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14 maggio 2009 4 14 /05 /maggio /2009 14:37



Raimondo Lullo

Vita Coetanea

 




 

Un'incisione di Raimondo Lullo dalla cui bocca esce un filatterio, cioè un fumetto vero e proprio che recita: Lux mea est ipse dominus e cioè La mia luce è in Dio. Il termine tecnico filatterio è usato soprattutto dagli storici e dai critici della nona arte e cioè de cosiddetto fumetto, il termine comune, soprattutto per il nostro paese è appunto fumetto, balloon in inglese o bulle in francese, ecc. Il termine filatterio, tephilin in ebraico, è stato ripreso dall'uso da parte dei fedeli ebrei di legarsi alla fronte o al braccio durante la preghiera, delle strisce di pergamene contenenti passi della Bibblia e conservati in due contenitori di cuoio.


Presentiamo nella sezione che chiamiamo [protofumetto], parola che scriviamo tra parentesi quadre a significare che in realtà si tratta di esempi tratti dalla storia letteraria ed artistica molto remota e che non ha quindi nulla a che fare con le forme di arte grafico-narrativa che precedettero di molto decenni anche di un buon secolo, la nascita dei fumetti veri e propri, un'opera davvero molto singolare ed interessante.

Con [protofumetto] quindi ci preme unicamente evidenziare alcune procedure di interazione tra scrittura e grafica che ritroveremo poi nei protofumetti del tardo XVIII secolo e nel corso dell'intero XIX secolo, cioè in un contesto storico culturale profondamente mutato rispetto all'antichità ed al medioevo.

Le più note procedure di integarzione grafico narrative consistono essenzialmente nella rappresentazione di successioni di immagini a supporto di una narrazione storica o letteraria (storie ad immagini o illustrazioni a scopo didattico di un testo a carattere narrativo di genere religioso, mitologico, poetico letterario o storico), inoltre altrettanto importante seppur estremamente raro, l'uso di quello che la critica storico letteraria chiama filatterio, cioè quella "palla" che somiglia ad una nuvoletta di fumo, e che uscente dalla bocca dei personaggi disegnati, fa capire che si tratti di parole o discorsi da essi proferiti.

Raimondo Lullo, nato da una famiglia di coloni di Maiorca, visse a corte sin da giovane in cui fu chiamato come paggio. Si dedicò alla letteratura trobadorica finché decise verso l'età d trent'anni di abbandonare la sua vita che considerava dossoluta e dopo aver venduti i suoi beni lasciandone una parte alla moglie ed ai suoi figli abbandona la vita di corte e si dedica alla predicazione del cristianesimo presso i miscredenti, cioè gli Arabi e gli Ebrei.

A questo scopo Lullo si dedica allo studio dell'Arabo e dell'Ebraico ed elabora allo scopo di dimostrare logicamente la superiorità delle verità del cristianesimo rispetto a tutte le altre religioni, un metodo che chiama ars combinatoria cioè arte combinatoria consistente

L'opera di Raimondo Lullo che ci interessa in relazione ad un discorso grafico letterario, è la sua opera intitolata Vita coetanea, già sin dalla prima tavola suddivisa in tre vignette rettangolari, possiamo vedere come la seconda e la terza vignetta contengano due lunghi discorsi emessi dal personaggio che altri poi non è che Raimondo Lullo [1235-1315], il teologo inventore dell'arte dimostrativa e cioè di una tecnica estremamente elaborata di logica combinatoria attraverso cui Lullo voleva dimostrare in modo rigorosissimo la superiorità logico argomentativa del cristianesimo su qualunque altra fede, di cui di seguito diamo alcuni esempi.


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAVOLA 1

 

 

 

 

 



La prima delle dodici miniature che compongono la Vita Coetanea di Raimondo Lullo. Suddivisa in tre scene chiaramente descritte nelle cinque introduttive.

 

 

 

 

 

NOTA I.

L’intenzione con la quale ho fatto eseguire la seguente illustrazione è stata duplice: in primo luogo, perché si sapesse la causa, da che cosa e in che modo sia nata questa Arte, le altre arti e libri di Raimondo. In secondo luogo, in quanto tali immagini, essendo piacevoli alla vista, stimolano parecchio l’anima a comportarsi rettamente e in direzione del bene.

