe strisce di neve. Esso sembra slanciarsi verso l'immensità di un cielo azzurro in cui compaiono isolati banchi di nuvole. Nel complesso la scena si presenta statica dando così maggior rilievo alla maestosità del vulcano estinto che sembra scaturire da un bosco verdeggainte posto ai suoi piedi. I colori molto netti e quasi privi di sfumature nel complesso però formano una rappresentazione armoniosa e solenne, se non sacra.






 

3. Il temporale sotto la cima.



Nella terza stampa, il monte Fuji è il protagonista incontrastato. Persino il cielo sembra più piccolo di esso. Questa volta, visto che è in corso un temporale, la luce è presenta unicamente nella parte superiore del disegno, la parte inferiore è infatti immersa in un marrione tendente al nero lacerato da un fulmine di gigantesche dimensioni e raffigurato molto ramificato e di un brillante colore rosso che dà un tocco di sapiente equilibrio all'intera composizione.








4. Il Fuji visto da sotto il ponte di Mannen a Fukagawa.

Fukagawa (深川市; -shi), città situata nella sottoprefettura di Sorachi sull'isola di Hokkaidō, quest'ultima essendo a sua volta una delle otto prefetture (道; ) dell'intero Giappone. Si tratterebbe dell'isola più settentrionale del Giappone, cioè della celebre terra di origine del popolo ainu, la strana ed inquietante gente del Giappone dalla pelle bianca, usi, costumi e concezioni religiose del tutto diverse da quelle dei loro connazionali di pelle gialla. Il ponte, gremito di folla, costruito in un unica arcata sostenuta da due pilastri di robusti tronchi saldati tra di loro da travi e lagati da grandi corde, sembra quasi un arcobaleno costruito dall'uomo. Dai due pilastri il monte Fuji è visto in lontananza, delle barche di pescatori solcano le acque ed un pescatore solitario sedute su una delle grandi pietre che si protendono nel fiume sorveglia la sua lenza.










5. Il Fuji visto dal passo di Mishima

 

 

 

Hokusai rappresenta in questa xilografia i giardini del tempio zen Ryûganji a Edo. Un gruppo di pellegrini mangiano all'aperto, mentre un uomo camina in compagnia di un bambino a cui mostra il sacro vulcano. In primo piano vediamo la vegetazione verde ricca di pini e sullo sfondo la figura ieratica del Fuji.

 

 


 

 

 

 

 

 

6, La costa delle sette leghe a Kamakura

 

Anche se il Monte Fuji è intenzionalmente l'elemento centrale ed onnipresente di queste 46 xilografie a colori, il rapporto uomo-natura è quanto emerge maggiormente da questa splendida opera al cui successo concorse anche la sapiente utilizzazione di un colore come il blu di Prussia e l'uso della prospettiva.
Il blu di Prussia, un pigmento importato dall'Olanda, il solo paese europeo con cui il Giappone intratteneva rapporti commerciali sin dal XVII secolo ebbe un grande successo tra i pittori giapponesi, malgrado la sua origine sintetica ed il suo prezzo piuttosto elevato. Utilizzato per la prima volta da Ooka Shunboku nel 1829 fu impiegato anche da Hokusai nelle sue stampe di maggior successo come La grande onda di Kanagawa, Il lago di Suwa nella provincia di Shinano, La spiaggia di Shichirigahama nella provincia di Sagami. L'editore di questa opera di Hokusai prima della versione a colori pubblicò persino una versione delle stampe puramente in blu.


7, Senju nella provincia di Musashi

 

 

Il primo piano è occupato in questa xilografia da un contadino e dal suo cavallo munito di basto carico di erbe. L'uomo sta ammirando il monte Fuji che si intravede dietro lo scheletro di una casa in costruzione. Sul lato sinistro vediamo due pescatori intenti a pescare con due canne sottili. Il contadino ha catturato un granchio che tiene legato alle redini del suo cavallo e che offrirà sicuramente ai suoi figli.



 


 

 

 





8, La Tama nella provincia di Musashi

 

 

Questa xilografia è costruita su tre piani rappresentati rispettivamente dalla riva, il fiume ed il cielo e che danno alla composizione una grande serenità. Le correnti e le onde sono schematizzate secondo la tradizione estetica giapponese con dei semplici tratti. Il monte Fuji erige la sua imponente massa sullo sfondo contribuendo ancor più a dare tranquillità e sollennità alla scena dove sono rappresentati dei semplici e umili contadini e pescatori intenti nel loro lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 





9, Il passo di Inume nella provincia di Kai

 

 

 

 

 

 

 


10, Il Fuji visto dalla provincia di Owari









11, Il tempio di Asakusa Honganji nella capitale orientale.







12, L'isola Tsukada nella provincia di Musashi








13, La spiaggia di Shichiri nella provincia di Sagami









14, Umegawa nella provincia di Sagami







15, Il pescatore di Kajikazawa









16, Il passo di Mishima nella provincia di Kai.








17, Il lago Suwa nella provincia di Shinano







18, Ejiri nella provincia di Suruga







19, Il Fuji visto dalle montagne della provincia di Totomi








20, Ushibori nella provincia di Hitachi







21, Uno schizzo dei magazzini Mitsui sulla strada Suruga  Edo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

22, Tramonto attraverso il ponte di Ryogoku dalla rive della Sumida a Onmayagashi










 

 

23, Terrazza Sazai, il tempio di 500 Rakan









24, Casa del tè a Koishikawa, il mattino dopo una caduta di neve



 





25, Shimomeguro


 

 

 






26, Mulino a Onden










27, Enoshima nella provincia di Sagami





 




28, Costa della baia di Tago, Ejiri nella regione di Tōkaidō






 



29, Yoshida nella regione di Tōkaidō

 




 

 

 


30, La strada marittima della provincia di Kazusa

 

 

 

 

 

 

 


31, Il ponte di Nihonbashi a Edo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

32, Il villaggio di Sekiya sulla Sumida

 

 

 

 

 

33, La baia di Noboto

 


 

 

 

 


 

 

34, Il lago di Hakone nella provincia di Sagami

 

 

 

 


 

 

 

35, Riflesso del monte Fuji nel lago Kawaguchi, visto dal colle Misaka nella provincia di Kai

 

 

 

 

 

 


 

 

 

36, Hodogaya sul Tōkaidō

 

 

 

 


 

 

 37--La-scierie-a-Honjo.jpg

 37, La segheria a Honjo

 

 

