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21 settembre 2011 3 21 /09 /settembre /2011 16:06

Parole in aria

 

 

 

 

di Antoine Sausverd

 

 

parole_aria1.jpg

 

 


 

Henri Avelot, Mots en l’air [Parole in aria], Le Pêle-mêle, n° 13, 31 marzo 1901.
Fonte: Gallica.bnf.fr


 

Le Parole in aria [Mots en l’air] che si scambiano questi due aeronauti americani furono pubblicate in Le Pêle-mêle del 1901. Questa breve storia firmata da Henri Avelot non è così leggere come potrebbe sembrare.

 

Innanzitutto, si noterà la composizione a scala di queste tre vignette. La storia ad immagini sembra schiacciare gli articoli con i quali essa condivide la pagina (cliccare sulla pagina per vederla nel suo contesto). Dall'alto, le vignette si allungano sempre più verso il basso. Avelot accentua così il movimento di caduta dell'aeronauta passando fuori bordo, ma anche quello del contraccolpo della mongolfiera alleggerita che sparisce nella parte alta dell'ultima immagine. Questa composizione è da accostare a quelle delle tavole di Job e di Winsor McCay già viste in precedenza.

 

In seguito, evidenzieremo come la parola passa, dalle prime due vignette all'ultima,da un dialogo con didascalia sotto l'immagine ad una bolla che esca direttamente dalla bocca di un personaggio. In Francia, l'uso della bolla era all'epoca normale. In Le Pêle-mêle, la si ritrovava di tanto in tanto in storie ad immagini e disegni umoristici dotati di didascalie. Essa appare più spesso nei giochi a concorsi che il disegnatore Daisne effettuava durante la stessa epoca sotto forma di rebus ad immagini.

 

parole_aria2.jpgDaisne, Estratto del "Concorso di parole tagliate", Le Pêle-mêle, n° 25, 23 giugno 1901.
Fonte: Gallica.bnf.fr

 

 

La tavola di Avelot è l'occasione per un gioco di parole sull'omofonia di lest [zavorra] e Leste [furbo, astuto]. La presenza della bolla nell'ultima vignetta è molto strana. Confessiamo di non aver afferrato tutta la sottigliezza del contenuto della bolla di Zim: "Se è una battuta, era piuttosto debole e non regge". Ci si chiede infine se questo palla di parole non sia il pretesto di un gioco di immagini, di un analogia visiva con la mongolfiera...

 

Negli Stati Uniti, le bolle parlanti diventano realmente una norma nei fumetti a partire dal 1900 [1]. Attraverso la sua storia dei due aeronauti americani, potremmo interpretare la tavola di Avelot come una risposta francese a questo nuovo uso. Per lui, così come per gli altri disegnatori francesi di quest'epoca, l'uso della palla rimane accessorio, Non è questione di farne un impiego esclusivo nelle loro storie ad immagini. Avelot ce ne dà la ragione: la bolla è sia una zavorra (appesantisce l'immagine) quanto astuta (dà "prova di una libertà eccessiva di fronte alle convenienze" [2]). Questa situazione perdurerà un quarto di secolo. E bisognerà aspettare la creazione nel 1925 di Zig et Puce da parte di Alain Saint-Ogan  per vedere l'uso della bolla diventare sistematica nel fumetto francese.

 

 

Antoine Sausverd

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 


 

 

 

 

NOTE:

 

[1] Thierry Smolderen, Questa non è una bolla. Strutture enunciative del filatterio", [Tr. it. di: Ceci n'est pas une bulle! - Structures énonciatives di phylactère  ; da: Actes des Quatrièmes Rencontres Réseaux Humains / Réseaux Technologiques.  Poitiers,  31 mai et 1er juin 2002. "Documents, Actes et Rapports pour l’Éducation", CNDP, p. 107-139. 

 

[2] Secondo una delle definizioni di "leste" data dal TLFi: Centre National de Ressources Textuelles et Lexicale.

 

 

 

LINK al saggio originale:

"Mots en l’air" par Henri Avelot

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30 luglio 2011 6 30 /07 /luglio /2011 08:11

Una "immagine a rovesciamento" di Baker


 

 

Baker, "Immagine a rovesciamento", La Jeunesse illustrée, n° 199, 19 dicembre 1906.


> Cliccare sull'immagine per vederla rovesciata <
Collezione: Bibliothèque de la Cité internationale de la bande dessinée et de l’image.

 

 

di Antoine Sausverd

 

 

L'ammiratore di Gustave Verbeek avrà probabilmente riconosciuto l'immagine qui sopra. Essa somiglia infatti a quella che illustra la copertina dell'antologia del disegnatore edita da Horay nel 1977: Dessus-Dessous. Quest'ultima riprendeva il contenuto di una vignetta di The Upside-Downs Little Lady Lovekins and Old Man Muffaroo, famoso fumetto in cui ogni tavola letta in un senso si prolungava non appena la si capovolgeva.

 

 

 

Gustave Verbeek, The Upside Downs of Little Lady Lovekins and Old Man Muffaro,
"A Fish Story", Sunday Record-Herald (Chicago), 31 luglio 1907.

 
Fonte: © SFCGA – San Francisco Academy of Comic Art Collection,

The Ohio State University Billy Ireland Cartoon Library & Museum.

 

 

 

Ma a ben guardare, non si tratta esattamente della stessa immagine. Essa è opera di Bernard Baker, disegnatore di origine americana, che si è fortemente ispirato alla vignetta di Verbeek per la sua tavola pubblicata in La Jeunesse illustrée del 19 dicembre 1906.

 

Sul conto di Baker, si sanno poche cose. Secondo il Dico Solo, egli collabora alla stampa illustrata francese (Le Rire, Fantasio, ecc.) tra il 1902 ed il 1914. Baker dà le sue Images à renversement[Immagini a rovesciamento] a La Jeunesse illustrée, puntualmente, sin dal n° 170 del 27 maggio 1906. Esse saranno riprese nel 1913-1914 nella rivista per bambini Diabolo Journal composta di tavole precedentemente pubblicate in La Jeunesse illustrée. Sembra che quella da noi riprodotta sia la sola direttamente ricopiata dagli Upside Downs.

 

Baker spinge il principio della sua "immagine a rovesciamento" sino alla firma del suo nome che egli raddoppia con un altro Baker rovesciato. Ma che non ci si inganni. La nostra tavola non è un nuovo tentativo di traduzione in francese degli Upside Downs apparsi originalmente tra il 1903 ed il 1905 in Comics Supplement del  New York Herald  [1].

 

Le tavole di Baker si inscrivono nella tradizione delle immagini a doppio senso dei secoli XVIII e XIX [2]. Esse non appartengono veramente al medium del fumetto. Anche quando essa è composta da una serie di due immagini da rovesciare (vedere esempio qui sotto), la pagina rovesciata non ha nessun legame narrativo con la prima. Queste opere non per questo sono meno notevoli in questa rivista infantile famosa per la rigidità delle forme delle sue storie ad immagini.

 

 

 Baker, "Immagine a rovesciamento. Il fantino ed il dentista",
Diabolo Journal
, n° 1, 8° anno, 4 gennaio 1914. Fonte: Töpfferiana.

> Cliccare sull'immagine per vederla rovesciata < 

 

 

 

 

 

 

Antoine Sausverd

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

 

 

NOTE

 

[1] In un precedente articolo, abbiamo riprodotto la pagina del Petit Journal illustré de la jeunesse dell'aprile 1906, ossia alcuni mesi prima della nostra tavolo di cui sopra, che riprendeva due immagini di una tavola della serie di Verbeek. 

 

[2] Per alcuni esempi di questi doppi ritratti, vedere il blog di Jean-Pierre Dionnet che riproduce quelli illustranti l'introduzione dell'antologia The Upside Down World of Gustave Verbeek: Complete Sunday Comics (1903-1905), Sunday Press Books, 2009 : http://www.humano.com/blog/l-ange-du-bizarre/31.

