Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
26 maggio 2009 2 26 /05 /maggio /2009 07:24

I lunedì di Caran d'Ache

 

 

 

 

 


Caran d’Ache, « La sécurité dans les chemins de fer », Le Figaro du 9 décembre 1895.


Caran d'Ache, La sicurezza in treno, Le Figaro del 9 dicembre 1895. 



Al contrario di quanto solitamente si scrive su Caran d'Ache, la prima collaborazione regolare del disegnatore ad un quotidiano non fu al Figaro ma al Journal sin dal 1894.

Nel 1892, Fernand Xau, avendo fatto fortuna alcuni anni prima come impresario di Buffalo Bill durante la sua ultima tournée in Francia, si lancia nella stampa con Il Journal.

Per diversificarsi all'epoca dagli altri 46 altri quotidiani parigini, crea un "giornale letterario da un soldo", alla portata di tutti e che unisce all'informazione, dei racconti, delle cornache, delle fantasie, delle novelle, ecc. A questo scopo attira le penne consacrate della Capitale e dei giovani promettenti: Maupassant, Courteline, Marcel Schwob, Octave Mirbeau, Maurice Barrès, François Coppée, Jules Renard, Alphonse Allais, ecc. Fa egualmente appello a dei giovani collaboratori notevoli: Sem, Capiello, Jean Veber, Foarain e Caran d'Ache.

Quest'ultimo consegna una pagine ogni lunedì dal 26 marzo 1894 al 25 novembre 1895. Si tratta di una vera novità per la stampa quotidiana. Mai sino ad allora un posto così importante era stato consegnato ad un disegantore. Per Caran d'Ache, è una consacrazione. Presto, ci si contenderanno i suoi disegni.


I Lunedì del Figaro

 

 

 

 


Disegno di Caran d’Ache inserito in una colonna della prima pagina del Journal del 1900 annunciante la sua collaborazione settimanale.

 

 

Nel dicembre del 1895, Le Figaro passa da 4 a 6 pagine. Incarica allora Caran d'Ache affinché firmi la sua pagina del lunedì sui suoi fogli.

Il disegnatore di origine russa non è uno sconosciuto per questo giornale. Aveva già fatto apparire dei disegni e delle storie ad immagini allegate al Figaro, come il Il Figaro illustré (sin dal 1884) o il suo supplemento della domenica (sin dal 1885). Ricordiamo anche che è al Figaro che il disegnatore d'Ache proporrà il suo "romanzo illustrato". Maestro, nel luglio del 1894.


Dal 2 dicembre del 1895 al 14 maggio 1906, il disegnatore firma ogni lunedì, quasi senza eccezione, un disegno in terza pagine del quotidiano. Sono così più di 500 contributi che sono forniti in dieci anni di collaborazione, ossia una longevità eccezionale! Per di più Caran d'Ache, che non sembra essere limitato da un contratto di esclusività, ridiventa un collaboratore regolare del Journal a partire dal dicembre del 1899. Così, sino alla fine della sua attività di disegnatore (nel maggio del 1906), Caran d'Ache accumula questi contributi settimanali in due grandi quotidiani parigini: il lunedì per Le Figaro, il mercoledì per Le Journal  [1].

Queste pagine si presenta
no sotto diverse forme: un semplice disegno con didascalia, una macedonia di vignette su di un tema o una storia ad immagini. Le legende sono scritte da Caran d'Ache stesso. La maggior parte di questi "Lunedì" sono delle allusioni all'attualità o a delle caricature dei costumi e del quotidiano dell'epoca... la cui sootigliezza ci sfugge un po' oggi! Restano tuttavia delle magnifiche composizioni di un disegnatore sempre ispirato.

I "Lunedì" del Figaro faranno la celebrità del disegnatore [2]. Prova del loro successo, queste tavole settimanali del Journal  e del Figaro furono raccolte a mano a mano che venivano pubblicate in albi venduto in libreria [3].

A proposito di queste pagine settimanali, Georges Montorgeuil Ha scritto: "Il suo genere si adattava notevolmente al giornalismo: era il movimento, l'attualità, la vita che passa. La sua pagina di disegni era la cronaca che parlava agli occhi con una comicità diretta [4].


 

 

 

 

113 anni dopo...

 

 

Giusto 113 anni dopo la pubblicazione del primo dei "Lunedì di Caran d'Ache", Töpfferiana propone di ritrovare regolarmente queste pagine del Figaro. Questa "riedizione" è possibile grazie alla digitalizzazione di questo quotidiano realizzato dal sito Gallica.

 

 

Malgrado ciò, se non potete aspettare il prossimo numero, potete consultare questi disegni di Caran dìAche selezionando non importa quali dei numeri del lunedì tra il 1895 e il 1906 e recarvi alla terza pagina di questi! Per accedere al Figaro digitalizzato su Gallica, cliccare qui.

 

 

 






I Lunedì di Caran d’Ache, in Le Figaro — Dicembre 1895



- 2 dicembre 1895: «Teorie sul nome degli ufficiali del 166° reggimento»

- 9 dicembre 1895: «La sicurezza in ferrovia»

- 16 dicembre 1895: «Boomerang, il nuovo sport»

- 23 dicembre 1895: « John Bull e Jonathan »

- 30 dicembre 1895: «Il romanzo del giovane ricco»


 

 

  1. Purtroppo, oggi, non vi sono tracce di Caran d'Ache negli archivi di questi due giornali.
  2. Faranno egualmente la sua fortuna: secondo la rivista Lecture pour tous  (n° 7, aprile 1909, p.683), durante la sua collaborazione al Figaro  e al Journal, Caran d'Ache percepiva ogni settimana, per due disegni, 500 franchi.
  3. Questi albi sono: Les Lundis de Caran d’Ache ( Album pour les enfants de 40 ans et au-dessus), Plon, 1896 ; Les Lundis du Figaro, Librairie du Figaro, 1898 ; Album des lundis, Librairie du Figaro, 1899 ; Pages d’Histoire, Librairie du Figaro, 1904 ; Gros et détail, Plon, 1907.
  4. Les Annales politiques et littéraires, 1° agosto 1930, p.108



 

 

 

 

Lo spoglio di Figaro  prosegue. Ritroverete qui sotto il seguito dei contributi settimanali che Caran d'Ache fornisce al quotidiano nel 1896.



 

 

 

  Caran d’Ache, « Panem & Circences ! », Le Figaro du 20 janvier 1896.

 



I Lunedì di Caran d’Ache, in Le Figaro — Gennaio e Febbraio 1896:


 

 

 

 


 



Page en cours...

 

 

 

 

 

 

 

 



Page en cours...

 

 

 

 


 

 


Page en cours...

 

 

 

 

 

 


Page en cours...

 


 


Page en cours...

 

 

 


 

 


Page en cours...

 

 

 


 

 

 

Page en cours...

 

 

 

 


Page en cours...




Page en cours...




[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link ai due post originali:
Les Lundis de Caran d'Ache

Caran d'Ache

Repost 0
14 maggio 2009 4 14 /05 /maggio /2009 14:37



Raimondo Lullo

Vita Coetanea

 




 

Un'incisione di Raimondo Lullo dalla cui bocca esce un filatterio, cioè un fumetto vero e proprio che recita: Lux mea est ipse dominus e cioè La mia luce è in Dio. Il termine tecnico filatterio è usato soprattutto dagli storici e dai critici della nona arte e cioè de cosiddetto fumetto, il termine comune, soprattutto per il nostro paese è appunto fumetto, balloon in inglese o bulle in francese, ecc. Il termine filatterio, tephilin in ebraico, è stato ripreso dall'uso da parte dei fedeli ebrei di legarsi alla fronte o al braccio durante la preghiera, delle strisce di pergamene contenenti passi della Bibblia e conservati in due contenitori di cuoio.


Presentiamo nella sezione che chiamiamo [protofumetto], parola che scriviamo tra parentesi quadre a significare che in realtà si tratta di esempi tratti dalla storia letteraria ed artistica molto remota e che non ha quindi nulla a che fare con le forme di arte grafico-narrativa che precedettero di molto decenni anche di un buon secolo, la nascita dei fumetti veri e propri, un'opera davvero molto singolare ed interessante.

Con [protofumetto] quindi ci preme unicamente evidenziare alcune procedure di interazione tra scrittura e grafica che ritroveremo poi nei protofumetti del tardo XVIII secolo e nel corso dell'intero XIX secolo, cioè in un contesto storico culturale profondamente mutato rispetto all'antichità ed al medioevo.

Le più note procedure di integarzione grafico narrative consistono essenzialmente nella rappresentazione di successioni di immagini a supporto di una narrazione storica o letteraria (storie ad immagini o illustrazioni a scopo didattico di un testo a carattere narrativo di genere religioso, mitologico, poetico letterario o storico), inoltre altrettanto importante seppur estremamente raro, l'uso di quello che la critica storico letteraria chiama filatterio, cioè quella "palla" che somiglia ad una nuvoletta di fumo, e che uscente dalla bocca dei personaggi disegnati, fa capire che si tratti di parole o discorsi da essi proferiti.

