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22 febbraio 2010 1 22 /02 /febbraio /2010 08:00




GLI   IDROPATI




image hébergée par photomaniak.com 

Disegno di Cabriol, Alfred Le Petit, Les Hydropathes n° 9, 15 maggio 1879.

 


Dopo la guerra franco-prussiana del 1870, nascono a Parigi numerosi club letterari . Il vivo interesse per i cabaret e lo spirito della bohème cioè "fumiste", riunisce degli artisti dallo spirito innovatore e poco conformisti.


Il club des Hydropathes [club degli Idropati] è creato da Émile Goudeau nell'ottobre del 1878. Il circolo ottiene un rapido successo: sin dalla sua prima assemblea, riunisce settantacinque persone e conterà sino a trecento partecipanti. Questo successo era dovuta in gran parte al suo presidente ed animatore Émile Goudeau ma anche ad una certa benevolenza delle autorità ed alla facilità con cui iscriversi. Chi voleva iscriversi non era tenuto di menzionare sulal sua domanda al presidente nessun talento in letteratura, poesia, musica, recitazione, caricatura o altre arti.

Emile_Goudeau.jpg

Ritratto di Emile Goudeau.


I partecipanti recitano la loro poesia o la loro prosa ad alta voce davanti agli assistenti durante le sedute del venerdì sera. Il club si riunisce in un primo momento in un caffè del Quartiere Latino poi, a partire dal 1881, al Chat noir [Gatto nero] di Rodolphe Salis. Riempie la sala. È dopo una serie di baccano provocato dal trio Jules Jouy, Sapeck e Alphonse Allais che lanciano dei petardi e dei fuochi di artificio che il club sparisce nel 1880.

Le-Chat-Noir--Steinlen.jpg

Manifesto storico del celebre locale Le Chat Noir, disegnato dal grande Steinlen.


Nello spirito del tempo, Emile Goudeau fonda una rivista satirica illustrata Les Hydropathes [Gli Idropati], che propone soprattutto in copertina il ritratto caricaturale degli aderenti più famosi. Vi ritroviamo delle biografie e dei ritratti satirici di Emile Goudeau, André Gill, Félicien Champsaur, Coquelin Cadet, Charles Cros, Sarah Bernhardt, Charles Lomon, Maurice Rolinat, Alfred Le Petit, Auguste Vacquerie, Luigi Loir, Mélandri, Raoul Fauvel, Charles Frémine, Georges Moynet, Alphonse Allais, Sapeck, Emile Cohl.


 

Si trasforma in Tout-Paris, Settimanale illustrato.


 

[Traduzione di Elisa Cardellini]


Link al post originale:
Les Hydropathes



Link al formato elettronico della rivista Les Hydropates:

Les Hydropathes 

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21 febbraio 2010 7 21 /02 /febbraio /2010 08:00

Il ritratto di profilo" di Eugène Le Mouël


di Antoine Sausverd

 

Eugène Le Mouël, Le portrait de profil [Il ritratto di profilo], La Caricature, n° 350 del 11 settembre 1886.

 


Apparso nel settembre del 1886 in La Caricature, rivista diretta da Albert Robida, questa tavola intitolata Le portrait de profil  [Il ritratto di profilo], è firmata da Eugène Le Mouël [1].

Di doppia origine normanda e bretone,
Eugène Le Mouël (1859-1934) ha seguito nel corso della sua vita le carriere di scrittore, poeta, illustratore e disegnatore umoristico. Sotto quest'ultima attività, esercitò durante gli anni dal 1880 al 1930 una lunga attività sulla stampa, dando regolarmente delle storie ad immagini. Ritroviamo la sua firma in Le Charivari, Le Chat NoirMon Journal, Le Soleil du Dimanche, Polichinelle, Le Rire, o ancora in Guignol. Lavorò anche per le illustrazioni infantili delle case editrici Pellerin e Quantin.

In questa tavola di
La Caricature, il Signor Pépin, provinciale di Isigny "avendo fatto fortuna nei burri", decide di farsi fare il ritratto dal pittore Cobalt. L'artista fa del suo modello un ritratto di profilo ma quest'ultimo non piace al borghese: non capisce perché la sua effige non ha che un solo occhio. "Di profilo! Di profilo!... riprese il Signor Pépin, non capisco nulla dei vostri termini tecnici, io ho due occhi, voglio due occhi". Gettato nel laboratorio di Cobalt "asociale amante dell'arte pura", il Signor Pepin riporta il quadro a casa sua e lo corregge aggiungendovi con l'inchiostro l'organo oculare mancante.

Questo ritratto corretto, simultaneamente di faccia e di profilo, offre uno stupefacente avvicinamento con alcuni ritratti dipinti da Pablo Picasso negli anni 30 del XX secolo.
 


 

 

 

A sinistra: Picasso, Ritratto di Marie-Thérèse Walter, 1937. A destra: Cobalt, Ritratto del Signor M. Pépin, 1886.

   

Bisogna consacrare questo filisteo del Signor Pépin come precursore del cubismo? Se si dovesse connettere questa storia satirica ad una corrente artistica, sarebbe soprattutto alle Arts incohérents [Arti incoerenti]. Le esposizioni di "questa accademia del derisorio" tra 1882 e 1893 maneggiavano allegramente la provocazione umoristica. Le opere presentate si facevano beffe, tra l'altro, delle pratiche artistiche dell'epoca, parodiando sia i pittori accademici sia gli impressionisti, ma vertevano anche nel genere satirico, sia politico sia dei costumi.

Notiamo inoltre che numerose opere esposte durante queste esposizioni sono da paragonare a certi quadri e provocazioni artistiche celebri del XX secolo. Anche coloro i quali sono reputati di aver, numerosi decenni dopo, rivoluzionato l'arte moderna, da Dada alla pittura monocroma [2]. Ma non inganniamoci, la nostra storia ad immagini non parodia una potenziale scuola artistica e verte soprattutto sul registro della caricatura dei costumi, ridicolizzando la fatuità di questo borghese incolto.

