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7 gennaio 2010 4 07 /01 /gennaio /2010 09:11

LE MALIZIE DI PLICK E PLOCK





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[Traduzione di Massimo Cardellini]
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6 gennaio 2010 3 06 /01 /gennaio /2010 19:44



LE MALIZIE DI PLICK E PLOCK



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[Traduzione di Massimo Cardellini]
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5 gennaio 2010 2 05 /01 /gennaio /2010 17:15




La Signorina Maria Senza-Cura









VII

Maria Senza-Cura ed il fuoco

Quando Maria Senza-Cura prende una candela, la regge così male che versa cera sulla sua gonna. Guardasse almeno dove mette i piedi! Gira però la testa e non vede uno sgabellino che si trova sul suo cammino.

Il suo piede urta lo sgabellino, lei perde l'equilibrio e cade con la candela la cui fiamma appicca il fuoco ai suoi indumenti.



Maria Senza-Cura si mette a correre per salvarsi lanciando alte grida orribili.

La tata Caterina corre con tutte le sue forze dietro Maria Senza-Cura allo scopo di spegnere l'incendio.

La gonna di Maria Senza-Cura è già del tutto bruciata.

Le fiamme avanzano; la casa si riempie di fumo.

Per la strada si grida: Al fuoco!

Si è andati a cercare i pompieri; ma non arrivano ancora.

La povera Maria Senza-Cura brucerà viva?

La tata Caterina si trova in difficoltà.






Per fortuna accorre Jérôme, il buon facchino, che le versa un secchio d'acqua sulla testa. Ciò malgrado, Maria Senza-Cura è stata orribilmente bruciata alle braccia ed al viso. Eccola sfigurata per molto tempo e non si sa quando guarirà.

Ciò che è ancor più terribile è che Maria Senza-Cura, per sua imprudenza ha dato fuoco alla sua abitazione dei suoi genitori, che hanno così perduto tutto ciò che possedevano.


Per Fortuna il cagnolino che aveva sempre cura di riportare tutto ciò che trovava, esce dalla camera del suo padrone con un portafoglio; il denaro che vi è dentro salverà dalla miseria tutta la famiglia. Il cagnolino non vale forse di più della signorina Maria Senza-Cura?

Un'altra Maria Senza-Cura accompagnava suo nonno, un povero cieco e carico di anni e questa Maria Senza-Cura non guardava mai davanti a sé. Così, per colpa sua, entrambi caddero un giorno nel fiume. E non si è mai più sentito parlare né del nonno ne di quest'altra Maria Senza-Cura.



VIII

I buoni propositi di Maria Senza-Cura

La povera Maria Senza-Cura finì con il capire che il suo pessimo difetto causava molti fastidi ad essa e molte pene ai suoi genitori. Ne divenne così infelice, che il suo buon angelo, che era anche l'angelo della cura e del lavoro, ne ebbe pietà.

L'ascoltò e fu in breve tempo i modello di tutte l ebambine della sua età. Divenne pulita, ordinata, curata in modo incantevole e così laboriosa che, anche camminando, trovava il modo di cucire o di fare l'uncinetto; così buona, così attenta, che curava il suo fratellino come fosse una piccola mamma.



Così, il piccolo bambino l'amava con tutto il suo cuore. Il suo papa e la sua mamma, che un tempo erano così dispiaciuti, divennero tanto felici e da allora tutti smisero di chiamarla Maria Senza-Cura.




Quarta di copertina di Mademoiselle Marie Sans-Souci (1867)




[Traduzione di Massimo Cardellini]





LINK all'opera originale:
M.elle Marie Sans-Cure


LINK interni concernenti lo stesso autore:
Georges le distrait, 1889, [Giorgino il distratto]
Briffault, "Parigi in acqua", 1844. Illustrazioni di Berta
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29 dicembre 2009 2 29 /12 /dicembre /2009 10:17



FRANS MASEREEL

LA CITTÀ

1925





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A cura di Massimo Cardellini

LINK al post originale:
Die Stadt


LINK di presentazione dell'artista:
Frans Masereel








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28 dicembre 2009 1 28 /12 /dicembre /2009 09:00


FRANS MASEREEL

LA CITTÀ

1925









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Frans Masereel, La Città, 1925, 01 di 10.



