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30 novembre 2014 7 30 /11 /novembre /2014 06:00

La fuga dal quadro di Winsor McCay

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[Winsor McCay], Fuga dal quadro, da: "Le Journal pour tous" del 22 dicembre.

 

 

 

Questa storia, edita in Le Journal pour tous del 22 dicembre 1904, supplemento illustrato del quotidiano Le Journal, non è firmato ma lo stile è immediatamente riconoscibile: il suo autore è Winsor McCay (1867-1934). Come indicato in basso, questa tavola proviene in origine dal giornale oltre atlantico Life al quale il disegnatore collaborò nel 1903. Sembratrattarsi della prima apparizione nella stampa francese di una storia di Winsor McCay, alcuni anni prima la traduzione francese di Little Nemo, con il titolo Petit Nemo au pays des songes [Il Piccolo Nemo nel Paese dei Sogni], nella rivista La Jeunesse moderne a partire da giugno 1908 [1]. 

 

L’indicazione del titolo di stampa d'origine sembra dunque più importante di quella del nome dell'artista. Sin dalla fine degli anni 80 del XIX secolo, le grandi riviste illustrate come La Caricature di Albert Robida, Le Rire, o anche Le Pêle-Mêle riproducevano regolarmente dei disegni tratti dai principali giornali stranieri in rubriche create a questo scopo- "La caricatura all'estero", in questo caso. Si trattava di disegni dotati di didascalie o di storie ad immagini provenienti dalla stampa tedesca (Fliegende Blätter, Lustige Blätter), inglese (Punch), americana (Puck, Life, Judge), ma anche austriaca o spagnola.


La storia ad immagini è a quest'epoca un modello di narrazione diffusa nella stampa occidentale. I giornali e tavole a stampa circolano ed attraversano i mari. Gli artisti non lavorano nella totale ignoranza della produzione dei loro colleghi oltre frontiera [2]. Così è dunque del tutto concepibile che McCay stesso abbia egli stesso potuto ispirarsi alle tavole della imagerie Quantin per i primi episodi di Little Nemo

 

Da una frontiera all'altra

 

Come ha scritto Thierry Groensteen, "Winsor McCay fu il primo autore di comics a capire che il fumetto non ha nessun obbligo nel dover render conto alla realtà" [3]. Ne è prova, il fatto che al disegnatore americano è sempre piaciuto mettere in cattiva luce le convenzioni e le procedure del medium. Così, nella tavola del Journal pour tous, un clown si diverte a tagliare il filo che serve da riquadro e delimita il suo spazio vitale. Dopo aver ridotto questo filo ad una matassa, il mimo sorpreso (o spaventato) dalla sua nuova libertà fugge saltando nel vuoto, sfondando la carta del giornale. Non contento di giocare con le convenzioni grafiche del fumetto (la vignetta), McCay rompe di nuovo il compromesso grafico del mimetismo referenziale.


Le storie ad immagini che mettono in scena dei numeri di clown sono riccorrenti sulla stampa e le tavole a stampa degli anni tra il 1890 ed il 1900. Dei disegnatori come Théophile-Alexandre Steinlen, Benjamin Rabier, Richard Ranft, Godefroy, J. Blass, Galco, Lamouche, Henri de Sta o anche Raymond de la Nézière si sono cimentati in questo genere ripetutamente. A nostra conoscenza, nessuno ha preso questo pretesto per giocare con i codici del medium. La tavola presentata qui sopra non è isolata nell'opera dell'Americano. Altre opere di McCay ripremdono questa tematica formalista e riflessiva intorno al riquadro. Ecco alcuni altri esempi in cui la vignetta, maltrattata in differenti modi, diventa un elemento attivo della storia.

 

Il primo è un celebre episodio di Little Sammy Sneeze pubblicato il 24 settembre 1905 sul New York Herald. Lo starnuto del piccolo Sammy manda il riquadro in frantumi come se siu trattasse di vetro e al finale, il lettore si chiede se il bambino starnutatore non si trovava semplicemente dietro una vetrina. Gli articoli di Groensteen sono del tutto chiarificatori: "McCay sconfina con una notevole facilità ciò che Gérard Genette designava come 'la frontiera tra due mondi: quello in cui si racconta, quello che si racconta. Questi sconfinamenti si manifestano in diversi modi. Alcune volte, sono le astrazioni formali che partecipano al codice del fumetto che, perdendo la loro abituale trasparenza, sono bruscamente poste in evidenza'" [4].

 

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 Winsor McCay, "Little Sammy Sneeze", New York Herald del 24 settembre 1905.

