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22 ottobre 2008 3 22 /10 /ottobre /2008 13:59



Come primo episodio delle storie del colonnello Ramollot abbiamo scelto una delle storie più brevi e per quello che ne sappiamo di sicuro la più breve in assoluto, nemmeno una pagina, e precisamente la sedicesima e cioè l'ultima del n°231. Esso costituisce il terzo racconto del fascicolo. Storia breve ma deliziosa e che testimonia anch'essa come a volte sia la vita ad imitare l'arte, il che non è proprio da poco conto.

A beneficio del lettore avvertiamo che l'acqua di Pullna citata nel micro racconto era un'acqua celebre all'epoca, tra le mille altre famose, per le sue proprietà depurative e di sapore molto amaro proveniente dalla Boemia. Data la brevità del racconto abbiamo ritenuto opportuno inserire anche la pagina originale.















Pagina originale del racconto tradotto sopra.





[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

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21 ottobre 2008 2 21 /10 /ottobre /2008 12:55

LE STORIE DEL COLONNELLO RAMOLLOT

 

 

Autoritratto di Achille Lemot detto Uzès, il grande illustratore del protofumetto Les histoires du colonel Ramollot scritte dal prolifico Charles Leroy (1844-1895).


  Una magnifica rappresentazione a colori del nostro "eroe" disegnato da Uzès.




Ramollot-les-recrues-5.jpgPresentiamo ora un autore e il suo personaggio principale del tutto sconosciuti in Italia e probabilmente nel resto d'Europa. Si tratta di una produzione enorme che si aggira per il colonnello Ramollot sulle molte migliaia di pagine e di disegni.

 

Dal sito della BNF (Bibliothèque Nationale de France) si possono infatti visionare ben 20 volumi di storie scritte dal prolifico Charles Leroy (1844-1895) e prevalentemente vertenti sul personaggio Ramollot che visse dal 1883 al 1899, poco più di tre lustri quindi e che conobbe un successo strepitoso agevolato dall'economicità della pubblicazione che costò sempre 10 centesimi ma anche all'espediente di far uscire ogni nuovo fascicolo, di 16 pagine a numero e contenente molte illustrazioni, la domenica.

 

Ramollot-question-sociale.jpgL'autore, Charles Leroy, fece anche raccogliere in alcuni brevi libri scelte delle migliori storie del colonnello Ramollot ma anche su personaggi che erano di contorno al colonnello nelle storie che uscivano in piccoli fascicoli settimanali e che assunsero vita autonoma rispetto al personaggio principale ridotto comunque a fare da sfondo rispetto alle storie che li vedevano protagonisti, essi consistono principalmente in Pinteau il piantone del colonnello Ramollot, il capitano Lorgnegrut, il tenente Bernard e il sergente Roupoil.

 

Ramollot-la-baignoire.jpgQueste edizioni in formato libro erano destinate ad un pubblico di appasionati disposti a spendere di più e quindi è per questo che alcune tirature erano stampate su carta pregiata e numerate e comprendevano anche dei disegni a colori di grande formato, oggi ricercatissimi dagli antiquari di libri e che non a caso abbiamo ritrovato in vendita nel web e da cui abbiamo tratto quelle che presentiamo qui sotto che oltre tutto ci serviranno egregiamente per illustrare quali sono anche i problemi di traduzione a cui si va incontro nel voler fornire una versione italiana decente delle storie del colonnello Ramollot.

 

 

Divorziare, ma è 'na cosa idiota, arribadisco!