LINK al post originale:
Die Stadt



LINK alla presentazione dell'artista:
Frans Masereel






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27 dicembre 2009 7 27 /12 /dicembre /2009 11:16

FRANS MASEREEL

LA CITTÀ

1925




s00Copertina dell'opera di Frans Masereel










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Veramente difficile commentare in modo soddisfacente questo gradevole racconto ad immagini di Frans Masereel che, come modalità narrativa rimanda ad un genere ampiamente sperimentato nel XIX secolo su numerose riviste umoristiche o di satira politica
e di cui nel presente blog abbiamo già dato numerosi esempi e saggi analitici a riscontro.
Il contesto storico è profondamente mutato ed una riproposizione pura e semplice di un modello oramai datato è ovviamente improponibile soprattutto in un'epoca che vede sempre più l'affermazione a livello popolare del genere fumettistico vero e proprio con tutto un armamentario tecnico che si viene sempre più affinando e perfezionando. Provocatoriamente, Masereel, ricorre in sovrappiù ad una tecnica che più che vecchia è addirittura arcaica: l'incisione su legno, la xilografia, risalente a molti secoli prima della stessa invenzione della stampa a caratteri mobili, eppure il risultato ha una sua tragica modernità.
Ogni singola immagine di questo romanzo ad immagini, è come un quadro vero e proprio e come tale esso va affrontato al fine di una sua reale fruizione, anche se magari l'immagine successiva non ha alcuna rapporto chiaro o diretto con l'immagine che si è appena esaminata. Il lettore è lasciato libero sia nella contemplazione delle singole immagini che nella loro sequenze e soprattutto nei loro numerosissimi collegamenti e rimandi.
Sul tutto domina l'equilibrio tra il bianco ed il nero di alcune immagini con raro prevalere dell'uno o dell'altro in alcune di esse, raro squilibrio in cui l'intento può voler essere quello di accentuare la drammaticità di una situazione descritta graficamente oppure, ma non è detto che sia sempre così, accentuare l'oggettiva triste poesia di un momento di tranquillità colto dall'autore e così vissuto ed interpretato da lui ma di cui gli oggettivi protagonisti sembrano essere del tutto inconsapevoli.
I disegni 7 e 8 ne sono una prima chiara esemplificazione. Nel primo di essi, posta a sinistra, scorgiamo subito una leggera prevalenza del colore nero nel disegno. In esso l'autore ha rappresentato dei modernissimi schiavi salariati chiusi in un vasto ufficio tecnico che sembra essere piuttosto uno stanzone di caserma, i quali lavorano sotto l'occhiuta vigilanza di un minuscolo capoufficio che passeggia tra le strane scrivanie inclinate. A questa schiera di modernissimi dannati è offerta quale unica evasione visiva, una veduta osservabile da un ampio finestrone da cui si scorge il deprimente scenario di altissimi edifici addossati l'uno all'altro dai cui comignoli escono dense e scure colonne di fumo e qua e là altri e massicci altiforni che producono anch'essi il mortale fumo del progresso industriale. Le uniche fonti di luce sembrano essere quella solare sullo sfondo remoto del disegno che si scorge dal finestrone ed una luce misteriosa quanto artificiale  che cade dall'alto sui piani di lavoro dei disegnatori tecnici-dannati.
A questo disegno quasi dantesco si contrappone nell'ottavo disegno una scena in cui è il bianco a prevalere sul nero. Il disegno presenta una disposizione verticale e sembra essere diviso in due parti. Su un terzo del disegno disposto sul lato destro, scorgiamo in primo piano un frammento di un grande palazzo posto in ombra e quindi colorato di nero. Dalle tre finestre disegnate, scorgiamo delle scene di vita quotidiana banali e semplici ma che danno già un deciso tocco poetico al tutto. Sulla finestra superiore una donna è intenta ad un lavoro che sembra essere di cucito, forse si tratta di una sarta. Sulla finestra al centro un uomo guarda fuori dalla finestra, le mani a sorreggere la testa, il volto inespressivo come se si stesse annoiando o chiedendosi cosa ci stia a fare al mondo. La finestra in basso ci mostra una donna seminuda nell'atto di indossare una veste. Deve trattarsi di una bella e luminosa giornata di inizio autunno o di primavera incipiente, perché tutt'e tre le finestre risultano aperte come ad accogliere luce ed aria fresca.
Dei rimanenti due terzi del disegno posti sul lato sinistro, vediamo la città immersa nel sole e quindi dalle facciate bianche. Sulla parte bassa scorgiamo ancora delle scene di intimità casalinga da finestre aperte come ad esempio un uomo ed una donna che si abbracciano ed in quelle più vicine delle persone che si affacciano alla finestra. Sullo sfondo una prospettiva vertiginosa pone in evidenza caseggiati su caseggiati le cui finestre sono quasi tutte poste in luce. La sensazione complessiva è quella di una calma che aleggia in un momento di corale e breve tranquillità, siamo forse a metà mattinata oppure nel tardo pomeriggio. Sembra quasi di poter udire che vi sia silenzio sulla scena complessiva, un silenzio rilassante e non tragico come quello del disegno di fianco fatto di dovere ed obbedienza ad un sistema che lo esige ed a cui lo si tributa e quindi pieno di risentimento.
In entrambi i disegni, comunque sia, ognuno risulta essere solo, come chiuso in se stesso, che si tratti della solitudine da trasfondere nel lavoro individuale che si sta svolgendo oppure quella della sospensione da ogni attività e che lascia liberi di dedicarsi alla cura di sé oppure a fissare inebetiti il vuoto dei propri pensieri riflesso dal vuoto urbano a cui si chiede invano un minimo di senso.

