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30 aprile 2014 3 30 /04 /aprile /2014 05:00

Tutto Töpffer (o quasi) digitalizzato

 

Rodolphe Töpffer, pagina di presentazione delle opere dell'artista posta in fondo a Histoire d’Albert, Ginevra, 1845. Fonte: Gallica.bnf.fr

 

Un anno fa, in occasione del "Festival de la bande dessinée" di Angoulême e del suo bel manifesto disegnato dal suo presidente Art Spiegelman, evidenziavamo la difficoltà di trovare delle versioni digitalizzate degli albi della "letteratura a stampe" di Rodolphe Töpffer. In conclusione, lanciavamo un appello a ogni editore, piattaforma o sito che fosse interessato alla digitalizzazione di quest'opera. È stato udito? Sia quel che sia, Gallica ha posto in rete da novembre sette di queste opere provenienti dalle collezioni del dipartimento delle Stampe della BNF. Ecco la liste.

 

Histoire de Mr Jabot [Storia del signor Jabot]

 
Creazione: 1831. Data della prima pubblicazione: 1833.

 
Versione disponibile su Gallica: prima edizione, autografata presso J. Freydig, a Ginevra, 1833.

 

 

Monsieur Crépin [Il signor Crépin]

 
Creazione: 1837. Data della prima pubblicazione: 1837. Versione disponibile su Gallica: contraffazione edita da Aubert, Parigi, 1839. Le pagine di quest'esemplare, senza copertina, sembrano non essere state tagliate e assemblate.


Les amours de Mr Vieux Bois [Gli amori del signor Vieux Bois]

 

Creazione: 1827. Data della prima pubblicazione: 1837. Versione disponibile su Gallica: Autografato a Ginevra, 1839. Seconda edizione comprendente 22 disegni in più rispetto alla versione originale.

 


Monsieur Pencil [Il signor Pensil]


Creazione: 1831. Data di prima pubblicazione: 1840. Versione disponibile su Gallica: prima edizione del 1840 autografata dall'autore a Ginevra. Litografia di Schmid.


Le Docteur Festus [Il dottor Festus]

 
Creazione: 1829. Data della prima pubblicazione: 1840. Versione disponibile su Gallica: prima edizione del 1840 autografata sall'autore a Ginevra. Litografia di Schmid.


Histoire d’Albert [Storia di Albert]

 
Creazione: 1844. Data della prima pubblicazione: 1845. Versione disponibile su Gallica: prima edizione del 1845 firmata con lo pseudonimo Nantua. Autografata dall'autore a Ginevra. Litografia di Schmid.


Histoire de M. Cryptogame [Storia del signor Cryptogame]

 
Creazione: 1830. Data della prima pubblicazione: 1846. 
Versione disponibile su Gallica: edizione del 1846 edita da J. J. Dubochet a Paris. Tipografia Lacrampe et Cie. Versione incisa da Cham e pubblicata in origine sulla rivista francese L’Illustration da gennaio ad aprile 1845.


 

 

I riferimenti di quest'articolo provengono da "Essai de bibliographie" di Pierre Cailler (tratto da Œuvres complètes de Rodolphe Töpffer, tome 11, Skira, Genève, 1845) che mettiamo a disposizione in PDF qui.

 

Vedere le altre opere di Rodolphe Töpffer consultabili su GallicaEssai de physiognomonieVoyage autour du Mont Blanc, Nouvelles genevoisesRéflexions et menus propos d’un peintre genevois, ecc.

 


 

Antoine Sausverd

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

LINK al post originale:

Tout Töpffer (ou presque) en numérique

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11 aprile 2014 5 11 /04 /aprile /2014 05:00

Ricordi del canottaggio (1859-1861)

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Antoine Sausverd

 

Si tratta di un documento eccezionale presentato il 19 settembre 2012 con il numero 27 in occasione della vendita all'asta dell'antica collezione A. Fildier organizzata dalla casa Ader a Parigi. Datante agli anni 1859-1861, quest'albo di 172 pagine è composto da 676 disegni di varie dimensioni [1], con sotto ad ognuno una didascalia manoscritta. Thierry Bodin, uno degli esperti della vendita, presenta quest'albo così: "Prezioso documento, vero fumetto sugli inizi della moda del canottaggio sulla Senna e dei bagni nei pressi di Croissy e della Grenouillère, e sui paesaggi della riva della Senna alcuni anni prima dell'avvento degli impressionisti. I due autori di questo albo sono un certo Verdier, il principale redattore (…), e il suo amico Oscar Duflot, (…). Sono i due eroi di questi ricordi di canottaggio nei pressi di Croissy (Yvelines), di allegre esercitazioni, che amano gli scherzi, come testimoniano le didascalie dei disegni, spesso impreziosite da citazioni letterarie, da riferimenti teatrali o liriche".

 

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"Il loro canotto si chiama Il Rosso e il Nero (portano un berretto rosso e nero, camicia rossa e giacca nera), ma utilizzano altri canotti: il Bul Bul (o Bull Bull), il Kankan e il Petit Poucet. Il loro quartier generale, per la tavola e il dormire, è presso Seurin-Trumeau, a Île de Croissy, "pescatore mercante, commerciante di vini, ristorante, camere ammobiliate, zeppe di pesce & fritture, battello passeggeri", di cui 4 fatture sono incollate sull'albo".

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Si uniscono ai nostri due eroi numerosi amici e signore (a volte indicati con il loro nome: Francisque, Albert, Pauline, ecc., dei siporannomi o delle iniziali come Mme C. G.), tra i quali Nivière, Carcano, i Kelp (di Rueil), Laurenceau (o Laurençot), Fessard, Pussey, Martini, Mme Mally, Mme Blanc, i giornalisti Paul Dollingen, Devernay e Charles Yriarte, Fadard(t), Gustave Leroux, de Perceley, Gancel, Minaux, Henry Herbin, Henry Turpin, Argy, ecc.


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"L'albo si apre sulla fine della parte di Domenica 23 ottobre 1859 (2° disegno), poi le parti del 30 ottobre (40°) e del 6 novembre (41°). Seguono le 26 parti del 1860, dal 6 maggio al 28 ottobre. Dopo dei "Ricordi di Croissy" (1858-1860), viene l'anno Anno 1861, dal 21 avril (1a parte) alla 13a parte del 29 settembre 1861, che termina l'albo".

 

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"Oltre gli episodi dettagliati e le diverse peripezie delle parti di canottaggio, i bagni, le partite di pesca, le riunioni amichevoli, le galanterie con le signore, le passeggiate, i pasti, i giochi (bigliardo, bocce, pallone…), le danze e le musiche, le acrobazie e dimostrazioni di ginnastica, i nostri autori hanno rappresentato sui loro acquarelli e disegni dei luoghi e delle personalità che fanno di quest'albo un'interessante testimonianza".

 

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Per maggior dettagli su quest'albo, basta far riferimento all'informativa del catalogo che dà soprattutto la ritrascrizione delle didascalie delle prime pagine; essa indica le valutazioni di quest'albo: da 10 a 15 mila euro. Infine, insisteremo sulla singolarità di quest'albo che non era destinato ad essere pubblicato e dunque portato a conscenza del pubblico. La sua consultazione non superava la cerchia degli autori e dei loro conoscenti.

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Si conoscono alcuni precedenti che risalgono approssimativamente allo stesso periodo. Ma quest'ultimi sono giunti sino ai nostri tempi grazie alla fama dei loro autori che si sono distinti in altre arti. Così, Alfred de Musset realizzò verso il 1840 un "fumetto autobiografico" che narrava "con umorismo il cocente ricordo di una sconfitta: come il poeta Alfred de Musset (trent'anni) malgrado il suo fascino, la sua fama e dei suoi doni, non riuscì a sedurre né a sposare la giovane (diciannove anni) e talentuosa cantante Pauline Garcia" [2].

