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19 aprile 2009 7 19 /04 /aprile /2009 07:44

La Fono-Trappola

Benjamin Rabier, Le Phono-Piège, [La fono-Trappola],  Les cent bons tours. Tallandier, 1907.

 



La tavola disegnata qui sopra da Benjamin Rabier (1864-1939) è l'ultima tappa della nostra breve rassegna di curiosità audiovisuali nelle storie ad immagini alla svolta del XIX secolo. Una volta di più, l'utilizzazione della nuvoletta è qui legata ad un'invenzione moderna riproducente meccanicamente la parola [1].

Questa pagina si trova nell'albo Les cent bons tours [I cento scherzi], edito da Tallandier nel 1907, che raccoglie delle storie di Rabier pubblicate in Le journal amusant [Il Giornale divertente] tra 1899 e 1907 [2]. Il nostro disegnatore vi descrive il funzionamento della "Fono-Trappola", un ingegnoso e moderno sistema per sbarazzarsi dei roditori indesiderati. La trappola è composta da una gabbietta legata ad un fonografo. Chiudendosi, un messaggio registrato scatta e chiama il cane: "Vieni Medoro! Sono stato catturato... La colazione è servita."

Rabier resta fedele all'arte che ha fatto la sua celebrità: il disegno animalista. L'altro soggetto di questa pagina, anch'esso tipico della produzione del disegnatore, è più appropriato per le storie ad immagini: si tratta di gag che mettono in scena dei meccanismi, delle trappole o dei dispositivi di ogni specie. Il loro effetto finale ha lo scopo di semplificare la vita del loro inventore con un minimo di sforzo. In ciò, il francese prefigura le famose macchine di Rube Goldberg [3].


Se disegnò durante la sua carriera delle storie ad immagini, Rabier non utilizzò che raramente la "palla" del fumetto. E così, sulla sessantesima storia che compone l'albo Les cent bons tours, soltanto La Fono-Trappola impiega il filatterio. Questa inesperienza non è senza conseguenze perché, in questa tavola, il fumetto è impiegato in modo molto maldestro. La prima volta, il "sacchetto di parole" [4] esce dal corno del fonografo e tracima dalla vignetta. Anche il punto esclamativofora la palla. La seconda volta, il cane mentre sta entrando, la zona in cui il filatterio può espandersi è ancora più piccolo. Il nostro disegnatore reintegra la palla, ridotta ad una strisciolina, all'interno della vignetta. Egli l'ha svolta come meglio può dando l'illusione che essa passi nella stanza a fianco. Nel finale, la simbolica grafica è piuttosto valida: il filatterio sembra allungarsi come una fumata, all'immagine della propagazione sino al cane di la voce del suo padrone. Ma il testo di quest'ultima palla ne soffre, è compresso e perde in leggibilità.

In questa tavola, Benjamin Rabier fatica a gestire quest'elemento insolito com'è appunto la palla. La Fono-Trappola è soltanto un trabocchetto per roditori golosi? Sembra che il disegnatore si sia anch'egli caduto a pie' pari nel proprio dispositivo.


Antoine Sauverd



NOTE


[1] Cfr. i precedenti articoli pubblicati « La Lezione nel fonografo di Raymond de la Néziére e « Le perfidie del telefono di Albert Guillaume.

[2] Dal 1899 al 1914, Benjamin Rabier disegnò una tavola a settimana per questa rivista diretta da Paul Philipon. Cfr. Jeanine Manoury.Rabier, Benjamin Rabier illustré: Catalogue de son oeuvre [Benjamin Rabier illustrato], Editions Talandier, 2003.

[3] Rube Goldberg (1883-1970) sviluppò le sue macchine nel suo fumetto comic panel, The Inventions of Professor Lucifer Gorgonzola Butts, pubblicato a partire dal 1914 sulle testate della stampa americana di William Randolph Hearst.

[4] La palla è qui disegnata in una forma primitiva, nel suo embrione.

 


Antoine Sausverd

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

LINK all'opera tradotta:
Le Phono-Piège

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