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24 giugno 2011 5 24 /06 /giugno /2011 06:00

I fili di ferro del Fliegende Blätter


 

 

 

di Antoine Sausverd

 

 

 

Tra il 1870 ed il 1890, si sviluppa nella grande rivista umoristica tedesca Fliegende Blätter (1845-1944) une forma di storia ad immagini i cui personaggi non sono disegnati che con l'aiuto di semplici asticelle [1]. Minimaliste sino in fondo, queste sagomine di filo di ferro sono anche mute e spesso aninime. La loro sceneggiatura, nella loro prima apparizione, è anch'essa rudimentale:


 

Fliegende Blätter, vol. 52, n° 1284 e n° 1285, 1870.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de


 

 

 

Nella sua opera Naissances de la bande dessinée [Nascita del fumetto], Thierry Smolderen ricorda che esiste durante il XIX secolo  un gusto per questo stile di rappresentazioni con l'aiuto di asticelle [2]. Menziona anche dei precedenti come le Line and Dots di George Cruikshank (1817) e le note musicali antropomorfe di Grandville pubblicate in Magasin Pittoresque (1840).


 

 

Jean-Jacques Grandville, Un valzer [Un valzer], Le Magasin Pittoresque, Parigi, 1840.

 

 

 

Smolderen ricorda le riflessioni compiute da Rodolphe Töpffer nel capitolo delle Réflexions et menus propos d’un peintre genevoix [Riflessioni e brevi discorsi di un pittore ginevrino] intitolato "Où il est question des petits bonshommes" [Dove è questione di piccoli ometti]: il ginevrino vi promuove una "imitazione ristretta ai segni esteriori di organizzazione, di regola, di misura, di divisione" piuttosto che "imitazione reale, sensibile, espressiva dell'oggetto".

 

Come riassume Laurent Gerbier nella sua recensione del libro di Smolderen: "Un disegno così concepito non ha per funzione di trasmettere l'informazione più esatta, ma di creare un essere, un individuo: il segno che l'esprime può essere infinitamente abbreviato senza che la comprensione perda nulla, poiché non somiglia alla cosa ma all'idea che se n eha, di modo che questi disegni sono "l'emanazione stessa del pensiero dell'autore", e favoriscono un tratto corsivo, vivo, libero" [3].

 

Ma torniamo al Fliegende Blätter. Stecche di biliardo, spade da duello, scale: le forme accessorie utilizzate nelle storie seguenti sembrano essere state scelte per rivalizzare con dei personaggi anch'essi filiformi. Menzione particolare alla partita di biliardo nella quale le biglie e le teste dei giocatori sono fatte con lo stesso punto:

 

 

Fliegende Blätter, vol. 62, n° 1538, 1875.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 


 

 

 

Fliegende Blätter, vol. 69, n° 1734, 1878.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Humoristische Monatshefte: aus Lothar Meggendorfer’s lustiger Bildermappe, n° 3

in Lothar Meggendorfer’s humoristische Blätter, volume 2, Schreiber, 1890, p. 27-29 [4].

 


 

 

 

Dopo le prime prove, le figure si ispessiscono. Gli animali fanno la loro comparsa e sono a loro volta ridotti ad alcune linee.


 

 


 

Fliegende Blätter, vol. 68, n° 1718, 1878.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fliegende Blätter, vol. 73, n° 1718, 1880.
  Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fliegende Blätter, vol. 75, n° 1877, 1881.
  Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 


 

 

Nella tavola qui sopra- firmata da un certo Nitzsche– ma anche nella seguente, gli scenari non hanno più nulla di essenziale e la fanno finita con nla stilizzazione radicale dei corpi.

 


 

 


 

 Fliegende Blätter, vol. 72, n° 1814, 1880.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 


 

 

Segnaliamo due altre storie apparse in Fliegende Blätter nella stessa vena ambivalente e probabilmente dello stesso disegnatore anonimo Der gefoppte Gläubigervol (vol. 72, n° 1802,1880) t « Schöne Seelen sinden sich » (vol. 79, n° 1989, 1883).