 

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L'albo dei canottieri prova che un altro uso del fumetto era allora ancora concepibile. Questi ricordi sono disegnati e ritrascritti per il semplice piacere di conservare una traccia di quei momenti passati tra amici. Fuori dall'editoria e le costrizioni commerciali alle quali esso sono all'epoca sottoposte e dipendenti, le storie a immagini possono svilupparsial di là, e partecipano, già, "dell'erosione progressiva delle frontiere" sollecitata dalla rivista L'Éprouvette.

 

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Antoine Sausverd

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 


 

LINK al post originale:
Souvenirs de canotage (1859-1861)

 

[1] Questi 676 disegni sono composti da 555 acquarelli, 41 monocromi, 65 disegni a pennino e 15 alla matita.

 

[2] Mireille Dottin-Orsini, "Alfred de Musset, auteur de bande dessinée", Neuvième Art, n° 11, ottobre 2004. Le diciasette tavole di Mariage de Pauline Garcia avec Louis Viardot sono consultabili integralmente al seguente indirizzo: Mariage de Pauline Garcia avec Louis Viardot

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14 novembre 2013 4 14 /11 /novembre /2013 06:00

"Il geniere Gruyer" di Eugène Le Mouël

 

di Antoine Sausverd

 

 

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 Eugène Le Mouël, "Le sapeur Gruyer" [Il geniere Gruyer],
Tipografia artistica della casa Quantin, Serie 1, tavola n° 14, 1886.
(c) MovE – Provincie Oost-Vlaanderen.

 

 

Un geniere ne nasconderebbe un altro? Dopo l'accostamento che abbiamo fatto con la prima storia di Little Nemo, la tipografia della casa Quantin sarebbe anch'essa all'origine di uno degli altri capolavori del fumetto? È ciò che lascia supporre "Il geniere Gruyer", tavola disegnata da Eugène Le Mouël nel 1886 [1]. Esamineremo infatti come questo fante ricorda in modo inquietante quello ben più celebre disegnato da Christophe, il geniere Camember. Perché prima di apparire in albo nel 1896 presso Armand Colin, Les facéties du sapeur Camember [Le facezie del geniere Camember] apparvero a puntate a partire dal 4 gennaio 1890 in Le Petit Français illustré, ossia quattro anni prima della tavola di Le Mouël.

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Christophe, "Comme quoi le sapeur Camember n’a plus froid aux pieds" [Come e qualmente il geniere Camember non ha più freddo ai piedi], Le Petit Français illustré, n° 45, del 4 gennaio 1890. Fonte: Gallica.bnf.fr

 

A prima vista, questa tavola inaugurale del geniere di Christophe non ha molto a che vedere con lo scenario dell'immagine Quantin. Nelle due storie, il berretto peloso, copricapo regolamentare di questo militare della fanteria sino alla fine del Secondo Impero, è l'accessorio principale della gag: Camember riesce a riscaldarsi i piedi infilando il suo copricapo prendendo ad esempio lo scaldapiedi del suo colonnello. Il geniere Gruyer, lui, riposando contro una facciata della caserma, si libera dal suo berretto peloso che depone ai suoi piedi. La cuoca passando da quelle parti si accorge di questo copricapo all'angolo del muro e la scambia per una besta irsuta. Chiamato in aiuto, il colonnello del regimento si inganna anch'egli. Tenta di cacciar via la bestia a colpi di canna e gli spara con la pistola. Il geniere nascosto dietro il muro ride alla grande per quest'equivoco. Poi, esca da dietro il muro e annuncia che ha ucciso il mostro. Il giorno seguente, il colonnello presenta il salvatore alla sua famiglia, gli promette una medaglia e gli offre la mano della cuoca.

 

I due disegnatori non hanno la stessa concezione in quanto alle disposizioni intellettuali rispettive dei loro eroi... La trovata del geniere di Le Mouël volge a suo vantaggio, mentre la semplicità di spirito di Camember è all'origine di molte disavventure, incidenti e altre situazioni comiche che gli accadranno durante la sua carriera (1890-1896). Ma posta da parte questa divergenza di carattere, il geniere di Le Mouël prefigura in numerosi punti quello di Christophe: innanzitutto, i due militari sono dotati di una capigliatura rossiccia [2]. Ma soprattutto sono entrambi provvisti di un patronimico tratto da un nome di formaggio, che è, eliso in modo simile dalla sua lettera finale! (camembert e gruyère).

 

Alla lettura della totalità delle avventure del geniere Camember che possiamo leggere raccolte nell'albbo edito da Armand Colin, altri elementi della storia del geniere Gruyer riaffioreranno più tradi presso Christophe. La stessa cosa è per la distribuzione dei personaggi: oltre al militare dal copricapo peloso, le due storie mettono in scena un colonnello, capo di reggimento, e la sua sposa (chiamate Baderne nella tavola Quantin) ma anche una cuoca, il cui nome è Victoire presso Christophe e Adèle presso Le Mouël.

 

Si noterà anche che le due storie terminano nella stessa e felice maniera: ogni volta, il geniere s'improvvisa salvatore, viene decorato per il suo gesto di coraggio e ottiene la mano della domestica del colonnello [3].

 

I dialoghi delle due storie evidenziano la provenienza regionale di alcuni personaggi. Presso Le Mouël, il geniere "figlio dell'Alsazia" si esprime con l'accento pronunciato della sua regione natia ["Il s’est envui, le monsdre, mais chai gouru abrès et che l’ai dué"). Presso Christophe, è la signorina Victoire, la cuoca, a possedere la particolarità di una simile elocuzione.

 

 

Il botanico e il poeta

 

Christophe e Eugène Le Mouël si conoscevano? Se Eugène Le Mouël (nato nel 1859) e Christophe (nato nel 1856) fanno parte della stessa generazione, i loro percorsi  sono piuttosto differenti. Studente della Normale, professore di scienze naturali poi vice direttore del laboratorio di botanica alla Sorbona, il percorso professionale di Georges Colomb (il vero nome di Christophe) rappresenta quanto vi è di più serio e compiuto.

 

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Somiglianti quanto i loro genieri... A sinistra, Eugène Le Mouël, ritratto da Paul Leroy nel 1896 e a destra Georges Colomb detto Christophe, verso il 1915.

 

 

Eugène Le Mouël, invece, ha scelto la bohème e la carriera artistica. Nato da un padre bretone e da una madre normanda il 24 marzo 1859 a Villedieu-les-Poêles, si trasferisce a Parigi per cercare lavoro e trova un impiego nelle Ferrovie dello Stato, Ma si dimette molto presto per dedicarsi al disegno e alla scrittura. Frequenta gli Hydropathes, gli Hirsutes e il cabaret Chat Noir.

 

Sin dall'inizio degli anni 80, Le Mouël pubblica dei romanzi, delle raccolte di poesia, delle opere illustrate ma anche dei disegni, dei manifesti e delle storie ad immagini, soprattutto in Le Chat noir, La Caricature, Le Rire. Scrive e disegna anche per l'editoria e le riviste infantili, così come per le riviste Mon Journal Guignol e per le edizioni ad immagini Quantin e Pellerin [5].

 

Christophe e Le Mouël condividono entrambi il gusto per l'illustrazione infantile. Si avvicinano anche con il loor approccio "pedagogico", nel saper far ridere i loro giovani lettori istruendoli. Nel 1887, la rivista Mon Journal, pubblicato da Hachette, apre loro le sue pagine. Vi pubblicano i loro primi disegni e storie per bambini [6]. Christophe lavora anche alla stessa epoca di Le Mouël per la tipografia parigina Quantin. È dunque molto probabile che i due uomini si conoscessero.

