Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
1 agosto 2010 7 01 /08 /agosto /2010 08:26

 

 

Riflessione sui Calligrammi di Guillaume Apollinaire del 1913

  

Copertina-di-Calligrammes.jpg

 

 

Con i Calligrammes [Calligrammi], apparsi nel 1913, Apollinaire inaugura una nuova espressione, o piuttosto trascrizione, del verso-liberismo. Se il calligramma suppone una segmentazione aleatoria del materiale lessicale, troviamo nella raccolta, fianco a fianco delle poesie che chiameremo di fattura piuttosto "classica", e cioè lineari.

 

L'ipotesi che proponiamo è la seguente: la giustapposizione, all'interno della stessa raccolta, di due tipi di poesie permette un modo di simbolizzazione nuovo, e cioè che il calligramma apporta al testo lineare una profondità ed un rilievo e quest'ultimo per mette al calligramma di superare la dimensione del disegno che ha così spesso impoverito l'opera di Apollinaire. Per questo, studieremo due poesie della raccolta: Liens* [Legami], che l'inaugura, e Cœur, Couronne et Miroir** [Cuore, Corona e Specchio].

 

Vedremo in un primo tempo la pertinenza dell'oggetto specchio nell'estetica di Apollinaire, perché incrocia le nozioni di cubismo e di "veridicità lirica". Esso permette anche di gettare un ponte tra poesie lineari e "ideogrammi lirici", nella misura in cui lo specchio non riflette; cristallizza. In un secondo tempo, attardandoci più precisamente su Legami, vedremo che è questione, in modo più generale, della comunicazione come nuova religione, e che il calligramma permette di ritornare ad una comunicazione più "viva e vera". 

Legami.JPG

 

  

Se consideriamo il verso di Cuore, Corona e Specchio: "In questo specchio sono racchiuso vivo e vero così come si immaginano gli angeli e non come sono i riflessi", possiamo vedervi l'affermazione di un rifiuto dei riflessi, cioè del trompe-l’œil, e delle aspirazioni mimetiche nell'arte. Siamo decisamente ben lungi dallo specchio di Stendhal. Ma allora come comprendere il nome dell'autore che appare al centro dello specchio? Ciò che vediamo non è un riflesso del poeta, né un ritratto figurativo; il riflesso all'infinito (mise en abyme) del poeta, attraverso la poesia e attraverso la firma, fa apparire, sembra, un'identità letteraria, cioè l'opera intera.

 

Possiamo allora abbozzare un accostamento tra il calligramma e l'estetica cubista: i ritratti di Picasso, quello di Dora Maar ad esempio, tentano di afferrare l'essere rappresentato con tutte le sue sfaccettature allo scopo di cristallizzarne l'identità: afferra o rappresenta l'immaginario ed il vissuto, l'apparenza e la profondità, attraverso la giustapposizione di tutti i punti di vista. Questa giustapposizione si ritrova nei calligrammi, non fosse altro che nei titoli; questo collage fa allora nascere un significato che va ben al di là della semplice rappresentazione. Prendiamo l'esempio del "Cuore": "Il mio cuore simile ad una fiamma rovesciata"; il motivo della comparazione è pittorico, perc hé il disegno di un cuore messo alla rovescia può evocare una fiamma. Ma da questa comparazione non nasce soltanto un disegno: il verso può anche essere così compreso: un "cuore simile ad una fiamma rovesciata", se si considera che "cuore" è una sineddoche per il sentimento amoroso e se ci si riferisce alla simbolica del fuoco in amore, suggerisce allora un sentimento di tristezza, come se la dimensione pittorica fosse un nuovo modo di far significare il linguaggio. 

Cuore--corona-e-specchio.JPG

 

Allo stesso modo, il verso "I re che muoiono di volta in volta e che rinascono nel cuore del poeta" fa congiungere, per effetto di sensi, i tre disegni: la corona, per sineddoche, simbolizza i re; il "cuore" appare nel verso e fa riferimento al disegno di sinistra; l'espressione "al cuore dei poeti" può essere intesa come il luogo più intimo, e cioè l'identità di quest'ultimo, e ciò ci porta allo specchio (che si trova anch'esso evocato dalla circolarità "muoiono [...] e rinascono", suggerendo la forma dello spèecchio, ma anche gli angeli, immortali per definizione). La tipografia partecipa così del calligramma: le minuscole non sono impiegate che nella firma, e quest'ultima diventa allora il solo elemento della poesia che si conforma alle norme tipografiche del testo letterario in generale; il legame infrangibile che esiste tra identità e scrittura è sin da allora posto. Il corpo di lettere scelto è più solido e più nero per le parole che appaiono all'interno dello specchio che per quelle che rappresentano la cornice. Questa differenza produce un effetto ottico di profondità che, secondo il punto di vista, crea l'illusione di un movimento sulla superficie della pagina; l'estetica è allora come il poeta: "vivente e vero[a]". Il calligramma permetterebbe allora di conferire ai modi di significazione del linguaggio il loro movimento e la loro mobilità.

