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11 aprile 2010 7 11 /04 /aprile /2010 17:46

Marc CaroCon questo suggestivo fumetto del 1981, diamo inizio ad una nuova categoria del nostro blog che denominiamo "Protofumetti... di oggi", intendendo indicare con questa dicitura quei fumetti moderni, anzi modernissimi, che però presentano formalmente alcuni elementi che li pongono in relazione con i loro antenati del XIX secolo, in particolar modo la totale assenza di didascalie, ma più ancora la loro presenza anche se non sempre vignetta per vignetta.

 

LovecraftIn questi "Protofumetti...  di oggi", quindi, il filatterio, cioè quel palloncino che esce dalla bocca dei personaggi e che sta ad indicare che si tratta di parole da essi proferite, è scarsamente presente, così come sono scarsi o del tutto assenti le onomatopee, cioè quelle scritte che cercano di evocare dei suoni, di cui i più celebri Bum e Bang costituiscono degli esempi più che classici.

  

Yog-SothothIl "Protofumetto... di oggi", è apparso nel lontano novembre 1981, sulla rivista "Metal Hurlant", edizione italiana di una celebre rivista di narrativa grafica d'oltralpe, durata un paio di anni e di cui uscirono dodici numeri ordinari e quattri numeri detti Extra, tra il maro 1981 ed il maggio 1983. Una particolarità di questa nuova categoria di post è che ognuno di essi uscirà anche in una versione dinamica su You Tube, cosa questa voluta fortemente da mia figlia Elisa che ha voluto frugare tra i miei fumetti d'annata e ridurre le tavole delle storie più rare e suggestive, da tavole a singole vignette, cosa che con certi autori si è rivelato essere una cosa durissima. In fondo ad ogni post "Protofumetti... di oggi", verrà quindi collocato un link alla versione su You Tube la quale oltrettutto sarà anche arricchita da una adeguata colonna sonora tratta dal suo genere preferito e cioè il cosiddetto Rock Progressive.

 

CthulhuL'autore, Marc Caro, nato nel 1956 a Nantes, esordì nel mondo della narrativa grafica negli anni settanta su Metal Hurlant, la celebre rivista francese che uscì dalla primavera del 1975 all'agosto del 1987. Oltre che autore di storie a fumetti , Caro, si è molto occupato di cinema sia come attore, regista, sceneggiatore o autore di storyboard.

 

Metal Hurlant 1La storia Barzai il saggio, è stata scritta da Howard Phillips Lovecraft ((1890-1937), il celebre scrittore americano di Providence famoso per le sue storie allucinanti a base di divinità potenti ma dementi e che operano in modo misterioso ed incomprensibili per l'uomo. Se in questo breve racconto il solitario di providence è riuscito a portarsi ai limiti dell'esprimibile e del descrivibile, Caro, da parte sua è riuscito a conseguire, in uno spirito di emulazione positivo, a raggiungere il limite del rappresentabile.

 

 

  

 

 

BARZAI IL SAGGIO

  

 

 

di Marc Caro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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LINK ad una versione video su You Tube:

Barzai il Saggio

 

 

 

 

[A cura di Massimo Cardellini]

 

 

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10 aprile 2010 6 10 /04 /aprile /2010 09:14

Un'altra simpaticissima storia ottocentesca, addirittura statunitense, per la serie Protofumetto. Essa è intitolata "La Macchina Volante" e risale al 1865 e narra delle avventure di un aeronauta che va a finire addirittura in Africa con il suo pallone. È indubbio che essa sia stata influenzata dal romanzo di Jules Verne Cinq semaines en ballon, edito nel 1863. Per rendersene conto basta confrontare l'illustrazione del pallone dall'edizione francese del romanzo, con il pallone del presente protofumetto statunitense che riproduciamo qui sotto.
 Verne--5-settimane--disegni-di-Riou---de-Montaut--1863.png

 

 

 

 


Merryman's Monthly Magazine (1865)

La Macchina Volante














(from scans sent by Robert Beerbohm)



 

LINK al post originale:
Early Comics Archive
 
[A cura di Massimo Cardellini]
 

 



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23 marzo 2010 2 23 /03 /marzo /2010 16:53

"Il serpente con le zampe" di Benjamin Rabier

  


Benjamin Rabier, Le serpent à pattes [Il serpente con le zampe], Le Journal amusant, n° 46, 27 marzo 1920.

