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19 settembre 2013 4 19 /09 /settembre /2013 05:00

I fumetti del giovane Eisenstein

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Sergej Eisenstein, pagina 2 di un quaderno di disegni di gioventù, 1914. Fonte: Fondation Daniel Langlois.

 

 

 

Niente da fare, ragazzi! Esclusi i vostri compagni di classe e qualche pedopsicologo, non ci si interessa affatto alla vostra produzione di fumetti. A meno che non abbracciate più tardi la carriera di artista celebre. Tratte dall'indifferenza, le vostre storielline di gioventù saranno allora degne di essere stampate, per meglio essere analizzate alla luce della vostra produzione "adulta". Si cercherà allora di scoprirvi il germe del vostro germe in divenire...

 

Dall'età di dieci anni, il grande regista russo Sergej Eisenstein (1898-1948) si è dedicato al disegno. Non lasciò mai la sua matita e proseguì nel corso della sua vita una prolifica attività di disegnatore. Gli Archivi di Stato russi contano non meno di 5.000 suoi disegni. Tra questi, si trovano venti quaderni che datano alla sua gioventù. Uno di essi è presentato dalla fondazione del Quebec Daniel Langlois sul suo sito Internet. Questo quaderno data al 1914, quando egli aveva 16 anni e risiedeva ancora nella sua città natale, Riga.

 

Agli inizi, il giovane Eisenstein si ispira soprattutto ai caricaturisti europei del XIX secolo come Honoré Daumier, J.-J. Granville, Gustave Doré, Rodolphe Töpffer o Wilhelm Busch. Nulla di strano quindi se si scopre nelle pagine di questo quaderno numerose storie ad immagini.

 

La tavola presentata all'inizio dell'articolo fa parte di questo quaderno di gioventù. Il soggetto si può così riassumere: "L'eroe viene a sapere che erediterà, ottiene del denaro dalla banca, ordina un nuovo abito al sarto, poi se ne va abbandonando la sua miseria quotidiana e il suo vecchio servitore in lacrime" [1]. Come le altre storie ad immagini che riproduciamo di seguito, si tratta di una sequenza muta, più o meno riuscita. Questo campionario lascia sbigottiti quando si cerca di immaginare ciò che potrebbero promettere glo altri quaderni.

 

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Sergej Eisenstein, pagina 17 di un quaderno di disegni di gioventù, 1914. Fonte: Fondation Daniel Langlois.

 

 

 

 

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Sergej Eisenstein, pagina 32 e 33 di un quaderno di disegni di gioventù, 1914. Fonte: Fondation Daniel Langlois.


 

Il fumetto qui sopra è "uno dei più completi del quaderno di disegni, è forse ispirato ad un romanzo o film melodrammatico (...): una giovane donna è corteggiata da un amante; suo padre la dà in matrimonio a un vecchio; la giovane coppia fugge. Hanno un figlio, ma la loro povertà li obbliga a vendere il neonato a un bandito. Il neonato viene assassinato e gli amanti miserabili sono individuati da un cane poliziotto, attirato manifestamente dall'odore delle salsicce che essi hanno acquistato con il 'denaro macchiato di sangue'. La donna viene impiccata e il suo amante si suicida.

 

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Sergej Eisenstein, pagina 64 di un quaderno di disegni di gioventù, 1914. Fonte: Fondation Daniel Langlois.

 

 

La pagina sopra intitolata "La vendetta è dolce" (Rache ist Süß) ricorda i malvagi scherzi di Max e Moritz, i monelli disegnati da Wilhelm Busch.

 

 

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Sergej Eisenstein, pagina 143 di un quaderno di disegni di gioventù, 1914.

Source: Fondation Daniel Langlois.

 

 

Quest'ultima storia, datata 13 giugno 1914, ha come titolo "Un giorno di sfortuna"; si svolge durante la giornata di un uomo un venerdì 13.

 

Nelle sue memorie, Eisenstein attribuisce il suo interesse per il montaggio alla sua passione di gioventù per la creazione di immagini composite. Nessun dubbio che il fumetto abbia esercitato una certa influenza nella formazione del cineasta... 


 

Antoine Sausverd

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini] 

 

 

NOTE 

[1] Questa citazione, come quelle che seguono, sono tratte dai commenti dati da Oksana Bulgakowa in accompagnamento alla numerizzazione di questo quaderno di Eisenstein.