38--Nakahara-dans-la-province-de-Sagami.jpg

 38, Nakahara nella provincia di Sagami

  

  

 

 

 

[SEGUE]



[A cura di Massimo Cardellini]



Link da cui abbiamo ripreso le immagini collocati in questo post:
wikipedia. Views_of_Mount_Fuji_(Hokusai)

Link ad un'opera integralmente sfogliabile on line di Hokusai:
Complete  Hokusai

 

LINK ad una panoramica dell'opera dal sito della BNF:
Les trente-six vues du Mont Fuji

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31 gennaio 2009 6 31 /01 /gennaio /2009 10:50




Con questo laconico titolo: Cra, che rimanda come è ben evidente al verso dei corvi (o se lo si preferisce delle cornacchie), Jossot dedicava le sue salaci bordate, poco più di un secolo fa, ad un importante pilastro dell'ordine costituito: la Chiesa cattolica. Un pilastro che in quel momento storico, molti filoni ideologici e politici di orientamento liberaldemocratico e non ultima anche la massoneria, stavano colpendo duramente in un ulteriore approfondimento dei rapporti tra Stato e Chiesa.

Non è certo la prima volta che Jossot colpisce la Chiesa come istituzione ed i suoi militanti e seguaci dall'alto al basso della piramide sociale. La differenza sta ora nel suo trattare questo soggetto in modo "monografico" rispetto agli altri numeri di "L'Assiette au Beurre" da lui illustrati, anzi quasi sistematico.

In generale non sono soltanto gli aspetti oscurantistici di questa potentissima istituzione a muovere i suoi strali quanto piuttosto il suo essere un bastione di stabilità dell'ordine costituito, quasi una prima linea della logica del sistema classista che riesce subdolamente persino a penetrare nelle case di indifesi cittadini che comunque sia ieri come oggi si consegnano ai cra-cra quasi con gioia.

Anche gli aspetti meramente crassi dell'esistenza individuale dei soldati di Dio e quelli squisitamente materiali, soprattutto pecuniari sono ben evidenziati dal misantropo caricaturista di sui possiamo vedere una autorappresentazione, non certo la prima né l'ultima, nella quarta tavola. Soprattutto, ben azzeccate quanto micidiali, sono le citazioni dal Nuovo Testamento in alcune didascalie che trovano una sorprendente corrispondenza e verifica nella vita quotidiana del clero. Cosa si vuole di più?


























































































































































[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link al post originale
Cra


LINK ad altre opere di Jossot:
Il Credo

 

Decorazioni

La Doma

Panurgismo

Il Rispetto

Gli Ubriaconi



 

Una biografia di Jossot scritta da Henri Viltard:
Jossot

 

Un breve ma acuto saggio su Jossot a firma di Felip Equy:

Jossot


 

 

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30 gennaio 2009 5 30 /01 /gennaio /2009 08:36


Maestro, il romanzo disperso.

 

Nel 1894, Caran d'Ache si dedica in un progetto rivoluzionario: Maestro. Questo "romanzo disegnato" di più di 300 pagine doveva essere interamente muto, senza alcuna didascalia. Narrava la storia  di un virtuoso precoce, comprato ai suoi genitori che sarà per molti anni il musicista ufficiale di un re melomane, prima di fuggire da questa gabbia dorata. Sfortunatamente, quest'opera senza precedenti rimase incompiuta e non vide mai la luce.

                                                 Breve richiamo delle conoscenze


  

Identificati come facenti parte del manoscritto di Maestro da Thierry Groensteen, le tavole acquistate dal musée de la bande dessinée [museo del fumetto] di Angoulême sono pubblicate come tali, con le loro lacune, nel 1999. In seguito a questa pubblicazione, la rivista 9eme Art [Nona arte] si fa l'eco delle nuove scoperte su Maestro [1].

Così, sappiamo che il 20 luglio 1894, Caran d'Ache , che collabora al Figaro illustré (dal 1884) e al Figaro Littéraire (dal 1885), invia alla direzione del quotidiano una lettera in cui propone un progetto di edizione inedito: un "romanzo disegnato": "In poche parole ciò non è stato mai fatto! In quanto alla forma, alle dimensioni del libro, vedo un volume che avrà l'aspetto esteriore di un romanzo di Zola, di Daudet, di Montépin o di Paul Bourget al prezzo di 3 franchi e 50 centesimi... Ma in quanto all'interno! All'interno- non una linea di testo! Tutto sarà espresso con i disegni in circa 360 pagine. I romanzi ne comportano in genere 320, 340, 350, 360."

Il 13 agosto 1894, la proposta avendo probabilmente sedotto Le Figaro, il disegnatore di origine russa firma un contratto con la società del giornale. Secondo i termini del contratto, quest'opera comporterà 360 pagine, sarà pubblicata in 20.000 copie in formato 18° e venduto a 3,50 franchi.

Per motivi sconosciuti, Caran d'Ache abbandona il suo progetto di romanzo disegnato, dopo averne schizzato e anche disegnato più di cento pagine. Non è la prima volta che il disegnatore prolisso lascia in sospeso un lavoro in corso. In rare interviste che si conoscono di Caran d'Ache, egli non manca di parlare di progetti ambiziosi sui quali sta lavorando, però senza che nessuna traccia sia giunta sino a noi [2].  Così, Georges Montorgueil ricorda nel 1930 uno di questi rimasto incompiuto: verso il 1900, Henri Rochefort incoraggiava ad illustrare le Favole di La Fontaine. Caran d'Ache ne abbozzò il progetto, ma come nota il giornalista "il suo difetto di spirito di continuità glielo fece abbandonare" [3]. Bisogna vedere qui un tratto del carattere di Caran d'Ache che come confessa egli stesso di aver sempre più da fare tanto da non esserne capace? [4].

 
L'antepenultimo lotto


Cos'è diventato questo manoscritto tra il suo abbandono e la sua riapparizione nel 1999? Probabilmente sepolto tra il materiale di Caran d'Ache, Maestro riappare alla morte del disegnatore nel 1909. Perché il laboratorio dell'artista non fu disperso all'Hôtel Drouot in una sola vendita all'incanto, come indicato nel catalogo Les années Caran D'Ache, ma in due aste [5].