 

 

LINK al post originale:

Une "image à renversement" par Baker

 

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24 giugno 2011 5 24 /06 /giugno /2011 06:00

I fili di ferro del Fliegende Blätter


 

 

 

di Antoine Sausverd

 

 

 

Tra il 1870 ed il 1890, si sviluppa nella grande rivista umoristica tedesca Fliegende Blätter (1845-1944) une forma di storia ad immagini i cui personaggi non sono disegnati che con l'aiuto di semplici asticelle [1]. Minimaliste sino in fondo, queste sagomine di filo di ferro sono anche mute e spesso aninime. La loro sceneggiatura, nella loro prima apparizione, è anch'essa rudimentale:


 

Fliegende Blätter, vol. 52, n° 1284 e n° 1285, 1870.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de


 

 

 

Nella sua opera Naissances de la bande dessinée [Nascita del fumetto], Thierry Smolderen ricorda che esiste durante il XIX secolo  un gusto per questo stile di rappresentazioni con l'aiuto di asticelle [2]. Menziona anche dei precedenti come le Line and Dots di George Cruikshank (1817) e le note musicali antropomorfe di Grandville pubblicate in Magasin Pittoresque (1840).


 

 

Jean-Jacques Grandville, Un valzer [Un valzer], Le Magasin Pittoresque, Parigi, 1840.

 

 

 

Smolderen ricorda le riflessioni compiute da Rodolphe Töpffer nel capitolo delle Réflexions et menus propos d’un peintre genevoix [Riflessioni e brevi discorsi di un pittore ginevrino] intitolato "Où il est question des petits bonshommes" [Dove è questione di piccoli ometti]: il ginevrino vi promuove una "imitazione ristretta ai segni esteriori di organizzazione, di regola, di misura, di divisione" piuttosto che "imitazione reale, sensibile, espressiva dell'oggetto".

 

Come riassume Laurent Gerbier nella sua recensione del libro di Smolderen: "Un disegno così concepito non ha per funzione di trasmettere l'informazione più esatta, ma di creare un essere, un individuo: il segno che l'esprime può essere infinitamente abbreviato senza che la comprensione perda nulla, poiché non somiglia alla cosa ma all'idea che se n eha, di modo che questi disegni sono "l'emanazione stessa del pensiero dell'autore", e favoriscono un tratto corsivo, vivo, libero" [3].

 

Ma torniamo al Fliegende Blätter. Stecche di biliardo, spade da duello, scale: le forme accessorie utilizzate nelle storie seguenti sembrano essere state scelte per rivalizzare con dei personaggi anch'essi filiformi. Menzione particolare alla partita di biliardo nella quale le biglie e le teste dei giocatori sono fatte con lo stesso punto:

 

 

Fliegende Blätter, vol. 62, n° 1538, 1875.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 


 

 

 

Fliegende Blätter, vol. 69, n° 1734, 1878.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Humoristische Monatshefte: aus Lothar Meggendorfer’s lustiger Bildermappe, n° 3

in Lothar Meggendorfer’s humoristische Blätter, volume 2, Schreiber, 1890, p. 27-29 [4].

 


 

 

 

Dopo le prime prove, le figure si ispessiscono. Gli animali fanno la loro comparsa e sono a loro volta ridotti ad alcune linee.


 

 


 

Fliegende Blätter, vol. 68, n° 1718, 1878.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fliegende Blätter, vol. 73, n° 1718, 1880.
  Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fliegende Blätter, vol. 75, n° 1877, 1881.
  Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 


 

 

Nella tavola qui sopra- firmata da un certo Nitzsche– ma anche nella seguente, gli scenari non hanno più nulla di essenziale e la fanno finita con nla stilizzazione radicale dei corpi.

 


 

 


 

 Fliegende Blätter, vol. 72, n° 1814, 1880.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 


 

 

Segnaliamo due altre storie apparse in Fliegende Blätter nella stessa vena ambivalente e probabilmente dello stesso disegnatore anonimo Der gefoppte Gläubigervol (vol. 72, n° 1802,1880) t « Schöne Seelen sinden sich » (vol. 79, n° 1989, 1883).

 

 

Non fidatevi del tratto depurato della tavola tardiva (1889) che segue. Se il suo autore ritorna ad un'economia stretta dei mezzi, è per meglio giocare con i codici del genere filiforme, come testimonia la scena finale delle più astratte.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Fliegende Blätter, vol. 90, n° 2272, 1889.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

 

 

Di una stilizzazione anch'essa del tutto schematica, la storia seguente propone una variazione figurativa a partire da fiammiferi. Tuttavia, nelle due storie, il sistema di rappresentazione scelto è al servizio della caduta: sull'esempio della diversità tra dei sottili e fragili giocatori di carte che scoppiano in mille pezzi, l'esito di quest'amore impossibile si consuma letteralmente per finire in cenere:

 


 

Fliegende Blätter, vol. 87, n° 2201, 1887.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

 

Per gli amanti del genere, segnaliamo altre storie con personaggi filiformi apparsi in Fliegende Blätter:

 

 

 

fili01.jpg

   Der Schüchterne Adolar, vol. 71, n° 1793, 1879


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fili02.jpg  Ein Roman aus dem Eise, vol. 74, n° 1858, 1881

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

fili03.jpg

  Die beiden Natursoscher, vol. 81, n° 2040, 1884

 

 

 


 

 

 

 

 

 

fili04.jpg

Im Affentheater, vol. 92, n° 2338, 1890

 

 

 


 


 

 

In Francia, Caran d’Ache, che aveva già importato dalla Germania le storie ad immagini senza didascalie, ha ripreso questa forma di figurazione a fil di ferro, soprattutto in due storie a tematiche napoleoniche apparse negli anni 90 del XIX secolo: La Lettre de Napoléon à Murat et À la houzarde! [5]:

 

 

  Caran d’Ache, À la houzarde!, Le Rire n° 52 del 2 novembre 1895.

Fonte: Cité internationale de la bande dessinée et de l’image.

 

 

 

On remarquera que, pour cette couverture du Rire, le trait du créateur de L’Epopée oscille entre le fil de fer à l’allemande et les silhouettes de théâtre d’ombres, ce dernier genre avec lequel il connut le succès à la fin des années 1880 au cabaret du Chat Noir.

 

 

 

 

 

 

Quelques pages supplémentaires du Fliegende Blätter avec des personnages en fil de fer dessinées par Lothar Meggendorfer:

 

 

 

 

 

 

fili05.jpg

http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb88/0027?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fili06.jpg

http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb91/0075?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

 

 


 

 

 

 

 

 

fili07.jpghttp://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb91/0167?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fili08.jpghttp://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb93/0068?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fili09.jpghttp://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb93/0096?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

 


 

 

 

Lo stesso Meggendorfer diede tra il 1888 ed il 1890 delle partizioni musicali antropomorfiche nello stile di quelle di Grandville:

 


 

Fliegende Blätter, vol. 92, n° 2320, 1890.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

 


 

 

http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb89/0180?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb89/0235?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb90/0020?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb92/0020?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb92/0037?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb92/0048?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb92/0080?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb92/0163?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb92/0212?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb93/0052?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

 

 

 

 

 

Antoine Sausverd

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 


 

 

 

NOTE

 

 

[1] Abbiamo potuto consultare questa rivista grazie alla biblioteca universitaria di Heidelberg che propone gli esemplari scannerizzati dei cento anni del Fliegende Blätter (1845-1944). Il progetto, molto avanzato, è in corso per i numeri del secolo XX. 

 

[2] Naissances de la bande dessinée, Impressions Nouvelles, 2009, p. 36-35. 

 

[3] Come riassume Laurent Gerbier nella sua recensione del libro di Smolderen: "L’art de lire comme patrimoine immatériel: une histoire empirique de la bande dessinée", Acta Fabula, Essais critiques: http://www.fabula.org/revue/document5840.php  

 

[4] La storia qui sopra è opera di Lothar Meggendorfer, uno dei disegnatori del Fliegende Blätter, ma non è tratta dalle pagine di questa pubblicazione. Essa fu pubblicata durante la stessa epoca nella rivista del disegnatore tedesco: Humoristische Monatshefte

 

[5] Queste due storie sono riprodotte nell'albo di Caran d’Ache edito da Plon nel 1898: C’est à prendre ou à laisser [Prendere o lasciare]: "La Lettera di Napoleone a Murat", alle pagine 6 e 7, e " À la houzarde!, renommée 'De Madrid à Moscou'", a pagina 43.

