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21 aprile 2012 6 21 /04 /aprile /2012 14:00

Il Ventesimo Secolo

La vita elettrica

 

 robida, vie electrique

 

 

Illustrato con 54 disegni dell'autore.

Riproduzione del testo e delle illustrazioni apparse sulla rivista  La Science Illustrée


 

robida-01.jpgI. L'incidente del grande serbatoio di elettricità N.- Il disgelo artificiale.- Il grande Philox Lorris espone a suo figlio il suo mezzo per combattere in lui un fastidioso atavismo.- Ammonizioni telefonoscopiche interrotte.

 

 

 

Nel pomeriggio del 12 dicembre 1955, in seguito ad un piccolo incidente la cui causa è rimasta ignota, una violenta tempesta elettrica, un uragano, secondo il termine consacrato, si scatenò su tutto l'ovest dell'Europa e arrecò, in mezzo alle perturbazioni della vita generale, molte cose inattese per alcune persone che presenteremo più in là.

 

Delle nevicate erano cadute in grandi quantità da due settimane, ricoprendo tutta la Francia, tranne una piccola zona del Mezzogiorno, di uno spesso tappeto bianco, magnifico ma molto fastidioso. Secondo l'usanza, il Ministero delle vie e comunicazioni aeree e terricole, ordinò un disgelo artificiale e la postazione del grande serbatoio di elettricità N (dell'Ardèche) incaricato dell'operazione, riuscì in meno di cinque ore a sgombrare tutto il nord-ovest del continente di questa neve, il lutto bianco che la natura un tempo potava per settimane e mesi, gli orizzonti già tanto rattristati dalle livide brume dell'inverno.

 

La scienza moderna ha posto di recente nelle mani dell'uomo dei potenti mezzi d'azione per aiutarlo nella sua lotta contro gli elementi, contro la stagione rigida, contro quell'inverno di cui un tempo bisognava subire con rassegnazione tutti i rigori, chiudendosi e blindandosi nelle proprie abitazioni, accanto al fuoco. Oggi gli Osservatori non si accontentano più di registrare passivamente le variazioni atmosferiche, attrezzati per la lotta contro le variazioni intempestive, essi agiscono e correggono per quanto possibile i disordini della natura.

 

Quando i venti feroci ci soffiano il freddo delle banchise polari, i nostri elettrici dirigono contro le correnti aeree del Nord delle contro correnti più forti che li inglobano in un nucleo di ciclone fittizi e li conducono a riscaldarsi al di sopra dei  diversi sahara d'Africa, d'Asia e di Oceania, così sono state riconquistate le sabbie di Nubia e le infuocate Arabie. Allo stesso modo quando il sole estivo riscalda le nostre pianure e fa bollire dolorosamente i cittadini, delle correnti fittizie stabiliscono tra noi ed i mari glaciali, una circolazione atmosferica rinfrescante.

 

Per sfortuna nell'operazione di disgelo condotta rapidamente dalla postazione centrale elettrica 17, proprio nel momento in cui tutto era felicemente terminato si produsse una fuga al grande Serbatoio con una tale rapidità che il personale nulla poté salvare se non due dei sedici settori e che una perdita enorme, una formidabile deflagrazione ne seguì. Era un uragano che iniziava, una di quelle tempeste elettriche come se ne scatenano alcune ogni anno nei centri elettrici, aggirando ogni sicurezza e precauzione.

 

Dobbiamo abituarcisi così come ai mille incidenti gravi o minori ai quali siamo esposti evolvendoci attraverso le estreme complicazioni della nostra civiltà ultrascientifica. L'uragano generandosi dalla postazione 17 seguì dapprima una linea capricciosa lungo la quale un certo numero di persone che telefonavano furono folgorate o paralizzate, poi la corrente  impazzita attirando a sé con una forza irresistibile delle elettricità latenti, assunse un rapido movimento rotatorio alla maniera dei cicloni naturali, provocando ancora numerosi incidenti nelle regioni da essa attraversata e gettando nella vita generale una pertubazione disastrosa, che sarebbe terminata presto da qualche piccolo violento cataclisma regionale se, sin dal primo minuto, gli apparati di captazione delle regioni minacciate non fossero state poste in opera. Ma gli elettricisti vigilavano e come d'abitudine, dopo alcuni disastri più o meno gravi, l'uragano doveva abortire ed la "corrente impazzita" captata e canalizzata prima dell'esplosione finale.

 

robida-Vie02.jpgA Parigi, in una sontuosa dimora del XLII dipartimento, sulle alture di Sannois, un padre era intento a rimproverare con veemenza suo figlio quando scoppiò l'uragano. Questo padre non era altri che il famoso Philoxène Lorris,il grande inventore, l'illustre ed universale uomo di scienza, il più grande la più grande testa dtra tutte le più grandi teste delle industrie scientifiche.

 

Siamo con Philoxène Lorris ben lungi da quel buono e timido uomo di scienza con vecchi occhiali di un tempo. Grande, grosso, rubicondo, barbuto, Philoxène Lorris era un uomo dal fare deciso, dal gesto pronto e netto, dalla voce rude. Figlio di piccoli borghesi vivacchianto o meglio vegetanti in pace con le loro 40.000 libbre di rendita, egli si era fatto da sé. Risultato primo alla Scuola politecnica dapprima ed in seguito dall'International scientific industrie Institut, egli si rifiutò di accettare le offerte di un gruppo di finanzieri che gli proponevano di impegnarsi seguendo la forma consacrato e si mise decisamente in proprio per dieci anni con quattromila azioni da 5.000 franchi l'una, le quali, sulla sua reputazione furono tutte rilevate il giorno stesso dell'emissione.

 

Con i svariati milioni della Società, Philoxène Lorris fondò presto una grande fabbrica per lo sfruttamento di un importante affare studiato e ristudiato da lui a puntino con amore ed i cui benefici furono così considerevoli, che sulla grande parte che si era riservato con l'atto di fondazione, fu in grado di riacquistare le azioni della commandita prima della fine del quarto anno. I suoi affari assunsero sin da allora un esito prodigioso, creò un laboratorio di studi ammirevolmente organizzato, si circondò di collaboratori di prim'ordine e lanciò uno dopo l'altro una dozzina di affari enormi basati sulle sue invenzioni e scoperte.

 

Onori, glorie, denaro, tutto giungeva insieme al felice Philoxène Lorris. Di denaro, ne occorreva per le sue immense imprese, per le sue numerose agenzie, per le sue fabbriche, i suoi laboratori, i suoi osservatori, i suoi stabilimenti di prova. Le imprese operative fornivano i fondi necessari per le imprese di ricerca. In quanto agli onori, Philoxène Lorris era lungi dal disdegnarli; fu ben presto membro di tutte le Accademie, di tutti gli istituti, dignitario di tutti gli ordini, sia della vecchia Europa, della molto matura America quanto della giovane Oceania.

 

La grande impresa dei Tubi in carta metallizzata (Tubic-Pneumatic-Way) di Parigi-Pechino valse a Philoxène Lorris il titolo di mandarino con bottone di smeraldo in Cina  quello di duca di Tiflis in Transcaucasia. Era già conte Lorris nella nobiltà creata negli Stati Uniti d'America, barone in Danubio e ancora altre cose altrove, e benché fosse soprattutto fiero di essere Philoxène Lorris, non dimenticava mai di alignare, all'occasione, l'interminabile serie dei suoi titoli perché la cosa appariva ammirevole sui manifesti.

 

Benché immerso sino al collo nei suoi studi e affari, Philoxène Lorris, a forza di attività, trovava il tempo di godere della vita e di dare alla sua esuberante natura tutte le vere soddisfazioni che l'esistenza può offrire all'uomo retto e saggiamente equilibrato. Essendosi sposato tra due scoperte o invenzioni, aveva un figlio, Georges Lorris, quello che, il giorno dell'uragano, troviamo a fare la ramanzina.