 

 

 

LINK al post originale:

Les bandes dessinées du jeune Eisenstein

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20 luglio 2013 6 20 /07 /luglio /2013 05:00

JOSSOT LIBELLISTA

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passementerie--1-copia-1.jpgJossot è soprattutto conosciuto per le sue caricature uscite sulla rivista "L'Assiette au beurre", il giornale satirico più accurato e uno dei più virulenti della Terza Repubblica. Il suo grafismo originale, combinando dei colori vivi e contrastati, stesi in modo uniforme, con un tratto spesso e nervoso, serve un umorismo particolarmente corrosivo. Questi disegni costituiscono un patrimonio che fa parte dell'immaginario dei nostri caricaturisti attuali. Jossot seduce anche le giovani generazioni perché l'oggetto del suo umorismo non è di circostanza: è come "pensatore solitario" che egli disegna. La sua arte non è quella di un semplice disegnatore di stampa che necessita di consegnare un commento pertinente sull'attualità della sua epoca. La sua opera reca il segno di una necessità identitaria, di un'urgenza metafisica e di un dramma esistenziale. È in ragione di questo spessore filosofico che egli si impadronisce di soggetti così atemporali e universali  come la morte, la sessualità, il denaro, la corruzione, le convenzioni e pressioni sociali, la libertà e l'indipendenza individuali, la giustizia, la crudeltà umana, ecc.

 

affiche exposition jossotUn'esposizione, ospitata alla biblioteca Forney nel 2011, ha valorizzato la diversità e la coerenza del suo talento: autore di manifesti, scenografo, pittore, acquarellista, romanziere, saggista e giornalista [1]. La riedizione, lo stesso anno, della sua raccolta Le Foetus récalcitrant [Il feto recalcitrante] [2] ha tratto la sua penna dall'oblio. Raccogliendo oggi la parte migliore dei suoi saggi letterari, soprattutto editi su giornali tunisini tra il 1911 ed il 1927, questo volume mostra come Jossot è rimasto caricaturista pur dedicandosi alla scrittura. Non soltanto il suo immaginario satirico non è cambiato, ma la sua lotta contro l'ingiustizia e la stupidità umana rimane strettamente la stessa, il suo umanesimo intransigente lo porta a denunciare instancabilmente gli abusi del potere e le logiche economiche che portano l'uomo alla sua perdizione.


 

Da caricaturista a libellista

 

Nel 1911, quando Jossot pubblica il primo testo di questa raccolta, è uno dei caricaturisti parigini più noti. Les Humoristes nous font rire [Gli umoristi ci fanno ridere], testimonia tuttavia di un malessere: sotto la Terza Repubblica, un disegnatore della stampa non è considerato come un vero artista.

 

jossot-credo.jpgCome sfruttare le qualità espressive, le specificità plastiche peculiari della caricatura, pur distinguendosi da una produzione umoristica o volgare, prevalentemente dedicata al divertimento borghese? Questo è appunto il dilemma di Jossot che sceglie, tra i giornali, quelli che manifestano un'autentica esigenza artistica. Se "L'Assiette au Beurre" ha accolto la maggior parte della sua produzione tra il 1901 ed il 1907, il caricaturista sperimenta sin dal 1904 delle difficoltà a piazzare i suoi disegni. Tra il 1904 ed il 1906 il panorama economico della stampa umoristica muta: numerosi giornali chiudono i battenti e i nuovi titoli si fanno rari. I lettori sembra più voler ridere che meditare e, difendendo la nobiltà della sua arte, Jossot rivela l'intensità della sua mancanza di riconoscimento. Altro sintomo di questa ricerca di legittimità sociale, si forma alla pittura e inizia un'opera letteraria.

 

jossot-La-Rue-du-Persan.jpgMentre la stampa affonda in una vera e propria crisi nel 1910, egli abbandona il disegno e porta la sua arte satirica alle dimensioni della tela esponendo al contempo dei paesaggi orientaleggianti. Una doppia eredità gli assicura di fatto una libertà artistica e intellettuale assoluta. Jossot non fugge soltanto "la caricatura che non è che uno sfogo dell'Odio" [3]; non sopporta più la volgarità parigina, la grande città in cui le sue antiche ambizioni volgono alla misantropia, ma anche la città in cui, dal 1896, non si capacita del lutto per Irma, la sua unica figlia. È in seguito a questo avvenimento tragico che si è trasferito in Oriente allo scopo di aprirsi a nuovi orizzonti.

 

JossotCamel.jpgQuando si è appena installato a Tunisi, "Le Scorpion", principale giornale satirico della colonia, pubblica un articolo intitolato "Le bourgeois" che mostra come Jossot rimanga fedele ai suoi bersagli preferiti. L'artista lascia tuttavia molto presto la stampa umoristica per consegnare le sue cronache acide a "La Dépêche" tunisina, il quotidiano più letto dai Francesi di Tunisia. Alla ricerca di esotismo e diversità, fuggendo l'Occidente e la sua opera "civilizzatrice", egli denuncia molto logicamente l'ibridazione culturale dell'elite tunisina. Il suo sguardo d'esteta vorrebbe fare della vita indigena un'opera d'arte da cui sarebbe bandita ogni traccia dell'Occidente. In Impressions d'Extrême Sud [Impressioni dell'Estremo Sud], il pittore rivela che ha avuto l'idea di convertirsi all'Islam sin dal 1910. Dato che realizza questo desiderio soltanto nel 1913, i suoi articoli sulla cattedrale di Tunisi così come le sue divagazioni sulle virtù della pelosità, sembrano più o meno destinati a mettere in scena una conversione ampiamente mediatizzata [4].