Raimondo Lullo, nato da una famiglia di coloni di Maiorca, visse a corte sin da giovane in cui fu chiamato come paggio. Si dedicò alla letteratura trobadorica finché decise verso l'età d trent'anni di abbandonare la sua vita che considerava dossoluta e dopo aver venduti i suoi beni lasciandone una parte alla moglie ed ai suoi figli abbandona la vita di corte e si dedica alla predicazione del cristianesimo presso i miscredenti, cioè gli Arabi e gli Ebrei.

A questo scopo Lullo si dedica allo studio dell'Arabo e dell'Ebraico ed elabora allo scopo di dimostrare logicamente la superiorità delle verità del cristianesimo rispetto a tutte le altre religioni, un metodo che chiama ars combinatoria cioè arte combinatoria consistente

L'opera di Raimondo Lullo che ci interessa in relazione ad un discorso grafico letterario, è la sua opera intitolata Vita coetanea, già sin dalla prima tavola suddivisa in tre vignette rettangolari, possiamo vedere come la seconda e la terza vignetta contengano due lunghi discorsi emessi dal personaggio che altri poi non è che Raimondo Lullo [1235-1315], il teologo inventore dell'arte dimostrativa e cioè di una tecnica estremamente elaborata di logica combinatoria attraverso cui Lullo voleva dimostrare in modo rigorosissimo la superiorità logico argomentativa del cristianesimo su qualunque altra fede, di cui di seguito diamo alcuni esempi.


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAVOLA 1

 

 

 

 

 



La prima delle dodici miniature che compongono la Vita Coetanea di Raimondo Lullo. Suddivisa in tre scene chiaramente descritte nelle cinque introduttive.

 

 

 

 

 

NOTA I.

L’intenzione con la quale ho fatto eseguire la seguente illustrazione è stata duplice: in primo luogo, perché si sapesse la causa, da che cosa e in che modo sia nata questa Arte, le altre arti e libri di Raimondo. In secondo luogo, in quanto tali immagini, essendo piacevoli alla vista, stimolano parecchio l’anima a comportarsi rettamente e in direzione del bene.

 

NOTA II

 

Dunque, mentre Raimondo si trovava in giovane età ed ancora pienamente immerso nel suo vano libertinaggio e nella vanagloria, sebbene di buona indole e intelligenza sottile, un giorno, davanti al suo letto, iniziò a scrivere una cantilena, che componeva per amore di una dama, che amava di amore effimero, e nel momento in cui voleva scriverla, apparve, a destra e davanti ai suoi occhi, la figura e l’immagine di un uomo crocifisso, tanto che cominciò a riflettere tra sé su cosa ciò potesse significare. E lasciando da parte quei pensieri, si rivolse nuovamente a scrivere la cantilena; subito riapparve il crocifisso più grande di prima, più sanguinolento e maggiormente carico di piaghe. Allora, Raimondo ha cominciato a pensare che c’era certamente una ragione per tutto ciò, però prendendo la cosa alla leggera, si è messo a scrivere la cantilena ed il crocifisso è apparso nuovamente, sempre più grande e più terribile. Colpito dal terrore, dopo la quinta apparizione, Raimondo si è coricato a letto passando l’intera notte a riflettere sul senso di queste apparizioni ripetute così tante volte. In certi momenti il suo spirito e la sua coscienza gli dettavano che avrebbe dovuto abbandonare al più presto il mondo per poi seguire il signore Gesù Cristo con tutto il cuore. Ma allora, la sua coscienza prostrata lo accusava di essere indegno di servire il Cristo. Ha passato così una notte insonne e tormentata, a momenti proseguiva il suo dialogo interiore ed in altri pregava dio attentamente. Infine, illuminato dal Padre della luce (Giacomo 1, 17) ha pensato alla mansuetudine del Cristo, alla sua pazienza alla misericordia che ha mostrato e che mostra ancora verso certi peccatori. È allora che ha infine capito senza il minimo dubbio che Raimondo dovrà abbandonare il mondo e in seguito servire il Cristo con tutto il cuore.

 

 

NOTA III

 

Allora si è chiesto quale genere di servizio sarebbe piaciuto di più a Dio. E gli sembrava che non si sarebbe potuto offrire un migliore e più grande servizio al Cristo se non dandogli vita e anima in suo onore (cfr Giovanni 10, 11; e Giovanni 15, 13; Giovanni 3, 16). E di farlo convertendo al suo culto i Saraceni, la cui moltitudine accerchiava la cristianità da ogni parte. Tuttavia, capiva bene che non aveva le conoscenze per portare a termine questo progetto, in effetti, aveva appena appreso un minimo di grammatica. Questo pensiero lo deprimeva profondamente. Però mentre era così rattristato, ecco non si sa come, nel corso della sua ricerca, una forte locuzione mentale risuona nel suo cuore dicendogli quel che doveva fare. Presto, avrebbe dovuto scrivere un libro, che sarebbe stato il migliore al mondo per combattere gli errori dei miscredenti. Tuttavia, poiché non capiva come fare un tale libro e nemmeno la forma che questo libro poteva assumere, rimaneva del tutto incredulo. Ci ripensava spesso ed ogni volta la sua incredulità cresceva e l’impulso o l avocazione di scrivere questo libro lo ossessionava sempre più.  D’altronde, considerava che il signore Dio avrebbe dovuto dargli la grazia di fare questo libro a tempo e luogo, perché da solo, non avrebbe potuto fare quasi nulla, dal momento che non aveva quasi nessuna conoscenza della lingua araba parlata dai Saraceni.

 

 

NOTA IV

 

A questo proposito, ebbe l’idea di recarsi di persona dal papa, dai re e dai principi cristiani per incitarli a costruire in diversi reami e province adatte ad accoglierli, dei monasteri in cui delle persone scelte tra i religiosi, così come tra altre persone dotate delle capacità necessarie, sarebbero state alloggiate per studiarvi le lingue dei suddetti Saraceni e di altri miscredenti, di modo che tra le persone convenientemente formate in questi luoghi, si potrebbe sempre prontamente scegliere e inviare delle persone altamente qualificate per predicare e dimostrare ai detti Saraceni ed altri miscredenti, la verità della santa fede cattolica che è in Cristo. E si è risoluto fermamente a perseguire i tre suddetti progetti, e cioè: accettare di morire per il Cristo, convertire i miscredenti al suo servizio, scrivere il libro se Dio gli avesse dato la grazia e fondare dei monasteri per l’insegnamento delle lingue, come detto qui sopra.


NOTA V


Molto presto, il giorno seguente, si è recato alla chiesa vicino a lui e versando lacrime di devozione per Gesù Cristo, ha offerto abbondanti preghiere affinché questi tre progetti, piantati nel suo cuore dal Cristo in persona, siano condotti a buon fine in modo gradito a Dio. Subito dopo si è confessato e con il cuore pentito e contrito, allo scopo di ottenere per i suoi progetti l’aiuto della Santa Vergine Maria, madre di nostro signore Gesù Cristo, e da parte di altri santi, si è recato in pellegrinaggio a Santa Maria di Rocamadour a San Giacomo di Compostela ed in molti altri luoghi per richiedere ai santi di pregare per lui il signore nostro Dio. E poi tornato a Maiorca, il giorno della festa di San Francesco, udì il vescovo predicare sul soggetto di San Francesco che aveva abbandonato le sue proprietà per conservare lo stretto indispensabile per vivere. Ispirandosi a questo esempio, conservando le sue sottovesti, egli si tolse gli indumenti e si vestì con gli abiti più umili che poteva trovare per significare che non sarebbe mai tornato sulla sua decisione. Ma ho sentito dire che queste cose furono fatte per mano di quel vescovo che quel giorno stava predicando e che ciò accadde alla presenza della dama per cui aveva voluto scrivere quella cantilena.

 

 

 

 

 

 

 

 




Il primo riquadro della prima tavola, qui a sinistra,  è priva di testo, descrive comunque Raimondo Lullo giovane mentre sta componendo una cantilena, un'opera frivola insomma, a soggetto profano. Per ben cinque volte Raimondo narra che egli interrompesse la propria attività e che per altrettante volte il crocifisso gli apparve ogni volta sempre più grande e con la figura del Cristo sempre più ricoperto di sangue e piaghe. Dopo la quinta volta Raimondo dice di essere stato afferrato da una grande sensazione di terrore e di essersi messo a letto e dopo una notte insonne e meditabonda, di aver deciso di dedicarsi alla predicazione del Cristo.


































Oh Santa Vergine Maria, madre del nostro Signore Gesù Cristo, nel più alto del cielo empireo, al di sopra di tutti i santi e le sante, siete la più vicina allo sguardo di vostro Figlio. In questo luogo terrestre, in cui siete grandemente onorata, acclamata e ricercata da un gran numero di pellegrini, io, il vostro pellegrino, vengo a presentare i miei voti, che ho deciso di perseguire per tutta la mia vita in questo mondo, per l’onore e la lode di vostro Figlio e della sua santa legge, ottenete, Oh nostra misericordiosa rappresentante, che gli piaccia che le cose che mancano attualmente al clero cristiano, gli siano fornite in questo mondo, secondo i seguenti voti: e cioè che un’Arte faccia seguito alla generosità della vostra grande saggezza, attraverso cui si potrà dimostrare con ragioni necessarie ai miscredenti, la verità della divinità di vostro Figlio e della sua santa legge e dottrina. In secondo luogo, che si trovino delle persone di lettere e devoti che conoscano bene la suddetta Arte che mi sono riproposto di fare, in sottomissione all’azione della sua grazia. In terzo luogo, che il papa, gli imperatori, i re, i principi ed i baroni li accolgano nelle loro dimore per apprendervi l’Arabo e l’Ebraico, affinché la loro voce sia intesa in ogni luogo della terra e che se ne vadano in tutto il mondo intero predicando la verità della vostra legge e che si assicuri a queste persone letterate un passaggio protetto in ogni luogo affinché con l’aiuto di armi spirituali così come con la dissuasione delle armi corporali, la concordia sia stabilita tra i Cristiani ed i Saraceni il cui clero si metterà d’accordo nella verità, perché essi ne sono molto vicino.








