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31 ottobre 2008 5 31 /10 /ottobre /2008 17:00


L'UCCELLO AZZURRO



Su quella grande fucina di immagini e storie che fu ed è Epinal, ci sarebbe da spenderci un blog intero. Ci limitiamo a presentare invece una serie di storie che rappresentano eccellenti esempi di protofumetto. Nel caso che presentiamo ora si tratta di una celebre fiaba, intitolata L'uccello azzurro, la cui autrice, Madame d'Aulnoy (1650-1707), fu attiva come scrittrice di fiabe alla corte del re Sole, genere di voga all'epoca in quell'ambiente cortigiano con la designazione di conte de fées. Le fiabe scritte in questo ambiente non hanno nulla a che fare ovviamente con quelle narrate per secoli e millenni dai popoli di cultura europea.

Si tratta quindi di storie fantastiche pure e semplici, di fiabe d'autore che non hanno nessun rapporto quindi con il folclore né con l'etnologia, un genere colto influenzato da uno popolare e che troverà continuità in epoca romantica da una parte con l'invenzione di altre fiabe d'autore da parte di scrittori di notevole livello letterario (Goethe, von Chamisso, Hoffman, Raspe, Andersen, ecc. e di avremo modo in futuro di occuparci) e d'altra di raccolte di fiabe narrate da varie categorie sociali e professionali popolari e raccolte dalla loro viva voce da eruditi come fulgidi esempi di autentica cultura popolare semplice, autentica, nazionale (Grimm, Afanasjev, Asbjornsen-Moe, Yeats, ecc).

La storia di cui abbiamo tradotto dal francese le poche didascalie, è stata pubblicata da Einaudi nel 1957 nel volume della prestigiosa serie I Millenni avente il titolo complessivo di Fiabe francesi della Corte del Re Sole e del secolo XVIII, ed in edizione economica nel 1974 insieme alla fiabe di Perrault. Abbiamo tratto i nomi dei protagonisti di questa fiaba d'autore proprio da quest'ultima edizione senza darne una nuova versione, la fiaba in questione si trova tra le pagine 256-287.
 




Copertina della fiaba L'Uccello Azzurro, illustrata dagli artisti di Epinal.








 

C'era una volta un re molto ricco che, diventato vedovo, si era risposato e presentò sua figlia Florina, che era bella come il giorno, alla nuova regina e a sua figlia Trotina che era così chiamata perché il suo viso era pieno di macchie rosse come una trota ed i suoi capelli sporchi e grassi e la sua pelle oleosa la rendeva sgradevole alla vista.







 

Il re disse un giorno alla regina che Florina e Trotina erano in età da marito e che bisognava fare in modo di darne una al primo principe che venisse a corte. Poco tempo dopo un giovane signore chiamato il principe Splendido venne a corte e dichiarò il suo amore a Florina, a dispetto della regina, che voleva presentargli Trotina.


 




 

La regina disperata e, inconsolabile Trotina per non aver avuto la preferenza su Florina, obbligarono il re a consentire che durante il soggiorno del principe Splendido si richiudesse Florina in una torre. Presto degli uomini mascherati si impadronirono della povera figliola e la portarono nella parte più alta della torre lasciandola nella disperazione più profonda.







Un giovane signore del seguito del principe Splendido, mosso a compassione per Florina, ottenne da una serva che facesse affacciare Fiorina alla finestra della torre per parlare con il suo signore: ma la regina avvertita dalla stessa confidente fece mettere alla finestra Trotina velata ed il principe Splendido le diede come pegno del suo amore un anello.



 


 


Il giorno dopo il principe Splendido ritornò all'appuntamento e poiché aveva deciso di rapire colei che credeva fosse Florina, la fece salire in una carrozza volante a cui erano aggiogate delle rane volanti. Le giurò un'eterna fedeltà, e, su sua richiesta, la portò a casa della sua madrina, la fata Sussio.




