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10 febbraio 2009 2 10 /02 /febbraio /2009 10:27

Approfondendo il discorso su Rodolphe Töpffer, ritenuto ormai quasi unanimemente  padre della letteratura grafica ai suoi esordi (protofumetto), riteniamo prezioso questo breve documento offertoci da Antoine Sausverd, che con le sue ricerche ci fornisce importanti materiali di transizione tra il fumetto degli esordi, prevalente muto o fornito di didascalie, e quello compiutamente moderno che nascerà sui quotidiani soprattutto statunitensi, dotato di tutto un apparato tecnico espressivo che lo differenzia già sin dagli inizi notevolmente dalle sue prime forme embrionali ottocentesche.

La letteratura ad immagini di Rodolphe Töpffer


"Fare della letteratura ad immagini, non è costituirsi operaio di un dato per trarne, spesso sino alla feccia, tutto ciò che essa comporta. Non è mettere al servizio di una fantasia unicamente grottesca una matita naturalmente buffa. Non è nemmeno mettere in scena un proverbio o in rappresentazione un gioco di parole; è inventare realmente un dramma qualsiasi di cui le parti coordinate ad un disegno sfociano nel formare un tutto, è, bene o male, grave o leggero, pazzo o serio, aver fatto un libro e non soltanto tracciato una buon parola o messo un ritornello in distici".

 

Rodolphe Töpffer, Essai de physiognomonie,1848.

 




Elenco degli albi di letteratura ad immagini pubblicati da Töpffer : 

- Histoire de M. Jabot, 1833. [Storia del Signor Jabot].

- Monsieur Crépin, 1837.  [Il Signor Crépin]


- Les amours de M. Vieux Bois, 1837 (Deuxième version en 1839). [Gli amori del Signor Vieux Bois]


- M. Trictrac, 1837.  [Il Signor Trictrac]


- L’histoire de Mr. Boisec. [La storia del Signor Boisec]


- Histoire de Jules. [Storia del Signor Jules].


- Monsieur Pencil, 1840. [Il Signor Pencil].


- Dr. Festus, 1833. [Il Dottor Festus]


- Histoire d’Albert, 1845.  [Storia di Albert]


- M. Cryptogame, gravée par Cham pour L’Illustration, 1845. (Via Coconino Classics / www.coconino-world.com) [Il  Signor Crittogramma].



La "collezione degli Jabot"


"Avete creato il genere e non avete ancora visto l'ultimo dei vostri imitatori!
                                    Lettera di Jacques-Julien Dubochet a Rodolphe Töpffer, 1° luglio 1845.


La letteratura ad immagini di Töpffer non sarà un'esperimento senza futuro. La casa editrice parigina Aubert, fondata da Charles Philipon, pubblica senza la sua autorizzazione gli albi del Ginevrino nel 1839. Philipon li fa ridisegnare da un disegnatore anonimo, li vende a metà prezzo dell'edizione svizzera originale e li lancia con grande chiasso pubblicitario. Queste opere sono un vero successo, le storie di Jabot, Crépin e Vieux Bois sono così piratate lo stesso anno. In seguito, è il giovane caricaturista Cham (pseudonimo di Amédée de Noé) che si prova al genere: tra il 1839 e il 1842, darà sette albi che completeranno la "collezione dei Jabot". Nel 1847, il dodicesimo ed ultimo titolo è opera di un disegnatore di 15 anni ancora sconosciuto: Gustave Doré [1].


