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26 gennaio 2009 1 26 /01 /gennaio /2009 13:00

  L'iscrizione di san Clemente, 1090

 

Iniziamo, con il presente saggio, a porre in risalto documenti di epoche più remote ma che abbiano un rapporto con la logica della narrativa grafica di cui ci occupiamo nel nostro blog. Data la natura palesemente estranea della più moderna narrativa grafica, abbiamo ritenuto opportuno porre tra parentesi quadre il termine protofumetto, indicando con ciò, graficamente, che stiamo parlando in senso relativo.

Questo primo documento pittorico, risalente al 1090 circa è stato definito ancora di recente da Ignazio Baldelli nella Letteratura italiana edita da Einaudi come Un vero e proprio "fumetto" in volgare posto in bocca ai personaggi, è sicuramente di grande interesse per il nostro discorso.

Questa serie di documenti storici in effetti non ha alcun rapporto, soprattutto do continuità nonché tecnica, con quella che è stata chiamata nona arte. Al contrario sono stati gli storici e i teorici della nona arte ad annetterle in passato acriticamente tutta una serie di opere pittoriche, grafiche o letterarie non appena uno o più elementi della tecnica fumettistica o protofumettistica fosse rilevabile in esse.

Una sequenza di immagini con un soggetto unico e trattato con un minimo di coerenza, la presenza di parole o frasi riconducibili ad alcune figure presenti in una rappresentazione grafica o pittorica, erano quindi sufficienti ad annettersi questo materiale, pur nella sua arcaicità, e quindi estranea da ogni mentalità fumettistica, nella logica della produzione concernente la nona arte.

Si tratta di un vero e proprio peccato originale da parte della nona arte ma non per questo meno veniale, dettato dalla volontà di imporsi del nuovo genere presso la cultura alta, rivendicarne la dignità. Passata questa fase, dobbiamo comunque rilevare che queste forme superstiti di documenti in cui siano evidenziabili forme di integrazione tra testo ed immagini, di cui appunto il fumetto non è altro che un'attestazione moderna di questa possibile procedura artistica, presentano un interesse notevole soprattutto se l'istanza ermeneutica di essi viene compresa e valorizzata appieno.


 

 

L'affresco illustrante il miracolo di san Clemente, famoso soprattutto per le poche scritte che vi compaiono e considerate tra le prime e rarissime forme di italiano volgare scritto e perciò citate nei testi di storia della letteratura e di linguistica italiana accanto ad altre testimonianze come l'iscrizione della catacomba di Commodilla, l'indovinello veronese, il placito cassinese, la postilla amiatina, il ritmo laurenziano, il ritmo bellunese, e molti altri ancora.

A Roma, nella Basilica di San Clemente al laterano, dedicata a papa Clemente I, e precisamente nella cripta che conserva anche un interessante mitreo, è possibile osservare degli affreschi illustranti i miracoli attribuiti al santo in questione.

Il più noto di essi contiene delle iscrizioni, considerate tra le più antiche, linguisticamente parlando tra il latino ed il volgare. Queste iscrizioni non rappresenterebbero altro poi che delle brevi frasi profferite da due dei molti personaggi effigiati. L'affresco in questione è noto come La leggenda di san Clemente

Il dipinto murale, o meglio la sua cornice inferiore, narra la storia occorsa ad un ricco patrizio romano chiamato Sisinnio [Sisinium] la cui moglie, con suo sommo disappunto, frequenta le messe celebrate dal santo. Il nobile convinto che ciò sia dovuto al fatto che il santo abbia stregato la moglie, ordina ai suoi tre servi, chiamati Gosmari, Albertello e Carboncello di catturarlo. I servi invece del santo legano e tentano di trascinare via una pesantissima colonna.

Accanto ai protagonisti sono presenti alcune brevi frasi consistenti negli ordini gridati dal patrizio Sisinnio ai suoi servi e consistenti in esortazioni ma anche pesanti ingiurie per le difficoltà riscontrate nel rapimento del santo da parte dei suoi servi e che egli attribuisce alla loro incapacità.


 

Particolare della parte inferiore dell'affresco Il miracolo di San Clemente. In esso si vedono  i quattro personaggio a cui sono riferite le scritte. Sul lato sinistro, un uomo, chiamato dal suo padrone Sisinnio, Carvoncelle, tenta con l'aiuto di un palo di rimuovere quello che crede il corpo del santo rapito, ma in realtà una colonna. Sul lato destro, vediamo invece un personaggio vestito di porpora, si tratta appunto di Sisinnio (Sisimium), che impartisce ai suoi servi insulti e ordini. Al centro, gli altri due servi tentano anch'essi di trasportare il santo ma sono immobili quanto il loro compare. I loro nomi sono Gosmarius e albertel (Albertello).



Il personaggio posta a sinistra del riguadro inferiore facente leva con un palo è sollecitato dal suo padrone con l'ordine: "Falite dereto colo palo, Carvoncelle!", e cioè: "Spingi da dietro con il palo, Carvoncelle".






 

A sinistra del riquadro inferiore vediamo Sisinium impartire ordini ai suoi tre servi, vestito con una tunica rossa. All'altezza della sua testa vediamo riportato il suo nome, al di sotto del suo braccio destro la scritta: "Fili dele pute, traite!" e cioè: "Figli di puttane, tirate!", il colorito epitteto è rivolto ai suoi due servi che ha di fronte, Gosmarius e Albertello. Il personaggio di fronte a Sisinium, all'altezza della propria testa reca la scritta Gosmari, è il suo nome ed incita il suo compagno a tirare dicendogli: "Albertel Traite!", e cioè: "Albertello, tira!".


In mezzo a questi nomi e parlate dialettali, l'unico a parlare latino ed in modo corretto è il santo che sentenzia: "Duritiam cordis vestris saxa traere meruistis", e cioè: "A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare un masso". L'uso del latino da parte della figura celebrata in questo affresco serve ad elevarlo sulla massa degli uomini comuni, l'uso del volgare invece dileggia ulteriormente i goffi protagonisti della scenetta che ne fanno uso, soprattutto l'espressione triviale usata dal nobile romano. Il complesso dell'azione è quindi improntata a comicità adatta ancor più a dar risalto al santo protetto da Dio dall'intervento del buio a causa del quale i quattro personaggi precipitano nel ridicolo.






[A cura di Massimo Cardellini]




Link concernenti l'iscrizione di San Clemente:

http://www.luzappy.eu/testi_volgare/iscr_clemente.htm

http://www.hs-augsburg.de/~harsch/italica/Cronologia/secolo11/Clemente/cle_iscr.html


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