 

Georges Lorris è un bel ragazzo di ventisette o vent'otto anni, alto e robusto come suo padre, dall'aspetto deciso, e che ha come segno distintivo dei forti mustacchi biondi. Percorre la camera in lungo e in largo e risponde a volte con una voce gradevole e divertita ai rimproveri di suo padre.

 

Quest'ultimo non è lì, è molto lontano, a 300 leghe, nella casa dell'ingegnere capo delle sue miniere di vanadio delle montagne della Catalogna, ma compare sullo schermo di cristallo del telefonoscopio, questa ammirabile invenzione, fondamentale miglioria del semplice telefonografo, apportata di recente al suo massimo livello di perfezione da Philoxène Lorris stesso. Quest'invenzione permette non soltanto di conversare a lunghe distanze, con ogni persona collegata elettricamente alla rete di fili che percorrono il mondo, ma anche di vedere quest'interlocutore nel suo ambiente particolare, nella sua distante abitazione. Felice soppressione dell'assenza, che è la felicità delle famiglie spesso disperse per il mondo, nella nostra epoca indaffarata e tuttavia sempre riunita la sera al centro comune, se esse vogliono, mentre cenano insieme a tavoli diversi, molto distanti tuttavia formando quasi una tavola familiare.

robida-03.jpg

 

Sullo schermo del tele, abbreviazione comune del nome dello strumento, Philoxène Lorris compare, mentre sta percorrendo la sua camera, un sigaro tra i denti e le mani dietro la schiena. Parla.

 

"Ma insomma, mio caro," dice, "Ho avuto un bel da fare nello scaldare e surriscaldare il tuo cervello per far di te cio che io, Philoxène Lorris, ero in diritto di pretendere e reclamare, e cioè un prodotto di alta cultura, un Lorris raffinato, perfezionato, ed ecco quel che tu mi offri come figlio: un Georges Lorris, bravo ragazzo, ne convengo, intelligente, non sostengo certo il contrario, ma ecco tutto... semplice tenente dell'artiglieria chimica a... qual è la tua età?

 

-Ventisette anni, ahimè, rispose Georges con un sorriso girandosi verso lo schermo del telefonoscopio.

 

— Non sto scherzando, cerca un po' di essere serio, disse con vivacità Philoxène Lorris aspirando con forza qualche tirata dal suo sigaro. Il tuo sigaro è spento, disse il figlio, non ti posso offrire un fiammifero, sei troppo distante...

 

— Insomma, ricominciò il padre, alla tua età, avevo già lanciato i miei primi grandi affari, ero già il famoso Philox-Lorris, e tu, tu ti accontenti di essere un figlio di papa, tu ti lasci tranquillamente trasportare dal flusso della vita... Cosa sei grazie a te stesso? Laureato in nulla, uscito da grandi scuole e, per il momento, semplice tenente nell'artiglieria chimica...

 

— Ahimè, ecco tutto! fece il giovane, mentre suo padre, nello schermo del telefonoscopo, volgeva con rabbia le spalle e se ne andava in fondo alla sua camera; ma è colpa mia se hai scoperto o inventato, sono venuto troppo tardi in un mondo troppo ben fornito, non ci hai lasciato nulla da scoprire, a noi!

 

— Andiamo, su! Non siamo che ai primi balbettamenti della scienza, il secolo prossimo si befferà di noi..., ma non divaghiamo... Georges, ragazzo mio, sono desolato, ma così come sei,non mi sembri affatto pronto a riprendere, ora che i tuoi anni di servizio obbligatorio sono terminati, il proseguimento dei miei lavori, e cioè a dirigere il mio grande laboratorio Philox-Lorris, dalla reputazione universale e le duecento aziende o imprese che sfruttano le mie scoperte...

 

— Vuoi dunque ritirarti dagli affari?

 

— Mai! esclamò il padre con energia, ma intendo associarti seriamente ai miei lavori, procedere con te alla scoperta, cercare con te, scavare, trovare... Cosa ho fatto in confronto a quanto avrei potuto fare se avessi due io per pensare e agire... Ma, mio buon amico, non puoi essere questo secondo io... È deplorevole!... Ahimè! Non sono preoccupato

 

 

 

 

 

 

 

second moi... C'est déplorable!... Hélas! Je ne me suis pas préoccupé jadis des influences ataviques, je ne me suis pas suffisamment renseigné jadis... 0 jeunesse! Moi, n°1 d'International-scientific-industrie-Institut, j'ai été léger ! Car, mon pauvre garçon, je suis obligé d'avouer que ce n'est pas tout à fait ta faute si tu n'as point la cervelle suffisamment scientifique, c'est parbleu bien la faute de ta mère... ou plutôt d'un ancêtre de ta mère... j'ai fait mon enquête un peu tard, j'en conviens et c'est là que je suis coupable. J'ai fait mon enquête et j'ai découvert dans la famille de ta mère...

 

— Quoi donc? dit Georges Lorris intrigué.

 

— A trois générations seulement, en arrière... une mauvaise note, un vice, une tare...

 

— Une tare?

 

— Oui, son arrière-grand-père, c'est-à-dire ton trisaïeul à toi, fut, il y a 115 ans, vers 1840, un...

 

— Un quoi? Que vas-tu m'apprendre? Tu me fais peur!

 

— Un artiste! » fit piteusement Philox-Lorris en tombant dans un fauteuil.

 

Georges Lorris ne put s'empêcher de rire avec irrévérence et devant ce rire son père bondit furieusement dans le téléphonoscope.

 

« Oui! un artiste ! s'écria-t-il, et encore un artiste idéaliste, nébuleux, romantique, comme ils disaient alors, un rêveur, un futiliste, un éplucheur de fadaises !... Tu penses bien que je me suis renseigné... Pour connaître toute l'étendue de mon malheur, j'ai consulté nos grands artistes actuels, les photo-peintres de l'Institut... Je sais ce qu'il était, ton trisaïeul! N'aie pas peur, il n'aurait pas inventé la trigonométrie, ton trisaïeul !,.. Il n'eut à sa disposition qu'une cervelle légère et vaporeuse évidemment, comme la tienne, car c'est de lui que tu tiens cette inaptitude aux sciences positives que je te reproche. 0 atavisme! voilà de tes coups! Comment annihiler l'influence de ce trisaïeul qui revit en toi? Comment le tuer, ce scélérat? Car tu penses bien que je vais lutter et le tuer...

 

— Comment, tuer un trisaïeul mort depuis plus de cent ans? fit Georges Lorris en souriant, tu sais que je vais défendre mon ancêtre, pour lequel je ne professe pas le même superbe dédain que toi...

 

— Je veux le détruire, moralement bien entendu, puisque le scélérat qui vient ruiner mes plans est hors de ma portée, mais je veux combattre son influence malheureuse et la dominer... Tu penses bien, mon garçon, que je ne vais pas t'abandonner, abandonner ma race !... Certes non ! Je ne puis pas te refaire, hélas, je ne peux pas te remettre, comme j'y avais songé, pour cinq ou six ans, à Intensive-Scientific-Institut...

 

— Merci, fit Georges avec effroi, j'aime mieux autre chose...

 

— J'ai autre chose, et mieux, car tu ne sortirais pas beaucoup plus fort... Voyons ce meilleur plan?

 

— Voici! Je te marie ! Je nous sauve par le mariage !

 

— Le mariage! s'écria Georges stupéfait.

 

robida-04.jpg— Attends ! un mariage étudié, raisonné, où j'aurai mis toutes les chances de notre côté! Il me faut quatre petits-enfants, de sexe quelconque - garçons si possible, j'aimerais mieux - enfin, quatre rejetons de l'arbre Philox-Lorris : un chimiste, un naturaliste, un médecin, un mécanicien qui se compléteront l'un par l'autre et perpétueront la dynastie scientifique Philox-Lorris... Je considère la génération intermédiaire comme ratée...

 

— Merci !

 

— Absolument ratée! C'est une non-valeur, un resté pour compte. Je laisse donc de côté cette génération intermédiaire, et je m'arrange pour durer jusqu'au moment de passer la main à mes petits-enfants. Voilà mon plan! Je vais donc te marier...