  

  miroir.jpg

 

 

Sembra che gli aggettivi "vivente e vero" siano la chiave di volta dell'estetica di Apollinaire; nel 1913, egli fa l'elogio di una scultura di François Rude, ed apprezza il non rispetto delle proporzioni dell'anatomia perché ciò crea "la vita ed il movimento di quella statua", superando il mimetismo per raggiungere ciò che egli chiama la "veridicità lirica". Michel Butor, nella sua prefazione, parla di "poesie-natura morta"; è interessante notare il trattamento pittorico ed estetico della natura morta per Apollinaire, che fa molto pensare alle riflessioni che "La Raie" [La Razza] di Chardin ispirò a Diderot nei Salons: "Non riusciamo a capire questa magia. Sono degli strati spesso di colore applicati gli uni sugli altri e di cui l'effetto traspira da sotto a sopra [...]. Avvicinatevi, tutto si confonde, appiattisce e sparisce; allontanatevi, tutto si crea e si riproduce". In "Les Fenêtres", Mallarmé scrive: "Mi specchio e mi vedo angelo!"; forse possiamo vedere in Apollinaire come in Mallarmé l'affermazione dell'essenza divina del poeta attraverso l'atto poetico, il che confermerebbe la dimensione magica dello specchio.

 

 coeur_couronne_et_miroir_avec_portrait_slash2_transparent.gif

 

I Calligrammi sono divisi in sei insiemi di lunghezza più o meno eguale, che sono "le sei facce di un cubo, la prima volta verso l'anteguerra, l'ultima verso la vittoria", ci dice Butor nella prefazione. Si noterà che tutte le sezioni, ad eccezione della quinta, mischiano calligrammi e poesie letterarie. La sezione che ci interesssa è la prima, Ondes [Onde] », e quest'ultima si apre con una poesia intitolata Liens. Questa poesia è in versi liberi ed è composta di sette strofe molto ineguali: ritroviamo là la segmentazione aleatoria del materiale lessicale che prevaleva nel dispositivo calligrammatico, perché alcune strofe non sono composte che di un verso e certi versi non sono composti che di una parola. Sembrerebbe che ciò che commanda la composizione e la disposizione della poesia sia dìordine lessicale; infatti, il testo lavora e fila la metafora del legame, realtà astratta, attraverso la corda, la ragnatela, ecc., realtà concrete. Il testo sembra obbedire a questo solo imperativo di espressività o di simbolizzazione, attraverso la messa in presenza simultanea di due riferimenti eterogenei, atraverso la metafora, ma tuttavia legati e tessuti dal testo.

 

Se consideriamo la prima strofa, "Cordes faites de cris" [Corde fatte di grida], siamo in presenza di un'immagine di cui possiamo rissentire l'intensità emozionalmente parlando, ma che non possiamo immaginare. Nessuna rappresentazione mentale si manifestano, o quelle che si manifestano non possono restare che allo stato di ipotesi per quanto il senso sia aperto. Sosteniamo da parte nostra quella del nodo scorsoio, supportati dai "secoli appesi". Il processo di decontestualizzazione di un enunciato è forse qui all'opera, ma in modo più generale, diremo che si tratta qui, e questo in tutta la poesia, di uno sforzo per presentare tutte le facce di un oggetto o di un'idea allo stesso tempo. Il secondo verso, "Sons de cloches à travers l’Europe" [Suono di campane attraverso l'Europa], ne è l'illustrazione: la Chiesa è un luogo alla stesso tempo di avvenimenti felici ed infelici, e la non precisione del contesto ne è realtà il che fa sì che il senso proliferi.

 

 

Attraverso questo rapido esposto dell'interpretazione che possiamo proporre del testo, è più facile afferrare le produzioni di senso della poesia; Cocteau, riprendendo le teorie cubiste di Max Jacob in Le secret professionnel [Il segreto professionale], scrive: "Una poesia deve perdere una ad una tutte le corde che la trattengono a ciò che la motiva. Ogni volta che il poeta ne taglia una, il suo cuore batte. Quando taglia l'ultima, la poesia si distacca, sale sola come un pallone, bello in sé e senza nessun altro legame con la terra". Quest'immagine, che è quella intorno alla quale la poesie "Liens" è costruita, esprime l'idea della poesia-oggetto, in questo caso, o della poesia-quadro, nel caso di "Coeur, Couronne et Miroir". In "Liens", abbiamo visto che la poesia si autodetermina, cioè che il senso non è prodotto che dal rapporto, o l'accostamento dei versi tra di loro, perché nessuna immagine non può essere capita da sola, cioè indipendentemente dal resto della poesia. Ecco perché si tratta di utilizzare la metafora come possibilità di creare delle immagini nuove, e dunque "di rinnovare incessantemente la forma che riveste la natura agli occhi degli uomini", come scriveva Apollinaire in Les peintres cubistes [I pittori cubisti].

