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1 febbraio 2017 3 01 /02 /febbraio /2017 06:00

Il fumetto nel secolo di Rodolphe Töpffler

 

Introduzione

 

"Avete creato il genere e non avete ancora visto l'ultimo dei vostri imitatori", queste sono le parole rivolte dall'editore Jacques-Julien Dubochet (1798-1868) à Rodolphe Töpffer (1799-1846), in una lettera datata 1° luglio 1845. La pubblicazione delle "storie in stampe" di Töpffer fa infatti data nella storia del fumetto [1] così come nella storia dell'arte. Essa dà nascita a una costellazione di storie ad immagini, per la maggior parte dimenticati, che integrano differenti settori in espansione della libreria illustrata. Ma di quale "genere" parliamo? Certi teorici si fondano sulla presenza di "bolle" (bulles) per definire il fumetto, di cui l'emergere è dunque situato alla fine del XIX secolo negli Stati Uniti. Il dibattito è stato condotto [2] e l'incredibile modernità delle storie in stampe forza a superarlo a vantaggio di una definizione più inglobante della forma artistica.

 

Le storie dei fumetti

Dopo i panorama che prevalgono negli anni 60 del XX secolo (enciclopedie, dizionari, cronache) nei quali un amatore erudito presenta una selezione più o meno soggettiva di Opere [3], degli studi teorici si ripromettono di tracciare la storia del fumetto a partire da una concezione vasta di quest'arte, ricollocata nel contesto delle forme narrative visuali. Nel 1969, Gérard Blanchard propone un'opera intitolata La Bande dessinée: histoire des histoire en images de la prehistoire à nos jours dove adotta "una definizione più letterale" che gli permette "di includere sia bassorilievi della colonna Traiana sia l'arazzo di Bayeux, gli affreschi di Assisi che certe immagini di Épinal, gli albi di Töpffer che quelli di Tarzan o di Asterix" [4].

Come storico dell'arte, volendo "rimanere alla portata dell'amatore, del pedagogo", egli crea una genealogia della narrazione ad immagini, ne rintraccia l'evoluzione sino ai fumetti europei e americani, sino ai media cinema e televisione, sostenendo la tesi secondo la quale le varianti osservate del racconto grafico sono condizionati dal sistema di comunicazione preponderante. La sezione sul XIX secolo, che riguarda gli autori e le produzioni più noti, è ben documentata, riccamente illustrata. Trova un eco nel capitolo dedicato allo stesso periodo di L'Histoire mondiale de la bande dessinée [5], in cui la distinzione è fatta peraltro tra storia ad immagini e fumetto con bolle. Nel 1973 e 1890 negli Stati Uniti, David Kunzle s'interessa anche egli agli antecedenti storici del fumetto europeo, stabilendo un corpus tuttavia più ristretto di quello di Blanchard, perché comincia con l'invenzione della stampa. Il primo volume di quest'imponente lavoro universitario, che purtroppo non è ancora stato tradotto, copre il periodo che va dal 1450 al 1825, il secondo si focalizza sul XIX secolo [6].

Kunzle vi evoca un considerevole numero di opere, accompagnate da un'importante iconografia e esplicitate alla luce del loro ambiente storico, politico, sociale e culturale. Dopo uno sviluppo sulla caricatura inglese durante il XVIII secolo, l'opera è suddivisa in periodi cronologici per quel che riguarda gli ambiti francese (1848-1853, 1851-1870, 1867-1895) e tedesco, e dei capitoli sono dedicati allo studio approfondito di un autore (Töpffer, Wilhelm Busch), di un'opera o di un giornale (Histoire de la Sainte Russie di Gustave Doré, Histoires campagnardes di Léonce Petit, il giornale Le Chat noir). L'intento è molto pertinente, esso costituisce la nostra principale base di lavoro e vi torneremo sopra regolarmente, ma rimpiangiamo che nessun corpus chiaro sia stabilito e che la provenienza delle produzioni descritte non sia menzionata [7].

Nel 2009, Thierry Smolderen, s'incrive nel solco di Blanchard e di Kunzle per quanto riguarda una concezione non restrittiva del fumetto, non tenendo conto del criterio della sequenzialità iconica, per descrivere Les Naissances de la bande dessinée [8].

Partendo dal postulato che le sperimentazioni e le molteplici produzioni in materia di narrazione grafica fanno incessantemente spostare i confini stabiliti da una concezione ristretta e limitata del fumetto, egli considera delle produzioni giudicate altrove inclassificabili, respingendo le frontiere di un genere che lavora precisamente nei suoi propri margini. Lo stesso anno, Thierry Groensteen riscrive un testo scritto nel 2000 sulla storia del fumetto franco-belga, al quale è aggiunto tra le altre cose un capitolo sulla storia del fumetto americano, in occasione di un volume intitolato La Bande dessinée, son histoire et ses maîtres [9].