 


 

Fonte: gallica.bnf.fr / Bibliothèque nationale de France

 

 

 

 

 

Sfogliando l'annata 1920 del Journal amusant, disponibile su Gallica, il lettore attento noterà senz'altro la tavola soprastante firmata Benjamin Rabier. E per validi motivi, come non raffrontarla con la famosa scena delle Avventure di Tintin nel Congo disegnate da Hergé e pubblicate per la prima volta a puntate in Le Petit Vingtième da giugno 1930 a giugno 1931 [1]

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

Hergé, sequenza tratta dall'albo Les aventures de Tintin au Congo [Le avventure di Tintin in Congo], Les éditions du Petit Vingtième, 1931 (ristampa Casterman, 1982). © Hergé – Moulinsart SA, [Tr. it.: Tin Tin in Congo, Edizioni Lizard, 2002].

 

 

 

 

 

Le due sequenze sono distanziate di venti anni, ma la loro analogia colpisce. Si tratta della stessa gag con il boa che cammina a quattro zampe dopo aver inghiottito un cane. Il processo della digestione è simile e, nell'una come nell'altra scena finale, il rettile apprezza la sua nuova motilità.

 

 

 

Hergé non ha mai nascosto la sua ammirazione ed influenza che ha avuto per Benjamin Rabier sulla sua arte. Il creatore di Tintin non esita a dichiarare: "Ho considerato a lungo Rabier come un vertice della creazione artistica, ben al di sopra di Rubens e Rembrandt" [2]. Sin dalla sua infanzia, il belga è segnato dal suo stile. Alla fine della sua vita, scrive nella sua prefazione alla riedizione delle Favole  di La Fontaine illustrate da Rabier: "I suoi disegni erano molto semplici, ma robusti, freschi, gioiosi e di una perfetta leggibilità. In alcuni tratti ben collocati, tutto era detto: lo scenario era giusto, gli attori al loro posto; la commedia poteva cominciare (...). Ed è sicuramente in seguito a questo incontro che data il mio gusto per un disegno chiaro e semplice, un disegno che sia capito istantaneamente. È innanzitutto questa leggibilità che non ho cessato ricercare in me stesso" [3]. In questo episodio congolese, ritroviamo effettivamente questa convivenza con Rabier, sia per il tratto ma anche per gli sfondi neri o bianchi che reggono gli scenari.

 

 

 

Per il suo primo albo di avventure di reporter Tintin au pays des Soviets del 1930, [Tr. it.: Tin Tin nel Paese dei soviet, Comic Art, 1990], Hergé riconoscerà più tardi di essersi ricordato degli animali di Rabier per disegnare i suoi. Tuttavia, crede di ricordarsi che è la sola volta in cui gli occorsero dei prestiti [4]. Ha dimenticato il Serpent à pattes, un debito un po' meno confessabile perché il prestito è più verso l'idea che verso lo stile di Rabier?

 

 

 

Precedenti tarasconeschi

 

 

 

A meno che il padre di Tintin non si sia ispirato a qualcun altro... Infatti, un altro antenato del nostro serpente con le zampe, ben più distante, esiste in una tavola della tipografia Pellerin pubblicata nel 1886:

 

  

 

 

 

 

 O’Galop, Métempsychose [Metempsicosi], Imagerie Pellerin, serie aux Armes d’Epinal, n° 176, 1896.

 

 

 

Apparsa con il n° 176 della serie superiore della Imagerie Pellerin [5], questa storia reca un titolo tanto lungo quanto il suo boa constrictor: Métempsychose ou Souvenir inédit de son séjour en Afrique, narré par le Héros de Tarascon à ses amis les Chasseurs de Casquettes [Metempiscosi o Ricordo inedito del suo soggiorno in Africa, narrato dall'eroe di Tarascona ai suoi amici i Cacciatori di Caschi [6].

 

 

 

Il suo autore, O’Galop, pseudonimo di Marius Rossillon (1867-1946) era un pittore, disegnatore e creatore di manifesti pubblicitari [7]. La sua creazione più celebre è ancora oggi conosciuta: il Bibendum Michelin. O' Galop fu amico di Benjamin Rabier che, come lui, lavorò per la stampa illustrata e l'editoria infantile. Entrambi furono egualmente dei pionieri del disegno animato in Francia.

Allora, a chi si è ispirato Hergé? Date le relazioni che questi dissegnatori hanno tra di loro, supporremo che Rabier, ispirandosi alla tavola di O'Galop, fu imitato a sua volta da Hergé. Ma la cosa più interessante non risiede in questa domanda. Notate piuttosto come ognuno dei tre disegnatori mette in scena questo stesso aneddoto; il più vecchio, quello di O'Gallop (1896) rispetta il modello di Epinal; vignette regolari e testo (versificato per l'occasione) al di sotto. Molto più sobria, la composizione della storia di Rabier (1920) è tipica delle storie ad immagini che egli consegnava ai giornali: muta con un inquadramento indotto dall'azione così come la sagoma dei suoi protagonisti. Infine, la versione modernizzata di Hergé (1930-31): utilizzo del fumetto, demarcazioni in rapporto al dispositivo teatrale (punto di vista frontale, riquadratura in piedi), creata dai suoi predecessori. Mutando per ogni dissegnatore, il medium serpeggia da una composizione all'altra. All'immagine del serpente con le zampe, il fumetto è quest'animale ibrido la cui ricchezza di combinazioni non finiscono mai di sorprenderci.