 

In modo trasversale, vediamo che la poesia è costruita intorno a due reti semantiche forti: il legame, la corda, più in generale ciò che lega due persone o due cose; la Chiesa, d'altra parte, in quanto forma di spiritualità. Queste due reti semantiche sono legate, lo abbiamo detto, dalla figura che è la metafora, presa qui nel senso di vero procedimento della creazione, attraverso la simultaneità inerente alla sua natura: "Rails qui ligotez les nations" [Rotaie che incatenate le nazioni]. Altro procedimento visibile, che fu rivendicato da Apollinaire nel suo "Manifeste futuriste" del 1913, e che è la decostruzione "delle sintassi (già condannate dall'uso di tutte le lingue), dell'aggettivo, della punteggiatura, dell'armonia tipografica [...], del verso e della strofe". Questa "decostruzione" si materializza attraverso l'eliminazione di tutto quanto sia grammaticale, astratto: rimangono dei nomi giustapposti, pittoreschi e colorati ("Araignées-Pontifes", "Cordes et Concorde"), e la disposizione in versi permette di isolare gli elementi che, così presentati, "sfavillano" davanti ai nostri occhi conservando la loro efficacia, benché nessuna rappresentazione mentale vi sia associata. "Torre di Babele mutata in ponti/ Ragnatela-Pontefice/ Tutti gli innamorati che un solo legame ha legato": Apollinaire equilibra le due masse semantiche giustapponendo delle sensazioni e delle realtà psichiche, facendo scontrare delle immagini; la realtà  frammentata sembra ricomporsi in versi nei quali il conteggio sillabico non conta.

 

Il nostro oggetto non è di appesantirci sull'interpretazione di questo testo, ma di mettere in chiaro ciò che è stato chiamato "cubismo letterario", il che ci obbliga di passare attraverso il senso possibile del testo. Apollinaire descrive di fatto un mondo in cui le persone sono legate contro il loro volere alle altre, soprattutto attraverso le reti ferroviarie ("Rotaie che incatenate le nazioni), ma anche attraverso la cablatura telefonica ("Corde tessute/ Cavi sottomarini). Le espressioni "Torri di Babele mutate in ponti/ Ragnatele-Pontefici", accostate tipograficamente e foneticamente, traducono l'idea che la spiritualità religiosa sia stata sostituita, a causa del progresso, dalla comunicazione, sia essa stradale o telefonica, malgrado gli uomini stessi.

 

Si potrebbe quasi leggere nei versi "Araignées-Pontifes", "A régner pontifes"***, il che evocherebbe allora i tempi in cui il Papa unificava tutta l'Europa. Malgrado tutto, quando evoca le "Corde e Concordi", possiamo inferire che i buoni rapporti tra i capi di stato sono ancora possibili. Le ultime due strofe sono costruite intorno all'idea di separazione: il ricordo, il desiderio, il rimorso, le lacrime sono delle realtà relative alla nozione di separazione, spaziale o temporale, che nessun legame industriale o tecnologico non saprebbe far scomparire. Queste realtà sono essenziali, e più vi saranno mezzi tecnici di legare le persone tra di loro, più vi sarà, paradossalmente, solitudine. Notiamo che come buon precursore, "spider web" in inglese significa tela di ragno e che il "web" oggi è una tecnologia che permette tutti i legami, che si trovano di conseguenza disumanizzati.

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 

 

* Corde fatte di grida// Suoni di campana attraverso l'Europa/ Secoli appesi// Rotaie che incatenate le nazioni/ Siamo solo due o tre gli uomini/ Liberi da ogni legame/ Diamoci la mano// Pioggia violenta che pettina fumi/ Corde/ Corde tessute/ Cavi sottomarini/ Torri di Babele trasformate in ponti/ Ragnatele-Pontefici/ Tutti gli amanti da un solo amor legati// Altri legami più sottili/ Bianchi raggi di luce/ Corde e Concordia// Scrivo solo per esaltarvi/ Oh sensi, oh miei diletti sensi// Nemici del ricordo/ Nemici del desiderio// Nemici del rimpianto/ Nemici delle lacrime/ Nemici di tutto ciò che amo ancora.

 

** In questo specchio sono rinchiuso vivo e vero così come si immaginano gli angeli e non come sono i riflessi.

 

*** Si tratta di del solito gioco di parole foneticamente omologhi nella lingua francese benché scritti in modo del tutto diverso, ma il cui significato cambia a volte notevolmente, in questo caso abbiamo: 1: "Ragnatele-Pontefici" e "A regnare Pontefici".

 

 

 


LINK:
Reflexion sur les calligrammes d'Apollinaire

 

 

Condividi post

Repost 0
Published by MAX - in Calligrammi
scrivi un commento

commenti

Presentazione

  • : Letteratura&Grafica
  • Letteratura&Grafica
  • : Documentazione dei processi di sintesi e di interazione profonda tra arte grafica e letteratura nel corso del tempo e tra le più diverse culture.
  • Contatti

Link