 

 

 

 

LINK al post originale:

Les fils de fer du Fliegende Blätter

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5 giugno 2011 7 05 /06 /giugno /2011 06:00

Gli innaffiatori innaffiati (bis)

 

  sauverd1.jpg

O’Galop, serie di quattro lastre, 1900 circa (?). Cromolitografia su vetro.

Fonte: Lanternes magiques. Le monde fantastique des images lumineuses. Musée d’Unterlinden, Colmar, 2009.

 

 

di Antoine Sausverd

 

 

 

In prosieguo del nostro precedente articolo, proponiamo una nuova infornata di versioni e varianti dell'innaffiatore innaffiato.

 

Marcel Roussillon, più noto con lo pseudonimo O’Galop, ha dato alcune storie ad immagini verso gli ultimi anni del XIX secolo. Ma è su delle lastre di vetro di lanterna magica che si conosce oggi la sua versione dell'innaffiatore innaffiato [1]. Si noterà che ricorda la tavola di Christophe apparsa in Le Petit Français Illustré del 1889 per il suo sfondo verdeggiante e per la postura del bambino.

 

Il formato allungato di questo supporto si presta particolarmente a questa gag. Il tubo ed il getto possono svilupparsi in tutta la loro lunghezza. Nelle precedenti versioni che abbiamo esaminato, le strisce non erano così larghe. I disegnatori giocavano allora sulla prospettiva, ponendo i loro attori su piani diversi.


Le due tavole che seguono, più recenti, furono pubblicate in giornali per bambini [2]. I loro autori, Ymer e Pierre Falké, riprendono entrambi il dispositivo di ampi riquadri, forse ispirati a delle lastre di lanterna magica, poste le une sotto le altre nella pagina.

 

 

  sausverd2.jpgYmer, "L'innaffiatore innaffiato", La semaine de Suzette, 28 settembre 1905.
Fonte: Pierre Chemartin.

 

 

Qui sopra, la storia di Ymer inverte i ruoli: il ragazzino è l'innaffiatore, il giardiniere colui che compie lo scherzo. La tavola seguente firmata da Pierre Falké ricorda le leggi della fisica e più particolarmente quella della resistenza dei materiali...


 

 

sausverd3.jpgPierre Falké, "Un bello scherzo", L’Américain Illustré, n° 14, 28 settembre 1907.
Fonte: Collections numérisées de la Cibdi.

 

 

Queste storie mettono in scena dei bambini e si rivolgono a loro, la morale dunque è salva. come nella tavola di Epinal vista precedentemente e contemporanea di questa due storie, i giovani dispettosi subiscono il ritorno del castigo del loro scherzo, sotto lo sguardo ilare dell'innaffiatore, a cui oramai non la si fa più.

 

L'ultima tavola, qui sotto, ci permette di tornare al nostro punto di partenza, ossia alla prima versione dell'innaffiatore apparsa in Le Chat Noir nel 1885. Infatti, sono entrambe l'opera dello stesso disegnatore, Uzès, che firma qui con il suo vero nome, Achille Lemot.

 

 

sausverd4.jpgAchille Lemot, "Uno sbaglio di Gugusse", Album Noël, 1900, p. 34.
Fonte: Andy’s Early Comics Archive

 

Quindici anni dopo la sua prima vendemmia [3], Lemot riprende la sua sceneggiatura originale: le posture dell'innaffiatore e del bambino sono quasi le stesse, soltanto la fine è leggermente diversa. La composizione della pagina del 1900 è molto più saggia: le scene inquadrate e numerate si incorporano in modo ortogonale, le didascalie poste in basso, dopo i disegni, le une di seguito alle altre. Tuttavia, Lemot conserva la ricetta che l'ha diversificato dalle versioni che lo seguirono: l'alternanza del punto di vista, futuro elemento essenziale della grammatica cinematografica. La concatenazione efficace dei tre primi riquadri fa sì che la scenetta dell'innaffiatore innaffiato non è mai stata così dinamica se non sotto la matita di questo disegnatore.

 

 

ANTOINE SAUSVERD


[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

 

NOTE

 

[1] O’Galop ha disegnato una serie di ilastre di lanterna magica che si possono vedere sul sito della Cineteca di Tolosa.

 

[2] Grazie a à Pierre Chemartin per averci segnalato queste due tavole.

 

[3] È possibile che questa tavola del 1900 sia stata pubblicata precedentemente, in Le Noël, titolo creato dalla Maison de la Bonne presse, alla quale Lemot collaborò dal 1896 al 1899.


 

LINK al post originale:

Arroseurs arrosés (bis)

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23 gennaio 2011 7 23 /01 /gennaio /2011 20:03

La pappagallomania di Edouard Chevret


 

perroquettomanie-00.jpeg

Edouard Chevret, Album comique. La Perroquettomanie, 1861.
Fonte: gallica.bnf.fr

 

 

 

di Antoine Sausverd

 


 

Scovato su Gallica, quest'uccello esotico ci era sconosciuto. La Perroquettomanie [La pappagallomania] è un albo comico datante al 1861 che oggi qualificheremmo come autopubblicazione. I disegni e i testi sono firmati da Édouard Chevret, la litografia è opera di Canquoin. Entrambi sono originari di Marsiglia, il che lascia pensare che il nostro albo lo sia anch'esso. Disegnatore, caricaturista, poeta, Edouard Chevret è nato nella città focea, il 6 gennaio 1835, e morto nella stessa città il 9 dicembre 1874 [1]. Il Dico Solo non indica che una collaborazione a L’Oursin nel 1867.

 

Lo stile grafico di Chevret non ha nulla di indimenticabile. Il suo albro non si distingue nemmeno per un'impaginazione particolarmente inventiva. La quarantina di pagine che lo compongono riproduce lo stesso modello, e cioè una serie di sei vignette disposte regolarmente sulla pagina in due striscie. Il rapporto tra l'immagine ed il testo è molto spesso illustrativo o pretesto a dei giochi di parole per contrapposizione.

 

Il nostro eroe, il signor  Frusquillard "celibe, maniaco e scontroso", inseguendo il suo pappagallo volato via (come altri l'Oggetto Amato), ricorda quelli delle prime storie ad immagini di Cham pubblicate presso Aubert sin dal 1839 (M. Lajaunisse, M. Lamelasse, ecc.). Ritroviamo presso il marsigliese lo stesso ritratto del borghese a cui accadono delle disavventura senza nessun altro filo conduttore se non quello di infilare delle situazioni comiche. Questa concatenazione di incidenti inverosimili non si compie d'altronde che con la morte dell'eroe, che sopraggiunge sempre in un modo tanto stravagante quanto immediato.

 

Tuttavia, La Pappagallomania ci strappa ancora qualche sorriso e si distingue per alcune peripezie delle più fantasiose. Così, il signor Frusquillard si fa divorare il naso da ratti affamati, ma l asua appendice nasale ricresce, più appuntita che mai, dopo essere stata annaffiata [2]. Il nostro borghese si fa esplodere la testa (poi riattaccata) dal suo dentista. Il suo paio di stivali è condannato dopo un processo ad essere impiccati... Inseguendo il suo pennuto che non fa che sfuggirgli, il signor Frusquillard giunge sino in Egitto ed in Italia, dove cade accidentalmente in fondo al Vesuvio. Lo sventurato si ritrova agli inferi dove incontra Minosse in persona.

 

perroquettomanie01.jpg

 Edouard Chevret, La Perroquettomanie, 1861. Fonte: gallica.bnf.fr

 

 

Al colmo della disperazione, il nostro eroe perde letteralmente la testa. Seguono una serie di visioni "abracadabranti" e da incubo che evocano le fantasmagorie grafiche di J. J. Grandville.