 



Quando il colonnello parla, i suoi discorsi sono un fiorire di apostrofi e troncamenti. In francese ciò è l'equivalente di una pesante intrusione dialettale, quasi un parlare gutturale. Nelle nostre traduzioni dovremo quindi effettuare dei troncamenti e non necessariamente utilizzando le stesse parole che Ramollot tronca in francese perché molto spesso ciò non è possibile. Se nella battuta della prima tavola a colori incontriamo ben tre troncamenti a noi non è stato possibile che produrne uno. La parola "arribadisco" a fine battuta, nel significato di lo ripeto lo ribadisco, non è ovviamente un errore del traduttore, bensì la quasi letterale traduzione dal francese perché il colonello Ramollot non soltanto parla malissimo ma molto spesso usa, da buon ignorante privo di cultura, le parole a vanvera e l'effetto comico ci guadagna non poco, ovviamente. 
 

 

      Grande arte... questa.  Ma è 'na porcheria!

 

 

In questo caso il troncamente è uno solo ed uno anche in traduzione ma, in italiano la parola porcheria non è troncabile e allora ho dovuto optare per l'articolo indeterminativo "una", che è diventato 'na. Il colonnello Ramollot non ama nemmeno l'arte oltre alla lettura e come vedremo in una delle sue storie che presto tradurremo neanche la musica, va da sé che le bande militari sono la sua passione...  

 

 

 

S'crongnieugnieu! Macché ve ne f... (fotte) de me?




Niente troncamenti in questo terzo caso, abbiamo allora ripiegato sul dialetto. Il romanesco si adatta squisitamente al colonnello Ramollot. Unica croce la sua personalissima esclamazione indicante estrema irritazione: s'crongnieugnieu! tanto celebre all'epoca da aver dato titolo ad un libro che lo ha per protagonista: Les s'crongnieugnieu du colonel Ramollot, edito nel 1890. Questa espressione non esiste nello stesso francese né in alcuni dei suoi dialetti, si tratta decisamente di un'invenzione dello scrittore Charles Leroy e che in francese ha un suono decisamente gutturale e quasi suinesco. Esso ricorre quasi in ogni fascicolo domenicale e spesso più di una sola volta. Credo che dovrò o lasciarlo in francese, non potendo immaginarne uno simile in italiano, o italianizzarlo in scrognognò, ma che senso avrebbe? Poiché è probabile che quell'espressione derivi da una pronuncia veloce e semianimalesca di "sacre nom de Dieu", allora anche l'arcaico ma italico "Domeneddio!", oppure "Perdio", potrebbero prestarsi egregiamente alla bisogna.


L'unica spiegazione possibile è quindi che dal momento che il colonnello Ramollot parla troncando quante più parole possibili questa espressione possa essere una forma estremamente contratta della famosa espressione Sacre nom de Dieu!, e cioè sacro nome di Dio, un esclamazione molto popolare in Francia e che potrebbe corrispondere all'italiano Signore Benedetto! e simili. Ora questa espressione pronunciata velocemente ed a voce alta da un Ramollot molto alterato diventerebbe appunto nella nostra ipotetica ricostruzione appunto: s'crongnieugnieu e spiegherebbe l'enigmatico segno di troncamento posto dopo la S. Ramollot le parole se le mangia proprio.

Ramollot-a-guibollard.jpgAltre difficoltà di traduzioni molto più blande però sono date dal verbo fottere nel significato di fregarsene, non importarsene, da cui derivano le varie altre declinazioni verbali dipendenti dal fatto se  il verbo si riferisce al presente o al futuro o al passato. Altra difficoltà, più rilevante è la traduzione del celeberrimo intercalare popolare francese che nei racconti è riportato in questa forma N.. de D..., in francese ritenuto una vera e propria bestemmia, praticamente l'unica essendo questa cultura caratterizzata proprio dalla mancanza di imprecazioni linguistiche verso la divinità di cui al contrario la nostra lingua e cultura, semplicemente sovrabbonda. Anche questa espressione Ramollottiana ricorre spessissimo nelle storie del colonello Ramollot e perciò ci pone dei grandi problemi.

