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28 agosto 2009 5 28 /08 /agosto /2009 11:52

UN ALTRO MONDO






Il grande caricaturista ed illustratore Jean Ignace Isidore Gérard (1803/1847), più noto come Grandville è nel suo paese natio una celebrità a tutt'oggi e come al solito totalmente sconosciuto nel nostro.

Nato a Nancy, si trasferì all'età di 21 anni a Parigi dove pubblicò
Les Tribulations de la petite propriété [Le tribolazioni della piccola proprietà], una raccolta di litografie, Les Plaisirs de toutdge [I piaceri di toutdge] e La Sibylle des salons [La Sibilla dei salotti]. La notorietà gli giunse con Les Métamorphoses du jour [Le Metamorfosi del giorno] del 1829.

L'alta qualità dei suoi disegni troverà un gran numero di imitatori e testimoniano soprattutto la sua grande influenza sull'illustrazione del fantastico.


La sua collaborazione con i più importanti giornali illustrati dell'epoca come La Silhouette, L'Artiste, La Caricature, Le Charivari,
testimoniano anch'essi del suo grande apprezzamento. presso gli editori. Le sue tavole furono sempre caratterizzate da una forte satira dei costumi ed ebbe anche a bersaglio la monarchia di luglio, da qui i provvedimenti addotti dal ministro Adolphe Thiers miranti a far avere un'autorizzazione preventiva per poter pubblicare disegni e caricature, cioè la censura.

Da allora Grandville si è dedicato prevelentemente all'illustrazione di opere classiche (Don Chisciotte della Mancia, Le favole di La Fontaine, I viaggi di Gulliver, Robinson Crusoe) e moderne  (Balzac) di letteratura riscuotendo un successo sempre più grande.

Le sue opere più note ed apprezzate sono quelle trattanti storie del tutto fantastiche a cui egli seppe dare un'interpretazione sul piano grafico assolutamente originale e visionaria tanto da essere apprezzato nel XX secolo dagli stessi surrealisti. Les Métamorphose du jour (1929), Un autre monde (1844), Scènes de la vie privée et publique des animaux, Les Fleurs animées e Le Diable a Paris (1845/46), rappresentano senz'altro in tal senso il suo vertice come artista, soprattutto Un autre monde di cui Grandville oltre che disegnatore fu anche autore dei testi.

Presentiamo alcuni capitoli assolutamente inediti di Un autre monde, un'opera visionaria e che sullo sfondo mantiene uno spirito di satira dei costumi e della mentalità dell'epoca dell'autore molto velato ma che a tratti emerge in qualche battuta. La prima edizione di Un altro mondo, si componeva di fascicoli mensili che uscirono per un arco di tre anni, da qui i 36 capitoli dell'opera.



































Illustrazione precedente il frontespizio di Un Autre Monde















Traduzione del frontespizio di Un Autre Monde



















LA CHIAVE DEI CAMPI
















































































Apoteosi del Dottor Puff, 01 di 36.


NOTE


Il titolo del capitolo La Clé des Champs e cioè la chiave dei campi, è un'espressione celebre in Francia e sta ad indicare una via di fuga in generale, può essere usata anche come fa appunto la Matita protagonista di questo capitolo introduttivo, come esigenza di evadere dalla noia quotidiana magari attraverso un viaggio.


Old Nick, è lo pseudonimo dello scrittore francese Paul-Émile Daurand-Forgues (1813-1883), contemporaneo di Grandville e per cui il grande disegnatore illustrò molte opere soprattutto la più celebre Petites misères de la vie humaine, di cui prossimamente, nel quadro di divulgazione che ci siamo riproposti nei confronti di Garndville, tradurremo i primi capitoli.






[Traduzione di Massimo Cardellini]





LINK alla prima edizione dell'opera:
Un Autre Monde

 

 


 

 

 


 

 

Ogni esemplare non recante l’immagine del nostro sigillo e firmato con le nostre grinfie sarà considerato imperfetto, difettoso, in una parola contraffatto.