Massimo Cardellini


Frans Masereel, La Città, 1925, 02 di 10





LINK al post originale:
Die Stadt


LINK di presentazione dell'artista:
Frans Masereel
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22 dicembre 2009 2 22 /12 /dicembre /2009 15:03

FRANS MASEREEL [1897-1972]




autoritratto-masserel.gifAutoritratto di Frans Masereel (1897-1972)

Utilizzando la tecnica della xilografia del XIV secolo per diffondere le sue idee in un XX secolo insanguinato, Frans Masereel incise con talento sul legno la sua immensa tristezza di fronte alle due guerre mondiali.

 

 

masereel.JPGNato, il 30 luglio 1889 a Blankenberghe, in una famiglia benestante appartenente alla ricca borghesia fiamminga di Gand, Frans compie studi brillanti. All’Accademia di Gand (1907-1908) prende contatto con la povertà e anche coscienza dell’ingiustizia sociale.


Viaggiando molto (Inghilterra, Germania, Tunisia) e parlando tre lingue (frencese, tedesco e inglese) rimarrà sempre estraneo ai sentimenti nazionalisti. Verso il 1910 risiede a Parigi dove scopre un po’ per caso, l’incisione su legno (antica tecnica di stampa in bianco e nero). Offre i suoi primi disegni a L’Assiette au Beurre, di cui il redattore capo è l’anarchico Henri Guibeaux (1884-1938).


masereel--2.JPGQuando scoppia la Grande Guerra, Frans Masereel riesce a fuggire alla mobilitazione generale del 1914. Si rifugia in Svizzera dove raggiunge Henri Guibeaux nel 1915. A Ginevra, si lega d’amicizia con Romain Rolland e Stefan Zweig. Là, collabora a La Feuille (rivista pacifista) per la quale, in tre anni, Masereel realizza quasi 1000 illustrazioni, leggendo la stampa ogni giorno e lavorando sino a tardi. È anche traduttore per la Croce Rossa.

 

Disegni ad inchiostro e incisioni su legno sono le sue armi contro “la grande carneficina”, soprattutto nelle due opere militanti Debout les morts [In piedi morti] e Les morts parlent [I morti parlano].