Eugène Le Mouël espose alle Arti incoerenti [3]. È anche uno dei pilastri discreti di questi circoli che praticano l'umorismo fin-de-siècle: giovane studente in diritto a Parigi, frequenta gli Hydropathes [Idropati] di cui è un membro regolare. Lo ritroviamo in seguito agli Hirsutes, di cui si assicurò la vice presidenza ed anche al Chat Noir, dove pubblicò poesie e disegni sul giornale.

Dovremo ritornare un giorno sul caso di
Eugène Le Mouël in occasione di un nuovo confronto del tutto sorprendente. Si tratta di una tavola che egli disegnò nel 1886 per l'"Imagerie artistique" della casa editrice Quantin, intitolata Le Sapeur Gruyer, [Il Sapore Groviera] e che ricorda in modo inquietante un altro celebre militare indossante il berretto a pelo e patronimico formaggero: il sapeur Camember di Christophe.



Antoine Sausverd



[Traduzione di Massimo Cardellini]



NOTE

[1] Eugène Le Mouël, "Le portrait de profil", La Caricature, n° 350 del 11 settembre 1886. Da notare che numerosi numeri di questa rivista sono disponibili in rete su Gallica.


[2] A questo proposito leggere il capitolo Farceurs mais précurseurs [Scherzosi ma precursori] del libro di Cathérine Charpin, Les Arts incohérents (1882-1893), Syros-Alternatives, Paris, 1990.


[3] Indicazione data da Dico Solo, ma non abbiamo ritrovato il suo contibuto nei cataloghi di queste esposizioni del 1884, 1886 e 1889.




LINK al post originale:
Le portrait de profil » par Eugène Le Mouël

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20 febbraio 2010 6 20 /02 /febbraio /2010 08:00




"Troppa precipitazione" di Christophe



1








2

 

 

Christophe, ­­"Troppa precipitazione", Mon Journal n° 4 del 15 gennaio 1890.

 

 

Prima di slanciarsi all'inseguimento dell'omnibus, M. Duvolet si specchia un'ultima volta allo specchio. Approfittiamo di questa vignetta, perché è la sola in cui il lettore potrà osservarlo... e unicamente di profilo! Perché in seguito, si vedrà, tutt'al più, il nostro uomo in piedi di schiena, una parte della sua gamba in volo al di sopra dei gradini.


Il suo vero nome era Georges Colomb (1856-1945), Christophe si fa un astuto piacere di condire i suoi fumetti d'immagini giocando sul punto di vista. Questa doppia pagina apparsa nella rivista  Mon Journal ne è un perfetto esempio. Riducendo la corsa di quest'uragano su gambe all'incatenamento dei suoi polpacci in sospensione, le inquadrature radicali che subisce il Signor Duvolet dinamizzano senza paragone questa discesa turbinosa. Se questa gag finale di Christophe non è delle più originali, rimane di questa discesa ellittica un umorismo ancora fresco.


Il testo sotto le vignette è breve, non è rivelatore del genio letterario che il nostro autore svilupperà nelle sue serie come La famille Fenouillard. E giustamente, l'ultima vignetta in cui si vede il Signor Duvolet di schiena ricorda quella della celebre famiglia in cui genitori e figli, anch'essi visti da dietro, si fanno risvegliare dalla loro siesta dal fischio del treno che dovevano prendere e che essi vedono allontanarsi senza di loro. Le poche righe sotto quest'immagine danno più onore alla genialità comica del nostro artista: "Se il lettore stesse dall'altra parte, potrebbe constatare questo evento di portata scientifica, che lo stesso fenomeno fortuito ed inatteso, può produrre su delle fisionomia differenti la stessa espressione di disappunto".

   


Christophe, La famille Fenouillard. Deuxième voyage. Il ne faut pas dire: «fontaine…».



Il fuori campo è in Christophe uno dei suoi principali motori comici. E per causa, queste immagini limitate lasciano al nostro autore la libertà di divertirsi con le parole e di creare una relazione testo/immagine di una simbiosi umoristica unica che  Rodolphe Töpffer non avrebbe rinnegato.


 

L’uragano, il torrente e la mela.

 

Dopo il successo di La Semaine des enfants, le edizioni Hachette lanciano nel 1881 Mon Journal, una rivista per gli 8-12 ans [1]. Il primo a consegnare dell estorie ad immagini sarà Christophe che compie qui il suo esordio, nel 1887, nella carriera della 9a arte.

"Troppa precipitazione" è pubblicato in questo giornale il 15 gennaio 1890, cioè tra due delle sue celebri serie disegnate per
Le Petit Français illustré: La famille Fenouillard [La famiglia Fenouillard] e Les facéties du sapeur Camember [Le facezie del sapore Camember [2].
 

Questa discesa dalle scale ne ricorda altre nell'opera del disegnatore della franca contea, e per cominciare, in L'idea fissa dello scienziato Cosinus [3]: si tratta della sequanza intitolata "Paura di ritorno" nella quale la Signora Belazor riconosce in Cosinus il dentista pazzo che voleva estrargli una dolorante radice a colpi di tavola di logaritmi [4]. La Signora Belazor, terrorizzata, si precipita per le scale "per fuggire da quell'uomo che credeva rinchiuso per sempre per pazzia manifesta ed incurabile".


Christophe, L’idée fixe du savant Cosinus, IIe Chant, « Chocs en retour », [L'idea fissa dello sciienziato Cosinus, II Canto, Paura di ritorno].


 

Non ritorneremo sulla differenza di lunghezza dei testi sotto le immagini delle due sequenze ma osserveremo che per le sue inquadrature, Christophe pratica anche l'inquadramento a mezza figura.


Tra queste due sequenze, si noteranno delle somiglianze evidenti che descriveremo dettagliatamente per il lettore affrettato o distratto: la scena in alto dei gradini in cui, sotto lo sguardo dei loro rispettivi domestici, la Signora Belazor ed il Signor Duvolet iniziano ognuno la loro corsa in un identico slancio; il loro incontro fracassante con un pasticcere che trasporta una commissione ed un patronimico quasi identico (Beaumitron per l'uno, Blanc-Mitron per l'altra); infine, lo sventurato che  ci ha rimesso con tutti gli scossoni subiti e che si ritrova sul marciapiede con in testa una marmitta.