 

jossot1909.jpgPassato "nell'altro campo" di questa società polarizzata all'eccesso, l'artista manifesta delle posizioni conservatrici, ma la sua lotta contro le ingiustizie coloniali lo avvicina agli indipendentisti tunisini. Facendosi apertamente difensore dei senza voce, il porta parola dei deboli e dei vinti, Jossot rimane guidato da una filosofia individualista e umanista. È il motivo per cui, malgrado le sue posizioni tradizionaliste, provoca un dibattito sulla clausura delle donne, denunciando, come faceva con le sue caricature, le pressioni sociali, le contraddizioni e le codardie che mantengono un ordine sociale unico e crudele.

 

bonnet-rouge.jpgDurante la Prima Guerra mondiale, Jossot collabora con alcuni organi pacifisti. Sotto forma di racconti filosofici o storielle anodine destinate ad aggirare la censura, denuncia una carneficina orchestrata  per gli interessi economici di una minoranza di affaristi. Se i suoi articoli più feroci, come La dernière pirouette [L'ultima piroetta], sono stati a volte censurati, Jossot ne trae un eroismo ed una fierezza senz'altro un po' esagerate: "Anastasia non si è accontentata di farmi dei tagli: convertiva, quasi sempre, i miei articoli in esposizioni di bianco, sopprimendo persino il titolo, non lasciando che la firma. Ho avuto così la gloria di collaborare "immaterialmente" al "Bonnet Rouge", al "Journal du Peuple" a "La Tranchée républicaine"; il manifesto che annunciava l'uscita di questultimo giornale è stato disegnato da me. Avrei potuto essere fucilato come chiunque altro" [5]. In un articolo su Nietzsche gioca sottilmente con la germanofobia dominante per far passare una propaganda antimilitarista sotto il segno del filosofo... La guerra ha accentuato la sua rivolta contro l'umanità: Jossot analizza e denuncia come una follia collettiva il fenomeno che conduce i suoi vecchi amici a tradire la loro coscienza individuale per aderire ai miti bellici collettivi.

 

journal-peuple.jpgIndignato, isolato, l'artista vilipendia i "selvaggi bianchi" che lo fanno "vergognare di essere un uomo" come scrive in Opinion d’un âne [Opinione di un asino]. Il conflitto segna profondamente la sua prosa ed il suo umorismo diventa sempre più cinico. Così, in Un homme d’affaire [Un uomo d'affari], lo "zozzone" è abbastanza cupido per voler valorizzare la carne umana abbattuta industrialmente durante i combattimenti...

 

Il modo in cui Jossot attacca la scienza e l'istruzione può sembrare eccessiva, semplicistica o paradossale da parte di un intellettuale, ma è anche legato agli avvenimenti sanguinosi. L'artista precisa altrove che critica più le applicazioni della scienza della scienza stessa. Lungi da far grande l'uomo, di farlo vivere in armonia e nella bellezza, le invenzioni dello scienziato sono approdate alla distruzione delle risorse terrestri e di una parte dell'umanità. È rifiutando la sua identità europea che Jossot stigmatizza questo scacco della cultura occidentale, in termini che ragionano sempre con un'attualità palese.

 

Jossot-Ahmad-al--Alawi.jpgNel 1923, l'artista è stato iniziato al sufismo nella confraternita diretta dallo sceicco Ahmad al-‘Alawî [6]. È impregnato di teosofia che egli affronta l'esoterismo islamico e finisce con il forgiarsi un sincretismo spirituale del tutto originale. Invitando i suoi adepti all'introspezione individuale, la teosofia ha ampiamente preparato Jossot a intraprendere la via del sufismo. La sensibilità comune a queste due discipline spirituali è palpabile negli articoli che egli pubblica nel 1927Les excentriques [Gli eccentrici], effettua così un vero autoritratto in cui l'autore propone la sua arte di vivere e i suoi valori come modello: essere qualcuno, migliorarsi, realizzarsi, dotare l'umanità di caratteri, piuttosto che che avere e crearsi dei bisogni che non si può soddisfare, "vivere nella bellezza" piuttosto che aver penosamente bisogno.

 

Una scrittura forgiata dalla caricatura

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Nel 1927, Jossot comincia a redigere
 Le Fœtus récalcitrant [Il Feto recalcitrante]. In questo strano libricino che mischia teorie artistiche, critiche sociali e interrogativi metafisici, l'autore evoca esplicitamente le sue difficoltà di scrittura: "L'abitudine che ho contratto nel redigere delle brevi didascalie mi priva di ogni facilità nel moltiplicare le parole all'infinito, dipanare periodi interminabili, stemperare la mia prosa; non riesco a intingere nella salsa dei piatti che confeziono. È per questo, che avendo avuto l'dea di definire la caricatura e il ruolo del caricaturista così come li ho concepiti,  non sono riuscito a partorire che questo minuscolo opuscolo" [7].