I 12 titoli della "collezione dei Jabot":


1. Anonimo (da Töpffer), M. Jabot. Aventures d'un fat (1839). [Il Signor Jabot. Avventure di uno spocchioso].
2. Anonimo (da Töpffer), M. Crépin. Différents systèmes d'éducation (1839). [Il Signor Crépin. Diversi sistemi di educazione].
3. Anonimo (da Töpffer), M. Vieux-Bois. Tribulations amoureuses d'un vieux fat (1839). [Il Signor Bosco-Vecchio. Tribolazioni amorose di un vecchio spocchioso].
4. Anonimo (Cham), M. Lajaunisse. Malheurs d'un beau garçon, (1839). [Il Signor Lajaunisse. Sventure di un bel ragazzo].
5. Anonimo (Cham), M. Lamélasse. Histoire d'un épicier, (1839). [Il Signor Lamelassa. Storia di un droghiere].
6. Anonimo (Edmond Forest), Histoire de Mr. de Vertpré et de sa ménagère aussi, (1840). [Storia del Signor de Verdeprato e anche della sua massaia].
7. Cham, M. Jobart. Mésaventures d'un homme naïf, (1840). [Il Signor Jobart. Sventure di un uomo ingenuo].
8. Cham, Dieux Vieilles filles a marier. Tribulation de sa famille, (1841). [Due vecchie ragazze da maritare. Tribolazioni di famiglia].
 9. Cham, M. Barnabé Gogo. Persécusions artistiques, (1841). [Il Signor Barnabé Gogo. Persecuzioni artitische].
10. Cham, Histoire di prince Colibri et la fée Caperdulaboula, conte de fée, (1842). [Storia del principe Colibri e la fata Caperdulabula, fiaba].
11. Cham e il fu signor de Fénélon, Avventure de Télémaque, fils d'Ulysse, (1842). [Avventure di Telemaco, figlio di Ulisse].
12. Gustave Doré, Les Travaux d’Hercule, (1847). [Le fatiche di Ercole], (Via Coconino Classics /  www.coconino-world.com)



Estratti della sezione «Albums comiques», [Albi comici], del catalogo degli editori Aubert e compagnia, 29, place de la bourse a Parigi, verso il 1851:



 

[1] Leggere: Leonardo de Sá, "Aubert, il 'pirata' che ha inventato gli albi a fumetti", Le Collectionneur de bandes dessinées, [Il collezionista di fumetti], n° 108, Autunno 2006, p.32-33.

Antoine Sausverd



[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:
La littérature en estampes di Rodolphe Töpffer


LINK interno ad un'opera del 1827 di Töpffer:
M. Vieux-Bois

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30 gennaio 2009 5 30 /01 /gennaio /2009 08:36


Maestro, il romanzo disperso.

 

Nel 1894, Caran d'Ache si dedica in un progetto rivoluzionario: Maestro. Questo "romanzo disegnato" di più di 300 pagine doveva essere interamente muto, senza alcuna didascalia. Narrava la storia  di un virtuoso precoce, comprato ai suoi genitori che sarà per molti anni il musicista ufficiale di un re melomane, prima di fuggire da questa gabbia dorata. Sfortunatamente, quest'opera senza precedenti rimase incompiuta e non vide mai la luce.

                                                 Breve richiamo delle conoscenze


  

Identificati come facenti parte del manoscritto di Maestro da Thierry Groensteen, le tavole acquistate dal musée de la bande dessinée [museo del fumetto] di Angoulême sono pubblicate come tali, con le loro lacune, nel 1999. In seguito a questa pubblicazione, la rivista 9eme Art [Nona arte] si fa l'eco delle nuove scoperte su Maestro [1].

Così, sappiamo che il 20 luglio 1894, Caran d'Ache , che collabora al Figaro illustré (dal 1884) e al Figaro Littéraire (dal 1885), invia alla direzione del quotidiano una lettera in cui propone un progetto di edizione inedito: un "romanzo disegnato": "In poche parole ciò non è stato mai fatto! In quanto alla forma, alle dimensioni del libro, vedo un volume che avrà l'aspetto esteriore di un romanzo di Zola, di Daudet, di Montépin o di Paul Bourget al prezzo di 3 franchi e 50 centesimi... Ma in quanto all'interno! All'interno- non una linea di testo! Tutto sarà espresso con i disegni in circa 360 pagine. I romanzi ne comportano in genere 320, 340, 350, 360."

