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28 settembre 2011 3 28 /09 /settembre /2011 07:10

Sotto-Sopra

 

 

The Upside Downs


 

up1.jpg

Il capolavoro di Gustave Verbeek

 

 

 

di Jean-Pierre Dionnet 

 


krazykat1.jpgLa nuova generazione di critici di fumetti, siano essi dei superficiali e dicano delle bestialità, e cioè delle contro-verità (a volte volontariamente il che è peggio, alcuni lavorando per degli editori che essi fanno crescere, favoritismi abituali in letteratura ma situazione nuova per il fumetto), o  siano essi teorici, autori di saggi e di opere più conseguenti con un bel bagaglio teorico o universitario, hanno in comune di non essere storici del fumetto e dovrebbero rivedere i loro classici.

 

Little_Nemo_walking_bed_detail_colour.jpgL'unanimità intorno a "Krazy Kat", capolavoro assoluto, e di "Little Nemo", altro capolavoro assoluto, è molto discutibile perché ciò vuol dire che si ignorano le altre opere maggiori che comparvero simultaneamente sui giornali dell'epoca, essenzialmente del gruppo "Hearst" e del "Chicago Tribune", Hearst non era proprio l'imbecille dipinto da Orson Welles in "Citizen Kane", era al contrario un uomo di gusto e di cultura che aveva tra l'altro la più bella collezione di Benvenuto Cellini al mondo ed impose ai suoi lettori, all'inzio restii, che egli vedeva come adulti piuttosto che bambini, innumerevoli capolavori.

 

bringing-up-father.jpgA "Little Nemo", si può raffrontare "Bringing up Father", questa storia di neo-arricchiti dovuta a Georges McManus, che era meglio disegnata e che resta senza eguali, incredibilmente ricca in dettagli sulla moda e l'architettura d'inizio secolo sino agli anni 30. In seguito, si andò deteriorando un po'. E le storie erano degne delle grandi commedie di Hollywood di allora, tra Leo McCarey e Gregory La Cava.


Accadde inoltre la stessa cosa per "Little Nemo", dei fumetti molto vicini ai sogni e gli incubi: era una moda del momento ispirata agli illustratori inglesi o ai disegnatori di libri per bambini, ai limiti del fumetto, come Palmer Cox che aveva fatto la stessa cosa prima.


sterrett_cliff_polly23.jpgA "Krazy Kat", si può paragonare "Polly and her pals", fumetto un po' cubista ma anche del tutto brillante in cui il gatto, contrappunto incontrollabile dell'azione in corso, svolge un'altra storia in qualche modo. Era formidabile ed ispirò forse Franquin e Greg per "Le avventure del Marsupilami".


Marsupilami_cover.jpgHearst faceva il gioro del mondo come più tardi Disney ed andò a cercare un tedesco, Lyonel Feininger, che divenne per un po' di tempo autore delle tavole domenicali prima di far ritorno alla pittura ed in Germania.

 

E vi sono molte altre meraviglie grafiche altrettanto appassionanti, altrettanto inventive quanto quelle citate, che apparvero sui giornali del gruppo Hearst ma anche, in competizione, in altri quotidiani.

 

Aggiungerei anche in rapporto ai critici dei fumetti, un grande rimprovero, che consiste nel fatto, che essi non conoscono la porosità esistente tra tutte le arti quando un artista è curioso.

 

La loro incomprensione, spesso, delle arti dette "nobili", fa sì che essi non sappiamo porre in parallelo le arti decorative, la pittura, l'architettura del periodo ed il fumetto e non notano a volte l'ovvio.

 

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Così, per Alex Raymond, tutto ciò che egli ha ripreso dal pittore illustratore mondano, La Gatta, e alle "Città Volanti" di Franklin Booth che sono esattamente quelle di "Flash Gordon".


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Illustrazione di Booth

 

 

 

 

 

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Illustrazione di La Gatta

 

 

Scorchynostalgia.jpgNon vedono nemmeno che lo stile del grande Noël Sickles (è stato lui a dirlo) e dunque di Caniff e dunque di Pratt, deriva da Harold von Schmidt, pittore dell'ovest americano che ha inoltre molto ispirato il lavoro di Jean Giraud per "Blueberry" ad un'epoca, ma ma questa è un'altra storia: Harold von Schmidt, il tempo di un libro in bianco e nero, "Death comes for the Archbishop", una delle sue rare opere illustrate, inventò la grammatica di tutta una parte del fumetto moderno, che imprudentemente alcuni, tra cui io, attribuirono alla scoperta dell'impressionismo.