Illustra anche le poesie del poeta belga Émile Verhaeren, le opere di Romain Rolland e di Stefan Zweig. Nel 1916, con Claude Le maguet, un tipografo anarchico e disertore, una rivista pacifista Les Tablettes che uscirà sino al 1919.


masereel--3.JPGConsiderato disertore da parte dell’esercito belga, rotorna in Francia nel 1921. Abita a Parigi e, nel 1924, acquista nel quartiere delle chiglie in aria a Equihen una vecchia casupola. Partecipa nel 1932, al Congresso contro la guerra ed il fascismo ad Amsterdam. Nel 1937, compone grandi decorazioni murali per il padiglione del Belgio e per quello della Pace all’esposizione internazionale di Parigi.

 

masereel_hamburg.jpgCome numerosi artisti, Frans Masereel, che sosteneva non sono così esteta da sentirmi soddisfatto di non essere un artista, aderisce alla rivoluzione russa e le sue prese di posizione gli valgono di essere escluso da ogni riconoscimento ufficiale per molti anni. Effettua due viaggi in URSS nel 1935 e 1936. Militante attivo, è formatore artistico nel Circolo dei pittori dell’Unione dei Sindacati della Regione parigina e parte per la Spagna repubblicana durante la guerra civile.

 

Masereel--i-libri-al-rogo.jpgNel 1940, la casa di Frans Masereel a Equihen è occupata dai Tedeschi. Si ritira nel sud della Francia, prima ad Avignone e poi in un villaggio della Lot-et-Garonne) e si stabilisce a Nizza nel 1949. La sua produzione è sempre importante. Nel 1950 ottiene il Grande Premio Internazionale dell’Incisione alla Biennale di Venezia. È anche nominato membro dell’Accademia Reale del Belgio nel 1951.

 

masareel_antimilitare.gifNel 1950, viaggio Nella Cina popolare e, nel 1959, assiste ad una grande esposizione in suo onore a Pechino. Riconosciuto mondialmente, Frans Masereel decede il 3 febbraio 1972 ad Avignone. Dei funerali nazionali hanno luogo a Saint-Amandberg (Gand).

 

Illustratore dei libri di Victor Hugo; Charles de Coster, Walt Whitman, Tolstoj, Tagore; Vildrac; Maeterlinck, Duhamel, Wilde, Vermeylen e Montherlant; l’opera di Frans Masereel rimane da riscoprire. Aveva una volta dichiarato di “aver trovato nell’incisione ciò che cercava per poter parlare a migliaia di uomini”.

 

 

 


LINK al post originale:

Frans Masereel

 

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16 dicembre 2009 3 16 /12 /dicembre /2009 09:28




 

Storia di
Esquire Brown
e del suo mulo



Presentiamo uno strano prodotto che è indubbiamente un protofumetto ottocentesco, ma che allo stesso tempo anche un altro prodotto, ahimè, altrettanto moderno, e cioè un supporto pubblicitario.

Infatti, mentre la storia del povero negro dotato di un carro e di un mulo possiede una didascalia esplicativa nella parte bassa delle immagini in cui essa si svolge, sette per la precisione, allo stesso tempo nella parte superiore delle stesse possiamo leggere altrettanti laconici messaggi pubblicitari di prodotti legati inequivocabilmente alla farmacia: uno sciroppo contro la tosse ed un olio miracoloso contro le nevralgie, reumatismi, ecc.

Non sono riportate date, ma il fatto che il povero Brown, nomignolo ironico dispreggiativo con cui chiamare in generale i neri d'america, possieda un misero carretto ed addirittura un mulo, un vero imprenditore in un certo senso per quelli come lui ex schiavi delle piantagioni di cotone, dovrebbe consentire di datare il protofumetto americano al periodo immediatamente successivo alla guerra civile americana, in cui molti neri furono allettati dalla prospettiva di ricevere a liberazione avvenuta dalla schiavitù, di ricevere dal governo un mulo e 25 acri di terra...