 

 

 

perroquettomanie02.jpg

 Edouard Chevret, La Perroquettomanie, 1861. Fonte: gallica.bnf.fr

 

 

In questo albo, Frusquillard dividela storia con due ruoli secondari; la sua domestica Héliotrope ed un geniere chiamato Tête-de-loup [Testa di lupo], che finiranno con lo sposarsi. L'immagine di un illustre discendente di questo militare da berretto peloso si impone a noi: il geniere Camember, che apparirà sotto la matita di Christophe una trentina di anni dopo in Le Petit Français illustré.

 

Ma è un altro geniere, cugino prossimo di Camember, che si apparenta di più con  Tête-de-loup: le sapeur Gruyer che Eugène Le Mouël creò per una tavola della tipografia Quantin nel 1886 [3]. Infatti, nelle due storie, il berretto peloso, abbandonato sulla strada pubblica dal suo proprietario, provoca un quiproquo simile: così, in due storie, il copricapo irsuto, scambiato per una bestia pericolosa, spaventa la popolazione e deve essere abbattuta!

 

perroquettomanie03.jpg

 Edouard Chevret, La Perroquettomanie, 1861. Fonte: gallica.bnf.fr

 

 

 

 

 

 

 

 

perroquettomania-4.jpg

Eugène Le Mouël, "Le sapeur Gruyer", Tipografia artistica di casa Quantin, Serie 1, tavola n° 14, 1886.

 

 

Torneremo prossimamente sulla ricorrenza del geniere nelle storie ad immagini del XIX secolo.

 

 

 

Antoine Sausverd

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

NOTE

 

[1] Cfr. Octave Teissier, Peintres, graveurs et sculpteurs nés en Provence, Bulletin de la Société d’études scientifiques et archéologiques de la ville de Draguignan, tomo XIV, 1882-1883, p. 13. Link  

 

[2] Il che fa del signor Frusquillard un candidato per la nostra rubrica Fumetti disegnati a naso.

 

[3] Eugène Le Mouël, Le sapeur Gruyer, Imagerie artistique de la maison Quantin, Serie 1, tavola n° 14, 1886.

 

 

 

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La Perroquettomanie par Edouard Chevret

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31 dicembre 2010 5 31 /12 /dicembre /2010 07:17

 

"Una ciocca dei vostri capelli, Maestro!..."


 

maestro--1.jpg

Caran d’Ache, Musical competition, apparsa nel 1893 on Almanack for 1894, supplemento di fine anno della celeberrima rivista satirica inglese Punch.


 

 

di Antoine Sausverd

 

 

Scovata sul sito www.griffioen-grafiek.nl, questa tavola firmata Caran d'Ache è interessante per più di un motivo. Innanzitutto perché è probabilmente una delle più belle composizioni del disegnatore [1]. Notate l'eleganza e la virtuosità di un Caran d'Ache al vertice della sua arte: il passaggio brusco dal calmo allo straripamento nei due primi disegni; il serpentino da piccole scene più o meno ravvicinate; il ritmo dato dalla diversità di queste azioni eppure ripetitive; la scena finale, in tutto riposo, nella quale le volute del sigaro ricordano i vortici precedenti, e dove si scopre, in fondo, il vaso delle rose. E poi, quella frase a forma di titolo- "Una ciocca dei vostri capelli, Maestro!...- che richiama... Infatti, avrete capito che il secondo interesse proviene dal soggetto di questa storia ad immagini mettendo in scena un maestro che ne ricorda un altro...

 

Pubblicata alla fine del 1893, questa tavola intitolata "Musical competition" è anteriore a Maestro, progetto di "romanzo disegnato" interamente muto proposto da Caran d’Ache nel luglio del 1894 al giornale Le Figaro. Il modello del celebre musicista virtuoso dall'ampia capigliatura aveva dunque già titillato il nostro disegnatore.

 

La storia dell'Almanack da Punch può essere accostata a due pagine isolate del romanzo incompiuto: ognuna pone in scena una tagliata di ciocche di capelli del musicista. La prima quando il giovane virtuoso lascia i suoi genitori adottivi per essere chiamato al servizio del re [2]; la seconda quando il maestro fugge dal palazzo reale, lasciando una ciocca di capelli nella busta che accompagna la sua lettera di addio [3]. Queste pagine  auguravano una futura calvizie dell'eroe? Altre scene di amputazioni dei capelli erano state previste durante la narrazione  nella sua versione finale?

 

maestro--2.jpg

  

 

Nessun altro frammento di  Maestro ricorda questa storia inglese. Ma è nei fogli della sua sinopia, conservata al dipartimento delle Arti grafiche del museo del Louvre, che si trova un altro pezzo del puzzle. Thierry Groensteen vi ha identificato ciò che potrebbe essere la conclusione di questa storia incompiuta [4]. In queste pagine di sceneggiatura dispersa, egli evidenzia soprattutto una insistenza oscura per "le parrucche e la calvizie, da cui si può soltanto concludere che il maestro aveva dovuto perdere i suoi capelli in un momento qualsiasi". È fatta anche menzione di "parrucche di ricambio" che il musicista portava di nascosto [5].

 

 

maestro--3.jpg

 

La scenetta del Punch offre una spiegazione di questa parte enigmatica della sceneggiatura: a furia di offrire ciocche di capelli dopo le sue rappresentazioni, il virtuoso diventa calvo.Per continuare a soddisfare le sue ammiratrici, egli porta delle parrucche, una nuova ad ogni concerto. Quest'aneddoto avrebbe potuto collegarsi in seguito al racconto incompiuto che ci è oggi noto  per fornire un episodio della vita del maestro, spiegando le allusioni capillari della sinopsi ritrovata,

 

Questa breve storia essendo apparsa ben prima del progetto del libro, avrebbe potuto servire da punto di partenza a Caran d’Ache per elaborare il suo "romanzo disegnato"? Su questa domanda il Maestro lascia, ancora una volta, un grande silenzio.

 

 

NOTE

 

[1] Questa storia non si ritrova in nessuno degli albi dell'artista pubblicati dall'editore Plon, compilazioni delle pagine di Caran d’Ache pubblicate nelle riviste francesi e straniere.

 

[2] Vedere il foglio RF  8572.BIS dell’inventario del dipartimento delle arti grafiche del Louvre.

 

[3]  Vedere la pagina 100 dell'edizione di Maestro (CNBDI éd.) ed il suo schizzo referenziato RF 8616 nell'inventario del dipartimento delle Arti grafiche del Louvre.

 

[4]  Thierry Groensteen, "Caran d’Ache, le retour du Maestro", 9e art, n° 7, janvier 2002, p. 14.

 

[5] "[La fidanzata del maestro] verrebbe con i suoi genitori arrabbiati a chiedere delle spiegazioni presso il maestro ed è il cane (suo nemico) che troverebbe le parrucche di ricambio che egli indosserebbe sulla scena guardando con fine espressione le persone!", Archivio RF 8630.8, citato da Groensteen, op.cit.

 

 

 

 

 

Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]

 


 

 

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Une mèche de vos cheveux, Maestro!...

  

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Maestro: Quelques cheveux de plus




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18 dicembre 2010 6 18 /12 /dicembre /2010 17:54

 

Maestro: qualche capello in più

di Antoine Sausverd
  


 

Caran d’Ache, Tavola numerata 167 di Maestro. Collezione privata.

 

 

Maestro, il romanzo disegnato incompiuto di Caran d'Ache risorge di nuovo. In un precedente articolo, Maestro, il romanzo disperso, non disperavamo di vedere riapparire nuove tavole disperse a seguito della vendita all'asta del laboratorio dell'artista nel 1909. Alcuni mesi fa la tavola qui sopra è stata venduta su eBay [1].
 

Questa tavola numerata 167 si situa all'inizio del capitolo IV [2]: il giovane musicista prodigio è preso sotto la protezione di un re appassionato di musica. Accompagnato dal suo affettuoso domestico, il bambino alloggia al castello. Ma rapidamente il palazzo reale si rivela essere una prigione dorata. Il maestro deve unirsi ad interminabili duetti musicali con un sovrano che si rivela essere un pessimo interprete.

