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21 febbraio 2010 7 21 /02 /febbraio /2010 08:00

Il ritratto di profilo" di Eugène Le Mouël


di Antoine Sausverd

 

Eugène Le Mouël, Le portrait de profil [Il ritratto di profilo], La Caricature, n° 350 del 11 settembre 1886.

 


Apparso nel settembre del 1886 in La Caricature, rivista diretta da Albert Robida, questa tavola intitolata Le portrait de profil  [Il ritratto di profilo], è firmata da Eugène Le Mouël [1].

Di doppia origine normanda e bretone,
Eugène Le Mouël (1859-1934) ha seguito nel corso della sua vita le carriere di scrittore, poeta, illustratore e disegnatore umoristico. Sotto quest'ultima attività, esercitò durante gli anni dal 1880 al 1930 una lunga attività sulla stampa, dando regolarmente delle storie ad immagini. Ritroviamo la sua firma in Le Charivari, Le Chat NoirMon Journal, Le Soleil du Dimanche, Polichinelle, Le Rire, o ancora in Guignol. Lavorò anche per le illustrazioni infantili delle case editrici Pellerin e Quantin.

In questa tavola di
La Caricature, il Signor Pépin, provinciale di Isigny "avendo fatto fortuna nei burri", decide di farsi fare il ritratto dal pittore Cobalt. L'artista fa del suo modello un ritratto di profilo ma quest'ultimo non piace al borghese: non capisce perché la sua effige non ha che un solo occhio. "Di profilo! Di profilo!... riprese il Signor Pépin, non capisco nulla dei vostri termini tecnici, io ho due occhi, voglio due occhi". Gettato nel laboratorio di Cobalt "asociale amante dell'arte pura", il Signor Pepin riporta il quadro a casa sua e lo corregge aggiungendovi con l'inchiostro l'organo oculare mancante.

Questo ritratto corretto, simultaneamente di faccia e di profilo, offre uno stupefacente avvicinamento con alcuni ritratti dipinti da Pablo Picasso negli anni 30 del XX secolo.
 


 

 

 

A sinistra: Picasso, Ritratto di Marie-Thérèse Walter, 1937. A destra: Cobalt, Ritratto del Signor M. Pépin, 1886.

   

Bisogna consacrare questo filisteo del Signor Pépin come precursore del cubismo? Se si dovesse connettere questa storia satirica ad una corrente artistica, sarebbe soprattutto alle Arts incohérents [Arti incoerenti]. Le esposizioni di "questa accademia del derisorio" tra 1882 e 1893 maneggiavano allegramente la provocazione umoristica. Le opere presentate si facevano beffe, tra l'altro, delle pratiche artistiche dell'epoca, parodiando sia i pittori accademici sia gli impressionisti, ma vertevano anche nel genere satirico, sia politico sia dei costumi.

Notiamo inoltre che numerose opere esposte durante queste esposizioni sono da paragonare a certi quadri e provocazioni artistiche celebri del XX secolo. Anche coloro i quali sono reputati di aver, numerosi decenni dopo, rivoluzionato l'arte moderna, da Dada alla pittura monocroma [2]. Ma non inganniamoci, la nostra storia ad immagini non parodia una potenziale scuola artistica e verte soprattutto sul registro della caricatura dei costumi, ridicolizzando la fatuità di questo borghese incolto.

Eugène Le Mouël espose alle Arti incoerenti [3]. È anche uno dei pilastri discreti di questi circoli che praticano l'umorismo fin-de-siècle: giovane studente in diritto a Parigi, frequenta gli Hydropathes [Idropati] di cui è un membro regolare. Lo ritroviamo in seguito agli Hirsutes, di cui si assicurò la vice presidenza ed anche al Chat Noir, dove pubblicò poesie e disegni sul giornale.

Dovremo ritornare un giorno sul caso di
Eugène Le Mouël in occasione di un nuovo confronto del tutto sorprendente. Si tratta di una tavola che egli disegnò nel 1886 per l'"Imagerie artistique" della casa editrice Quantin, intitolata Le Sapeur Gruyer, [Il Sapore Groviera] e che ricorda in modo inquietante un altro celebre militare indossante il berretto a pelo e patronimico formaggero: il sapeur Camember di Christophe.



Antoine Sausverd



[Traduzione di Massimo Cardellini]



NOTE

[1] Eugène Le Mouël, "Le portrait de profil", La Caricature, n° 350 del 11 settembre 1886. Da notare che numerosi numeri di questa rivista sono disponibili in rete su Gallica.


[2] A questo proposito leggere il capitolo Farceurs mais précurseurs [Scherzosi ma precursori] del libro di Cathérine Charpin, Les Arts incohérents (1882-1893), Syros-Alternatives, Paris, 1990.


[3] Indicazione data da Dico Solo, ma non abbiamo ritrovato il suo contibuto nei cataloghi di queste esposizioni del 1884, 1886 e 1889.




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Le portrait de profil » par Eugène Le Mouël

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20 febbraio 2010 6 20 /02 /febbraio /2010 08:00




"Troppa precipitazione" di Christophe



1








2

 

 

Christophe, ­­"Troppa precipitazione", Mon Journal n° 4 del 15 gennaio 1890.

 

 

Prima di slanciarsi all'inseguimento dell'omnibus, M. Duvolet si specchia un'ultima volta allo specchio. Approfittiamo di questa vignetta, perché è la sola in cui il lettore potrà osservarlo... e unicamente di profilo! Perché in seguito, si vedrà, tutt'al più, il nostro uomo in piedi di schiena, una parte della sua gamba in volo al di sopra dei gradini.


Il suo vero nome era Georges Colomb (1856-1945), Christophe si fa un astuto piacere di condire i suoi fumetti d'immagini giocando sul punto di vista. Questa doppia pagina apparsa nella rivista  Mon Journal ne è un perfetto esempio. Riducendo la corsa di quest'uragano su gambe all'incatenamento dei suoi polpacci in sospensione, le inquadrature radicali che subisce il Signor Duvolet dinamizzano senza paragone questa discesa turbinosa. Se questa gag finale di Christophe non è delle più originali, rimane di questa discesa ellittica un umorismo ancora fresco.


Il testo sotto le vignette è breve, non è rivelatore del genio letterario che il nostro autore svilupperà nelle sue serie come La famille Fenouillard. E giustamente, l'ultima vignetta in cui si vede il Signor Duvolet di schiena ricorda quella della celebre famiglia in cui genitori e figli, anch'essi visti da dietro, si fanno risvegliare dalla loro siesta dal fischio del treno che dovevano prendere e che essi vedono allontanarsi senza di loro. Le poche righe sotto quest'immagine danno più onore alla genialità comica del nostro artista: "Se il lettore stesse dall'altra parte, potrebbe constatare questo evento di portata scientifica, che lo stesso fenomeno fortuito ed inatteso, può produrre su delle fisionomia differenti la stessa espressione di disappunto".

   


Christophe, La famille Fenouillard. Deuxième voyage. Il ne faut pas dire: «fontaine…».



Il fuori campo è in Christophe uno dei suoi principali motori comici. E per causa, queste immagini limitate lasciano al nostro autore la libertà di divertirsi con le parole e di creare una relazione testo/immagine di una simbiosi umoristica unica che  Rodolphe Töpffer non avrebbe rinnegato.


 

L’uragano, il torrente e la mela.

 

Dopo il successo di La Semaine des enfants, le edizioni Hachette lanciano nel 1881 Mon Journal, una rivista per gli 8-12 ans [1]. Il primo a consegnare dell estorie ad immagini sarà Christophe che compie qui il suo esordio, nel 1887, nella carriera della 9a arte.

"Troppa precipitazione" è pubblicato in questo giornale il 15 gennaio 1890, cioè tra due delle sue celebri serie disegnate per
Le Petit Français illustré: La famille Fenouillard [La famiglia Fenouillard] e Les facéties du sapeur Camember [Le facezie del sapore Camember [2].
 

Questa discesa dalle scale ne ricorda altre nell'opera del disegnatore della franca contea, e per cominciare, in L'idea fissa dello scienziato Cosinus [3]: si tratta della sequanza intitolata "Paura di ritorno" nella quale la Signora Belazor riconosce in Cosinus il dentista pazzo che voleva estrargli una dolorante radice a colpi di tavola di logaritmi [4]. La Signora Belazor, terrorizzata, si precipita per le scale "per fuggire da quell'uomo che credeva rinchiuso per sempre per pazzia manifesta ed incurabile".


Christophe, L’idée fixe du savant Cosinus, IIe Chant, « Chocs en retour », [L'idea fissa dello sciienziato Cosinus, II Canto, Paura di ritorno].


 

Non ritorneremo sulla differenza di lunghezza dei testi sotto le immagini delle due sequenze ma osserveremo che per le sue inquadrature, Christophe pratica anche l'inquadramento a mezza figura.