 

 

 

 

 







Oh San Giacomo e voi tutti, i santi di Dio, giungo qui come vostro pellegrino per pregarvi. Guidatemi e insegnatemi ed ottenete da nostro Gesù Cristo e dalla sua molto santa madre, purché sia la sua volontà, che in suo onore e in sua lode, grazie alla generosità della sua saggezza infinita, agendo attraverso me, suo strumento, io possa fare in tutto o in parte, che Colui da cui emana ogni bene, compia il mio desiderio, se è buono, come dicevo e se l’intenzione è buona, che non sia privata della sua finalità. Questa finalità vuole che tutti gli uomini ragionevoli amino, rammemorando, benedicendo, ringraziando e lodando Gesù Cristo come egli merita di modo che esista veramente con le sue opere interiori ed esterne.






























[Traduzione dal francese di Massimo Cardellini]


Link al sito che riporta molte notizie sulla vita e le opere di Raimondo Lullo, nonché le illustrazioni ed i testi di Vita coetanea:
Breviculum - XII miniature

 

 


Repost 0
29 aprile 2009 3 29 /04 /aprile /2009 12:03

 


 






Ascoltate l’edificante storia di un grazioso asinello bianco, candidato alla Capitale. Non è un racconto di Mamma Oca né una storia di Il Giornalino. È una storia vera per i vecchi ragazzi che ancora votano:

 

Un burricco, figlio del paese di La Fontaine e di Rabelias, un asino così bianco che il Signor Vervoot ne ha mangiato ghiottamente, tramava al gioco elettorale un mandato di legislatore. Giunto il giorno delle elezioni, questo burricco, candidato-tipo, rispondente al nome chiaro di Nullo, fece una manovra dell’ultima ora.

In una calda domenica di maggio in cui il popolo correva alle urne, l’asino bianco, il candidato Nullo, aggiogato ad un carro trionfale e trainato dagli elettori, attraversò Parigi, la sua buona città.

Ritto sulle zampe, orecchie al vento, erigendosi fiero dal veicolo tappezzato dai suoi manifesti- dal veicolo a forma d’urna! La testa alta tra il bicchiere d’acqua e il campanello presidenziale, egli passò tra le indignazioni e gli applausi ed le battute…

L’Asino vide Parigi che lo guardava.

Parigi! La Parigi che vota, la calca, il popolo sovrano ogni quattro anni… Il popolo abbastanza allocco da credere che la sovranità consista nel nominare dei padroni.

Come parcheggiati davanti ai Comuni, stavano branchi di elettori, degli inebetiti, dei feticisti che reggevano la scheda elettorale con cui dicevano: abdico.

Il Signor Tal dei Tali li rappresenterà. Li rappresenterà tanto meglio in quanto non rappresenta nessuna idea. E ci riuscirà! Si faranno delle leggi, si pareggeranno dei conti. Le leggi saranno delle catene in più, i bilanci, delle nuove imposte…

Lentamente, l’Asino percorre le strade.

Al suo passaggio, i muri si ricoprono di manifesti che membri del suo comitato aveva affisso, mentre altri distribuivano i suoi proclami alla folla:

“Riflettete, cari cittadini. Sapete che i vostri eletti vi ingannano, vi hanno ingannato e vi inganneranno- e malgrado tutto andate a votare… Votate dunque per me! Eleggete l’Asino!... Non sono più bestia di voi tutti”.

Questa franchezza, un po’ brutale, non piaceva a tutti.

-Ci insultano, urlavano gli uni.

-Si ridicolizza il suffragio universale, gridavano gli altri più giustamente.

-Lurido Ebreo!

Ma delle risate echeggiavano sonore. Si acclamava il candidato. Valorosamente l’elettore si burlava e di se stesso e dei suoi eletti. I cappelli si agitavano e così i bastoni da passeggio. Delle donne gettavano dei fiori…

L’Asino passava.

Scendeva dall’alto di Montmartre recandosi verso il Quartiere Latino. Attraversò i grandi boulevards, i grandi viali alberati, il Croissant dove si cucinano, senza sale, le notizie ordinarie vendute nei giornali. Vide le Halles, i mercati coperti, dove dei morti di fame, degli uomini del Popolo-Sovrano, frugano in cumuli di rifiuti; i Quais, i lungofiume dove degli Elettori eleggono i ponti come alloggi…

Cuore e cervello!... Era Parigi. Era questa la Democrazia!

Siamo tutti fratelli, vecchi vagabondi! Compatite il borghese” Ha la gotta… ed è vostro fratello, gente senza pane, uomo senza lavoro e madre stanca che, questa sera, rientrerete a casa vostra per morire con i figli…

Siamo tutti fratelli, giovano coscritti! È fratello tuo, l’ufficiale, laggiù, bustino da donna e fronte bassa. Saluta! Attenti! La mano nella fila… Il Codice ti spia- il Codice militare. Dodici pallottole sulla pelle per un gesto. È la tariffa Repubblicana. [1]

L’Asino arrivava davanti al Senato.

Costeggiò il Palazzo da cui il veicolò uscì tra la calca; seguì esteriormente, ahimè! i giardini troppo verdi. Poi fu la volta del boulevard Saint-Michel. Alla terrazza dei caffè, dei ragazzi battevano allegramente le mani. La folla in continua crescita si contendeva i proclami. Degli studenti si aggiogavano al carro, un professore spingeva le ruote…

Verso le tre comparvero dei poliziotti.

Dalle dieci del mattino, da ogni stazione di polizia al commissariato, il telegrafo ed il telefono segnalavano lo strano passaggio dell’animale sovversivo. L’ordine di comparizione era stato emesso: Arrestate l’Asino! E, ora, gli agenti di polizia di guardia sbarravano la strada al candidato.

Vicino a piazza Saint-Michel, il fedele comitato di Nul fu intimato dalla forza armata di ricondurre il suo cliente al commissariato più vicino. Naturalmente il Comitato passò oltre- attraversò la Senna. E presto il carro sostava davanti la Palais de Justice.

Più numerosi, gli agenti circondarono l’asino bianco, impassibile. Il Candidato era arrestato alla porta di questo Palazzo di Giustizia da cui i deputati, i corrotti, tutti i grandi ladri uscivano liberi.

 

Nella marea popolare, il carro era scosso da movimenti di rollio. Gli agenti, brigadieri in testa, avevano afferrato le stanghe e si erano passati la seccatura. Il Comitato non insisteva più: si era messo a bardare gli agenti…

Così fu lasciato l’asino bianco dai suoi più accesi sostenitori. Come un volgare politico, l’animale aveva voltato gabbana. La polizia lo scortava, l’Autorità guidava il suo Cammino… sin da quell’istante. Nullo non era che un candidato ufficiale! I suoi amici non lo riconoscevano più. La porta della Prefettura apriva i suoi largi battenti- e l’asino entro come se fosse casa sua.

…Oggi se ne parliamo è per far notare al popolo, popolo di Parigi e delle Campagne, operai, contadini, borghesi, fieri Cittadini, cari Signori, è per rendere noto a tutti che l’asino bianco Nullo è stato eletto. È stato eletto a Parigi. È stato eletto in Provincia. Sommate le schede bianche e contate le schede nulle, aggiungetevi le astensioni, voti e silenzi che normalmente si riuniscono per significare o il disgusto o il disprezzo. Un po’ di statistica per piacere e constaterete facilmente che, in tutte le circoscrizioni, il signore proclamato fraudolentemente deputato non ha un quarto del suffragio. Da lì, per i bisogni della causa, questa locuzione imbecille: Maggioranza relativa- tanto varrebbe dire che, la notte fa relativamente giorno.

Così l’incoerente, il brutale Suffragio Universale che non si appoggia che sul numero- e non ha nemmeno per se stesso il numero- perirà nel ridicolo. A proposito delle elezioni di Francia, i giornali del mondo intero hanno, senza malizia, accostato i due fatti salienti della giornata:

“Sin dal mattino, verso le nove, il Signor Félix Faure andava a votare. Nel primo pomeriggio, verso le tre, l’Asino bianco era stato arrestato”.

Ho letto questa cosa in trecento giornali. L’Argus ed il Courrier de la Presse mi hanno sovraccaricato con i loro ritagli. Ce n’erano in inglese, in valacco, in spagnolo; sempre comunque capivo. –Ogni volta che leggevo Félix ero sicuro che si parlava dell’asino.