 

caniff_milton_scanyon.jpgEvidentemente, non era il caso: essi non conoscevano che qualche quadro di Renoir e consorti, e poco dopo l'influenza di rimbalzo, che la scoperta della Parigi "Belle Epoque" ebbe su alcuni pittori americani, come Sargent che vennero da noi in pellegrinaggio.

 

Se vi imbatterete un giorno nel libro di Harold von Schmidt, capirete ciò che voglio dire, è impressionante.


 

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Illustrazione di Harold von Schmidt, Soldato nella giungla.

 

 

 

 

 

HVSSyzanne-1.jpgIllustrazione di Harold von Schmidt, Syzanne.

 

 

 

 

 

HVSBullCharge.jpgIllustrazione di Harold von Schmidt, La carica del toro.


 

Charlie-Schlingo.jpgPer fortuna, vi sono alcuni editori che svolgono in modo ammirevole il loro lavoro e che di tanto in tanto resuscitano, in modo perfetto, ciò che deve esserlo.

 

Per 65 settimane dunque, Verbeek fece "Sotto-Sopra" [Upside down] con una maestria assoluta perché i suoi disegni che si guardano prima al dritto e poi alla rovescia, mancano l'occasione la maggior parte delle volte. Nel disegno al dritto, vi sono delle fioriture che non si capiscono e quanto le si rovescia, pure.

 

Matt-Groening.gifIn Verbeek, si può leggere ogni vignetta di questa storia di piccoli mostri dalla testa a pera (lontani antenati di Charlie Schlingo e di Matt Groening primo periodo) perfettamente bene sia al dritto sia al rovescio: si scopre allora che alcuni dettagli insignificanti del sidegno avevano importanza. Si deve sottolineare anche che egli era affascinato, e ciò si vede, dai maestri del non senso, meno Lewis Carroll che coloro che erano disegnatori come Edward Lear.

 


 

 

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Due vignette (sopra e sotto) tratte da due storie illustrate di Verbeek

 

 

 

 

 

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Ancora una volta, questi elfi che attraversano una giungla mentale con orchi ed uccelli impossibili, restano uno dei più alti momenti del fumetto, una meraviglia assoluta che vi invito a procurarvi: Avrete inoltre due libri al prezzo di uno, come si dice al mercato, perché una volta che l'avrete letto al dritto poi alla rovescia (due letture), vi piacerà in quanto adulta, poi la darete ai vostri figli che la troveranno stramba ma del tutto infantile e la divoreranno a loro volta.

 

È dunque una lettura straordinaria ed un acquisto molto ammortizzabile.

 

È il caso di Peter Maresca che, dopo un piccolo periodo di oblio relativo, ha restituito onore a "Little Nemo" con due volumi giganti ed è il caso di Maresca ancora e sempre con la sua casa editrice Sunday Press che ristampa in un grande formato oblungo magnifico "The Upside-Down World", che contiene tutte le tavole domenicali di Gustave Verbeek apparse tra 1903 e 1905, e cioè l'integralità della sua breve permanenza nel fumetto americano.

Peter_Maresca_Little-Nemo-in-Slumberland.jpg

 

Il libro è sublime e fa a meno di spiegazioni perché la presentazione assolve bene il suo compito.

 

Vi si vedono gli inizi di Verbeek, in France, in "Le Chat Noir", e grazie a Martin Gardner, lo si compara con tutti i maestri di ciò che si chiamava gli "Upside Down" e che chiamo i "Sans dessus-dessous" [sotto-sopra], e cioè tutte quelle operefatte per essere lette al dritto e poi alla rovescia. A cominciare dal grande illustratore di libri per l'infanzia Peter Newell che non esitò a fare ad esempio un libro inclinato e che è molto difficile da collocare in una biblioteca, o un libro con un buco nel mezzo: un meteorite attraversa tutte le pagine e provoca ad ognuna dei danni notevoli e che realizzò un "sotto-sopra" intitolato "The Naps of Polly Sleephead".

 

Esso tratta anche di tutti quegli esempi del XVIII e del XIX secolo, delle caricature e dei ritratti caricaturati sotto-sopra, o di altri illustratori, come il molto distinto Rex Whistler che era un principe del legno inciso e dell'Upside Down, per giungere infine a Verbeek che lavorò per il New York Herald nel periodo in cui, coincidenza, anche Peter Newell iniziò, il tempo di una stagione.


 

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up_Hearst.jpgGustave Verbeek era olandese. Hearst, compiendo il suo giro del mondo, l'aveva forse trovato sulla strada della Germania dove andò a cercare Feininger e tentò sembra di conquistare altri maestri del disegno francese: nella qual cosa fallì, è forse un peccato ma i francesi in quel momento, non avevano nessuna ragione ad espatriare.