Si noterà anche il gusto di Christophe, in quanto bravo professore di scienze naturali [5], per le metafore aventi attinenze con elementi naturali violenti: se il Signor Duvolet è comparato ad un uragano, è all'immagine di un torrente devastatore che la Signora Belazor è paragonata!

Un terzo ed ultimo esempio, forse meno evidente ma anch'esso cataclismatico, ci è dato in Les Malices de Plick et Plock [Le astuzie di Plick e Plock], altra serie di Christophe apparse in Le Petit Français illustré [6], narrante le disavventure di due gnomi dispettosi. Nell'episodio intitolato "La mela della discordia", Plick e Plock prendono una mela dal ripostiglio della frutta ma quest'ultima sfugge loro, rotola e precipita verso le scale: "in virtù di leggi immutabili della caduta dei corpi, la mela salta, rimbalza, risalta" e provoca degli accidenti ad ogni piano per "finire la sua corsa allo stato di mela cotta" nella zuppa della portinaia.

 

 

Christophe, Les malices de Plick et Plock, [Le astuzie di Plick e Plock],  La pomme de discorde [La mela della discordia].

 

 

 

L’economia dei mezzi, da Daumier a Christophe

 

Ma lasciamo da parte le discese dalle scale e ritorniamo al procedimento deglle inquadrature troncate. Se Christophe l'ha utilizzata con un arte consumata, non ne è l'inventore: Bisogna risalire ai primi Saloni Caricaturali, questi resoconti ad immagini umoristiche delle opere esposte ai Salons Ufficiali [7], per ritrovarne l'origine.

 

Fenomeno tipicamente parigino, questi Salons (chiamati anche Salons Comici o Salons per ridere) si sviluppano  considerevolmente durante il Secondo Impero e la III Repubblica, sulla stampa iluustrata, comica o seria. Nadar, Gill, Bertall, Cham e, più tardi Robida, Guillaume e Caran d'Ache hanno partecipato a questo rituale critico. Anche Christophe, illustrando nel 1892 il Comic-Salon di Willy [8], ha sacrificato al genere.

 

Le caricature che Daumier effettua in occasione del Salon del 1840 sono verosimilmente le prime a rivolgersi direttamente alle opere dipinte. Egli sviluppa una nuova forma di caricatura, la "peinture simpliste" ["pittura semplicistica], così chiamata in ragione della loro estrema economia dei mezzi: il caricaturista lascia intendere che il pittore elude la difficoltà della rappresentazione, e tradisce così la sua missione [9]. Queste pitture semplicistiche di Daumier offrono singolari somiglianze con delle vignette di Christophe, tratte da Lo scienziato Cosinus, pubblicato una cinquantina d'anni dopo:


 

Honoré Daumier, "Salon del 1840. Ascensione di Gesù Cristo", pubblicato in La Caricature del 26 aprile 1840 poi in Le Charivari del 1° aprile 1841.

 

 

 


Christophe, L’idée fixe du savant Cosinus. IXe chant. Un habitant dans la lune, [L'idea fissa dello scienziato Cosinus. IX canto. Un abitante nella luna], pubblicato in Le Petitit Français illustré tra il  1893 ed il 1899.

 


 

Christophe, L’idée fixe du savant Cosinus. IXe chant. Sphéroïde au bord de l’abîme, [L'idea fissa dello scienziato Cosinus. IX canto. Sferoide sul bordo dell'dell'abisso], pubblicato in Le Petit Français illustré tra il 1893 ed il 1899.


 

 

Honoré Daumier, "Salon del 1840. Pelegrinaggio di San Rocco", pubblicato in Le Charivari del 7 aprile del 1841.

 


 

Christophe, L’idée fixe du savant Cosinus. IXe chant, [L'idea fissa dello scienziato Cosinus], pubblicato in Le Petit Français illustré tra il 1893 ed il 1899.


 

 

Contemporanee di Christophe, le esposizioni delle Arti incoerenti giocano sull'amatorialità rivendicata dei loro esponenti [10]. Il principioè semplice: organizzare "una esposizione di disegni eseguiti da persone che non sanno disegnarte" [11]. Gli Incoerenti attualizzarono il gusto gli artifici grafici ereditati dai Salons caricaturali, cioè un arte che fa un'economia estrema dei suoi mezzi per sostituire la loro carenza con il disegno. Così, quest'opera di Leroy Saint Aubert fu esposta all'esposizione del 1885. Inquadrata nel momento in cui i protagonisti appaiono, essa ricorda delle vignette della Famille Fenouillard:

 

 

Leroy Saint Aubert, L'appuntamento al Pont-Royal, 1886.





 

Christophe, La famiglia Fenouillard, Secondo viaggio. Alla Bastiglia. (1889-1893).


Questa procedura di inquadramento amputatorio non è il solo effetto grafico che Christophe pratica e che è ripreso dai Salons caricaturali. Vi sono anche i disegni maldestri disegnati alla maniera di quelli dei bambini [12], come delle vignette monocrome di colore nero [13], D'altronde, non è il primo ad averli riciclati nei fumetti: Cham e Gustave Doré, sin dalle loro prime storie ad immagini, hanno usato queste "immagini eccentriche" [14].

Ciò non toglie nulla al talento del nostro autore che non nasconde i numerosi prestiti ed influenze che nutrono la sua opera. Scrivendo la prefazione all'akbum del Sapore Camember, Christophe avrà questa celebre formula che ci servirà da conclusione: "Si ammirerà quanto genio c'è voluto all'autore per fare del nuovo con del vecchio".


Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]



 

NOTE


[1] Questa pubblicazione sarà mensile sino al 1892, poi diventerà settimanale sino alla sua fine nel 1925


[2] La Famille Fenouillard fu oggetto di 53 episodi pubblicati tra il 31 agosto 1889 ed il 24 giugno 1893. All'epoca della nostra storia, Le sapeur Camember [Il sapore Camembre] ha appena fatto la sua apparizione, nella stessa rivista, il 4 gennaio 1890. Gli estimatori potranno consultare il sito di Pierre Aulas per leggere o rileggere questi classici.


[3] Questa serie iniziò la sua pubblicazione, sempre in Le Petit français illustré nel dicembre del 1893.

[4] Il nostro scienziato pensava evidentemente che si trattava di radice quadrata...