 

— Peut-on savoir avec qui? Ça ne te regarde pas. Je ne sais pas encore moi-même. Il me faut une vraie cervelle scientifique, assez mûre , autant que possible, pour avoir la tête débarrassée de toute idée futile !... »

 

Georges se disposait à répondre lorsque se produisit la première secousse électrique due à l'accident du réservoir 17. Georges tomba dans son fauteuil et leva vivement les jambes pour éviter le contact du plancher qui transmettait de nouvelles secousses. Son père n'avait pas bronché.

 

« Écervelé! lui cria-t-il, tu n'as pas tes semelles isolatrices et tu évolues comme cela dans une maison où l'électricité court partout dans un réseau de fils entrecroisés et circule comme le sang dans les veines d'un homme!... Mets-les donc et fais attention. C'est une fuite qui vient de se produire quelque part et l'on ne sait pas jusqu'où peuvent aller les accidents... Allons, je n'ai pas le temps, je te laisse, d'ailleurs voilà nos communications embrouillées... »

 

En effet, l'image très nette dans la plaque du télé s'affaiblissait soudain, ses contours se perdaient dans le vague, et bientôt ce ne fut plus qu'une série de taches tremblotantes et confuses.

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

 

LINK al post originale:

La vie électrique

 

 

LINK all'edizione del 1916 presente in Internet Archive:

La vie électrique

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17 novembre 2010 3 17 /11 /novembre /2010 19:57

 

 

La Guerra nel Ventesimo Secolo

 

 

 

 

 

Albert Robida

 

 

 

La Battaglia di Mazayamba

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La più grande battaglia della guerra: 800.000 Australiani contro 625.000 Mozambichesi; la fanteria terrestre e ferroviaria ha manovrato con masse profonde ed eccessivamente mobili contro le truppe mozambichesi appoggiate a solide trincee aperte a determinate distanze l'una dall'altra per creare il passaggio alle fortezze ferroviarie. I fucili a serbatoio della fanteria mozambichese coprivano il terreno con cariche di ferro e piombo; gli Australiani, spazzati via da questa mitraglia, cadevano a migliaia. Le loro masse, per sfortuna, sembravano più inesauribili dei fucili a serbatoio dei soldati della valorosa Africa. Gli ingegneri australiani compirono dei prodigi. Essi riuscirono a condurre attraverso la mitraglia e al di sopra di mille ostacoli, le loro locomotive stradali e le loro fortezze su ruote armate dotate di enormi cannoni carichi con la superdinamite. Dietro le fortezze su ruote la fanteria si aprì un passaggio sino alle linee mozambichesi.

 

I fucili a pompa a pallottole ed a mitraglia della fanteria ferroviaria australiana mostrarono allora la loro superiorità, a breve gittata, su non importa quale congegno.

 

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OGGI. Il nemico a tre leghe, non si vede nulla, non la minima indicazione, nient'altro che una pioggia di obici di tutti i calibri contro i quali non ci sono ombrelli.

 

 

La-caricature-34.jpgAlle due del pomeriggio, l'esercito mozambichese, ridotto a 180.000 uomini, batteva in ritirata sulle piazze forti del lago Tanganica; la squadra aerea e le fortezze su ruote indietreggiando a piccoli passi coprivano gloriosamente la ritirata. 

 

8 maggio. - Le potenze estere hanno offerto la loro mediazione. L'ambasciatore del Congo, il Signor duca de Brazza ha riferito a Livingstonia la risposta degli Australiani. L'Australia ennuncia delle pretese esorbitanti: 23 miliardi di indennità, più l'obbligo, per la nazione mozambichese, di rifornirsi esclusivamente in Australia per le materie prime, oggetti fabbricati o oggetti di consumo che essa non può produrre sa se stessa. Soppressione di tutti i diritti sulle merci Mozambichesi esportate per l'Australia, ecc.

 

 9 maggio. - L'Assemblea nazionale mozambichese ha respinto le pretese del nemico.
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 Granadiere di Fanteria lanciante la sua granada per mezzo dello strumento a telescopio con portata di 25 chilometri. Arma eccellente per le sorprese a lunga gittata.

 

 

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Armamento dei Mozambichesi.- Fucile elettrico a serbatoio, portata illimitata; un tubo in gomma naturale collega la camera del fucile al serbatoio di cartucce posto sia sulla cintura sia nel sacco del soldato.

 

 

 

10 maggio. - Ritorno all'offensiva dei Mozambichesi. Gli Australiani, fidando nella loro vittoria, non avendo bensorvegliato il contatto del nemico, sono stati sorpresi in mezzo ad una nebbia asfissiante e respinti sulle posizioni prese da essi l'antivigilia. La vittoria è essenzialmente mutevole. Gli ex vincitori hanno perso 900 fortezze rotative e 290.000 uomini in quattro ore.

 

 

La-caricature-35.jpgI Blackrifles, reggimenti negri del Mozambico, hanno lottato con eroismo con i reggimenti bianchi e mulatti.

 

11 maggio. - Gli australiani battono in ritirata. Il corpo sottomarino che aveva risalito lo   Zambesi, nascosto in un bacino del fiume messo a secco dal sollevamento delle chiuse, è stato obbligato ad arrendersi dopo un intenso combattimento.

 

12 maggio. - I torpedinieri mozambichesi trasportati dalla squadra aerea sono riusciti. a sopravanzare le colonne nemiche nella loro ritirata. Le torpedini volanti ed i missili elettrici distruggono a Topambas più di trecento locomotive da guerra con i loro equipaggi.

 

19 maggio. - Gli Australiani contano di trincerarsi a Mozambico-Ville e resistere aspettando la pace o dei rinforzi. Un corpo di duecentomila Mozambichesi si è imbarcato sui grandi trasporti della flotta sottomarina e sulle aeronavi da carico per l'Australia.

 

30 maggio. - Bombardamento e asfissia di Melbourne. Gli Australiani chiedono di ritirarsi. Firma dell'armistizio.

 

2 giugno. - Un congresso sta per riunirsi per trattare le condizioni di pace.

Bombardamento e asfissia di Melburne 
 
 
[Traduzione di Massimo Cardellini]

   

 
 
 
 
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13 agosto 2010 5 13 /08 /agosto /2010 12:44

 

 

La Guerra nel Ventesimo Secolo

 

 

 

 

 

Albert Robida 

 

 

 

La Battaglia di Zumbo

 

La-caricature-1624 aprile. - Gli Australiani, arrestati durante la notte dai missili siluri della squadra aerea, hanno sferrato verso le quattro del mattino l'offensiva con vigore. La grande massa dei bunker su rotaie si è lanciata sulle fortezze su rotaie dei Mozambichesi, malgrado il fuoco spaventoso vomitato dai seicento pezzi dell'artiglieria ferroviaria e le due o trecento pompe a mitraglia della squadra aerea. L'ala destra degli Australiani fu in meno di venti minuti rovesciata e quasi polverizzata; ma una divisione di bunker di riserva, condotta dall'aggiunto ingegnere Flashurst, l'erudito professore dell'Università militare di Melbourne, sostituì le locomotive distrutte ed affrontò risolutamente i Mozambichesi ansimanti sotto il fuoco e molto stanchi. I Mozambichesi convinti di essere vicino alla vittoria dovettero ritirarsi

   

La-caricature-17.jpgAlle cinque, nel momento in cui il grande ingegnere maresciallo Blick avanzava nel suo pallone ammiraglio, per sbloccare le fortezze ferroviarie smontate e far avanzare in mezzo a mille relitti i bunker ed i furgoni corazzati intetti, l'artigleiria ferroviaria australiana, riconoscendo il paglione dell'ingegnere maresciallo tra il fumo, diresse tutti i suoi colpi sul pallone.

 

L'ingegnere maresciallo, sprezzando troppo il pericolo, si sporse un po' fuori dal suo cassero blindato e ricevette in pieno uno di quegli obici alla superdinamite che i nuovi cannoni degli Australiani inviavano con una semplice carica da 2 grammi. L'illustre ingegnere maresciallo morì sul colpo, non si ritrovò di lui che dei semplici bottoni d'uniforme.