 

jossot-Ernst-Vilhelm-Brandt.jpgIn realtà, redigendo questo breve saggio, Jossot ha frugato nella sua opera di cronista. Il lettore potrà inoltre ritrovarvi molti articoli che l'artista ha voluto valorizzare integrandoli nel volume. Non possiamo che constatare sino a qual punto il respiro letterario del disegnatore si trova sminuito da questa operazione! Evidentemente, Jossot non è a suo agio che nella forma breve e l'articolo di giornale è un calibro che si adatta meravigliosamente al suo talento di narratore e panflettista.

 

jossot-incantatore-serpenti.jpgDurante la sua vita, l'artista ha raccolto i disegni che pubblicava sui giornali per costituire dei fascicoli di documentazione. Sin dal suo arrivo in Tunisia, nel novembre del 1911, ha cominciato ad incollarvi i suoi articoli e le rare caricature che ancora pubblicava. Smette di disegnare dopo la sua conversione all'Islam, ma i suoi ritagli di stampa derivano chiaramente dalle sue caricature. Come confessa egli stesso, diventando giornalista Jossot è rimasto caricaturista: "Ho combattuto a lungo attraverso la caricatura; oggi ho presso un'altra arma: ho sostituito la penna con la matita; ma non ho cambiato coscienza" [8].

 

jossot_enterrement.jpgSintomo dell'importanza accordata a questi articoli da parte del loro autore, le modifiche intempestive degli editori sono scrupolosamente corrette ed i testi censurati sono ricopiati integralmente. Come se prendesse a testimone l'intera Storia, Jossot stigmatizza gli errori volontari in note marginali: "Testo reso incomprensibile da un caporedattore ostile", "articolo soppresso dalla censura"... Tutte le didascalie sono ugualmente ristabilite nella loro versione originale. Jossot le difende gelosamente perché le considera come una parte essenziale della sua opera. Protesta sempre con veemenza contro queste offese, giungendo sino ad additare della sua riprovazione i giornali stranieri. Così in una lettera a Jena Grave, nel 1908, a proposito di un foglio cecoslovacco: "Se conoscete il direttore di questa pubblicazione, vi sarei obbligato di fargli sapere che lo dispenso, per il futuro, di improvvisarsi mio collaboratore aggiungendo una didascalia in basso al mio disegno" [9].

 

jossot-panoramica.jpgJossot non è diventato scrittore all'improvviso, la sua scrittura è intimamente legata alla sua pratica della caricatura. Ha imparato a scrivere attraverso le caricature e difendendo la sua posizione sociale di artista-caricaturista. Secondo lui, il vero caricaturista "brandisce due armi: la penna e la matita, perché un disegno senza didascalia non è una caricatura" [10]. Ora, egli prosegue, una didascalia fibrosa si legge male e penetra difficilmente nei cervelli. Il testo conterrebbe il messaggio filosofico o pubblicitario, mentre l'icona sarebbe destinata a tetanizzare lo spirito per abbattere la sua resistenza. I rapporti tra disegni e didascalie si rivelano in realtà molto più sottili poiché, molto spesso, l'ironia sorge da uno scarto tra ciò che l'immagine mostra e ciò che dice la didascalia. Il disegno partecipa così pienamente al messaggio sia per il suo stile sia per ciò che "racconta". Che Jossot faccia delle didascalie il solo ricettacolo o veicolo del senso, rivela l'importanza del lavoro di scrittura all'opera nella sua arte satirica.

 

Rictus-Steinlen.jpgÈ proprio questo talento letterario che egli intende valorizzare allo scopo di distinguere i caricaturisti dagli illustratori: "Non voglio limitarmi ad una semplice compito di illustratore allorché posseggo, anch'io, il raro dono della didascalia", diceva nel 1904 in una lettera a Jehan Rictus che gli offre la sua penna [11]. L'arte dell'efficacia semantica che Jossot elabora nelle sue caricature sembrava contaminare l'insieme dei suoi modi di espressione.

 

I suoi primi articoli assumono sin dall'inizio il tono del manifesto e definiscono notevolmente la posta in gioco estetica della sua arte. Il loro autore si pone come "instauratore"  e intende colpire gli spiriti sia con il suo disegno che attraverso la convinzione della sua prosa e la solidità del suo programma. La retorica di cui egli fa uso per rivendicare il suo posto nella gerarchia artistica e sociale sembrava forgiata dal mestiere che essa difende: "Non si deve cercare in Jossot un soggetto sfumato", diceva il critico d'arte Émile Straus [12]. Riducendo la definizione della caricatura alla propria estetica, Jossot finisce con l'apparire molto singolare! Egli impone le sue vedute sotto forma di asserzioni brutali, su un tono messianico o intimidatorio, di espressioni colorate sfiorante l'insulto o, più elegantemente, sul modo dell'aforisma. Questa retorica fortemente influenzata da Nietzsche e forse dalle manifestazioni futuriste, pone il suo autore in posizione di maestro legittimo mentre effettua la lezione a una "turba" di ignoranti. Il lato solenne di queste dichiarazioni è temperato dall'umorismo del caricatursita che risorge, qua e là, nel contenuto così come nello stile letterario. Tutte queste caratteristiche si d'altronde nella sua corrispondenza.