La particolarità di questo prodotto risiede inoltre nell'essere un piccolo albo che non si sfoglia normalmente come un qualsiasi libro dal momento che esso è stato ripiegato a fisarmonica e si srotola perciò come un antico rotolo, antenato del libro.









Link all'opera:
Esquire Brown

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6 dicembre 2009 7 06 /12 /dicembre /2009 06:00


Musica, musicisti, cabaret e caricature







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Alfred Le Petit,  Il Signor Saint-Saens
Le Charivari, 3 aprile 1883.



 
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Pépin, Musica da camera, Le Grelot n° 278, 6 agosto 1876.





 
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Pépin,  La musica addolcisce, ecc....... »
Le Grelot  n° 1389, 21 novembre 1897.











 
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Disegno di Charles Gilbert-Martin, L'homme orchestre, [L'uomo-orchestra]
 Le Don Quichotte n° 474, 20 luglio 1883.







 
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Disegno di  André Gill, Richard Wagner
L’Eclipse n° 65, 18 aprile 1869.





 
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Disegno di Frid'Rick,  Le ciel, Il Cielo, Calotte et Calottins.
Histoire illustré du clergé et des congrégations
, 1880.









 
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Disegno di H. Kat, Henri Litolff
La Guêpe, 17 novembre 1872.













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Disegno di Henry Meyer, Arban
Le Sifflet, 1872.







 

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Disegno di P. Bernay, Pierre Dupont
Le Hanneton n° 33, 1867.






 

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Disegno di Ancourt, Auber
Le Bouffon n° 92, 1867.







 

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Disegno di Mailly,  Rossini
Le Hanneton n° 21, 1867.







 

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Disegno di A. Lemot, "Auber"
Le Monde pour rire, 1868.









 

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Disegno di A. Lemot, "Jacques Offenbach"
Le Monde pour rire, 1869.







 

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Disegno di Alfred Le Petit, "Nathan E."
Le Tam-Tam (Rouen).







 

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Disegno di André Gill, "Il Tetralogo Wagner"
L’Eclipse n° 19, 1876.










 

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Disegno di Stop, "Concerto europeo"
Le Charivari, 31 luglio 1880.









 

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Disegno di J. Hémard, "Poeti"
L’Assiette au beurre n° 588, 28 giugno 1912





 

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Disegno di Eugène Cadel
Le Sourire n° 43, 18 agosto 1900.









 

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Disegno di Luque, "L'artiste più allegro di Parigi: il Signor Eugène Labiche"
La Caricature, 13 marzo 1886.







 

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Disegno di Luque, "Il maestro Verdi"
La Caricature, 5 marzo 1887.








 

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Disegno di G. Döes
Cocorico, 1899.







 

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Disegno di Luque, "Léo Delibes"
La Caricature, 31 gennaio 1891.







 

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Disegno di Lucien Métivet
Le Rire n° 64, 23 aprile 1904.









 

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Disegno di Georges Meunier, "Harmonie"
Le Rire n° 417, 1 novembre 1902.








 

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Disegno di Toulouse-Lautrec, "Jane Avril"
Le Courrier français n° 27, 2 luglio 1893.









 

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Disegno di Charles Gilbert-Martin, "Rossini
Le Philosophe n° 7, 7 luglio 1867.







 

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Disegno di Dantan il giovane, "Rossini e Meyer-Beer"
Le Charivari, 24 agosto 1860.







 
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Alfred Le Petit, "Aristide Bruant"








 
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Alfred Le Petit, "Le Chat noir"










 
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Alfred Le Petit, "Rodolphe Salis, l'aquila di Montmartre"










 
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Alfred Le Petit, "Jules Jouy"










[Traduzione di Massimo Cardellini]

LINK al post originale:
Musique, musiciens, cabaret et caricatures






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5 dicembre 2009 6 05 /12 /dicembre /2009 09:03
Alcuni disegni del Progrès civique su Mussolini ed il fascismo (1923-1926)



image hébergée par photomaniak.comIllustrazione n° 3, disegno di L. Cavé, Le Progrès civique n° 351, 8 maggio 1926. Il titolo reca: L'incendiario. La didascalia recita:- Finirà per prendere da qualche parte, prima o poi.