Tra queste due sequenze, si noteranno delle somiglianze evidenti che descriveremo dettagliatamente per il lettore affrettato o distratto: la scena in alto dei gradini in cui, sotto lo sguardo dei loro rispettivi domestici, la Signora Belazor ed il Signor Duvolet iniziano ognuno la loro corsa in un identico slancio; il loro incontro fracassante con un pasticcere che trasporta una commissione ed un patronimico quasi identico (Beaumitron per l'uno, Blanc-Mitron per l'altra); infine, lo sventurato che  ci ha rimesso con tutti gli scossoni subiti e che si ritrova sul marciapiede con in testa una marmitta.

Si noterà anche il gusto di Christophe, in quanto bravo professore di scienze naturali [5], per le metafore aventi attinenze con elementi naturali violenti: se il Signor Duvolet è comparato ad un uragano, è all'immagine di un torrente devastatore che la Signora Belazor è paragonata!

Un terzo ed ultimo esempio, forse meno evidente ma anch'esso cataclismatico, ci è dato in Les Malices de Plick et Plock [Le astuzie di Plick e Plock], altra serie di Christophe apparse in Le Petit Français illustré [6], narrante le disavventure di due gnomi dispettosi. Nell'episodio intitolato "La mela della discordia", Plick e Plock prendono una mela dal ripostiglio della frutta ma quest'ultima sfugge loro, rotola e precipita verso le scale: "in virtù di leggi immutabili della caduta dei corpi, la mela salta, rimbalza, risalta" e provoca degli accidenti ad ogni piano per "finire la sua corsa allo stato di mela cotta" nella zuppa della portinaia.

 

 

Christophe, Les malices de Plick et Plock, [Le astuzie di Plick e Plock],  La pomme de discorde [La mela della discordia].

 

 

 

L’economia dei mezzi, da Daumier a Christophe

 

Ma lasciamo da parte le discese dalle scale e ritorniamo al procedimento deglle inquadrature troncate. Se Christophe l'ha utilizzata con un arte consumata, non ne è l'inventore: Bisogna risalire ai primi Saloni Caricaturali, questi resoconti ad immagini umoristiche delle opere esposte ai Salons Ufficiali [7], per ritrovarne l'origine.

 

Fenomeno tipicamente parigino, questi Salons (chiamati anche Salons Comici o Salons per ridere) si sviluppano  considerevolmente durante il Secondo Impero e la III Repubblica, sulla stampa iluustrata, comica o seria. Nadar, Gill, Bertall, Cham e, più tardi Robida, Guillaume e Caran d'Ache hanno partecipato a questo rituale critico. Anche Christophe, illustrando nel 1892 il Comic-Salon di Willy [8], ha sacrificato al genere.

 

Le caricature che Daumier effettua in occasione del Salon del 1840 sono verosimilmente le prime a rivolgersi direttamente alle opere dipinte. Egli sviluppa una nuova forma di caricatura, la "peinture simpliste" ["pittura semplicistica], così chiamata in ragione della loro estrema economia dei mezzi: il caricaturista lascia intendere che il pittore elude la difficoltà della rappresentazione, e tradisce così la sua missione [9]. Queste pitture semplicistiche di Daumier offrono singolari somiglianze con delle vignette di Christophe, tratte da Lo scienziato Cosinus, pubblicato una cinquantina d'anni dopo:


 

Honoré Daumier, "Salon del 1840. Ascensione di Gesù Cristo", pubblicato in La Caricature del 26 aprile 1840 poi in Le Charivari del 1° aprile 1841.

 

 

 


Christophe, L’idée fixe du savant Cosinus. IXe chant. Un habitant dans la lune, [L'idea fissa dello scienziato Cosinus. IX canto. Un abitante nella luna], pubblicato in Le Petitit Français illustré tra il  1893 ed il 1899.

 


 

Christophe, L’idée fixe du savant Cosinus. IXe chant. Sphéroïde au bord de l’abîme, [L'idea fissa dello scienziato Cosinus. IX canto. Sferoide sul bordo dell'dell'abisso], pubblicato in Le Petit Français illustré tra il 1893 ed il 1899.


 

 

Honoré Daumier, "Salon del 1840. Pelegrinaggio di San Rocco", pubblicato in Le Charivari del 7 aprile del 1841.

 


 

Christophe, L’idée fixe du savant Cosinus. IXe chant, [L'idea fissa dello scienziato Cosinus], pubblicato in Le Petit Français illustré tra il 1893 ed il 1899.


 

 

Contemporanee di Christophe, le esposizioni delle Arti incoerenti giocano sull'amatorialità rivendicata dei loro esponenti [10]. Il principioè semplice: organizzare "una esposizione di disegni eseguiti da persone che non sanno disegnarte" [11]. Gli Incoerenti attualizzarono il gusto gli artifici grafici ereditati dai Salons caricaturali, cioè un arte che fa un'economia estrema dei suoi mezzi per sostituire la loro carenza con il disegno. Così, quest'opera di Leroy Saint Aubert fu esposta all'esposizione del 1885. Inquadrata nel momento in cui i protagonisti appaiono, essa ricorda delle vignette della Famille Fenouillard:

 

 

Leroy Saint Aubert, L'appuntamento al Pont-Royal, 1886.





 

Christophe, La famiglia Fenouillard, Secondo viaggio. Alla Bastiglia. (1889-1893).


Questa procedura di inquadramento amputatorio non è il solo effetto grafico che Christophe pratica e che è ripreso dai Salons caricaturali. Vi sono anche i disegni maldestri disegnati alla maniera di quelli dei bambini [12], come delle vignette monocrome di colore nero [13], D'altronde, non è il primo ad averli riciclati nei fumetti: Cham e Gustave Doré, sin dalle loro prime storie ad immagini, hanno usato queste "immagini eccentriche" [14].

Ciò non toglie nulla al talento del nostro autore che non nasconde i numerosi prestiti ed influenze che nutrono la sua opera. Scrivendo la prefazione all'akbum del Sapore Camember, Christophe avrà questa celebre formula che ci servirà da conclusione: "Si ammirerà quanto genio c'è voluto all'autore per fare del nuovo con del vecchio".


Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]



 

NOTE


[1] Questa pubblicazione sarà mensile sino al 1892, poi diventerà settimanale sino alla sua fine nel 1925


[2] La Famille Fenouillard fu oggetto di 53 episodi pubblicati tra il 31 agosto 1889 ed il 24 giugno 1893. All'epoca della nostra storia, Le sapeur Camember [Il sapore Camembre] ha appena fatto la sua apparizione, nella stessa rivista, il 4 gennaio 1890. Gli estimatori potranno consultare il sito di Pierre Aulas per leggere o rileggere questi classici.


[3] Questa serie iniziò la sua pubblicazione, sempre in Le Petit français illustré nel dicembre del 1893.

[4] Il nostro scienziato pensava evidentemente che si trattava di radice quadrata...

[5] È qui che, per associare il fumetto ad una causa nobile e seria, ricorderemo che il nostro disegnatore fu anche normaliano, professore di scienze naturali, poi sotto-direttore del laboratorio di botanica della Sorbona ed anche autore di numerose opere per l'insegnamento delle scienze.

[6] Questa storia pubblicata tra il 1893 ed il 1904 è anch'essa consultabile sul
sito di Pierre Aulas.

[7]
Les Salons caricaturaux. Catalogo dell'esposizione presentata al museo d'Orsay dal 23 ottobre al 20 gennaio 1990, curato e redatto da Thierry Chabanne. Dossier del Museo d'Orsay n° 41. Editions de la Réunion des musées nationaux, Paris, 1990. Si può anche leggere l'articolo in rete di Denis Riout: Les Salons comiques in: "Romantisme" n° 75, Les petits maîtres du rire, 1992, p. 51-62.

[8]
Willy (Henry Gauthier-Villars, detto), Comic-Salon (Champs-Elysées et Champs-de-Mars, Disegni di Christophe, Vanier, 1892. Christophe ha consegnato anche delle illustrazioni per un altro libro di Willy: L’Année fantaisiste (Delagrave, 1894) che contiene anche dei contributi di Albert Guillaume e di Godefroy.

[9] Denys Riout,
La peinture monochrome, [La pittura monocroma], Folio Essais, 2006, p. 347.

[10] Vedere il libro di
Catherine Charpin, Les Arts incohérents (1882-1893), [Le Arti incoerenti, 1882-1893], Syros-Alternatives, Paris, 1990. Ed il sito dell'autore sull'argomento: Les Arts incoherents.

[11]
Jules Lévy, L’incohérence, son origine, son histoire, son avenir, [L'incoerenza, la sua origine, la sua storia, il suo avvenire], Le Courrier français, 12 marzo 1885.

[12] A proposito di questi falsi disegni di bambini nel fumentto vedere:
Thierry Groensteen, L’enfance de l’art [L'infanzia dell'arte], 9e Art, n° 8, CNBDI-L’An 2, ottobre 2003, p. 72-83.

[13] A questo proposito, vedere
Denys Riout, La peinture monochrome. Histoire et archéologie d’un genre, [La pittura monocroma. Storia e archeologia di un genere], Gallimard, Folio Essais, 2006.

[14] Cfr.
Susan Pickford, L'image excentrique et les débuts de la bande déssinée: Gustave Doré et Les Dés-Agréments d'un voyage d'Agrément (1851), Textimage, Varia 1, autunno 2007.