  

La nostra tavola si divide in due scene simultanee. Nella parte inferiore, si trova il soggetto principale: il bambino è al piano ed accompagna il re, seduto sul suo trono mentre suona il violino. Nella parte superiore, la scena appare  nell'inquadramento in trompe-l’oeil che imita una pagina bucata: il domestico del ragazzo avendo finito la sua giornata di incarichi si stira e sbadiglia aspettando il ritorno del giovane protetto nella camera che è loro messa a disposizione.

  

Nel calore dell'azione, il sovrano non si accorge che i suoi suoi capelli e l'attaccatura dei suoi occhiali stringinaso si sono avvolti intorno al suo archetto (una corda del violino si è rotta...). Le dissonanze che allora produce non sembrano disturbarlo, contrariamente al giovane pianista. Tutto il corpo di quest'ultimo sembra torcersi per seguire la sfrenata partizione regale: se busto e gambe sono di fronte al pianoforte, la testa è girata verso il violinista (i movimenti dei capelli ne sono testimoni), mentre le braccia si incrociano e l edita si tendono e piegano dolorosamente per colpire nervosamente i tasti della tastiera!

  

Questa pagina, inchiostrata allo stato finale, ci offre l'ultima immagine di una sequenza di cui ritroviamo le differenti tappe tra gli schizzi di Maestro conservati al Louvre.

 

 

Caran d’Ache, pagine di Mémoires du Maëstro. Schizzi provenienti dai fondi del Département des Arts graphiques du musée du Louvre, (c) RMN. 

 

Si noterà che, in questi disegni preparatori, le scene superiori con il domestico non erano previste. al suo posto elementi della decorazione architettonica riempivano lo sfondo. Per indicare che questo duo si sta svolgendo da molto tempo, gli sbadigli del servo erano sostituiti da un orologio simbolico, posto in alto a destra della scena finale (Abbozzo IV). Con le nuove sequenze sulla parte alta della pagina, Caran d'Ache introduce un montaggio in parallelo innovatore e dinamico.

 

Il maestro capelluto smascherato?

 

Approfittiamo di questa pagina inedita per evocare un nuovo elemento della genesi del romanzo a disegni incompiuto. Infatti, essa riprende un motivo ricorrente di Maestro già sollevato qui, e cioè quello dei capelli. Se nel nostro caso è la capigliatura del sovrano il centro della gag, Caran d'Ache dà nella sua storia incompiuta una certa importanza a quella del musicista prodigio. Abbiamo già visto che una tavola di Caran d'Ache, intitolata «Musical competition» (« Une mèche de vos cheveux, Maëstro !… »), pubblicata in The Punch ed anteriore a Maestro, sarebbe potuta servire da punto di partenza o d'ispirazione al "romanzo disegnato". Chiariva anche alcuni passaggi di sceneggiature  ritrovate da Thierry Groensteen con gli schizzi del Louvre.

 

A proposito di questa tavola inglese, il libro The history of "Punch" [3] ci chiarisce sul vero soggetto di questa storia ad immagini. Infatti, essa si ispira alla frenesia femminile di allora suscitata dal celebre pianista Ignacy Paderewski (1860-1941). Il musicista aveva conosciuto le sue prime glorie a Parigi durante un memorabile concerto nel 1888, epoca in cui Caran d'Ache conosceva anche i suoi primi successi. Paderewski che eccitava le passioni del pubblico femminile si distingueva anche per un'ampia e folta capigliatura dai riflessi rossi e ramati. È questo pianista ad aver ispirato al disegnatore il suo maestro disegnato?

 

Paderewki è nato nell'antica provincia polacca della Podolia, oggi situata nel sud-ovest dell'Ucraina. Un elemento di più per avvicinarlo al musicista di carta? In effetti, questa regione potrebbe aver ispirato Caran d'Ache per le prime pagine del suo romanzo disegnato nelle quali l'infanzia del giovane prodigio prendono posto infatti in un villaggio tradizionale slavo.

 

 

Questi nuovi elementi su Maestro non sono che alcuni cappelli in più su una parrucca alla quale, sfortunatamente, mancheranno sempre numerose ciocche per essere completa.

 

NOTE  

 

[1] Ringrazio l'attuale proprietario di questo disegno per avermene fornito una riproduzione.


[2] Essa si inserisce molto probabilmente dopo la tavola 165b, riprodotta a pagina 87 nella versione di Maestro edita dal CNBDI nel 1999. Notare la stilizzazione della numerazione dell'impaginazione formata a partire da note musicali. 

[3] Marion Harry Spielmann, The history of "Punch" , Cassell and Company, New York, 1895.


Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]


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Maestro: Quelques cheveux de plus
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31 ottobre 2010 7 31 /10 /ottobre /2010 07:00

Gli innaffiatori innaffiati

 

https://www.youtube.com/watch?v=UlbiNuT7EDI

 

Louis & Auguste Lumière, L'Arrosseur arrosé, 1896.

In articoli precedenti, abbiamo evocato la ricorrenza della scenetta (gag) dell'"Innaffiatore innaffiato" nelle storie ad immagini della fine del XIX secolo. Ci riproponiamo oggi di riunire alcune delle tavole che riprendono questo scenario conosciuto mondialmente dopo il suo adattamento al cinema da parte dei fratelli Lumière nel 1895 [1].

La prima apparizione, spesso citata, risale al 1885: Arrosage public [Innaffiamento pubblico] è una storia senza didascalia pubblicata in Le Chat Noir e firmata con lo pseudonimo di Achille Lemot.

Uzès, Arrosage public [Innaffiamento pubblico], da: Le Chat Noir, n° 182, 4 luglio 1885. 

Se tutti gli elementi della scenetta sono presenti, faremo notare che la conclusione non è quella che ci si aspetta, l'innaffiatore non finisce infatti con l'essere innaffiato... A parte ciò, questa tavola è tra le più riuscite: Uzès non si impone un'impaginazione rigida dalle vignette dello stesso formato distribuite in modo regolare, come vedremo nelle versioni successive. Egli dispone liberamente le sue immagini, senza cornice e dai contorni mutevoli, nello spazio della tavola. Esse si incastrano e si articolano in modo singolare. Cambiando punto di vista e prospettiva, le scene seguono nel modo migliore l'azione, dando ritmo e dinamismo a questa tavola in un modo sorprendentemente moderno. Certo, la lettura della storia è un po' caotica. È obbligata a seguire un percorso ad "S" rovesciata, poco naturale per il lettore, ma anche per far serpeggiare, il tubo per innaffiare, sulla superficie della pagina. Questa tavola testimonia la creatività che regnava allora nel cabaret di Montmartre del Chat Noir, sin nelle pagine della sua rivista.

La versione seguente, pubblicata un anno dopo sulla rivista tedesca Fliegende Blätter, presenta un'impaginazione più classica ma non per questo meno interessante. Il punto di vista rimane lo stesso per tutta la sequenza. Tuttavia essa adotta quella del monello, nascosto dietro l'angolo del muro in primo piano. L'innaffiatore, di spalle, è posto in secondo piano. Questa messa in scena fa anche del lettore il complice di questo scherzo. Quest'impressione è rafforzata nell'ultima immagine dall'atteggiamento del bambino che ci prende a parte con il suo grande sorriso ed il suo dito puntato verso la sua vittima [2].

Hans Schließmann, Ein Bubeinstreich, da Fliegende Blätter, vol. 85, n° 2142, 15 agosto 1886. 

La prossima versione fu pubblicata nel marzo 1887 nella rivista di Albert Robida La Caricature. Su tratta di un adattamento molto meno talentuoso della tavola del Fliegende Blätter. Il suo autore, A. Sorel, si era specializzato in storie ad immagini di cui riduceva i personaggi a sagome nere [3].