 

 

 

 

 

 

 













Note

[1]
Zo d’Axa si riferisce all’episodio di insubordinazione di cui lui stesso trattò nel n° 4 del 17 dicembre del 1897 del suo giornale La Feuille e di cui si rese protagonista il giovane soldato Charles Hatier di stanza ad Algeri condannato al plotone di esecuzione per aver dato uno spintone ad un suo superiore.

Immagine tratta dal Blog Caricatures & caricature.

 

Documentazione relativa ai tre scritti politico-satirici scritti da Zo d'Axa per le elezioni legislative del 1898.

Il primo è una nota editoriale all'edizione della raccolta di alcuni areticoli di La Feuille in volume e risale al 1900. Il secondo invece è l'introduzione ad una riedizione di un gruppo anarchico chiamato Groupe Maurice-Joyeux e risale al 2003 e consisterebbe nella ristampa di un opuscolo del 1936 che oltre a raccogliere i tre articolo di Zo d'Axa scritti per le elezioni legislative del 1898, comprendeva anche uno scritto antielettoralistico del 1878, intitolato Testa di Legno e Orecchie d'asino, dotato di due splendide illsutrazioni e che presto traduremo e collocheremo in rete, scritto da un gruppo anarchico di Bel-Air, nello stesso spirito che era stato quello di Zo d'Axa.

 

 

[1]
Nota dell’Editore.- Durante il periodo elettorale il manifesto programmatico fu realmente incollato sui muri e il giorno dello scrutino il candidato satirico attraversò realmente Parigi, da Montmartre al Quartiere Latino, fendendo la folla entusiasta o scandalizzata che manifestava rumorosamente. Viale del Palazzo, l’asino fu dovutamente arrestato dalla polizia che si sentì in obbligo di trainare il suo carro per condurlo al canile e se non vi fu allora scontri tra i sostenitori dell’Asino ed i rappresentanti dell’Ordine è per via del fatto che, come raccontarono i giornali dell’epoca, grazie al direttore di La Feuille che gridò: Non insistiamo, ora è un candidato ufficiale!

[2]

Introduzione dell’edizione Maurice-Joyeux del 2003, riproposizione di un opuscolo del 1936.




Qualche parola…

 

I testi che proponiamo in extenso per il lettore nelle pagine che seguono, sono state pubblicate nell’aprile del 1936 nel n° 160 di La Brochure mensuelle diretto dal nostro compagno Bidault.

Questo grande libellista, quel “rivoltoso per temperamento”, che fu Zo d’Axa, redasse i tre primi: Le candidat di la feuille, Aux Électeurs, Il est élu, in occasione delle elezioni legislative del 1898 che si svolsero in pieno caso Dreyfus e altri scandali politico-finanziari!

Li fece apparire in La Feuille- pubblicazione di cui egli assicurava la redazione e l’apparizione “ad ogni occasione”- con la collaborazione amichevole di grandi disegnatori dell’epoca: Steinlen, Luce, Anquetin, Willette, Hermann-Paul, Léandre e Couturier.

Testi, sempre di attualità, si tratta di una vigorosa denuncia della monumentale truffa costituita dal suffragio universale. Da qui la derisione e le risate in occasione di una memorabile campagna elettorale  a Parigi, orchestrata da Zo d’Axa stesso, in favore di un candidato: un asino bianco, chiamato Nullo a giusta causa!

Quest’ultimo, simbolo dell’astensione e del rifiuto della farsa elettorale, fu portato in processione su un carro di trionfo a Parigi, da Montmartre al boulevard Saint-Michel, il giorno delle elezioni in mezzo alle risate e le battute della folla! L’arrivo degli sbirri pose fine a questa manifestazione antipatriottica del miglio gusto!

In quanto al quarto testo- Testa di Legno e Orecchie d’Asino- Fu pubblicato sotto forma di un opuscolo nel 1883 dal gruppo anarchico “Le drapeau noir de Bel-Air” [La bandiera nera di Bel-Air]. Un documento dunque… di un’epoca che nessuno qualificherebbe come eroica”.

Gruppo Maurice-Joyeux





[3]

Copertina di La Brochure mensuelle [L'opuscolo mensile],  n° 160, edito nell’aprile del 1936, in cui furono riproposti i tre scritti di Zo d'axa, più un altro del 1878, Testa di Legno e Orecchie d'Asino, del Gruppo anarchico di Bel-Air.






[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link all'articolo presente presso l'Istituto Internazionale di storia sociale di Amsterdam:
http://www.iisg.nl/collections/zodaxa/feuilles139.php






 

 

Repost 0
24 aprile 2009 5 24 /04 /aprile /2009 13:36



Monete e medaglie satiriche



Di  Christian SCHWEYER



La critica al potere


La moneta forte reca l'impronta del potere esistente. Esso vi pone i suoi simboli e spesso la figura del capo di Stato quando si tratta di un sovrano o di un dittatore. La moneta satirica può essere definita come un ribaltamento del messaggio veicolato da queste monete. A volte da un semplice contromarchio, un'iscrizione, un altro simbolo. A volte il ritratto è reinciso in funzione del messaggio critico emesso. La moneta trasformata può essere riposta in circolazione o sviata dalla sua funzione e trasformata in medaglia, in fermaglio o in bottone. Le trasformazioni possibili sono inevitabilmente limitate ma l'attrezzatura usata può essere rudimentale. Un coltello, un giravite, un martello sono sufficienti.

La medaglia satirica, per contro, richiede dei mezzi tecnici di un incisore professionista. In controparte, è un supporto che può dare più facilmente libero corso alla critica. Il disegno è forzatamente più scuro che in una caricatura, ma la legenda può trovarsi sviluppata in modo importante.



La battaglia di Sedan sancisce la fine dell'Impero

Il periodo d'oro del medagliaggio satirico è stata la seconda repubblica, 1848. Quello della reincisione delle monete corrisponde al periodo che segue la caduta di Napoleone III nel 1870 dopo la battaglia di Sedan. Questa guerra, Napoleone III l'aveva voluta per consolidare il suo potere vacillante. Per prendere il potere, egli si era appoggiato sul suo nome e sulla promessa di restaurare la grandezza della Francia. Ma ha incontrato sulla sua strada il militarismo prussiano in formazione. Bismarck, che cercava di unificare la Germania, aveva anche lui bisogno della guerra. La conseguenza, è la dichiarazione di guerra della Francia. Poi lo spettacolo di un esercito disorganizzato, l'invasione e lo scatenamento di battaglie perdute. Sedan corona questa serie con una riedizione dell'esercito e di Napoleone III stesso. È l'umiliazione, che la popolazione francese fa cadere sulle spalle di Napoleone III, della sua incompetenza militare e della sua supposta vigliaccheria.




 

image hébergée par photomaniak.com

 



La moda delle reincisioni

 

 

È senz'altro tra i soldati prigionieri che il movimento di trasformazione delle monete è iniziato. Essi avevano sotto i loro occhi, per ogni transazione commerciale, la testa dell'odiato imperatore sulle monete da loro utilizzate. Ne sono conseguite mutilazioni di monete, contromarchi, in generale la scritta SEDAN (Figura 1) ma ritroviamo anche TRADITORE (Lache), MERDA (Merde), CRIMINALE (Gredin), Coglione (Con), ecc. Durante lo stesso periodo, sono apparse delle trasformazioni del ritratto di Napoleone III: delle incisioni approssimative di caschi a punta (Figura 2).

 

Questo fenomeno deve aver avuto un'amplificazione data la massa di monete reincise usurate che si trovano ancora oggi. Queste monete, circolavano (ritroviamo tracce di usura sulle incisioni) ma erano anche conservate come medaglie, cioè indossate, come attestano i buchi che ritroviamo su alcune di esse. Probabilmente c'era anche un piccolo commercio intorno a loro. È senz'altro l'esistenza di un mercato, conseguenza di queste trasformazioni che ha fatto sì che degli incisori professionisti dell'Est della Francia, per ragioni commerciali, si siano messi ad inciderne. Questa volta però con una qualità di incisione notevolmente migliore (Figure 3).

Infine, gli incisori si sono messi anche a coniare delle medaglie. Quella della figura 4 era la più corrente. Vi si vede il casco a punta, segno fantasioso del tradimento rimproveratogli; la sigaretta traduce la volgarità e la disinvoltura di Napoleone III; 80.000 prigionieri (il bilancio della battaglia); una catena legata ad un collare su cui sta scritto SEDAN, Napoleone III fu fatto prigioniero infatti per alcuni mesi.

 




image hébergée par photomaniak.com





Un gran numero di trasformazioni

Le immagini allegate rappresentano i modelli più correnti dei contromarchi, delle reincisioni o di medaglie. Ve ne sono però molte altre. Citiamo due altri temi di reincisione: questo Napoleone conciato con una calotta papale a seguito del suo ostegno irremovibile al papa Pio IX. La battaglia di Mentana, vicino a Roma, oppose d'altronde nel 1867, l'esercito francese ai volontari garibaldini. Quella battaglia di Mentana al cui termine il generale Failly telegreferà "i nostri Chassepot [1] hanno fatto meraviglie".