 


Aggiornamento del 26-02-2010: Sulla Platinum Age Comics List, Mauricio Cruz Arango segnala un precedente americano al serpente con le zampe: "Origin of a new species, or The evolution of the crocodile explained. Quest'ultimo, pubblicato il 18 novembre 1894 in The New York World è oramai la più antica occorenza conosciuta di questa storia. Essa è opera di Richard F. Outcault, futuro padre di Yellow Kid e di Buster Brown [ ].

 



 

 

 

Richard F. Outcault, Origin of a new species, or The evolution of the crocodile explained, The New York World del 18 novembre 1894.

 

 

 

Da Outcault a Hergé passant per O'Galop e Rabier, la gag del serpente con le zampeha conosciuto una lunga posterità che ricorda quella dell'Annaffiatore innaffiato. Prima di essere filmata dai fratelli Lumières nel 1895, quest'aneddoto fu disegnato sulla stampa franecse da Uzès, Sorel , Herman Vogel ed infine Christophe [ ]. Scoperta da poco, una versione tedesca dell'innaffiatore fu pubblicata in Fliegende Blätter n° 2142 del 15 agosto 1886, dalla matita di Hans Schließmann.

 

 

 

 

 

 

Aggiornamento del 14-03-2010: Grazie alla vigilanza di Michel Kempeneers, la cronologia delle apparizioni di L'annaffiatore annaffiato è stata rettificata. Infatti, è la tavola del disegnatore Uzès in Le Chat Noir ad essere la prima versione conosciuta e non quella di Schließmann. Abbiamo aggiunto in nota i riferimenti delle altre versioni e dei legami tra quelle di Sorel e Christophe consultabili in Gallica.fr.

 



Vi suggeriamo gli articoli che si occupano di altre somiglianze tra le tavole di Winsor McCay e quelle dell'Imaginerie Quantin 1 e 2, tra Wilhelm Busch, Caran d'Ache e Alain Saint-Ogan o ancora tra 
Eugène Le Mouël e Pablo Picasso.

 




Antoine Sausverd


[Traduzione di Massimo Cardellini]

 



 

 

NOTE

 

 

 

[1] L'accostamento tra queste due storie è già stato menzionato in un articolo cofirmato Camille Filliot e Antoine Sausverd, Les bandes disséminées de Benjamin Rabier [I fumetti dispersi di Benjamin Rabier], in: Benjamin Rabier. Gédéon, La Vache qui Rit et Cie. Opera collettiva sotto la direzione di Christophe Vital. Somogy /Musées de Vendée, 2009.

[2] Risposta scritta ad un questionario di Pierre Ajame, Les Nouvelles littéraires, juin 1963. Citato in Benoît Peeters, Hergé, fils de Tintin, p. 35.

 


 


[3] Prefazione di Hergé a Les Fables de la Fontaine illustrées par Benjamin Rabier, Editions Jules Tallandier, 1982. Ristampa anastatica dell'edizione originale del 1906.

[4] Cfr
. Numa Sadoul, Tintin et moi. Entretiens avec Hergé. Casterman, 2000, p.119.

[5] Da notare anche la possibile influenza Tintin-Lutin, il primo albo per bambini disegnata da Benjamin Rabier su testo di Fred Isly, apparso nel 1897 presso Félix Juven. Alcuni vedono nel giovane eroe di Rabier, dotato di ciuffo e pantaloni da golf, il futuro Tintin di Hergé.

[6] Questa tavola è stata pubblicata anch'essa nella serie 20 x 30 cm con il numero 2575.

[7] Come in un certo numero di fumetti dell'epoca, il disegnatore mete in scena un meridionale fanfarone che racconta uno dei suoi ricordi inverosimili. Qui, è incarnato dal leggendario Tartarin di Tarascona di Alphonce Daudet, come in una decina di tavole della imagerie Pellerin o di altre case. A volte, si tratta di un semplice marsigliese chiamato Marius sull'esempio di queste due tavole di Caran d'Ache pubblicate lo stesso anno di questa tavola di O'Galop: 
Marius à la chasse, Le Journal amusant n° 2088 del 5 settembre 1896  et La première peur de l’ami Marius  Le Figaro del 30 marzo 1896.

[8] Un documentario su questo disegnatore realizzato da Marc Faye è appena uscito.

 

 

[9] Questa tavola è riprodotta alla pagina 22 dell'opera R. T. Outcault's the Yellow Kid: A Centennial Celebration of the Kid Started the Comics, Kitchen Sink Press, 1995.

