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1 ottobre 2011 6 01 /10 /ottobre /2011 05:00

Gustave Verbeek, senso sotto-sopra

  


 
di Pierre Pigot

I Tedeschi hanno una parola molto bella per dire "rebus": Bilderrätsel, letteralmente "enigma ad immagine". Certo, i comic a doppio senso di lettura disegnati da Gustave Verbeek per la stampa newyorchese della Belle Epoque, non sono propriamente parlando dei rebus; eppure, a guardarle, sempre immaginando  come il lettore del 1905 doveva fare per girare la grande pagina del giornale, a pensare oggi per alcuni seri secondi di fare  la verticale davanti al proprio schermo del computer, ci si dice che questi personaggi rovesciati, quei scenari rovesciati, questi oggetti che possono essere due cose radicalmente diverse secondo il modo con cui il nostro sguardo li affronta, non hanno soltanto una dimensione ludica  che si risolve nel divertimento del riconoscimento. 
due-volti-o.jpg
  Un vaso o due profili?

Essi sono anche, più profondamente, una breccia meravigliosa stabilita nel tessuto della mimesis a fumetto: un'ambiguità che turba, un enigma ad immagini" che mette il nostro piccolo universo sensibile con il senso sotto-sopra, e che avrebbe il suo posto accanto ai grandi classici, come il vaso formato dai due volti ravvicinati, o la vecchia donne che è allo stesso tempo una giovane donna.
 
 
My_Wife_and_My_Mother-In-Law.svg.png
  Una giovane o una vecchia?
 
verbeek_gustave_1895.jpgGustave Verbeek (1867-1937) è stato l'anti-eroe di una traiettoria tutto sommato abbastanza strana. È nato a Nagasaki, che allora non era che un grande porto mercantile, e non ancora un nome maledetto sulle carte della Storia. Suo padre era Guido Herman Fridolin Verbeck, un missionario cattolico stabilitosi in Giappone, che era anche un ingegnere, pedagogo, insegnate, ma che, soprattutto, fu all'inizio dell'era Meiji una delle grandi eminenze grigie occidentali, un uomo molto influente nei circoli del potere giapponese e intorno all'imperatore Mitsuhito, che lavorava nell'ombra all'apertura dell'arcipelago verso l'Europa e l'America.

Essendo cresciuto nell'ombra di questo padre molto atipico, Gustave Verbeek lasciò il Giappone per Parigi, dove compì l'essenziale del proprio apprendistato artistico, lavorando per alcuni giornali europei (era l'epoca in cui un futuro pittore astratto, Kupka, poteva fare in quanto caricaturista il momento di maggior prestigio di un giornale come L’Assiette au beurre). È giungendo negli Stati Uniti, nel 1900, che il suo nome cambiò, inseguito ad un errore di un impiegato delle dogane: scritto in modo erroneo sui formulari, Verbeck divenne Verbeek per la storia del fumetto.


verbeek1 00 titolo


verbeek3 1Se ci si ricorda ancora di Gustave Verbeek, è soprattutto grazie a questa serie di 64 tavole di sei vignette, apparse ad un ritmo settimanale sul New York Herald a partire dall'ottobre 1903, con il titolo The Upside Downs of Little Lady Lovekins and Old Man Muffaroo. Le trame sono estremamente esili, per non dire banali: un baffuto con un cappello da cow-boy ed una giovinetta rossa di capelli dalla gonna gialla e cappello con nastri blu si muovono in paesaggi convenzionali, attraversando dei fiumi o varcando delle mura, a volte combattendo un drago o penetrando in un palazzo incantato. Tranne che arrivati alla sesta vignetta, di colpo per essi come per il lettore, tutto si ritrova letteralmente capovolto alla upside-down, messo in "senso sottosopra": eccoci di colpo costretti da Verbeek di rigirare la pagina, e di ricominciare la nostra lettura per scoprire il seguito il seguito della storia esattamente con le stesse immagini, ma rovesciate; e bruscamente, l'anodino ed il leggero si trasformano in un enigma ad immagine, un'ambiguità dell'universo magnificamente perturbante, nel quale tutto diventa reversibile, in cui un drago può essere nel contempo morto e vivo, un uomo essere una donna ed una donna un uomo, un pesce essere una canoa, il cielo essere la terra e la terra il cielo.