 

 

 

 

 La prima ebbe luogo meno di quattro mesi dopo il suo decesso il 10 e l'11 giugno 1909; la seconda il 22 e 23 dicembre 1909. Venne edito un catalogo, molto laconico nelle descrizioni, per ciascuna delle vendite. Malgrado ciò, vi si apprende che, tra gli ultimi lotti costituiti di scatole di un centinaio di disegni, il 254° e antepenultimo lotto della seconda vendita è intitolato sobriamente "Le Maëstro"- sic, con la dieresi, come Caran d'Ache ha sempre scritto [6]. Da qui, la scatola di disegni è stata probabilmente acquistata e divisa da un mercante.

Oggi, una parte di questa grande opera incompiuta è stata riunita: il Musée de la bande dessinée ha acquistato un centinaio di pagine, poco dopo la fine dell'esposizione Caran d'Ache che ha organizzato nel 1998, presso un mercante. Questi li aveva acquistati a L'Hôtel Drouot all'inizio del 1970. Poi, dopo la pubblicazione di Maestro nel 1999, Thierry Groensteen ha scoperto che il Département des Arts Graphiques [dipartimento di Arti grafiche] del museo del Louvre possedeva numerosi schizzi e delle pagine di sinossi del romanzo disegnato. Questi documenti provenivano dal lascito che Etienne Moreau-Nélaton fece alle collezioni nazionali nel 1927. Si sa anche che certe pagine sono nelle mani di collezionisti particolari. Può darsi che altre tavole perdute riemergeranno ancora.

 

 
Maestro digitalizzato.

 


Oggi, tutti gli schizzi del lascito Moreau-Nélaton (in tutto 140 più 10 fogli di sinossi) sono stati digitalizzati. E sono disponibili sul sito delle Arti grafiche: http://arts-graphiques.louvre.fr (Inserire "Caran d'Ache" nel motore di ricerca selezionando "Opere" poi archiviato per numero di inventario per dirigersi direttamente sui documenti relativi a Maestro.

 

Il motore di ricerca di questo sito non è veramente ergonomico, e le digitalizzazioni on-line di qualità media, ma è un vero piacere poter sfogliare questi disegni. In più, essi permettono di rimettere a nuovo lembi della storia incompleta del musicista, come Thierry Groensteen ha cercato di farlo in un articolo di 9e Art in seguito alla publicazione di questo "capolavoro ritrovato" [7]

Torneremo presto su questo appassionante Maestro per altri sviluppi.

 



NOTE 


[1] Th. Groensteen, "Maestro, Le chef-d’œuvre retrouvé de Caran d’Ache", [Maestro, Il capolavoro ritrovato di Carn d'Ache], 9ème art. Les Cahiers du Musée de la Bande dessinée, [Nona Arte. I Quaderni del Fumetto], n°4, gennaio 1999, pp. 58-59. - Th. Groensteen, "Caran d’Ache, le retour du Maestro", [Caran d'Ache, il ritorno del Maestro], 9ème art, n°7, gennaio 2002, pp. 10-15. - "Caran d’Ache: Le mystère Maestro s’épaissit!", [Caran d'Ache: Il mistero Maestro si infittisce], 9ème art, n°9, gennaio 2004, p.6.

[2] Nell'intervista concessa alla rivista inglese The Strand nel 1898, Caran d'Ache parla di un misterioso progetto intitolato "La Rue de Cent Ans" [La strada di cento anni], su cui lavora per l'Esposizione del 1900: una specie di ricostruzione gigantesca di una via parigina attraverso il secolo trascorso. Cfr. Marie Belloc, "Illustrated interviews- Caran d'Ache At Home", Strand Magazine (London), Vol. XV, n° 86, Febbraio 1898.

[3] Georges Montorgueil, Caran d’Ache, Les Annales politiques et littéraires du 1° agosto 1930. Le sottolineature sono mie.

[4] Cfr. Marie Belloc, op. cit.

[5] Come egli stipulò sempre esplicitamente nei suoi contratti, Caran d'Ache restò proprietario dei suoi disegni originali. La qual cosa spiega probabilmente la necessità di questa seconda vendita. Non ne sappiamo, per contro, se vi furono altre dispersioni nelle vendite del laboratorio dell'artista.

[6] Caran d’Ache. Dicembre 1909. Seconda vendita. Catalogo di disegni, acquerelli, giocattoli di Caran d’Ache, provenienti dal laboratorio di Caran d’Ache. Catalogo della vendita del laboratorio del 22 e 23 dicembre 1909. In: 9e Art, n°7, (2002, op. cit.), si apprende che il contratto a proposito di Maestro tra Caran d’Ache e il Figaro proveniva egualmente da una di queste vendite di successione.


[7] 
Cfr. 9e art, n°7, op. cit.




Alcune immagini tratte dal sito del dipartimento di Arti Grafiche del Louvre




Due uomini davanti ad un re in costume da cerimonia ed un lacché.






Un re in costume da cerimonia ed un bambino che si sporge dalla finestra.





Un re in costume da cerimonia mentre suona il violino accompagnato da un pianista.







Due studi di un re che colloca la propria corona sulla testa di un bambino.







Un re in costume da cerimonia mentre sta suonando un trombone gigantesco e una figura.






Uomo dai lunghi capelli a letto, mentre vede, in un incubo, degli esseri fantastici.







Due scene con un re con un coro enorme e una lettera in mano.

 



Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]

LINK al post originale:
Maestro, le roman éparpillé

Link alla sezione grafica del museo del Louvre:
Arts-graphiques, Louvre

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26 gennaio 2009 1 26 /01 /gennaio /2009 13:00

  L'iscrizione di san Clemente, 1090

 

Iniziamo, con il presente saggio, a porre in risalto documenti di epoche più remote ma che abbiano un rapporto con la logica della narrativa grafica di cui ci occupiamo nel nostro blog. Data la natura palesemente estranea della più moderna narrativa grafica, abbiamo ritenuto opportuno porre tra parentesi quadre il termine protofumetto, indicando con ciò, graficamente, che stiamo parlando in senso relativo.

Questo primo documento pittorico, risalente al 1090 circa è stato definito ancora di recente da Ignazio Baldelli nella Letteratura italiana edita da Einaudi come Un vero e proprio "fumetto" in volgare posto in bocca ai personaggi, è sicuramente di grande interesse per il nostro discorso.

Questa serie di documenti storici in effetti non ha alcun rapporto, soprattutto do continuità nonché tecnica, con quella che è stata chiamata nona arte. Al contrario sono stati gli storici e i teorici della nona arte ad annetterle in passato acriticamente tutta una serie di opere pittoriche, grafiche o letterarie non appena uno o più elementi della tecnica fumettistica o protofumettistica fosse rilevabile in esse.

