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22 febbraio 2011 2 22 /02 /febbraio /2011 08:30

 

 

 

Jossot, Le Fœtus récalcitrant

 


 

Foetus-recalcitrant.jpg

IL FETO RECALCITRANTE

Chi non conosce le caricature di Jossot oggi, quelle apparse  in L'Assiette au Beurre soprattutto? Jossot, considerato da alcuni come uno dei disegnatori più in vista della Belle Epoque, occupa da alcuni decenni un buon posto nel cuore degli amanti del disegno a stampa e soprattutto dei ribelli. Eppure, tranne il lavoro universitario non ancora edito di Henri Viltard, gli sono stati dedicati pochi studi. Un'esposizione che inizierà alla fine di febbraio 2011 alla Bibliothèque Forney a Parigi dovrebbe permettere di scoprire tutte le sfaccettature di colui che fu di volta in volta disegnatore caricaturista anarchizzante in metropoli, poi convertitosi all'Islam e pittore ritiratosi in Tunisia, prima voltare infine le spalle alla religione musulmana. Al futuro catalogo dell'esposizione si aggiunge la riedizione di questo libricino datante al 1939 mai ristampato da allora.

Si deve sicuramente salutare lo sforzo delle case editrici che riesumano dei testi molto poco diffuci in passato, e dunque diventati totalmente inaccessibili. Ma i jossofili, affascinati da cinismo radicale delle caricature del disegnatore, dal suo tratto ed i le stesure uniformi di colori così caratteristici, al di là dell'interesse bibliofilo costituito da questa riedizione, saranno affascinati da questo testo? Jossot libellista eguaglia il Jossot caricaturista?

Il Fœtus récalcitrant costituisce una strana opera. Redatta nel 1939, forma il coronamento di una carriera fatta di rotture di ogni genere.In una prima parte, Jossot torna sulla funzione della caricatura e del disegnatore. Senza fare autobiografia, l'artista erige di fatto il ritratto di un uomo ideale, senz'altro quello che ha sognato di diventare durante la Belle Epoque. Sotto la sua matita, la caricatura sembra dotata di una capacità infinita a denunciare le ipocrisie, a fustigare l'ordine borghese, ma anche tutte le forme di strutture sociali, che l'individualista percepisce come oppressive (ad esempio i sindacati).

La ricerca estetico-teorica del disegnatore si raddoppia con una ricerca filosofica e politica. Ma come numerosi anarchici individualisti, Jossot accomuna rivolta contro le ingiustizie e concezioni reazionarie. Il mondo sembra a Jossot eccessivamente oppressivo: e di denunciare l'apprendimento della lettura, la scuola, le scienze, la stampa, come altrettanti elementi che sottomettono l'umanità al capitale e che si deve dunque respingere.

Allo sviluppo tecnico, Jossot preferisce il ritorno alla semplicità, ad una certa certa distanza in rapporto al mondo. Henri Viltard sottolinea d'altronde che una lettura contemporanea dell'opera fa del disegnatore un precursore della decrescita e dell'ecologia. Jossot denuncia infatti il lavoro e la corsa al consumo, così come gli effetti devastatori dei prodotti chimici utilizzati dall'agricoltura.

Notiamo tuttavia che questo testo, pubblicato nel 1939, sembra già datato. Alcuni anarchici, e soprattutto i naturisti, denunciavano negli stessi termini sin dalla fine del XIX secolo gli eccessi del Capitale sulla natura. Oltre a riciclare i naturisti. il "filosofo" riprende per proprio conto Lafargue. Come lo sottolinea Henri Viltard nella sua presentazione, la parte intitolata "Il Vangelo della pigrizia" fa eco a Il diritto alla pigrizia pubblicato nel... 1880, un "vangelo" infarcito di riferimenti mistici. E per chi ama i disegni virulenti del Jossot della Belle Epoque, l'ossessione spiritualista di questo ex caricaturista anticlericale apparirà dei più deplorevoli. Finalmente, la contraddizione principale di questo scritto è dovuto al fatto che Jossot, diventato mistico e ritiratosi dal mondo, evoca il suo statuto di caricaturista impegnato legato ad un periodo in cui, lungi dalle circonvoluzioni del pensiero religiosi, colpiva con una durezza senza precedenti contro tutte le "religioni" del tempo. Il suo sguardo mistico degli anni 1920-30 sembra diventato  inoperante anell'analizzare la potenza del caricaturista della Belle Epoque.
Opera strana, presso colui che si presenta come distaccato dalle grandi religioni, dopo essersi mostrato ferocemente anticlericale poi aver abbracciato l'Islam e rivendicato la sua adesione allo stesso sufismo anche se, in Tunisia, la conversione di Jossot è sembrata un po' folle al punto di essere sbeffeggiata con l'appellativo di "conversione d'artista" [1]. Sottolineiamo che il caricaturista, in questo testo del 1939, non rileva nessuna contraddizione nel suo percorso, contraddizioni che eppure lo squalificano ai nostri occhi per enunciare dei grandi principi sul mondo (si fa dare alcune volte delle lezioni), dopo aver cambiato tanti punti di vista. Questo saggio rimane infine segnato dallo spirito della Belle Epoque, essendo tutto corrotto dall'accecamento spiritualista. A partire dal 1914, Jossot si è ritirato dal mondo. Venticinque anni più tardi nel cinico Le Fœtus récalcitrant, egli non evoca assolutamente il divenire del disegno a stampa tra le due guerre nemmeno l'ascesa del fascismo...
Gli incondizionali del disegnatore non mancheranno tuttavia di leggere in questo opuscolo che permette di scoprire una faccia sconosciuta dell'artista. Essi approfitteranno della chiara presentazione che n edà Henri Viltard in questa riedizione di cui ci dispiace l'assenza di un sommario che avrebbe permesso al lettore di reperire l ediverse parti costitutive dell'opera.

 

Guillaume Doizy, dicembre 2010

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

[1] Charles Géniaux, "Abdou’l-Karim Jossot, conversion d’artiste", L’art et les artistes N°40, ottobre 1923, p. 18-24.

 

 

 

LINK al post originale: 

Jossot, Le Fœtus récalcitrant, éditions Finitude, 2011, 128 p. Postface d’Henri Viltard

 

 

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