[5] È qui che, per associare il fumetto ad una causa nobile e seria, ricorderemo che il nostro disegnatore fu anche normaliano, professore di scienze naturali, poi sotto-direttore del laboratorio di botanica della Sorbona ed anche autore di numerose opere per l'insegnamento delle scienze.

[6] Questa storia pubblicata tra il 1893 ed il 1904 è anch'essa consultabile sul
sito di Pierre Aulas.

[7]
Les Salons caricaturaux. Catalogo dell'esposizione presentata al museo d'Orsay dal 23 ottobre al 20 gennaio 1990, curato e redatto da Thierry Chabanne. Dossier del Museo d'Orsay n° 41. Editions de la Réunion des musées nationaux, Paris, 1990. Si può anche leggere l'articolo in rete di Denis Riout: Les Salons comiques in: "Romantisme" n° 75, Les petits maîtres du rire, 1992, p. 51-62.

[8]
Willy (Henry Gauthier-Villars, detto), Comic-Salon (Champs-Elysées et Champs-de-Mars, Disegni di Christophe, Vanier, 1892. Christophe ha consegnato anche delle illustrazioni per un altro libro di Willy: L’Année fantaisiste (Delagrave, 1894) che contiene anche dei contributi di Albert Guillaume e di Godefroy.

[9] Denys Riout,
La peinture monochrome, [La pittura monocroma], Folio Essais, 2006, p. 347.

[10] Vedere il libro di
Catherine Charpin, Les Arts incohérents (1882-1893), [Le Arti incoerenti, 1882-1893], Syros-Alternatives, Paris, 1990. Ed il sito dell'autore sull'argomento: Les Arts incoherents.

[11]
Jules Lévy, L’incohérence, son origine, son histoire, son avenir, [L'incoerenza, la sua origine, la sua storia, il suo avvenire], Le Courrier français, 12 marzo 1885.

[12] A proposito di questi falsi disegni di bambini nel fumentto vedere:
Thierry Groensteen, L’enfance de l’art [L'infanzia dell'arte], 9e Art, n° 8, CNBDI-L’An 2, ottobre 2003, p. 72-83.

[13] A questo proposito, vedere
Denys Riout, La peinture monochrome. Histoire et archéologie d’un genre, [La pittura monocroma. Storia e archeologia di un genere], Gallimard, Folio Essais, 2006.

[14] Cfr.
Susan Pickford, L'image excentrique et les débuts de la bande déssinée: Gustave Doré et Les Dés-Agréments d'un voyage d'Agrément (1851), Textimage, Varia 1, autunno 2007.



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«Trop de précipitation» par Christophe

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6 febbraio 2010 6 06 /02 /febbraio /2010 16:17

Fumetto a naso (III): "I Giapponesi hanno anch'essi il loro uomo dal naso lungo".



di Antoine Sausverd


Shidari-Kiki, "Dove si vede che i Giapponesi hanno anch'essi il loro uomo dal naso lungo", Immagine di Epinal della casa Pellerin et Cie, n° 4210. 1906 circa.



Soggetto di predilezione della caricatura, facenti le spese delle peggiori deformazioni grottesche, il naso si trova regolarmente al centro di storie ad immagini durante il cosro del XIX secolo. "Fumetto a naso" scova per voi le più belle apparizioni nasali della letteratura grafica da tempi di Rodolphe Töpffer in poi.



Gli Asiatici non si sono mai fatti notare per una lunghezza nasale particolarmente pronunciata, al contrario dell'Occidentale che, lui, è a volte sopranominato in Estremo-Oriente "barbaro dal naso lungo" e caricaturato come tale sin dalla fine del XIX secolo. Nella tavole della stamperia Pellerin qui sopra edita all'inizio del XX secolo, il giapponese dall'appendice smisurata ricorda il Tengu del folclore nipponico, questa divinità dal naso lungo e dalle ali di corvo. Tuttavia, nel caso nostro, nulla di soprannaturale, il fortunato si serve indifferentemente quotidianamente per facilitarsi la vita. Dandosi allo spettacolo come equilibrista nasale, finirà per far fortuna in un circo alla Barnum. Si tratta di un raro esemplare in cui il naso rende il suo proprietario piuttosto fortunato. Nelle precedenti storie ad immagini che abbiamo visto (e che vedremo), il naso è soprattutto fonte di sfortuna e di disavventure. Bisogna vedere in questa tavola Pellerin l'influenza di una certa filosofia asiatica?


L'autore di questa tavola che si nasconde dietro lo pseudonimo giapponese di "Shidari-Kiki" [1], altri non è che Georges Bigot (1860-1927). Pittore ed illustratore poco conosciuto in Francia, un po' più in Giappone, il suo nome compare anche oggi in tutte le opere sulla storia del manga.


Un padre del manga moderno


Il giovane Bigot, fortemente influenzato dal giapponismo che impregna gli ambienti artistici  della fine del XIX secolo, parte per il Giappone per imparare le tecniche giapponesi dell'incisione su legno: l'Ukiyo-e. Giunge a Yokohama nel 1882 in cui insegna le tecniche occidentali del disegno e dell'aquarello.


Parallelamente pubblica delle caricature in giornali locali ed edita numerose raccolte di incisioni. Nel 1884, alla fine del suo contratto di professore, crea delle riviste satiriche per guadagnare da vivere e collabora a qualche rivista giapponese. Con l'inglese Charles Wirgman (1835-1891), editore del Japan Punch, Bigot impianta il modello di giornale umoristico europeo. Dal percorso simile, questi due disegnatori sono all'origine della caricatura sociale e politica in Giappone e fanno parte dei padri del manga moderno.


Secondo Frederik Schodt, Georges Bigot influenzò la produzione nipponica con la sua tecnica narrativa introducendo ed utilizzando frequentemente la successione dei disegni in caselle all'interno di una stessa pagina [2]. Al di là di questo semplice enunciato, non sappaimo nulla di più sulle storie ad immagini che avrebbe disegnato e pubblicato Bigot in Giappone. La sua produzione in materia meriterebbe oggi di essere scoperta.