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«Trop de précipitation» par Christophe

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6 febbraio 2010 6 06 /02 /febbraio /2010 16:17

Fumetto a naso (III): "I Giapponesi hanno anch'essi il loro uomo dal naso lungo".



di Antoine Sausverd


Shidari-Kiki, "Dove si vede che i Giapponesi hanno anch'essi il loro uomo dal naso lungo", Immagine di Epinal della casa Pellerin et Cie, n° 4210. 1906 circa.



Soggetto di predilezione della caricatura, facenti le spese delle peggiori deformazioni grottesche, il naso si trova regolarmente al centro di storie ad immagini durante il cosro del XIX secolo. "Fumetto a naso" scova per voi le più belle apparizioni nasali della letteratura grafica da tempi di Rodolphe Töpffer in poi.



Gli Asiatici non si sono mai fatti notare per una lunghezza nasale particolarmente pronunciata, al contrario dell'Occidentale che, lui, è a volte sopranominato in Estremo-Oriente "barbaro dal naso lungo" e caricaturato come tale sin dalla fine del XIX secolo. Nella tavole della stamperia Pellerin qui sopra edita all'inizio del XX secolo, il giapponese dall'appendice smisurata ricorda il Tengu del folclore nipponico, questa divinità dal naso lungo e dalle ali di corvo. Tuttavia, nel caso nostro, nulla di soprannaturale, il fortunato si serve indifferentemente quotidianamente per facilitarsi la vita. Dandosi allo spettacolo come equilibrista nasale, finirà per far fortuna in un circo alla Barnum. Si tratta di un raro esemplare in cui il naso rende il suo proprietario piuttosto fortunato. Nelle precedenti storie ad immagini che abbiamo visto (e che vedremo), il naso è soprattutto fonte di sfortuna e di disavventure. Bisogna vedere in questa tavola Pellerin l'influenza di una certa filosofia asiatica?


L'autore di questa tavola che si nasconde dietro lo pseudonimo giapponese di "Shidari-Kiki" [1], altri non è che Georges Bigot (1860-1927). Pittore ed illustratore poco conosciuto in Francia, un po' più in Giappone, il suo nome compare anche oggi in tutte le opere sulla storia del manga.


Un padre del manga moderno


Il giovane Bigot, fortemente influenzato dal giapponismo che impregna gli ambienti artistici  della fine del XIX secolo, parte per il Giappone per imparare le tecniche giapponesi dell'incisione su legno: l'Ukiyo-e. Giunge a Yokohama nel 1882 in cui insegna le tecniche occidentali del disegno e dell'aquarello.


Parallelamente pubblica delle caricature in giornali locali ed edita numerose raccolte di incisioni. Nel 1884, alla fine del suo contratto di professore, crea delle riviste satiriche per guadagnare da vivere e collabora a qualche rivista giapponese. Con l'inglese Charles Wirgman (1835-1891), editore del Japan Punch, Bigot impianta il modello di giornale umoristico europeo. Dal percorso simile, questi due disegnatori sono all'origine della caricatura sociale e politica in Giappone e fanno parte dei padri del manga moderno.


Secondo Frederik Schodt, Georges Bigot influenzò la produzione nipponica con la sua tecnica narrativa introducendo ed utilizzando frequentemente la successione dei disegni in caselle all'interno di una stessa pagina [2]. Al di là di questo semplice enunciato, non sappaimo nulla di più sulle storie ad immagini che avrebbe disegnato e pubblicato Bigot in Giappone. La sua produzione in materia meriterebbe oggi di essere scoperta.


Un esempio ci è offerto nel libro Mille ans de Manga [Mille anni di manga] di Brigitte Koyama-Richard [3]


 

Georges Bigot, Gli Occidentali che hanno delle difficoltà ad adattarsi alla vita giapponese, litografia, s. d., © Kawasaki City Museum. Brigitte Koyama-Richard, Mille ans de manga, ill. n° 159, Flammarion, 2007.


Koyama-Richard precisa che il disegnatore aggiungeva un afrase tra ogni vignetta. Questa tavola prende in giro la tematica principale delle caricature che Bigot dà in Giappone, e cioè i costumi e la vita quotidiana degli autoctoni. Il Giappone di allora è in piena modernizzazione. Aprentesi alle mode occidentali, è un'inesauribile fonte di ispirazione per il disegnatore francese.


Da Yokohama a Epinal


Di ritorno in Francia nel 1899, Bigot continua la sua opera di disegnatore sulla stampa illustrata. Lasciando Parigi per risiedere a Bièvre, comincia a lavorare per la stamperia Pellerin d'Epinal. La sua collaborazione durò dal 1906 al 1915 e divenne uno dei loro artisti più prolifici, fornendo almeno una settantina di tavole [4].

 

Presso Pellerin, comincia a consegnare delle storie ad immagini priginali ispirandosi al folclore asiatico, giapponese, cinese o vietnamita. Riflettono un Giappone tradizionale che Bigot era andato a cercare ma che era stato profondamente trasformato davanti ai suoi occhi nel corso della sua permanenza.

 

Disegnatore dal tratto fine e vivace, soprattutto elegante, Bigotin quanto buon conoscitore dell'Asia cura particolarmente i suoi scenari e l'aspetto dei suoi personaggi,  i vestiari sino alla pettinatura. Si distingue radicalmente dai luoghi comuni o dei fantasmi esotici che si potevano trovare nelle storie ad immagini degli anni 1885-1890 [5].

 

Si noterà egualmente questa caratteristica delle storie ad immagini comiche di Bigot: la fisionomia leggermente deformata dei suoi personaggi di carta a cui è stata affibbiata una testa un po' più grande del resto del loro corpo [6].

 

Come osserva Shigeru Oikawa, Bogot che non era diventato infine pittore di Ukiyo-e in Giappone, ha voluto credere al suo ritorno in Francia "che disegnando per l'imagerie di Epinal, avrebbe scoperto la sua vocazione. Come l'Ukiyo-e, l'imagerie di Epinal era un genere popolare e nessuno la considerava un'arte [7].

 

Alcune delle tavole Pellerin disegnate da Bigot sono consultabili sul sito museuminzicht.be che propone delle scannerizzazioni dell'importante collezioni di volantini della Casa d'Alijn, il Museo folcloristico di Gand. Ecco alcune delle tavole a tematiche orientali di Georges Bigot:

 

> Serie in formato all'italiana

- n° 4202 – L’enfant et la belette (moralité tonkinoise)

- n° 4207 – La fidélité mal récompensée (conte annamite)

- n° 4219 – Le boudha guérisseur:



 - n° 4223 – Un troc de socques (du japon histoire loufoque)

 - n° 4227 – L’Oiseau Merveilleux (Légende chinoise)

 - n° 4231 – Vérité japonaise autant que de partout

 - n° 4241 – La Vengeance du Kourouma (pousse-pousse japonais):


 

 

- n° 4245 – Bonne à tout faire

- n° 4278 – La méprise des abeilles: petite moralité japonaise:


 

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> Serie «normale»

- n° 3100 – Légende annamite du poisson Tinh (Cette magnifique planche n’est pas signée mais son style et son thème sont ceux de Georges Bigot).




-n° 3105 – Belle femme et femme laide (Moralité annamite)



Bibliographie:


La maggior parte delle nostre informazioni provengono dall'articolo di Shigeru Oikawa, Les dessins humoristiques de Georges Bigot. Un peintre populaire au Japon et en France, Humoresques, n° 23 « Humour et satire graphiques : une mine et des pointes », janvier 2007.

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]


NOTE:

 

[1] Hidari Kiki significa mancino in francese.

 

[2] Frederik L. Schodt, Manga! Manga! The World of Japanese Comics (Kodansha, 1983).

 

[3] Brigitte Koyama-Richard, Mille ans de manga, éditions Flammarion, 2007.

 

[4] «I Giapponesi hanno anch'essi il loro uomo dal naso lungo fa parti della serie delle tavole di formato "all'italiana" (30 x 20 cm), più piccolo della serie normale (30 x 40 cm) o della serie superiore (42,5 x 32 cm), alle quali Bigot collaborò pure.

 

[5] All'esempio delle tavole pubblicate in Le Chat Noir dall’imagerie Quantin, sotto la matita soprattutto di Eugène Le Mouël e di Christophe.

 

[6] Questo aspetto fisico fa pensare ai manga moderni che usano questa procedura grafica caricaturale europea dall'inizio del XIX secolo. Si utilizzava allora il termine di "Grotesco".


[7] Shigeru Oikawa, "Les dessins humoristiques de Georges Bigot. Un peintre populaire au Japon et en France" Humoresques, n° 23 Humour et satire graphiques: une mine et des pointes, gennaio 2007, p. 49. 

 



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Bande dessinée a nez (III), "Les Japonais ont aussi leur homme au long nez

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30 gennaio 2010 6 30 /01 /gennaio /2010 09:00

Fumetto disegnato a naso (II): "Un raffreddore del cervello" di Adel.


Un rhume de cerveau [Un raffreddore di cervello], di Adel,
L’Eclipse, n° 112 del 13 marzo 1870 e Le Polichinelle n° 11 du 21 febbraio 1897.