 

Soldato ignoto

 

I patronimi dei nostri genieri al contrario rinviano ognuno dei due disegnatori alla loro regione d'origine. Christophe, originario della Franca-Contea [7] dà al suo eroe il nome di un formaggio della Normandia, il camembert, mentre il normanno Le Mouël battezza il suo militare con il nome di una specialità svizzera, la groviera, che è allora anche prodotto nella regione confinante, La Franca-Contea [8]. Dobbiamo vedere in questi reciproci riferimenti geografici un vincendevole ammiccamento che i due parigini d'adozione si sarebbero rivolti?

 

Christophe ha ripreso il personaggio di Le Mouël dandogli un nuovo nome senza andare a cercare più lontano? Ad ogni modo, non è al suo primo cambiamento di stato civile. La famiglia Fenouillard ha conosciuto una prima versione con il patronimo di Cornouillet. La famiglia Cornouillet compariva per la prima volta sotto la forma di un testo illustrato intitolato "Une partie de campagne" pubblicato da febbraio ad aprile 1889 in Journal de la Jeunesse delle edizioni Hachette. È per una rivista concorrente che Christophe roprende gli stessi personaggi cambiando loro nome: La famille Fenouillard inizia in Le Petit Français illustré edito da Armand Colin a partire dal 31 agosto 1889. Ossia alcuni mesi prima la prima tavola del geniere Camember. François Caradec, biografo di Christophe, parla di Cornouillet come un "ur-Fenouillard". A sua volta, se si considera che il geniere di Le Mouël riprende servizio quattro anni più tardi con la matita di Christophe e un altro nome, Gruyer è una specie di "ur-Camember" [9].

 

Il nostro geniere riappariva anche sotto una nuova identità molti anni più tardi. Nel 1931, Eugène Le Mouël, che disegna e scrive sempre per la gioventù, partecipa a "La page du Jeudi" del quotidiano regionale L’Ouest-Éclair. Vi consegna alcune storie ad immagini ma anche dei testi che illustra egli stesso. Così, nell'edizione del 9 aprile 1931, Le Mouël pubblica "Le brave sapeur Nounou". I nomi dei personaggi sono stati modificati, ma questo breve racconto è sensibilmente identico al soggetto della storia del geniere Gruyer (ribattezzato Pifamboul) apparso 45 anni prima! [10].

 

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I due disegni che illustrano il testo di Eugène Le Mouël, "Le brave sapeur Nounou" [Il prode geniere Nunu], in L’Ouest-Éclair del 9 aprile 1931.

 

Quale legame unisce Gruyer e Camember, fratelli d'arme e quesi gemelli? A priori, non sembra trattarsi di plagio, procedura di cui Christophe si è già reso colpevole. I due disegnatori si conoscevano probbilmente, uno ha aiutato amichevolmente l'altro in carenza di ispirazione? Si tratta di una creazione comune, o di una nostalgia divertita e condivisa per la figura del geniere, di cui ognuno ha tirato dalla sua parte la propria versione? Niente ci permette oggi di sciogliere questa relazione. Restano oggi due figurine di carta che ebbero il destino che conosciamo: la Gloria nazionale per Camember, la tomba del Soldato ignoto per Gruyer.

 

 

 

Antoine Sausverd

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

In omaggio: Il geniere Camember in Le Petit Français illustré:

 

Prima di essere pubblicato in albo da Armand Colin nel 1896, Les facéties du sapeur Camember sono apparse in Le Petit Français illustré in 55 puntate tra gennaio 1890 e settembre 1896. Una ventina di questi fascicoli sono attualmente consultabili su Gallica [11]:

 


Comme quoi le sapeur Camember n’a plus froid aux pieds – n° 45, 4 janvier 1890.

Horrible faim du sapeur Camember – n° 49, 1er février 1890.

Camember est indisposé – n° 92, 29 novembre 1890.

Camember est plein d’idées (Fin) – n° 105, 28 février 1891.

Camember apprend l’orthographe – n° 118, 30 mai 1891.

Un fameux remède – n° 133, 12 septembre 1891.

Camember se venge – n° 249, 2 décembre 1893.

Camember accompagne la colonelle – n° 261, 24 février 1894.

Encore une fantaisie orthographique de Camember – n° 265, 24 mars 1894.

Conversation politique – n° 269, 21 avril 1894.

Ce farceur de Cancrelat ! – n° 277, 16 juin 1894.

Camember se fait des cheveux – n° 280, 7 juillet 1894.

Camember se révolte – n° 286, 18 août 1894.

Une erreur de Camember – n°  295, 20 octobre 1894.

Camember conseille Cancrelat – n° 315, 9 mars 1895.

Camember au théâtre. Second début – n° 317, 23 mars 1895.

Où il est question de vieilles connaissances – n° 319, 6 avril 1895.

Maman Camember – n° 321, 20 avril 1895.

Un enfant phénomène – n° 324, 11 mai 1895.

Le nez du sapeur – n° 327, 1er juin 1895.

Rassure-toi, Camember ! – n° 337, 10 août 1895.

Camember initiateur – n° 339, 24 août 1895.

Funeste contre-coup – n° 341, 7 septembre 1895.

Camember aux prises avec la civilisation – n° 343, 21 septembre 1895.

Camember régale – n° 347, 19 octobre 1895.

Camember peintre – n° 349, 2 novembre 1895.

Camember victime de sa complaisance – n° 350, 9 novembre 1895.

Camember diplomate – n° 352, 23 novembre 1895.

 

 

NOTE

 

[1] L’originale di questa tavola, la sua colorizzazione così come una prova colore policroma sono visionabili sul sito di la Cité internationale de la bande dessinée et de l’image che ha digitalizzato il fonds de l’imagerie de la maison Quantin di sua proprietà.

 [2] A meno che Camember non sia biondo, la tinta della sua capigliatura non è molto precisa negli albi a colori editi da Armand Colin.

 [3] In Christophe, Camember salva il colonnello durante una battaglia contro i Prussiani. Di ritorno alla caserma, si sposa poco dopo con la cuoca e si fa decorare con una medaglia dal colonnello durante il pranzo di nozze.

[4] Nela sua prima apparizione il 29 novembre 1890, la signorina Victoire si esprime "piattamente". Il suo accento appare in uno degli episodi seguenti, probabilmente quello del 30 maggio 1891, intitolato "Camember apprend l’orthographe" [Camembert impara l'ortografia].

[5] Più tardi, Eugène Le Mouël sarà presidente della Société des Poètes Français (1933), vice presidente della Société des gens de lettres, e presidente di La Pomme, società letteraria e artistica bretone e normanda. Continuerà per il resto della sua vita a lavorare per i bambini nell'editoria o sulla stampa. Muore a Parigi il 16 décembre 1935.

[6] Nel fascicolo del 15 marzo 1887, Eugène Le Mouël consegna la sua prima storia ad immagini edita in questa rivista. Con queste nuove pagine, l'editore non mira al puro divertimento dei suoi giovani lettori: "L’école Buissonnière" è una storia senza parole che i "piccoli lettori sono incaricati di interpretare" e sono invitati a inviare la loro spiegazione al giornale. Le migliori saranno ricompensate con un "grazioso libro". La prima storia ad immagini di Christophe apparsa in Mon Journal è anche la sua prima ad essere nota. È pubblicata alcuni mesi dopo quella di Le Mouël, sul numero del 15 settembre 1887 con il titolo "Histoire drôlatique de Maître Pierre".

[7] Christophe è nato a Lure sotto-prefettura della Haute-Saône, come il suo geniere Camember.