 

NOTA II

 

Dunque, mentre Raimondo si trovava in giovane età ed ancora pienamente immerso nel suo vano libertinaggio e nella vanagloria, sebbene di buona indole e intelligenza sottile, un giorno, davanti al suo letto, iniziò a scrivere una cantilena, che componeva per amore di una dama, che amava di amore effimero, e nel momento in cui voleva scriverla, apparve, a destra e davanti ai suoi occhi, la figura e l’immagine di un uomo crocifisso, tanto che cominciò a riflettere tra sé su cosa ciò potesse significare. E lasciando da parte quei pensieri, si rivolse nuovamente a scrivere la cantilena; subito riapparve il crocifisso più grande di prima, più sanguinolento e maggiormente carico di piaghe. Allora, Raimondo ha cominciato a pensare che c’era certamente una ragione per tutto ciò, però prendendo la cosa alla leggera, si è messo a scrivere la cantilena ed il crocifisso è apparso nuovamente, sempre più grande e più terribile. Colpito dal terrore, dopo la quinta apparizione, Raimondo si è coricato a letto passando l’intera notte a riflettere sul senso di queste apparizioni ripetute così tante volte. In certi momenti il suo spirito e la sua coscienza gli dettavano che avrebbe dovuto abbandonare al più presto il mondo per poi seguire il signore Gesù Cristo con tutto il cuore. Ma allora, la sua coscienza prostrata lo accusava di essere indegno di servire il Cristo. Ha passato così una notte insonne e tormentata, a momenti proseguiva il suo dialogo interiore ed in altri pregava dio attentamente. Infine, illuminato dal Padre della luce (Giacomo 1, 17) ha pensato alla mansuetudine del Cristo, alla sua pazienza alla misericordia che ha mostrato e che mostra ancora verso certi peccatori. È allora che ha infine capito senza il minimo dubbio che Raimondo dovrà abbandonare il mondo e in seguito servire il Cristo con tutto il cuore.

 

 

NOTA III

 

Allora si è chiesto quale genere di servizio sarebbe piaciuto di più a Dio. E gli sembrava che non si sarebbe potuto offrire un migliore e più grande servizio al Cristo se non dandogli vita e anima in suo onore (cfr Giovanni 10, 11; e Giovanni 15, 13; Giovanni 3, 16). E di farlo convertendo al suo culto i Saraceni, la cui moltitudine accerchiava la cristianità da ogni parte. Tuttavia, capiva bene che non aveva le conoscenze per portare a termine questo progetto, in effetti, aveva appena appreso un minimo di grammatica. Questo pensiero lo deprimeva profondamente. Però mentre era così rattristato, ecco non si sa come, nel corso della sua ricerca, una forte locuzione mentale risuona nel suo cuore dicendogli quel che doveva fare. Presto, avrebbe dovuto scrivere un libro, che sarebbe stato il migliore al mondo per combattere gli errori dei miscredenti. Tuttavia, poiché non capiva come fare un tale libro e nemmeno la forma che questo libro poteva assumere, rimaneva del tutto incredulo. Ci ripensava spesso ed ogni volta la sua incredulità cresceva e l’impulso o l avocazione di scrivere questo libro lo ossessionava sempre più.  D’altronde, considerava che il signore Dio avrebbe dovuto dargli la grazia di fare questo libro a tempo e luogo, perché da solo, non avrebbe potuto fare quasi nulla, dal momento che non aveva quasi nessuna conoscenza della lingua araba parlata dai Saraceni.

 

 

NOTA IV

 

A questo proposito, ebbe l’idea di recarsi di persona dal papa, dai re e dai principi cristiani per incitarli a costruire in diversi reami e province adatte ad accoglierli, dei monasteri in cui delle persone scelte tra i religiosi, così come tra altre persone dotate delle capacità necessarie, sarebbero state alloggiate per studiarvi le lingue dei suddetti Saraceni e di altri miscredenti, di modo che tra le persone convenientemente formate in questi luoghi, si potrebbe sempre prontamente scegliere e inviare delle persone altamente qualificate per predicare e dimostrare ai detti Saraceni ed altri miscredenti, la verità della santa fede cattolica che è in Cristo. E si è risoluto fermamente a perseguire i tre suddetti progetti, e cioè: accettare di morire per il Cristo, convertire i miscredenti al suo servizio, scrivere il libro se Dio gli avesse dato la grazia e fondare dei monasteri per l’insegnamento delle lingue, come detto qui sopra.