 

 

Non fidatevi del tratto depurato della tavola tardiva (1889) che segue. Se il suo autore ritorna ad un'economia stretta dei mezzi, è per meglio giocare con i codici del genere filiforme, come testimonia la scena finale delle più astratte.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Fliegende Blätter, vol. 90, n° 2272, 1889.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

 

 

Di una stilizzazione anch'essa del tutto schematica, la storia seguente propone una variazione figurativa a partire da fiammiferi. Tuttavia, nelle due storie, il sistema di rappresentazione scelto è al servizio della caduta: sull'esempio della diversità tra dei sottili e fragili giocatori di carte che scoppiano in mille pezzi, l'esito di quest'amore impossibile si consuma letteralmente per finire in cenere:

 


 

Fliegende Blätter, vol. 87, n° 2201, 1887.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

 

Per gli amanti del genere, segnaliamo altre storie con personaggi filiformi apparsi in Fliegende Blätter:

 

 

 

fili01.jpg

   Der Schüchterne Adolar, vol. 71, n° 1793, 1879


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fili02.jpg  Ein Roman aus dem Eise, vol. 74, n° 1858, 1881

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

fili03.jpg

  Die beiden Natursoscher, vol. 81, n° 2040, 1884

 

 

 


 

 

 

 

 

 

fili04.jpg

Im Affentheater, vol. 92, n° 2338, 1890

 

 

 


 


 

 

In Francia, Caran d’Ache, che aveva già importato dalla Germania le storie ad immagini senza didascalie, ha ripreso questa forma di figurazione a fil di ferro, soprattutto in due storie a tematiche napoleoniche apparse negli anni 90 del XIX secolo: La Lettre de Napoléon à Murat et À la houzarde! [5]:

 

 

  Caran d’Ache, À la houzarde!, Le Rire n° 52 del 2 novembre 1895.

Fonte: Cité internationale de la bande dessinée et de l’image.

 

 

 

On remarquera que, pour cette couverture du Rire, le trait du créateur de L’Epopée oscille entre le fil de fer à l’allemande et les silhouettes de théâtre d’ombres, ce dernier genre avec lequel il connut le succès à la fin des années 1880 au cabaret du Chat Noir.

 

 

 

 

 

 

Quelques pages supplémentaires du Fliegende Blätter avec des personnages en fil de fer dessinées par Lothar Meggendorfer:

 

 

 

 

 

 

fili05.jpg

http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb88/0027?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fili06.jpg

http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb91/0075?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

 

 


 

 

 

 

 

 

fili07.jpghttp://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb91/0167?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fili08.jpghttp://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb93/0068?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fili09.jpghttp://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb93/0096?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

 


 

 

 

Lo stesso Meggendorfer diede tra il 1888 ed il 1890 delle partizioni musicali antropomorfiche nello stile di quelle di Grandville:

 


 

Fliegende Blätter, vol. 92, n° 2320, 1890.
Fonte: Universitätsbibliothek Heidelberg – digi.ub.uni-heidelberg.de

 

 

 


 

 

http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb89/0180?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb89/0235?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb90/0020?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb92/0020?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb92/0037?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb92/0048?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb92/0080?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb92/0163?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb92/0212?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f


http://diglit.ub.uni-heidelberg.de/diglit/fb93/0052?sid=0018cdfb3fe57876ebb22dd2e9eaf56f

 

 

 

 

 

 

Antoine Sausverd

 

 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 


 

 

 

NOTE

 

 

[1] Abbiamo potuto consultare questa rivista grazie alla biblioteca universitaria di Heidelberg che propone gli esemplari scannerizzati dei cento anni del Fliegende Blätter (1845-1944). Il progetto, molto avanzato, è in corso per i numeri del secolo XX. 

 

[2] Naissances de la bande dessinée, Impressions Nouvelles, 2009, p. 36-35. 

 

[3] Come riassume Laurent Gerbier nella sua recensione del libro di Smolderen: "L’art de lire comme patrimoine immatériel: une histoire empirique de la bande dessinée", Acta Fabula, Essais critiques: http://www.fabula.org/revue/document5840.php  

 

[4] La storia qui sopra è opera di Lothar Meggendorfer, uno dei disegnatori del Fliegende Blätter, ma non è tratta dalle pagine di questa pubblicazione. Essa fu pubblicata durante la stessa epoca nella rivista del disegnatore tedesco: Humoristische Monatshefte

 

[5] Queste due storie sono riprodotte nell'albo di Caran d’Ache edito da Plon nel 1898: C’est à prendre ou à laisser [Prendere o lasciare]: "La Lettera di Napoleone a Murat", alle pagine 6 e 7, e " À la houzarde!, renommée 'De Madrid à Moscou'", a pagina 43.

 

 

 

 

LINK al post originale:

Les fils de fer du Fliegende Blätter

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