Un esempio ci è offerto nel libro Mille ans de Manga [Mille anni di manga] di Brigitte Koyama-Richard [3]


 

Georges Bigot, Gli Occidentali che hanno delle difficoltà ad adattarsi alla vita giapponese, litografia, s. d., © Kawasaki City Museum. Brigitte Koyama-Richard, Mille ans de manga, ill. n° 159, Flammarion, 2007.


Koyama-Richard precisa che il disegnatore aggiungeva un afrase tra ogni vignetta. Questa tavola prende in giro la tematica principale delle caricature che Bigot dà in Giappone, e cioè i costumi e la vita quotidiana degli autoctoni. Il Giappone di allora è in piena modernizzazione. Aprentesi alle mode occidentali, è un'inesauribile fonte di ispirazione per il disegnatore francese.


Da Yokohama a Epinal


Di ritorno in Francia nel 1899, Bigot continua la sua opera di disegnatore sulla stampa illustrata. Lasciando Parigi per risiedere a Bièvre, comincia a lavorare per la stamperia Pellerin d'Epinal. La sua collaborazione durò dal 1906 al 1915 e divenne uno dei loro artisti più prolifici, fornendo almeno una settantina di tavole [4].

 

Presso Pellerin, comincia a consegnare delle storie ad immagini priginali ispirandosi al folclore asiatico, giapponese, cinese o vietnamita. Riflettono un Giappone tradizionale che Bigot era andato a cercare ma che era stato profondamente trasformato davanti ai suoi occhi nel corso della sua permanenza.

 

Disegnatore dal tratto fine e vivace, soprattutto elegante, Bigotin quanto buon conoscitore dell'Asia cura particolarmente i suoi scenari e l'aspetto dei suoi personaggi,  i vestiari sino alla pettinatura. Si distingue radicalmente dai luoghi comuni o dei fantasmi esotici che si potevano trovare nelle storie ad immagini degli anni 1885-1890 [5].

 

Si noterà egualmente questa caratteristica delle storie ad immagini comiche di Bigot: la fisionomia leggermente deformata dei suoi personaggi di carta a cui è stata affibbiata una testa un po' più grande del resto del loro corpo [6].

 

Come osserva Shigeru Oikawa, Bogot che non era diventato infine pittore di Ukiyo-e in Giappone, ha voluto credere al suo ritorno in Francia "che disegnando per l'imagerie di Epinal, avrebbe scoperto la sua vocazione. Come l'Ukiyo-e, l'imagerie di Epinal era un genere popolare e nessuno la considerava un'arte [7].

 

Alcune delle tavole Pellerin disegnate da Bigot sono consultabili sul sito museuminzicht.be che propone delle scannerizzazioni dell'importante collezioni di volantini della Casa d'Alijn, il Museo folcloristico di Gand. Ecco alcune delle tavole a tematiche orientali di Georges Bigot:

 

> Serie in formato all'italiana

- n° 4202 – L’enfant et la belette (moralité tonkinoise)

- n° 4207 – La fidélité mal récompensée (conte annamite)

- n° 4219 – Le boudha guérisseur:



 - n° 4223 – Un troc de socques (du japon histoire loufoque)

 - n° 4227 – L’Oiseau Merveilleux (Légende chinoise)

 - n° 4231 – Vérité japonaise autant que de partout

 - n° 4241 – La Vengeance du Kourouma (pousse-pousse japonais):


 

 

- n° 4245 – Bonne à tout faire

- n° 4278 – La méprise des abeilles: petite moralité japonaise:


 

pellerin--18.jpg


 


> Serie «normale»

- n° 3100 – Légende annamite du poisson Tinh (Cette magnifique planche n’est pas signée mais son style et son thème sont ceux de Georges Bigot).




-n° 3105 – Belle femme et femme laide (Moralité annamite)



Bibliographie:


La maggior parte delle nostre informazioni provengono dall'articolo di Shigeru Oikawa, Les dessins humoristiques de Georges Bigot. Un peintre populaire au Japon et en France, Humoresques, n° 23 « Humour et satire graphiques : une mine et des pointes », janvier 2007.

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]


NOTE:

 

[1] Hidari Kiki significa mancino in francese.

 

[2] Frederik L. Schodt, Manga! Manga! The World of Japanese Comics (Kodansha, 1983).

 

[3] Brigitte Koyama-Richard, Mille ans de manga, éditions Flammarion, 2007.

 

[4] «I Giapponesi hanno anch'essi il loro uomo dal naso lungo fa parti della serie delle tavole di formato "all'italiana" (30 x 20 cm), più piccolo della serie normale (30 x 40 cm) o della serie superiore (42,5 x 32 cm), alle quali Bigot collaborò pure.

 

[5] All'esempio delle tavole pubblicate in Le Chat Noir dall’imagerie Quantin, sotto la matita soprattutto di Eugène Le Mouël e di Christophe.

 

[6] Questo aspetto fisico fa pensare ai manga moderni che usano questa procedura grafica caricaturale europea dall'inizio del XIX secolo. Si utilizzava allora il termine di "Grotesco".


[7] Shigeru Oikawa, "Les dessins humoristiques de Georges Bigot. Un peintre populaire au Japon et en France" Humoresques, n° 23 Humour et satire graphiques: une mine et des pointes, gennaio 2007, p. 49. 

 



LINK al post originale:
Bande dessinée a nez (III), "Les Japonais ont aussi leur homme au long nez

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30 gennaio 2010 6 30 /01 /gennaio /2010 09:00

Fumetto disegnato a naso (II): "Un raffreddore del cervello" di Adel.


Un rhume de cerveau [Un raffreddore di cervello], di Adel,
L’Eclipse, n° 112 del 13 marzo 1870 e Le Polichinelle n° 11 du 21 febbraio 1897.



Soggetto di predilezione della caricatura, facente le spese delle peggiori deformazioni grottesche, il naso si trova regolarmente al centro di storie ad immagini nel corso del XIX secolo. "Fumetto diseganto a naso" scova per voi le più belle apparizioni nasali della letteratura grafica da Rodolphe Töpffer.


Una fumigazione di malva, un latte di pollo, un decotto di papavero... questi rimedi di un altro tempo non sono più utilizzati oggi per guarire un raffreddore. Sia quel che sia, questa storia ci offre un bel esempio di ipertrofia nasale di stagione!