[8] Aggiungete a ciò, il nome da nubile della madre del geniere Camember, Cancoyotte (Polimnia del suo nome), omofono di un formaggio tipicamente franco-contese, e otterrete una bella fonduta savoiarda poco digeribile!

[9] François Caradec, Christophe, Parigi, Horay, 1981, pagina 96. A proposito di questa nuova denominazione, François Caradec nota: "Dalla "cornouille" al "fenouil", il botanico Georges Colomb non aveva fatto un grande sforzo di immaginazione" (Ibidem, p. 97). Si noterà che da "Gruyère" a "Camembert", nemmeno!

[10] Da parte sua, Christophe dosegnerà anche un'ultima avventura del suo geniere negli anni 30: "La visita" apparso in Triptyque, rivista dei laboratori Scientia dell'ottobre 1937, su una variante di una delle sue gadel militare dal berretto peloso. Quest'ultimo episodio è riprodotto in François Caradec, op. cit., pagina 48.

[11] La versione in albo del sapeur Camember è consultabile nella sua interezza sul sito di Pierre Aulas.

 

 

 

 

LINK al post originale:

"Le sapeur Gruyer" par Eugène Le Mouël

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22 settembre 2013 7 22 /09 /settembre /2013 05:00

Una storia di pompieri

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Pépin, "Una storia di pompieri", L'Eclipse, n° 98 del 5 décembre 1869.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

Gli spiriti burloni, di cui facciamo parte, potrebbero considerare la tavola qui sopra come una delle nuove versioni della scenetta di Gli innaffiatori innaffiati. In questa storia firmata da Pépin [1], l'innaffiatore - un pompiere in questo caso - spegne il suo berretto da notte che prende fuoco tuffando la testa nel suo vaso da notte.

 

Oltre al piacere di riprodurre questa divertente tavola, e di segnalare al contempo la recente digitalizzazione delle riviste La Lune, L'Eclipse e Le Grelot da parte dell'università di Heidelberg, torniamo di nuovo su un affare di plagio franco-tedesco. Ma questa volta, la traversata del Reno si effettua nell'altro senso rispetto a quello abitualmente constatato. Questa storia di pompiere apparso in L'Eclipse del 1869 è stata infatti plagiata da Adolf Oberländer in occasione della primissima storia ad immagini consegnata al Fliegende Blätter nel 1875.

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Adolf Oberländer, "Der getäuschte Feuerwehrmann", Fliegende Blätter, n° 1546, vol. 62, 1875.

Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

 

Si noterà come Oberländer ha ricopiato fedelmente le scene di Pépin. Tuttavia, lo stile del Tedesco, anche se non è ancora del tutto compiuto, è del tutto diverso dal Francese: realismo, modellato, giochi d'ombre e di luci...
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Ma che non ci si inganni! Perché prima di essere copiato, Pépin si è egli stesso ispirato al maestro tedesco della narrazione grafica, Wilhelm Busch, soprattutto alle sue storie date alcuni anni prima (1860-1863) sul Fliegende Blätter. Troviamo in Busch delle sequenze altrettanto turbolenti ed animate quanto questa storia di Pépin, e nelle quali i protagonisti sono disturbati da alcuni mali o infortuni: topi, mosche, mal di denti, ubriachezza, ecc. Più precisamente, l'agitazione notturna del pompiere che si dimena in tutti i sensi per trovare la fonte dell'odore di fumo ricorda i movimenti del dormiente di Busch che, nel suo letto, parte alla caccia della pulce che l'ha svegliato.

 

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Striscia in alto: Wilhelm Busch, "Die gestörte, aber glücklich wieder errungene Nachtruhe", Fliegende Blätter, n° 912, vol. 37, 1862.

Striscia in basso: Pépin, "Une histoire de pompier", L'Eclipse, n° 98 del 5 dicembre 1869. Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

Numerosi disegnatori francesi (e non dei minori) hanno attinto la loro ispirazione dalle storia ad immagini di Wilhelm Busch, anche quando quest'ultimo era vivo e malgrado l'esistenza di accordi in materia di diritti d'autore tra i due paesi. Ad esempio, le tre tavole seguenti che provengono tutte da... L'Eclipse.

 

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Albert Humbert, "La chasse à l'ours" [La caccia all'orso], L'Eclipse, n° 27 del 26 luglio 1868. Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

Questa storia di Albert Humbert, l'autore della celebre Lanterne de Boquillon, plagia allegramente quella dei Münchener Bilderbogen n° 291 e 292 (1861) di Busch: "Die wunderbare Bärenjagd". Un'altra firmata Faustin nel 1870 dà una versione abbreviata di "Der Frosch und die beiben Enten" pubblicata la prima volta in Fliegende Blätter n° 841 de 1861.

 

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Faustin "Simple histoire" [Storia semplice], L'Eclipse, n° 135 del 21 agosto 1870. Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

Lo stesso anno di quest'ultima, il disegnatore Gédéon riprende ampiamente la storia "Diogenes und die bösen Buben von Korinth" (Fliegende Blätter n° 881 del 1862), indicando pudicamente "Tradotto dal tedesco".

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Gédéon, "Diogène et son tonneau" [Diogene e la sua botte", L'Eclipse, n° 106 del 30 gennaio 1870. Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

In La Lune, il giornale satirico che precedette L'Eclipse, lo stesso Gédéon diede nel 1866 un adattamento di "Das warme Bad" di Wihelm Busch, alcuni mesi dopo la pubblicazione di quest'ultima sotto la forma di un Münchener Bilderbogen (n° 412, settembre 1866). Una portinaia sostituisce l'uomo della versione originale, e la storia del Francese è munita di scene supplementari di prima e dopo il bagno.

 

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Gédéon, "Le bain de madame Pipelet" [Il bagno della signora Pipelet], La Lune, n° 39 del 2 dicembre 1866. Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

Per terminare con queste influenze germano-francesi, faremo notare che è sullo stesso giornale La Lune, che era apparso nel 1867 la prima storia senza didascalie di un disegnatore francese, un arte di cui Wilhelm Busch fu il geniale iniziatore.


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Crafty, "Un drame sous un parapluie. Dessins sans légendes" [Un dramma sotto il parapioggia. Disegni senza didascalie], La Lune, n° 87, 3 novembre 1867. Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

Aggiornamento del 15 giugno 2012: Cosa non abbiamo detto invocando l'ispirazione che può aver avuto Wilhelm Busch su Pépin! Abbiamo appena scoperto una nuova versione di questa gag, che è situata cronologicamente tra quelle del Francese e di Adolf Oberländer, e che è della stessa mano di Wilhelm Busch! Questo nuovo pompiere si trova nel secondo capitolo ("Nächtliche Politik") del suo libro illustrato Der Geburtstag oder die Partikularisten edito da Bassermann nel 1873. Il padre di Max und Moritz si sarebbe ispirati a Pépin? I giochi di influenza da una parte all'altra del Reno sembrano più complesse di quanto non sembrino...

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[1] Pépin, pseudonimo di Edouard Guillaumin (1842-1910), è più noto come caricaturista politico che per le sue storie ad immagini: non conosciamo di lui che due altri fumetti: "Mes parents de province" pubblicati su La Lune, n° 74 del 4 agosto 1867 e "Un mariage tiré par les cheveux" su L'Eclipse, n° 40 del 25 ottobre 1868.

 

 

Antoine Sausverd


 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

LINK al post originale:
  Histoires de pompiers
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19 settembre 2013 4 19 /09 /settembre /2013 05:00

I fumetti del giovane Eisenstein

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Sergej Eisenstein, pagina 2 di un quaderno di disegni di gioventù, 1914. Fonte: Fondation Daniel Langlois.