Un altro tipo di trasformazione raffigurano Napoleone III con un copricapo da galeotto, riferimento ai sei anni di prigionia al forte di Han [2]. Ve ne sono però anche numerose altre: dei caschi, ogni genere di copricapo, delle modifiche dei volti, a volte fantasiosi, delle reincisioni di animali, dei beretti d'asino...



image hébergée par photomaniak.com



Satirizzazioni e rivoluzioni

Queste trasformazioni non sono tuttavia un fenomeno isolato apparso e scomparso come per incanto. Delle medaglie satiriche sono state incise durante tutto il corso della storia. Le trasformazioni delle monete appariranno tuttavia  con l'instabilità del potere a partire dalla Rivoluzione francese. La moneta si trova arruolata nelle battaglie di propaganda. A volte, ciò ha costituito oggetto di indagini da parte della polizia come quelle monete di Carlo X trasformate in prete per stigmatizzare la sua subordinazione alla Chiesa. Dopo Sedan, il fenomeno riprenderà intorno alla persona del generale Boulanger. Delle monete con il nome di Napoleone III, ancora in circolazione nel 1888, saranno modificate in sostegno o in critica del generale. Poi il movimento di trasformazioni delle monete si spegnerà progressivamente con la sparizione, in Francia, delle effigi di tiranni sulle monete.


A parte l'immmagine del giovane carcerato, preso dal sito CGB, le monete fotografate provengono dalal collezione personale dell'autore. Per ogni richiesta di informazioni su queste monete, scivere all'autore: christian.online@gmail.com



NOTE

[1]  I Chassepot erano modernissimi fucili a retrocarica, quindi molto più veloci da ricaricare rispetto a quelli dei garibaldini dotati dei più tradizionali fucili ad avancarica (N.d. T.).

[2] Nato nel 1808 durante il massimo splendore del primo Impero napoleonico, Luigi Bonaparte, era figlio di un fratello di Napoleone I, dopo la caduta del quale egli dovette passare i due terzi della propria vita in esilio per il mondo. Pur di raggiungere una posizione di potere, egli si fece persino carbonaro cospirando in Romagna durante i moti del 1830-31. Nel periodo della Restaurazione poté fare ritorno in Francia a condizione però da "carcerato" nel forte di Ham da cui poté infine emergere come candidato alla direzione dello Stato dopo il fallimento della rivoluzione nel 1848 che in Francia raggiunse momenti di grande carica sociale. (N. D. T.)

 



[Taduzione di Massimo Cardellini]


Link all'opera tradotta:
Monnaies et médailles satiriques

 

 

 

    LINK a saggi storici sulla caricatura:
Henri Viltard, Gustave Henri Jossot: biografia.
Henri Viltard, Elle était Trop nue
Christian Schweyer, Monnaies et médailles satiriques
Eric Aunoble, Caricature russe et sovietique
Les stéréotypes nationaux
R. Ouvrard, Napoleone attraverso le caricature 1799-1806, 01 di 02


 

 

 

 

 

 

 


Repost 0
22 aprile 2009 3 22 /04 /aprile /2009 12:41

Le conseguenze di Capodanno

 

 


1



 

 

 

 

 

 

 

  2

 


Caran d’Ache, Les suites du Jour de l’an [Le conseguenze di Capodanno], La Revue Illustrée n°27, du 15 gennaio 1887.

 

 

 

 

Una storia senza parole d'epoca per cominciare quest'anno nuovo! Le conseguenze di Capodanno è l'opera di Caran d'Ache e fu pubblicata in La Revue Illustrée n° 27 del 15 gennaio 1887 [1].

 

Torcendosi per i dolori, conseguenza degli eccessi della vigilia, un uomo ordina a sua moglie di chiamare un medico. Questi arriva, ascolta il paziente, procede al suo esame poi alle cure che consistono in un clistere [2]. Dopo Molière, Caran d'Ache si diverte con questo rimedio: sotto la matita del disegnatore, questa operazione delicata si effettua in tutto pudore dietro un paravento il che non impedisce di lasciare sfuggire alcuni dettagli comici di questa scena nascosta, soprattutto per via del cane... Curato e soddisfatto dei suoi servizi, il nostro uomo onora il suo salvatore ed il focolare ritrova la sua armonia.

 

Con questa storia, Caran d'Ache strizza di nuovo l'occhio a Wilhelm Busch [3]. Ma questa volta l'autore di Max und Moritz sembra aver ispirato di più il Francese...

 

Innanzitutto, Busch ha disegnato diversi Münchener Bilderbogen prendendo come cornice il veglione di San Silvestro e le conseguenze dei suoi abusi. È il caso del foglio n° 510 del 1870 intitolato Der Morgen nach dem Sylvesterabend [4]. In questa storia, Busch narra dettagliatamente il giorno successivo di un tizio che ha partecipato ad un veglione: alcuni dolori, mal di testa, gola secca, incidenti domestici dovuti ad un ritorno al focolare tumultuoso... Unici rimedi che il nostro festaiolo ha per riprendersi: un'abluzione rinfrescante ed un bicchiere di bitter!

 

 

 Wilhelm Busch, Der Morgen nach dem Sylvesterabend, Münchener Bilderbogen, n° 510 de 1870.

 

 

 

 

 

 

La sequenza del festaiolo mentre effettua la sua toilette dietro un drappo ricorda quella di Caran d'Ache che si svolge dietro un paravento. Un altro Münchener Bilderbogen di Busch utilizza egualmente questo genere di copertura: il n° 412, Das warme Bad (Un bagno caldo) del 1866. Giocando sul pudore di questa scena, il Tedesco nasconde a metà questa sequenza acquatica con l'aiuto di una tenda tesa su un filo. Notate anche i movimenti del cane in questa tavola, Caran d'Ache se ne ispirerà nel 1887.

 

L'ultima storia a il disegnatore francese si è certamente ispirato è intitolata  Der hohle zahn » (Un dente rovinato), le Münchener Bilderbogen n° 330 del 1862 [5]. Wilhelm Busch mette in scena un uomo colto all'improvviso, durante il pasto, da un grande mal di denti. Non trovando nessun mezzo per alleviare questo dolore si risolve a recarsi da un dentista. Lasciamo degli specialisti dell'arte dentaria esporci il seguito: "Il paziente è seduto su di un semplice sgabello e l'esame endo-orale è rapido, la gestualità di presa in mano e di azione della chiave di Garangeot, accuratamente orchestrata, così come l'avulsione del dente causale, realizzata con maestria..." [6]. Il paziente curato e riconoscente onora il suo medico e torna al suo pasto.

Di questa storia Der Hohle zahn, due elementi grafici si ritrovano chiaramente nel Francese: innanzitutto il fez, copricapo alla moda alla fine del XIX secolo presso gli Occidentali, portato dal dentista teutonico e che si ritrova sulla testa del malato in Caran d'Ache. Poi la scena della retribuzione che è quasi identica, con la stessa espressione di falsa modestia presso il corpo medico... 

 

 

 

 


Le conseguenze di Capodanno di Caran d'Ache sarebbe dunque un condensato di questi Bilderbogen. Pur aggiungendo la sua impronta, il disegnatore traspone così l'intervento salvifico di un medico nel quadro dell'indomani del veglione di Capodanno. Caran d'Ache centra la sua storia sull'attività del dottore, che si svolge non più presso il paziente ma al suo domicilio. Il disegnatore è nel 1887 all'inizio della sua carriera. Ancora influenzato dal maestro tedesco, questa tavola prova comunque l'originalità di Caran d'Ache che evidenzia ed impone il suo stile.


 

 

NOTE

[1] Questa storia sarà raccolta nell'albo Fantaisies [Fantasie], edito dalla Librairie Ludovic Baschet (lo stesso editore di La Revue Illustrée [La Rivista Illustrata]) nel 1890. La si ritrova egualmente pubblicata in L'Echo de Paris Littéraire et Illustrée, n° 50, del 8 gennaio 1893.

 

[2] Antico rimedio, il clistere è un lavaggio. Si effettuava all'epoca con un tubo o clisopompa, specie di grande siringa in stagno.

 

[3] Sette anni dopo queste tavole, Caran d'Ache si riapproprierà di una storia di pulce del Tedesco per darne la proprria versione: Vedere a questo proposito l'articolo pubblicato in precedenza: Le chien, la puce et le(s) maître(s). [Consultabile sul nostro blog Letteratura&Grafica a questo link: Il cane, la pulce ed i(l) padroni(e)].


[4] Due altre storie sullo stesso tema sono riprodotte nell'opera Wilhelm Busch. Histoires dessinées apparso presso Horay nel 1980: La nuit de la Saint-Sylvestre [La notte di San Silvestro] del 1863 (p. 52) e Un Tentative qui fait long feu [Un tentativo andato troppo per le lunghe] del 1867 (p. 96), senza altri dettagli sul loro titolo e pubblicazione d'origine.

[5] I disegni originali di questa storia sono consultabili sul sito comicforschung.de: http://www.comicforschung.de/platinum/toothbusch_nz.html

[6] MIcheline Ruel-Kellermann e Roger Guichard, Douleurs dentaires aïgues et psychosomatiques mises en scène par Wilhelm Busch, le père de la Bande Dessinée [Dolori dentari acuti e psicosomatiche messe in scena da Wilhelm Busch, il padre del fumetto] Conferenza presentata durante il Congresso della Société française d'Histoire dentaire, a Marsiglia il 23 e 24 giugno 2000:  http://www.bium.univ-paris5.fr/sfhad/vol5/art05/corps.htm.