Prende come punto di partenza l'opera di Rodolphe Töpffer considerato come l'inventore, e termina sulle produzioni contemporanee. Come intenditore del periodo, Thierry Groensteen dà conto del XIX secolo con precisione e chiarezza, ne fornisce gli elementi significativi. Condivide soprattutto coloro che hanno contribuito alla nona arte in tre generazioni: la prima formata da Gustave Doré, Cham e Forest, le cui produzioni sono diffuse prima del 1850; la seconda con Gabriel Liquier, Léonce Petit, Stop, Gédéon, Crafty, Henry Émy e Albert Humbert, che esordiscono negli anni 60 del XIX secolo, e la terza e ultima composta da Willette, Caran d'Ache, Steilen, Fernand Fau, Léonce Burret, Godefroy, Louis Döes e Henri de Sta, che si liberano nelle pagine dei giornali umoristici dal modello Töpfferiano. L'opera vuole essere un riferimento sulla memoria del fumetto, grazie alla collezione del Musée de la bande dessinée di Angoulême, di cui è riprodotta una selezione di tavole originali e di stampe.

E' nel 1994, in collaborazione con Benoît Peeters, che Groensteen attribuisce chiaramente la paternità del fumetto a Töpffer [10]. Seguono, nel 1996, degli studi sugli albi del Ginevrino [11] e un'esposizione tenuta al Centre National de la Bande Dessinée di Angoulême, Naissance de la bande dessinée: les histoires en estampes de Rodolphe Töpffer (gennaio 1996, riallestite a Ginevra, Hannover e Bruxelles). Aperto nel 1984, il CNBDI di Angoulême partecipa alla scoperta e alla diffusione delle conoscenze concernenti il fumetto e la sua storia, attraverso le esposizioni, i cataloghi che le accompagnano [12] e la rivista 9e Art che dedica regolarmente, dal 1996, una sezione al patrimonio. Altra rivista in materia di storia del fumetto è Le Collectionneur de bandes dessinées, trimestrale creato da Michel Denni e pubblicato dal 1977 al 2008. Si possono trovare in questi due periodici degli studi di casi su Rodolphe Töpffer e su quelli che sono considerati come i suoi tre principali emuli: Cham (Charles Henri Amédée de Noé) [13], Gustave Doré [14] e Christophe (Georges Colomb) [15].

Per superare le cronologie correnti che saltano brutalmente da Töpffer a Christophe, non citando per le più munite che Nadar (Gaspard-Félix Tournachon), Wilhelm Busch o Caran d'Ache (Emmanuel Poiré) [16], il nostro primo obiettivo è dunque di osservare con la lente d'ingrandimento un periodo che, se è già stato fatto oggetto di studi convincenti, ha visto lo schiudersi di ben altri autori e di produzioni sfortunatamente oggi sconosciute e quasi inaccessibili, di cui si tratterà di stabilire un inventario preciso e facilmente utilizzabile.

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

NOTE

[1] Impieghiamo indifferentemente le parole "Fumetto", "storia ad immagini", "racconto" o "sequenza grafica" per designare il nostro oggetto di studio, l'espressione "storia in stampe" si riferisce più precisamente alla produzione di Töpffer.

[2] Soprattutto in occasione del centenario della morte di Rodolphe Töpffer, vedere il numero speciale di Collectionneur de bandes dessinées e gli articoli di T. Groensteen, "1996: l'année du débat", pp. 4-5; di Yves Frémion, "Inventions, inventeurs et inventards: un inventaire, une aventure", pp. 6-10 e di R. Marschall, "Que faut-il inscrire sur le gâteau d'anniversaire?"; Le Collectionneur de bandes dessinées: les Origines de la bande dessinée, n° 79, 1996.

[3] La prima antologia di fumetti europei anteriori al 1940 è costituita da François Caradec, nel 1962. Uscì a Milano, per le edizioni Garzanti, con il titolo I Primi Eroi.

[4] G. Blanchard, Histoire de la bande dessinée: une histoire des histoires en images de la préhistoire à nos jours, Verviers, Gérard, 1974 [I ediz. 1969], p. 5 e p. 7 per la citazione successiva.

[5] Histoire mondiale de la bande dessinée, sotto la direzione di Claude Moliterni, Parigi, Pierre Horay éditeur, 1989.