Soggetto di predilezione della caricatura, facente le spese delle peggiori deformazioni grottesche, il naso si trova regolarmente al centro di storie ad immagini nel corso del XIX secolo. "Fumetto diseganto a naso" scova per voi le più belle apparizioni nasali della letteratura grafica da Rodolphe Töpffer.


Una fumigazione di malva, un latte di pollo, un decotto di papavero... questi rimedi di un altro tempo non sono più utilizzati oggi per guarire un raffreddore. Sia quel che sia, questa storia ci offre un bel esempio di ipertrofia nasale di stagione!


È in L’Eclipse del 13 marzo del 1870 che questa tavola intitolata "Un raffreddore del cervello" ha fatto la sua prima apparizione. Il suo autore, un certo Adel, non è passato alla posterità.


Più di venti anni dopo la sua pubblicazione originale, questa stessa tavola fu ripresa nella rivsita per bambini di Ernest Flammarion, Le Polichinelle ("Journal Humoristique de la Famille") n° 11 del 21 febbraio 1897, questo giornale non esitava all'epoca a ripubblicare delle storie ad immagini molto antiche. Portò così alla conoscenza delle giovani generazioni della fine del secolo, le Aventures de M. Cryptogame di Rodolphe Töpffer nella sua versione litografata e adattata da Cham. Questa storia pubblicata in origine in L’Illustration nel 1845 fece così la sua riapparizione, sotto lo stesso formato a strisce, in Le Polichinelle del dicembre 1896 nel maggio del 1897.



Antoine Sausverd

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]



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Un rhume de cerveau

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29 gennaio 2010 5 29 /01 /gennaio /2010 17:10
Fumetti disegnati a naso I


È nel naso che prova solletico

J.Blass C’est dans le nez que ça le chatouille [È nel naso che prova solletico], L’Illustré Soleil du Dimanche, del 26 marzo 1893.



Soggetto prediletto della caricatura, facente le spese delle peggiori deformazioni grottesche, il naso si trova regolarmente al centro di storie ad immagini lungo tutto il XIX secolo. "Fumetto disegnato a naso" scova per voi le più belle apparizioni nasali della letteratura grafica da Rodolphe Töpffer.



Per lanciare questa tematica, cominceremo con un caso estremo. Infatti, non è sicuro che si trovi in futuro dei casi sequenziali presentanti cos' grandi escrescenze nasali! Questa storia è opera di J. Blass (1847-1892), pseudonimo del disegnatore e caricaturista di Bordeaux Albert Douat. Pubblicata a titolo postumo sulla copertina di L’Illustré Soleil du Dimanche nel 1893, questa "esilarante scenetta comica" è un omaggio della rivista al suo "compianto collaboratore".


Dagli anni 1870, questo disegnatore ha collaborato a numerose pubblicazioni  come Le Triboulet, Le Journal Amusant, Le Courrier Illustré, Le Chat noir o ancora l'inglese Punch. Soprattutto conosciuto per le sue caricature di uomini politici, J. Blass ha anche firmato storie ad immagini, tra cui una quindicina di tavole per la Serie superiore della tipografia Pellerin. Il suo stile sempre riconoscibile -rigidezza del tratto, forme spigolose, scenario ridotto a semplici linee- si caratterizza, in meglio, dalla produzione di allora.


Antoine Sausverd





[Traduzione di Massimo Cardellini]



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C’est dans le nez que ça le chatouille

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17 gennaio 2010 7 17 /01 /gennaio /2010 16:39
"Storia della coda di un cane" di Edmond Morin



di Antoine Sausverd


Seguito della nostra esplorazione del giornale La Semaine des enfants in cui scopriamo che Bertall
non è il solo ad aver fornito delle storie ad immagini. Così, dal 1862 al 1870, troviamo in questo "Giornale di immagini e di letture divertenti ed istruttive", alcune pagine di arte sequenziale firmate da degli illustratori dell'epoca, più o meno conosciuti, che si sono prestati al genere all'occasione.

Così, dal 9 al 23 febbraio 1867, apparve la Storia della coda di un cane raccontata con una piuma d'oca di Edmond Morin (1824-1882). Quest'artista, pittore, incisiore e disegnatore si lanciò nella caricatura perché la sua opera pittorico non ottenne successo. Partecipò a numerosi giornali illustrati dall'inizio degli anni 1850, illustrò Champfleury, Hugo, Mérimée, Halévy e lavorò per l'edizione infantile presso Aubert, Hetzel o Hachette.

Questa "Storia della coda di un cane...", che narra le disavventure di uno epagneul e del suo giovane padrone imprudente, è da accostarsi ai
  "Difetti dei bambini" di Bertall, senza la piccola lezione morale finale. Si tratat di una storiellina divertente, la cui originalità è dovuta al fatto che Morin mette in scena  due altri protagonisti piuttosto insoliti: il primo è un gambero gigante dalle pinze tenaci, che finirà nello stomaco dei nostri eroi; il secondo non è altro che la coda del cane che svolge il ruolo del narratore di questa storia, per lo meno nella sua prima parte.



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Con differenti registri, tre altre storie ad immagini furono pubblicate in La Semaine pour enfants tra il 1862 ed il 1870 [1]:


Il 2 e 9 agosto del 1862, Théodore-Georges Fath disegna le tribolazioni del cane Azor pendant la canicule [Azor durante la canicola] che fugge da casa.

 


     -  Azor pendant la canicule, di Théodore-Georges Fath:


               Azor, 01


               Azor, 02


 

 

 

 

 

 

 

Dal 14 al 24 settembre del 1864, E. Viollat crea la Histoire de M. Van Brougt et de son ami Fembach [Storia del Signor van Brougt e del suo amico Fembach], in otto pagibe, con l'aiuto di due larghe vignette per pagina. Il personaggio del Signor Van Brougt, tormentato da una obesità che gli crea dei problemi e di cui cerca di sbarazzarsi con diversi "sistemi", ricorda le peripezie dei borghesi töpfferiani.

 


     – Histoire de M. Van Brougt et de son ami Fembach, di E. Viollat:


              Van Brougt, 01


             Van Brougt, 02


             Van Brougt, 03


             Van Brougt, 04


             Van Brougt, 05


             Van Brougt, 06


             Van Brougt, 07


             Van Brougt, 08





Infine, Une audience manquée [Un'udienza mancata] è pubblicata dal 6 al 20 agosto 1870. Queste "Scene tedesche" sono l'opera di un certo Kunz:


              Audience, 01


              Audience, 02


              Audience, 03


              Audience, 04


Anche se rimangono disperse, queste pagine (e quelle di Bertall viste in precedenza) publicate tra il 1857 e il 1870 fanno di La Semaine des enfants il primo giornale a proporre delle storie ad immagini ai giovani lettori. A nostra conoscenza, nessuna latra rivista infantile francese dell'epoca ne ha pubblicate. Bisogna attendere gli anni 1880 per veder riapparire la letteratura disegnata in modo ampio sulla stampa giovanile, sotto l'impulso di una nuova generazione di disegnatori nutrita dai Bilderbogen tedeschi e dalle stampe di Epinal. È soprattutto il caso della nuova rivista delle edizioni Hachette che, dopo il successo di La Semaine des enfants, lanciano nel 1881 Mon Journal, una rivista per gli 8-12 anni. Il primo a consegnare delle storie ad immagini sarà soprattutto Christophe (Georges Collomb) che inizia nel 1887 la sua carriera nella 9a Arte.

 

 

[1] Come già detto nel precedente articolo, quest'inventario può essere incompleto perché attualmente sono soltanto consultabili su Gallica, i seguenti volumi: da 1 a 16; da 20 a 22 e d il numero.

 

 

 

Antoine Sausverd

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]


 

LINK al post originale:

Histoire de la queue d'un chien

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14 gennaio 2010 4 14 /01 /gennaio /2010 16:29




"Il Signor Coremans al tiro nazionale" di Félicien Rops


 

 Félicien Rops, "Il signor Coremans al tiro nazionale", Almanach d’Uylenspiegel pour 1861.
© Bibliothèque royale de Belgique – ‘Belgica’ – 2009.



Conosciamo Félicien Rops (1833-1898) come il solforoso disegnatore di origine belga le cui opere erotiche fecero scandalo alla fine del XIX secolo, ma si sa anche che egli si era dedicato occasionalmente all'arte sequenziale? Un esempio risorge oggi grazie al sito Belgica, appendice digitalizzata della Biblioteca reale del Belgio: l’Almanach d’Uylenspiegel pour 1861, interamente disegnato da Rops, e   scaricabile. Si troveranno nelle ultime pagine (da 37 a 64) una storia ad immagini intitolata Il Signor Coremans al tiro nazionale [1].




Il Signor Coremans lascia la sua famiglia per la stazione di Jodoigne.
© Bibliothèque royale de Belgique – ‘Belgica’ – 2009.



La storia è quella della spedizione di un borghese belga che lascia la sua provincia per recarsi a Bruxelles. Il Signor Coremans, assessore di Jodoigne, vi passa la giornata, il tempo di compiere il suo dovere di guardia civica e di esercitarsi al tiro [2].