Ramollot-pinteau-4.jpgQuale forma tripartita in italiano da dare a Nom de Dieu e cioè alla lettera "nome di Dio", che, ricordiamolo secondo uno dei dieci comandamenti, non andrebbe pronunciato invano, non certo: "in nome di Dio" che più che bestemmia o imprecazione a voler essere più precisi altro non è che una invocazione al summum ens, una richiesta di un suo intervento o una sua chiamata a testimonianza di chissà cosa. Forse: "ma... per Dio!" potrebbe andare bene o anche un semplice "perddio!" ci stiamo lavorando ancora ma questa potrebbe essere la sua forma definitiva.

Ramollt-miracle-de-la-pantoufle.jpgIn quanto al contesto storico, gli anni in cui il colonnello Ramollot venne alla luce furono determinanti per il suo successo in quanto la bruciante sconfitta della guerra franco-prussiana del 1870, a cui seguì la vergognosa e sanguinaria repressione della Comune di Parigi, con migliaia di esecuzioni sommarie e di deportazioni nelle colonie erano oramai lontani e quasi dimenticati e l'esercito si era rifatto in parte esportando la sua brutalità assassina nella colonie che aveva sparse per il mondo ma soprattutto all'epoca nell'Africa nera, ultimo continente ad essere ancora relativamente libero dalle antiquate forme del colonialismo dell'era mercantilistica europea.

Ramollot-marat.jpgNell'età dell'imperialismo industriale inaugurato dall'avvento del capitalismo monopolistico, l'Africa avrebbe rappresentato un bottino appetibilissimo e che più volte fu motivo di contenziosi tra stati europei alla ricerca di nuovi mercati di sbocco delle loro merci e di rifornimento di materie prime.
Le nuove imprese di conquista coloniali trovarono inoltre una forte spinta nel manifestarsi della grande crisi economica mondiale del 1873-1895, nota anche come grande depresione dovuta alla sfrenata concorrenza tra le principali aree industriali e che portò alla sovraproduzione di merci i cui costi dovettero abbassarsi per poter essere vendute e quindi provocò ondate di disoccupati, stranamente sono proprio questi gli anni in cui il nostro personaggio, Ramollot, vive le sue avventure, e ad essere precisi sino alla crisi di Fashoda in cui anche l'esercito coloniale africano subì uno scacco d'immagine ad opera dei Britannici.

 

Ramollot-le-rabio-2.jpgNel complesso possiamo ritenere che in quanto personaggio rappresentante   un'istituzione temuta, amata e spesso odiata, Ramollot soddisfacesse a suo modo un po' tutte le pulsioni che il corpo sociale costretto ad avervi a che fare poteva manifestare nei confronti di essa, non dimentichiamo che la coscrizione di massa era allora obbligatoria ed estremamente difficile da evitare e la sua durata era lunghissima. Le storie sono sempre comiche e a volte grottesche estremamente caricaturali, gli autori, lo scrittore come l'illustratore, ritraggono con simpatia tutto l'ampio universo presente in caserma, dal soldato semplice al corpo ufficiali. Non ci è difficile immaginare innumerevoli fascicoli di "Ramollot" circolare per le caserme della Francia fin de siècle, magari non in modo ostentato.

Ramollot-la-musique-4.jpgBen altro avrebbero scritto e disegnato riviste del tipo L'Assiette au Beurre della sinistra radicale o dichiaratamente antimilitariste e anticlericali, sull'istituzione detentrice del monopolio statale della violenza. Leroy e Uzès descrivono in fondo con grande simpatia il colonnello burbero e ignorante.
A testimonianza della natura protofumettistica di Ramollot ecco proprio una rappresentazione del personaggio sotto forma di tavola. Le bolle di fumo (filatterio) che escono dalla bocca di chi parla non ci sono, ma il primissimo fumetto era caratterizzato proprio dalle didascalie esplicative poste in basso a cui successivamente sarebbero succeduti i ballons dei dialoghi e poco dopo anche i suoni onomatopeici e a volte anche le indicazioni delle espressioni emotive dei vari personaggi, ma questa è un'altra storia.  