[6] D. Kunzle, The History of  the Comic Strip, vol. 1: The early comic strip, narrative strips and pictures stories in the European broadsheet from c. 1450 to 1825, University of California Press, 1973; vol. 2: The Nineteenth Century, University of California Press, 1990. David Kunzle realizza anche un'opera più precisamente centrata sul fumetto töpfferiano, The Father of the Comic Strip: Rodolphe Töpffer, Jackson, University Press of Mississippi, 2007.

[7] Altra universitaria americana a lavorare sugli inizi del fumetto, Patricia Mainardi, storica dell'arte, ha presentato a lavorare sugli inizi del fumetto, Patricia Mainardi, storica dell'arte, ha presentato il frutto delle sue ricerche nel 2006, nel quadro di un colloquio intitolato Caricature: bilan et recherches. Vedere la versione riveduta: "The Invention of comics", Nineteenth-Century Art Worldwide: a journal of nineteenth-century visual culture, vol. 6, 2007, [in rete],  (consultato il 15.05.2016).

[8] T. Smolderen, Naissances de la bande dessinée: de William Hogarrth à Winsor McCayAngoulême, Les Impressions Nouvelles, 2009.

[9] La bande dessinée, son histoire et ses maîtres, Angoulême, Parigi, Cité Internationale de la Bande dessinée et de l'image, Skira Flammarion, 2009.

[10] B. Peeters e T. Groensteen, Töpffer, l'invention de la bande dessinée, Paris, Hermann, 1994.

[11] Rodolphe Töpffer ha suscitato un certo numero di studi, citiamo qui l'opera collettiva Töpffer, realizzata sotto la direzione di Daniel Magetti, Ginevra, Éditions d’Art Skira, 1996.

[12] Les années Caran d'Ache, gennaio 1998; Maîtres de la bande dessinée européenne, esposizione inizialmente allestita sul sito François Mitterand della Bibliothèque Nationale, 2000-2001.

[13] Contrariamente a Daumier, di cui eguagliava tuttavia la popolarità, Cham interessa poco la critica attuale dell'immagine del XIX secolo. Per la sua opera a fumetti, solo gli articoli che accompagnano la riedizione dell'albo Histoire de Mr Lajaunisse in Le collectionneur de bandes dessinées arricchiscono le menzioni nelle opere sugli inizi del fumetto o su Töpffer; A. Catelli, "Monsieur Lajaunisse première bande dessinée française", Le collectionneur de bandes dessinées, n° 108, 2006, pp. 22-23 e M. Kempeneers, "Cham un pionnier oublié", idem, pp. 29-31. Michel Kempeneers fa notare in forma di conclusione che "Kunzle resta il solo ad aver studiato Cham in modo serio. La stima che ha per Cham non può che essere il punto di partenza di studi che restituirebbero giustizia a quest'artista".

[14] Una sezione della rivista 9e Art (n°3, 1998) è dedicata a Gustave Doré, con degli articoli di T. Groensteen su "Les bandes dessinées de Gustave Doré", di M. Thiébaut su "Les Travaux d'Hercule", di H. Morgan su "Les ruses de Gustave Doré" e la traduzione parziale di un capitolo dell'opera di David Kunzle, "De la guerre de Crimée à la nouvelle Guerre froide". Sono strettamente dedicati ai suoi fumetti l'articolo di S. Pickford, "L'Image excentrique et les débuts de la bande dessinée: Gustave Doré et Les Des-agréments d'un voyage d'agrément (1851)", Textimage, [in rete], L'Image excentrique et les débuts de la bande dessinée: Gustave Doré et Les Des-agréments d'un voyage d'agrément (consultato il 15.05.2016) [Traduzione italiana in questo stesso blog al seguente link: L'Immagine eccentrica e gli inizi del fumetto: Gustave Doré e i dis-piaceri di un viaggio di piacere] e la introduzione di A. Renonciat alla riedizione dell'albo Des-agréments d’un voyage d’agrément da parte delle edizioni Le Capucin nel 2001.

[15] François Caradec è il più grande specialista dell'opera di Christophe, gli si deve soprattutto una biografia e la riedizione di storie ad immagini per le edizioni Pierre Horay nel 1981.

[16] Segnaliamo l'esposizione tenutasi dal 5 giugno al 10 ottobre 2009 a Bruxelles, alla Bibliotheca Wittockiana, e il catalogo troppo succinto Les Prémices de la bande dessinée ou le siècle d'avant Tintin, che pone delle pietre miliari a partire dalla iconografia di Épinal (Imagerie d'Épinal), della stampa parigina (La Caricature di Philipon, che non pubblica fumetti, e Le Charivari, soltanto il nome di Daumier è dato ma è una pagina della parodia di Les Misérables di Cham ad essere riprodotto), di Rodolphe Töpffer, di Wilhelm Busch e di Caran d'Ache.

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