Queste tribolazioni urbane sono il pretesto per Rops di una visita guidata nella capitale belga dell'epoca e dei suoi luoghi più significativi del momento: i suoi caffè e taverne (il Café suisse, il Lion-Belge, La Faille Déchirée, le Mille-Colonnes), i suoi monumenti come la colonna del Congresso, la sua esposizione delle belle  arti [3] o i suoi teatri. Alle Mille-Colonnes, il cittadino di Jodoigne si accosta anche al mondo letterraio di Bruxelles [4].



Il Signor Coremans sale alla colonna del Congresso.
© Bibliothèque royale de Belgique – ‘Belgica’ – 2009.



La città di Bruxelles di Rops è piena di riferimenti oscuri e di personaggi oggi dimenticati. Malgrado ciò,  vi si sprigiona ancora un certo umorismo da questa spedizione di un notabile di provincia, che, lungi dagli occhi della sua famiglia e dei suoi concittadini, ne approfitta allegramente.


E, a ben guardare, questa passeggiata nella capitale non è così innocente come sembra. Infatti, per tutta la storia, Félicien Rops moltiplica le allusioni erotiche per svelare il doppio scopo di questo viaggio. Questa scappata a Bruxelles rivela in realtà il satiro che sonnecchia nel Signor Coremans!


Perché la lussuria percorre, tutta la storia di Rops: sin dal suo arrivo, il Signor Coremans crea un incidente diplomatico sollevando per distrazione la veste di una giovane tuttista inglese. Poi, dopo aver visitato la cugina di sua moglie e suo marito, fa visita alla colonna del Congresso, monumento fallico come pochi. Durante la salita, la ristrettezza e la ripidità della scala essendo di molto aiuto, il naso del Signor Coremans si ritrova incollato sotto le vesti della sua parente. All'esposizione delle belle arti, i modelli femminili fanno "nascere delle idee rosa ma colpevoli in un uomo sistemato e padre di sette figli". Dopo aver compiuto il suo dovere civico ed essersi fatto espellere da un caffè, Coremans si ritrova alle Nouveautés dove assiste ad uno spettacolo di Rigolboche, famosa ballerina di French cancan durante il secondo Impero. Dopo la rappresentazione, si traveste in ragazzo del coro per poter accedere all'artista che egli invita a cena. L'elasticità della ballerina lascerà il nostro eroe sul lastrico.


Durante la sua giornata, il Signor Coremans moltiplica moltiplica misteriose andate e ritorni tra l'alto ed il basso della città. Cosa fa? "Amore e mistero!" ci dice semplicemente Rops. Il passeggiatore solitario ricerca probabilmente la compagnia di prostitute. Il va e vieni regolare di questo agrimensore  frenetico ritma il raccontodella sua aterzata a Bruxelles. Risuona come la manifestazione topografica del suo desiderio insoddisfatto, come l'esperienza psicogeografica di un coito su scala urbana! Alla luce di questa interpretazione, è tutta l astoria che sembra essere contaminata in modo sottostante dagli spostamenti del Signor Coremans: così, la pagina dove si vede il nostro eroe allontanarsi facendosi piccolo piccolo, vignetta dopo vignetta (vedi p. 41 qui in alto), imaginerebbe la salita del suo desiderio a mano a mano che si distacca dal suo focolare familiare. Questa tensione sessuale è evidentemente al suo colmo alla sommità della colonna del Congresso, dopo aver effettuato un'altra delle sue traslazioni significative, ma questa volta in modo verticale.


 

Amore e Mistero!
© Bibliothèque royale de Belgique – ‘Belgica’ – 2009.


Il nostro eroe non è dunque soltanto a Bruxelles per tirare un colpo in nome del suo dovere civico... Ma la sua spedizione alla capitale rimarrà platonica. Messo da parte un casto bacio sugli spivali del suo sovrano in cima alla colonna del Congresso, il Signor Coremans non scaricherà il suo fucile.


All'alba, Coremans, alticcio e solitario, erra per le strade di Bruxelles. Finisce con il farsi arrestare da un agente di polizia che lo spedisce a casa con il convoglio del bestiame dove trova con asino e maiale un'ultima compagnia degna di lui... [5]. Di ritorno a casa, il Signor Coremans sembra ricompensato per il suo "eroismo civico" (e la sua virtù preservata?) essendo eletto borgomastro di Jodoigne.



Le retour du héros !
© Bibliothèque royale de Belgique – ‘Belgica’ – 2009.



Allora, "il Signor Coremans al tiro nazionale": fumetto cripto-pornografico? Annuncia ad ogni modo le tematiche future dell'opera di Féliciens Rops disegnatore ed incisore. L'artista sarà molto più esplicito, pur rimanendo nell'allegoria, quando invocherà la lussuria. Accantonata questa tematica libidinosa sino ad allora inesplorata nella 9a Arte [6], Il Signor Coremans al tiro nazionale non ledela produzione delle storie ad immagini intorno al 1860. Anche se dà prova di personalità, il tratto del giovane Rops fa anche pensare ai suoi maestri i quali sarebbero Cham e Gustave Doré, di cui inoltre alcune procedure comiche. Inoltre, la tematica del viaggio umoristico è ricorrente nei fumetti disegnati del XIX secolo. Monsieur Coremans trova così facilmente il suo posto lella scia di quei viaggiatori ridicoli, tra il  Docteur Festus di Rodolphe Töpffer e Agénor Fenouillard di Christophe.


Prima del Signor Coremans


Rops, studente, aveva già prodotto in questo genere sequenziale qualche anno prima di Il Signor Coremans al tiro nazionale. Nel suo Catalogo ragionato dell'opera incisa e litografata di Félicien Rops [7], Eugène Rouir riproduce delle pagine di due altre storie ad immagini dell'artista. Entrambe sono precedenti al Il Signor Coremans al tiro nazionale e furono pubblicate in Crocodile, una rivista satirica edita dagli studenti dell'Università libera di Bruxelles, apparso dal 1853 al 1859: Les époux van Blague [Gli sposi Van Blague], del 1853 e Le juif errant et ferré [L'ebreo errante e ferrato], del 1854 [8]. È da osservare che la prima riprende l'impaginazione tipica degli albi a stampa di Rodolphe Töpffer.


Queste storie datano dell'epoca in cui Rops, egli stesso iscritto all'Università Libera di Bruxelles dal 1850, frequenta gli ambienti studenteschi intellettuali, libellistici ed artistici della capitale belga. Trova rapidamente il suo posto  nei circoli come la Société des Joyeux  [Società dei Felici] ed il Cercle des Crocodiles [Circolo dei Coccodrilli] . Ne diventa il disegnatore ufficiale e si inizia con talento alla litografia. Consegna delle caricature feroci al Charivari Belge  ed all'Uylenspiegel, che egli fonda con Charels de Coster nel 1856.

 

Anche se, sull'esempio di Gustave Doré, abbandona rapidamente questo genere, Félicien Rops viene oggi ad ingrossare le fila dei numerosi artisti (più o meno noti) del XIX secolo che hanno effettuato della letteratura disegnata. Non dubitiamo che resta a scoprire in queste riviste studentesche altre pepite sequenziali di questo genere.

 



Antoine Sausverd

 


 



NOTE

 

[1] Félicien Rops, "M. Coremans au tir national", in: Almanach d’Uylenspiegel pour 1861, Bruxelles, L’Office de Publicité, 1861, p. 37-64.

 

[2] La Guardi acivica è la milizia creata nel giovane Belgio indioendente nell'ottobre 1830. Organizzata a livello comunale, è composta di cittadini e la sua missione è di "mantenere l'obbedienza alle leggi, conservare o ristabilire l'ordine e la pace pubblica, assicurare l'indipendenza del Belgio e l'integrità del suo territorio". Situata a place Dailly, il sito del tiro nazionale permanente è creato nel 1859 per permettere ai tiratori della Guardia Civica di esercitarsi.

 

[3] Queste persone che Coremans incontra allora sembrano essere dei conoscenti di Rops, come ad esempio Bertram editore dell'Almanach d’Uylenspiegel.

 

[4] Più tardi il maiale rappresenterà l'uomo bestiale o la lussuria. Vedere a questo proposito i suoi due celebri disegni del 1878:


La Signora dei porci


 

Rops--la-Signora-dei-Porci--da-Pornocrate.jpg

 

 

 

 

 

e Le tentazioni di sant'Antonio:

 

 


 

 

rops_-_la_tentation_de_saint_antoine.jpg

 

[5] Les amour de Monsieur Vieux Bois di Rodolphe Töpffer (1837), rappresentano una parodia del romanticismo.

 

[6] Eugène Rouir, Félicien Rops, Catalogue raisonné de l’oeuvre gravé et lithographié, C. Van Loock, Bruxelles, 1987.

 

[7] Queste due storie sono apparse rispettivamente nel n° 40 del 20 novembre 1853 e nel n° 14 del 2 aprile 1854.

 

[8] Sfortunatamente, non possediamo riproduzioni di queste pagine.

