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21 settembre 2011 3 21 /09 /settembre /2011 16:06

Parole in aria

 

 

 

 

di Antoine Sausverd

 

 

parole_aria1.jpg

 

 


 

Henri Avelot, Mots en l’air [Parole in aria], Le Pêle-mêle, n° 13, 31 marzo 1901.
Fonte: Gallica.bnf.fr


 

Le Parole in aria [Mots en l’air] che si scambiano questi due aeronauti americani furono pubblicate in Le Pêle-mêle del 1901. Questa breve storia firmata da Henri Avelot non è così leggere come potrebbe sembrare.

 

Innanzitutto, si noterà la composizione a scala di queste tre vignette. La storia ad immagini sembra schiacciare gli articoli con i quali essa condivide la pagina (cliccare sulla pagina per vederla nel suo contesto). Dall'alto, le vignette si allungano sempre più verso il basso. Avelot accentua così il movimento di caduta dell'aeronauta passando fuori bordo, ma anche quello del contraccolpo della mongolfiera alleggerita che sparisce nella parte alta dell'ultima immagine. Questa composizione è da accostare a quelle delle tavole di Job e di Winsor McCay già viste in precedenza.

 

In seguito, evidenzieremo come la parola passa, dalle prime due vignette all'ultima,da un dialogo con didascalia sotto l'immagine ad una bolla che esca direttamente dalla bocca di un personaggio. In Francia, l'uso della bolla era all'epoca normale. In Le Pêle-mêle, la si ritrovava di tanto in tanto in storie ad immagini e disegni umoristici dotati di didascalie. Essa appare più spesso nei giochi a concorsi che il disegnatore Daisne effettuava durante la stessa epoca sotto forma di rebus ad immagini.

 

parole_aria2.jpgDaisne, Estratto del "Concorso di parole tagliate", Le Pêle-mêle, n° 25, 23 giugno 1901.
Fonte: Gallica.bnf.fr

 

 

La tavola di Avelot è l'occasione per un gioco di parole sull'omofonia di lest [zavorra] e Leste [furbo, astuto]. La presenza della bolla nell'ultima vignetta è molto strana. Confessiamo di non aver afferrato tutta la sottigliezza del contenuto della bolla di Zim: "Se è una battuta, era piuttosto debole e non regge". Ci si chiede infine se questo palla di parole non sia il pretesto di un gioco di immagini, di un analogia visiva con la mongolfiera...

 

Negli Stati Uniti, le bolle parlanti diventano realmente una norma nei fumetti a partire dal 1900 [1]. Attraverso la sua storia dei due aeronauti americani, potremmo interpretare la tavola di Avelot come una risposta francese a questo nuovo uso. Per lui, così come per gli altri disegnatori francesi di quest'epoca, l'uso della palla rimane accessorio, Non è questione di farne un impiego esclusivo nelle loro storie ad immagini. Avelot ce ne dà la ragione: la bolla è sia una zavorra (appesantisce l'immagine) quanto astuta (dà "prova di una libertà eccessiva di fronte alle convenienze" [2]). Questa situazione perdurerà un quarto di secolo. E bisognerà aspettare la creazione nel 1925 di Zig et Puce da parte di Alain Saint-Ogan  per vedere l'uso della bolla diventare sistematica nel fumetto francese.

 

 

Antoine Sausverd

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 


 

 

 

 

NOTE:

 

[1] Thierry Smolderen, Questa non è una bolla. Strutture enunciative del filatterio", [Tr. it. di: Ceci n'est pas une bulle! - Structures énonciatives di phylactère  ; da: Actes des Quatrièmes Rencontres Réseaux Humains / Réseaux Technologiques.  Poitiers,  31 mai et 1er juin 2002. "Documents, Actes et Rapports pour l’Éducation", CNDP, p. 107-139. 

 

[2] Secondo una delle definizioni di "leste" data dal TLFi: Centre National de Ressources Textuelles et Lexicale.

 

 

 

LINK al saggio originale:

"Mots en l’air" par Henri Avelot

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