 

A. Sorel, Fait divers, da La Caricature, n° 376, 12 marzo 1887. 

Il tratto del disegnatore è molto semplice e rigido, il che dà ai suoi personaggi l'aspetto di marionette da teatro d'ombre rozzamente articolate. La prospettiva è piuttosto appiattita ed il punto di vista è invertito in rapporto a quello di Schließmann. La scenetta è ridotta ad una stretta e piatta espressione grafica.

Pubblicata lo stesso anno di quella di La Caricature, la storia seguente è opera di Hermann Vogel, disegnatore di origine tedesca che collaborò anche al Fliegende Blätter. Essa fu realizzata per la tipografia parigina di casa Quantin destinata ai bambini, dettaglio che non è privo di conseguenze. Infatti, non è questione per l'editore offrire al suo lettore gli stessi diverti per gli adulti. Le immagini, giudicate distraenti per natura, devono essere accompagnate da un testo aggiunto in didascalia sotto ognuna di esse. Altro imperativo pedagogico, lo scherzo non può rimanere impunito. La storia è dunque aumentata con una conclusione moralizzante. 

Hermann Vogel, L’Arroseur [L'innaffiatore], Tipografia artistica di Casa Quantin, Serie 4, tavola n° 4. 1887. 

La scenografia è ridotta ad alcuni elementi, l'attenzione si concentra sui differenti protagonisti, più numerosi che nelle versioni precedenti- la larghezza delle vignette varia d'altronde secondo il loro numero. Il grande formato delle tavole Quantin obbliga ad un certo sviluppo dello scenario. Vogel non avrebbe potuto limitarsi alla breve trama della scenetta originaria. Il disegnatore raddoppia allora la figura dell'innaffiatura involontaria per estenderla ai passanti. Il lettore segue le conseguenze dello scherzo giocato dal giovane Auguste, da un personaggio all'altro. Crea così un effetto valanga che provoca un imbroglio necessitante l'intervento delle forze dell'ordine e che si conclude con un "castigo ben meritato".

Disegnato tra due episodi della famiglia Fenouillard, Un arroseur public[Un innaffiatore pubblico], fu pubblicato nel 1889 da Christophe in Le Petit Français Illustré, "Journal des écoliers et des écolières" [Il Piccolo Francese Illustrato. Giornale degli scolari e delle scolare]. Professore di scienze naturali, poi maestro di conferenze alla Sorbona, Christophe è l'autore di diverse opere scolastiche illustrate di mano sua e sostenitore di una pedagogia che loda le virtù dell'immagine. In questa storia, la sua idea della pedagogia è il contrario dei principi applicati dalla tipografia Quantin.

Christophe, Un arroseur public [Un innaffiatore pubblico], Le Petit Français Illustré, n° 23, 1° anno, 3 agosto 1889. 

A ben guardare, questa storia senza parole non è che un puro divertimento, Christophe non ha potuto impedirsi di introdurvi un tocco documentario e pedagogico: così, le tre prime vignette ritraggono con cura il lavoro dell'innaffiatore pubblico e gli attrezzi da lui utilizzati. Dietro lui, un bambino scruta da presso i gesti dell'adulto. La scenetta che segue diventa allora la messa in pratica delle osservazioni effettuate prima!

Il disegnatore ha scelto di porre l'innaffiatore in primo piano e di inquadrarlo al centro delle vignette perché è il soggetto principale, la cavia involontaria di questa esperienza comica. Imparare divertendosi, questo è il credo di Christophe. Il suo stile partecipa di questo principio educativo: il tratto è chiaro, netto ed illustrativo, senza fronzoli; la sua impaginazione dalle caselle uniformi e regolari come di sua abitudine, si vuole il supporto discreto ma efficace della sua dimostrazione pedagogica: un dispositivo esteriore rigoroso che fa passare le distrazioni più comiche per educative!

Le storie senza didascalia che appariranno nelle riviste per bambini sin dalla fine del 1880 furono spesso presentate sotto forma di gioco (i bambini devono tradurre per scrotto la storia ad immagini) o di supporto pedagogico (sotto forma di metodo pedagogico di presa di parola o di apprendistato di lingue straniere). Così questa tavola, firmata Georges Hem e pubblicata nell'Amusanten nel 1897, fu ripresa in Recueil d’histoires sans paroles pour la conversation et la rédaction en toutes langues [Raccolta di storie senza parole per la conversazione e la redazione in tutte le lingue] [4]. 

Georges Hem, Un tuyau Bouché [Un tubo ostruito], 1904, precedente pubblicazione con il titolo Douché malgré lui [Bagnato malgrado lui], da L’Amusant, n° 52, dicembre 1897.

Per concludere, ecco due tavole che offrono delle varianti tardive della scenetta. La prima è opera di Winsor McCay. Questo incubo pubblicato nel 1913 sulla stampa americana mette in scena un innaffiatore che finisce totalmente innaffiato dal suo tubo senza l'intervento di un giovane burlone. 

Silas [Winsor McCay], Dreams Of The Rarebit Fiend [Sogni di un mangiatore di crostini], The New York Herald, 6 luglio 1913. 

La seconda cerca di rinnovare il vecchio scherzo. In questa tavola della tipografia Pellerin, l'innaffiatore, invecchiato ed a cui non la si fa più, prende il sopravvento e dirige il getto sul giovane burlone. 

Augé, Le coup du père François [Lo scherzo di père François], Imagerie d’Epinal nº 4014, s. d. (verso 1920 ?). 

Ritorniamo, a mò di conclusione, alla prima tavola firmata Uzès in Le Chat Noir che differisce dalle successive per la sua conclusione. L'ultima immagine di questa storia, vuota dei suoi due principali protagonisti, l'innaffiatore ed il bambino, è quasi ridotta agli accessori: la lancia del tubo in azione e l'inondazione di una cappelleria.

In tutte le versioni che abbiamo visto, l'innaffiatore porta un cappello, ed, eccetto che in quella di Vogel, l'imprevisto getto d'acqua glielo toglie dal capo [5]. Si può allora immaginare questa scena come la predizione sintetica e fantomatica della moltiplicazione a venire delle versioni di questa scenetta.

 

Antoine Sausverd

 

[Traduzione di Massimo Cardellini] 

 

NOTE

[1] Esistono due versioni dell'adattamento cinemeatografico di L'innaffiatore innaffiato: la prima è intitolata Le Jardinier et le petit espiègle (1895) e la seconda versione Arroseur et arrosé (1896), iscritta nel catalogo Lumière con il n° 99. Facciamo riferimento all'articolo di Lance Rickman che fa il punto sulle relazioni tra queste storie ad immagini ed i film dei fratelli Lumière: Lance Rickman, Bande dessinée and the Cinematograph: Visual narrative in 1895 », European Comic Art, Volume 1, Issue: 1, 2008. Da leggere anche le riflessioni di Thierry Smolderen sull'innaffiatore innaffiato nella sua opera Naissances de la bande dessinée (Impressions Nouvelles, 2009, pp. 98-100).

[2] Due anni dopo sullo stesso giornale (Fliegende Blätter,  vol. 87, n° 2201, 1887), Lothar Meggendorfer offrirà la sua vendetta dell'innaffiatore in una versione "lotta di classe". Questa storia sarà di nuovo plagiata in La Caricature del 2 giugno 1888 da Gibey.

[3] Per lo stesso giornale, Sorel plagerà (almeno) un'altra storia del Fliegende Blätter: la sua Promenade en famille [Passeggiata in famiglia] La Caricature n° 440 del 2 giugno 1888) somiglia molto a quella pubblicata lo stesso anno sulla stessa rivista tedesca.

[4] Georges Hem, Un tuyau Bouché, in H. Peseux-Richard e J.-E. Neumann, Recueil d’histoires sans paroles pour la conversation et la rédaction en toutes langues, Paris, Librairie Vanblotaque, 1904, p. 81.

[5] È la stessa cosa nelle versioni cinematografiche dei fratelli Lumière, sino al loro manifesto pubblicitario realizzato nel 1896 da Marcelin Auzolle.