Una sequenza di immagini con un soggetto unico e trattato con un minimo di coerenza, la presenza di parole o frasi riconducibili ad alcune figure presenti in una rappresentazione grafica o pittorica, erano quindi sufficienti ad annettersi questo materiale, pur nella sua arcaicità, e quindi estranea da ogni mentalità fumettistica, nella logica della produzione concernente la nona arte.

Si tratta di un vero e proprio peccato originale da parte della nona arte ma non per questo meno veniale, dettato dalla volontà di imporsi del nuovo genere presso la cultura alta, rivendicarne la dignità. Passata questa fase, dobbiamo comunque rilevare che queste forme superstiti di documenti in cui siano evidenziabili forme di integrazione tra testo ed immagini, di cui appunto il fumetto non è altro che un'attestazione moderna di questa possibile procedura artistica, presentano un interesse notevole soprattutto se l'istanza ermeneutica di essi viene compresa e valorizzata appieno.


 

 

L'affresco illustrante il miracolo di san Clemente, famoso soprattutto per le poche scritte che vi compaiono e considerate tra le prime e rarissime forme di italiano volgare scritto e perciò citate nei testi di storia della letteratura e di linguistica italiana accanto ad altre testimonianze come l'iscrizione della catacomba di Commodilla, l'indovinello veronese, il placito cassinese, la postilla amiatina, il ritmo laurenziano, il ritmo bellunese, e molti altri ancora.

A Roma, nella Basilica di San Clemente al laterano, dedicata a papa Clemente I, e precisamente nella cripta che conserva anche un interessante mitreo, è possibile osservare degli affreschi illustranti i miracoli attribuiti al santo in questione.

Il più noto di essi contiene delle iscrizioni, considerate tra le più antiche, linguisticamente parlando tra il latino ed il volgare. Queste iscrizioni non rappresenterebbero altro poi che delle brevi frasi profferite da due dei molti personaggi effigiati. L'affresco in questione è noto come La leggenda di san Clemente

Il dipinto murale, o meglio la sua cornice inferiore, narra la storia occorsa ad un ricco patrizio romano chiamato Sisinnio [Sisinium] la cui moglie, con suo sommo disappunto, frequenta le messe celebrate dal santo. Il nobile convinto che ciò sia dovuto al fatto che il santo abbia stregato la moglie, ordina ai suoi tre servi, chiamati Gosmari, Albertello e Carboncello di catturarlo. I servi invece del santo legano e tentano di trascinare via una pesantissima colonna.

Accanto ai protagonisti sono presenti alcune brevi frasi consistenti negli ordini gridati dal patrizio Sisinnio ai suoi servi e consistenti in esortazioni ma anche pesanti ingiurie per le difficoltà riscontrate nel rapimento del santo da parte dei suoi servi e che egli attribuisce alla loro incapacità.


 

Particolare della parte inferiore dell'affresco Il miracolo di San Clemente. In esso si vedono  i quattro personaggio a cui sono riferite le scritte. Sul lato sinistro, un uomo, chiamato dal suo padrone Sisinnio, Carvoncelle, tenta con l'aiuto di un palo di rimuovere quello che crede il corpo del santo rapito, ma in realtà una colonna. Sul lato destro, vediamo invece un personaggio vestito di porpora, si tratta appunto di Sisinnio (Sisimium), che impartisce ai suoi servi insulti e ordini. Al centro, gli altri due servi tentano anch'essi di trasportare il santo ma sono immobili quanto il loro compare. I loro nomi sono Gosmarius e albertel (Albertello).



Il personaggio posta a sinistra del riguadro inferiore facente leva con un palo è sollecitato dal suo padrone con l'ordine: "Falite dereto colo palo, Carvoncelle!", e cioè: "Spingi da dietro con il palo, Carvoncelle".






 

A sinistra del riquadro inferiore vediamo Sisinium impartire ordini ai suoi tre servi, vestito con una tunica rossa. All'altezza della sua testa vediamo riportato il suo nome, al di sotto del suo braccio destro la scritta: "Fili dele pute, traite!" e cioè: "Figli di puttane, tirate!", il colorito epitteto è rivolto ai suoi due servi che ha di fronte, Gosmarius e Albertello. Il personaggio di fronte a Sisinium, all'altezza della propria testa reca la scritta Gosmari, è il suo nome ed incita il suo compagno a tirare dicendogli: "Albertel Traite!", e cioè: "Albertello, tira!".


In mezzo a questi nomi e parlate dialettali, l'unico a parlare latino ed in modo corretto è il santo che sentenzia: "Duritiam cordis vestris saxa traere meruistis", e cioè: "A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare un masso". L'uso del latino da parte della figura celebrata in questo affresco serve ad elevarlo sulla massa degli uomini comuni, l'uso del volgare invece dileggia ulteriormente i goffi protagonisti della scenetta che ne fanno uso, soprattutto l'espressione triviale usata dal nobile romano. Il complesso dell'azione è quindi improntata a comicità adatta ancor più a dar risalto al santo protetto da Dio dall'intervento del buio a causa del quale i quattro personaggi precipitano nel ridicolo.






[A cura di Massimo Cardellini]




Link concernenti l'iscrizione di San Clemente:

http://www.luzappy.eu/testi_volgare/iscr_clemente.htm

http://www.hs-augsburg.de/~harsch/italica/Cronologia/secolo11/Clemente/cle_iscr.html


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19 gennaio 2009 1 19 /01 /gennaio /2009 09:02

Da uno dei più interessanti siti in lingua francese, "Topfferiana", traduciamo un breve, però anche molto interessante saggio concernente non soltanto un protofumetto di altissimo livello, ma anche, come l'autore Antoine Sausverd pone in rilievo, una storia che ha influenzato, chissà attraverso quali vie, uno dei primi e più grandi autori del fumetto moderno: Winsor McCay, il creatore del fondamentale Nemo, il ragazzino (che tutti abbiamo dentro), esploratore ironico ed onirico della psiche nella sua più profonda delle fasi rem con tutto quanto ciò comporta a livello di visionarietà e creatività grafica.

Il Piccolo Lucien nel Paese dei Sogni
lucien01.jpg

Job, Un rêve agité, (Un sogno agitato), Imagerie artistique, (Stamperia artistica) della casa Quantin, serie 1, tavola n° 11, 1886.