di  Hubert Néant



Fondato da Henri Dumay nel 1919, Le Progrès civique [Il Progresso civico], settimanale di sinistra, tendenza radicale e socialista, è pubblicato tra le due guerre. Durante la prima metà degli anni venti, i suoi redattori
attaccano il Bloc national [Blocco nazionale], denunciano i trafficanti ed altri profittatori della guerra, difendono sia gli antichi combattenti quanto i consumatori, condannano le operazioni militari (Siria, Marocco), sollecitano la ricerca della pace internazionale e sostengono la Società delle Nazioni. Senza approvare il comunismo, raccomandano il dialogo con la Russia sovietica e denunciano la persecuzione contro i comunisti francesi (tra cui gli ammutinati del Mar Nero). In maniera generica, essi dedicano alle relazioni internazionali ed all'economia mondiale degli sviluppi importanti.

Ogni numero contiene in generale da due a tre disegni a stampa; a volte, uno di questi compare in copertina. La Bibliothèque historique de la Ville de Paris (BHVP) conserva una serie di questo settimanale dal 1919 al 1927, con rare lacune. La consultazione è facile.

I disegni proposti qui riflettono l'interesse verso i rivolgimenti conosciuti dall'Italai. Non sono l'illustrazione di questo o quell'articolo. Inoltre, la maggior parte delle volte, gli avvenimenti italiani, sono trattati nelle pagine iniziali, dedicate a degli editoriali. E, molto presto (maggio del 1921), Le Progrès civique sottolinea le minacce rappresentate dal fascismo italiano per la vita democratica. Gli avvenimenti decisivi dell'autunno 1922 sono relazionati ogni settimana e, il 18 novembre (n° 170), l'editoriale è intitolato: "La dittatura di Mussolini è un grave pericolo per l'Italia disorientata- e per l'Europa". L'anno 1923 è sempre punteggiato da informazioni inquietanti: "Nel paese delle Camice nere- Come si confisca un Parlamento" (23 giugno 1923)- "Le ultime libertà soppresse in Italia" (21 luglio 1923). Ma senza disegni significativi.



image hébergée par photomaniak.comIllustrazione 1, disegno di Guérin, Le Progrès civique, 12/7/1924. Il titolo dice: La fatale soluzione. La didascalia recita: -Mussolini, stai attento...! L'Italia ha la forma di uno stivale...



"La fatale soluzione"

L'assassinio del deputato socialista Matteotti (giugno 1924) ha fornito il pretesto del sidegno a piena pagina di Raoul Guerin, ad ispirazione piuttosto facile. L'Italia indignata si sbarazza del dittatore in camicia nera che, in una postura grottesca, lascia cadere il suo manganello macchiato di sangue, utilizzato sin dalle origini dagli squadristi nelle loro "spedizioni punitive" contro sindacati, borse del lavoro, cooperative.

Nelle settimane successive ad un assassinio che scredita il regime, le reazioni sono assai vive in Italia- una parte dei deputati rifiutano di sedere in Parlamento- e molti osservatori parlano di una reale crisi del fascismo. Il che potrebbe spiegare la soluzione molto ottimista considerata dal disegnatore. Infatti, periodicamente dal 1921,
Le Progrès civique ha predetto ai suoi lettori un indebolimento o anche una sparizione del fascismo in Italia; forse scambiando i suoi desideri per uan imminente realtà?

Tuttavia, altri disegni traducono un indiscutibile realismo ed una valutazione molto lucida rappresentata dalla minaccia del nuovo regime italiano. Guardiamo tre di essi, a tre anni di distanza.

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Illustrazione n° 2, disegno di Pédro, Le Progrès civique n° 218, 20 ottobre 1923.
La didascalia in alto recita: "L?OMBRA SI ESTENDE", quella in basso: "Scanzati dal mio sole!...".