È in L’Eclipse del 13 marzo del 1870 che questa tavola intitolata "Un raffreddore del cervello" ha fatto la sua prima apparizione. Il suo autore, un certo Adel, non è passato alla posterità.


Più di venti anni dopo la sua pubblicazione originale, questa stessa tavola fu ripresa nella rivsita per bambini di Ernest Flammarion, Le Polichinelle ("Journal Humoristique de la Famille") n° 11 del 21 febbraio 1897, questo giornale non esitava all'epoca a ripubblicare delle storie ad immagini molto antiche. Portò così alla conoscenza delle giovani generazioni della fine del secolo, le Aventures de M. Cryptogame di Rodolphe Töpffer nella sua versione litografata e adattata da Cham. Questa storia pubblicata in origine in L’Illustration nel 1845 fece così la sua riapparizione, sotto lo stesso formato a strisce, in Le Polichinelle del dicembre 1896 nel maggio del 1897.



Antoine Sausverd

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]



LINK al post originale:

Un rhume de cerveau

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29 gennaio 2010 5 29 /01 /gennaio /2010 17:10
Fumetti disegnati a naso I


È nel naso che prova solletico

J.Blass C’est dans le nez que ça le chatouille [È nel naso che prova solletico], L’Illustré Soleil du Dimanche, del 26 marzo 1893.



Soggetto prediletto della caricatura, facente le spese delle peggiori deformazioni grottesche, il naso si trova regolarmente al centro di storie ad immagini lungo tutto il XIX secolo. "Fumetto disegnato a naso" scova per voi le più belle apparizioni nasali della letteratura grafica da Rodolphe Töpffer.



Per lanciare questa tematica, cominceremo con un caso estremo. Infatti, non è sicuro che si trovi in futuro dei casi sequenziali presentanti cos' grandi escrescenze nasali! Questa storia è opera di J. Blass (1847-1892), pseudonimo del disegnatore e caricaturista di Bordeaux Albert Douat. Pubblicata a titolo postumo sulla copertina di L’Illustré Soleil du Dimanche nel 1893, questa "esilarante scenetta comica" è un omaggio della rivista al suo "compianto collaboratore".


Dagli anni 1870, questo disegnatore ha collaborato a numerose pubblicazioni  come Le Triboulet, Le Journal Amusant, Le Courrier Illustré, Le Chat noir o ancora l'inglese Punch. Soprattutto conosciuto per le sue caricature di uomini politici, J. Blass ha anche firmato storie ad immagini, tra cui una quindicina di tavole per la Serie superiore della tipografia Pellerin. Il suo stile sempre riconoscibile -rigidezza del tratto, forme spigolose, scenario ridotto a semplici linee- si caratterizza, in meglio, dalla produzione di allora.


Antoine Sausverd





[Traduzione di Massimo Cardellini]



LINK al post originale:

C’est dans le nez que ça le chatouille

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21 gennaio 2010 4 21 /01 /gennaio /2010 13:50


Una classica storia ad immagini, autore un grande del genere, quel Wilhelm Busch a cui abbiamo dedicato già numerosi post ed a cui rimandiamo volentieri in fondo al presente. Busch pubblicò molte delle sue prime storie ad immagini su una rivista celebre il Münchener Bilderbogen che al genere dedicò molto spazio.



 
Wilhelm Busch

IL BAGNO CALDO



Das Warme Bad (The Warm Bath - 1865)
























































































































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17 gennaio 2010 7 17 /01 /gennaio /2010 16:39
"Storia della coda di un cane" di Edmond Morin



di Antoine Sausverd


Seguito della nostra esplorazione del giornale La Semaine des enfants in cui scopriamo che Bertall
non è il solo ad aver fornito delle storie ad immagini. Così, dal 1862 al 1870, troviamo in questo "Giornale di immagini e di letture divertenti ed istruttive", alcune pagine di arte sequenziale firmate da degli illustratori dell'epoca, più o meno conosciuti, che si sono prestati al genere all'occasione.

Così, dal 9 al 23 febbraio 1867, apparve la Storia della coda di un cane raccontata con una piuma d'oca di Edmond Morin (1824-1882). Quest'artista, pittore, incisiore e disegnatore si lanciò nella caricatura perché la sua opera pittorico non ottenne successo. Partecipò a numerosi giornali illustrati dall'inizio degli anni 1850, illustrò Champfleury, Hugo, Mérimée, Halévy e lavorò per l'edizione infantile presso Aubert, Hetzel o Hachette.

Questa "Storia della coda di un cane...", che narra le disavventure di uno epagneul e del suo giovane padrone imprudente, è da accostarsi ai
  "Difetti dei bambini" di Bertall, senza la piccola lezione morale finale. Si tratat di una storiellina divertente, la cui originalità è dovuta al fatto che Morin mette in scena  due altri protagonisti piuttosto insoliti: il primo è un gambero gigante dalle pinze tenaci, che finirà nello stomaco dei nostri eroi; il secondo non è altro che la coda del cane che svolge il ruolo del narratore di questa storia, per lo meno nella sua prima parte.



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Con differenti registri, tre altre storie ad immagini furono pubblicate in La Semaine pour enfants tra il 1862 ed il 1870 [1]:


Il 2 e 9 agosto del 1862, Théodore-Georges Fath disegna le tribolazioni del cane Azor pendant la canicule [Azor durante la canicola] che fugge da casa.

 


     -  Azor pendant la canicule, di Théodore-Georges Fath:


               Azor, 01


               Azor, 02


 

 

 

 

 

 

 

Dal 14 al 24 settembre del 1864, E. Viollat crea la Histoire de M. Van Brougt et de son ami Fembach [Storia del Signor van Brougt e del suo amico Fembach], in otto pagibe, con l'aiuto di due larghe vignette per pagina. Il personaggio del Signor Van Brougt, tormentato da una obesità che gli crea dei problemi e di cui cerca di sbarazzarsi con diversi "sistemi", ricorda le peripezie dei borghesi töpfferiani.