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23 marzo 2010 2 23 /03 /marzo /2010 16:53

"Il serpente con le zampe" di Benjamin Rabier

  


Benjamin Rabier, Le serpent à pattes [Il serpente con le zampe], Le Journal amusant, n° 46, 27 marzo 1920.

 


 

Fonte: gallica.bnf.fr / Bibliothèque nationale de France

 

 

 

 

 

Sfogliando l'annata 1920 del Journal amusant, disponibile su Gallica, il lettore attento noterà senz'altro la tavola soprastante firmata Benjamin Rabier. E per validi motivi, come non raffrontarla con la famosa scena delle Avventure di Tintin nel Congo disegnate da Hergé e pubblicate per la prima volta a puntate in Le Petit Vingtième da giugno 1930 a giugno 1931 [1]

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

Hergé, sequenza tratta dall'albo Les aventures de Tintin au Congo [Le avventure di Tintin in Congo], Les éditions du Petit Vingtième, 1931 (ristampa Casterman, 1982). © Hergé – Moulinsart SA, [Tr. it.: Tin Tin in Congo, Edizioni Lizard, 2002].

 

 

 

 

 

Le due sequenze sono distanziate di venti anni, ma la loro analogia colpisce. Si tratta della stessa gag con il boa che cammina a quattro zampe dopo aver inghiottito un cane. Il processo della digestione è simile e, nell'una come nell'altra scena finale, il rettile apprezza la sua nuova motilità.

 

 

 

Hergé non ha mai nascosto la sua ammirazione ed influenza che ha avuto per Benjamin Rabier sulla sua arte. Il creatore di Tintin non esita a dichiarare: "Ho considerato a lungo Rabier come un vertice della creazione artistica, ben al di sopra di Rubens e Rembrandt" [2]. Sin dalla sua infanzia, il belga è segnato dal suo stile. Alla fine della sua vita, scrive nella sua prefazione alla riedizione delle Favole  di La Fontaine illustrate da Rabier: "I suoi disegni erano molto semplici, ma robusti, freschi, gioiosi e di una perfetta leggibilità. In alcuni tratti ben collocati, tutto era detto: lo scenario era giusto, gli attori al loro posto; la commedia poteva cominciare (...). Ed è sicuramente in seguito a questo incontro che data il mio gusto per un disegno chiaro e semplice, un disegno che sia capito istantaneamente. È innanzitutto questa leggibilità che non ho cessato ricercare in me stesso" [3]. In questo episodio congolese, ritroviamo effettivamente questa convivenza con Rabier, sia per il tratto ma anche per gli sfondi neri o bianchi che reggono gli scenari.

 

 

 

Per il suo primo albo di avventure di reporter Tintin au pays des Soviets del 1930, [Tr. it.: Tin Tin nel Paese dei soviet, Comic Art, 1990], Hergé riconoscerà più tardi di essersi ricordato degli animali di Rabier per disegnare i suoi. Tuttavia, crede di ricordarsi che è la sola volta in cui gli occorsero dei prestiti [4]. Ha dimenticato il Serpent à pattes, un debito un po' meno confessabile perché il prestito è più verso l'idea che verso lo stile di Rabier?

 

 

 

Precedenti tarasconeschi

 

 

 

A meno che il padre di Tintin non si sia ispirato a qualcun altro... Infatti, un altro antenato del nostro serpente con le zampe, ben più distante, esiste in una tavola della tipografia Pellerin pubblicata nel 1886:

 

  

 

 

 

 

 O’Galop, Métempsychose [Metempsicosi], Imagerie Pellerin, serie aux Armes d’Epinal, n° 176, 1896.

 

 

 

Apparsa con il n° 176 della serie superiore della Imagerie Pellerin [5], questa storia reca un titolo tanto lungo quanto il suo boa constrictor: Métempsychose ou Souvenir inédit de son séjour en Afrique, narré par le Héros de Tarascon à ses amis les Chasseurs de Casquettes [Metempiscosi o Ricordo inedito del suo soggiorno in Africa, narrato dall'eroe di Tarascona ai suoi amici i Cacciatori di Caschi [6].

 

 

 

Il suo autore, O’Galop, pseudonimo di Marius Rossillon (1867-1946) era un pittore, disegnatore e creatore di manifesti pubblicitari [7]. La sua creazione più celebre è ancora oggi conosciuta: il Bibendum Michelin. O' Galop fu amico di Benjamin Rabier che, come lui, lavorò per la stampa illustrata e l'editoria infantile. Entrambi furono egualmente dei pionieri del disegno animato in Francia.

Allora, a chi si è ispirato Hergé? Date le relazioni che questi dissegnatori hanno tra di loro, supporremo che Rabier, ispirandosi alla tavola di O'Galop, fu imitato a sua volta da Hergé. Ma la cosa più interessante non risiede in questa domanda. Notate piuttosto come ognuno dei tre disegnatori mette in scena questo stesso aneddoto; il più vecchio, quello di O'Gallop (1896) rispetta il modello di Epinal; vignette regolari e testo (versificato per l'occasione) al di sotto. Molto più sobria, la composizione della storia di Rabier (1920) è tipica delle storie ad immagini che egli consegnava ai giornali: muta con un inquadramento indotto dall'azione così come la sagoma dei suoi protagonisti. Infine, la versione modernizzata di Hergé (1930-31): utilizzo del fumetto, demarcazioni in rapporto al dispositivo teatrale (punto di vista frontale, riquadratura in piedi), creata dai suoi predecessori. Mutando per ogni dissegnatore, il medium serpeggia da una composizione all'altra. All'immagine del serpente con le zampe, il fumetto è quest'animale ibrido la cui ricchezza di combinazioni non finiscono mai di sorprenderci.

 


Aggiornamento del 26-02-2010: Sulla Platinum Age Comics List, Mauricio Cruz Arango segnala un precedente americano al serpente con le zampe: "Origin of a new species, or The evolution of the crocodile explained. Quest'ultimo, pubblicato il 18 novembre 1894 in The New York World è oramai la più antica occorenza conosciuta di questa storia. Essa è opera di Richard F. Outcault, futuro padre di Yellow Kid e di Buster Brown [ ].

 



 

 

 

Richard F. Outcault, Origin of a new species, or The evolution of the crocodile explained, The New York World del 18 novembre 1894.

 

 

 

Da Outcault a Hergé passant per O'Galop e Rabier, la gag del serpente con le zampeha conosciuto una lunga posterità che ricorda quella dell'Annaffiatore innaffiato. Prima di essere filmata dai fratelli Lumières nel 1895, quest'aneddoto fu disegnato sulla stampa franecse da Uzès, Sorel , Herman Vogel ed infine Christophe [ ]. Scoperta da poco, una versione tedesca dell'innaffiatore fu pubblicata in Fliegende Blätter n° 2142 del 15 agosto 1886, dalla matita di Hans Schließmann.

 

 

 

 

 

 

Aggiornamento del 14-03-2010: Grazie alla vigilanza di Michel Kempeneers, la cronologia delle apparizioni di L'annaffiatore annaffiato è stata rettificata. Infatti, è la tavola del disegnatore Uzès in Le Chat Noir ad essere la prima versione conosciuta e non quella di Schließmann. Abbiamo aggiunto in nota i riferimenti delle altre versioni e dei legami tra quelle di Sorel e Christophe consultabili in Gallica.fr.

 



Vi suggeriamo gli articoli che si occupano di altre somiglianze tra le tavole di Winsor McCay e quelle dell'Imaginerie Quantin 1 e 2, tra Wilhelm Busch, Caran d'Ache e Alain Saint-Ogan o ancora tra 
Eugène Le Mouël e Pablo Picasso.

 




Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]

 



 

 

NOTE

 

 

 

[1] L'accostamento tra queste due storie è già stato menzionato in un articolo cofirmato Camille Filliot e Antoine Sausverd, Les bandes disséminées de Benjamin Rabier [I fumetti dispersi di Benjamin Rabier], in: Benjamin Rabier. Gédéon, La Vache qui Rit et Cie. Opera collettiva sotto la direzione di Christophe Vital. Somogy /Musées de Vendée, 2009.

