Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
6 aprile 2015 1 06 /04 /aprile /2015 12:10

 

Uomini e ratti

Scritto da Lucien Descaves e illustrato da Lucien Laforge, Ronge-Mailles Vainqueur [Rodi-Maglie vincitore] era pronto ad uscire in libreria nell'anno fatidico 1917, in primavera, come tiene a precisare il suo autore nella sua brevissima prefazione. Per i suoi più che palesi contenuti anti-militaristi e soprattutto disfattisti, l'opera fu però proibita dalla censura e data alle stampe dall'editore Ollendorff soltanto nel 1920.

Malgrado la sua brevità, questo piccolo capolavoro mai edito in Italia, possiede una felice densità tematica nel saper illustrare efficacemente, attraverso le parole del suo autore e i disegni del suo illustratore, tutti gli orrori della guerra facendo assolutamente a meno di ogni illusione romantica nei suoi confronti.

Non essendo un lavoro apologetico, ma al contrario di denuncia, non vi sono eroi da glorificare né piccole e grandi gesta di condottieri o oscuri combattenti carichi di ardore patriottico. Nulla di tutto questo, per fortuna, e la grandezza appunto di quella che è una delle primissime opere di demistificazione della prima guerra mondiale imperialista, è tutta qui, soprattutto qui.

Inoltre, il suo valore in senso letterario sta soprattutto nel saper ritrarre la guerra in tutta la sua insensatezza per chi la subisce direttamente in tutta la sua ferocia, usando i mezzi tradizionali del genere letterario favolistico tanto caro alla letteratura nazionale francofona e che ha in La Fontaine il suo rappresentante più illustre su scala mondiale.

In un passo significativo, nella quarta pagina, la voce narrante tiene significativamente a precisare proprio per porre una netta differenziazione di intenti narrativi tra l'antico favolista del XVIII secolo e quello nuovo del XX, l'autore appunto, che si nasconde però dietro la voce collettiva dei roditori: “Il ratto di città e il ratto di campagna: favola; dove il ratto di città di La Fontaine è ovviamente un animale; mentre la versione moderna narrata dai ratti e dalla storia suona invece: Il ratto di città e il ratto dei campi di battaglia: realtà; dove ratto di città non è probabilmente più un semplice animale ma l'uomo stesso, che abbandonate le sue città simbolo di civiltà si portano verso i campi, un tempo coltivati, per massacrarsi tra di loro e diventare cibo per i ratti dei campi di battaglia.

Non è affatto un caso infatti che questo grande autore nazional-popolare sia citato molte volte nel testo e sin dalla prima pagina: “Ah, quanto male ci conosceva La Fontaine”, esordisce proprio questo libricino, in cui le vicende narrate sono affidate ad una voce impersonale che non è quella di un ratto in particolare ma una specie di anima collettiva rattesca che assume le funzioni di io narrante.

L'evento straordinario rappresentato dalla primissima guerra mondiale inter-imperialistica, che non mancò di traumatizzare e disorientare i contemporanei, e quindi anche gli autori di quest'opera, è ribadito dai ratti che riadattano dal loro punto di vista i termini a loro noti per tentare di descrivere quanto accade intorno a loro e naturalmente dal loro punto di vista. Non è un caso quindi, che la guerra venga da loro chiamata mietitura rossa per contrapporla a quella verde dei capi i cui raccolti spesso essi un tempo distruggevano prima della maturazione delle spighe: “Gli anni in cui la mietitura è rossa, sono per noi anni di abbondanza”.

I ratti delle trincee e dei campi di battaglia, sono infatti i veri protagonisti di quest'opera, gli uomini rimangono sullo sfondo, incomprensibili in guerra come in tempo di pace, mentre attendono alle loro faccende quotidiane nelle trincee o si massacrano tra di loro. Dal loro punto di vista, i ratti, si ritengono vendicati dalla guerra degli uomini tra di loro, come se una specie di nemesi storica parificasse i conti tra le due specie nemiche da sempre: “Sono stati puniti per aver addestrato dei cani contro di noi, con dei cani addestrati contro di loro e che essi chiamano granate. Come abbaiano! E che denti hanno le loro schegge!”.