 

Il disordine si scatenò tra le linee mozambichesi. Colpo su colpo, quattordici ingegneri generali furono uccisi. La squadra aerea si scatenò ed impegnò risolutamente la lotta per lasciare all'artiglieria ferroviaria il tempo di rimettersi. Le fortezze indietreggiarono nel frattempo, e si riformavano davanti ai grandi tunnel di Zumbo. Due compagnie di perforatori mozambichesi, arrivate la mattina stessa, penetrarono nell'immenso terrapieno di Zumbo, con dodici trivelle elettriche spostantisi alla velocità di due chilometri l'ora.

 

I perforatori mozambichesi raggiusero ben presto gli Australiani e fecero saltare alcuni bunker, ma furono ben presto contrastati e annientati da siluri-sonda. In quel momento, poiché gli Australiani intensificavano i loro movimenti, una colonna dei loro bunker mobili, giunse, da strade ritenute impraticanili e non sorvegliate, alla cima delle colline dominanti i tunnel cosicché il corso dello Zambesi, bersagliò i fianchi dei Mozambichesi con un uragano di ferro.

 

 

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La-caricature-18.jpgL'ingegnere mozambichese, temendo di essere isolato, batté precipitosamente in ritirata senza poter poter far uso dei siluri posti sul davanti del tunnel. 45.000 morti e 490 fortezze mobili distrutte o catturate, questo è il bilancio di questo primo affare.

 

Mezzogiorno. -I passi del Monomotapa e della città di Zumbo in potere del nemico. La divisione sottomarina del Zambesi ha subito anch'essa uno scacco. Un corpo australiano, avendo risalito il fiume velocemente in 35 navi-stagno sottomarine dotate di potenti motori elettrici, ha sorpreso i sottomarini mozambichesi nel momento in cui imbarcavano aria. Si ignorano l ecifre delle perdite. Il corpo australiano, rafforzato con 20 navi-stagno guidate da aerostati, è partito per il grande canale del Loanga per raggiungere lo Zambesi e raggiungere i laghi.

 

27 aprile.- La seconda armata australiana è sbarcata. Il grande porto di Mozambico-Ville è interamente bloccato da terra e dal mare. Gli Australiani vogliono impadronirsene e occuparlo fortemente prima di marciare verso l'interno.

 

L'esercito mozambichese, avendo perduto la linea dello Zambesi, si concentra a Mazayamba per coprire il lago Nyandza contro la prima armata australiana. Un secondo corpo è in formazione a Lucenda, sulla punta del lago Tanganica.

 

30 aprile. - L'assedio di Mozambico-Ville è spinto con vigore. Due sobborghi sono stati distrutti dai siluri del nemico, ma i nostri missili-siluri hanno fatto saltare una posizione dell'ala destra degli assedianti con una batteria blindata. I perforatori del nemico, avviati a 12 chilometri dalle mura, hanno già guadagnato i notri bastioni. La guarnigione del forte del Sud, sorpresa questa notte, è interamente perita. Onore a questi valorosi schiacciati sotto le loro casematte! Gli altri forti costruiti sulla roccia non hanno nulla da temere dai perforatori, ma soffrono molto per via degli obici asfissianti del nemico.

 

La-caricature-26.jpg31 aprile - I perforatori sono riusciti ad aggirare un massiccio roccioso ed a penetrare, attraverso un debole strato del terreno friabile, nel sobborgo elegante di Mozambico. Il sobborgo brucia ma il grosso delle forze nemiche si prepara all'assalto.

 

Il chimico Eugène, governatore di Mozambico, invita gli abitanti a rinchiudersi questa notte nelle loro dimore ed a ben calafatare tutte le aperture. Si attendono notizie.

 

La-caricature-25.jpgUna forte corrente magnetica diretta sul fronte sud della piazza avente totalmente paralizzato i difensori dei forti e dei bastioni, gli Australiano si sono impadroniti senza colpo ferire, versi le dieci di sera, di questa porzione della cinta facendo 18.000 prigionieri; stavano per slanciarsi sulla città, quando il governatore trovò il modo di far saltare la loro riserva di elettricità. Le nostre truppe, slanciandosi subito verso la collina della riserva, trovarono tutta la divisione che l'occupava in preda al più violento attacco di epilessia.

 

Quarantacinque fortezze semoventi caddero prigioniere; i cannoni furono rivolti contro il nemico, ma gli obici asfissianti convergendo sulle truppe in avanscoperta così come sugli Australiani epilettici, dovemmo battere in ritirata portando con noi riducendo la nostra decisione e rioccupando i nostri bastioni del sud.

 

 

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La-caricature-22.jpg1° maggio. - Tutto l'esercito ha dovuto indossare il casco a mentoniera con un tampone temprato in una soluzione chimica sulla bocca, per non dover subire le esalazioni deleterie di una nebbia asfissiante che il governatore ed il suo stato maggiore di chimici sono riusciti a produrre. Il cannoneggiamento australiano è diventato molto debole, i nostri missili sopraffanno le posizioni del nemico.

 

La-caricature-21.jpg2 maggio. - 35.000 abitanti non avendo obbedito alle prescrizioni del governatore, relative al calafataggio assoluto delle case, sono malati e a poco a poco persi. Gli Australiani sono molto provati; si valutano le loro perdite per la nebbia a 40.000 uomini. Sfortunatamente nuovi rinforzi sono sbarcati ed il generale che li comanda ha dato a tutte le sue truppe il tampone chimico protettivo.

 

4 maggio. - Grande battaglia aerea e sottomarina a sud del lago Nyandza. La squadra aerea dei Mozambichesi ha preso l'offensiva. Bruciando di desiderio di vendicare i rovesci della patria, si è scaraventata sull'esercito australiano che stavano riscuotendo i contributi di guerra nelle ricche citta del Nyandza.

 

La-caricature-23.jpgLa flotta aerea degli Australiani, coprendo le fortezze e la fanteria ferroviaria, ha scatenato risolutamente il duello. Gli Australiani avevano per essi il numero, ma le corazze in guttaperca dei palloni mozambichesi offrivano molta resistenza agli obici. La vittoria è rimasta indecisa; dopo tre ore di cannonate spaventose e di abbordaggi, le due flotte a corto di munizioni si sono ritirate.

 

Durante il combattimento, a quattrocento metri al di sotto dei palloni, le flotte sottomarine si affrontavano. Lo Squalo  ed il Siluro, corazzate sottomarine mozambichesi, sfondarono successivamente dodici navi nemiche; per sfortuna, il Siluro avendo avuto il suo propulsore elettrico distrutto da un soluro, fu circondato da quattro corazzate nemiche. I sottomarini rifiutandosi di arrendersi, gli Australiani affondarono il Siluro ed annegarono l'eroico equipaggio.

 

5 maggio. - Distruzione da parte degli Australiani di tutte le fabbriche dei grandi distretti manifatturieri del Nyandza. Le loro grandi città manifatturiere sono entusiaste: esse avevano richiesto queste distruzioni per sopprimere una concorrenza pericolosa.

 

  La-caricature-24-copia-1.jpg

Didascalia: La navigazione aerea ha rovesciato le condizioni della guerra, aprendo ai belligeranti campi di battaglia illimitati. Un corpo d'armata a terra è ora obbligato a guardarsi da ogni parte, dietro, davanti, sui fianchi, sotto contro i perforatori ed al di sopra contro le flotte aeree. Le città meglio chiuse sono esposte come le città aperte ai bombardamenti provenienti dal cielo. I neutri hanno qualche volta l'opportunità di assistere, al momento in cui essi meno se lo aspettano, a superbi combattimento aerei; si è a mille leghe dai belligeranti, si pensa a tutt'altra cosa o si dorme, e di colpo una cannonata proveniente dalle nubi, raffiche di mitraglia o esplosioni di obici vi svegliano di soprassalto. Sono flotte aeree che si affrontano, palloni corazzati che si attaccano, torpedini che esplodono, aerostati che scoppiano! Spettacolo magnifico ma pericoloso!