 

 

 

Niente da fare, ragazzi! Esclusi i vostri compagni di classe e qualche pedopsicologo, non ci si interessa affatto alla vostra produzione di fumetti. A meno che non abbracciate più tardi la carriera di artista celebre. Tratte dall'indifferenza, le vostre storielline di gioventù saranno allora degne di essere stampate, per meglio essere analizzate alla luce della vostra produzione "adulta". Si cercherà allora di scoprirvi il germe del vostro germe in divenire...

 

Dall'età di dieci anni, il grande regista russo Sergej Eisenstein (1898-1948) si è dedicato al disegno. Non lasciò mai la sua matita e proseguì nel corso della sua vita una prolifica attività di disegnatore. Gli Archivi di Stato russi contano non meno di 5.000 suoi disegni. Tra questi, si trovano venti quaderni che datano alla sua gioventù. Uno di essi è presentato dalla fondazione del Quebec Daniel Langlois sul suo sito Internet. Questo quaderno data al 1914, quando egli aveva 16 anni e risiedeva ancora nella sua città natale, Riga.

 

Agli inizi, il giovane Eisenstein si ispira soprattutto ai caricaturisti europei del XIX secolo come Honoré Daumier, J.-J. Granville, Gustave Doré, Rodolphe Töpffer o Wilhelm Busch. Nulla di strano quindi se si scopre nelle pagine di questo quaderno numerose storie ad immagini.

 

La tavola presentata all'inizio dell'articolo fa parte di questo quaderno di gioventù. Il soggetto si può così riassumere: "L'eroe viene a sapere che erediterà, ottiene del denaro dalla banca, ordina un nuovo abito al sarto, poi se ne va abbandonando la sua miseria quotidiana e il suo vecchio servitore in lacrime" [1]. Come le altre storie ad immagini che riproduciamo di seguito, si tratta di una sequenza muta, più o meno riuscita. Questo campionario lascia sbigottiti quando si cerca di immaginare ciò che potrebbero promettere glo altri quaderni.

 

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Sergej Eisenstein, pagina 17 di un quaderno di disegni di gioventù, 1914. Fonte: Fondation Daniel Langlois.

 

 

 

 

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Sergej Eisenstein, pagina 32 e 33 di un quaderno di disegni di gioventù, 1914. Fonte: Fondation Daniel Langlois.


 

Il fumetto qui sopra è "uno dei più completi del quaderno di disegni, è forse ispirato ad un romanzo o film melodrammatico (...): una giovane donna è corteggiata da un amante; suo padre la dà in matrimonio a un vecchio; la giovane coppia fugge. Hanno un figlio, ma la loro povertà li obbliga a vendere il neonato a un bandito. Il neonato viene assassinato e gli amanti miserabili sono individuati da un cane poliziotto, attirato manifestamente dall'odore delle salsicce che essi hanno acquistato con il 'denaro macchiato di sangue'. La donna viene impiccata e il suo amante si suicida.

 

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Sergej Eisenstein, pagina 64 di un quaderno di disegni di gioventù, 1914. Fonte: Fondation Daniel Langlois.

 

 

La pagina sopra intitolata "La vendetta è dolce" (Rache ist Süß) ricorda i malvagi scherzi di Max e Moritz, i monelli disegnati da Wilhelm Busch.

 

 

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Sergej Eisenstein, pagina 143 di un quaderno di disegni di gioventù, 1914.

Source: Fondation Daniel Langlois.

 

 

Quest'ultima storia, datata 13 giugno 1914, ha come titolo "Un giorno di sfortuna"; si svolge durante la giornata di un uomo un venerdì 13.

 

Nelle sue memorie, Eisenstein attribuisce il suo interesse per il montaggio alla sua passione di gioventù per la creazione di immagini composite. Nessun dubbio che il fumetto abbia esercitato una certa influenza nella formazione del cineasta... 


 

Antoine Sausverd

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini] 

 

 

NOTE 

[1] Questa citazione, come quelle che seguono, sono tratte dai commenti dati da Oksana Bulgakowa in accompagnamento alla numerizzazione di questo quaderno di Eisenstein.

 

 

 

LINK al post originale:

Les bandes dessinées du jeune Eisenstein

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7 febbraio 2013 4 07 /02 /febbraio /2013 06:00

Sinfonia d'inverno


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Iniziamo l'anno con questa fantasia grafica e musicale disegnata dal maestro Caran d'Ache. Questa doppia pagina intitolata "Allume! Allume! Symphonie d'hiver" [Accendi! Accendi! Sinfonia d'inverno] fu pubblicata cento anni fa sul numero speciale di Natale (n° 3 del 15 dicembre 1902) di La Vie Heureuse, "rivista femminile universale illustrata" (tutto un programma!).



[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

LINK:

Symphonie d’hiver

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15 gennaio 2013 2 15 /01 /gennaio /2013 06:00

Da Figueras a New York

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I fumetti di Salvador Dalí

 

di Antoine Sausverd

 

Scegliendo il fumetto per realizzare la biografia di Salvador Dalí [1], in occasione della retrospettiva che gli è stata dedicata, il Centro Pompidou sapeva che il pittore surrealista si era provato al genere nella sua gioventù?

 

A Figueras, nel 1916, il giovane Dalí ha allora circa dodici anni. Come molti bambini, scrive e disegna delle storie, Questi fogli anneriti sono destinati ad una sola lettrice, sua sorella minore Ana Maria, che egli cerca così di distrarre quando essa è malata. Dalí le offre a volte delle storie ad immagini, come quelle che troviamo all'epoca nei giornali illustrati, in Catalogna come altrove in Europa. È molto probabile che il giovane artista abbia ricopiato alcune pagine di queste riviste.

 

 

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Oggi conservate dalla Fondazione Gala-Salvador Dalí, queste opere ci sono note grazie al catalogo dell'esposizione Salvador Dalí: the early years che si tenne alla Hayward Gallery di Londra nel 1994 [2]. Esse fanno eco ai fumetti del giovane Sergueï  Sergueï Eisenstein e che datano pressappoco alla stessa epoca.

 

Nel 1935, Dalí si trova negli Stati Uniti dove la sua pittura comincia ad essere apprezzata. Egli realizza degli studi per un film che non sarà realizzato: Les Mystères surréalistes. [I Misteri surrealisti di New York]. Questo progetto si ispirava ad un serial di Louis Gasnier datante al 1915, Les Mystères de New York: una ricca ereditiera, aiutata da un detective, lotta contro un misterioso criminale chiamato "La Mano che Stringe" (The Clutching Hand) che ha assassinato suo padre e vuole le sue ricchezze.

 

Lavorando su questa versione allucinata del film muto, realizzò due belle pagine di disegni preparatori, tra storyboard e fumetto. Si sarà ricordato allora di quelle pagine che aveva disegnato, una ventina di anni prima, per sua sorella?

dali04.jpgSalvador Dalí, Studio per la scenografia di I Misteri surrealisti di New York, pagina 1, 1935. Fondation Suñol, Barcellona.

 

 

 

Antoine Sausverd

 

 

[Traduzione di Elisa Cardellini]


 

[1] Edmond Baudouin, Dalì par Baudoin, coedizione Centre Pompidou/éditions Dupuis, 2012. Vederem il dossier che il Cibdi dedica a cette incontro disegnato Dalì par Baudoin

 

[2] Michael Raeburn (dir.), Salvador Dalí : the early years, Thames & Hudson, Londres, 1994.


