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6 febbraio 2010 6 06 /02 /febbraio /2010 16:17

Fumetto a naso (III): "I Giapponesi hanno anch'essi il loro uomo dal naso lungo".



di Antoine Sausverd


Shidari-Kiki, "Dove si vede che i Giapponesi hanno anch'essi il loro uomo dal naso lungo", Immagine di Epinal della casa Pellerin et Cie, n° 4210. 1906 circa.



Soggetto di predilezione della caricatura, facenti le spese delle peggiori deformazioni grottesche, il naso si trova regolarmente al centro di storie ad immagini durante il cosro del XIX secolo. "Fumetto a naso" scova per voi le più belle apparizioni nasali della letteratura grafica da tempi di Rodolphe Töpffer in poi.



Gli Asiatici non si sono mai fatti notare per una lunghezza nasale particolarmente pronunciata, al contrario dell'Occidentale che, lui, è a volte sopranominato in Estremo-Oriente "barbaro dal naso lungo" e caricaturato come tale sin dalla fine del XIX secolo. Nella tavole della stamperia Pellerin qui sopra edita all'inizio del XX secolo, il giapponese dall'appendice smisurata ricorda il Tengu del folclore nipponico, questa divinità dal naso lungo e dalle ali di corvo. Tuttavia, nel caso nostro, nulla di soprannaturale, il fortunato si serve indifferentemente quotidianamente per facilitarsi la vita. Dandosi allo spettacolo come equilibrista nasale, finirà per far fortuna in un circo alla Barnum. Si tratta di un raro esemplare in cui il naso rende il suo proprietario piuttosto fortunato. Nelle precedenti storie ad immagini che abbiamo visto (e che vedremo), il naso è soprattutto fonte di sfortuna e di disavventure. Bisogna vedere in questa tavola Pellerin l'influenza di una certa filosofia asiatica?


L'autore di questa tavola che si nasconde dietro lo pseudonimo giapponese di "Shidari-Kiki" [1], altri non è che Georges Bigot (1860-1927). Pittore ed illustratore poco conosciuto in Francia, un po' più in Giappone, il suo nome compare anche oggi in tutte le opere sulla storia del manga.


Un padre del manga moderno


Il giovane Bigot, fortemente influenzato dal giapponismo che impregna gli ambienti artistici  della fine del XIX secolo, parte per il Giappone per imparare le tecniche giapponesi dell'incisione su legno: l'Ukiyo-e. Giunge a Yokohama nel 1882 in cui insegna le tecniche occidentali del disegno e dell'aquarello.


Parallelamente pubblica delle caricature in giornali locali ed edita numerose raccolte di incisioni. Nel 1884, alla fine del suo contratto di professore, crea delle riviste satiriche per guadagnare da vivere e collabora a qualche rivista giapponese. Con l'inglese Charles Wirgman (1835-1891), editore del Japan Punch, Bigot impianta il modello di giornale umoristico europeo. Dal percorso simile, questi due disegnatori sono all'origine della caricatura sociale e politica in Giappone e fanno parte dei padri del manga moderno.


Secondo Frederik Schodt, Georges Bigot influenzò la produzione nipponica con la sua tecnica narrativa introducendo ed utilizzando frequentemente la successione dei disegni in caselle all'interno di una stessa pagina [2]. Al di là di questo semplice enunciato, non sappaimo nulla di più sulle storie ad immagini che avrebbe disegnato e pubblicato Bigot in Giappone. La sua produzione in materia meriterebbe oggi di essere scoperta.


Un esempio ci è offerto nel libro Mille ans de Manga [Mille anni di manga] di Brigitte Koyama-Richard [3]


 

Georges Bigot, Gli Occidentali che hanno delle difficoltà ad adattarsi alla vita giapponese, litografia, s. d., © Kawasaki City Museum. Brigitte Koyama-Richard, Mille ans de manga, ill. n° 159, Flammarion, 2007.


Koyama-Richard precisa che il disegnatore aggiungeva un afrase tra ogni vignetta. Questa tavola prende in giro la tematica principale delle caricature che Bigot dà in Giappone, e cioè i costumi e la vita quotidiana degli autoctoni. Il Giappone di allora è in piena modernizzazione. Aprentesi alle mode occidentali, è un'inesauribile fonte di ispirazione per il disegnatore francese.