 

jossot-viande.jpgNon appena si lancia in un opera di vasto respiro, Jossot si rivela piuttosto maldestro. Il suo primo romanzo, eloquentemente battezzato Viande de "Borgeois" [Carne di "Borgese"] intraprende una satira dell'anarchismo. Intreccia curiosamente il narrazione letteraria, la storia ad immagine e l'immagine storica. Il suo canovaccio molto fantasioso sembra soprattutto destinato a condensare e legare tra di loro, sotto forma verbale, l'insieme delle visioni caricaturali presenti nell'immaginario del disegnatore.

 

jossot-tonnerre.jpgIn Viande de "Borgeois", l'editore di Jossot annunciava annunciava l'apparizione della sua prossima opera, intitolata Vadrouilles astrales [Passeggiate astrali], che si beffava probabilmente degli ambienti spiritisti. Dopo la morte di sua figlia, Jossot aveva infatti cominciato a frequentare questo genere di circoli. Deluso da queste riunioni in cui ha l'impressione di essere capitato tra i "chiaroveggenti da fiera campestre" [13], ne fa un ritratto satirico in un numero di "L'Assiette au Buerres", proposto nell'aprile del 1904. Giudicato "molto strano" dal suo amici Jehan Rictus, l'albo è tuttavia rifiutato. Il progetto di una satira contro gli spiriti non è abbandonato tuttavia e assume allora la forma di un romanzo annunciato, ma il suo titolo è diventato "Plus loin que le tonnerre de Dieu. Roman magico-burlesque" [Più lontano del fulmine di Dio. Romanzo magico-burlesco]. Quest'opera, che doveva anch'essa essere illustrata, non è mai stata pubblicata ma molti articoli sembrano riciclarne i frammenti.

 

jossot-ma-conversion.jpgQuando Jossot risiede in Tunisia, questo abbozzo è ripreso, reso più gradevole da una satira anticoloniale: "Per fortuna che la nostra spiaggia è relativamente tranquilla, ne approfitto per perpetuare un nlibretto di glosse mistiche e antiputridi nelle quali apprezzo come si deve la nostra ammirevole civiltà dei Caraibi", scrive in una lettera al pittore danese Ernest Vilhelm Brandt [14]. La componente spiritomistica del manoscritto iniziale sempre tuttavia essere scomparsa nel 1923 quando Charle Géniaux menziona l'opera, finalmente intitolata "Les Sagouins" [I Sanguigni], in cui gli ricopre di improperi il mondo coloniale e i "neocivilizzati" [15]. Una nota confidenziale di polizia segnalava già nel 1919 che stava scrivendo un libro abominevole contro i Francesi di questo paese e del tutto a favore dei musulmani che sarebbero, secondo lui, costantemente oggetto di persecuzioni da parte delle autorità del Protettorato e soprattutto dei coloni" [16] "La fête du fumier" [La festa del letamaio], "Un homme d'affaire" [Un uomo d'affari] e alcuni altri testi recano il segno di questi romanzi abortiti, riciclati sotto forma di cronache o, più probabilmente, elaborati all'interno di questa opera.

 

jossot-sentier.jpgIn "La Conversion de Jossot", che costituisce al tempo stesso uno sberleffo al mondo coloniale e una specie di coming-out religioso, il "rinnegato" annuncia un libro destinato a spiegare il suo atto. Una versione francese del testo è probabilmente esistita, ma soltanto una traduzione intitolata "Ma Conversion" [La mia conversione], redatta in un arabo molto grosolano, è stata pubblicata nel 1913. Il convertito racconta dettagliatamente il suo percorso spirituale: la sua esperienza spiritista, il suo breve passaggio in una loggia martinista, ecc. Vi si rileva anche un attacco contro i "neocivilizzati" e il mondo coloniale, così come un passaggio che si ispira ai suoi articoli sulla cattedrale di Tunisi. Jossot vi descrive in seguito le sue relazioni con i Padri bianchi, la sua amicizia con Ali Abdul Wahab [17] e i suoi legami con un Europeo convertito, Mohammed bel Hadj Abderrahmane Mader. Una buona parte di questo racconto è stata ripresa da Jossot nelle sue "Memorie", intitolate "Goutte à gotte" [Goccia dopo goccia], opera inedita sino a oggi. Anche se alcuni passaggi di "Ma Conversion" sono reimpiegate in "Le Sentier d'Allah" [Il sentiero di Allah], non si tratta dello stesso racconto: in quest'ultimo libro, pubblicato a spese dell'autore a Hammamet nel 1927, Jossot descrive il suo viaggio sino alla confraternita dello sceicco Ahmad al-Alawî, a Mostaganem (Algeria), per esservi iniziato al sufismo. La storia di quest'ultima opera non è meno tumultuosa di quella delle sue pubblicazioni precedenti, poiché doveva inizialmente comportare più di 200 pagine con una parte romanzesca e numerosi disegni... Infine, l'ultima pagina di "Goutte à goutte", probabilmente redatta nel 1951, sembra riasumere l'impresa letteraria di Jossot: l'artista vi compila la sua bibliografia, ma tutti i suoi libri sono seguiti dalla menzione "Esaurito".