Il 13 agosto 1894, la proposta avendo probabilmente sedotto Le Figaro, il disegnatore di origine russa firma un contratto con la società del giornale. Secondo i termini del contratto, quest'opera comporterà 360 pagine, sarà pubblicata in 20.000 copie in formato 18° e venduto a 3,50 franchi.

Per motivi sconosciuti, Caran d'Ache abbandona il suo progetto di romanzo disegnato, dopo averne schizzato e anche disegnato più di cento pagine. Non è la prima volta che il disegnatore prolisso lascia in sospeso un lavoro in corso. In rare interviste che si conoscono di Caran d'Ache, egli non manca di parlare di progetti ambiziosi sui quali sta lavorando, però senza che nessuna traccia sia giunta sino a noi [2].  Così, Georges Montorgueil ricorda nel 1930 uno di questi rimasto incompiuto: verso il 1900, Henri Rochefort incoraggiava ad illustrare le Favole di La Fontaine. Caran d'Ache ne abbozzò il progetto, ma come nota il giornalista "il suo difetto di spirito di continuità glielo fece abbandonare" [3]. Bisogna vedere qui un tratto del carattere di Caran d'Ache che come confessa egli stesso di aver sempre più da fare tanto da non esserne capace? [4].

 
L'antepenultimo lotto


Cos'è diventato questo manoscritto tra il suo abbandono e la sua riapparizione nel 1999? Probabilmente sepolto tra il materiale di Caran d'Ache, Maestro riappare alla morte del disegnatore nel 1909. Perché il laboratorio dell'artista non fu disperso all'Hôtel Drouot in una sola vendita all'incanto, come indicato nel catalogo Les années Caran D'Ache, ma in due aste [5].


 

 

 

 

 La prima ebbe luogo meno di quattro mesi dopo il suo decesso il 10 e l'11 giugno 1909; la seconda il 22 e 23 dicembre 1909. Venne edito un catalogo, molto laconico nelle descrizioni, per ciascuna delle vendite. Malgrado ciò, vi si apprende che, tra gli ultimi lotti costituiti di scatole di un centinaio di disegni, il 254° e antepenultimo lotto della seconda vendita è intitolato sobriamente "Le Maëstro"- sic, con la dieresi, come Caran d'Ache ha sempre scritto [6]. Da qui, la scatola di disegni è stata probabilmente acquistata e divisa da un mercante.

Oggi, una parte di questa grande opera incompiuta è stata riunita: il Musée de la bande dessinée ha acquistato un centinaio di pagine, poco dopo la fine dell'esposizione Caran d'Ache che ha organizzato nel 1998, presso un mercante. Questi li aveva acquistati a L'Hôtel Drouot all'inizio del 1970. Poi, dopo la pubblicazione di Maestro nel 1999, Thierry Groensteen ha scoperto che il Département des Arts Graphiques [dipartimento di Arti grafiche] del museo del Louvre possedeva numerosi schizzi e delle pagine di sinossi del romanzo disegnato. Questi documenti provenivano dal lascito che Etienne Moreau-Nélaton fece alle collezioni nazionali nel 1927. Si sa anche che certe pagine sono nelle mani di collezionisti particolari. Può darsi che altre tavole perdute riemergeranno ancora.

 

 
Maestro digitalizzato.

 


Oggi, tutti gli schizzi del lascito Moreau-Nélaton (in tutto 140 più 10 fogli di sinossi) sono stati digitalizzati. E sono disponibili sul sito delle Arti grafiche: http://arts-graphiques.louvre.fr (Inserire "Caran d'Ache" nel motore di ricerca selezionando "Opere" poi archiviato per numero di inventario per dirigersi direttamente sui documenti relativi a Maestro.

 

Il motore di ricerca di questo sito non è veramente ergonomico, e le digitalizzazioni on-line di qualità media, ma è un vero piacere poter sfogliare questi disegni. In più, essi permettono di rimettere a nuovo lembi della storia incompleta del musicista, come Thierry Groensteen ha cercato di farlo in un articolo di 9e Art in seguito alla publicazione di questo "capolavoro ritrovato" [7]

Torneremo presto su questo appassionante Maestro per altri sviluppi.