 


     – Histoire de M. Van Brougt et de son ami Fembach, di E. Viollat:


              Van Brougt, 01


             Van Brougt, 02


             Van Brougt, 03


             Van Brougt, 04


             Van Brougt, 05


             Van Brougt, 06


             Van Brougt, 07


             Van Brougt, 08





Infine, Une audience manquée [Un'udienza mancata] è pubblicata dal 6 al 20 agosto 1870. Queste "Scene tedesche" sono l'opera di un certo Kunz:


              Audience, 01


              Audience, 02


              Audience, 03


              Audience, 04


Anche se rimangono disperse, queste pagine (e quelle di Bertall viste in precedenza) publicate tra il 1857 e il 1870 fanno di La Semaine des enfants il primo giornale a proporre delle storie ad immagini ai giovani lettori. A nostra conoscenza, nessuna latra rivista infantile francese dell'epoca ne ha pubblicate. Bisogna attendere gli anni 1880 per veder riapparire la letteratura disegnata in modo ampio sulla stampa giovanile, sotto l'impulso di una nuova generazione di disegnatori nutrita dai Bilderbogen tedeschi e dalle stampe di Epinal. È soprattutto il caso della nuova rivista delle edizioni Hachette che, dopo il successo di La Semaine des enfants, lanciano nel 1881 Mon Journal, una rivista per gli 8-12 anni. Il primo a consegnare delle storie ad immagini sarà soprattutto Christophe (Georges Collomb) che inizia nel 1887 la sua carriera nella 9a Arte.

 

 

[1] Come già detto nel precedente articolo, quest'inventario può essere incompleto perché attualmente sono soltanto consultabili su Gallica, i seguenti volumi: da 1 a 16; da 20 a 22 e d il numero.

 

 

 

Antoine Sausverd

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]


 

LINK al post originale:

Histoire de la queue d'un chien

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14 gennaio 2010 4 14 /01 /gennaio /2010 16:29




"Il Signor Coremans al tiro nazionale" di Félicien Rops


 

 Félicien Rops, "Il signor Coremans al tiro nazionale", Almanach d’Uylenspiegel pour 1861.
© Bibliothèque royale de Belgique – ‘Belgica’ – 2009.



Conosciamo Félicien Rops (1833-1898) come il solforoso disegnatore di origine belga le cui opere erotiche fecero scandalo alla fine del XIX secolo, ma si sa anche che egli si era dedicato occasionalmente all'arte sequenziale? Un esempio risorge oggi grazie al sito Belgica, appendice digitalizzata della Biblioteca reale del Belgio: l’Almanach d’Uylenspiegel pour 1861, interamente disegnato da Rops, e   scaricabile. Si troveranno nelle ultime pagine (da 37 a 64) una storia ad immagini intitolata Il Signor Coremans al tiro nazionale [1].




Il Signor Coremans lascia la sua famiglia per la stazione di Jodoigne.
© Bibliothèque royale de Belgique – ‘Belgica’ – 2009.



La storia è quella della spedizione di un borghese belga che lascia la sua provincia per recarsi a Bruxelles. Il Signor Coremans, assessore di Jodoigne, vi passa la giornata, il tempo di compiere il suo dovere di guardia civica e di esercitarsi al tiro [2].


Queste tribolazioni urbane sono il pretesto per Rops di una visita guidata nella capitale belga dell'epoca e dei suoi luoghi più significativi del momento: i suoi caffè e taverne (il Café suisse, il Lion-Belge, La Faille Déchirée, le Mille-Colonnes), i suoi monumenti come la colonna del Congresso, la sua esposizione delle belle  arti [3] o i suoi teatri. Alle Mille-Colonnes, il cittadino di Jodoigne si accosta anche al mondo letterraio di Bruxelles [4].



Il Signor Coremans sale alla colonna del Congresso.
© Bibliothèque royale de Belgique – ‘Belgica’ – 2009.



La città di Bruxelles di Rops è piena di riferimenti oscuri e di personaggi oggi dimenticati. Malgrado ciò,  vi si sprigiona ancora un certo umorismo da questa spedizione di un notabile di provincia, che, lungi dagli occhi della sua famiglia e dei suoi concittadini, ne approfitta allegramente.


E, a ben guardare, questa passeggiata nella capitale non è così innocente come sembra. Infatti, per tutta la storia, Félicien Rops moltiplica le allusioni erotiche per svelare il doppio scopo di questo viaggio. Questa scappata a Bruxelles rivela in realtà il satiro che sonnecchia nel Signor Coremans!


Perché la lussuria percorre, tutta la storia di Rops: sin dal suo arrivo, il Signor Coremans crea un incidente diplomatico sollevando per distrazione la veste di una giovane tuttista inglese. Poi, dopo aver visitato la cugina di sua moglie e suo marito, fa visita alla colonna del Congresso, monumento fallico come pochi. Durante la salita, la ristrettezza e la ripidità della scala essendo di molto aiuto, il naso del Signor Coremans si ritrova incollato sotto le vesti della sua parente. All'esposizione delle belle arti, i modelli femminili fanno "nascere delle idee rosa ma colpevoli in un uomo sistemato e padre di sette figli". Dopo aver compiuto il suo dovere civico ed essersi fatto espellere da un caffè, Coremans si ritrova alle Nouveautés dove assiste ad uno spettacolo di Rigolboche, famosa ballerina di French cancan durante il secondo Impero. Dopo la rappresentazione, si traveste in ragazzo del coro per poter accedere all'artista che egli invita a cena. L'elasticità della ballerina lascerà il nostro eroe sul lastrico.


Durante la sua giornata, il Signor Coremans moltiplica moltiplica misteriose andate e ritorni tra l'alto ed il basso della città. Cosa fa? "Amore e mistero!" ci dice semplicemente Rops. Il passeggiatore solitario ricerca probabilmente la compagnia di prostitute. Il va e vieni regolare di questo agrimensore  frenetico ritma il raccontodella sua aterzata a Bruxelles. Risuona come la manifestazione topografica del suo desiderio insoddisfatto, come l'esperienza psicogeografica di un coito su scala urbana! Alla luce di questa interpretazione, è tutta l astoria che sembra essere contaminata in modo sottostante dagli spostamenti del Signor Coremans: così, la pagina dove si vede il nostro eroe allontanarsi facendosi piccolo piccolo, vignetta dopo vignetta (vedi p. 41 qui in alto), imaginerebbe la salita del suo desiderio a mano a mano che si distacca dal suo focolare familiare. Questa tensione sessuale è evidentemente al suo colmo alla sommità della colonna del Congresso, dopo aver effettuato un'altra delle sue traslazioni significative, ma questa volta in modo verticale.