 

  

 

[Testo e ricerca iconografica a cura di Massimo Cardellini]



LINK al sito GALLICA della BNF (Bibliothèque Nationale Française) da cui trarremo le nostre traduzioni del "protofumetto" Ramollot, superbo esempio di integrazione tra letteratura e disegno oramai in via di sintesi imminente, si tratta di ben 20 volumi: Histoires du Colonel Ramollot 

LINK dedicato ai più celebri cittadini della città di Reims di cui Uzès era nativo e dedicato a moltissime sue illustrazioni del colonnello Ramollot: Achille Lemot

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Published by MAX - in Autori
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11 ottobre 2008 6 11 /10 /ottobre /2008 19:26



Di Bertall, pseudonimo di uno dei più prolifici illustratori del XIX secolo francese, il cui vero e completo nome era Charles Constant Albert Nicolas d'Arnoux de Limoges Saint Saens, abbiamo già presentato in questo blog un estratto di una delle sue prime opere di illustratore che lo fecero apprezzare al pubblico francese Paris dans l'eau (1844).

L'opera che presentiamo, Georges le distrait, è del 1889, quasi mezzo secolo di distanza quindi, ed ha come particolarità di essere una storia comica molto breve destinata all'infanzia dotata di didascalie. Il numero di vignette è di 54, la semplicità della storia fa sì che essa possa essere inquadrata come una delle espressioni precorritrici del genere fumettistico che di lì a pochi anni sarebbe fiorito ed esploso negli Stati Uniti.

 

In realtà, però va precisato, che il volume del 1889 era in realtà una raccolta di cinque tavole uscite in La Semaine des Enfants, un settimanale per ragazzi edito dal 1857 dall'editore Louis Hachette, molti testi apparvero in seguito in volume. È appunto anche il caso di Georges le distrait, uscito in sei tavole tra l'11 ed il 29 novembre del 1862. Nell'edizione in volume le vignette che componevano le sei tavole vennere stampate una per pagina, esattamente come le proponiamo oggi.

 



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Tavola 1

 

 

 

 

 

 








Tavola 2



 




Tavola 3



Tavola 4


 



Tavola 5



 


Tavola 6

 








[Traduzione di Massimo Cardellini]

Link da cui è stata tratta l'opera tradotta:
GALLICA Georges le distrait, (Edizione in volume del 1889)

 



LINK interno:
Briffault, "Parigi in acqua", 1844. Illustrazioni di Bertall.

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9 ottobre 2008 4 09 /10 /ottobre /2008 18:35
Presentiamo con questo numero di L'Assiette au Beurre, un vero gigante dell'arte illustrata, François Kupka (1871- 1957). Nato in Boemia a Opocno dove trascorse l'infanzia in estrema povertà. Frequentò le scuole di belle arti a Praga e poi a Vienna. Nel 1896 si stabilì a Parigi dove lavorò come disegnatore per numerose riviste di moda e umoristiche ma anche manifesti pubblicitari e come illustratore di libri. Kupka fu anche un ottimo pittore, attività a cui si dedicò interamente a partire dagli anni 20, come artista fu molto sensibili ai movimenti dell'avanguardia.

 

Kupka si mostrò attratto da giovane dalle idee anarchiche e sino al 1912 frequentò gli ambienti politici e culturali libertari. Tra il 1901 e il 1907 collaborò a tredici numeri di L'Assiette au Beurre redigendone integralmente tre.


 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 



 



Questo numero di L'Assiette au Beurre di Kupka è intitolato L'Argent e cioè Il denaro. Come spesso accade per la satira ma anche per l'arte in generale, molti elementi presenti nelle tavole si comprendono meglio o addirittura acquistano senso quando si riesca ad individuare l'evento sotteso alla rappresentazione. Ad esempio, mentre la copertina qui sopra, che possiamo considerare coma la tavola n°1,  è immediatamente comprensibile in quanto vuole unicamente concettualizzare un'idea e cioè che il denaro nella nostra società capitalistica è il vero sovrano, cioè che è il suo possesso ed uso ad essere utile a fini della manipolazione sociale, altre tavole invece necessitano inevitabilmente della conoscenza degli eventi politici salienti dell'epoca.