 

LINK al post originale:

De Figueras à New York, les bandes dessinées de Salvador Dalí

 

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29 novembre 2012 4 29 /11 /novembre /2012 06:00

Come si diventa reazionari

o le palinodie di Agénor Pistochard

 

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Léonce Petit, Comment on devient réactionnaire ou Les palinodies d’Agénor Pistochard [Come si diventa reazionario o le palinodie di Agénor Pistochard], Le Grelot [Il Sonaglio], supplemento del 12 ottobre 1873. Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de


 

di Antoine Sausverd

 

 

È sulle pagine della rivista Le Grelot (1871-1903), famosa per i suoi grandi disegni colorati in prima pagina, che abbiamo trovato questa storia ad immagini, la sola esistente sembra in questo giornale repubblicano [1]: Come si diventa reazionario o le palinodie di Agénor Pistochard venne pubblicato in quattro numeri nei supplementi dai numeri 131 a 135, tra il 12 ottobre e il 9 novembre 1873.

 

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Léonce Petit, Comment on devient réactionnaire, Le Grelot, supplemento del 19 novembre 1873.

Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de


 

 

In queste quattro tavole, Léonce Petit (1839-1884) [2] ci narra il ribaltamento politico (le palinodie) del suo eroe Agénor Pistochard. Questo eterno studente, "fedele abituato dell'accademia dell'assenzio", coltivato alle idee politiche estreme che hanno più a che fare con l'ostentazione che con il reale convincimento: egli didegna Proudhon che trova reazionario e fustiga Gambetta di "moderatismo"... Proselita, Pistochard fa ritorno nella sua città natia. Sul posto, tenta di radicalizzare i repubblicanipiù in vista del caffè e scandalizza con il suo atteggiamento le brave persone; alcuni dei suoi parenti non osano più frequentarlo e nemmeno uscire di casa. "Giungendo agli ultimi eccessi", Agénor Pistochard fa danzare dei girotondi al popolino facendo loro cantare "Li ghigliottineremo, i signori proprietari/ li ghigliottineremo e poi li impiccheremo...".

 

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Léonce Petit, Comment on devient réactionnair, Le Grelot, supplementi del 26 ottobre 1873.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

Ma tutto cambia il giorno in cui il nostro eroe riceve una lettera dal notaio Mastro Maître Palognon. Presso quest'ultimo, Pistochard viene a sapere che ha ereditato una discreta fortuna. Uscendo tutto sognatedallo studio notarile, il nuovo ricco trova infine che "Proudhon ha non poco esagerato sostenendo: 'La prorietà è un furto'". Cambia allora completamente di atteggiamento: evita oramai i caffè, si veste in modo adeguato, visita le terre che ha ereditato, riceve gli omaggi dei suoi contadini... Presto arringa la popolazione del suo villaggio che egli "esorta alle sane dottrine e a non lasciarsi sviare dagli urlatori della demagogia", tratta da incendiari miserabili i suoi antichi compagni. Non frequenta oramai che la nobiltà e si parla di lui come candidato per le prossime elezioni.

 

 

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Léonce Petit, Comment on devient réactionnaire, Le Grelot, supplementi del 9 novembre 1873.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

Questa divertente satira dei costumi politici, in cui la sincerità delle ideologie si rivela alla prova del denaro, non ci appare, oggi, così stravagante... Léonce Petit è piuttosto un habitué di Le Journal amusant, per il quale disegna regolarmente dal 1863 sino alla sua morte nel 1884, e bisogna credere che la tonalità della storia di Agénor Pistochard è all'origine di questo scarto: Le Grelot, dalle opinioni politiche repubblicane e anti-reazionarie, è ben più virulento di Le Journal Amusant dell'epoca, più convenzionale. 

 

Dalla scena pittoresca alla narrazione grafica

 

Tuttavia, queste pagine non si discostano dalla vena cara a Léonce Petit: il disegnatore di Le Journal amusant ha fatto una specialità il dipingere, con un tenero umorismo, la vita in provincia e in campagna, quella delle piccole città e dei villaggi rurali, dei contadini e dei notabili locali. Come John Grand-Carteret ben sintetizza, l'opera di Petit è una "vera epopea grafica della vita rustica attraverso l aquale si vedono sfilare costumi, tipi e usanze delle brave persone di provincia" [3].

 

In questo genere, Petit si è innanzitutto fatto conoscere con la sua serie "Les Bonnes Gens de province", di grandi disegni rappresentanti scene della vita dei villaggi della sua epoca, per i quali l'aggettivo pittoresco non è sprecato. Piccolo abbozzo anche sotto la sua matita dei soggetti molto diversi come il ritorno dal mercato, il circolo letterario, gli appassionati del gioco di bocce, i pompieri all'esercitazione, l'esibitore di curiosità, la stazione della diligenza, la passeggiata del piccolo seminario, il notaio si facevano fare il ritratto, i briganti, l'audienza dal giudice di pace, la guardiana d'oche, ecc. Queste scene panoramiche sono sempre molto popolate e gli scenari che li inquadrano finemente osservati ed eseguiti.

 

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Léonce Petit, Les Bonnes Gens de province. Le retour du marché [Le Brave Persone di provincia. Il ritorno dal mercato, Le Journal amusant, 682 del 23 gennaio 1869. Fonte: Gallica.bnf.fr

 

 

A partire dal 1871, Léonce Petit traspone la sua cronaca campagnola in fumetto (bande dessinée): dà regolarmente, in molti suoi disegni, delle storie ad immagini chiamate "Histoires campagnardes" [Storie campagnole]. La forma di questi fumetti riprende quella di Le Grelot, ossia un'alternanza libera di grandi scene spesso inquadrate, nello stile di quelli della serie "Les Bonnes Gens de province", e di scenespoglie, concentrantesi su uno o più protagonisti [4]. Alc une righe di testi sottolineano i disegni. Per Émile Bayard, Léonce Petit "maneggia abilmente i suoi effetti combinati della penna e della matita, un'ironia rustica, molto finta, un modo di umorismo freddo (pince-sans-rire) [5].

 

Il Töpffer francese

 

 

Prima della guerra del 1870, Léonce Petit aveva giò tentato la letteratura grafica come discepolo applicato di Rodolphe Töpffer. Il disegnatore francese è infatti l'autore di una storia ad immagini, Les Mésaventures de M. Bêton [Le disavventure del signor Bêton], che fu pubblicata in Le Hanneton, da marzo 1867 ad agosto 1868 [6], data alla quale questa rivista fu proibita dalla censura. Petit terminò il suo racconto incompiuto completandolo con una decina di tavole, lo fece pubblicare alla fine del 1868 sotto forma di un albo per la Librairie internationale Lacroix.

 

Les Mésaventures de M. Béton non ha nulla a che fare con le "Histoires campagnardes": si tratta di un racconto avventuroso imitante, sullo sfondo così come nella forma, gli albi di letteratura in stampe disegnate da Töpffer (una pubblicité per l'uscita dell'albo afferma senza vergogna che l'allievo ha superato il maestro: "Mai Töpfer [sic] fece di meglio, e mancava del resto all'astuto Ginevrino quell'elemento parigino che L. Petit ha saputo mettere in mostra in modo così pungente", in Le Journal amusant, n° 673, del 21 novembre 1868.). L'albo narra delle bizzarre peripezie del signor Béton che, annoiandosi notevolmente e constatando il vuoto della sua esistenza, parte in viaggio a Parigi accompagnato dal suo cane e da un coccodrillo impagliato. Una pubblicità apparsa su L'Eclipse (n° 45, 29 novembre 1868) riassume la storia come segue: "Non è senza interesse che si seguirà il signor Béton, fare i suoi primi passi nel vizio e mentre tenta di sedurre una giovinetta - virtuosa forse - in un vagone della Compagnia dell'Est; poi mentre si fa portare in carcere evadendo soltanto per unirsi ad una truppa di saltimbanchi come uomo selvaggio; poi, mentre si lascia catturare dalla signorina Trognonette e trascinare al ballo dell'Opéra (vedere i disegni qui sotto), e mentre infine subisce, prima di far ritorno alla sua città natale, un gran numero di disavventure comiche che otteranno un successo di grandi risate presso persone grandi - e piccole".