 


Benché il castello fosse illuminato, il principe arrivando non riconobbe subito il suo errore, ma quando la fata Sussio gli presentò Trotina come moglie: "Io, sposare questo mostro!", gridò egli, "mi credete così stupido da volere un simile proposito". Ma la fata per vendicarsi lo tramutò per sette anni in un grande uccello azzurro.


 


 


 




Non appena Trotina tornò da sua madre le raccontò la sua irritazione. Questa per vendicarsi la fece acconciare con le vesti più eleganti e la mandò da Florina per farle vedere i regali di nozze del principe Splendido compreso il suo anello che non mancò di far brillare davanti ai suoi occhi.







Florina avendo perso ogni speranza di sposare il principe Splendido provò un così grande dolore da piangere giorno  notte. Una sera essendosi messa alla finestra vide apparire un bellissimo uccello azzurro che volteggiava vicino a lei e che tornò diverse notti di seguito per portarle i suoi più bei gioielli.






Ma la regina informata di tutto ciò fece riempire di punte affilate un grande albero sul quale si metteva l'uccello azzurro. Questi, una sera venne a porsi sull'albero, ma le armi gli tagliarono le zampe. Cadde insanguinato ai piedi dell'albero e fu raccolto da un incantatore che da molto tempo lo stava cercando.



 


La povera Florina priva della visita dell'uccello blu era inconsolabile, e, disperata di non poter più vedere il suo caro uccello, passava le sue notti a piangere, e affacciandosi ogni tanto alla finestra, ripeteva incessantemente: 

           Uccello Azzurro, color del dì,
         Dammi retta, vieni qui!



 


 


 

 

Nel frattempo il padre di Florina morì. Il popolo la acclamò e riconobbe come sovrana. La regina madre fu assassinata e Trotina fuggì dalla fata Sussio. L'incantatore convenne con lei di portare Trotina al principe Splendido e rese a questi la sua forma originale a condizione che la sposasse.



 


 


 


 


 


 

Florina travestita partì alla ricerca del principe Splendido. Incontrò una vecchietta che di colpo cambiò aspetto, le parve bella e le disse: "Colui che cercate non è più uccello. Alla fine riuscirete a trovarlo. Ecco quattro uova: li romperete quando sarete in difficoltà, saranno per voi di grande aiuto.


 


 


 


 


 


 


 

Dopo aver camminato otto giorni e otto notti Florina giunse al palazzo del principe Splendido. Non vi entrò che dopo aver subito cento sgarbi dalle guardie. Riconobbe presto il principe e Trotina ed essendosi presentata con il nome di Straccetto, disse loro che era venuta a vender loro dei doni e dei gioielli.



 


 


 


 



 

Il giorno seguente, Florina fece scaturire da un uovo una piccola carrozza che diede a Trotina a condizione che la lasciasse dormire nella stanza degli echi, vicino alla camera del principe. Un altro giorno le offrì un pasticcio alla stessa condizione. Non appena Trotina volle mangiarlo ne uscirono degli uccelli che si misero a cantare.


 


 


 


 


 


Durante la notte Florina si fece condurre nella stanza degli echi. Quando tutti si addormentarono, cominciò a lamentarsi per non essere riuscita a ritrovare il principe Splendido. Questi che non dormiva, avendola udota, entrò all'improvviso e si gettò ai suoi piedi, ricoprì le sue mani di baci e di lacrime e poco mancò che morisse di gioia.


 


 


 


 


 

Nello stesso istante comparvero l'incantatore e la fata che aveva dato le uova. Essi dichiararono che la fata Sussio non poteva nulla contro di loro e che il matrimonio del principe e di Florina si sarebbe fatto nei campi. Trotina volle opporsi, ma la fata la mutò in scrofa che fuggì grugnendo nel cortile.







 

Retrocopertina di L'Uccello Azzurro.






[Traduzione di Massimo Cardellini]


Link da cui questa storia è stata tradotta:
L'Oiseau bleu

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