 

Evidentemente, la documentazione a stampa nella quale Jossot compilava i suoi articoli svolge un ruolo centrale in questi numerosi tentativi editoriali, abbandonati, ripresi, ritagliati poi risistemati... e infine sommersi realmente da edizioni a buon mercato, a npagamente da parte dell'autore, senza illustrazioni, troppo confidenziali e mal diffuse. L'articolo funziona come una specie di modulo o di pietra letteraria che l'autore può combinare in una scrittura che procede per agglomerazione, per ibridazione e per escrescenza più che per costruzione. Un po' alla maniera delle sue caricature che si trovano curiosamente svuotate da tutto il loro nervosismo quando l'artista tenta di trasporle sulla tela, le sue cronache perdono molto dellal loro freschezza quando lo scrittore tenta di dar loro una forma letteraria più ambiziosa. Radunando queste pepite così come sono apparse sulla stampa, il presente volume rende palpabile le similitudini tra lo stile grafico e la scrittura del caricaturista. C'è sicuramente un linguaggio simbolico e un immaginario grottesco comune ai due medium, ma anche il formato, il ritmo, la concisione e un modo disinvolto di maltrattare la lingua con brio: Jossot scrive per tratti e arabeschi deformanti.


 

Henri Viltard


 

[Traduzione e cura iconografica di Massimo Cardellini]

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17 maggio 2013 5 17 /05 /maggio /2013 05:00

La rubrica "Protofumetti... di oggi" si arricchisce di una storia notevole del personaggio di Berardi e Milazzo, Ken Parker. Una storia senza onomatopee e senza filatteri o fumetti che dir si voglia (o bolle...). Una storia a colori, splendidamente inchiostrata! Uscita sul numero 10 della celebre rivista Comic Art nell'aprile del 1983, ne meritò persino e giustamente la copertina che riproduciamo anch'essa all'inizio. Pur essendo una storia ambientata nell'epoca detta Far West, anche questa storia di Ken Parker, come d'altronde tutte le storie di Ken Parker, non risente dei luoghi comuni del genere western, e si rivela anzi essere una narrazione breve ma dotata di un senso profondo e persino pieno di poesia nonché di un buon tocco di umorismo.

 

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23 aprile 2013 2 23 /04 /aprile /2013 05:00

I temi, le battaglie e gli smarrimenti di una rivista "popolare"

 

Asino-FeltrinelliCopertina dell'edizione antologica edita dalla Feltrinelli nel 1970 della rivista di satira politica L'Asino, storica rivista socialista di satira politica anticlericale e antimilitarista fondata nel 1892. 

 

 

1. Una cattiva fama e un grande successo

 

 

galantara_asino.jpgL'Asino è stato in generale giudicato in modo negativo e talora sprezzante dagli storici dell'italia contemporanea, che lo hanno considerato soltanto come espressione di una forma particolarmente rozza e volgare di anticlericalismo [1].

 

asino-copertina.jpgQuesto giudizio, che contiene senza dubbio una parte di verità, appare alquanto sbrigativo, unilaterale e soprattutto insufficiente a chi voglia esaminare spassionatamente il contenuto di questo settimanale e si proponga di inquadrarlo criticamente nella storia italiana degli ultimi anni del secolo XIX e dei primi decenni del XX.

 

asino-copertina2.jpgL'Asino infatti non fu soltanto un giornale anticlericale, sebbene l'anticlericalismo divenisse il suo carattere preminente negli anni della sua maggiore diffusione, ma, pur nell'ambito di un'ispirazione genericamnte socialista, assunse anche posizioni politiche diverse durante la sua lunga esistenza in concomittanza con l'evoluzione (che in parte fu, come vedremo, involuzione) degli uomini che lo fondarono e gli diedero la loro impronta: il giornalista Guido Podrecca e il disegnatore e caricaturista Gabriele Galantara.

 

Podrecca-Guido.JPGDue fatti soprattutto spingono ad una considerazione storica e ad un approfondimento critico del giudizio sull'Asino: la sua lunga durata e la sua grande fortuna. Nato nel 1892, l'anno del primo ministero Giolitti e della fondazione del Partito socialista, esso durò, con una interruzione di quasi quattro anni (dal principio del 1918 alla fine del 1921), fino al 1925, cioè fino alla soppressione della libertà di stampa da parte del fascismo.