 

Amore e Mistero!
© Bibliothèque royale de Belgique – ‘Belgica’ – 2009.


Il nostro eroe non è dunque soltanto a Bruxelles per tirare un colpo in nome del suo dovere civico... Ma la sua spedizione alla capitale rimarrà platonica. Messo da parte un casto bacio sugli spivali del suo sovrano in cima alla colonna del Congresso, il Signor Coremans non scaricherà il suo fucile.


All'alba, Coremans, alticcio e solitario, erra per le strade di Bruxelles. Finisce con il farsi arrestare da un agente di polizia che lo spedisce a casa con il convoglio del bestiame dove trova con asino e maiale un'ultima compagnia degna di lui... [5]. Di ritorno a casa, il Signor Coremans sembra ricompensato per il suo "eroismo civico" (e la sua virtù preservata?) essendo eletto borgomastro di Jodoigne.



Le retour du héros !
© Bibliothèque royale de Belgique – ‘Belgica’ – 2009.



Allora, "il Signor Coremans al tiro nazionale": fumetto cripto-pornografico? Annuncia ad ogni modo le tematiche future dell'opera di Féliciens Rops disegnatore ed incisore. L'artista sarà molto più esplicito, pur rimanendo nell'allegoria, quando invocherà la lussuria. Accantonata questa tematica libidinosa sino ad allora inesplorata nella 9a Arte [6], Il Signor Coremans al tiro nazionale non ledela produzione delle storie ad immagini intorno al 1860. Anche se dà prova di personalità, il tratto del giovane Rops fa anche pensare ai suoi maestri i quali sarebbero Cham e Gustave Doré, di cui inoltre alcune procedure comiche. Inoltre, la tematica del viaggio umoristico è ricorrente nei fumetti disegnati del XIX secolo. Monsieur Coremans trova così facilmente il suo posto lella scia di quei viaggiatori ridicoli, tra il  Docteur Festus di Rodolphe Töpffer e Agénor Fenouillard di Christophe.


Prima del Signor Coremans


Rops, studente, aveva già prodotto in questo genere sequenziale qualche anno prima di Il Signor Coremans al tiro nazionale. Nel suo Catalogo ragionato dell'opera incisa e litografata di Félicien Rops [7], Eugène Rouir riproduce delle pagine di due altre storie ad immagini dell'artista. Entrambe sono precedenti al Il Signor Coremans al tiro nazionale e furono pubblicate in Crocodile, una rivista satirica edita dagli studenti dell'Università libera di Bruxelles, apparso dal 1853 al 1859: Les époux van Blague [Gli sposi Van Blague], del 1853 e Le juif errant et ferré [L'ebreo errante e ferrato], del 1854 [8]. È da osservare che la prima riprende l'impaginazione tipica degli albi a stampa di Rodolphe Töpffer.


Queste storie datano dell'epoca in cui Rops, egli stesso iscritto all'Università Libera di Bruxelles dal 1850, frequenta gli ambienti studenteschi intellettuali, libellistici ed artistici della capitale belga. Trova rapidamente il suo posto  nei circoli come la Société des Joyeux  [Società dei Felici] ed il Cercle des Crocodiles [Circolo dei Coccodrilli] . Ne diventa il disegnatore ufficiale e si inizia con talento alla litografia. Consegna delle caricature feroci al Charivari Belge  ed all'Uylenspiegel, che egli fonda con Charels de Coster nel 1856.

 

Anche se, sull'esempio di Gustave Doré, abbandona rapidamente questo genere, Félicien Rops viene oggi ad ingrossare le fila dei numerosi artisti (più o meno noti) del XIX secolo che hanno effettuato della letteratura disegnata. Non dubitiamo che resta a scoprire in queste riviste studentesche altre pepite sequenziali di questo genere.

 



Antoine Sausverd

 


 



NOTE

 

[1] Félicien Rops, "M. Coremans au tir national", in: Almanach d’Uylenspiegel pour 1861, Bruxelles, L’Office de Publicité, 1861, p. 37-64.

 

[2] La Guardi acivica è la milizia creata nel giovane Belgio indioendente nell'ottobre 1830. Organizzata a livello comunale, è composta di cittadini e la sua missione è di "mantenere l'obbedienza alle leggi, conservare o ristabilire l'ordine e la pace pubblica, assicurare l'indipendenza del Belgio e l'integrità del suo territorio". Situata a place Dailly, il sito del tiro nazionale permanente è creato nel 1859 per permettere ai tiratori della Guardia Civica di esercitarsi.

 

[3] Queste persone che Coremans incontra allora sembrano essere dei conoscenti di Rops, come ad esempio Bertram editore dell'Almanach d’Uylenspiegel.

 

[4] Più tardi il maiale rappresenterà l'uomo bestiale o la lussuria. Vedere a questo proposito i suoi due celebri disegni del 1878:


La Signora dei porci


 

Rops--la-Signora-dei-Porci--da-Pornocrate.jpg

 

 

 

 

 

e Le tentazioni di sant'Antonio:

 

 


 

 

rops_-_la_tentation_de_saint_antoine.jpg

 

[5] Les amour de Monsieur Vieux Bois di Rodolphe Töpffer (1837), rappresentano una parodia del romanticismo.

 

[6] Eugène Rouir, Félicien Rops, Catalogue raisonné de l’oeuvre gravé et lithographié, C. Van Loock, Bruxelles, 1987.

 

[7] Queste due storie sono apparse rispettivamente nel n° 40 del 20 novembre 1853 e nel n° 14 del 2 aprile 1854.

 

[8] Sfortunatamente, non possediamo riproduzioni di queste pagine.

 

 

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 


LINK al post originale:
M. Coremans au tir national


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9 gennaio 2010 6 09 /01 /gennaio /2010 08:10

LE MALIZIE DI PLICK E PLOCK






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[Traduzione di Massimo Cardellini]
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