 


[10] La prima versione conosciuta è quella del disegnatore Uzès (pseudonimo di Achille Lemot), "Arrosage public", pubblicata in Le Chat Noir, n° 182 del 4 luglio 1885. Sorel ha realizzato "Fait divers" in "La Caricature n° 376 del 12 marzo 1887. Hermann Vogel ha consegnato "L'Arroseur" per l'Imagerie artistique de la Maison Quantin (Serie 4, Tavola n° 4) nel 1887. "Un arroseur public" di Christiphe è apparso in Le Petit Français Illustré, n° 23 del 3 agosto 1889. Infine, si conosce anche una versione di Georges Hem, "Douché malgré lui", in L'Amusant, n° 52 del 1897, ma datato 1894.

 

  LINK al post originale:

 

Le serpent à pattes par Benjamin Rabier

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9 marzo 2010 2 09 /03 /marzo /2010 08:00

Una tavola interessantissima questa di Grandville, degna, come tante altre da lui disegnate, di essere qualificata come "surrealista".  Benché la rappresentazione grafica di questa incisione consista in un'immagine, non si tratta però di un'immagine nel senso tradizionale del termine. Lo stesso titolo della tavola parla di un sogno o meglio ancora di un incubo e ciò ci consegna la chiave fondamentale dell'espediente tecnico usato dal geniale illustratore francese.

Del sogno Grandville utilizza una funzione evidenziata da Freud molti decenni dopo e cioè la condensazione, la concentrazione di più significati in una forma ben precisa fungente da significante. Anche il meccanismo dello spostamento, altra fondamentale funzione dell'attività onirica è utilizzato in questa straordinaria opera. Il soggetto del discorso è affrontato nell'incubo subito da un criminale attraverso elementi apparentemente estranei ma che alla fine si rivelano essere strumenti della sorte per punirlo (in sogno ovviamente e cioè l'essere minacciato da un essere marino gigantesco e mostroso). La punizione consiste già nel dover ricordare ripetutamente e magari sotto forme diverse il gesto criminoso compiuto chissà quanto tempo fa e cioè l'uccisione di un uomo in un posto isolato accanto ad un bosco non distante da una croce.

Nell'incubo la croce si trasforma in una fontana da cui scroscia in modo impetuoso del sangue, i due getti si trasformano graficamente in mani imploranti, la coppa della fontana si trasforma nel copricapo di un giudice, la croce invece in una spada simbolo di giustizia; le mani supplicanti in una mano simbolo anch'essa della legge che regge la bilancia della giustizia. Uno dei piatti della bilancia è rappresentato con la forma di un occhio sormontato da un sottile sopraciglio che si ingrandice nell'immagine successiva sino a precipitare dal cielo verso il mare descrivendo un ampio arco sino a diventare un grande uccello oscuro e l'occhio precipitando in mare trasformarsi un mostro marino dotato di fauci dai denti accuminati.

A nulla serve la fuga del criminale sul dorso di un cavallo snello e veloce, anch'egli precipita in mare insieme all'occhio che trasformandosi nel gigantesco pesce già citato azzannerà il criminale ad un piede raffigurando così la celebre metafora del rimorso come morso della coscienza. Soltanto la sua fuga verso un'eterea croce posta a riva, simbolo di redenzione potrebbe costituire la  sua salvezza. Se si pensa che l'autore era un repubblicano ferocissimamente anticlericale, questa tavola appare ancora più insolita di quento non si possa pensare, ma pur di esprimere la propria incontenibile carica visionaria Grandville, in questa occasione non si è esentato dal ricorrere a luoghi comuni che aborriva, personalmente gliene sono grato.




Grandville

(1847)






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Early Comics Archive
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6 marzo 2010 6 06 /03 /marzo /2010 17:57

Le conseguenze di un valzer" di Faria





 Faria, Les effets d’une valse [Le conseguenze di un valzer], La Caricature n° 168, 17 marzo 1883.

 

 

Pubblicato in La Caricature del 17 marzo 1883, questa turbinante metamorfosi di questa coppia di danzatori di valzer in una vite rileva un umorismo assurdo, di ispirazione non-sensica, tipica di questa fine secolo, i cui migliori esponenti letterari (Allais. Mouton, Jarry, ecc.) sono la gioia di André Breton e compagni.

 

L'autore di questa tavola si chiama Cândido Aragonez de Faria (1849-1911).Di origine brasiliana, questo illustratore, caricaturista e pittore è giunto a Parigi nel 1882. Oggi, è soprattutto conosciuto per i manifesti che disegnò, soprattutto quelli per il mondo dello sperttacolo e del cinema. Collaborò a La Caricature dal 1883 al 1886 per la quale diede alcune storie ad immagini. Le conseguenze di un valzer è una tavola a parte, che si distingue dalla sua produzione dall'umorismo più usuale [1].