Da Yokohama a Epinal


Di ritorno in Francia nel 1899, Bigot continua la sua opera di disegnatore sulla stampa illustrata. Lasciando Parigi per risiedere a Bièvre, comincia a lavorare per la stamperia Pellerin d'Epinal. La sua collaborazione durò dal 1906 al 1915 e divenne uno dei loro artisti più prolifici, fornendo almeno una settantina di tavole [4].

 

Presso Pellerin, comincia a consegnare delle storie ad immagini priginali ispirandosi al folclore asiatico, giapponese, cinese o vietnamita. Riflettono un Giappone tradizionale che Bigot era andato a cercare ma che era stato profondamente trasformato davanti ai suoi occhi nel corso della sua permanenza.

 

Disegnatore dal tratto fine e vivace, soprattutto elegante, Bigotin quanto buon conoscitore dell'Asia cura particolarmente i suoi scenari e l'aspetto dei suoi personaggi,  i vestiari sino alla pettinatura. Si distingue radicalmente dai luoghi comuni o dei fantasmi esotici che si potevano trovare nelle storie ad immagini degli anni 1885-1890 [5].

 

Si noterà egualmente questa caratteristica delle storie ad immagini comiche di Bigot: la fisionomia leggermente deformata dei suoi personaggi di carta a cui è stata affibbiata una testa un po' più grande del resto del loro corpo [6].

 

Come osserva Shigeru Oikawa, Bogot che non era diventato infine pittore di Ukiyo-e in Giappone, ha voluto credere al suo ritorno in Francia "che disegnando per l'imagerie di Epinal, avrebbe scoperto la sua vocazione. Come l'Ukiyo-e, l'imagerie di Epinal era un genere popolare e nessuno la considerava un'arte [7].

 

Alcune delle tavole Pellerin disegnate da Bigot sono consultabili sul sito museuminzicht.be che propone delle scannerizzazioni dell'importante collezioni di volantini della Casa d'Alijn, il Museo folcloristico di Gand. Ecco alcune delle tavole a tematiche orientali di Georges Bigot:

 

> Serie in formato all'italiana

- n° 4202 – L’enfant et la belette (moralité tonkinoise)

- n° 4207 – La fidélité mal récompensée (conte annamite)

- n° 4219 – Le boudha guérisseur:



 - n° 4223 – Un troc de socques (du japon histoire loufoque)

 - n° 4227 – L’Oiseau Merveilleux (Légende chinoise)

 - n° 4231 – Vérité japonaise autant que de partout

 - n° 4241 – La Vengeance du Kourouma (pousse-pousse japonais):


 

 

- n° 4245 – Bonne à tout faire

- n° 4278 – La méprise des abeilles: petite moralité japonaise:


 

pellerin--18.jpg


 


> Serie «normale»

- n° 3100 – Légende annamite du poisson Tinh (Cette magnifique planche n’est pas signée mais son style et son thème sont ceux de Georges Bigot).




-n° 3105 – Belle femme et femme laide (Moralité annamite)



Bibliographie:


La maggior parte delle nostre informazioni provengono dall'articolo di Shigeru Oikawa, Les dessins humoristiques de Georges Bigot. Un peintre populaire au Japon et en France, Humoresques, n° 23 « Humour et satire graphiques : une mine et des pointes », janvier 2007.

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]


NOTE:

 

[1] Hidari Kiki significa mancino in francese.

 

[2] Frederik L. Schodt, Manga! Manga! The World of Japanese Comics (Kodansha, 1983).

 

[3] Brigitte Koyama-Richard, Mille ans de manga, éditions Flammarion, 2007.

 

[4] «I Giapponesi hanno anch'essi il loro uomo dal naso lungo fa parti della serie delle tavole di formato "all'italiana" (30 x 20 cm), più piccolo della serie normale (30 x 40 cm) o della serie superiore (42,5 x 32 cm), alle quali Bigot collaborò pure.

 

[5] All'esempio delle tavole pubblicate in Le Chat Noir dall’imagerie Quantin, sotto la matita soprattutto di Eugène Le Mouël e di Christophe.

 

[6] Questo aspetto fisico fa pensare ai manga moderni che usano questa procedura grafica caricaturale europea dall'inizio del XIX secolo. Si utilizzava allora il termine di "Grotesco".


[7] Shigeru Oikawa, "Les dessins humoristiques de Georges Bigot. Un peintre populaire au Japon et en France" Humoresques, n° 23 Humour et satire graphiques: une mine et des pointes, gennaio 2007, p. 49. 

 



LINK al post originale:
Bande dessinée a nez (III), "Les Japonais ont aussi leur homme au long nez

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