petit-beton-eclipse06.jpgAnnuncio della pubblicazione di Mésaventures de M. Bêton [Le disavventure del signor Béton], L'Eclipse, n° 45, 29 novembre 1868. Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

L'influenza che ebbe il maestro ginevrino su Léonce Petit non si riduce a questo albo topfferiano. Essa si estende sino al disegno del disegnatore delle "Histoires campagnardes". Così, scrive Emile Bayard: "Conosciamo già questo tratto semplice, quella scrittua dal disegno esitante, senza ombre, senza luci, quel profilo chiaro, quel contorno magrolino, per averlo visto presso l'autore dei Voyages en zigzag [Viaggi a zigzag] [7]. E non è per nulla che Léonce Petit fu a volte soprannominato "il Töpffer francese"…

 

Come supplemento: "Les Histoires campagnardes" di Léonce Petit in Le Journal amusant

 

Durante la ventina d'anni (1863-1884) in cui collaborò al Journal amusant, Léonce Petit consegna alternativamente dei grandi disegni e delle storie ad immagini che proseguono molto spesso su diversi numeri. Il giornale riprende questi contributi per pubblicarli sotto forma di grandi albi all'italiana: cinque intitolati Les Bonnes gens de province, che raccolgono i suoi disegni, sono così apparsi a partire dal 1875; due portano il titolo Les Histoires campagnardes (di cui il primo data al 1877) raccolgono le sue storie ad immagini [8].

 

Avviso agli editori: Le "Histoires campagnardes" di Léonce Petit fanno parte delle Lacunes bande dessinée del CNL la cui ristampa può beneficiare di sovvenzioni non disprezzabili.

 

Ecco le storie ad immagini di Léonce Petit comparse in Le Journal amusant che si possono consultare tra i volumi della rivista digitalizzata da Gallica (1871-1877):


 

1871

« Une battue au loup » (n° 799 et 800, 23 e 30 dicembre 1971)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k61583396/f3.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k6158340v/f5.image

1872

« Le Mardi Gras dans une petite ville » (n° 807, 17 febbraio 1872)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k61583485/f2.image

 

« Le lutin de la Ferté-Loupière » (n° 827 e 830, 6 e 27 luglio 1872)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k61583789/f2.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k61583841/f2.image

 

« La légende du marchand de cochons » (n° 846 e 847, 16 e 23 novembre 1872)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k6158409d/f6

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k61584102/f4

 

1873 :

« Les quatorze travaux de Mathurin Piedagnel » (n° 860 e 864, 22 febbraio e 22 marzo 1873)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k61584243/f2

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k6158428r/f4

 

« Les tribulations du frère Fructueux » (n° 867 e 869, 22 e 26 aprile 1873)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k61584317/f2

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k61584332/f2.image


« Comme quoi Mélingé fut traité pour le choléra. Racontar médical » (n° 886, 23 agosto 1873)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k6158450k/f4.image

 

« Comme quoi Julien des Pois-Chiches rata son mariage » (n° 893 e 896, 11 ottobre e 1° novembre 1873)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k6158457g/f2.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k6158460z/f2.image

 

« L'habit vert » (n° 899 e 901, 22 novembre e 6 dicembre 1873)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k61584651/f2.image

 

1874

« L'œuf d'ânesse » (n° 906 e 908, 10 e 24 gennaio 1874)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501324z/f2

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501335r/f4

 

« Les vingt-cinq blouses de Joseph Manivelle » (n° 915, 14 marzo 1874)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501353p/f3.image

 

« Une épidémie de santé » (n° 936 e 938, 8 e 22 agosto 1874)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501461k/f3

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501464t/f3

 

« La charette à Joson Touzé » (n° 947 e 948, 24 e 31 ottobre 1874)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501540r/f2

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k55015415/f3

 

1875

« Le vœu à saint François ou La Générosité récompensée » (n° 959 e 961, 16 e 30 gennaio 1875)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501644r/f4.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501656z/f2.image

 

« Les ambitions d'Antoine Gorou » (n° 974, 976, 979 e 983, 1°, 15 maggio, 5 giugno e 3 luglio 1875)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k55017035/f4.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501707t/f6.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501714z/f6.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501722h/f5.image

 

« L'usurier » (n° 991 e 992, 28 agosto e 4 settembre 1875)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501739s/f4

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501741v/f5

 

« Une cure radicale » (n° 1000 e 1003, 30 ottobre e 20 novembre 1875)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5501773t/f2.image

 

1876

« La mésaventure d'Athanase Robiquet » (n° 1022 e 1023, 1° e 8 aprile 1876)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5505708g/f2

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5505710j/f5

 

« Le retour de l'enfant prodigue » (n° 1037, 1039, 1040 e 1041, 15, 29 luglio, 5 e 12 agosto 1876)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k55057465/f2.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k55057480/f5.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k55057502/f2.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5505751g/f5.image


« La victoire de madame Boucarante » (n° 1048, 1051 e 1052, 30 settembre, 21 e 28 ottobre 1876)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5506591m/f5

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k55065958/f4

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5506596p/f5

 

« L'âne de M. le curé » (n° 1055, 1057 e 1058, 18 novembre, 2 e 9 dicembre 1876)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k55066004/f5.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5506604s/f4.image

 

1877

« La chique militaire » (n° 1067, 1068, 1069, 1070, 1073, 10, 17, 24 février, 3 e 24 marzo 1877)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5506617d/f3.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k55066197/f6.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5506620w/f2.image

 

« Le cochon conciliateur » (n° 1088, 1090 e 1092, 7, 21 luglio e 4 agosto 1877)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5506651f/f5.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5506657x/f2.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5506660d/f2.image

 

« Une vocation manquée » (n° 1102 e 1104, 13 e 27 ottobre 1877)

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k55066768/f2.image

http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k55066783/f2.image 

 

 

 

 

NOTE  

 

[1] Su Le Grelot, leggere la notizia di Guillaume Doizy in Ridiculosa n° 18, "Les revues satiriques françaises", EIRIS, juin 2011.

 

[2] Questo pittore, incisore, caricaturista e illustratore fu allievo nei laboratori dei pittori Henri Harpignies e François Augustin Feyen-Perrin, ed espose regolarmente al Salon des beaux-arts de Paris. Oltre al Journal Amusant, Léonce Petit ha collaborato anche con La Lune, L'Eclipse, con Hanneton, con il Bouffon, al Monde Illustré, e anche con La Caricature. Ha scritto e illustrato molti volumi per i bambini: La vraie tentation de Saint-Antoine, di Paul Arène; L'Education musicale de mon cousin Jean Garrigou, di Léopold Dauphin e anche contes de Saint-Santin, del marchese Chennevières. Su Léonce Petit, si potrà leggere iol capitolo che gli ha dedicato Émile Bayard in La Caricature et les caricaturistes, Delagrave, Paris, 1900, p. 171-178. Vedere anche la nota del sito Au bon vieux temps de La Semaine de Suzette.

 

[3] John Grand-Carteret, Les mœurs et la caricature en France, Librairie Illustrée, Paris, 1888, p. 395-396.