 

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 


LINK al post originale:
M. Coremans au tir national


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1 settembre 2009 2 01 /09 /settembre /2009 08:24

I "DIFETTI DEI BAMBINI" DI BERTALL

 

 

 

di Antoine Sausverd







Bertall, Défauts des enfants– Le petit poltron, [Difetti dei bambini- il piccolo pigro], La Semaine des enfants del 29 maggio 1858.

 

 

Curando i testi quanto le immagini, La Semaine des enfants contrassegnò il Secondo Impero e fece scuola nel campo delle pubblicazioni per la gioventù. Questo settimanale sottotitolato "Rivista di immagini e di letture divertenti ed istruttive", fu lanciato nel 1857 dall'editore Louis Hachette in collaborazione con il tipografo Charles Lahure. Proponeva dei racconti illustrati dai disegnatori molto famosi: Gustave Doré, Bertall, Émile Bayard, Georges Fath o ancora Horace Castelli.Questi testi apparivano in seguito in volumi nella "Biblioteca rosa" creata lo stesso anno. I più famosi romanzi così prepubblicati furono quelli della Contessa di Ségur.


Rivolgendosi "ai padri ed alle madri di famiglia", l'editore confida le sue intenzioni nel suo primo numero: "La Semaine des Enfants, destinata a divertire i suoi giovani lettori istruendoli, ecciterà vivamente la loro curiosità con dei racconti  interessanti e con delle belle illustrazioni e farà così volgere il loro ardore per il piacere a profitto di un insegnamento, molto semplice indubbiamente, ma utile per il presente e fecondo per l'avvenire [1].

 

I " Difetti" di Bertall


 

 Albert, visconte Arnoux, conte di Limoges-Saint-Saëns, più noto con lo pseudonimo di Bertall (1820-1882) è colui che firma in La Semaine des enfants i contributi che ci interessano di più. Bertall è uno degli illustratori e caricaturisti più prolifici del suo tempo. A questo proposito, Henri Béraldi scrive: "artista molto originale e spirituale senza cattiveria; uno di quegli uomini preziosi che hanno il raro privilegio di distrarre e di divertire i loro contemporanei, cosa di cui bisogna essergli molto riconoscente; ce ne sono così tanti che li annoiano!" [2]. Bertall, che fu anche scrittore e fotografo, estese le sue attività alla letteratura ed all'illustrazione infantile a partire dalla fine degli anni 50 del XIX secolo.

Dal 1857 al 1862, parteciperà anche ad una ventina di numeri di
La Semaine des enfants. Si tratta, ad ogni numero, di aneddoti o di racconti edificanti aventi a soggetto un difetto attribuito al mondo dell'infanzia: così, un po' alla volta dispettosi, impiccioni, sfaticati, disobbedienti, indipendenti, vanitosi, gli eroi giovanili di Bertall sono puniti nel finale dalle loro differrenti debolezze.


In sé, queste storielline moralizzanti rispettano li spirito che l'editore voleva immettere nella sua pubblicazione: "Nei nostri racconti, tutto sarà semplice, tutto sarà breve e tutto sarà anche divertente; ma, allo stesso tempo, tutto sarà istruttivo e soprattutto morale e tenderà a far penetrare impercettibilmente nei giovani cuori l'amore della religione e della virtù [3]".


 

I contributi di Bertall raggruppati per la maggior parte sotto il titolo "Défauts des enfants", assumono varie forme. Innanzitutto, precisiamo che la sequenzialità di queste storie ad immagini è a volte del tutto relativa. Alcune pagine somiglio molto ad un assemblaggio tematico di scene nelle quali il bambino fa prova in diverse circostanze della sua mancanza morale! («Le petit paresseux [Il piccolo pigro]», 1857). Inoltre, la lunghezza di questi difetti raccontati in immagini è più o meno sviluppata. Possono anche ridursi a due sole immagini, («Le Taquin [Il dispettoso]» o «Le petit Taquin [Il piccolo dispettoso]», 1857) o durare, per alcune settimane, sino alle sei pagine come Toto l'indépendant [Toto l'indipendente] (1858) o Georges le distrait [Giorgino il distratto], 1862 [4]. In quest'ultima storia, la distrazione di un bambino comporta una serie di incidenti che finiscono con il costare caro a suo padre. Tre volte di seguito, quest'ultimo- "dispiaciuto di avere un figlio così distratto"- deve riparare i danni della sua progenitura. Ogni volta, questa scena presenta il padre nella medesima postura mentre prende il portafogli. Bertall si ispira qui ad un processo comico di ripetizione  che ricorda molto quello utilizzato da Rodolphe Töpffer nelle sue storie ad immagini. Per via della loro lunghezza e del loro sviluppo, queste storie più lunghe sono le più interessanti e si stagliano rispetto alla produzione di allora. Senza contare che si tratta molto probabilmente delle prime storie ad immagini realizzate in Francia destinate ai bambini.

 


Da Struwwelpeter al Piccolo poltrone


Alla stessa epoca, in Francia, le storie ad immagini si trovavano piuttosto sulla stampa satirica riservata agli adulti e più specificatamente sulle pagine delle riviste pubblicate dalla casa editrice Aubert, come Le Journal pour Rire, a cui Bertall partecipa e dà all'occasione delle storie ad immagini.


Ma prima di questi "Difetti dei bambini", è oltre Reno che bisogna andare a cercare degli esempi di storie ad immagini per bambini. Nei Münchener Bilderbogen che Wilhelm Busch consegna tra il 1859 ed il 1871, l'autore di Max und Moritz aviluppa questo stesso modo singolare di raccontare corte sequanze umoristiche: testo ed immagine, direttamente giustapposti e dipendenti, formano delle unità di eguale valore che si ordinano su una stessa pagine.


Se, per la forma delle sue storielline infantili, Bertall a potuto ricordarsi di questi Bilderbogen, per lo sfondo, è dall'opera di un altro tedesco che si è a colpo sicuro ispirato: Heinrich Hoffman (1809-1894), l'autore del celebre Struwwelpeter pubblicato nel 1845. In questo libro, primo del genere, Hofmann rovescia le pubblicazioni infantili dell'epoca: "delle emozioni primitive e violente penetrano come un uragano devastante nel bell'ordine debole delle cose infantili [5]". Struwwelpeter raccoglie dieci piccoli racconti in versi ed illustrati sia altrettanti difetti infantili. Ogni volta, la caduta di queste storielle è abbastanza violenta cioè funesta, ma è attenuata da un certo non senso. Così, troviamo Struwwelpeter, il personaggio che dà il titolo al libro (illustrazione qui a fianco), che non si cura della propria igiene, si ritrova con dei capelli in disordine e delle unghie lunghissime; Paulinchen (Paolinetta nella traduzione italiana), una ragazzina che finisce bruciata viva per aver giocato con dei fiammiferi; Konrad (Corrado), che succhia isi succhia i pollici, si fa tagliare le dita dal sarto dalle grandi forbici o ancora Suppen-Kaspar (Gasparino) che muore di fame per aver rifiutato di mangiare la sua zuppa.

 

Il libro di Heinrich Hoffman non conobbe una traduzione francese che nel 1860 da parte di Trim presso l'editrice Hachette sotti il titolo Pierre l’Ébouriffé [6]. Il suo successo lanciò una moda di albi sul tema del bambino terribile [7]. E Bertall ne fu l'artefice per le edizioni Hachette. È anche l'autore di Les enfants terribles (s.d.), Les infortunes de Touche-à-tout (1861), Mademoiselle Marie Sans Soins (1867) [8], Monsieur Hurluberlu et ses déplorables aventures (1869), Mademoiselle Jacasse (1869), etc.

 

I "Difetti dei bambini" di Bertall pubblicati sin dal 1857 prefigurano dunque questa moda. Ma le conclusioni di queste storie edificanti rimangono molto sagge in rapporto agli eccessi di Hoffman: così, lo sfrontato viene bagnato con una secchiata d'acqua(« Le petit volontaire »), i begli indumenti della elegantona prendono fuoco (« La petite coquette »), il dispettoso si fa strappare il fondo dei pantaloni da un cane (« Le petit taquin »), l'analfabeta non ritrova la sua strada nel parco(« Le petit paresseux »), Il ladro di ciliege rimane intrappolato in una gabbia per lupi (« Le petit désobéissant »), etc.


Gli avvertimenti di Bertall restano piuttosto realistici, con un eccezione quasi: la caduta del "Piccolo Poltrone" del 1858, la storia presentata iall'inizio di quest'articolo, ricorda la sorte riservata a Pierino Porcospino. In questa storia, un giovane recalcitrante soffre di un mal di denti ma rifiuta di farsi curare da un celebre dentista di allora, Georges Fattet, "Dentista delle persone di mondo" [9]. Con fracasso fugge dal gabinetto dentistico. Le due ultime vignette di questa tavola testimoniano di un irrealismo umoristico ed anche ironico: la prima si attarda sul dentista ed il suo assistente "colti da un violento dispiacere pensando al futuro dello sfortunato bambino". L'ultima rivela la sorte del giovane pigro che, non curando i suoi denti, finisce afflitto da una mascella mostruosa. Una sorte degna di Struwwelpeterche rifiuta che gli si tagli capelli ed unghie.