 ANTOINE SAUVERD

 

 
[Traduzione di Massimo Cardellini]

 


Link al post originale:
Les suites du jour de l'an

Repost 0
20 aprile 2009 1 20 /04 /aprile /2009 09:05







AGLI ELETTORI








Una breve introduzione ed  un piccolo interrogativo.



Frédéric Gérard, detto père Frédé con il suo asinello Lolo e cioè in un certo senso Aliboron, cioè il nome popolare che si dà in Francia a qualsiasi asino. Il simpatico vecchietto era gestore del celebre Lapin Agile, il cabaret posto sul colle di Montmartre, cioè di uno dei tanti punti d'incontro della Bohème parigina della Belle Epoque. Insieme al suo asinello, Frédé aveva girovagato per anni per i quartieri di Montmartre vendendo frutta e verdure di stagione. Divenne in seguito il proprietario di un altro famoso locale Bohémien Le Zut, chiuso in seguito ad una mega rissa che durò un'intera notte. Diventato gestore del Lapin Agile, Frédé si dedicava anche alla vendita di pesce con il suo asinello come fonte di integrazione dei propri guadagni. Questa pittoresca figura intratteneva la clientela cantando canzoni popolari e suonando la chitarra o il violino. Si meritò soprattutto la gratitudine dei bohémien chiudendo molto spesso un occhio sui loro debiti accontentandosi in cambio del loro canto di accompagnamento o di qualche loro poesia disegno o quadro.



Tornando al presente post ci chiediamo: è Lolo, l'asinello bianco descritto da Zo d'Axa nel suo scritto Il candidato di La Feuille, ad essere stato trasportato a bordo di un carro trionfale dalla collina di Montmartre sino al Boulevard Sain-Michel tra l'ilarità di una grande folla obbligando la polizia ad intervenire per ristabilire "l'ordine"? Molto probabilmente sì, anche se Lolo non era bianco ma il colore gli venne probabilmente attribuito perché appunto le schede annullate, cioè l'annulle (foneticamente: L'âne nul) era di solito una scheda elettorale su cui l'elettore non aveva apposto alcun segno.

Zo d'Axa, naturalmente, come altre centinaia di artisti versanti in cattive acque ma pieni di idee innovative, era un frequentatore del locale. Uno dei tanti quindi tra gli avventori socialisti rivoluzionari, anarchici, prostitute e ladruncoli di varia taglia e foggia. Non è assolutamente da escludersi che il popolarissimo asinello Lolo a cui gli avventori non potevano che voler bene, in parte perché ne era una loro effige sotto forma animale ed in parte perché non potendo che voler bene al suo generoso proprietario non potevano che volerne anche a chi lo aiutava a sbarcare il lunario.



Detto ciò passiamo ora ad un altro avvenimento di cui fu protagonista sempre Aliboron, cioè Lolo, questa volta con il nome d'arte, è proprio il caso di dirlo di Boronali, e cioè dell'anagramma del nomignolo popolare con cui si designa l'asino in Francia da secoli, reso come tale popolare dalle favole di Jean de la Fontaine

Tramonto del sole sull'Adriatico
, è il titolo del quadro riportato qui sopra e appunto "dipinto" dall'asinello Aliboron ed esposto al Salon des Indépendants nel 1910. Altro celebre scherzo quindi di cui fu protagonista l'asinello di père Frédé, grazie allo spirito iconoclasta della bohème di Montmartre. La composizione attirò da una parte la disapprovazione di una parte degli esaminatori ma anche l'approvazione di altri, fin quando lo scrittore Dorgèles non ne rivelò la vera origine e provenienza e cioè che il quadro era stato ottenuto attaccando un pennello alla coda di Lolo, alias Boronali, testimoni Warnod e Depaquit, il risultato fu appunto Coucher de soleil sur l'Adriatique. Il quadro fu infine venduto per la somma di 30 luigi devoluta poi in beneficenza ad un orfanotrofio. Finito con il nostro colto gossip, passiamo al secondo scritto di Zo d'Axa concernente la propaganda astensionista sul suo popolare giornale La Feuille.

 








 



AGLI ELETTORI

 

ELETTORI,


presentandomi ai vostri suffragi, vi devo alcune parole. Eccole:

Di vecchia famiglia francese, oso dirlo, sono un asino di razza, un asino nel buon senso della parola- quattro zampe e pelo dappertutto.

Mi chiamo Nullo, come lo sono i miei concorrenti candidati.

Sono bianco, come lo sono molte delle schede elettorali che cu si ostinava a non contare e che, ora, torneranno a me.

La mia elezione è assicurata.

Comprenderete che parlo franco.

 

             CITTADINI,


Vi si inganna. Vi si dice che l’ultima Camera composta da imbecilli e truffatori non rappresentava la maggioranza degli elettori. È falso.

Una Camera composta da deputati babbei e da deputati truccatori rappresenta, al contrario a meraviglia, gli Elettori che siete. Non protestate: una nazione ha i delegati che si merita.

Perché li avete nominati?

Non disturbatevi tra di voi, per convenire che più cambia più è la stessa cosa, che i vostri eletti si burlano di voi e non pensano che ai loro interessi, alla vanagloria o al denaro.

Perché dovreste rieleggerli domani?

Sapete molto bene che tutto un blocco di coloro che invierete a sedere in Parlamento venderanno i loro voti contro un assegno e faranno commercio di cariche, funzioni e tabaccherie.

Ma per chi l tabaccherie, i posti, le sinecure se non per i Comitati di elettori che si pagano in tal modo?

Gli addestratori dei Comitati sono meno ingenui della truppa.

La Camera rappresenta l’insieme.

Occorrono degli stupidi e dei furbacchioni, occorre un Parlamento di imbecilli e di Robert Macaire per personificare allo stesso tempo tutti i votaioli professionisti ed i proletari depressi.

E questo, siete voi!

Vi si inganna, buoni elettori, vi si beffa, vi si adula quando vi si dice che siete belli, che siete la giustizia, il diritto, la sovranità nazionale, il popolo-re, degli uomini liberi. Si raccolgono i vostri Voti ed è tutto. Non siete che dei frutti… delle Pere.

Vi si inganna ancora. Vi si dice che la Francia è sempre la Francia. Non è vero.

La Francia perde, giorno dopo giorno, ogni significato nel mondo- ogni significato liberale. Non è più il popolo coraggioso, che corre dei rischi, seminatore di idee, distruttore del culto. È una Marianna inginocchiata di fronte al trono degli autocrati. È l’autoritarismo rinascente più ipocrita che in Germania - una tonsura sotto il berretto militare.

Vi si inganna, vi si inganna incessantemente. Vi si parla di fraternità e mai la lotta per il pane è stata più aspra e mortale.

Vi si parla di patriottismo, di patrimonio sacro- a voi che non possedete nulla.

Vi si parla di probità; e sono i pirati della stampa, dei giornalisti pronti a tutto, maestri disonesti o maestri incantatori, che cantano l’onore nazionale. I sostenitori della Repubblica, i piccolo borghesi, i signorotti sono più duri verso i pezzenti dei padroni degli antichi regimi. Viviamo sotto il controllo dei caposquadra.

Gli operai debilitati, i produttori che non consumano, si accontentano di rosicchiare pazientemente l’osso senza midollo che è stato loro gettato, l’osso del suffragio universale. Ed è per delle frottole, per delle discussioni elettorali che essi muovono ancora la mandibola- la mandibola che non sa più mordere.

Quando a volte dei figli del popolo scuotono il loro torpore, essi si trovano, come a Fourmies, di fronte al nostro vigile esercito… Ed il ragionamento dei fucili mette loro del piombo in testa.

La giustizia è eguale per tutti. Gli onorevoli pieni di mazzette di Panama viaggiano in carrozza e non conoscono il calesse. Ma le manette stringono i polsi dei vecchi operai infermi che si arrestano come vagabondi!

L’ignominia dell’ora presente è tale che nessun candidato osa difendere questa Società. I politici imborghesiti, reazionari o allineati, maschere o nasi finti repubblicani, vi gridano che votando per essi, le cose andranno meglio, andranno bene. Coloro che vi hanno già preso tutto vi chiedono ancora qualcosa:

date i vostri voti, cittadini!

Gli accattoni, i candidati, i ladruncoli, i galoppini hanno tutti un modo speciale di fare e rifare il Bene pubblico.

Ascoltate i bravi operai, i medicastri del partito: vogliono conquistare il potere… allo scopo di meglio sopprimerli.

Altri invocano la Rivoluzione, e costoro si ingannano ingannandovi. Non saranno mai degli elettori che faranno la Rivoluzione. Il suffragio universale è stato creato appositamente per impedire l’azione virile. Il buffone si diverte a votare…

E poi anche se qualche evento facesse precipitare degli uomini in strada, anche con un colpo di forza, una minoranza agirebbe, cosa aspettarsi poi e cosa sperare dalla massa che vediamo brulicare- la massa vile e senza pensiero.