 


 

 

 


 

 

 


 

UN

 

ALTRO    MONDO

Trasformazioni, visioni, incarnazioni

Ascensioni, locomozioni, esplorazioni, peregrinazioni

Escursioni, stazioni

Cosmogonie, Fantasmagorie, Fantasticherie, Capricci

Facezie, Vaneggiamenti

Metamorfosi, Zoomorfosi

Litomorfosi, Metempsicosi, Apoteosi

E altre cose

 

 

DI GRANDVILLE


 

 

LA CHIAVE DEI CAMPI

Viaggiare è vivere

(Old Nick)

Disinvoltamente distesi nel doppio fondo di un grande scrittoio, una Penna, Una Matita ed un Temperino, questi tre nemici che non possono vivere separati, stavano riposando delle loro passate fatiche. Il becco logoro della Piuma, le sue barbe bianche, testimoniavano una grande esperienza; il corpo sfiancato della matita, la sua testa sottile ed affilata, annunciavano, se dobbiamo credere alla frenologia, una propensione determinata per i viaggi di esplorazione ed i viaggi in terre lontane. In quanto al temperino, non possiamo affermare


 

con precisione quale fosse il suo carattere, visto che nascondeva la sua testa tra le sue gambe, è così che la Provvidenza, nei decreti della sua eterna saggezza, ha voluto che i Temperini si consegnassero al sonno.

 

Bisogna credere che le Matite in generale non hanno gusto per i piaceri di Morfeo perché, appena i primi raggi del giorno scivolano via dalle incrostazioni dello scrittoio, la Matita di cui parliamo si mette a sedere. Le Penne, come tutti sanno, non dormono che con un orecchio, la nostra si risvegliò di soprassalto e in una situazione di spirito tanto più spiacevole in quanto sognò di un celebre scrittore che le metteva le dita a cavalcioni sulla sua schiena per scrivere la puntata del romanzo d’appendice.

 

-Eh cosa! Disse lei (o disse lui, perché il sesso delle Penne è ancora da scoprire) a suo vicino con una sottile voce secca e stridula, siete dunque talmente smaniosa di scorazzare sulla carta da non poter aspettare il sorgere del sole? Il Temperino dorme ancora e non ha affatto l’aria di pensare a farvi la vostra toeletta mattutina. In quanto a me, non ho idee di così buon ora e inoltre pensate a restituirmi quelle che vi ho dato ieri, vi ho dato un bel po’ di soddisfazioni.

 

La Penna stiracchiò le sue barbe, schiuse il suo becco per sbadigliare e si raggomitolò come per continuare il suo sonno, ma, senza dargliene il tempo, la Matita si avvicinò verso la sua compagna e le fece pressappoco questo discorso:


 

-Dormite pure quanto più vi piaccia, mia cara amica, non sarò certo io a svegliarvi. Custodite le vostre idee e soddisfate i bisogni di qualcun altro. Le vostre ispirazioni non mi bastano, la vostra tirannia mi ha stancato, sono stata troppo modesta sinora, è ora che l’universo cominci a conoscermi. Da oggi prendo LA CHIAVE DEI CAMPI, voglio andare dove mi porterà la mia fantasia, voglio servirmi da guida da me stessa: Viva la libertà!

 

Allo stesso tempo la matita fece un gesto indicante che lanciava il suo berretto al di sopra delle abitazioni. Il Temperino continuava a dormire.

 

Oh, cielo! Gridò la Penna, le Matite creano stile ed eloquenza, in che tempi viviamo! Poi aggiunse in un tono più dolce: -Parli di libertà, sai che cos’è, giovane scriteriata! Pochi anni ti separano dall’adolescenza e tu già rinneghi tua madre! Chi ha sostenuto i tuoi passi incerti durante la tua carriera? Chi ha dipanato i grovigli dei tuoi passi? Chi ti ha mostrato ciò che andava lasciato in ombra e ciò che andava posto in luce? Chi ti ha accompagnato nel mondo? Chi ti ha introdotto nel santuario degli piriti belli? Chi ti ha protetto dai morsi della critica? Io! Sempre io! Ed è così che tu mi ricompensi! Parti dunque, giovane ingrata e che la gomma da cancellare ti sia leggera!