NOTA V


Molto presto, il giorno seguente, si è recato alla chiesa vicino a lui e versando lacrime di devozione per Gesù Cristo, ha offerto abbondanti preghiere affinché questi tre progetti, piantati nel suo cuore dal Cristo in persona, siano condotti a buon fine in modo gradito a Dio. Subito dopo si è confessato e con il cuore pentito e contrito, allo scopo di ottenere per i suoi progetti l’aiuto della Santa Vergine Maria, madre di nostro signore Gesù Cristo, e da parte di altri santi, si è recato in pellegrinaggio a Santa Maria di Rocamadour a San Giacomo di Compostela ed in molti altri luoghi per richiedere ai santi di pregare per lui il signore nostro Dio. E poi tornato a Maiorca, il giorno della festa di San Francesco, udì il vescovo predicare sul soggetto di San Francesco che aveva abbandonato le sue proprietà per conservare lo stretto indispensabile per vivere. Ispirandosi a questo esempio, conservando le sue sottovesti, egli si tolse gli indumenti e si vestì con gli abiti più umili che poteva trovare per significare che non sarebbe mai tornato sulla sua decisione. Ma ho sentito dire che queste cose furono fatte per mano di quel vescovo che quel giorno stava predicando e che ciò accadde alla presenza della dama per cui aveva voluto scrivere quella cantilena.

 

 

 

 

 

 

 

 




Il primo riquadro della prima tavola, qui a sinistra,  è priva di testo, descrive comunque Raimondo Lullo giovane mentre sta componendo una cantilena, un'opera frivola insomma, a soggetto profano. Per ben cinque volte Raimondo narra che egli interrompesse la propria attività e che per altrettante volte il crocifisso gli apparve ogni volta sempre più grande e con la figura del Cristo sempre più ricoperto di sangue e piaghe. Dopo la quinta volta Raimondo dice di essere stato afferrato da una grande sensazione di terrore e di essersi messo a letto e dopo una notte insonne e meditabonda, di aver deciso di dedicarsi alla predicazione del Cristo.


































Oh Santa Vergine Maria, madre del nostro Signore Gesù Cristo, nel più alto del cielo empireo, al di sopra di tutti i santi e le sante, siete la più vicina allo sguardo di vostro Figlio. In questo luogo terrestre, in cui siete grandemente onorata, acclamata e ricercata da un gran numero di pellegrini, io, il vostro pellegrino, vengo a presentare i miei voti, che ho deciso di perseguire per tutta la mia vita in questo mondo, per l’onore e la lode di vostro Figlio e della sua santa legge, ottenete, Oh nostra misericordiosa rappresentante, che gli piaccia che le cose che mancano attualmente al clero cristiano, gli siano fornite in questo mondo, secondo i seguenti voti: e cioè che un’Arte faccia seguito alla generosità della vostra grande saggezza, attraverso cui si potrà dimostrare con ragioni necessarie ai miscredenti, la verità della divinità di vostro Figlio e della sua santa legge e dottrina. In secondo luogo, che si trovino delle persone di lettere e devoti che conoscano bene la suddetta Arte che mi sono riproposto di fare, in sottomissione all’azione della sua grazia. In terzo luogo, che il papa, gli imperatori, i re, i principi ed i baroni li accolgano nelle loro dimore per apprendervi l’Arabo e l’Ebraico, affinché la loro voce sia intesa in ogni luogo della terra e che se ne vadano in tutto il mondo intero predicando la verità della vostra legge e che si assicuri a queste persone letterate un passaggio protetto in ogni luogo affinché con l’aiuto di armi spirituali così come con la dissuasione delle armi corporali, la concordia sia stabilita tra i Cristiani ed i Saraceni il cui clero si metterà d’accordo nella verità, perché essi ne sono molto vicino.








 

 

 

 

 







Oh San Giacomo e voi tutti, i santi di Dio, giungo qui come vostro pellegrino per pregarvi. Guidatemi e insegnatemi ed ottenete da nostro Gesù Cristo e dalla sua molto santa madre, purché sia la sua volontà, che in suo onore e in sua lode, grazie alla generosità della sua saggezza infinita, agendo attraverso me, suo strumento, io possa fare in tutto o in parte, che Colui da cui emana ogni bene, compia il mio desiderio, se è buono, come dicevo e se l’intenzione è buona, che non sia privata della sua finalità. Questa finalità vuole che tutti gli uomini ragionevoli amino, rammemorando, benedicendo, ringraziando e lodando Gesù Cristo come egli merita di modo che esista veramente con le sue opere interiori ed esterne.






























[Traduzione dal francese di Massimo Cardellini]


Link al sito che riporta molte notizie sulla vita e le opere di Raimondo Lullo, nonché le illustrazioni ed i testi di Vita coetanea:
Breviculum - XII miniature

 

 


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