Andate! Andate, gente della massa! Andate elettori! Alle urne… E non lamentatevi più. Basta. Non cercate di impietosire sul destino che vi siete costruito. Non insultate, successivamente, i Padroni che vi siete dati.

Questi padroni ve li meritate, se vi rubano. Essi valgono indubbiamente di più; valgono venticinque franchi al giorno, senza contare i piccoli profitti. E va bene così:

L’Elettore non è che un candidato fallito.

Al popolo dai calzerotti lanosi, piccoli risparmi, piccole speranza, piccoli commercianti rapaci, pesante populo addomesticato, ci vuole un Parlamento mediocre che svende e che sintetizza tutta la bassezza nazionale.

Votate elettori! Votate! Il Parlamento promana da voi. Una cosa è in quanto deve esistere, perché non può essere altrimenti. Fate la Camera a vostra immagine. Il cane ritorna sul suo vomito- voi fate ritorno sui vostri deputati…

 

 

             CARI ELETTORI,

 

Facciamola finita. Votate per loro. Votate per me.

Sono la Bestia che occorre alla Bella Democrazia.

Votate tutti per l’asino bianco Nullo, i cui calci sono più francesi dei ragliamenti patrio tardi.

I mattacchioni, i falsi brav’uomini, il giovane partito della vecchia guardia: Vervoort, Millvoye, Drumont, Thiébaud, fior fiore di letamaio elettorale, cresceranno meglio sotto il mio escremento.

    Votate per loro, votate per me!

                      Il Pubblico Affissatore: Zo d’Axa (3 maggio 1898).

 

 



[Note introduttive e traduzione di Massimo Cardellini]



Link al sito dell'Istituto di Storia sociale di Amsterdam:
http://www.iisg.nl/collections/zodaxa/feuilles131.php


 

 

Repost 0
19 aprile 2009 7 19 /04 /aprile /2009 07:44

La Fono-Trappola

Benjamin Rabier, Le Phono-Piège, [La fono-Trappola],  Les cent bons tours. Tallandier, 1907.

 



La tavola disegnata qui sopra da Benjamin Rabier (1864-1939) è l'ultima tappa della nostra breve rassegna di curiosità audiovisuali nelle storie ad immagini alla svolta del XIX secolo. Una volta di più, l'utilizzazione della nuvoletta è qui legata ad un'invenzione moderna riproducente meccanicamente la parola [1].

Questa pagina si trova nell'albo Les cent bons tours [I cento scherzi], edito da Tallandier nel 1907, che raccoglie delle storie di Rabier pubblicate in Le journal amusant [Il Giornale divertente] tra 1899 e 1907 [2]. Il nostro disegnatore vi descrive il funzionamento della "Fono-Trappola", un ingegnoso e moderno sistema per sbarazzarsi dei roditori indesiderati. La trappola è composta da una gabbietta legata ad un fonografo. Chiudendosi, un messaggio registrato scatta e chiama il cane: "Vieni Medoro! Sono stato catturato... La colazione è servita."

Rabier resta fedele all'arte che ha fatto la sua celebrità: il disegno animalista. L'altro soggetto di questa pagina, anch'esso tipico della produzione del disegnatore, è più appropriato per le storie ad immagini: si tratta di gag che mettono in scena dei meccanismi, delle trappole o dei dispositivi di ogni specie. Il loro effetto finale ha lo scopo di semplificare la vita del loro inventore con un minimo di sforzo. In ciò, il francese prefigura le famose macchine di Rube Goldberg [3].


Se disegnò durante la sua carriera delle storie ad immagini, Rabier non utilizzò che raramente la "palla" del fumetto. E così, sulla sessantesima storia che compone l'albo Les cent bons tours, soltanto La Fono-Trappola impiega il filatterio. Questa inesperienza non è senza conseguenze perché, in questa tavola, il fumetto è impiegato in modo molto maldestro. La prima volta, il "sacchetto di parole" [4] esce dal corno del fonografo e tracima dalla vignetta. Anche il punto esclamativofora la palla. La seconda volta, il cane mentre sta entrando, la zona in cui il filatterio può espandersi è ancora più piccolo. Il nostro disegnatore reintegra la palla, ridotta ad una strisciolina, all'interno della vignetta. Egli l'ha svolta come meglio può dando l'illusione che essa passi nella stanza a fianco. Nel finale, la simbolica grafica è piuttosto valida: il filatterio sembra allungarsi come una fumata, all'immagine della propagazione sino al cane di la voce del suo padrone. Ma il testo di quest'ultima palla ne soffre, è compresso e perde in leggibilità.

In questa tavola, Benjamin Rabier fatica a gestire quest'elemento insolito com'è appunto la palla. La Fono-Trappola è soltanto un trabocchetto per roditori golosi? Sembra che il disegnatore si sia anch'egli caduto a pie' pari nel proprio dispositivo.


Antoine Sauverd



NOTE


[1] Cfr. i precedenti articoli pubblicati « La Lezione nel fonografo di Raymond de la Néziére e « Le perfidie del telefono di Albert Guillaume.

[2] Dal 1899 al 1914, Benjamin Rabier disegnò una tavola a settimana per questa rivista diretta da Paul Philipon. Cfr. Jeanine Manoury.Rabier, Benjamin Rabier illustré: Catalogue de son oeuvre [Benjamin Rabier illustrato], Editions Talandier, 2003.

[3] Rube Goldberg (1883-1970) sviluppò le sue macchine nel suo fumetto comic panel, The Inventions of Professor Lucifer Gorgonzola Butts, pubblicato a partire dal 1914 sulle testate della stampa americana di William Randolph Hearst.

[4] La palla è qui disegnata in una forma primitiva, nel suo embrione.

 


Antoine Sausverd

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

LINK all'opera tradotta:
Le Phono-Piège

Repost 0
10 aprile 2009 5 10 /04 /aprile /2009 16:43

LE PERFIDIE DEL TELEFONO 

 



 

Albert Guillaume, Les perfidies du téléphone [Le perfidie del telefono], tratto dall'albo  Faut voir, H. Simonis Empis éd., 1895.

 

 

  Il telefono, invenzione americana che sbarcò in Francia agli inizi del 1880, non  èmai stato un tema prediletto per le storie ad immagini della stampa francese. Poiché questa innovazione è legata oltreatlantico all'emergere della palla parlante (filatterio) nelle comic strip (fumetto). essa sembra ispirare poco i disegnatori del Vecchio Continente.

 

C'è tuttavia un'eccezione interessante firmata Albert Guillaume (1873-1942): Les perfidies du téléphone , pubblicata in Le journal pour tous [Il giornale per tutti] del 3 gennaio 1894 e ripreso, l'anno successivo nell'albo di Guillaume Faut voir [Bisogna vedere, foneticamente il significato è anche quello di falso vedere, visione ingannevole], edito da Simonis Empis.

 

La storia in sé è tipica del suo autore, specialista in flirt parigini: la donna è mondana e frivola, il marito cornuto è un borghese solitamente panciuto, dal cranio sfoltito e con tanto di occhiali a stringinaso, l'amante è in totale contrasto con quest'ultimo. Il telefono è qui il vettore di questa scena di cornificazione modernizzata, il bacio finale non è quello che il marito crede di udire [1]. I dialoghi ed i disegni hanno il loro proprio ruolo nella comprensione di questa tavola. Quest'ultima realizza l'"ideale" della letteratura a stampa topfferiana in cui "i disegni senza il testo non avrebbero che un significato oscuro" e "il testo senza i disegni, non significherebbero nulla" [2]. Ma, l'interessante di questa storia di Alberti Guillaume non è qui.

Una impaginazione tipica di quest'epoca sarebbe stata composta da una serie di due vignette (una per ogni lato del telefono), releghando le righe dei testi sotto le immagini. Ma Albert Guillaume rinnova inserendo uno spazio molto originale tra gli interlocutori, permettendo loro di scambiare le loro parole. Uno spazio che svolge chiaramente la sua funzione ma che, quando lo si guarda da più vicino, sembra molto strano.


Tra due vignette

A prima vista, rafforzando la separazione dei due lati del telefono, questa vignetta intermedia simboleggia la distanza tra le due parti. Ma Guillaume vi introduce le righe di dialogo che sembrano emanare dalle console telefoniche, senza contenitore o palle. Si tratta quindi di uno spazio puramente testuale? Nient'affatto... Le righe delle delle parole vi prendono vitaveramente: esse si dispiegano, ondeggiano, si rispondono e s'intercalano rispettando sempre la gerarchia spaziale (alto/basso) del loro ordine di lettura.

Questa vignetta interamente dedicata alla loro propagazione è un grande spazio bianco dallo stesso tratto e dallo stesso formato delle altre vignette disegnate da una parte e dall'altra. Quindi, sembra materializzare una specie di dimensione parallela in cui le parole si manifestano come degli ectoplasmi. Un luogo contraddistinto dalla magia moderna in cui prenderebbe corpo il miracolo della tecnologia della telecomunicazione...