 

 

La-caricature-31.jpg6 maggio. - Nella guerra moderna, i neutrali hanno a volte la fortuna di assistere, nel momento in cui meno se lo aspettano, a dei superbi combattimenti aerei. È così che sei palloni mozambichesi, dando la caccia a degli aerostati-corsari autraliani, li hanno raggiunti durante la notte al di sopra di Siviglia (Spagna).

 

L'afafre è sttao duro. Infine, grazie ai terribili missili-siluri dei Mozambichesi, i palloni-corsari sono stati distrutti. Due chiese, venticinque case e circa trecento abitanti di Siviglia sono stati gravemente danneggiati durante la lotta; si pagheranno naturalmente i danni a fine guerra.

 

7 maggio. - Presa di Mozambico da parte degli Australiani. Lo stato maggiore mozambichese è saltato con una parte delle fortificazioni, duecento bunker ferroviari e trentamila uomini di truppa, per l'incompetenza di un ufficiale chimico, in piena operazione chimica, al momento dell'immagazinamento all'interno dei cilindri di un gas fulminante sul quale il governatore contava molto. Gli Australiani hanno preso possesso delle rovine.

 

8 maggio. - Attacco del campo trincerato di Mazayamba.

 

 

 

La-caricature-27.jpg

TORPEDINIERE VOLANTE. - A bordo del suo elioptero elettrico, approfittando dell'oscurità per tentare di raggiungere gli aerostati nemici scivolando dietro gli strati di nubi. Se i vigili nemici non fanno buona guardia, un semplice colpo del siluro basterà per polverizzare o più grandi palloni corazzati.
 
 
 
[Traduzione di Massimo Cardellini]
 
 
 
 
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30 maggio 2010 7 30 /05 /maggio /2010 11:56

La Guerra nel XX secolo

 

 

 

Albert Robida

   

 

 

Robida, Guerra XX, Caricature 

 

 

Grande consiglio di guerra 

 

La-caricature-8.jpgL'ingegnere maresciallo Blick, comandante in capo delle forze mozambichesi, questo vecchio guerriero curvato dai suoi sessantacinque anni di studi, ha riunito nel suo laboratorio, a bordo del pallone ammiraglio, il Devastatore, tutti i capi dell'esercito: l'ingegnere generale delle ferrovie militari, l'energico Ballister; il dottor Clakson, comandante in capo delle squadre aeree, il generale Turpin; comandante in capo dell'armata di terra, vecchio baffo imbiancato in cento combattimenti; il colonello ingegnere Barbarigo, comandante i guastatori; il generale ingegnere Coloquintos, comandante in capo dei torpedinieri di linea, volanti, sotterranee e sottomarine, infine, l'ingegnere Eugène, comandante i chimici mobilitati.

 

Dopo tre ore di discussioni segrete, il piano di difesa, da molto tempo preparato dal grande ingegnere maresciallo Blick, è stato adottato, tranne lievi modifiche di dettaglio, e gli ingegneri sono partiti velocemente per prendere i loro posti alla testa delle truppe.

  

 

La-caricature-9.jpg21 aprile - La squadra aerea, rinforzata da tutte le orvette e corrieri aerei disponibili, è partita per una crociera di osservazione. Al largo, una squadra, composta da palloni da ricognizione più leggeri, ha dovuto raggiungere le oste dell'Australia per seguire i preparativi del nemico.

 

La più grande attività regna negli arsenali. La mobilitazione delle truppe ferroviarie è stata effettuata con una precisione straordinaria; in 13 ore 45 minuti, tutti i contingenti erano arrivati ai loro posti con gli ufficiali, ingegneri ed elettricisti della riserva al gran completo. Le locomotive da guerra ricevevano le loro guarnigioni e caricavano i loro accumulatori elettrici. Le locomotive dell'esercito attivo percorrevano le vie ferrate e le trade lungo la costa, le grosse locomotive-bunker e fortezze hanno raggiunto i punti strategici importanti.

 

22 aprile - L'esercito sottomarino resta nella rada di Mozambico sulle fregate sottomarine a fior d'acqua; ha portato i suoi avamposti a sei leghe al largo. Sul primo ampiamento delle coste, per dodici metri di profondità delle forti pattuglie rischiarono  i passaggi e delle fregate sottomarine effettuano delle ricognizioni su grandi distanze; al primo segnale le forze sottomarine potranno portarsi sulla zona minacciata.

 

23 aprile, ore 7.00 del mattino. - Un telegramma reca la dichiarazione di guerra dell'Australia.

 

Ore 7.00 - Una serie di spaventose detonazioni si manifestano al largo della rada di Mozambico-Ville; delle colonne di acqua si slanciano ad altezza inaudite e disegnano nettamente tre linee di conflagrazioni. Sono le mine che saltano. L'ingegnere maresciallo Blick, al ritorno di una ricognizione notturna sul suo pallone ammiraglio, ha rischiato di essere colpito, a 300 metri di altezza, da una colonna d'acqua e detriti di roccia.

 

La-caricature-10.jpgL'attacco degli Australiani ha seguito da molto vicino la dichiarazione di guerra. Gli ingegneri mozambichesi erano tranquilli, i dispacci della flotta aerea di osservazione sulle coste australiane annunciavano semplicemente una concentrazione di truppe a Melburne ed in qualche porto.

 

Il governo australiano, deciso alla guerra, aveva molto segretamente fatto uscire una numerosa divisione sottomarina, prima dello stesso invio della sua prima nota. Nell'ora stessa in cui la dichiarazione di guerra giungeva a Mozambico-Ville, il commandante del corpo sottomarino australiano riceveva le sue istruzioni attraverso un canale speciale collegato al primo isolotto sottomarino internazionale del canale di Mozambico. Sei volontari, comandati dall'ingegnere elettrico Piepermann, scivolavano nella scialuppa torpedine Il Detonatore attraverso le postazioni nemiche, distruggendo con una carica elettrica, una pattuglia mozambichese ed attaccavano una comunicazione elettrica al filo collegante i tre sistemi di mine della costa.

 

La-caricature-12.jpgImmediatamente avvertito, l'ammiraglio australiano, sacrificando, per non rischiare di perdere la sua fortunata occasione, i valorosi di Il Detonatore, fece scaricare la sua batteria elettrica. Tutte le mine disseminate su venti leghe di distanza, saltarono in un sol colpo. Due fregate e otto fregate sottomarine, sorprese dall'immensa conflagrazione, perirono, così come quaranta o cinquanta navi da commercio appartenenti la maggior parte alle nazioni neutre.

 

23 aprile. - Complicazioni nel sud. La squadra australiana dell'Atlantico che si credeva in America venne, in disprezzo del diritto delle genti e dei trattati, a gettare un corpo di truppe sul territorio neutro dei Cafri.

 

Port-Natal è stata conquistata con un assalto a sorpresa notturna. Le truppe cafre non hanno opposto che una debole resistenza, ed il re Nelusko III si è accontentato di protestare con una nota indirizzata al corpo diplomatico. Gli Australiani, arguendo dai legami di origine tra i fondatori dell'antica colonia inglese Port-Natal e l'Australia, hanno proclamato l'annessione della Cafreria all'Australia, annunciando al contempo l'intenzione di rispettare i diritti di Nelusko III se si fosse rassegnato al protettorato della potente Australia.

 

Questa conquista improvvisa della Cafreria dà agli Australiani un'eccellente base operativa e consegna loro la chiave delle strade ferrate del Africa Sud-Orientale, del Timbuctu-Congo-Cap e di tutta la rete mozambichese.

 

 

La-caricature-11.jpg

 LA GUERRA D'ALTRI TEMPI: Un assedio. - Certamente non era un gioco, le pallottole erano vere, ma non mancava di pittoresco. Apertura della trincea come grande spettacolo, interludi vari ed apoteori finale all'assalto.

 

 

 

Gli uomini di Stato del Mozambico vedono ora il pericolo rappresentato dai loro vicini i piccoli paesi neutrali, troppo deboli per far rispettare la loro neutralità in caso di necessità verso le nazioni troppo potenti e soprattutto poco scrupolose.