 

Fedele lettore, lo sai, qui amiamo i paragoni e altre rime grafiche e questa tavola ci fa pensare a due cose. Per cominciare, gli effetti di movimento volteggianti che Faria dà ai suoi danzatori non sono nuovi. Ricordano quelli di Rodolphe Töpffer nel suo Monsieur Pencil del 1840, che si verificano in circostanze anch'esse molto fantasiose:

 

Rodolphe Töpffer, vignette tratte da Histoire de M. Pencil, 1840.

 

 

In seguito, questa metamorfosi si iscrive in una tradizione caricaturale che appare in Inghilterra nel momento in cui i lavori di Darwin sull'evoluzione delle specie animali si popolarizzano. I disegnatori realizzavano delle trasformazioni progressive, in diverse immagini, da una forma ad un'altra molto differente. L'esercizio ebbe successo ed i caricaturisti di tutta l'Europa realizzavano secondo l'estro della loro fantasia, le mutazioni più differenti: uomo, animale o oggetto, si trasformavano l'uno nell'altro e viceversa [2].

 

 

Charles H. Bennett, Vain Valentine [Valentino Vanesio].
Tratto da The Sad History of Greedy Jem and all his Little Brothers, Routledge & Co., 1858.

 

 

 

The Development of the Armed Burglar, Moonshine, 22 dicembre 1883.

 

 

Se lo spirito è lo stesso, Le conseguenze di un valzer ed il suo rotolo di filo vorticoso non presentano una semplice metamorfosi graduale, tappa per tappa e decontestualizzata, come nelle sequenze qui sopra. La tavola di Faria racconta un aneddoto, la trasformazione dei danzatori è contestualizzata: si origina in un ballo serale, davanti a degli spettatori raggruppati e finisce con la perforazione del pavimento. Quest'assemblaggio narrativo verosimile rende tanto più "surreali" questi passi di danza che si trasformano in passi di vite.

 

(Grazie a Michel Kempeneers per il suo aiuto).

 

Piccola rettifica Basandoci su un testo di david Kunzle (vedi nota 2), sostituiamo il processo utilizzato da Faria in una pratica caricaturale che sarebbe apparsa in Inghilterra all'interno delle teorie darwiniane. Ora, esistono altri precedenti a queste trasformazioni graduali d'oltremanica. In primo luogo, presso lo svizzero Gaspard Lavater, autore di L'Arte di conoscere gli uomini attraverso la fisionomia (1775-1778), di cui si conosce l'influenza su Rodolphe Töpffer, ed il suo Essai de physiognomie (1848). Nella sua opera, propone una "linea di animalità", che parte dalla rana e risale attraverso 24 stadi di umanizzazione progressiva sino al profilo di Apollo.

 

 

Lavater, Essai sur la physiognomie, destiné à faire connoître l’homme et à le faire aimer, 1781-1803.

 

 

Alcuni decenni dopo, nel 1844, Jean-Jacques Grandville si diverte ad invertire questa metamorfosi dall'uomo al batrace.


Grandville, Magasin pittoresque, 34, 1844.

 

A questo proposito si leggerà:


- Jurgis Baltrusaitis, Physiognomonie animale [Fisionomia animale], in Aberrations, Les perspectives dépravées, Champ/Flammarion, 1995; [Tr. it.: Aberrazioni. Saggio sulla leggenda delle forme, Adelphi, Milano, 1983].
 

- Philippe Kaenel, Le Buffon de l’humanité. La zoologie politique de J.-J. Grandville, [Il Buffon dell'umanità. La zoologia politica di J.-J. Grandville], dall'eccellente sito Caricatures et caricature, e tratto dalla rivista Revue de l’Art, n°74, 1986, pp. 21-28. 

 

NOTE


[1] Alcune di queste storie pubblicate in La Caricature saranno riacquistate e riutilizzate dalla tipografia Pellerin di Epinal.


[2] Vedere il capitolo "Darwinian struggloe and Metamorphoses in the later nineteenth Century, nell'opera essenziale di David Kunzle, The History of the Comic Strip, Vol. II: The Nineteenth Century, University of California Press, 1990, p.293-297.


Antoine Sausverd

[Traduzione di Massimo Cardellini]


LINK al post originale:
"Les effets d’une valse" par Faria
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1 marzo 2010 1 01 /03 /marzo /2010 08:00

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Frontespizio dell'Almanacco Uylenspiegel del 1861 da cui è stata tratta la spassosissima storia del Signor Coremans.