[2] Risposta scritta ad un questionario di Pierre Ajame, Les Nouvelles littéraires, juin 1963. Citato in Benoît Peeters, Hergé, fils de Tintin, p. 35.

 


 


[3] Prefazione di Hergé a Les Fables de la Fontaine illustrées par Benjamin Rabier, Editions Jules Tallandier, 1982. Ristampa anastatica dell'edizione originale del 1906.

[4] Cfr
. Numa Sadoul, Tintin et moi. Entretiens avec Hergé. Casterman, 2000, p.119.

[5] Da notare anche la possibile influenza Tintin-Lutin, il primo albo per bambini disegnata da Benjamin Rabier su testo di Fred Isly, apparso nel 1897 presso Félix Juven. Alcuni vedono nel giovane eroe di Rabier, dotato di ciuffo e pantaloni da golf, il futuro Tintin di Hergé.

[6] Questa tavola è stata pubblicata anch'essa nella serie 20 x 30 cm con il numero 2575.

[7] Come in un certo numero di fumetti dell'epoca, il disegnatore mete in scena un meridionale fanfarone che racconta uno dei suoi ricordi inverosimili. Qui, è incarnato dal leggendario Tartarin di Tarascona di Alphonce Daudet, come in una decina di tavole della imagerie Pellerin o di altre case. A volte, si tratta di un semplice marsigliese chiamato Marius sull'esempio di queste due tavole di Caran d'Ache pubblicate lo stesso anno di questa tavola di O'Galop: 
Marius à la chasse, Le Journal amusant n° 2088 del 5 settembre 1896  et La première peur de l’ami Marius  Le Figaro del 30 marzo 1896.

[8] Un documentario su questo disegnatore realizzato da Marc Faye è appena uscito.

 

 

[9] Questa tavola è riprodotta alla pagina 22 dell'opera R. T. Outcault's the Yellow Kid: A Centennial Celebration of the Kid Started the Comics, Kitchen Sink Press, 1995.

 


[10] La prima versione conosciuta è quella del disegnatore Uzès (pseudonimo di Achille Lemot), "Arrosage public", pubblicata in Le Chat Noir, n° 182 del 4 luglio 1885. Sorel ha realizzato "Fait divers" in "La Caricature n° 376 del 12 marzo 1887. Hermann Vogel ha consegnato "L'Arroseur" per l'Imagerie artistique de la Maison Quantin (Serie 4, Tavola n° 4) nel 1887. "Un arroseur public" di Christiphe è apparso in Le Petit Français Illustré, n° 23 del 3 agosto 1889. Infine, si conosce anche una versione di Georges Hem, "Douché malgré lui", in L'Amusant, n° 52 del 1897, ma datato 1894.

 

  LINK al post originale:

 

Le serpent à pattes par Benjamin Rabier

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6 marzo 2010 6 06 /03 /marzo /2010 17:57

Le conseguenze di un valzer" di Faria





 Faria, Les effets d’une valse [Le conseguenze di un valzer], La Caricature n° 168, 17 marzo 1883.

 

 

Pubblicato in La Caricature del 17 marzo 1883, questa turbinante metamorfosi di questa coppia di danzatori di valzer in una vite rileva un umorismo assurdo, di ispirazione non-sensica, tipica di questa fine secolo, i cui migliori esponenti letterari (Allais. Mouton, Jarry, ecc.) sono la gioia di André Breton e compagni.

 

L'autore di questa tavola si chiama Cândido Aragonez de Faria (1849-1911).Di origine brasiliana, questo illustratore, caricaturista e pittore è giunto a Parigi nel 1882. Oggi, è soprattutto conosciuto per i manifesti che disegnò, soprattutto quelli per il mondo dello sperttacolo e del cinema. Collaborò a La Caricature dal 1883 al 1886 per la quale diede alcune storie ad immagini. Le conseguenze di un valzer è una tavola a parte, che si distingue dalla sua produzione dall'umorismo più usuale [1].

 

Fedele lettore, lo sai, qui amiamo i paragoni e altre rime grafiche e questa tavola ci fa pensare a due cose. Per cominciare, gli effetti di movimento volteggianti che Faria dà ai suoi danzatori non sono nuovi. Ricordano quelli di Rodolphe Töpffer nel suo Monsieur Pencil del 1840, che si verificano in circostanze anch'esse molto fantasiose:

 

Rodolphe Töpffer, vignette tratte da Histoire de M. Pencil, 1840.

 

 

In seguito, questa metamorfosi si iscrive in una tradizione caricaturale che appare in Inghilterra nel momento in cui i lavori di Darwin sull'evoluzione delle specie animali si popolarizzano. I disegnatori realizzavano delle trasformazioni progressive, in diverse immagini, da una forma ad un'altra molto differente. L'esercizio ebbe successo ed i caricaturisti di tutta l'Europa realizzavano secondo l'estro della loro fantasia, le mutazioni più differenti: uomo, animale o oggetto, si trasformavano l'uno nell'altro e viceversa [2].

 

 

Charles H. Bennett, Vain Valentine [Valentino Vanesio].
Tratto da The Sad History of Greedy Jem and all his Little Brothers, Routledge & Co., 1858.

 

 

 

The Development of the Armed Burglar, Moonshine, 22 dicembre 1883.

 

 

Se lo spirito è lo stesso, Le conseguenze di un valzer ed il suo rotolo di filo vorticoso non presentano una semplice metamorfosi graduale, tappa per tappa e decontestualizzata, come nelle sequenze qui sopra. La tavola di Faria racconta un aneddoto, la trasformazione dei danzatori è contestualizzata: si origina in un ballo serale, davanti a degli spettatori raggruppati e finisce con la perforazione del pavimento. Quest'assemblaggio narrativo verosimile rende tanto più "surreali" questi passi di danza che si trasformano in passi di vite.

 

(Grazie a Michel Kempeneers per il suo aiuto).

 

Piccola rettifica Basandoci su un testo di david Kunzle (vedi nota 2), sostituiamo il processo utilizzato da Faria in una pratica caricaturale che sarebbe apparsa in Inghilterra all'interno delle teorie darwiniane. Ora, esistono altri precedenti a queste trasformazioni graduali d'oltremanica. In primo luogo, presso lo svizzero Gaspard Lavater, autore di L'Arte di conoscere gli uomini attraverso la fisionomia (1775-1778), di cui si conosce l'influenza su Rodolphe Töpffer, ed il suo Essai de physiognomie (1848). Nella sua opera, propone una "linea di animalità", che parte dalla rana e risale attraverso 24 stadi di umanizzazione progressiva sino al profilo di Apollo.

 

 

Lavater, Essai sur la physiognomie, destiné à faire connoître l’homme et à le faire aimer, 1781-1803.

 

 

Alcuni decenni dopo, nel 1844, Jean-Jacques Grandville si diverte ad invertire questa metamorfosi dall'uomo al batrace.


Grandville, Magasin pittoresque, 34, 1844.

 

A questo proposito si leggerà:


- Jurgis Baltrusaitis, Physiognomonie animale [Fisionomia animale], in Aberrations, Les perspectives dépravées, Champ/Flammarion, 1995; [Tr. it.: Aberrazioni. Saggio sulla leggenda delle forme, Adelphi, Milano, 1983].
 

- Philippe Kaenel, Le Buffon de l’humanité. La zoologie politique de J.-J. Grandville, [Il Buffon dell'umanità. La zoologia politica di J.-J. Grandville], dall'eccellente sito Caricatures et caricature, e tratto dalla rivista Revue de l’Art, n°74, 1986, pp. 21-28. 

 

NOTE


[1] Alcune di queste storie pubblicate in La Caricature saranno riacquistate e riutilizzate dalla tipografia Pellerin di Epinal.


[2] Vedere il capitolo "Darwinian struggloe and Metamorphoses in the later nineteenth Century, nell'opera essenziale di David Kunzle, The History of the Comic Strip, Vol. II: The Nineteenth Century, University of California Press, 1990, p.293-297.


Antoine Sausverd

[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:
"Les effets d’une valse" par Faria
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