 

galantara1908.jpgTrent'anni di storia, ricchi di avvenimenti drammatici, durante i quali la società, la vita politica e la cultura italiana mutarono profondamente, si riflettono pertanto negli articoli e nelle vignette dell'Asino, che costituisce dunque una fonte non trascurabile per la conoscenza di alcuni aspetti della lotta politica, delle ideologie e del costume dell'Italia contemporanea e dello sviluppo del movimento socialista.

 

Satira_1.jpgAlla lunga durata si accompagnò il grande successo di pubblico, che permise al settimanale di raggiungere nel 1904 la tiratura di 60.000 copie e di oltrepassare persino le 100.000 copie negli anni successivi; fatto questo veramente eccezionale nell'Italia dei primi anni del Novecento. Si pone pertanto il problema di spiegare i motivi di questo successo e di vedere quanto vi contribuissero l'abilità giornalistica di Podrecca e il talento grafico e pupazzettistico di Galantara e quanto invece l'impostazione politico-ideologica da essi data al giornale; si tratta cioè di valutare l'efficacia propagandistica della stessa polemica anticlericale nelle particolari condizioni sociali e culturali delle masse popolari italiane dell'epoca. Per risolvere queste questioni è necessario ricostruire nelle linee essenziali la storia dell'Asino inquadrandola nelle vicende politiche italiane e nel movimento socialista.

 

 

NOTE

 

[1] Si vedano tra gli altri i giudizi di G. Salvemini, in uno scritto del 1929 e in uno del 1943, ora in Stato e Chiesa in Italia, a cura di E. Conti, Feltrinelli, Milano, 1969, p. 156 e p. 394; di G. Volpe, L'Italia moderna, vol. II, 1898-1910, Sansoni, Firenze, 1949, p. 484; di A. C. Jemolo, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, nuova ed., Einaudi, Torino, 1963, p. 399 e p. 408; di G. Spadolini, Cattolicesimo e liberalismo nell'Italia giolittiana, in appendice al volume L'opposizione cattolica da Porta Pia al '98, Vallecchi, Firenze, 1954, pp. 547 sgg.

 

[A cura di Massimo Cardellini]

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12 aprile 2013 5 12 /04 /aprile /2013 05:00

Proseguiamo con la presentazione e valorizzazione di saggi usciti negli ultimi dieci anni come introduzione a volumi sui più importanti autori di fumetti mondiali e in cui si sono distinti soprattutto i quotidiani La Repubblica, Il Corriere della Sera e La Gazzetta Sportiva.

 

 

 

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30 marzo 2013 6 30 /03 /marzo /2013 06:00

 

 

 

 

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LINK Pertinenti:

 Luca Raffaelli, Valentina di Guido Crepax

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18 marzo 2013 1 18 /03 /marzo /2013 09:00

SELVAGGI BIANCHI!

sauvages_blancs1.pngJossot, Sauvages Blancs!, Éditions Finitude, 2013, 176 pp, 19 €

Prefazione di Henri Viltard.

 

La riedizione di Foetus récalcitrant, concomitante all'esposizione Jossot del 2011, ha rivelato che esisteva un Jossot saggistya. Con Sauvages Blancs!, Abbiamo a che fare con una serie di libelli che l'artista ha pubblicato nei giornali tunisini tra il 191 e il 1927, in un'epoca in cui egli aveva deciso di rompere con la sua società d'origine. Queste piccole perle letterarie fustigano naturalmente la società coloniale: la politica di assimilazione, la colonizzazione degli spiriti, la follia della guerra, il materialismo e la corsa sfrenata al profitto. Lungi dall'identificarsi totalmente ai suoi correligionari (musulmani), egli critica il loro conformismo, la loro codardia quando si tratta di rimettere in questione dei costumi crudeli come la clausura delle donne. Il suo spirito acuto si esercita anche contro il modo di vestirsi dei tunisini modernisti perché Jossot si erige paradossalmente come custode della tradizione, dell'identità, e soprattutto dell'estetica arabo-musulmana. Le sue posizioni piuttosto reazionarie non gli impediscono di collaborare con gli impedentisti quando quest'ultimi denunciano le ingiustizia dell'apparato coloniale.

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-Ah!ah! ragazzo! Ci siamo fatti battezzare?

L'Action quotidienne, républicaine et socialiste, organo del libero pensiero militante, aprile 1903.

 

 

Figura indipendente in una società estremamente polarizzata, Jossot assume pubblicamente il suo ruolo di eccentrico più preoccupato di meditazione e di bellezza spirituali che di commercio o di politica... in questi testi come nelle sue caricature, degli interrogativi metafisici soggiacenti vengono alla luce, e sono quelle di un filosofo quanto di un umorista.

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Da: "L'Assiette au Beurre, albo "Les Refroidis" [I Raffreddati], 26 marzo 1904.