 



NOTE 


[1] Th. Groensteen, "Maestro, Le chef-d’œuvre retrouvé de Caran d’Ache", [Maestro, Il capolavoro ritrovato di Carn d'Ache], 9ème art. Les Cahiers du Musée de la Bande dessinée, [Nona Arte. I Quaderni del Fumetto], n°4, gennaio 1999, pp. 58-59. - Th. Groensteen, "Caran d’Ache, le retour du Maestro", [Caran d'Ache, il ritorno del Maestro], 9ème art, n°7, gennaio 2002, pp. 10-15. - "Caran d’Ache: Le mystère Maestro s’épaissit!", [Caran d'Ache: Il mistero Maestro si infittisce], 9ème art, n°9, gennaio 2004, p.6.

[2] Nell'intervista concessa alla rivista inglese The Strand nel 1898, Caran d'Ache parla di un misterioso progetto intitolato "La Rue de Cent Ans" [La strada di cento anni], su cui lavora per l'Esposizione del 1900: una specie di ricostruzione gigantesca di una via parigina attraverso il secolo trascorso. Cfr. Marie Belloc, "Illustrated interviews- Caran d'Ache At Home", Strand Magazine (London), Vol. XV, n° 86, Febbraio 1898.

[3] Georges Montorgueil, Caran d’Ache, Les Annales politiques et littéraires du 1° agosto 1930. Le sottolineature sono mie.

[4] Cfr. Marie Belloc, op. cit.

[5] Come egli stipulò sempre esplicitamente nei suoi contratti, Caran d'Ache restò proprietario dei suoi disegni originali. La qual cosa spiega probabilmente la necessità di questa seconda vendita. Non ne sappiamo, per contro, se vi furono altre dispersioni nelle vendite del laboratorio dell'artista.

[6] Caran d’Ache. Dicembre 1909. Seconda vendita. Catalogo di disegni, acquerelli, giocattoli di Caran d’Ache, provenienti dal laboratorio di Caran d’Ache. Catalogo della vendita del laboratorio del 22 e 23 dicembre 1909. In: 9e Art, n°7, (2002, op. cit.), si apprende che il contratto a proposito di Maestro tra Caran d’Ache e il Figaro proveniva egualmente da una di queste vendite di successione.


[7] 
Cfr. 9e art, n°7, op. cit.




Alcune immagini tratte dal sito del dipartimento di Arti Grafiche del Louvre




Due uomini davanti ad un re in costume da cerimonia ed un lacché.






Un re in costume da cerimonia ed un bambino che si sporge dalla finestra.





Un re in costume da cerimonia mentre suona il violino accompagnato da un pianista.







Due studi di un re che colloca la propria corona sulla testa di un bambino.







Un re in costume da cerimonia mentre sta suonando un trombone gigantesco e una figura.






Uomo dai lunghi capelli a letto, mentre vede, in un incubo, degli esseri fantastici.







Due scene con un re con un coro enorme e una lettera in mano.

 



Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]

LINK al post originale:
Maestro, le roman éparpillé

Link alla sezione grafica del museo del Louvre:
Arts-graphiques, Louvre

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19 gennaio 2009 1 19 /01 /gennaio /2009 09:02

Da uno dei più interessanti siti in lingua francese, "Topfferiana", traduciamo un breve, però anche molto interessante saggio concernente non soltanto un protofumetto di altissimo livello, ma anche, come l'autore Antoine Sausverd pone in rilievo, una storia che ha influenzato, chissà attraverso quali vie, uno dei primi e più grandi autori del fumetto moderno: Winsor McCay, il creatore del fondamentale Nemo, il ragazzino (che tutti abbiamo dentro), esploratore ironico ed onirico della psiche nella sua più profonda delle fasi rem con tutto quanto ciò comporta a livello di visionarietà e creatività grafica.