L’"esportazione" del fascismo

"L’ombra si estende", (n° 2): posto in copertina, il disegno di Pedro reca molte informazioni nel suo dispiegamento scenico. Immensità marittima all'orizzonte, carta semplificata e ben leggibile, un'Europa distesa ed inquieta, l'ombra proiettata della sciabole su alcuni Stati: ecco una composizione molto studiata ed anche ben portata a termine (corona merlettata che, di profilo, disegna la E di Europa...). In didascalia, la celebre frase di Diogene rinvia al sole, riprodotto qui puntinato.

Oltre all'Italia, quali Stati ricopre l'ombra? Un'orientamente nettamente autoritario è stato dato alla monarchia spagnola con l'instaurazione del direttorio militare di Primo de Rivera (settembre 1923). La Grecia, indebolita dalla sua sconfitta con i Turchi, è tentata da un governo forte; nel settembre 1922, si è verificato un colpo di Stato militare. Bisognerà ritornare sulla Francia, che il disegnatore integra nelle zone di estensione del fenomeno...

Si misura la differenza tra questo disegno, del 1923 e quello del 1926 (n° 3, "L'incendiario" in alto), dovuto a Cavé. Stessa sciabola aggressiva; ma l'Europa non è disegnata, semplicemente nominata ed una torcia vi si avvicina, brandita dal Duce. In questo momento, le intenzioni di Mussolini sono più visibili. Il regime è rafforzato (leggi dette "fascistissime"), l'Albania vede profilarsi un protettorato di fatto e Mussolini continua a sorvegliare la Iugoslavia, soprattutto per un riavvicinamento con il governo rumeno di Avarescu, di tendenza fascistizzante. Ma questo disegno nettamente più semplicistico, è pubblicato una settimana dopo quello di Bécan (n° 4 "Lo sdegnosissimo"). L'effetto cumulativo sui lettori non potrebbe produrre dubbi. Per di più, la didascalia distilla l'idea che la minaccia, prolungandosi, anche senza piano sistematico, è portatrice di destabilizzazione in Europa. Un tale piano non si realizza che nel 1932 con i discorsi sull'universalità del fascismo.
 


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Illustrazione n° 4, disegno di Bécan, Le Progrès civique n° 350, 1° maggio 1926.
Il titolo della vignetta in alto recita: "Lo sdegnosissimo", le didascalie in basso rispettivamente:
-Dopo il mio avvento, le nostre esportazioni sono considerevolmente aumentate...
-Esportate sopratutto del fascismo, non è vero?


Il disegno del 1° maggio 1926 si burla di un Mussolini presuntuoso, sensibile agli onori (la crescita delle decorazioni) e al quadro prestigioso (tavolo cesellato simbolo del potere). Il volto è oramai fissato per molto tempo, i disegnatori volendosi iscrivervi la brutalità, ma anche l'arroganza, l'orgoglio, il gusto dell'esibizione. La scelta del superlativo (sdegnosissimo) per il titolo accentua la visione peggiorativa. La legenda è improntata da una ironia calcolata. Infatti, le esportazioni, nel senso economico del termine, non possono essere in quel momento un argomento di soddisfazione, poiché la politica monetaria ed i piani di ristrutturazione della produzione rendono più cari i prodotti che l'Italia poteva vendere. Da qui il ripiegamento su delle esportazioni... ideologiche.



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Illustratione 5, disegno di Bollinger, Le Progrès civique, n° 214, 22 dicembre 1923.
Il titolo recita: "A rimorchio di Mussolini"
La didascalia in basso invece: "Finiranno con il disonorarmi!".


E la Francia?


Un solo disegno non è probante. Ma quest'ultimo merita un esame, malgrado le sue ambiguità. Sì è colpiti da questa robusta Marianna- molto distante dai profili unenti grazia ed energia- posta di fronte ad una imponente coccarda. Sotto il suo berretto frigio, si osserva un volto quasi maschile. Che può forse essere "al rimorchio di Mussolini"? Il contesto dell'autunno 1923 non rende plausibile l'ipotesi di una specie di allineamento della diplomazia francese sulla politica estera dell'Italia. Perché è precisamente il momento in cui Mussolini cessa di sostenere la Francia nell'affare della Ruhr ed in cui adotta un atteggiamento meno conciliante di fronte alla Iugoslavia, protetta dalla Francia.