La tavola sopra è una delle prime delle «Imagerie artistique» pubblicate dalla casa Quantin. Un sogno agitato, è la undicesima della prima serie di questa collezione di tavole per bambini e fu pubblicata nel 1886 [1]. Non è firmata, ma la sua attribuzione al disegnatore Job lascia pochi dubbi [2].

Il suo vero nome era Jacques-Marie Gaston Onfray de Bréville, Job (1858-1931) è nato in una famiglia appartenente alla antica nobiltà. Dopo il liceo, suo padre rifiutando la sua iscrizione alla École des beaux-arts (Scuola di belle arti) si arruola nell'esercito per cinque anni. Poi, tra il 1882 e il 1885, raggiunge le Belle Arti e si forma nei laboratori dei pittori Carolus Duran e Evariste Luminais. Espone allora regolarmente al Salon degli artisti Francesi, soprattutto scene militari.

I suoi primi anni d'artista sono contrassegnati anche dalla caricatura politica e di costume. Collabora a giornali come Le Monde Parisien o La Nouvelle Lune.


Job fa parte di quella giovane generazione che traduce il racconto in immagini. Ne crea regolarmente per La Caricature, giornale creato da Albert Robida sin dal 1883. Augurandosi di rinnovare la stampa infantile, Albert Quantin si rivolge naturalmente un appello a lui, insiema a Caran d'Ache, Steinlen o Christophe, per vivificare la formula di Epinal oramai invecchiata. Sarà l'inizio della sua carriera di illustratore per la letteratura infantile. Job ci resta oggi in memoria per le sue belle opere illustrate per i giovani lettori ritracciando, non senza patriottismo, delle storie militari e le leggende napoleoniche i cui testi furono spesso firmati da Georges Montorgeuil [3].

Un sogno narrato per immagini

Cosa narra questa tavola della stamperia Quantin? Nel suo letto, il giovane Lucien si addormenta con al suo fianco Sultan, il cavallo di legno che gli è stato appena regalato. Il bambino sogna allora che è un elegante cavaliere che monta il suo giocattolo diventato vivo. Sfila spavaldamente davanti ai suoi compagni di collegio ed il suo professore M. Plume d'oie [il Signor Piuma d'oca]. Volendo sbalordire il suo pubblico, Lucien aumenta l'andatura e passa al trotto. Ma all'improvviso, la sua cavalcatura si imbizzarrisce ed il cavaliere non la controlla più. Essa accelera sino al punto che i passanti, sconvolti, non distinguono più nemmeno il cavaliere dal cavallo! Giunto sul lungofiume, l'animale si arresta bruscamente e Lucien vola sopra la cime del muro, Ma il ragazzo si sveglia cadendo dal suo letto. Non era che un sogno [4].

 

L'onirico era un tema ricorrente nelle storie ad immagini del XIX secolo e ciò molto prima che Winsor McCay ne facesse uno dei suoi temi prediletti [5]. Tuttavia, questa tavola di Job ricorda stranamente una che il disegnatore americano creò quasi venti anni dopo. E non una qualsiasi, bensì la prima di Little Nemo in Slumberland: il primo episodio della serie pubblicato nel supplemento illustrato domenicale del  New York Herald il 15 ottobre 1905:

 

lucien02

Winsor McCay, Little Nemo in Slumberland, New York Herald,  15 oytobre 1905.



La somiglianza tra le tavole di Job e McCay è sconcertante. ll soggetto delle storie è complessivamente lo stesso e le vignette di ognuna si corrispondono l'un l'altra:

lucien03.jpg

Questa somiglianza solleva numerose domande: Winsor McCay ha avuto un giorno la tavola firmata da Job sotto gli occhi? Ne ha tratto ispirazione nel 1905, quando iniziò le storie di Nemo nei paesi dei Sogni? Delle tavole o degli album della stamperia Quantin hanno probabilmente attraversato l'Atlantico, ma l'editore parigino ha egli stesso importato e tradotto lui stesso queste tavole per il Nuovo Mondo [6]? Può essere che la casa editrice facesse parte della delegazione francese durante l'esposizione universale di Chicago nel 1893, evento tanto ispiratore per McCay [7].


In un prossimo articolo, vedremo che questa tavola di Job non è la sola della tipografia Quantin a somigliare al Little Nemo di Winsor McCay.

NOTE

[1] L'iscrizione legale di questo foglio è registrata in La Bibliographie de la France, n°15 del 10 aprile 1886. Sfortunatamente, la qualità della tavola riprodotta qui non è delle migliori. Si tratta in effetti di una ristampa molto più tarda, molto probabilmente posteriore al 1900-1910.

[2] Questa udentificazione è possibile con la comparazione di altre tavole che Job dissegnò per la stamperia Quantin e, soprattutto, la n° 4 della serie 9 intitolata Le condamné à mort [Il condannato a morte].

[3] Per maggiori notizie sulla carriera di Job, vedere: François Robinchon, Job ou I’histoire illustrée [Job o il racconto illustrato], Perigi, Herscher, 1984.

[4] Nel 1887, Quantin pubblicò nella sua Encyclopédie enfantine [Enciclopedia per ragazzi], una breve opera di Job intitolata Paul dans la lune [Paul sulla Luna], Collezione "Album", Terza serie, che riprende di nuovo i temi del sogno e del giocattolo fantasioso: Paul, trasportato dal suo aquilone, si ritrova sulla Luna. E' condotto al palazzo della regina Lunatica XXXVII. Dopo aver ascoltato la sua storia, Sua Maestà lunare gli propone di diventare il precettore reale delle sue due figlie. La prima lezione di Paul alle due piccole "Lunari" sarà l'uso dell'aquilone. Al primo tentativo, tutti e tre si trovano trasportati dal vento e ritornano sulla Terra. Prima di atterrare, Paul si risveglia nel suo letto con il suo aquilone poggiato sul letto.

[5] Su questo argomento, vedere soprattutto i seguenti articoli: Pierre Couperie, Autour de Nemo, in: Winsor mcCay, Little Nemo de 1912 à 1926, Parigi, edizioni Horay, 1981; Leonardo De Sá, O sonho comanda a arte… Considerações oníricas antes e depois de Winsor McCay, BD Amadora 2005. Catalogo del Festival Internacional de Banda Desenhada da Amadora 2005, Amadora, Comune di Amadora, 2005. p.51-58; Peter Maresca, Autres Nemos, autres rêves, Little Nemo 1905-2005: un siècle de rêves. Bruxelles, Les Impressions Nouvelles, 2005, p. 89-95.