Il Piccolo Lucien nel Paese dei Sogni
lucien01.jpg

Job, Un rêve agité, (Un sogno agitato), Imagerie artistique, (Stamperia artistica) della casa Quantin, serie 1, tavola n° 11, 1886.


La tavola sopra è una delle prime delle «Imagerie artistique» pubblicate dalla casa Quantin. Un sogno agitato, è la undicesima della prima serie di questa collezione di tavole per bambini e fu pubblicata nel 1886 [1]. Non è firmata, ma la sua attribuzione al disegnatore Job lascia pochi dubbi [2].

Il suo vero nome era Jacques-Marie Gaston Onfray de Bréville, Job (1858-1931) è nato in una famiglia appartenente alla antica nobiltà. Dopo il liceo, suo padre rifiutando la sua iscrizione alla École des beaux-arts (Scuola di belle arti) si arruola nell'esercito per cinque anni. Poi, tra il 1882 e il 1885, raggiunge le Belle Arti e si forma nei laboratori dei pittori Carolus Duran e Evariste Luminais. Espone allora regolarmente al Salon degli artisti Francesi, soprattutto scene militari.

I suoi primi anni d'artista sono contrassegnati anche dalla caricatura politica e di costume. Collabora a giornali come Le Monde Parisien o La Nouvelle Lune.


Job fa parte di quella giovane generazione che traduce il racconto in immagini. Ne crea regolarmente per La Caricature, giornale creato da Albert Robida sin dal 1883. Augurandosi di rinnovare la stampa infantile, Albert Quantin si rivolge naturalmente un appello a lui, insiema a Caran d'Ache, Steinlen o Christophe, per vivificare la formula di Epinal oramai invecchiata. Sarà l'inizio della sua carriera di illustratore per la letteratura infantile. Job ci resta oggi in memoria per le sue belle opere illustrate per i giovani lettori ritracciando, non senza patriottismo, delle storie militari e le leggende napoleoniche i cui testi furono spesso firmati da Georges Montorgeuil [3].

Un sogno narrato per immagini

Cosa narra questa tavola della stamperia Quantin? Nel suo letto, il giovane Lucien si addormenta con al suo fianco Sultan, il cavallo di legno che gli è stato appena regalato. Il bambino sogna allora che è un elegante cavaliere che monta il suo giocattolo diventato vivo. Sfila spavaldamente davanti ai suoi compagni di collegio ed il suo professore M. Plume d'oie [il Signor Piuma d'oca]. Volendo sbalordire il suo pubblico, Lucien aumenta l'andatura e passa al trotto. Ma all'improvviso, la sua cavalcatura si imbizzarrisce ed il cavaliere non la controlla più. Essa accelera sino al punto che i passanti, sconvolti, non distinguono più nemmeno il cavaliere dal cavallo! Giunto sul lungofiume, l'animale si arresta bruscamente e Lucien vola sopra la cime del muro, Ma il ragazzo si sveglia cadendo dal suo letto. Non era che un sogno [4].

 

L'onirico era un tema ricorrente nelle storie ad immagini del XIX secolo e ciò molto prima che Winsor McCay ne facesse uno dei suoi temi prediletti [5]. Tuttavia, questa tavola di Job ricorda stranamente una che il disegnatore americano creò quasi venti anni dopo. E non una qualsiasi, bensì la prima di Little Nemo in Slumberland: il primo episodio della serie pubblicato nel supplemento illustrato domenicale del  New York Herald il 15 ottobre 1905:

 

lucien02

Winsor McCay, Little Nemo in Slumberland, New York Herald,  15 oytobre 1905.