 

Il Signor Coremans
al tiro nazionale



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PRESENTAZIONI

Il Signor Coremans


La sua professione. Ex coltellinaio, guardia civica, assessore di Jodoigne-Souveraine




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La sua età. -35 anni.
Il suo colore politico. -Abbonato a l'Étoile belge.
I suoi principi. -Professa la religione dei suoi padri.
La sua ambizione. -Essere ministro della guerra, ricevere la croce di Leopoldo, chiamarsi barone Coremans.
Le sue usanze. -Approva la destituzione di Mestriau e dà pizzicotti alle cameriere.
I suoi gusti. In letteratura: Béranger, Scribe, Ponsard.
In pittura: i quadri di Wiertz, il permesso di dieci ore e gli addii di Poniatowski alla sua sposa.
In musica: i carillon.
In scultura: i nudi.
La sua allegria: -Canta Più siamo e più matti ci sono e fa dei giochi di parole alle signora offrendo loro delle pere cosce.
I suoi pensieri. -Non si ha che una vita da vivere, -È l'ambizione che ha portato Napoleone alla perdizione, -Il cane è l'amico dell'uomo, -I Polacchi saranno sempre Polacchi.
I suoi maloro. -Ha una fistola all'orecchio ed un nipote che fa il pittore.
I suoi desideri. -Vedere la fistola sparire ed il nipote impiccato.

LA SIGNORA COREMANS.
Nata Eulalie Fruchet, a Namur, sulla grande piassa, -influenza dalla nascita, dice mio bon amigo  al posto di mio buon amico e Mattalena invece di Maddalena.


 

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Segni particolari. -Troppo particolari.

Capelli. -Di una grande nerezza che diventa potente.

 

Dettagli intimi. -Riesce a fare la confettura di mele cotogne, -Non è capita dal Signor Coremans, -legge Montépin di nascosto, -avrebbe voluto essere amata da un artristra!!!

 

Arthurine, Bianca, Léandre, Amour, Napoleone e Toto Coremans, frutti di lettura di Montépin.

 

N.B. -Diffidare della primogenita che canta sempre sola Oh, mio Ferdinando!

 

Dora. -Personaggio muto, -ha molto amato.

 

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Il Signor Coremans saluta la sua sposa nata Fruchet


Tutta Jodoigne-Souveraine vuole vedere passare l'intrepido Coremans


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Il Signor Coremans prende la strada Regia di Jodoigne-Souveraine.

Il Signor Coremans si allontana.

Il Signor Coremans si allontana sempre di più.

Il Signor Coremans raggiunge l'estremità della strada.


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Il Signor Coremans scortato da alcuni abitanti di Jodoigne-
Souveraine arriva alla stazione.

Dove si affretta un po' per prendere un biglietto di 2a classe.



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Il Signor Coremans è obbligato ad effettuare numerose prese di tabacco da fiuto durante il tragitto.

Saluta la Capitale con un passo che farebbe arrossire tutta Jodoigne.

Ma che finisce male.



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Nella sua fretta, il Signor Coremans non si accorge che solleva rapisce una giovane inglese minorenne.

Il Signor Coremans protesta la sua innocenza e le buone intenzioni del suo governo.



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Il Signor Coremans continua a protestare la sua innocenza e le sue buone intenzioni...

La pioggia permette al Signor Coremans di fuggire dalle mani della perfida Albione.


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Il Signor Coremans ottiene una giusta ovazione passando davanto al Café Suisse.

Il Signor Coremans scende felicemente a Lion-Belge.




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Il Signor Coremans si reca verso la parte alta della città.

Il Signor Coremans si reca verso la parte bassa della città

Il Signor Coremans incontra il cugino e la cugina Fruchet.

Con i quali sale alla colonna del Congresso.



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1° Piano.

2° Piano. L'oscurità aumenta.

3° Piano. L'oscurità aumenta ancora!

4° Piano. Il Signor Coremans chiede di vedere il punto di vista.



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Salvi, mio Dio!!

Il Signor Coremans abbraccia gli stivali del suo sovrano; la cugina Fruchet lo aiuta nel suo pio dovere.

Il Signor Coremans si reca verso la parte alta della città.

Cosa sta facendo? Amore e mistero!

Il Signor Coremans si reca verso la parte bassa della città.



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Il Signor Coremans va all'esposizione delle belle arti e fa gli onori, militari ad un grande dignitario che incontra sulla porta.

Vedendo il negro di Van Hove, il Signor Coremans cessa di essere sostenitore dell'emencipazione dei neri.


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La Leda di Fassin gli fa nascere rosee idee ma colpevoli in un uomo sistemato e padre di sette figli; il Signor Coremans è turbato...

Il Signor Coremans esce sempre più turbato...


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Il Signor Coremans si reca verso la parte alta della città.

Il Signor Coremans si reca al tiro nazionale.