 [6] Sappiamo soltanto che delle storie della "Stamperia artistica" sono state tradotte in neerlandese e distribuite in Begio. Le immagini della casa Pellerin di Epinal sono state tradotte in più di dieci lingue. Esiste anche una collezione di sessanta tavole tradotte in inglese ed esportate negli Stati uniti nel 1888 sulle quali è indicato: Printed expressly for the Humoristic Publishing Company, Kansas City, MO. Queste immagini fanno parte delle collezioni numeriche dell'Università della Florida (The University of Florida Digital Collections) e sono consultabili sul suo sito.

 [7] L'architettura barocca ed efimera del palazzo di questa esposizione servirono da modello al disegnatore americano per il paese dei sogni di Little Nemo. A questo proposito, si può leggere Thierry Smolderen, Mr McCay in Slumberland: dessin, attractions, rêve. Little Nemo 1905-2005: un siècle de rêve. Bruxelles, Les Impressions Nouvelles, 2005, p. 9-17.



Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK al posto originale:

Le Petit Lucien au Pays des Rêves

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11 gennaio 2009 7 11 /01 /gennaio /2009 07:49

 

Caricature dell'Asiatico e stereotipi del "pericolo giallo".



Dalla simpatica rubrica del blog francofono Caricatures et caricature, intitolata Caricaturothèque, iniziano a pubblicare alcune interessanti raccolte tematiche. Comimciamo con lo stereotico dell'Asiatico e del relativo pericolo giallo, oggi, mutati i tempi, molto attuale.


Venticinque caricature dell'Asiatico e Stereotipi del "pericolo  giallo" con l'amabile concorso di Bruno de Perthuis. 



 


Anonimo, Macaco della China, da La Caricature n° 199 del 28 agosto 1834.
(Collezione della raccolta di Charles Philipon).
 




 


 

Disegni di André Gill, Cineserie, da L'Eclipse n°54 del 31 gennaio 1869.
"Se fossi grande: Zar, re, principe, eccellenza, a questi brutti macachi griderei: Morte ai Disturbatori! e non ammetterei alla mia presenza che i Cinesi di Mère Moreaux!








  


Disegno di A. Lemot «I Giapponesi», da La Scie n° 33, 2 febbraio 1873.

Mentre eseguono i loro preparativi per recarsi al ballo di cerimoniale.








 

 Disegno di Cham, «10 novembre », da Le Charivari, 9/11/1878.

Per omaggiare il pubblico, I Cinesi si fabbo arricciare l'ultimo giorno.








 


 

Disegno di H. Chapuis, «Pubblicità S. Bing »,  da Le Charivari, 30/3/1884.

 







 


 

Disegno di Jules Renard Draner, «Attualità», da Le Charivari, 18/9/1884.

 Difficile ottenere, un'indennità di guerra, in un paese in cui la situazione finanziaria è così tesa!








 


 

 

Disegno di Paf, «Croquis», da Le Charivari, 10/3/1889.

 Il peso degli armamenti di tutti i paesi d'Europa finiscono con il modificare la forma del globo terrestre.






 



 

Disegno di G. Ri., «Rompicapo cinese», da Le Rire n° 16, 13/2/1895.

Questi poveri cinesi! Non hanno veramente l'aria felice! Cosa staranno mai leggendo su quel muro?









 


 

Disegno di Henry Meyer, «In Cina», da: Le Petit Journal, 16/1/1898 (Supplemento illustrato).

La torta dei Re e degli... Imperatori.







 

 

Disegno di Hermann-Paul, «Barbarie. Civilità», da: Le Cri de Paris n° 1900, 7/10/1899.

 








 

Disegno di Léandre, «Sua Maestà L'Imperatrice ereditaria della Cina», Da: Le Rire n° 297, 14/7/1900.


 








 


 

Disegno di Lucien Métivet, «La questione cinese», da Le Rire n° 304, 1/9/1900. 

- Ecco un tizio che si compra la mia testa a forza di braccia.










 

 

Disegno di Eugène Cadel, «Le prince Tuan... ou tué», [Il principe uccidente (Tuan) o ucciso] da Le Sourire n° 44, 25/8/1900.

 








 


 

John Grand-Carteret, Cinesi d’Europa e cinesi d’Asia, Paris, Montgrédien, sd (1901?).

 







 


 

Disegno di Jules Hénault, «In Cina», L’Assiette au beurre n° 8, 23/5/1901.

-Ha pressappoco gli anni di mio fratello...








 


 

 

«Il Progresso», da L’Etrille (Reims), 3/4/1904.

Il Giapponese. - Chi oserà dunque dire che non sono civilizzato ora?






 


 

 

Disegno di Gelner, senza titolo, da Le Cri de Paris n° 525, 17/2/1907.

 JONATHAN-UOMONERO: - Siamo un popolo libero, di bianchi! Impicchiamo i neri e diamo la caccia ai gialli!






 


 

Cartolina postale, senza data. 
"Grazie allo sforzo comgiunto degli alleati, il drago cinese finisce con l'ascendere".


 






 


 



Cartolina postale, senza data. "La guerra in Cina".


 







 

Disegno di E. Muller, carte postale, senza data.


 








 


 

Disegno di Grandjouan, «Il pericolo giallo», L’Assiette au beurre n° 394, 17 ottobre /1908, Les périls, "I Pericoli".

I Cinesi: -sinora, non abbiamo visto che quello bianco!...








 
 


 

Disegno di Apa, senza titolo, L’Assiette au beurre n° 553, 18/11/1911 (cineserie).

 "Abbiamo preso molto denaro al popolo, ma non abbiamo fattp nulla a suo favore"




 


 





 

Disegno di
Disegno di Albert René, «Il serpente e la lima», da La Baïonnette n° 10, 27/3/1915.


 








 


 

Cartolina postale, senza data..


 







 


 

800 milioni oggi, un miliardo domani! Il pericolo giallo.
Da: Tout savoir, aprile 1965.








[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link all'opera tradotta:
Caricatures de l'Asiatique et stéréotypes du "péril jaune" 


LINK a raccolte di materiale tematico relativo alla caricatura:
Prima Guerra Mondiale
Animalizzazioni nella caricatura

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22 dicembre 2008 1 22 /12 /dicembre /2008 23:00

 



NATALE




Visto il tradizionale clima natalizio pieno di ipocrisia e buonismo a profusione, malgrado la crisi conclamata e programmata ad arte, abbiamo deciso di festeggiare anche noi la sacra ricorrenza traducendo e presentando urbi et orbi, un antico numero di una gloriosa testata che semplicemente adoriamo ed a cui piaceva non poco chiamare le cose con il loro nome.