La somiglianza tra le tavole di Job e McCay è sconcertante. ll soggetto delle storie è complessivamente lo stesso e le vignette di ognuna si corrispondono l'un l'altra:

lucien03.jpg

Questa somiglianza solleva numerose domande: Winsor McCay ha avuto un giorno la tavola firmata da Job sotto gli occhi? Ne ha tratto ispirazione nel 1905, quando iniziò le storie di Nemo nei paesi dei Sogni? Delle tavole o degli album della stamperia Quantin hanno probabilmente attraversato l'Atlantico, ma l'editore parigino ha egli stesso importato e tradotto lui stesso queste tavole per il Nuovo Mondo [6]? Può essere che la casa editrice facesse parte della delegazione francese durante l'esposizione universale di Chicago nel 1893, evento tanto ispiratore per McCay [7].


In un prossimo articolo, vedremo che questa tavola di Job non è la sola della tipografia Quantin a somigliare al Little Nemo di Winsor McCay.

NOTE

[1] L'iscrizione legale di questo foglio è registrata in La Bibliographie de la France, n°15 del 10 aprile 1886. Sfortunatamente, la qualità della tavola riprodotta qui non è delle migliori. Si tratta in effetti di una ristampa molto più tarda, molto probabilmente posteriore al 1900-1910.

[2] Questa udentificazione è possibile con la comparazione di altre tavole che Job dissegnò per la stamperia Quantin e, soprattutto, la n° 4 della serie 9 intitolata Le condamné à mort [Il condannato a morte].

[3] Per maggiori notizie sulla carriera di Job, vedere: François Robinchon, Job ou I’histoire illustrée [Job o il racconto illustrato], Perigi, Herscher, 1984.

[4] Nel 1887, Quantin pubblicò nella sua Encyclopédie enfantine [Enciclopedia per ragazzi], una breve opera di Job intitolata Paul dans la lune [Paul sulla Luna], Collezione "Album", Terza serie, che riprende di nuovo i temi del sogno e del giocattolo fantasioso: Paul, trasportato dal suo aquilone, si ritrova sulla Luna. E' condotto al palazzo della regina Lunatica XXXVII. Dopo aver ascoltato la sua storia, Sua Maestà lunare gli propone di diventare il precettore reale delle sue due figlie. La prima lezione di Paul alle due piccole "Lunari" sarà l'uso dell'aquilone. Al primo tentativo, tutti e tre si trovano trasportati dal vento e ritornano sulla Terra. Prima di atterrare, Paul si risveglia nel suo letto con il suo aquilone poggiato sul letto.

[5] Su questo argomento, vedere soprattutto i seguenti articoli: Pierre Couperie, Autour de Nemo, in: Winsor mcCay, Little Nemo de 1912 à 1926, Parigi, edizioni Horay, 1981; Leonardo De Sá, O sonho comanda a arte… Considerações oníricas antes e depois de Winsor McCay, BD Amadora 2005. Catalogo del Festival Internacional de Banda Desenhada da Amadora 2005, Amadora, Comune di Amadora, 2005. p.51-58; Peter Maresca, Autres Nemos, autres rêves, Little Nemo 1905-2005: un siècle de rêves. Bruxelles, Les Impressions Nouvelles, 2005, p. 89-95.

 [6] Sappiamo soltanto che delle storie della "Stamperia artistica" sono state tradotte in neerlandese e distribuite in Begio. Le immagini della casa Pellerin di Epinal sono state tradotte in più di dieci lingue. Esiste anche una collezione di sessanta tavole tradotte in inglese ed esportate negli Stati uniti nel 1888 sulle quali è indicato: Printed expressly for the Humoristic Publishing Company, Kansas City, MO. Queste immagini fanno parte delle collezioni numeriche dell'Università della Florida (The University of Florida Digital Collections) e sono consultabili sul suo sito.

 [7] L'architettura barocca ed efimera del palazzo di questa esposizione servirono da modello al disegnatore americano per il paese dei sogni di Little Nemo. A questo proposito, si può leggere Thierry Smolderen, Mr McCay in Slumberland: dessin, attractions, rêve. Little Nemo 1905-2005: un siècle de rêve. Bruxelles, Les Impressions Nouvelles, 2005, p. 9-17.



Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK al posto originale:

Le Petit Lucien au Pays des Rêves

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