Ritorniamo sulla terra! L'interpretazione che diamo di questo dispositivo è ben lungi dalla trivialità della scena. Questa storia che riposa su di una innovazione tecnologica spinge Albert Guillaume a trovare un sistema del tutto innovativo. Giunge così a rappresentare e a dare vita all aconversazione telefonica dandogli il suo proprio ruolo nella comprensione della storia. Malgrado ciò, questo dispositivo resta legato all'accessorio telefonico. Non può costituire un sistema riproducibile per altre situazioni. E resterà un'esperienza senza futuro.

 

 

Antoine Sausverd

  

 

 

NOTE

 

[1] Notate che, come nella tavola di Raymond de la Nézière precedente, Albert Guillaume non utilizza nessuna segnaletica grafica particolare per simboleggiare il suono del bacio.

 

[2] Rodolphe Töpffer, Notice sur l’Histoire de M. Jabot, Bibliothèque universelle de Genève, n° 18, juin 1837.

 

 

 

 

Antoine Sausverd

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 


LINK al post originale:
Les perfidies du Téléphone

Repost 0
9 aprile 2009 4 09 /04 /aprile /2009 07:37



Sole di Primavera

 

 

 Pierre Bonnard e Alfred Jarry, Soleil de Printemps, Le Canard sauvage, n°1, 21 marzo 1903.

 







 





Questo Sole di primavera di stagione fu pubblicato per la prima volta esattamente 106 anni fa, nel primo numero della rivista Le Canard sauvage del 21 marzo 1903 [1]. È frutto della collaborazione di due amici: Pierre Bonnard (1867-1947) e Alfred Jarry (1873-1907). Il primo è illustratore e pittore, noto per appartenere al gruppo dei Nabis [2]; il secondo, poeta e romanziere, creatore del celebre père Ubu e della Patafisica [3].

A guardare bene, questa pagina somiglia più ad una poesie illustrata che ad una storia ad immagini come se ne potevano trovare sulla stampa illustrata dell'epoca. I versi di Jarry, separati da un trattino, si succedono sulla riga. Ed i disegni di Bonnard si intercalano seguendo, come possono, lo svolgimento della prosa. Ma non impedisce, ad ogni vignetta risponda al suo (o suoi versi), e viceversa.

Flirtando ancora con la sequenzialità delle immagini, noteremo
un'altra associazione tra questi due amici precedente a questa. Nel 1901 appariva L'Almanach du Père Ubu (XXe siècle) [L'Almanacco di Padre Ubu] [4]. L'illustratore presta la sua penna per dare forma  a Padre Ubu nel corso dei differenti testi che compongono quest'opera. In Ubu colonial [Ubu coloniale], una doppia pagina di disegni si contraddistingue per le vignette fuori testo ed altri ornamenti che bonnard ha sinora disegnati nell'Almanacco.

 

Ubu colonial (Ubu coloniale), L’Almanach illustré du Père Ubu (L'Almanacco illustrato di Père Ubu), 1901, p. 42-43.

 

 


Queste due tavole di Bonnard corrispondono al passaggio del testo nel quale Padre Ubu, di ritorno da una "rovinosa esplorazione coloniale a spese del governo francese", racconta che in Africa lo struzzo "è molto abbondante"; "siamo molto stupiti di non averne catturati di più perché abbiamo osservato esattamente tutte le ricette raccomandate a proposito di questa caccia nei nostri libri di cucina e soprattutto quella che consiste nel nascondere la testa sotto una pietra". Al che il suo uditore, Fourneau, risponde: "Avrete letto senza dubbio: chasse aux truffes [la ricerca dei tartufi].

 

La doppia pagina di Bonnard illustra la tecnica di caccia del Grande Maestro della Gidouille. Si comprende meglio lo scarso successo del cacciatore perché, del volatile o dell'uomo, non si sa chi dimostra di essere il più intelligente, i due si neutralizzano nel finale...

 

 


NOTE
 


[1] Questo primo numero, sfortunatamente scannerizzato in bianco e nero, è integralmente consultabile su Gallica.

[2] I Nabis, parola ebraica che significa I Profeti, erano un gruppo artistico dell'avanguardia parigina di fine Ottocento (1888) nato in reazione alla pittura accademica, movimento durato sino ai primi anni del XX secolo e che può essere considerato tramite verso l'art nouveau. Gli artisti del movimento soprattutto Sèérusier, Bonnard, Cazalis, Ranson, Denis, Vuillard, Ibels, Verkade, Ballin, Lacombe, Rippl-Ronai, Vallotton, si caratterizzarono per una concezione sacrale dell'arte che li portò a darsi un nuovo nome nel momento di adesione al movimento.
I Nabis furono influenzati dall'opera e dalla personalità di Gaugin mostrando anche interesse per le arti orientali soprattutto del Giappone. Il loro stile si caratetrizza per la disposizione piatta ed uniforme del colore, l'uso puro dei colori come uscito dai tubetti e disposto sulla tela, l'assenza di prospettiva e l alinea dell'orizzonte molto alta nei loro dipinti.

[3] È bene evidenziare che, 54 anni dopo la sua apparizione in Le Canard sauvage, questa tavola fu oggetto di una pubblicazione interna al Collège de Pataphisique [Collegio di Patafisica], nel XIII numero della collezione Haha, l'8 assoluto dell'anno 85 (anno volgare 15 settembre 1957): 
http://www.college-de-pataphysique.org/PI-1//pub-28.html

[4] Quest'Almanacco è scaricabile dal sito 
www.alfredjarry2007.fr





[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link:
Soleil de Printemps

 

Repost 0
8 aprile 2009 3 08 /04 /aprile /2009 06:40

La lezione nel fonografo

Raymond de la Nézière, La Leçon dans le phonographe [La lezione nel fonografo], Mon Journal n°26 du 26 mars 1904.





di Antoine Sausverd

 

 

Negli Stati Uniti, la nuvola parlante nei comics non diventa veramente una norma che a partire dal 1900. In Francia, prima di Alain Saint-Ogan, la nuvoletta non ha mai sfondato nel fumetto. Le storie senza parole hanno, per contro, conosciuto un certo successo ed una certa posterità dopo quelle apparse in Le Chat Noir [Il Gatto Nero] sin dal 1882. È la stampa e la letteratura per l'infanzia che si approprierà del genere sequenziale muto a partire dal decennio successivo. Lo scopo è pedagogico ma anche ludico. Così, la rivista Mon Journal edita da Hachette sin dal 1881 pubblica regolarmente delle storie senza parole sotto forma di gioco-concorso: i giovani lettori devono scrivere una spiegazione a questa storia senza parole e inviarla al giornale che premierà i migliori.

Nel numero del 26 marzo 1904, Mon Journal offre in quarta di copertina questa storia muta firmata Raymond de la Nézière (1865-1953) [1]. La Leçon dans le phonographe racconta il tentativo di barare da parte di due giovani allievi. Essi registrano con l'aiuto di un fonografo la lezione che devono imparare e poi fingono di recitarla davanti al loro insegnante nascondendo l'apparecchio. Quest'ultimo però, non si fa ingannare ed i bambini sono rapidamente presi e puniti a portare un cappello con le orecchie d'asino.

Qui, l'apparecchio fonografico non produce alcun fumetto [2]. E la matita di Raymond de la Nézière non lascia mai trasparire la minima simbolizzazione grafica rinviante alla rappresentazione dell'acustica. La tavola è completamente muta da questi segni che lascerebbero intravedere che delle voci o dei rumori, diretti o riprodotti, sono emessi.

Malgrado ciò, questa storia sembra giocare involontariamente con questo silenzio. Tranne il fonografo, numerosi elementi e posture rinviano alla sfera uditiva facendo di questa tavola una ironica pantomima. Nella seconda vignetta, uno dei bambini registra la sua voce, l'altro ascolta alla porta per sorvegliare l'arrivo del maestro. Nella seconda, uno dei due si tappa le orecchie per concentrarsi. Nella terza, il fonografo all'opera riproduce la voce dell'allievo. Nella quarta, il fonografo deve continuare impertubabilmente a recitare quando il maestro scopre l'inganno. Si indovina che la scena della quinta vignetta comporta un severo e sonore rimprovero, Infine, all'ultima vignetta, i due studenti si ritrovano ognuno sulla testa un cappello con le orecchie d'asino... Le finte grandi orecchie di questo copricapo ci ricorda tutto il paradosso  di questa tavola muta e nonostante tutto espressiva.


Antoine Sausverd


[1] Notate che la tavola sembra essere datata 1902 sotto la firma del disegnatore. Grazie all'eccellente sito dell’agenzia Eureka per avermi fatto scoprire questa tavola.

[2] Negli Stati Uniti, l'uso sistematico del fumetto parlante nel fumetto è direttamente legato all'emergere del fonografo così come del telefono. Vedere: Ceci n'est pas une bulle! Structures énonciatives du pgylactère [Questa non è una bolla ! Strutture enunciative del filatterio], conferenza di Thierry Smolderen, consultabile al seguente indirizzo: http://edel.univ-poitiers.fr/rhrt/document.php?id=555 .


 
Antoine Sausverd

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link al post originale:
La Leçon dans le phonographe

Repost 0

Presentazione

  • : Letteratura&Grafica
  • Letteratura&Grafica
  • : Documentazione dei processi di sintesi e di interazione profonda tra arte grafica e letteratura nel corso del tempo e tra le più diverse culture.
  • Contatti

Link