 

[4] Sui fumetti disegnati da

  1. Sur les bandes dessinées de Petit, voir le chapitre que leur réserve David Kunzle, « Bourgeois versus peasant : The "Histoires campagnardes" of Léonce Petit (1872-1882) », dans son ouvrage de référence History of the Comic Strip. The nineteenth century (University of California Press, Berkeley, 1990, p. 147-174).
  2. Emile Bayard, La Caricature et les caricaturistes, Delagrave, Paris, 1900, p. 171.
  3. A la même époque, selon David Kunzle (op. cit.), Le Journal amusant (n° 603 à 605, des 20, 27 juillet et 3 août 1897) publia une histoire en images dessinée de Léonce Petit intitulée « Monsieur Tringle », d'après le roman éponyme de Champfleury.
  4. Emile Bayard, La Caricature et les caricaturistes, Delagrave, Paris, 1900, p. 172.
  5. Voir les publicités dans Le Journal amusant pour la parution des premiers albums Les Bonnes gens de province (1875) et Les Histoires campagnardes (1877).

 

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Comment on devient réactionnaire

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25 gennaio 2012 3 25 /01 /gennaio /2012 06:00

"Re-Regina-Principe" di Carl Maria Seyppel

 

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di Antoine Sausverd

 

 

Carl Maria Seyppel, Roi-Reine-Prince, Félix Bagel (éd.), Düsseldorf, 1886. 

 

 

Fonte: Universitäts- und Landesbibliothek Düsseldorf

 

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Carl Maria Seyppel (1847-1913), pittore disegnatore e scrittore di Düsseldorf, realizzò negli anni anni 80 del XIX secolo sorprendenti opere nello stile pseudo-egiziano. Quello che ci interessa oggi fu pubblicato nel 1883 con il titolo Er-Sie-Es dall'editore Felix Bagel [1]. Quest'ultimo ne propose una traduzione francese tre anni dopo: Roi-Reine-Prince, récit humoristique égyptien peint et écrit d'après nature, l'an 1302 avant la naissance de J. C, [Re-Regina-Principe, racconto umoristico egiziano dipinto e scritto secondo natura, nell'anno 1302 prima della nasita di G. C.] [2]. la sua storia, che si svolge in una quarantina di pagine, narra la battaglia di successione che seguì alla morte del faraone, della contesa tra la figlia di quest'ultimo e suo marito per il trono.

 

 

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Prima ancora di aprirlo, questo libro sorprende, perché l'autore gli ha dato l'illusione di un volume antico trovato negli scavi archeologici. Lo storico dell'arte e specialista della caricatura John Grand-Carteret scriveva nel 1884 a proposito di Er-Sie-Es: "Queste caricature molto divertenti, disegnate da un artista che ha una grande conoscenza della vita e dei costumi dell'Egitto sono stati eseguite su della carta che imita il papiro, che si è erosa ai bordi e aggredita con degli acidi allo scopo di ottenere delle macchie di ruggine e di umidità. Affinché nulla mancasse a questa imitazione del manoscritti antico, vi si è aggiunta una copertina di tela spessa, dai bordi anch'essi erosi o bruciati, uno spesso involucro di cera blu sul piatto, e degli attacchi in cuoio destinati a chiudere il volume. Vi è (...) nell'insieme, una imitazione molto riuscita che mostra l'interesse che hanno i Tedeschi al recupero delle cose antiche, allo stesso tempo di una prova nuova di questo spirito di satira che è il fondo della loro arte. Il testo non ha meno spirito dei isegni, e sono certo che gli egittologi vi attingeranno alcuni momenti di ineffabile divertimento" [3].

 

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All'interno, Re-Regina-Principe si pone in risalto per una stupefacente diversità di composizioni nelle quali testo in rima e disegni si intrecciano in modo originale. Nessuna pagina somiglia a un'altra, Seyppel alterna tra strutture decorative, grandi immagini narrative, delle sequenze senza didascalie, delleinvenzioni grafiche, degli elementi decorativi, e anche delle eccentricità che ricordano degli albi comici di Gustave Doré.

 

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Per saperne di più sull'opera di C. M. Seyppel, l'università di Düsseldorf propone delle digitalizzazioni dei suoi altri libri illustrati, e si farà riferimento all'articolo di Dietrich Grünewald, "Carl Maria Seyppel — der 'Malerhumorist'" (Deutsche Comicforschung 4, 2008).

 

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[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

 

 

NOTE

 

[1] C. M. Seyppel, Er-Sie-EsAegytische Humoreske, nach der Natur abgemalt und niedergeschrieben 1302 Jahre vor Christi Geburt, Felix Bagel, Düsseldorf, 1883.

 

[2] Il existerait une première traduction française de cet ouvrage éditée en 1885 à Paris par Kurt Guhrauer.Roi-Reine-Prince était disponible en 1886 dans la boutique de Henri Le Soudier, librairie parisienne du boulevard Saint-Germain « spécialement organisée pour l'importation des ouvrages en toutes langues de tous les pays ».

 

 [3] John Grand-Carteret, « Notre Bibliothèque XCII », Courrier de l'Art, n° 1, 3 janvier 1884, p. 7: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k55671130/f16.langFR.

 

 

LINK:

Roi-Reine-Prince

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15 ottobre 2011 6 15 /10 /ottobre /2011 05:00

"Das Krokodil" di Adolf Oberlandër

 

 

 

 

di Antoine Sausverd

 

 

 

 

 

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Adolf Oberländer, "Das Krokodil" (Ein Carnevals-Abenteuer in acht Bildern),
Fliegende Blätter
, vol. 90, n° 2271, 1889.

Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

 

"Das Krokodil" è senza dubbio uno dei più interessanti fumetti creati da Adolf Oberländer (1845-1923) al Fliegende Blätter. Questa storia muta in otto quadri fu pubblicata nel 1889 sul numero 2271 della rivista tedesca.

 

L'embricazione delle vignette della prima pagina è piuttosto originale. Nella prima immagine, tutta in profondità, un uomo mascherato da coccodrillo scende le scale. Si dirige verso l'uscita di un ballo mascherato, a braccetto della sua bella. Questa scena offre una vista a basso angolo che dà una statura imponente ai tre clown bianchi che stanno per pestargli la coda.

 

 

I gradini si prolungano nella loro parte inferiore e formano due lati tratteggiati che organizzano le due scene seguenti: la prima serve da facciata per la sala da ballo, con la sua porta d'uscita davanti alla quale si svolge una rissa; la seconda erige in una prospettiva fuggente le facciate di una strada in cui il coccodrillo fugge, seguito da cani che vogliono la sua appendice caudale.

 

La seconda pagina, ha una composizione più classica, è meno densa: inizia con una sequenza dallo scenario minimo (una porta e la sua campanella) in cui l'eroe continua ad accumulare guai con il suo travestimento. La grande immagine finale, luminosa quanto la prima, somiglia al difficile risveglio del brutto sogno che si è appena svolto. Si noterà che queste due tavole sono ognuna circoscritte su un foglio disegnato in Trompe-l'oeil di cui un angolo (in basso a destra per la prima e in alto a sinistra per la seconda) è leggermente arrotolato in modo da indicare l'incatenamento delle due pagine.

 

 

 

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Per finire, accosteremo la composizione della prima pagina che darà un secolo più tardi il disegnatore americano Will Eisner (1917-2005), soprattutto il modo di concatenare le vignette e di appoggiarsi su un elemento dello scenario (qui, la scala) per legare le immagini nel loro continuum. La somiglianza tra "Das Krokodil" con la sequenza seguente, tratta dall'albo Invisible People pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1993, è in questo senso abbastanzastupefacente.

 

 


 

 

Will Eisner, Estratto da Il Popolo invisibile, (Invisible People, 1993),
in Big City, Glénat, 1999.
Copyright © Will Eisner Studios, Inc.

 

 

 

 

 

Antoine Sausverd

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

LINK al post originale:

"Das Krokodil" d’Adolf Oberländer

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