Lo stesso concetto è ribadito in quest'osservazione dello stesso tenore, ma in cui gli uomini sono equiparati dai ratti a loro stessi, come se non vi fosse diversità alcuna tra l'uomo e la bestia se non marginale e il genere umano sembrasse quasi aspirare agli occhi dei roditori al loro livello: “Che roditore è l'uomo! Sino ad ora utilizzava i liquidi infiammabili soltanto contro di noi... ed ora ecco che ne fanno uso nelle loro relazioni internazionali. È come per i loro gas asfissianti... Soffiavano del solfuro di carbonio nelle nostre gallerie, di cui in seguito chiudevano le uscite. E godevano all'idea che crepavamo lì dentro, come mosche. Ma non si è mai barbari a metà... I loro esperimenti su di noi dovevano approdare a queste applicazioni in anima vili”.

Il rovesciamento si è compiuto agli occhi degli stessi roditori, gli uomini sono l'uno verso l'altro lupi o meglio ratti ma di un altra specie, forse degenerata agli occhi dei ratti in quanto quest'ultimi non si uccidono tra di loro, il che va a tutto vantaggio loro che si cibano indifferentemente dei cadaveri di uomini o cavalli entrambi caduti sul campo e di cui essi apprezzano la prelibatezza delle carni: “Il cadavere di un uomo, da qualunque parte della barricata sia, profuma sempre di buono”, sino ad osservare sarcasticamente contando sull'ambiguità dell'aggettivo “buono”: “Gli animali non possono dire che l'uomo sia buono per loro, finché non ne hanno assaggiato”.

Sono i ratti a decretare così la caduta degli uomini a livelli inferiori al loro con un osservazione lapidaria ma efficace: “Agli uomini non basta più distruggerci: eccoli ora mentre si divorano tra di loro. Non imitiamoli; accontentiamoci di divorarli”.

Ma l'autore dei testi, il libertario Lucien Descaves, non poteva certo limitarsi attraverso i sentenziosi aforismi della sua breve opera d attribuire genericamente il grande male della guerra alla totalità degli uomini, all'umanità tutta, alal specie umana insomma, come se egli fosse stato meramente un puro occhio entomologico, un estraneo alle vicende dei suoi simili.

Tra le righe, in alcuni aforismi dei ratti, che si lamentano anch'essi in fondo della guerra in quanto oltre alla vantaggiosa mietitura rossa, anch'essi devono subire delle grandi perdite di cui gli umani non tengono in alcun conto, possiamo scorgere la critica al sistema sociale capitalistico che ha visto nella prima grande guerra imperialistica una grandissima occasione di lucrare sovraprofitti e consolidare la sua posizione su scala mondiale: “È vero che ci saranno, dopo la guerra, vaste distese abbandonate, sterili...; però, in compenso, la proprietà fondiaria raggiungerà dei prezzi esorbitanti”, anche se il concetto di valore degli uomini non è certo uguale a quello dei ratti a quanto sembra: “Non si segnala già, in alcuni luoghi dove si è furiosamente combattuto, del terreno che vale mille uomini l'acro?”. Gli stessi ratti di campagna sono testimoni di uno strano evento: “I ratti dei campi si lamentano del coltivatore.... Molti di loro, sembra, si spezzano i denti su dei sacchi di monete”, e dire che poche pagine prima i ratti si lamentavano, pur in mezzo a tanta abbondanza di cibo,di spezzarsi i denti a causa delle schegge delle granate soltanto...

Massimo Cardellini

Romanzi illustrati. Massimo Cardellini. Lucien Descaves & Lucien Laforge, Rodi Maglie vincitore [Ronge-Maille vainqueur], 1917 (1920).

Condividi post

Repost 0
Published by MAX
scrivi un commento

commenti

Presentazione

  • : Letteratura&Grafica
  • Letteratura&Grafica
  • : Documentazione dei processi di sintesi e di interazione profonda tra arte grafica e letteratura nel corso del tempo e tra le più diverse culture.
  • Contatti

Link