 

 

La prefazione della raccolta intende mostrare quanto quest'opera di cronista sia consustanziale alla sua caricatura, che vi è qualcosa di comune tra lo stile letterario e lo stile grafico del loro autore: un artiglio, una zampa allo stesso tempo pesante e vigorosa, affascinante... È d'altronde il motivo per cui l'opera è molto ampiamente illustrata di caricature, anche se, durante quest'epoca, Jossot aveva quasi del tutto smesso di pubblicarne sulla stampa. Queste cronache richiamano costantemente l'immagine satirica perché Jossot non ha veramente abbandonato la caricatura: "Ho combattutto a lungo attraverso la caricatura; oggi ho afferrato un'altra arma: ho sostituito la penna alla matita; ma non ho cambiato coscienza", diceva nel 1931.

 

Con la sua copertina sgargiante, questo sberleffo letterario non mancherà dunque di far ridere... e, forse, meditare...).

Henri Viltard 

 

 

 

 

 

LINK:
Sauvages Blancs!

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3 marzo 2013 7 03 /03 /marzo /2013 06:00

Dopo l'iniziativa del quotidiano "La Repubblica" di dar vita ad una serie di volumi trattanti ognuno un celebre autore o personaggi del più che centenario mondo dei fumetti usciti, a partire dal 2003, con il titolo complessivo di I Classici del Fumetto di Repubblica, un altro celebre quotidiano nazionale, "Il Corriere della Sera", si pose sulla medesima strada editando a sua volta come supplementi settimanali della testata autori e personaggi celebri e raggiungendo sempre degli ottimi risultati come ad esempio con la celebre collana 100 anni di fumetto italiano ma anche con quella dei Mitici Disney.

 Una delle iniziative di maggior valore fu senz'altro quella riguardante l'edizione, nel 2007, in 12 volumi di grande formato di tutte le storie di Valentina il celebre personaggio femminile a cui diede vita nel 1965 Guido Crepax. I volumi sono solitamente preceduti da un'ampia introduzione ben curata che oltre a trattare dell'autore e del personaggio si rivela essere attento al contesto epocale sotto il profilo storico culturale, oltre che politico e massmediologico.

In questo post riproduciamo l'interessante ed importante introduzione al personaggio Valentina, scritto da un celebre critico dei fumetti, Sergio Rossi.

 

 

 

 

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Copertina del primo albo edito dalla RCS riguardante tutte le storie del personaggio Valentina di Guido Crepax

 

 

 

 

 

 

 

 

00008 - ValentinaIndice delle storie contenute in questo primo volume che raccoglie tutte le store di Valentina

 

 

 

 

LINK Pertinenti:

Luca Raffaelli, Valentina di Guido Crepax

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21 febbraio 2013 4 21 /02 /febbraio /2013 06:00

Una simpatica introduzione, firmata da Enrico Fornaroli, al piccolo ma immenso universo creato dallo statunitense Charles M. Schuz, ideatore di una delle più fortunate serie del mondo e nota globalmente come Peanuts. I suoi personaggi più celebri sono senz'altro Charlie Brown, Lucy, Schroeder, Snoopy, Woodstock, Linus, Piperita Pattye tutto il mondo degli adulti che li circonda ma che l'autore non hai mai voluto significativamente rappresentare.

 

 

 

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Alcune tavole a colori dei Peanuts dagli anni 50 sino al 2000

 

 

 

 

 

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16 febbraio 2013 6 16 /02 /febbraio /2013 06:00

Beato Angelico

La sepoltura dei santi Cosma e Damiano

 

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La Sepoltura dei santi Cosma e Damiano, tempera su tavola al Museo nazionale di San Marco a Firenze.

 

 

 

I seguaci dei due santi si apprestano a dar loro sepoltura, memori però dell'episodio descritto nella prima predella, distanti l'uno dall'altro per aver accettato Damiano un pagamento di tre uova per la guarigione dell'emorroissa Palladia.

 

Un cammello però, si mette miracolosamente a parlare dicendo "Nolite eos separare a sepoltura, quia non sunt separati a merito", e cioè che essi in quanto uguali nel merito dovevano esserlo anche nella sepoltura. La frase proferita dall'animale è rappresentata in un cartiglio o filatterio, antenato della tipica bolla da cui nei fumetti moderni escono le parole profferite dai personaggi delle storie.

Questo espediente era abbastanza diffuso negli affreschi, anche più antichi, ma si incontrano anche nei più datati codici miniati.

 

 

 

 

 

LINK per meglio conoscere nella sua completezza questo interessante ciclo pittorico:

Italia. XV secolo. Beato Angelico, La storia dei santi Cosma e Damiano dalla predella di San Marco

 

LINK pertinente:
Spagna, Catalogna, Raimondo Lullo, Vita Coetanea, 1311, tavola 01 di 12

 

Italia basso medievale. L'iscrizione di san Clemente, 1090

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