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Un superbo esempio di rovesciamento di una storia della serie Upside-downs di Verbeek: la vignetta n° 4 nella tavola al dritto rappresenta un drago che si è addormentato dopo aver divorato molte capre e da cui Lady Lovekins, una delle due creaturine protagoniste della serie, approfitta dell'insperata occasione per allontanarsi. Lo stesso disegno, una volta rovesciata la tavola dopo aver letto sino alla vignetta n°6, diventa la vignetta n° 9. In questo caso rappresenta l'altro protagonista della serie, e cioè il vecchio Muffaroo che altri non è se non Lady Lovekins disegnata all'incontrario, che si imbatte nel drago addormentatosi dopo l'abbondante pasto. Per quanto riguarda i due protagonisti, come si può facilmente constatare dall'accostamento dei due disegni, gli elementi che costituiscono i tratti fisiologici ed il vestiario dell'uno mutano durante il rovesciamento in quello dell'altra: i capelli di Lovekins diventano i baffi di Muffaroo; il suo cappellino con un nastrino a quadretti diventa la larga mascella sempre digrignata del vecchio; i due nastrini blu svolazzanti sono i blue jeans di lui e l'ampia gonna giallina della Lady sono in Muffaroo il suo gigantesco sombrero.


verbeek1 01I due personaggi principali sono essi stessi l'esempio perfetto di questa tecnica che necessitava, sospettiamo, di una minuziosa preparazione: affinché Muffaroo possa trasformarsi in Lovekins, e viceversa, senza che nessun tratto sia pertanto modificato né spostato, gli elementi devono diventare fluttuanti per essere intercambiabili. I baffi di Muffaroo, invertiti, sono i lunghi capelli di Lovekins; il cappello di quest'ultima ornato di due nastrini blu, che possono diventare i pantaloni blu del suo compagno. E così via, con in ogni vignetta, il piccolo miracolo che si compie: nulla si sposta eppure tutto cambia, in una inquietante poetica dell' "uno nell'altro" e dell'analogia allo specchio. Se molte comic strips giocarono sin dagli inizi del genere con la realtà e la sua percezione, pochi l'hanno fatto con l'audacia che Verbeek, in un colpo di prestidigitazione in apparenza innocente, ma che di fatto non si fa togliere da sotto i piedi del lettore il confortevole tappeto del suo sguardo, così ben abituato com'era nel valutare ogni cosa e sistemare con un solo colpo d'occhio stanco. Verbeek, in qualche modo, ci dava come il dono di una doppia vista, di un mondo in cui, come nella parola ermetica, "l'alto è il basso e il basso l'alto".
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Ma con un fumetto settimanale così arduo da concepire e da impaginare, era evidente che verbeek non poteva reggere alla lunga, e gli Upside Downs si fermarono in capo a quindici mesi. Sin dal mese di maggio del1905 (cinque mesi prima che Little Nemo in Slumberland di Winsor McCay cominci ad irraggiare con le sue favolose meraviglie sulle pagine dello stesso giornale), Verbeek incatenò con un comic strip a struttura nettamente più convenzionale, The Terrors of the Tiny Tads, che durò sino al 1914, e nel quale poté soprattutto dedicarsi al suo gusto sfrenato del gioco di parole alla Lewis Carroll, inventando "hippopautomobile" [ippopotamobile], "pelicanoë" [pellicanoa] ed altre ancora. Dopo la guerra, abbandonò progressivamente il fumetto, e si dedicò essenzialmente all'incisione ed alla pittura, due generi nei quali si può dire senza rischio che non fece nulla per mostrarsi indimenticabile.

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little-nemo, I, 07Little Nemo, né The Terrors of the Tiny Tads sopravvissero al 1914. I grandi titoli dei giornali di guerra, stampati ad inchiostro nero ma grondanti del sangue versato in Europa ed altrove, non potevano che rendere crudelmente anacronistiche questi racconti raffinati e visionari, dalla strana poesia, coltivanti l'ambiguità delle loro prospettive. Allo spaesamento dell'infanzia si sostituì una "pedagogia attraverso l'orrore", nell'ondata delle catastrofi e l'emergenza delle propagande, le fotografie di rovine e trincee europee si sovrapposero alle architetture fantastiche. Little Nemo conobbe un breve ritorno verso la metà degli anni 20 (soprattutto per motivi finanziari piuttosto che puramente artistici), ma nessuno poteva essere convinto da queste reliquie Liberty, relitti archeologici di un'epoca eppure molto vicina ma che sembrava irrimediabilmente relegata in una distanza di molti millenni.

tads1.jpgMalgrado tutto, oggi, oltre i buchi neri e le fosse comuni di altre guerre e di altri massacri, qualcosa come una possibilità residua di innocenza sprovvista di ingenuità, un diritto di esisitenza ancora consacrato al meraviglioso, l'esigenza di un tratto e di un colore dei sogni preservati sulla pagina, e anche, osiamo dire, l'apertura di un pensiero all'opera nel fumetto, tutto questo ci appare ancora intatto, inalterabile, ricco in piccole intensità. E queste ricchezze, non spettano che a noi, nella nostra infanzia mantenuta sino all'età della critica, di renderle vive nella pioggia del nostro sguardo.


Video-presentazione di una ristampa completa della serie Up side-downs.


Pierre Pigot

 
[Traduzione di Massimo cardellini]

LINK al saggio originale:
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