Anche la tavola seguente, la n°2, appartiene a questo spirito allegoricamente molto netto, tipico della satira politica e sociale nelle sue massime espressioni. In primo piano vediamo infatti una suonatrice di grancassa, rappresentante sicuramente gli imbonitori dell'opinione pubblica (giornalisti, ideologi, partiti, ecc.), attirare l'attenzione verso un teatrino delle marionette dove la personificazione del denaro (il capitale finanziario) manipola dall'alto i fili della scena politica e sociale ai suoi massimi livelli: re, imperatori, presidenti della repubblica, stati maggiori, diplomatici, ecc. Lo stesso discorso vale ovviamente per tutte le rimanenti tavole, soprattutto quelle dalla n°2 alla n°7.

Nelle tavola n° 8, 9 e 10, ci imbattiamo ancora in raffigurazioni squisitamente allegoriche ma in esse l'intrusione della contingenza politica dell'epoca è presente in modo massiccio, soprattutto nella tavola n°9. In essa infatti vediamo un ragazzino che sta allargando con l'ausilio di un ferro la bocca di un uomo legato a terra. Un vecchio al suo fianco vi sta colando dentro dell'oro fuso. Accanto all'uomo che sta subendo questo tortura, scorgiamo un altro uomo, morente o già morto, che ha ricevuto lo stesso identico trattamento da poco.

Per chi conosca la storia del console romano Marco Licinio Crasso apparentemente non vi sarebbe nulla di strano, si tratterebbe infatti della stessa storia trasposta ai nostri tempi, come a voler significare che i secoli ed i millenni passano senza che la storia muti nella sua più profonda essenza.

In realtà il riferimento storico preciso è quello alla seconda guerra anglo-boera del 1899-1902. La prima era stata combattuta nel 1880-81 e si era conclusa con un relativo contenimento delle pretese britanniche sul Transvaal riconoscendo ai Boeri una certa indipendenza. I Boeri (termine olandese che significa contadino), erano i discendenti dei coloni di origini olandesi, tedesche e belghe di religione calvinista ugonotta che nel XVII secolo si erano insediati nel Capo di Buona Speranza ai tempi in cui la Compagnia Olandese delle Indie Orientali vi si era insediata. Questo dominio era durato sino al sino al 1795 quando in seguito alle guerre napoleoniche l'Olanda era stata sconfitat e caduta sotto l'amminbstrazione francese. I Britannici ne approfittarono per insediarsi al loro posto ed amministrare l'area a loro vantaggio.

Per sfuggire all'autorità britannica, migliaia di boeri, tra il 1830-40, si trasferirono verso la provincia del Transvaal e dello Stato libero di Orange dove essi fondarono delle repubbliche indipendenti. Le guerre boere di fine secolo furono determinate dalla volontà dei Britannici di espandere il loro controllo verso queste zone controllate dai Boeri dove furono scoperti, a partire dal 1885, vasti giacimenti di oro e diamanti. I Boeri si allearono alle tribù Zulu le quali inflissero già una formidabile sconfitta all'esercito inglese nel 1879.

A preoccupare inoltre gli Inglesi era anche e soprattutto  la politica di amicizia della Repubblica del Transvaal con L'Africa Sud-Occidentale Tedesca. L'ascesa della Germania a grande potenza industriale continentale e a partire dal 1900 la creazione di una grande e moderna flotta da parte dell'Impero tedesco misero il governo britannico a tenere in conto lo scontro con questa nuova potenza europea alla ricerca di mercati esteri, di materie prime e territori coloniali. Alla fine della seconda guerra boera, iniziata con grandi vittorie per i Boeri quest'ultimi ed i loro alleati furono sconfitti e gli Inglesi costituirono l'Unione Sudafricana sotto forma di dominion britannico del Commonwealth.