In Bertall come in Hoffman, la mostruosità fisica, manifestazione di un difetto morale, assume una diversa ampiezza grazie all'immagine.


 


Les «Défauts des enfants» [I difetti dei bambini] di Bertall in La Semaine des enfants [La Settimana dei bambini], (1857-1876).

Quest'inventario può essere incompleto perché attualmente sono soltanto consultabili su Gallica, i seguenti volumi: dal 1 al 16 ; dal 20 al 22 ed il 25.


     - 7 février 1857 : «Le petit volontaire [Il piccolo volontario]»
     - 21 février 1857 : «Le taquin [Il dispettoso]»
     - 4 avril 1857 : «La petite coquette [La piccola elegantona]»
     - 18 avril 1857 : «Le petit taquin [Il piccolo dispettoso]»
     - 30 mai 1857 : «Le touche-à-tout [L'impiccione]»
     - 20 juin 1857 : «Le petit paresseux [Il piccolo pigro]»
     - 12 septembre 1857 : «Le petit désobéissant [Il piccolo dissubidiente]»
     - 29 mai 1858 : «Le petit poltron [Il piccolo ozioso]»
   

-Du 11 septembre au 16 octobre 1858 : «Toto l’indépendant»


               > Prima pagina
               > Seconda pagina
               > Terza pagina
               > Quarta pagina
               > Quinta pagina
               > Sesta e ultima pagina


- 17 décembre 1859 : «Le petit vaniteux [Il piccolo vanitoso]»


- 11 au 29 octobre 1862 : «Georges le distrait»


               > Prima pagina
               > Seconda pagina
               > Terza pagina
               > Quarta pagina
               > Quinta pagina
               > Sesta ed ultima pagina


NOTE


[1] «Aux pères et aux mères de famille [Ai padri e alle madri di famiglia]», La Semaine des Enfants, n° 1, 3 gennaio 1857, p.2.


[2] Henri Béraldi, Les Graveurs du XIXe siècle. Guide de l’amateur d’estampes modernes. Tome II. Paris, Librairie L. Conquet, 1885, p.45 : notice sur Bertall [Nota su Bertall]



[3] "Ai padri ed alle madri di famiglia", op. cit.


[4] "Georges le distrait" è inoltre stato ripubblicato sotto forma di un libricino e con lo stesso titolo, da Eugène Ardant, editore di Limoges, en 1889 [Vedi link interno in fondo al presente post per una sua traduzione italiana]. Questa storia è stata rimontata secondo il principio di una vignetta per pagina. Vedere l'esemplare digitalizzato su Gallica.


[5] Nelly Feuerhahn, "De Pierre l’ébouriffé à Crasse-Tignasse. La réception française du Struwwelpeter (H. Hoffmann, 1845). Contributo ad una storia degli scambi culturali comici in Europa", In: Autour de Crasse-Tignasse, Bruxelles, Théâtre du Tilleul, 1996, p. 26.


[6] Una delle prime traduzioni di questo libro in francese è scaricabile sul sito della biblioteca digitalizzata di Braunschweig: Pierre l’Ébouriffé, joyeuses histoires et images drôlatiques pour les enfants de 3 à 6 ans. Traduit de l’allemand du docteur Hoffmann sur la 360e édition par Trim, Paris, Sandoz et Fischbacher, 1872, [Per una sua presentazione nel presente blog in lingua italiana vedi: Protofumetto. Letteratura per l'infanzia. Germania. Heinrich Hoffmann, Pierino Porcospino, [Struwwelpeter], 1845. (Edizione inglese del 1848)]


[7] A questo proposito, leggere: Nelly Feuerhahn, "De Pierre l’ébouriffé à Crasse-Tignasse. La réception française du Struwwelpeter (H. Hoffmann, 1845). op. cit.


[8] Mademoiselle Marie Sans Soins [La Signorina Maria Senza-Cura] è egualmente scaricabile dal sito della biblioteca digitale di Braunschweig.


[9] All'epoca Georges Fattet è il dentista della ricca clientela borghese. Non esita a condurre numerose operazioni pubblicitarie roboanti, come ad esempio una discesa ai Champs-Elysées su un carro  munito di una dentiera gigante, Si dichiara professore di protesi dentaria ed inventore degli "osanores", (denti artificiali di avorio di ippopotamo senza fare uso di oro). Fu una delle vittime della matita di Cham che pubblicò delle caricature in Le Charivari tra il 1845 ed il 1850.Vedre a questo soggetto l'articolo seguente sul sito della Société française d’Histoire de l’Art dentaire: http://www.bium.univ-paris5.fr/sfhad/cab/texte02.htm.Da notare che facendo intervenire Georges Fattet, Bertall si rivolge sia ai bambini quanto agli adulti.
Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:
Les "Défauts des enfants" par Bertall


LINK interni relativi ad opere tradotte di Bertall:
Bertall, Georges le distrait, 1889, [Giorgino il distratto]

Briffault, Paris dans l'eau, 1844. Illustrazioni di Bertall.
berquinades

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26 maggio 2009 2 26 /05 /maggio /2009 07:24

I lunedì di Caran d'Ache

 

 

 

 

 


Caran d’Ache, « La sécurité dans les chemins de fer », Le Figaro du 9 décembre 1895.


Caran d'Ache, La sicurezza in treno, Le Figaro del 9 dicembre 1895. 



Al contrario di quanto solitamente si scrive su Caran d'Ache, la prima collaborazione regolare del disegnatore ad un quotidiano non fu al Figaro ma al Journal sin dal 1894.

Nel 1892, Fernand Xau, avendo fatto fortuna alcuni anni prima come impresario di Buffalo Bill durante la sua ultima tournée in Francia, si lancia nella stampa con Il Journal.

Per diversificarsi all'epoca dagli altri 46 altri quotidiani parigini, crea un "giornale letterario da un soldo", alla portata di tutti e che unisce all'informazione, dei racconti, delle cornache, delle fantasie, delle novelle, ecc. A questo scopo attira le penne consacrate della Capitale e dei giovani promettenti: Maupassant, Courteline, Marcel Schwob, Octave Mirbeau, Maurice Barrès, François Coppée, Jules Renard, Alphonse Allais, ecc. Fa egualmente appello a dei giovani collaboratori notevoli: Sem, Capiello, Jean Veber, Foarain e Caran d'Ache.

Quest'ultimo consegna una pagine ogni lunedì dal 26 marzo 1894 al 25 novembre 1895. Si tratta di una vera novità per la stampa quotidiana. Mai sino ad allora un posto così importante era stato consegnato ad un disegantore. Per Caran d'Ache, è una consacrazione. Presto, ci si contenderanno i suoi disegni.


I Lunedì del Figaro

 

 

 

 


Disegno di Caran d’Ache inserito in una colonna della prima pagina del Journal del 1900 annunciante la sua collaborazione settimanale.

 

 

Nel dicembre del 1895, Le Figaro passa da 4 a 6 pagine. Incarica allora Caran d'Ache affinché firmi la sua pagina del lunedì sui suoi fogli.

Il disegnatore di origine russa non è uno sconosciuto per questo giornale. Aveva già fatto apparire dei disegni e delle storie ad immagini allegate al Figaro, come il Il Figaro illustré (sin dal 1884) o il suo supplemento della domenica (sin dal 1885). Ricordiamo anche che è al Figaro che il disegnatore d'Ache proporrà il suo "romanzo illustrato". Maestro, nel luglio del 1894.


Dal 2 dicembre del 1895 al 14 maggio 1906, il disegnatore firma ogni lunedì, quasi senza eccezione, un disegno in terza pagine del quotidiano. Sono così più di 500 contributi che sono forniti in dieci anni di collaborazione, ossia una longevità eccezionale! Per di più Caran d'Ache, che non sembra essere limitato da un contratto di esclusività, ridiventa un collaboratore regolare del Journal a partire dal dicembre del 1899. Così, sino alla fine della sua attività di disegnatore (nel maggio del 1906), Caran d'Ache accumula questi contributi settimanali in due grandi quotidiani parigini: il lunedì per Le Figaro, il mercoledì per Le Journal  [1].

Queste pagine si presenta
no sotto diverse forme: un semplice disegno con didascalia, una macedonia di vignette su di un tema o una storia ad immagini. Le legende sono scritte da Caran d'Ache stesso. La maggior parte di questi "Lunedì" sono delle allusioni all'attualità o a delle caricature dei costumi e del quotidiano dell'epoca... la cui sootigliezza ci sfugge un po' oggi! Restano tuttavia delle magnifiche composizioni di un disegnatore sempre ispirato.

I "Lunedì" del Figaro faranno la celebrità del disegnatore [2]. Prova del loro successo, queste tavole settimanali del Journal  e del Figaro furono raccolte a mano a mano che venivano pubblicate in albi venduto in libreria [3].

A proposito di queste pagine settimanali, Georges Montorgeuil Ha scritto: "Il suo genere si adattava notevolmente al giornalismo: era il movimento, l'attualità, la vita che passa. La sua pagina di disegni era la cronaca che parlava agli occhi con una comicità diretta [4].


 

 

 

 

113 anni dopo...