 

La seconda tavola fu pubblicata alcuni anni dopo sullo stesso settimanale. Si tratta di un episodio di Little Nemo che va più lungi nella denuncia dei codici: la scenografia sparisce vignetta dopo vignetta, per non lasciare più posto che ai personaggi. Nemo si attacca alla vignetta come può, facendo notare che l'artista ha dimenticato di dissegnare il pavimento della vignetta. La vignetta finisce con il contrarsi e ripiegarsi su se stessa, schiacciando Nemo.

 

Le tavole che seguono sono tratte dai "Sogni di un divoratore di crostini" (Dream of the Rarebit Fiend), serie che McCay disegnò con lo pseudonimo di Silas per il New York Evening Telegram tra il 1904 e il 1913.

 

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  Silas [Winsor McCay], Dream of the Rarebit Fiend, New York Evening Telegram del 9 novembre 1907

 

 

 

 

 

 

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Silas [Winsor McCay], Dream of the Rarebit Fiend, New York Evening Telegram del 6 agosto 1908

 

 

 

 

 

 

 

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 Silas [Winsor McCay], Dream of the Rarebit Fiend, New York Evening Telegram del 15 aprile 1909.

 

 

Tagliata e ridotta ad un filo, spezzata, schiacciata, ridotta in cenere, scollata, lacerata in mille pezzi... Sotto la matita di McCay, la vignetta soffre il martirio, così come i suoi sfortunati abitatori. Per di più, i personaggi di carta prendono il disegnatore a testimone, giurando direttamente nei suoi confronti di essere lui il responsabile dei loro disagi. Questi autoriferimenti di McCay sono dei nuovi colpi recati all'illusione autoreferenziale, tanto più inquietanti in quanto essi fanno allusione a volte a degli aneddoti dell'artista [5]. Da vero uomo di spettcolo, McCay da dimeostrazione dei suoi poteri onnipotenti da demiurgo della Nona arte. Crudele e scherzoso, profana in modo giocoso e ostensivo la frontiere di Genette tra il mondo dove si racconta e quello che viene raccontato, per il solo piacere del lettore.

 

 

pere-borrell-in-fuga-dalla-critica-1874.jpgPere Borrell, In fuga dalla critica, 1874.

 

 

Aggiornamento del 19 settembre 2014: Il clown di Winsor McCay ha ispirato Sawdust Sim del disegnatore Paul F. Brown di cui il saltimbanco giocava con il quadro delle vignette in ogni tavola? Questa striscia del Boston Herald non uscì che per quattro mesi, tra il novembre 1906 e il marzo del 1907. L'esercizio aveva forse raggiunto i suoi limiti...

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Boston Herald du 12 may 1907. Source : Peter Maresca / Origins of the sundays comics.

 

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Source : Allan Holtz / Stripper’s Guide

 

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Source : Allan Holtz / Stripper’s Guide

 

 

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Antoine Sausverd

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]


 


Fonti iconografiche: La tavola di Little Sammy Sneeze è tratta dall'opera di Thierry Smolderen, Naissances de la bande dessinée [Nascità del fumetto], edito da Impressions Nouvelles, 2009, a cura di Peter Maresca; quella di Little Nemo proviene dal sito comicstriplibrary.org, e le tre tavole di Dream of the Rarebit Fiend dal libro di Ulrich Merkl, The Complete Dream of the Rarebit Fiend (2007).

 

[1]  Little Nemo in Slumberland debuttò negli Stati Uniti nell'ottobre 1905 sul New York Herald.

 [2] A proposito della circolazione internazionale delle tavole della casa editrice Pellerin ubicata a Epinal, vedere: D’Épinal au-delà des mers. Le rayonnement international de l’Imagerie Pellerin (1860-1960), catalogo dell'esposizione, sotto la direzione di Isabelle Chave, Épinal, Conseil général des Vosges, 2009.

[3] Thierry Groensteen, "Nemo, fils du rêve"

[4] Groensteen, op. cit. Sottolineato da me.

[5] Ad esempio, il sogno del 6 agosto 1908 fa riferimento ai suoi spettacoli che egli teneva dal 1906 attraverso gli Stati Uniti e che lo occupava per diversi mesi all'anno. Così il personaggio si lamenta: "I expect since he is in Vaudeville, he forgets me!". Il sogno del 9 novembre 1907 fa allusione ai suoi problemi coniugali dell'epoca. Per maggiori dettagli sui Dream of the Rarebit Fiend, si può far riferimento al libro di Ulrich Merkl, The Complete Dream of the Rarebit Fiend (autopubblicato nel 2007), che raccoglie la totalità delle tavole e le restituisce nel loro contesto.

 

LINK al post originale:

"Echappé du cadre" par Winsor McCay

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