 

24 aprile. - Gli Australiani hanno già ricevuto dei rinforzi a Port Natal per via sottomarina. Le locomotive da guerra dei Cafri, piene di truppe australiane, hanno varcato la frontiera mozambichese e si sono impadronite dei valichi montani dopo duri scontri.

 

Seicentomila Australiani hanno lasciato Melbourne la notte scorsa per via marina, sottomarina ed aerea. L'ingegnere maresciallo Blick ha radunato tutti i suoi corpi d'armata per affrontare il nemico. I primi rovesci, lungi da abbattere il coraggio dei Mozambihesi, sovraeccitano al contrario l'ardore guerriero degli ingegneri e dei soldati.

 

 

La-caricature-13.jpg

 Locomotive blindate, da strada o da binari, circondate dal nemico, si trasformano sotto il fuoco in fortezza regolare.

 

 

   

La-caricature-15.jpg25 aprile. - Cattive notizie dal Sud. Le locomotive australiane accumulano i loro vantaggi; schiacciando con il loro numero le poche fortezze su ruote dislocate sulla frontiere sguarnita, esse hanno raggiunto le grandi pianure ed accelerato la loro corsa sulle strade e le vie ferrate, verso i passi del Monomotapa. Il loro obiettivo è Zumbo sullo Zambesi, punto di congiunzione del Timbuctù-Congo-Cap con le grandi linee mozambichesi dei laghi.

 

L'ingegnere maresciallo Blick è partito per andare loro incontro con 800 bunker su ruote, 150.000 uomini di fanteria ferroviaria ed una forte divisione aerea.

 

Da parte sua, l'ingegnere-generale Coloquintos con un superbo corpo sottomarino risale lo Zambesi su di una flottiglia sottomarina, per concorrere alla difesa delle linee dello Zambesi.

  

 

 

 

 

 

 

 

La-caricature-14.jpg

Operazioni sottomarine.

 

Le flotte sottomarine australiane e mozambichesi si affrontano a 50 metri di profondità.

Gli speroni dei corazzieri australiani lanciati a tutta velocità dai propulsori elettrici penetrano attraverso le piastre blindate e affondano 12 navi; ma i valorosi torpedinieri sottomarini del Mozambico riescono, attraverso abili manovre, a far saltare una parte della flotta nemica.

 

 

 

 

La Guerra nel XX secolo, 01 di 04

 

 

 

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La Guerre au vingtième siècle

 

 

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8 maggio 2010 6 08 /05 /maggio /2010 19:18

 

 

 

 

La Guerra nel Ventesimo Secolo

 

 

 

 

 

Albert Robida

 

   Robida, Guerra XX, Caricature

 

 Copertina originale della rivista in cui apparve la storia di Robida

 

 

 

La-caricature-200-couverture.jpg

 

 Riproduzione della copertina della rivistra La Caricature tratta dalla ristampa in volume della storia riedita nel 1916 in piena prima guerra mondiale dal bibliofilo Henri Beraldi.

   

 

 

 

La-caricature-1.jpg

 

 

 

 

 

Il conflitto Australo-Mozambichese

 Fatti di guerra ed operazioni chimiche

 

 

 

La-caricature-2.jpgI tempi nuovi sono venuti, l'antico ordine di cose stabilito dalla vecchia Europa è crollato allo stesso tempo dell'antica dominatrice del mondo. L'Europa, devastata dalla monomania guerriera delle sue popolazioni, so è fatta sfuggire dalle sue mani senili lo scettro del mondo, che i popoli vigorosi e sani dei giovani continenti si preparano a raccogliere. 

 

La lotta oggi è tra l'Africa nuova straripante di linfa, esuberante di giovinezza e l'Australia adolescente. 

 

L'America, figlia dell'Europa, come questa lo era della grande antenata l'Asia, L'America invecchia, è sin da ora respinta fuori lista; l'avvenire è delle nazioni costituite nei vasti territori dell'Australia o sulle terre quasi vergini della grande Africa, attraverso l'incrocio di cento razze diverse, fuse per così dire a nuovo nel crogiolo della natura. 

 

L'Africa e l'Australia si sono appena contese le armi in pugno lo scettro del mondo, in un primo urto che ha sconvolto il continente africano dal Capo di Buona Speranza ai laghi Niassa e Tanganica, insanguinato le rive del Mozambico, le onde del mar Indiano e le nubi correnti sopra le pianure mozambichesi o australiane. 

 

È un riassunto fedele dei terribili avvenimenti della grande guerra australo-mozambichese che condenseremo in alcune pagine, accompagnando il nostro racconto con un certo numero di schizzi raccolti sui campi di battaglia terreni, aerei o sottomarini, sia come testimoni occulari degni di fede che da noi stessi, che abbiamo avuto l'onore di effettuare tutta la campagna in qualità di aiutanti in campo volontario del colonello-generale delle Torpediniere del Mozambico e che, per la nostra buona condotta, siamo stati, sei volte in tre settimane, portati all'ordine del giorno.

 

 

  

 

 

Cause della guerra

 

 

 

 

 

La-caricature-3.jpgTutto è cambiato dopo che il secolo scorso ha chiuso l'era dell'ignoranza e della barbarie. Un tempo, presso i popoli antichi del piccolo angolo di terra chiamato Europa sulle carte, non si guerreggiava che con vicini limitrofi o poco distanti. Nessun punto di contatto, nessun motivo di guerra e soprattutto nessun mezzo per farla anche se lo si fosse voluto. 

 

 La Scienza accorciando le distanze, superando gli ostacoli, tagliando gli istmi e perforando le montagne, ha creato dei punti di contatto tra i popoli più distanti e permesso ogni comunicazione amichevole o altre. Immenso progresso!

 

Niente barriere! Niente separazioni! Ma, dalle relazioni commerciali o finanziarie dei popoli tra di loro, nacquero dei motivi di guerra del tutto nuovi. I popoli non lottano più ora per dei motivi frivoli e qualche volta cavallereschi, come la protezione di un amico debole o la difesa dei principi di libertà, ma per ragioni serie, solide, la maggior parte delle volte sonnanti, cosme i trattati di commercio vantaggiosi, aperture di mercati, favori doganali, speculazioni di Borsa e regolamento dio conti finanziari.

 

La geurra australi-mozambichese non ha altra origine che un immenso colpo di Borsa. Approfittando delle difficoltà momentanee della grande nazione africana che aveva appena completato con grandi spese la sua rete ferroviaria e consegnare alla circolazione 800.000 nuovi chilometri, senza parlare dell'enorme sforzo fatto per altri lavori pubblici, un gruppo di banchieri australiani ha, attraverso abili manovre, causato un panico alla Borsa di Mozmbico-Ville ed acquistato una colossale quantità di rendita 2 1/2 pour 100 à 35,75. Compiuta l'operazione, il governo australiano, interessato alla combinazione ed agendo in nome del sindacato, chiese, per via diplomatica, il rimborso di questi rendimenti al paro, il che doveva produrre per esso un beneficio di 18 miliardi e mezzo.

 

La richiesta australiana suscitò in tutta l'Africa un legittimo movimento di indignazione. Il 15 aprile 1975, il presidente della Repubblica rispose con un rifiuto formale e convocò immediatamente le Camere a Livingstonia, la capitale politica della grande repubblica sud-africana, ubicata in una forte posizione, sulla punta estrema del lago Tanganica.

 

La-caricature-417 aprile 1975. - A partire da quel giorno gli avvenimenti si svolsero rapidamente. Seconda nota australiana.

 

L'Australia riprende la sua richiesta dei 18 miliardi e solleva un'altra questione. Il Parlamento mozambichese avendo, alcuni anni prima, sollevato dei diritti sulle merci importate dall'Australia, con l'intento di impedire lo schiacciamento dei mercati africani, si ritiene di dover sopprimere del tutto questi diritti.

 

L'Australia concede tre giorni al Mozambico per rispondere ed avverte che un rifiuto sarà considerato come un casus belli.