Dove il Signor Coremans ottiene un bianco.



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E due neri...

Il Signor Coremans si reca verso la parte bassa della città.

Il tempo di mangiare una bistecca alla Faille Déchirée.

Il Signor Coremans si reca alle Milles-Colonnes.


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Dove fa la conoscenza di amabili giovani persone ai quali spiega i meccanismi dell'amministrazione comunale di Jodoigne-Souveraine.

Il Signor Coremans avendo manifestato il desiderio di conoscere alcune celebrità, uno degli amabili giovani si affretta a presentargli Louis Hymans.

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Poi Bertram dell'Office de Publicité

Poi Carman. -Il Signor Coremans che ha visto Carman nel Guglielmo Tell lo trova cambiato; Carman risponde che è per l'età e l'aria della Normandia... per Bèrat.


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Il Signor Coremans invita Carman a lasciare il teatro. - Carman acconsente se il Signor Coremans vuole terminare la festicciola di famiglia con l'offerta di un giro di qualcosa...

Il Signor Coremans termina la piccola festa di famiglia e propone un brindisi al clero della sua diocesi.


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Il Signor Coremans propone due brindisi ai difensori della Santa Sede.

- Le opinioni politiche degli amabili giovani persone non permette loro di accettare questo brindisi, essi pregano il Signor Coremans di lasciare la festicciola.

Il Signor Coremans si reca nella parte alta della città.

Il Signor Coremans vi cerca qualcosa.

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Il Signor Coremans non trovando ciò che cerca si reca nella parte bassa della città.

Il Signor Coremans volendo ritrovare Carman si reca a teatro.

Vedendo il baritono, il signor Coreman riconosce che ha avuto a che fare con un falso Carman.


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Disperato, il Signor Coremans va a vedere Rigolboche alle Nouveaités, -e tiene un contegno che tutta Jodoigne-Souveraine avrebbe giustamente disapprovato.

Il Signor Coremans si traveste da ragazzo di coro per giungere sino a Rigolboche. -La ballerina colpita acconsente di cenare con lui.

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Il Signor Coremans nell'ebbrezza del trionfo le giura di farla nominare borgomastro di Jodoigne-Souveraine.

Il Signor Coremans cerca di imitarla nei suoi esercizi.

- Orribile!!!!


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Le Due del mattino.

Le Tre del mattino. Il Signor Coremans avendo dimenticato del tutto la sua dignità intona un discorso improntato ai principi più anti-sociali.


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Le Quattro del mattino. - Arrestato da un agente di polizia, il Signor Coremans gli chiede di recarsi versa la zona bassa della città.

Avendo declinato le sue generalità, qualità e professione, il Signor Coremans è posto su di un convoglio in uno scompartimento speciale con i riguardi dovuti al suo sesso.


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Il Signor Coremans piomba in un grande incubo!

Il signor Coremans piomba tra le braccia della Signora Coremans, nata Eulalie Fruchet, che lo richiama alla realtà mostrandogli la sua nomina a sindaco di Jodoigne-Souveraine.


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Dora era stata dimenticata!!! Cosa ne è stato?

Si era recata verso la parte bassa della città... nessuno l'ha più rivista da allora.

E allora il sultano Schahabaham dice a Félicien Rops: -Raccontaci dunque una di quella storie assurde che narri così male...

 



 

[Traduzione di Massimo Cardellini]
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26 febbraio 2010 5 26 /02 /febbraio /2010 08:00

Un raro esempio di storia ad immagini con tanto di filatterio, o fumetto come diciamo in Italia, termine designante sempre qui da noi anche un particolare genere di narrativa ad immagini, filatterio presente in ben tre vignette. In realtà il filatterio è molto più antico e di secoli, come abbiamo già visto nel post dedicato ad un opera di Raimondo Lullo del XIV secolo, e nel corso del tempo lo si è rintracciato in molte opere sia manoscritte sia a stampa, come avremo modo di vedere in futuro.


William Heath (1830)




Volume 1, issue 7, page 3, July 1st, 1830, of The Looking Glass.   
(From the collection of Doug Wheeler)  
 


LINK al post originale:
Early Comics Archive


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25 febbraio 2010 4 25 /02 /febbraio /2010 09:08


Un'altra storia ad immagini di natura pubblicitaria, risalente a tempi in cui non si leggevano scritte del tipo che il tabacco nuoce gravemente alla salute o simili. Una storia comunque che non ha bisogno di traduzione tanto il suo inglese è semplice. Una storia addirittura a lieto fine, un tabacco che mette tutti d'accordo per il suo gradevole aroma, non soltanto le mogli ma persono, udite! le suocere! Vai con il fumo passivo...

