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9 marzo 2010 2 09 /03 /marzo /2010 08:00

Una tavola interessantissima questa di Grandville, degna, come tante altre da lui disegnate, di essere qualificata come "surrealista".  Benché la rappresentazione grafica di questa incisione consista in un'immagine, non si tratta però di un'immagine nel senso tradizionale del termine. Lo stesso titolo della tavola parla di un sogno o meglio ancora di un incubo e ciò ci consegna la chiave fondamentale dell'espediente tecnico usato dal geniale illustratore francese.

Del sogno Grandville utilizza una funzione evidenziata da Freud molti decenni dopo e cioè la condensazione, la concentrazione di più significati in una forma ben precisa fungente da significante. Anche il meccanismo dello spostamento, altra fondamentale funzione dell'attività onirica è utilizzato in questa straordinaria opera. Il soggetto del discorso è affrontato nell'incubo subito da un criminale attraverso elementi apparentemente estranei ma che alla fine si rivelano essere strumenti della sorte per punirlo (in sogno ovviamente e cioè l'essere minacciato da un essere marino gigantesco e mostroso). La punizione consiste già nel dover ricordare ripetutamente e magari sotto forme diverse il gesto criminoso compiuto chissà quanto tempo fa e cioè l'uccisione di un uomo in un posto isolato accanto ad un bosco non distante da una croce.

Nell'incubo la croce si trasforma in una fontana da cui scroscia in modo impetuoso del sangue, i due getti si trasformano graficamente in mani imploranti, la coppa della fontana si trasforma nel copricapo di un giudice, la croce invece in una spada simbolo di giustizia; le mani supplicanti in una mano simbolo anch'essa della legge che regge la bilancia della giustizia. Uno dei piatti della bilancia è rappresentato con la forma di un occhio sormontato da un sottile sopraciglio che si ingrandice nell'immagine successiva sino a precipitare dal cielo verso il mare descrivendo un ampio arco sino a diventare un grande uccello oscuro e l'occhio precipitando in mare trasformarsi un mostro marino dotato di fauci dai denti accuminati.

A nulla serve la fuga del criminale sul dorso di un cavallo snello e veloce, anch'egli precipita in mare insieme all'occhio che trasformandosi nel gigantesco pesce già citato azzannerà il criminale ad un piede raffigurando così la celebre metafora del rimorso come morso della coscienza. Soltanto la sua fuga verso un'eterea croce posta a riva, simbolo di redenzione potrebbe costituire la  sua salvezza. Se si pensa che l'autore era un repubblicano ferocissimamente anticlericale, questa tavola appare ancora più insolita di quento non si possa pensare, ma pur di esprimere la propria incontenibile carica visionaria Grandville, in questa occasione non si è esentato dal ricorrere a luoghi comuni che aborriva, personalmente gliene sono grato.




Grandville

(1847)






LINK al post originale:
Early Comics Archive

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