 

I pittori, i disegnatori che espatriano, è un'altra storia e le ragioni sono spesso finanziarie perché alcuni provengono da paesi in cuiessi non si guadagnano la vita e scoprivano l'America con meraviglia, come il formidabile Igor Kordey che deve essere molto contento di essere diventato, nel campo del fumetto, uno degli autori fari in questo momento in Francia.

 

E mi ricordo delle mie difficoltà ai miei inizi, quando la Cartoon Editor di "Playboy", Michelle Urry, tentò a "Playboy" per dei salari molto consistenti. E soltanto, due o tre disegnatori che lavoravano in Francia per la stampadi fascino come Loup, accettarono.

 

Michelle Urry ebbe altre difficoltà, lei adorava il lavoro di Mandryka ma non riuscì ad imporlo e quando incontrò Jean-Claude Forest ed altri, il fatto che il copyright sarebbe appartenuto a "Playboy" da una parte (il che non era così grave perché "Playboy" faceva dei bei libri), ma soprattutto il fatto che non avrebbero mai rivisto i loro originali, li fece rifiutare il che era normale. Non sapevo che ciò si sarebbe potuto sistemare e lei non mi avviso per nulla, perché alcuni illustratori del citato "Playboy" come Gahan Wilson avevano ottenuto nel loro contratto, la restituzione dei loro originali).

 

Maresca ci promette inoltre altri bei libri e tra l'altro, un'antologia in cui si ritroveranno le più belle tavole domenicali a colori degli anni 30 di un certo numero di maestri tra cui uno dei più grandi illustratori dei citati anni 30, Voglio evidentemente parlare di Frank Godwin e la sua "Connie" che era un'eccellente fumetto di fantascienza adulta, con un'eroina protofemminista, superba, ed allo stesso tempo totalmente padrona del suo destino, molto bella ma asolutamente non scema.

 

up_Connie_Godwin_1934.jpgIl fumetto "protofemminista" Connie di Frank Godwin

 

A proposito del fumetto di fantascienza, non voglio creare una nuova polemica "Stone/ Beatles" che mi sembra sempre sterile: Io ero "Kinks", ma devo insistere che il fumetto di fantascienza dell'Età dell'Oro non conteneva che un solo capolavoro, "Flash Gordon" che adoro, ma che vi erano altre opere che valevano altretanto.


up_Flash_Gordon.jpgFlash Gordon di Alex Raymond

 

 

 

Le tavole domenicali di Buck Rogers erano farcite do invenzioni grafiche inquietanti e grottesche con qualcosa di Méliès.

up_buck-rogers_1937.jpgBuck Rogers nel XXV secolo


 

C'era "Brick Bradford" le cui tavole della domenica si collegarono per un momento la pittura futurista e più tardi cubista, con in più delle storie straordinarie come quella controutopia in cui gli Indiani hanno conservato il controllo dell'America ed abitano in Tepee giganti che hanno sostituito i grattacieli ed in cui una flotta di aerei che sorvolano il cielo, disegnano il nome di Brick Bradford in segno di benvenuto, che non dimenticherò mai.

up_Brick_Bradford.jpgBrick Bradford


L’altro fumetto che passò dall'avventura al poliziesco molto nero, addirittura gotico ed alla fantascienza, era dunque "Connie", e le storie raggiunsero piuttosto la Fantascienza alla Heinlein con delle invenzioni scientifiche felicemente aberranti e dei caratteri umani ricchi compresi e soprattutto presso i cattivi e gli extraterrestri. Il che ne facva un fumetto del tutto appassionante.

 

E Godwin, al contrario di tutti i disegnatori di fumetti che sognavano di diventare illustratori (come Raymond) e di raggiungere così uno status sociale superiore, faceva in parallelo dell'illustrazione, durante la stessa epoca di Wyeth. Ha ammirevolmente illustrato, tra l'altro, "Robin Hood" e Stevenson.

 

Vi fu un altro artista che compì anch'egli qusta strana carriera alla rovescia: all'epoca si andava piuttosto dal fumetto verso l'illustrazione, come Noël Sickles o Austin Briggs, è il grande illustratore del "Saturday Evening Post », Raeburn Van Buren, che fece per un certo periodo molto brece le avventure di "Abbie An’ Slats" di cui la sceneggiatura, se ben mi ricordo, era dovuta al fratello di Al Capp: era una meravigliosa descrizione di piccole vite in piccole città americane alla maniera di Frank Capra, con un disegno superbo.

up_Abbie-An--Slats_1939.jpg



Jean-Pierre Dionnet

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

 

 Sans dessus - The Upside Down 

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