E' proprio a questi eventi che la vignetta n° 9 intende riferirsi. Quando questo numero di L'Assiette au Beurre, venne edita, agli inizi del 1902,  la seconda guerra boera era già stata vinta dall'Impero Britannico anche se la tavola in questione ci mostra dei Boeri vittoriosi mentre danno dell'oro a dei britannici alla maniera in cui il Crasso, una volta fatto decapitare dal re dei Parti Orode, fu da questi fatto colare dell'oro fuso in bocca visto che in vita ne era stato così avido.



















































































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[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link da cui questa opera è stata tradotta:
L'Argent

LINK ad un breve saggio sull'autore a firma di Felip Equy:
Kupka

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5 ottobre 2008 7 05 /10 /ottobre /2008 20:36

 



Dopo Il Credo, proponiamo in traduzione inedita un altro numero di L'Assiette au Beurre, interamente illustrato da Jossot, un artista del tutto sconosciuto nel nostro paese e quasi del tutto persino nella sua natia Francia. Il titolo di questo numero è Passementerie, che abbiamo tradotto con "decorazioni", termine che in francese indica genericamente appunto delle decorazioni di sartoria con cui si rifiniscono di solito abiti o qualunque altro oggetto per dar loro più lustro e decoro. Avremmo potuto anche tradurre il termine francese con travestimento. Si tratta quindi di un significato usato in senso spregiativo e con cui l'autore vuole colpire la mentalità filo-sistema di differenziare, attraverso segni vistosi e istituzionalmente dotati di peculiari significati e sensi, gli individui gli uni dagli altri attraverso simbologie siano essi vestiario, medaglie o copricapi, oggetti, ecc. Niente di nuovo insomma.





















































































































































 






[Traduzione di Massimo Cardellini]

 


 

Link al post originale:
Passementerie

 

 

 

 

LINK interni:

 

Il Credo

 

Panurgismo

 

La Doma

 

Il Rispetto

 

Cra

 

Gli Ubriaconi

 

 

 

 

LINK ad un saggio scritto dal massimo specialista su Jossot:

 

Henri Viltard, Gustave Henri Jossot: biografia

 


 

 

Un breve ma acuto saggio su Jossot a firma di Felip Equy:

 

Jossot

 

 

 

 

 

LINK ad un video You Tube del presente post con sottofondo musicale:

 

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2 ottobre 2008 4 02 /10 /ottobre /2008 22:14




Non vogliamo certo sostenere che Paul Verlaine sia uno sconosciuto nel nostro paese di cui anzi le opere complete sono oramai disponibili da decenni e di conseguenza anche al presente. Ad essere inedita è invece l'elegantissima edizione di una delle prime opere scritte dal grande poeta simbolista, e cioè Les Fêtes Galantes (Le feste galanti) del 1869 e che trenta anni dopo la sua prima edizione conobbe una ristampa corredata da ben 69 disegni che oggi presentiamo in assoluta anteprima nel nostro sbadato paese.

Sulle circostanze che portarono il poeta a comporre questa raccolta e suoi suoi peculiari contenuti, speriamo di poter tornare prossimamente con un breve saggio ricco di spiegazioni ma anche e soprattutto di illustrazioni.





Frontespizio dell'edizione del 1899 di Les Fêtes galante, comprendente ben 69 disegni eseguiti per questa edizione che seguiva di pochissimi anni la scomparsa del loro autore autore Pauil Verlaine uno dei più celebri tra i cosiddetti poeti maledetti. I disegni sono stati eseguiti da una mano competente e si presentano molte leggeri e ottimamente eseguiti. Soprattutto essi documentano inequivocabilmente una cura documentale quasi maniacale. I soggetti e gli ambienti ritratti in essi mostrano infatti una chiara derivazione dai quadri di Watteau che delle festi galanti, in gran voga nella società aristocratica settecentesca posteriore all'età di Luigi XIV fu di fatto praticamente il pittore ufficiale.





































