Niente date, purtroppo, ma la qualità del disegno e la tecnica a colori, che non può che essere litografica, fa pensare agli ultimi decenni del XIX secolo.



Blackwell's


Una storia in sette capitoli














LINK al post originale:
Early Comics Archive

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24 febbraio 2010 3 24 /02 /febbraio /2010 08:00



Come stancarci di Wilhelm Busch? Un'altra tavola d'annata con il suo solito spirito sadicoide e pregna di umorismo nero.

 

Wilhelm Busch


Der gewandte, kunstreiche Barbier und sein kluger Hund

The artful Barber and his clever Dog

L'abile e creativo Barbiere ed il suo cane intelligente






















































































 


Link all'opera:
 
LINK ad un video You Tube di questo post con sottofondo musicale:
 
 

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23 febbraio 2010 2 23 /02 /febbraio /2010 08:00

Prima ancora di giungere a il suo capolavoro nel campo dell'arte grafico-narrativa del protofumetto, e cioè le sette storie della serie Max und Moritz,  Wilhelm Busch si era già cimentato a narrare storie di bambini dispettosi molto vicine a quelle dei due monellacci teutonici nell'omonimo albo edito nel 1865.

Le scorribande per le campagne di due ragazzi grondanti energia vitale e di voglia di divertirsi e scoprire il mondo e la vita, non erano in fondo che un elemento biografico caro all'autore, quando, egli, durante il periodo del suo lungo soggiorno presso uno zio sacerdote che gli impartì i primi rudimenti di una formazione scolastica,
insieme a suo cugino Erich, compagno anche di studi, dovevano anche loro combinarne delle belle.

Questa storia del 1859 presenta però la caratteristica dell'amore di Busch per le esagerazioni sul piano delle punizioni nei confronti dei "devianti" minorenni esagerando come al solito le conseguenze di un incidente, in questo caso le punture delle api che producono sui due incauti discolacci degli effetti che chiameremmo più che grotteschi, piuttosto surreali. Busch pubblicò la maggior parte di queste storie nel celeberrimo giornale per ragazzi Münchener Bilderbogen.

Riteniamo non ci sia bisogno di conoscere il tedesco per apprezzare questa storia anche se le didascalie scritte da Busch erano geniali come il suo stile grafico e le sue storie che inventava.


 
Wilhelm Busch

Die kleinen Honigdiebe (1859)

The Little Honeythieves

I ladruncoli di miele



'Du', sagt der Peterl zum Hansel, 'gehn wir 'nüber zu dem Nachbar seinen Bienenstock, der ist bis obenauf voll vom schönsten Honig!'




Und richtig, sie gehen 'nüber und begucken lüstern des Nachbars Bienenstock.




'Den werden wir gleich haben', sagt's Peterl, packt den Bienenstock und hebt ihn, aber im Nu spürt jeder von den zwei Schleckern einen Stich auf der Nase, der nicht von ungefähr zu kommen scheint.




'Ha, ha', sagt der Nachbar, der auf das Zetergeschrei herbeikommt, 'habt ihr's gemerkt, wie es beim Honigstehlen zugeht, jetzt lauft nur heim mit euerm Denkzettel.'




Und einen ordentlichen Denkzettel haben sie davongetragen, so dass keiner mehr den andern gekannt hat.




Und die Mutter hat geschaut, wie's heimgekommen sind!




Der Vater hat erst gewaltig gezankt, dann hat er aber helfen wollen, allein es war umsonst, und die zwei haben allweil geschrien, als ob sie am Spiesse stäken.




Jammernd sassen sie vor ihrem Lieblingsessen, einer Schüssel voll duftender Knödel. Der Vater aber überlegte hin und her, wie man die zwei Stacheln, welche die Bienen zurueckgelassen, wieder herausziehen und dadurch helfen möchte.




Da der Schmied im Dorf der Gescheiteste ist, so führt der Vater den Peterl und das Hanserl zu ihm. Der Schmied aber ist ein resolvierter Mann, packt die Bienenstachel gleich mit der grossen Zange und zieht sie auch wirklich glücklich wieder heraus.




Jetzt war allerdings die Hauptsache geschehen, allein die Wunden, welche die Stacheln hinterlassen, mussten erst verheilt werden, und da musste der Bader Dr. Bauxel kommen und auf jede Nase ein grosses Pflaster legen.




Damit sind die zwei drei Wochen im Bett gelegen, bis die Sache wieder gut war.




Endlich aber sind sie wieder gesund geworden und haben vor einer Schüssel voll Knödel feierlich gelobt, nie mehr zu einem Bienenstock zu gehen. Und das sollen sich alle Kinder merken, denn die Bienen stechen noch alle Tage, und nicht immer ist so ein resolvierter Mann wie der Schmied bei der Hand, der von den Folgen des Naschens helfen kann.






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