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14 settembre 2009 1 14 /09 /settembre /2009 07:09




Wilhelm Busch, Max e Moritz. Una storia per bambini in sette scherzi








Colonia, Monumento dedicato ai due monelli Max e Moritz.




Quasi impossibile essere brevi e soprattutto esaustivi quando si deve trattare di questo grande classico della letteratura per l'infanzia, Max und Moritz, la cui popolarità, nel paese che gli diede i natali, è a dir poco immensa tanto da interessare tutti i campi dell'arte o dei mezzi di comunicazione di massa, quando si tratta di celebrarne una qualche ricorrenza.

Il suo autore Wilhelm Busch (1832-1908), nacque a Wiedensahl, nella Bassa Sassonia, maggiore di sette fratelli, per motivi economici e di di spazio abitativo fu affidato all'età di nove anni ad uno zio, sacerdote presso Gottinga, che gli impartì lezioni private insieme al figlio del mugnaio del paese.




È da questo periodo fgelice dell'infanzia fatto oltre che di studi anche di giochi, scherzi e scorribande che probabilmente Busch trasse ispirazione per i suo personaggi principali Max e Moritz. Dopo studi di ingegneria, presto smssis, Busch si dedicò alla pittura iscrivendosi all'accademia di belle arti di Düsseldorf.

Se la celebrità gli fu data da questi due personaggi, Busch non disegnò soltanto queste storie, come in questo blog abbiamo già avuto modo di mostrare, e come vedremo in futuro, ma anche molte altre tutte caratterizzate dal suo stile molto lineare e caratteristico, molto fumettistico. Tutte caratetrizzate da un umorismo nero a volte macabro ed a tratti surreali per come vanno a concludersi.



Max e Moritz, fu edito nell'aprile del 1865 ed ha per sottotitolo "Una storia per bambini in sette scherzi". L'albo è da molti  critici considerato come una forma antesignana di fumetto, noi siamo d'accordo e più semplicemente ed appropriatamente la definiamo una delel migliori forme di protofumetto. L'albo è suddiviso in sette storie oltre ad un prologo edd un epilogo, anche se in realtà le prime due avendo di fatto gli stessi protagonisti e lo stesso ambiente e continuità tematica, possono essere considerati una sola.

Le storie sono narrate in rigorosissima rima baciata, come è abbastanza tipico nei protofumetti e nelle prime forme di fumetti storici che hanno conosciuto, per vari motivi per un certo periodo, un dualismo espressivo, in questo senso, accanto ai veri e propri fumetti dotati sia del canonico filatterio sia delle onomatopee ed altri espedienti grafici relativi alla natura dei dialoghi proferiti dai personaggi (dialoghi gridati, sussurrati, pensati, ecc), ma questa, come diceva un celebre scrittore del XIX secolo, è un'altra storia.

 

Oggi presentiamo il primo scherzo includendovi anche le due pagine del prologo. A far le spese dei tiri mancini dei due teppistelli è la vedova Bolte, proprietaria di tre galline e di un gallo. Max e Moritz, dopo avere preparato una trappola a dir poco ingegnosa,  che contribuisce alla morte dei quattro animali, i cui schiamazzi attirano la poverina che ignara di chi sia stato a rovinarla in tal modo, non può che deporre gli animali e portarli piangente nella propria abitazione.








La vedova Bolte, vittima del primo scherzo di Max e Mortitz, in un francolobollo emesso dalle poste tedesche nel 1990.








Max e Moritz

Una storia per bambini in sette scherzi


di

Wilhelm Busch







PROLOGO













PRIMO SCHERZO























































 

Primo scherzo

Vittima del primo scherzo è la vedova Bolte, la cui unica gioia e orgoglio sono tre galline e un gallo. Max e Moritz tendono la trappola, annodando due fili incrociati e legando alle quattro estremità un pezzettino di pane. La trappola viene stesa nel cortile della vedova Bolte e immediatamente adocchiata dalle inconsapevoli vittime, che inghiottono i bocconi con ingordigia ritrovandosi legati tra di loro. Presi dal panico, i volatili iniziano a dimenarsi e a battere le ali fino a rimanere impigliati fra i rami di un albero di mele; fanno giusto in tempo a deporre un ultimo uovo e poi muoiono soffocati. Destata dagli schiamazzi, la vedova accorre nel cortile, dove si trova impotente di fronte alla tragica scena. La donna piange lacrime di disperazione, ma non le resta che staccare pietosamente i cadaveri dall'albero e rientrare mestamente in casa con i polli sottobraccio.

 

  




















[A cura di Massimo Cardellini]


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