[Traduzione di  Massimo Cardellini]


Sito da cui è stata tratta l'opera tradotta:
Gallica, Verlaine, Les Fêtes Galantes


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2 ottobre 2008 4 02 /10 /ottobre /2008 15:55

Presentiamo ora un altro grande artista, illustratore di numerose riviste, anche della incredibile L'Assiette au Beurre, per cui illustrò ben 14  numeri. Si tratta di René Georges Hermann Paul (1864-1940), disegnatore, pittore, incisore.  Il numero presentato è di una tematicità estremamente attuale e a dir poco sconvolgente. Dato il secolo che ci separa da esso, il tema del tradimento ideologico delle organizzazioni partitiche, l'ipocrisia ideologica e sociale dei loro membri, suonano ancora più pesanti di quanto egli non denunciasse all'epoca in cui il sol dell'avvenire era in un certo senso ancora ai suoi inizi o se si preferisce reiniziava di nuovo. Al contrario di molti numeri della celeberrima rivista di satira politica ed istituzionale, ad essere preso di mira è ora il politico professionista.













Copertina originale di Monsieur Morale di Hermann-Paul.










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[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link al sito da cui è stata tratta l'opera tradotta:
Monsieur Morale Cocu e Socialiste


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2 ottobre 2008 4 02 /10 /ottobre /2008 06:50




L'opera che presentiamo oggi, e cioè Paris dans l'eau, (Parigi in acqua), risale al 1844. Il suo autore è Eugène Briffault, uno scrittore minore dell'Ottocento francese, non così però l'illustratore Bertall, nom de plume o meglio di crayon, di Charles Constant Albert Nicolas d'Arnoux de Limoges Saint Saens (1820-1882), celebre disegnatore, caricaturista e incisore molto prolifico e precursore dell'arte fotografica.



Parigi in acqua, è come una buona parte della letteratura umoristica illustrata o non dell'epoca della Restaurazione, soprattutto di quella fiorita dopo la Rivoluzione di luglio del 1830, un ritratto di natura quasi antropologico dei contemporanei dell'autore scrivente. In quest'opera ad essere massimamente valorizzati sono gli aspetti della vita della ville lumière strettamente connessi con il suo massimo simbolo naturale: la Senna.


 

Ogni piega dell'argomento è ampiamente evidenziata ed illustrata prima letterariamente da Briffault e poi magnificamente accompagnata dalle leggiadre vignette di Bertall. Mondi insospettati emergono dalla penna dell'autore, spesso relitti di un passato che ormai sta volgendo al tramonto, altre invece attività recenti di natura economica o ludica sempre ritratti con compiacimento perché lo scrivente, e così l'illustratore, dell'etnologo non hanno il freddo distacco dell'estraneo, si tratta in questo caso infatti, di partecipazione  osservativa e non certo di osservazione partecipante.





















 

Il pescatore alla lenza secondo Briffault né più né meno caparbio di quello odierno.



















 














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[Traduzione di Massimo Cardellini]



Link all'opera tradotta:
Paris dans l'eau


 

 

 

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1 ottobre 2008 3 01 /10 /ottobre /2008 08:38

Come prima opera inedita tratta dalla Grande rivista di satira politica L'Assiette au Beurre (1901-1912), assolutamente sconosciuta nel nostro paese, e di cui avrò modo di parlare più dettagliatamente in seguito,  esamineremo in questo post una singolarissima figura, quella di Gustave-Henri Jossot (1866-1951). Abbiamo tradotto integralmente il numero 163 del 14 maggio 1904, intitolato Le Credo (Il Credo). L'autore, anarchico individualista per un certo periodo della vita, libertario di temperamento senz'altro, in questo numero parodia il celebre Credo del Concilio di Nicea pietra miliare dottrinaria della Chiesa cattolica e mostra quali siano i veri volti delle divinità sociali. 