  

 Per l'epoca, il presente numero rappresentò senz'altro una vera manifestazione dello spirito autenticamente libertario della rivista nonché anche e soprattutto una elargizione generosa di quanto si poteva fare con l'arte al servizio della verità, anche se il mezzo era semplice come non poteva non esserlo, una rivista di satira politica e sociale.

  

 Dobbiamo però anche doverosamente ricordare che L'Assiette au Beurre, a modo suo, era l'equivalente, nel proprio genere letterario e campo artistico, di una vera e propria mostra d'arte settimanale le cui sale erano costituite dalle sue esplosive e coloratissime pagine.













 

 




 

  

  

 






  

  

  

 










  

  

 





 

 

 

 









 

 

 







 

 

 









 

 











 

 

 










 

 

 






 

 

 

 









 

 

 

 








 

 

 







 

 





[Traduzione di Massimo Cardellini]



Link al post originale:
Noel

 

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21 dicembre 2008 7 21 /12 /dicembre /2008 11:46

Dopo aver tradotto, sinora, ben sei numeri di L'Assiette au Beurre  dedicati a Jossot (altrettanti sono in cantiere), riteniamo opportuno pubblicare un saggio che tratti in modo adeguato anche se succintamente del grande caricaturista libertario francese. Lo facciamo traducendo la presentazione alla figura di Jossot che ne fa nel suo importantissimo sito Goutte a Goutte, Henri Viltard, il suo massimo conoscitore mondiale, che ha dedicato a Jossot la sua tesi di laurea nel 2005 e che ha intenzione di pubblicare una monografia entro il 2010, la qual cosa saremo lietissimi di comunicare ai nostri lettori non appena il nostro amico Viltard ce ne darà comunicazione. Le parentesi quadre rinviano ai rimandi fungenti da esempio a quanto illustrato nel testo in fondo al saggio.







Autocaricatura di Jossot.




 

Gustave Henri Jossot 1864-1951


 
Biografia

 

I disegni di Jossot sono ancora ampiamente utilizzati, ma il loro autore è quasi dimenticato dal grande pubblico. Per commemorare il centenario della separazione della Chiesa dallo Stato, Le monde ha per esempio preso in prestito un disegno [A] a “Dressage!” (La Doma), un numero di L’Assiette au Beurre dedicato all’educazione (1). Questo giornale satirico ha fatto anch’esso la gioia di numerosi giornali di sinistra e di estrema sinistra che hanno trovato in Jossot un grande dissacratore di poliziotti, militari e preti [B]. Anche se l’originalità del suo tratto e la virulenza del suo umorismo sono sempre apprezzati ed utilizzati, non si sa più veramente che era l’autore di questi disegni.

 

Jossot è nato il 16 aprile 1866 in una famiglia borghese e ha venti anni quando pubblica i suoi primi disegni sulla stampa di Digione. Il loro stile ed il loro umorismo corrispondono allora del tutto al gusto dell'epoca [C]. Autodidatta, si forma a Parigi in laboratori liberi e si appassiona per la Bretagna [D].  A furia di parodiare la preziosità dei maestri simbolisti, crea nel 1894 un curioso grafismo coniugante la deformazione caricaturale alle torsioni decorative[E]. Il suo tratto si ispessisce e le sue didascalie diventano lapidarie ed incisive, sicché a partire dal 1897 il disegnatore utilizza uno stile particolarmente stabile, in cui un tratto nel contempo spesso e nervoso sembra voler soffocare la vivacità di colori piatti. Questa estetica deve molto alla pittura ed ai disegni dei Nabis, ai principali rappresentanti dell’Art Nouveau, ma anche alle miniature ed agli affreschi medievali, alle stampe giapponesi o a certi caricaturisti come Caran d’Ache, Morriss o Louis Döes. Con tre album, Artistes et bourgeois, (Artisti e borghesi, 1894), Mince de trognes (Grassi grugni, 1896), Femelles! (Femmine!, 1901) e la sua assidua collaborazione a L’Assiette au Beurre, Jossot si impone come uno dei caricaturisti più noti del suo tempo. I suoi manifesti caricaturali immensi, specialmente per le sardine Saupiquet hanno avuto una risonanza durevole.

 

Come molti artisti della sua generazione, Jossot trova nella rivolta anti borghese aperta verso l’anarchismo, il fermento di una estetica di avanguardia. Egli precisa in un articolo che un ambiente familiare oppressivo è stato il terreno della sua vocazione. Sua madre essendo deceduta quando egli non aveva che tre anni, ha dovuto subire il giogo di una matrigna e di un padre assicuratore che lo destinavano alla marina militare. All’età di 19 anni, effettua il suo servizio come ufficiale di riserva, presso Nevers, quando Marie-Jeanne Duriaud, una domestica impiegata dai suoi genitori dà alla luce Irma. Resistendo alle pressioni familiari la sposerà subito dopo la morte di suo padre nel 1898. La pratica quasi esclusiva della caricatura finisce per oscurare totalmente la sua percezione della realtà, di modo che la sua rivolta si trasforma poco a poco in misantropia e in depressione. Quest’ultima si accentua nel 1896 con l’improvviso decesso di sua figlia, morta per meningite.

 

È a seguito di questo avvenimento tragico che egli effettua il suo primo viaggio in Tunisia. Proseguendo la sua carriera di cartellonista e di caricaturista, disapprova tuttavia quest’arte “che non è altro che una piaga dell’Odio (2) e si dedica allora alla pittura. Soggiorna a Gafsa Gabès, Tunisi e Hammamet durante il suo secondo viaggio (tra novembre 1904 ed aprile 1905) al ritorno del quale redige ed illustra un romanzo Viande Borgeois  (Carne di borgese), in cui il colmo letterario si accoppia alla caricatura. Jossot vi esprime il suo profondo turbamento: "Oh! I brutti musi, i nasi ignobili, i musi abominevoli! Dappertutto vedo scintillare gli occhi cisposi o brillare gli sguardi feroci, dappertutto sento lo sbattere delle mascelle bestiali, dappertutto mi appaiono grugni piangenti, bronci che sbavano, i piangenti che tirano su con il naso e ceffi che fanno smorfie. Dove fuggire, dove sotterrarmi per non vedere più queste orribili deformazioni, queste mostruose brutture? Gli gnomi di Goya, i diavoli di Callot, le larve di Odilon Redon mi sembrano ora al di sopra della realtà. Dove fuggire? Da nessuna parte, perché dappertutto incontro delle bestie umane, perché dappertutto esse pullulano, crescono e si moltiplicano. È terribile questo perpetuo incubo popolato da spaventosi musi, da allucinanti grugni (3)”.