 

18 aprile.- Appello sotto le bandiere di tutti gli uomini in grado di portare le armi. I contribuenti mozambichesi sono invitati a oagare tre anni di imposte anticipate.

 

Cos'è la Patria?

 

È il luogo in cui si pagano i contributi.

 

La migliore patria deve essere quella in cui si paga il meno in denaro o in servizio militare. Sfortunatamente più le cose vanno, più si pagano in entrambi i casi. Temiamo molto che l'uomo del XXI secolo non sia tormentato dai riscuotitori o dai reclutatori della patria dallo svezzamento sino ai 70 anni suonati, età alla quale lo si collocherà tra le riserve.

 

Sono questi dei leggeri inconvenienti della civiltà. Durante i secoli barbarici, ai tempi degli eserciti di 20.000 uomini, si era lasciati a buon mercato. Tutto aumenta, il consumo della carne umana come altri contributi.

 

 

 

La-caricature-5.jpg

 

 

 

I mozambichesi non si lamentano. Sei mesi prima, per rivendicare una piccola libertà ostacolata da un ministro, avevano fatto una rivoluzione. Questa volta, al primo appello, si presentarono come un sol uomo negli uffici dei contributi e delle imposte in natura o reclutamento.

 

La-caricature-6.jpg19 aprile. - Rivista, a Livingstonia, delle truppe dell'esercito attivo. Appello e mobilitazione di tutti i chimici del territorio.

 

Rivista, a Mozambico-Ville, delle quattro divisioni di torpedinieri.

 

20 aprile. - Risposta della repubblica sud-africana alla repubblica australiana. Le richieste australiane sono nettamente respinte e la revisione delle tariffe doganali rifiutate.

 

L'ambasciatore australiano si ritira su un pallone da guerra della squadra australiana. È la guerra, non si aspetta più che la dichiarazione ufficiale.

 

Il Mozambico si prepara, con energia, a sostenere la lotta. Ha piena fifucia nelle sue forze. Un sistema di mine ben sistemate difende le sue coste e lo Zambesi, il suo grande fiume, contro l'attacco delle forze navali sottomarine dell'Australia. Impossibilità assoluta, per le navi nemiche, di varcare i passi per operare uno sbarco, senza scontrarsi contro tre linee di mine molto poco spaziate.

 

Tutto è pronto per respingere un attacco sottomarino e sommergere gli assalitori. Un attacco aereo avrebbe sfortunatamente più di probabilità; tutti i militari sanno a qual grado l'imprevvisto entra nelle combinazioni della guerra aerea. Come prevedere in anticipo il luogo preciso di una discesa e come, questo punto indovinato, portarvi forze a sufficienza per opposrsi con efficacia alla sua discesa, senza sguarnire un altro punto sul quale l'avversario potrà precipitare la sua squadra volante?

 

E giustamente, le flotte aeree dell'Australia sono state, in questi ultimi tempi, portate ad un alto grado di potenza e sono comandate da ingegneri del più alto merito.

 

 

 

 

 

La-caricature-7.jpg

 

 

 

 
[Traduzione di Massimo Cardellini]
 
 
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28 novembre 2009 6 28 /11 /novembre /2009 18:00


































[Traduzione di Massimo Cardellini]



LINK alla prima edizione dell'opera:
Un Autre Monde







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27 novembre 2009 5 27 /11 /novembre /2009 21:14




 

 


 

 



 

[Traduzione di Massimo Cardellini]


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Un Autre Monde


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5 ottobre 2009 1 05 /10 /ottobre /2009 07:55










L'UNIVERSO ALLO SCRUTINIO


















































[Traduzione di Massimo Cardellini]

LINK alla prima edizione dell'opera:
Un Autre Monde





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21 settembre 2009 1 21 /09 /settembre /2009 11:53












APOTEOSI DEL DOTTOR PUFF










































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Un Autre Monde
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28 agosto 2009 5 28 /08 /agosto /2009 11:52

UN ALTRO MONDO






Il grande caricaturista ed illustratore Jean Ignace Isidore Gérard (1803/1847), più noto come Grandville è nel suo paese natio una celebrità a tutt'oggi e come al solito totalmente sconosciuto nel nostro.

Nato a Nancy, si trasferì all'età di 21 anni a Parigi dove pubblicò
Les Tribulations de la petite propriété [Le tribolazioni della piccola proprietà], una raccolta di litografie, Les Plaisirs de toutdge [I piaceri di toutdge] e La Sibylle des salons [La Sibilla dei salotti]. La notorietà gli giunse con Les Métamorphoses du jour [Le Metamorfosi del giorno] del 1829.

L'alta qualità dei suoi disegni troverà un gran numero di imitatori e testimoniano soprattutto la sua grande influenza sull'illustrazione del fantastico.


La sua collaborazione con i più importanti giornali illustrati dell'epoca come La Silhouette, L'Artiste, La Caricature, Le Charivari,
testimoniano anch'essi del suo grande apprezzamento. presso gli editori. Le sue tavole furono sempre caratterizzate da una forte satira dei costumi ed ebbe anche a bersaglio la monarchia di luglio, da qui i provvedimenti addotti dal ministro Adolphe Thiers miranti a far avere un'autorizzazione preventiva per poter pubblicare disegni e caricature, cioè la censura.

Da allora Grandville si è dedicato prevelentemente all'illustrazione di opere classiche (Don Chisciotte della Mancia, Le favole di La Fontaine, I viaggi di Gulliver, Robinson Crusoe) e moderne  (Balzac) di letteratura riscuotendo un successo sempre più grande.

Le sue opere più note ed apprezzate sono quelle trattanti storie del tutto fantastiche a cui egli seppe dare un'interpretazione sul piano grafico assolutamente originale e visionaria tanto da essere apprezzato nel XX secolo dagli stessi surrealisti. Les Métamorphose du jour (1929), Un autre monde (1844), Scènes de la vie privée et publique des animaux, Les Fleurs animées e Le Diable a Paris (1845/46), rappresentano senz'altro in tal senso il suo vertice come artista, soprattutto Un autre monde di cui Grandville oltre che disegnatore fu anche autore dei testi.

Presentiamo alcuni capitoli assolutamente inediti di Un autre monde, un'opera visionaria e che sullo sfondo mantiene uno spirito di satira dei costumi e della mentalità dell'epoca dell'autore molto velato ma che a tratti emerge in qualche battuta. La prima edizione di Un altro mondo, si componeva di fascicoli mensili che uscirono per un arco di tre anni, da qui i 36 capitoli dell'opera.



































Illustrazione precedente il frontespizio di Un Autre Monde















Traduzione del frontespizio di Un Autre Monde



















LA CHIAVE DEI CAMPI
















































































Apoteosi del Dottor Puff, 01 di 36.


NOTE


Il titolo del capitolo La Clé des Champs e cioè la chiave dei campi, è un'espressione celebre in Francia e sta ad indicare una via di fuga in generale, può essere usata anche come fa appunto la Matita protagonista di questo capitolo introduttivo, come esigenza di evadere dalla noia quotidiana magari attraverso un viaggio.


Old Nick, è lo pseudonimo dello scrittore francese Paul-Émile Daurand-Forgues (1813-1883), contemporaneo di Grandville e per cui il grande disegnatore illustrò molte opere soprattutto la più celebre Petites misères de la vie humaine, di cui prossimamente, nel quadro di divulgazione che ci siamo riproposti nei confronti di Garndville, tradurremo i primi capitoli.






[Traduzione di Massimo Cardellini]





LINK alla prima edizione dell'opera:
Un Autre Monde

 

 


 

 

 


 

 

Ogni esemplare non recante l’immagine del nostro sigillo e firmato con le nostre grinfie sarà considerato imperfetto, difettoso, in una parola contraffatto.