 

...CREDO...







…ad una sola Dea Onnipotente: l’AUTORITÀ…











… e alla temibile FORZA, sua figlia unica, Nostro Terrore.








  

 

 

  

Credo al Santo Spirito del RISPETTO…







 

 

 

 










...alla FAMIGLIA venerata…


 

 








…alla PROPRIETÀ intangibile.






  

 


 

 










 

 

 

… e anche al Mistero della TRINITÀ.

 

 




-Credo alla GIUSTIZIA degli Uomini (Brrr!!!...)…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

…al SUFFRAGIO UNIVERSALE…

  



 












… alla LIBERTÀ…










…ALL’EGUAGLIANZA…










… alla FRATELLANZA…











-CREDO a tutta la Sacra Bottega Sociale…








… e al CAPITALE Eterno. E così sia!



 

 

 

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link al sito da cui è stata tratta l'opera trado
tta:
L'Assiette au Beurre


Bibliografia:

Elisabeth & Michel Dixmier, L'Assiette au beurre: revue satirique illustrée, 1901-1912, Maspero, Parigi, 1974. (La figura di Jossot è delineata alle pagine 303-321).


A questo link, materiale molto interessante posto in rete dal maggior specialista vivente dell'opera di Jossot:
Goutte a Goutte


LINK interni:

 

Decorazioni

La Doma

Panurgismo

Il Rispetto

Gli ubriaconi

Cra

 

 

Una biografia di Jossot scritta da Henri Viltard:
Jossot

 

Un breve ma acuto saggio su Jossot a firma di Felip Equy:

Jossot

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30 settembre 2008 2 30 /09 /settembre /2008 09:59



Sovracopertina a colori di Paris, province, étranger (1906) di Charles Huard

 

 

Proponiamo la prima delle otto parti di questa gradevole opera di Charles Huard, Paris, province, étranger, che uscì nel 1906. Si tratta di una raccolta di vignette che l'autore fece comparire su molte celebri riviste umoristiche dell'epoca su cui compirono il loro apprendistato anche altri grandi illustratori dell'epoca, quali Le Rire, Le Sourire, ecc. e di cui avremo modo di parlare. Questo libro di Huard è preceduto da una breve introduzione a firma di Henry Bataille, è dedicato al pittore Eugene Bejot amico di Huard, e, da una nota apposta dietro al frontespizio, apprendiamo che cinquanta esemplari numerati sono stati stampati su carta giappone. Il libro è diviso in tre parti come si può dedurre dal titolo, ogni sezione è divisa in capitoletti riportanti ognuno un breve titolo. La sezione più ampia è dedicata alla provincia che Huard mostra di non apprezzare granché ritrovando nella sua fauna una caricatura dei disprezzati parigini piccolo borghesi, i pochi disegni dedicati agli inglesi testimoniano anch'essi una  certa sarcastica acrimonia  nei confronti di questi strambi vicini.

















































-A me il giornalismo non è riuscito, però non a causa del mio stile.










 




 

 


 












 












-Questa vita di Parigi ci rovina sempre la salute.


















 -Scusate signore, non avreste mica bisogno di due uomini di fatica, per caso!










 

-A me, quel che me farebbi schifo, è la livrea.








-Mettete questo su un camice o su una casacca, ed eccovi di colpo vestiti. Vendo la catena d’orologio e i suoi accessori a 10 centesimi.








-Unico rappresentante a Parigi della casa Jakson, che impiega 1800 operai nei suoi laboratori di New York.













-Lo Zar, Loubet, il Papa, sono degli uomini come te e me, solo che a loro va meno male.








 








-Quando si saranno delimitati chiaramente i compiti del capitale verso il proletariato lavorerò… non prima però!







[Traduzione di Massimo Cardellini]




Link al sito da cui è stata tratta l'opera tradotta:
Paris, Province, Etranger

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