 

La Penna terminò il suo discorso emettendo dei singhiozzi come  una giovane  prima attrice  di tragedia.  Le Matite  hanno

 


 

la punta dura, e quel che vogliono, lo vogliono risolutamente, inoltre quest’ultimo conosceva molto bene lo stile della sua compagna per lasciarsi coinvolgere dal patetico del suo linguaggio.

 

-Chiudi il becco, le rispose.

 

E avrebbe continuato su questo tono, quando il Temperino, svegliato dai pianti della Penna, gridò mostrando il lato affilato del suo volto in collera:

 

 

 

-Chi fa giochi di parole senza il mio permesso? Pace! O vi taglio la testa!


 

La Penna riprese con aria umile e remissiva:

 

-È la Matita che si crede che tutto sia permesso oggi, dalla metafora sino al parlare a vanvera. Vuole partire senza di me per un pellegrinaggio di non so quanti fascicoli, come se potesse liberarsi della mia assistenza, come se il passato non fosse lì ad avvertirla dell’impotenza del suo tentativo.

 

Il Temperino inarcò leggermente il sopracciglio, ma la Matita replicò senza lasciarsi intimidire:

 

-Il passato?... Mi sembra che certi albi esistano per ritorcere l’argomento a mio favore. Sono stato io per primo a richiedere il tuo aiuto, sono troppo sincero per non ammetterlo e per provarti che non ho affatto dimenticato i tuoi antichi servigi, ti offro una nuova associazione, ma a certe condizioni…

 

-Quali?

 

-Lascerai le mie ali muoversi liberamente nello spazio, non contrasterai in nulla il mio esordio verso le nuove sfere che voglio esplorare. Oltre l’infinito c’è un mondo che attende il suo Cristoforo Colombo, prendendo possesso di questo continente fantastico a prezzo di mille pericoli, non voglio che un altro mi privi della gloria di allegarvi il mio nome.

 


 

-Ti capisco… Ed io, mentre tu percorrerai le vaste regioni dell’ignoto, resterò con il becco nell’inchiostro?

 

-Aspetterai il mio ritorno per scrivere sotto la mia dettatura le grandi cose che non avremo visto insieme. Redigerai le impressioni di un viaggio che non avrai compiuto, è una procedura, si dice, molto alla moda nell’alta letteratura. Coordinerai i materiali che avrò raccolto nelle mie escursioni; sbroglierai il caos su cui il mio spirito passeggerà; formulerai giorno per giorno, fascicolo per fascicolo, la Genesi dell’universo che avrò inventato, e la tua gloria sarà abbastanza bella se ti esenti dall’abbandonarti ai tuoi eccessi ordinari di erudizione, senza citare ad ogni proposito e soprattutto a sproposito, né Omero, né il Vangelo, né Shakespeare, né Swedenborg, né sant’Agostino, né la Mitologia dell’India, né il Talmud, né il Corano; se vuoi non ostentare il fatto che tu conosca il greco, il latino, il copto, il siriaco, il san scritto e se ti accontenti di parlare un discreto francese.

 

-Basta bei discorsi. Vuoi dunque che io ti serva puramente e semplicemente da segretaria?

 

-Precisamente.

 

-Ebbene!  Acconsento,  non fosse altro  che per vedere come

 

 


 

La Matita si comporterà per dirigere la Penna.

 

-Sono felice di vedervi infine d’accordo, disse allora il Temperino; questa discussione mi stava affaticando, abbracciatevi e che si vada ad incominciare.

 

 

 

-È fatta, riprese la Penna, ho già redatto la nostra conversazione.

 

-Io, la illustrerò, e prenderò la CHIAVE DEI CAMPI che mi  aprirà  la  strada  all’indipendenza.  Che  il  cielo e  la  critica

 

 

 


 

proteggano un’innocente Matita che viaggia sola per la prima volta e la preservino da ogni cattivo incontro!

 

                                     Approvata la scrittura qui sopra.

 

Buonaventura Puntacuta.

                       Anastasia Beccofine

 

 

Per evitare ogni accusa di plagio, la presente conversazione redatta in doppia copia è stata depositata tra le minute dell’Editore che si incarica di pubblicarle affinché nessuno le ignori.

 


 

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