 

 

Giusto 113 anni dopo la pubblicazione del primo dei "Lunedì di Caran d'Ache", Töpfferiana propone di ritrovare regolarmente queste pagine del Figaro. Questa "riedizione" è possibile grazie alla digitalizzazione di questo quotidiano realizzato dal sito Gallica.

 

 

Malgrado ciò, se non potete aspettare il prossimo numero, potete consultare questi disegni di Caran dìAche selezionando non importa quali dei numeri del lunedì tra il 1895 e il 1906 e recarvi alla terza pagina di questi! Per accedere al Figaro digitalizzato su Gallica, cliccare qui.

 

 

 






I Lunedì di Caran d’Ache, in Le Figaro — Dicembre 1895



- 2 dicembre 1895: «Teorie sul nome degli ufficiali del 166° reggimento»

- 9 dicembre 1895: «La sicurezza in ferrovia»

- 16 dicembre 1895: «Boomerang, il nuovo sport»

- 23 dicembre 1895: « John Bull e Jonathan »

- 30 dicembre 1895: «Il romanzo del giovane ricco»


 

 

  1. Purtroppo, oggi, non vi sono tracce di Caran d'Ache negli archivi di questi due giornali.
  2. Faranno egualmente la sua fortuna: secondo la rivista Lecture pour tous  (n° 7, aprile 1909, p.683), durante la sua collaborazione al Figaro  e al Journal, Caran d'Ache percepiva ogni settimana, per due disegni, 500 franchi.
  3. Questi albi sono: Les Lundis de Caran d’Ache ( Album pour les enfants de 40 ans et au-dessus), Plon, 1896 ; Les Lundis du Figaro, Librairie du Figaro, 1898 ; Album des lundis, Librairie du Figaro, 1899 ; Pages d’Histoire, Librairie du Figaro, 1904 ; Gros et détail, Plon, 1907.
  4. Les Annales politiques et littéraires, 1° agosto 1930, p.108



 

 

 

 

Lo spoglio di Figaro  prosegue. Ritroverete qui sotto il seguito dei contributi settimanali che Caran d'Ache fornisce al quotidiano nel 1896.



 

 

 

  Caran d’Ache, « Panem & Circences ! », Le Figaro du 20 janvier 1896.

 



I Lunedì di Caran d’Ache, in Le Figaro — Gennaio e Febbraio 1896:


 

 

 

 


 



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[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link ai due post originali:
Les Lundis de Caran d'Ache

Caran d'Ache

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22 aprile 2009 3 22 /04 /aprile /2009 12:41

Le conseguenze di Capodanno

 

 


1



 

 

 

 

 

 

 

  2

 


Caran d’Ache, Les suites du Jour de l’an [Le conseguenze di Capodanno], La Revue Illustrée n°27, du 15 gennaio 1887.

 

 

 

 

Una storia senza parole d'epoca per cominciare quest'anno nuovo! Le conseguenze di Capodanno è l'opera di Caran d'Ache e fu pubblicata in La Revue Illustrée n° 27 del 15 gennaio 1887 [1].

 

Torcendosi per i dolori, conseguenza degli eccessi della vigilia, un uomo ordina a sua moglie di chiamare un medico. Questi arriva, ascolta il paziente, procede al suo esame poi alle cure che consistono in un clistere [2]. Dopo Molière, Caran d'Ache si diverte con questo rimedio: sotto la matita del disegnatore, questa operazione delicata si effettua in tutto pudore dietro un paravento il che non impedisce di lasciare sfuggire alcuni dettagli comici di questa scena nascosta, soprattutto per via del cane... Curato e soddisfatto dei suoi servizi, il nostro uomo onora il suo salvatore ed il focolare ritrova la sua armonia.

 

Con questa storia, Caran d'Ache strizza di nuovo l'occhio a Wilhelm Busch [3]. Ma questa volta l'autore di Max und Moritz sembra aver ispirato di più il Francese...

 

Innanzitutto, Busch ha disegnato diversi Münchener Bilderbogen prendendo come cornice il veglione di San Silvestro e le conseguenze dei suoi abusi. È il caso del foglio n° 510 del 1870 intitolato Der Morgen nach dem Sylvesterabend [4]. In questa storia, Busch narra dettagliatamente il giorno successivo di un tizio che ha partecipato ad un veglione: alcuni dolori, mal di testa, gola secca, incidenti domestici dovuti ad un ritorno al focolare tumultuoso... Unici rimedi che il nostro festaiolo ha per riprendersi: un'abluzione rinfrescante ed un bicchiere di bitter!

 

 

 Wilhelm Busch, Der Morgen nach dem Sylvesterabend, Münchener Bilderbogen, n° 510 de 1870.

 

 

 

 

 

 

La sequenza del festaiolo mentre effettua la sua toilette dietro un drappo ricorda quella di Caran d'Ache che si svolge dietro un paravento. Un altro Münchener Bilderbogen di Busch utilizza egualmente questo genere di copertura: il n° 412, Das warme Bad (Un bagno caldo) del 1866. Giocando sul pudore di questa scena, il Tedesco nasconde a metà questa sequenza acquatica con l'aiuto di una tenda tesa su un filo. Notate anche i movimenti del cane in questa tavola, Caran d'Ache se ne ispirerà nel 1887.

 

L'ultima storia a il disegnatore francese si è certamente ispirato è intitolata  Der hohle zahn » (Un dente rovinato), le Münchener Bilderbogen n° 330 del 1862 [5]. Wilhelm Busch mette in scena un uomo colto all'improvviso, durante il pasto, da un grande mal di denti. Non trovando nessun mezzo per alleviare questo dolore si risolve a recarsi da un dentista. Lasciamo degli specialisti dell'arte dentaria esporci il seguito: "Il paziente è seduto su di un semplice sgabello e l'esame endo-orale è rapido, la gestualità di presa in mano e di azione della chiave di Garangeot, accuratamente orchestrata, così come l'avulsione del dente causale, realizzata con maestria..." [6]. Il paziente curato e riconoscente onora il suo medico e torna al suo pasto.

Di questa storia Der Hohle zahn, due elementi grafici si ritrovano chiaramente nel Francese: innanzitutto il fez, copricapo alla moda alla fine del XIX secolo presso gli Occidentali, portato dal dentista teutonico e che si ritrova sulla testa del malato in Caran d'Ache. Poi la scena della retribuzione che è quasi identica, con la stessa espressione di falsa modestia presso il corpo medico... 

 

 

 

 


Le conseguenze di Capodanno di Caran d'Ache sarebbe dunque un condensato di questi Bilderbogen. Pur aggiungendo la sua impronta, il disegnatore traspone così l'intervento salvifico di un medico nel quadro dell'indomani del veglione di Capodanno. Caran d'Ache centra la sua storia sull'attività del dottore, che si svolge non più presso il paziente ma al suo domicilio. Il disegnatore è nel 1887 all'inizio della sua carriera. Ancora influenzato dal maestro tedesco, questa tavola prova comunque l'originalità di Caran d'Ache che evidenzia ed impone il suo stile.


 

 

NOTE

[1] Questa storia sarà raccolta nell'albo Fantaisies [Fantasie], edito dalla Librairie Ludovic Baschet (lo stesso editore di La Revue Illustrée [La Rivista Illustrata]) nel 1890. La si ritrova egualmente pubblicata in L'Echo de Paris Littéraire et Illustrée, n° 50, del 8 gennaio 1893.

 

[2] Antico rimedio, il clistere è un lavaggio. Si effettuava all'epoca con un tubo o clisopompa, specie di grande siringa in stagno.

 

[3] Sette anni dopo queste tavole, Caran d'Ache si riapproprierà di una storia di pulce del Tedesco per darne la proprria versione: Vedere a questo proposito l'articolo pubblicato in precedenza: Le chien, la puce et le(s) maître(s). [Consultabile sul nostro blog Letteratura&Grafica a questo link: Il cane, la pulce ed i(l) padroni(e)].


[4] Due altre storie sullo stesso tema sono riprodotte nell'opera Wilhelm Busch. Histoires dessinées apparso presso Horay nel 1980: La nuit de la Saint-Sylvestre [La notte di San Silvestro] del 1863 (p. 52) e Un Tentative qui fait long feu [Un tentativo andato troppo per le lunghe] del 1867 (p. 96), senza altri dettagli sul loro titolo e pubblicazione d'origine.

[5] I disegni originali di questa storia sono consultabili sul sito comicforschung.de: http://www.comicforschung.de/platinum/toothbusch_nz.html

[6] MIcheline Ruel-Kellermann e Roger Guichard, Douleurs dentaires aïgues et psychosomatiques mises en scène par Wilhelm Busch, le père de la Bande Dessinée [Dolori dentari acuti e psicosomatiche messe in scena da Wilhelm Busch, il padre del fumetto] Conferenza presentata durante il Congresso della Société française d'Histoire dentaire, a Marsiglia il 23 e 24 giugno 2000:  http://www.bium.univ-paris5.fr/sfhad/vol5/art05/corps.htm.



 ANTOINE SAUVERD

 

 
[Traduzione di Massimo Cardellini]

 


Link al post originale:
Les suites du jour de l'an

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