 


 

 

 


 

 

 


 

UN

 

ALTRO    MONDO

Trasformazioni, visioni, incarnazioni

Ascensioni, locomozioni, esplorazioni, peregrinazioni

Escursioni, stazioni

Cosmogonie, Fantasmagorie, Fantasticherie, Capricci

Facezie, Vaneggiamenti

Metamorfosi, Zoomorfosi

Litomorfosi, Metempsicosi, Apoteosi

E altre cose

 

 

DI GRANDVILLE


 

 

LA CHIAVE DEI CAMPI

Viaggiare è vivere

(Old Nick)

Disinvoltamente distesi nel doppio fondo di un grande scrittoio, una Penna, Una Matita ed un Temperino, questi tre nemici che non possono vivere separati, stavano riposando delle loro passate fatiche. Il becco logoro della Piuma, le sue barbe bianche, testimoniavano una grande esperienza; il corpo sfiancato della matita, la sua testa sottile ed affilata, annunciavano, se dobbiamo credere alla frenologia, una propensione determinata per i viaggi di esplorazione ed i viaggi in terre lontane. In quanto al temperino, non possiamo affermare


 

con precisione quale fosse il suo carattere, visto che nascondeva la sua testa tra le sue gambe, è così che la Provvidenza, nei decreti della sua eterna saggezza, ha voluto che i Temperini si consegnassero al sonno.

 

Bisogna credere che le Matite in generale non hanno gusto per i piaceri di Morfeo perché, appena i primi raggi del giorno scivolano via dalle incrostazioni dello scrittoio, la Matita di cui parliamo si mette a sedere. Le Penne, come tutti sanno, non dormono che con un orecchio, la nostra si risvegliò di soprassalto e in una situazione di spirito tanto più spiacevole in quanto sognò di un celebre scrittore che le metteva le dita a cavalcioni sulla sua schiena per scrivere la puntata del romanzo d’appendice.

 

-Eh cosa! Disse lei (o disse lui, perché il sesso delle Penne è ancora da scoprire) a suo vicino con una sottile voce secca e stridula, siete dunque talmente smaniosa di scorazzare sulla carta da non poter aspettare il sorgere del sole? Il Temperino dorme ancora e non ha affatto l’aria di pensare a farvi la vostra toeletta mattutina. In quanto a me, non ho idee di così buon ora e inoltre pensate a restituirmi quelle che vi ho dato ieri, vi ho dato un bel po’ di soddisfazioni.

 

La Penna stiracchiò le sue barbe, schiuse il suo becco per sbadigliare e si raggomitolò come per continuare il suo sonno, ma, senza dargliene il tempo, la Matita si avvicinò verso la sua compagna e le fece pressappoco questo discorso:


 

-Dormite pure quanto più vi piaccia, mia cara amica, non sarò certo io a svegliarvi. Custodite le vostre idee e soddisfate i bisogni di qualcun altro. Le vostre ispirazioni non mi bastano, la vostra tirannia mi ha stancato, sono stata troppo modesta sinora, è ora che l’universo cominci a conoscermi. Da oggi prendo LA CHIAVE DEI CAMPI, voglio andare dove mi porterà la mia fantasia, voglio servirmi da guida da me stessa: Viva la libertà!

 

Allo stesso tempo la matita fece un gesto indicante che lanciava il suo berretto al di sopra delle abitazioni. Il Temperino continuava a dormire.

 

Oh, cielo! Gridò la Penna, le Matite creano stile ed eloquenza, in che tempi viviamo! Poi aggiunse in un tono più dolce: -Parli di libertà, sai che cos’è, giovane scriteriata! Pochi anni ti separano dall’adolescenza e tu già rinneghi tua madre! Chi ha sostenuto i tuoi passi incerti durante la tua carriera? Chi ha dipanato i grovigli dei tuoi passi? Chi ti ha mostrato ciò che andava lasciato in ombra e ciò che andava posto in luce? Chi ti ha accompagnato nel mondo? Chi ti ha introdotto nel santuario degli piriti belli? Chi ti ha protetto dai morsi della critica? Io! Sempre io! Ed è così che tu mi ricompensi! Parti dunque, giovane ingrata e che la gomma da cancellare ti sia leggera!

 

La Penna terminò il suo discorso emettendo dei singhiozzi come  una giovane  prima attrice  di tragedia.  Le Matite  hanno

 


 

la punta dura, e quel che vogliono, lo vogliono risolutamente, inoltre quest’ultimo conosceva molto bene lo stile della sua compagna per lasciarsi coinvolgere dal patetico del suo linguaggio.

 

-Chiudi il becco, le rispose.

 

E avrebbe continuato su questo tono, quando il Temperino, svegliato dai pianti della Penna, gridò mostrando il lato affilato del suo volto in collera:

 

 

 

-Chi fa giochi di parole senza il mio permesso? Pace! O vi taglio la testa!


 

La Penna riprese con aria umile e remissiva:

 

-È la Matita che si crede che tutto sia permesso oggi, dalla metafora sino al parlare a vanvera. Vuole partire senza di me per un pellegrinaggio di non so quanti fascicoli, come se potesse liberarsi della mia assistenza, come se il passato non fosse lì ad avvertirla dell’impotenza del suo tentativo.

 

Il Temperino inarcò leggermente il sopracciglio, ma la Matita replicò senza lasciarsi intimidire:

 

-Il passato?... Mi sembra che certi albi esistano per ritorcere l’argomento a mio favore. Sono stato io per primo a richiedere il tuo aiuto, sono troppo sincero per non ammetterlo e per provarti che non ho affatto dimenticato i tuoi antichi servigi, ti offro una nuova associazione, ma a certe condizioni…

 

-Quali?

 

-Lascerai le mie ali muoversi liberamente nello spazio, non contrasterai in nulla il mio esordio verso le nuove sfere che voglio esplorare. Oltre l’infinito c’è un mondo che attende il suo Cristoforo Colombo, prendendo possesso di questo continente fantastico a prezzo di mille pericoli, non voglio che un altro mi privi della gloria di allegarvi il mio nome.

 


 

-Ti capisco… Ed io, mentre tu percorrerai le vaste regioni dell’ignoto, resterò con il becco nell’inchiostro?

 

-Aspetterai il mio ritorno per scrivere sotto la mia dettatura le grandi cose che non avremo visto insieme. Redigerai le impressioni di un viaggio che non avrai compiuto, è una procedura, si dice, molto alla moda nell’alta letteratura. Coordinerai i materiali che avrò raccolto nelle mie escursioni; sbroglierai il caos su cui il mio spirito passeggerà; formulerai giorno per giorno, fascicolo per fascicolo, la Genesi dell’universo che avrò inventato, e la tua gloria sarà abbastanza bella se ti esenti dall’abbandonarti ai tuoi eccessi ordinari di erudizione, senza citare ad ogni proposito e soprattutto a sproposito, né Omero, né il Vangelo, né Shakespeare, né Swedenborg, né sant’Agostino, né la Mitologia dell’India, né il Talmud, né il Corano; se vuoi non ostentare il fatto che tu conosca il greco, il latino, il copto, il siriaco, il san scritto e se ti accontenti di parlare un discreto francese.

 

-Basta bei discorsi. Vuoi dunque che io ti serva puramente e semplicemente da segretaria?

 

-Precisamente.

 

-Ebbene!  Acconsento,  non fosse altro  che per vedere come

 

 


 

La Matita si comporterà per dirigere la Penna.

 

-Sono felice di vedervi infine d’accordo, disse allora il Temperino; questa discussione mi stava affaticando, abbracciatevi e che si vada ad incominciare.

 

 

 

-È fatta, riprese la Penna, ho già redatto la nostra conversazione.

 

-Io, la illustrerò, e prenderò la CHIAVE DEI CAMPI che mi  aprirà  la  strada  all’indipendenza.  Che  il  cielo e  la  critica

 

 

 


 

proteggano un’innocente Matita che viaggia sola per la prima volta e la preservino da ogni cattivo incontro!

 

                                     Approvata la scrittura qui sopra.

 

Buonaventura Puntacuta.

                       Anastasia Beccofine

 

 

Per evitare ogni accusa di plagio, la presente conversazione redatta in doppia copia è stata depositata tra le minute dell’Editore che si incarica di pubblicarle affinché nessuno le ignori.

 


 

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