Cosa ha voluto dire Bollinger? Una risposta è probabilmente da cercare sul lato di una componente mal conosciuta della politica interna francese. Nel corso delle settimane, Le Progèes civique ha spesso parlato delle "Unioni civiche", gruppi più o meno ufficiali di militanti di estrema destra di di uomini d'azione, che dei padroni hanno potuto utilizzare per far pressione sui sindacati e spezzare gli scioperi; in particolare a Lione ed a Parigi. A volte, vecchi ufficiali della Grande Guerra hanno distribuito dei sostegni. I mandanti di queste Unioni non nascondono la loro volontà di preparare con cura le elezioni legislative del 1924, allo scopo di ottenere il rinnovamento del Blocco nazionale. Tenendo conto della loro efficacità, essi riconoscono di apprezzare i metodi violenti dei fascisti. Ma, più ampiamente, è tutta una parte della destra frances- tra cui L'Action française- ad ammirare il modo in cui l'ordine è ristabilito in Italia dopo l'ottobre 1922 e che sarebbe pronta a trarne ispirazione. Ecco chi rischia di "disonorare la Repubblica".


image hébergée par photomaniak.com







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Illustrazione 6, disegno di Guérin, Le Progrès civique n°378, 13 novembre 1926. Il titolo recita: Il grande agitato, le didascalie illustrano le manie di grandezza di Mussolini che alla fine scopriamo essere ospite di un manicomio.


Il grande agitato


Ritroviamo Guérin il cui estro ispirativo anima queste due tavole disegnate nel novembre 1926. La procedura è nota e consiste nell'ironizzare sulle molteplici attività di un capo di Stato o di governo. A volte esistono i riferimenti precisi. È così che, sin dall'ottobre del 1922, Mussolini, oltre alla presidenza del Consiglio, si è riservato il ministero dell'Interno e quello degli Affari esteri. Nel 1925 ancora, decide di concentrare i dipartimenti della Guerra, della Marina e dell'Aria. E, nell'aprile del 1926, un viaggio spettacolare in Libia permette di evidenziare le ambizioni mediterranee dell'Italia (nell'impossibilità di "impadronirsi del mondo intero!"). Altre vignette servono soltanto ad accentuare la carica comica (le Finanze, le Belle Arti). E l'ultimo disegno serve da caduta: con l'allusione all'alienazione mentale, Guérin non si mette certo i guanti.

Da questi disegni, eccettuati i numeri 2 e 5, emana una costante: la presentazione di un ditattore ambizioso, senza scrupoli, crudele, ambizioso. Molti tratti che saranno presto ripresi per Adolf Hitler. Duarante gli anni dal 1923 al 1926 ad ogni modo, i disegnatori della stampa che osservano l'Italia mussoliniana devono adattare lo strumento satirico ad una forma inedita di titalitarismo. Sono invitati alla creatività. Il fatto che l'Europa sia molto spesso associata al "motivo" adottato traduce una percezione ed una interpretazione molto giuste, alla misura di questa novità socio-politico del XX secolo.



[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:
Quelques dessins du "Progrès civique" sur Mussolini et le fascisme (1923-1926)



LINK a saggi storici sulla caricature:


Henri Viltard, Gustave Henri Jossot: biografia.
Henri Viltard, Elle était Trop nue
Christian Schweyer, Monnaies et médailles satiriques
Eric Aunoble, Caricature russe et sovietique
Les stéréotypes nationaux
R. Ouvrard, Napoleone attraverso le caricature 1799-1806, 01 di 02


LINK a raccolte di materiale tematico relativo alla caricatura:


Caricature dell'Asiatico e stereotipi del pericolo giallo
Prima Guerra Mondiale
Animalizzazioni nella caricatura

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