 

Il suo scenario molto fantasioso porta un gruppo di anarchici alla ricerca di una bomba sbadatamente smarrita sul suolo tunisino: occasione per beffarsi degli anarchici, di denunciare le malefatte della colonizzazione e di descrivere un Oriente di sogno.

 

Dopo una vasta retrospettiva organizzata nel 1908 dal “Club Slavia” in Austria, Boemia e Moravia, in cui la sua arte fa scandalo, Jossot torna a trascorrere l’inverno a Gafsa. Espone le sue opere orientali al Salon d’Automne del 1909 e trascorre l’inverno in Algeria a Bou-Saada. Di ritorno nell’aprile del 1910, espone cinque quadri agli Indépendants. Nel novembre del 1910, ha deciso di stabilirsi in Tunisia. I quadri che egli espone al Salon des Indépendant e al Salon des Humoriste del 1911 sembrano voler adattare la caricatura ad un genere nobile, secondo le idee che ha difeso nei suoi primi articoli. In settembre, l’artista vende tutti i suoi mobili ed abbandona definitivamente la Francia. Il Salon Tunisien gli riserva una sala intera nel 1912: si accostano insieme delle caricature e dei paesaggi tunisini e bretoni.

 

L’opera orientale di Jossot è ancora mal conosciuta perché è dispersa in collezioni private. Sembra malgrado ciò ben pallida nei confronti delle sue caricature e delle sue asserzioni teoriche vendicative. Soltanto i suoi acquarelli e le sue chine dalle larghe linee, sembrano veramente resuscitare un tratto oramai tranquillizzato. Benché abbia accuratamente disertato le mondanità suscettibili di procurargli un riconoscimento sociale, Jossot è diventato un pittore stimato ed apprezzato tra le due guerre. Oggi, i Tunisini si ricordano più del personaggio che della sua opera. L’artista ha in effetti colpito la società coloniale ed intrigato gli indigeni annunciando pubblicamente la sua conversione all’Islam (febbraio 1913). Senza essere raro, il fatto è ancora molto originale a quest’epoca, la sua messa in scena mediatica ne è in compenso inedita. Bisogna dire che l’artista ha innanzitutto preso cura di riallacciare con la sua religione d’origine, il cattolicesimo. Allo scopo di rinforzare l’impatto simbolico della sua abiura. La versione araba di La mia Conversione e i dibattiti giornalistici espongono le ragioni di questo impegno religioso. Il rinnegato non è alla sua prima conversione: già in Francia si era interessato all’occultismo di Allen Kardec, alla teosofia, ecc.

 

Jossot cessa ogni attività artistica sino al 1921 ma la sua ispirazione satirica si espande in saporite cronache condensate nei giornali socialisti e indipendentisti tunisini. Nel 1923, segue una iniziazione al sufismo presso lo sceicco Ahmad al'Alawi pubblica un opuscolo intitolato Le Sentier de Allah (Il Sentiero di Allah) in cui racconta questa esperienza. La sua esaltazione cade sin dal 1927: l’artista riprende i suoi indumenti europei e non considera più lo sceicco come suo maestro.

 

Alcuni anni più tardi, pubblicò un opuscolo intitolato Le Foetus récalcitrant (Il Feto recalcitrante). Oltre a diverse esposizioni individuali (1928, 1941, 1942), espone ancora le sue tele al Salon Tunisino (1924, 1925, 1928), al Salon des Artiste Tunisiens (1929, 1931-1933), a l’Essor (Digione, 1928) e alle Expositions Artistiques de l’Afrique Française (1935, 1947). Le svalutazioni successive alle due guerre mondiali erosero l’indipendenza che gli aveva assicurato una bella eredità e Jossot si ritrova costretto a vendere di nuovo il suo talento, soprattutto alla rivista anarchica Maintenant. Vecchio di 81 anni e vedovo, termina la redazione delle sue memorie, Goutte a Goutte (Goccia dopo goccia), in cui intravvede “la fossa terminale” in un ateismo pronunciato. È sotterrato al “cimitero dei dimenticati”, a Sidi-bou- Saïd, il 7 aprile 1951.

 

Henri VILTARD 

(1) Le Monde, 2 dicembre 2005, p. 25.

(2) Lettera a Jehan Rictus, s. d., [16-25 giugno 1904].

(3) JOSSOT (Gustave-Henri), Viande de « Borgeois », illustrato da Jossot, Paris, L. Michaud, pp. 18-19.

  


[A]







[B]


Da: "Le Rire", n°56, 1896.







Da: "L'Assiette au Beurre", N°18, 1 agosto 1901.







 

Da: "L'Assiette au Beurre", n° 178, 24 agosto 1904.







Da: "L'Assiette au Beurre", n° 150, 13 febbraio 1904





 

Da: "L'Assiette au Beurre", n° 59, 17 maggio 1902.





[C]


Da: "La Butte", n°15, 1893.






Da: L'Ymagier", n° 3, 1895.



 
[Traduzione di Massimo Cardellini]

Copyright © Henri Viltard, gennaio 2008.


 
LINK al post originale:
Biographie de Jossot

LINK al post dedicato a Jossot della sezione Caricaturothèque del blog Caricatures & caricature:
JOSSOT

LINK interni ad opere tradotte di Jossot:
Le  Credo
Passementerie
Panurgisme
Dressage
Le Respect
Les Poivrots
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12 dicembre 2008 5 12 /12 /dicembre /2008 16:09




LE PERSONE PRATICHE




Un altro simpaticissimo numero di L'assiette au Beurre, autore un certo Does su cui non siamo sinora riusciti a reperire alcuna notizia, possiamo soltanto dire che il suo tratto è estremamente fummettistico, quasi alla Jossot e si presterebbe più all'umorismo che alla satira di costume o politica. Molto attuale, ovviamente la mentalità, delle cosiddette "persone pratiche" di cui l'autore ha dato qui un interessante campionario.









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[FINE]




(Traduzione di Massimo Cardellini)











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